I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Mese: febbraio 2009

LA NOTTE DELLA LIBERTÀ

Maria Antonietta Novara Biagini

Faceva un orribile freddo e il povero Aba rabbrividiva rannicchiato sul suo povero giaciglio, nella stamberga che divideva con un’altra ventina di africani, arrivati come lui su barconi strapieni fin quasi ad affondare, portati al campo di prima accoglienza, e subito fuggiti in massa.
I suoi compagni lo mandavano fuori a vendere cianfrusaglie e lo picchiavano se alla sera non portava abbastanza soldi. Alcuni di loro avevano anche cercato di “fargli la festa” e aveva dovuto respingerli a pugni.
Quella notte decise che ne aveva abbastanza. Prese il suo zaino e si allontanò correndo per la città deserta. Corse e corse finché, svoltando un angolo, gli si parò di fronte un altro giovane africano.
— Aba, — esclamò quello — cosa fai qui? —
Allora egli riconobbe Chekhou, il suo coetaneo insieme al quale, pochi mesi prima, al villaggio, aveva superato le prove per l’ingresso nell’età adulta.
— Sto scappando — rispose — non ne potevo più. —
— Anch’io — rispose l’altro.
Così i due ragazzi decisero di andare insieme: ad un tratto incrociarono una banda di bulli ubriachi che cercarono di aggredirli, allora corsero, corsero, corsero. Girato un angolo della strada, si parò loro davanti un muro. Aiutandosi a vicenda lo scavalcarono e si trovarono in un grande parco. Mezzi morti di freddo, si addentrarono in un prato e sedettero, stanchi, con le spalle appoggiate ad un albero. In breve si addormentarono.
Quando si svegliarono erano riposati e tranquilli. Aprirono i loro zaini, si liberarono degli stracci di cui erano ricoperti e indossarono la tunica bianca della festa e presero i loro tamburi.
L’atmosfera era irreale e lentamente, al suono ritmico dei tamburi, iniziarono a danzare. Accompagnarono la danza col canto del cacciatore che tante volte avevano udito nella loro infanzia. All’inizio i loro movimenti erano timidi ed impacciati, poi, man mano che le loro voci si facevano più sicure, la loro danza assunse un ritmo più solenne.
Fu un vecchio elefante che, alzando la proboscide al cielo, avvertì nell’aria quell’odore diverso, non il solito odore della moltitudine dei visitatori dello zoo, ma l’odore dell’Uomo, il cacciatore che temevano e rispettavano. Il vecchio elefante lanciò un barrito e il suo piccolo branco, quasi tutto nato in cattività, accorse al richiamo. Agitavano le grosse orecchie e udivano in lontananza il canto dei due ragazzi. Lentamente presero a dondolarsi a quel ritmo magico e inaspettato.
Anche Simba, il leone, fu svegliato nel suo sonno sempre uguale, percepì qualcosa di insolito. L’odore dell’Uomo risvegliò in lui i ricordi di quando, cucciolo, seguiva la madre nella savana e doveva stare attento a quei suoni e a quegli odori che significavano pericolo. Pericolo sì, ma quale libertà nelle cacce spietate alle gazzelle, ai bufali, negli ampi spazi. I fiumi, gli alberi, i tramonti infuocati ……. ora si trovava in un ambiente ristretto, e l’unico cibo gli veniva lanciato dai guardiani. Lanciò un ruggito e si alzò con rinnovato vigore.
Tutti gli animali, al richiamo del leone, si svegliarono e iniziarono attenti a seguire quel canto che ricordava ai più vecchi l’infanzia libera nell’incontaminata natura africana.
Aba e Chekhou pensarono di stare sognando, danzavano circondati dai rumori della loro terra: il barrito degli elefanti, il ruggito del leone, il verso delle gazzelle, la risata della iena, gli urli delle scimmie.
In un momento magico, sia per i ragazzi che gli animali dello zoo, era scomparsa l’atmosfera cupa e fredda di quella città del nord, e quella notte era diventata una notte di libertà in Africa. Aba e Chekhou continuarono a danzare, eccitati dagli urli degli animali, finché caddero esausti e si addormentarono.
Il mattino seguente i guardiani trovarono due giovani africani, vestiti con gli abiti tribali, seduti con le spalle contro un albero, ciascuno con il suo tamburo fra le gambe. Morti assiderati, sorridevano.
Quello che i guardiani non riuscirono a vedere fu lo sguardo fiero risvegliato negli occhi degli animali da quella notte magica di libertà.

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INNO ALLE GLORIE UNIVERSITARIE

Viva l’università: divertire ognor ci fa. Ma che bello ‘sto consiglio che fa rima con coniglio. Quanto sono divertenti queste pratiche studenti. Quanto sono emozionanti pur le pratiche restanti. E lo dice pur la CIA: viva la burocrazia.

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