I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Saggistica

OMOCATASTROFE E OMOERESIA

Emilio Biagini

 

OMOCATASTROFE E OMOERESIA

 

Senza titolo 

 

Una cieca furia omosessualista permea l’attività dell’Onu (non a caso una creazione della massoneria) e delle relative agenzie. Nel dicembre 2014 l’Unicef (United Nations Children Fund) ha pubblicato un documento sull’“eliminazione della discriminazione contro bambini e genitori basata sul gender”, in cui viene ribadita la cronica tanatofilia di questa organizzazione dedita alla promozione dell’aborto, della contraccezione, dell’ideologia omosessualista, della denuncia di tutti i Paesi cosiddetti “omofobi”, dove i bambini Lgbt sarebbero oggetto di “discriminazione, intimidazione e violenza” (sic). S’intende qui la tanatofilia nel senso generico di alleanza con la morte, senza dimenticare che esiste pure la tanatofilia specifica, ossia “il fare fisicamente l’amore” con un cadavere, altra immonda sconcezza che è pure parte dell’omocatastrofe.

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MARIA VALTORTA TESTIMONE DELLA VITA DI CRISTO

Maria Valtorta

Questa è la prima biografia, rigorosamente basata sui documenti, della grande veggente. Tutti gli studi anteriori si sono occupati quasi soltanto de L’Evangelo, ed hanno innegabilmente compiuto un lavoro assai meritorio. Quest’opera, invece, traccia anzitutto la biografia della Valtorta, ponendo in evidenza il sublime sacrificio di lei per la salvezza delle anime; passa poi in rassegna le schiaccianti prove di autenticità de L’Evangelo stesso e ne evidenzia alcuni dei principali temi teologici e storici.

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UN’IMPRONTA UNICA?

UN’IMPRONTA UNICA?

 

Europa. Italia. Quinno (SV). Fiume Teiro

Letto fluviale a cellule circolari di clasti.

 

Nord America. USA. Oregon. Mac Cord Creek

Moto turbolento frattalico formante celle circolari di clasti.

 

Geometria frattale di autosimilarità di flusso in un liquido

Esperimento di immissione di liquido in un altro di colore diverso. Risultato: formazione di circonvoluzioni frattaliche. I frattali sono forme geometriche caratterizzate da autosimillarità, che ripetono a scale diverse la medesima forma e sottendono quindi una comune tendenza strutturale.

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TATTICHE DEL MALIGNO

COME IL MALIGNO ATTACCA GIOVANI E ANZIANI

E COME DIFENDERSENE

 Cap. 5

La tattica del maligno per attaccare un giovane è di solito elementare: far leva sul sesso che prorompe e, aperta quella breccia, far entrare tutti gli altri peccati mortali. Quando il giovane è abbastanza ubriaco di peccati e di vizi, il nemico gli suggerisce che la religione è tutta una favola, e il gioco è fatto. Se tutto va bene, per il maligno, sarà un adulto malleabile a tutte le tentazioni e sciocchezze, tetragono ad ogni idea di fede, speranza, carità, e camminerà sicuro per la via larga che porta all’inferno.

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PENSIERO DEBOLE PER MENTI DEBOLI

 Scrive l’angelico autore: “La prima tesi che espliciterò è (…..) la seguente: la ricerca regionale aumenta in modo sostanziale l’intelligibilità dell’organizzazione umana dello spazio; ciò perché la regione si configura come una formazione geografica che garantisce la realizzazione di obiettivi socialmente più rilevanti di quelli perseguibili a mezzo di formazioni geografiche che dirò genericamente elementari e/o di essi comprensivi”. Sulla nascita della regione, il Turco è altrettanto chiaro: essa nasce in quanto “la territorializzazione progressiva comporta una complessificazione dell’ambiente (…..) Con altre parole un attore sintagmatico (…..) nel mettere a punto strategie sull’uso del territorio (…..) opera in condizioni estremamente opache e, in particolare, non conosce esattamente né il ventaglio né la performatività delle sequenze operative capaci di assicurare congruenza tra le attese che lo inducono ad agire ed i risultati effettivamente conseguibili. Si colga correttamente l’accezione del termine complessità; esso designa in effetti una differenza tra potenzialità ed attualità nell’agire rendendo l’agire stesso consustanziale ad una ‘cogenza selettiva’. Nel dire dunque che la complessità è una funzione diretta della massa territoriale, penseremo alla territorializzazione come portatrice di un esito con doppio contenuto: da un lato, lo sganciamento degli attori dai condizionamenti fisico-naturali; dall’altro lato, l’assoggettamento degli attori all’imperativo costante e gravoso di scegliere, di prendere incessantemente decisioni in un ambiente incerto ed impresico” (Turco 1984, tutti i corsivi nel testo).

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SCIENZA E CONOSCENZA

Emilio Biagini

LE FEDI ALLA ROVESCIA

Squadra e compasso perfetto gradasso

 

I miti negativi dell’anticristianesimo

“Razionalismo” e “scientismo”, materialismo e “ateismo”: quattro concetti diversi, ma profondamente collegati tra loro. È istruttivo proporre comparativamente la definizione di ciascuno di essi. Il razionalismo è la dottrina filosofica che non accetta alcuna verità se non quella che appare alla ragione umana senza il sostegno di alcuna Rivelazione. Lo scientismo non riconosce altra verità se non quella scientifica. Il materialismo non ammette l’esistenza di null’altro che della materia e dell’energia che vi è strettamente collegata. L’ateismo non accetta l’esistenza di Dio. Tutti questi concetti hanno un elemento in comune: la negazione. Essi corrispondono ad altrettante mutilazioni dell’esperienza umana e del pensiero umano: nulla vi aggiungono, solamente tagliano e lacerano.

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EMILIO BIAGINI, AMBIENTE CONFLITTO E SVILUPPO

 

Questa opera di Biagini riguardante le Isole Britanniche, già al solo primo impatto si potrebbe accreditare con l’aggettivazione di monumentale, non tanto per la mole dimensionale delle 1600 pagine che compongono i tre volumi, ma soprattutto per l’imponente massa di informazioni di tematica geografica, che, fornite con specifico e dettagliato indirizzo critico, rivelano l’apporto di una vasta cultura maturata nell’arco di una vita di ricerca e di studio.
Se si volesse documentare in maniera formale l’importanza di questo contributo sulla geografia delle Isole Britanniche basterebbe allora citare la circostanza che ne è stata pubblicata, cosa piuttosto rara per i geografi italiani, un’edizione inglese nel 2006, oppure sottolineare l’imponente bibliografia consultata e citata, ma così non renderemmo merito alla magistrale trattazione contenuta nell’opera.
La vastità però di questa opera e le persistenti implicazioni argomentali, che si incentrano, per ogni tematica trattata, su varie discipline, non solo collaterali alla Geografia, ma spesso anche da essa autonome, interessano una parte così ampia dello scibile che richiederebbero una lunga e ben articolata dissertazione temporale su ciascuna delle tre parti in cui è suddivisa, per poterne mettere esaustivamente in evidenza le varie specifiche peculiarità.
Al fine allora di non dilungarmi eccessivamente su una così vasta serie di tematiche geografiche, ritengo opportuno prendere in considerazione unicamente il primo volume, in cui è prevalentemente trattata la parte geografico-fisica dell’opera, non tanto perché materia più consona alla mia disciplina di insegnamento universitario, ma soprattutto perché in questa esposizione argomentale vi si possono individuare e riconoscere specifiche particolarità, che rappresentano un’unicità nel panorama dei geografi italiani.
Questo primo volume, partendo dai caratteri fisici della Gran Bretagna, ne inquadra lo sviluppo storico evolutivo con una visione “non convenzionale”, e per di più controcorrente, della globalizzazione, che viene vista come un processo espansivo a cerchi concentrici e con diversi tipi di frontiera, che, partendo da Londra, include le varie periferie celtiche, sino a giungere, attraverso un processo di satellizzazione, all’attuazione di un vero e proprio impero mondiale.
A questa impostazione generale, in cui la parte geografico fisica e geologica descrittiva si inserisce, fa però riscontro un aspetto oltremodo singolare di trattare e presentare l’inquadramento di quei processi generali, che esplicandosi sul territorio, danno luogo alla sua conformazione, in quanto gli aspetti essenziali dei processi che vengono messi in evidenza presentano sempre una doppia chiave di lettura.

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PADRE CANDIDO CAPPONI, MAGNA CUM PARVIS COMPONERE

Questa intervista con una delle personalità che più sono state vicine al Cardinale, costituisce un insostituibile documento spirituale e storico. E’ corredata da un’introduzione di Maria Antonietta Novara e, in appendice, da una scelta di omelie del grande Arcivescovo.

INTRODUZIONE
Quest’anno, esattamente il 20 maggio, ricorre il centenario della nascita di Sua Eminenza il Cardinale Giuseppe Siri, indimenticato e indimenticabile Arcivescovo di Genova per quarantun’anni, nato appunto a Genova nel 1906.
Egli fu un autentico genovese. Amò la sua città, il suo popolo e il suo clero, dimostrando quest’amore negli anni terribili della guerra. Trattando personalmente la resa dei tedeschi, evitò che questi distruggessero il porto, arrecando danni ancor più gravi alle infrastrutture e all’economia della città. Intervenne spesso a dirimere le controversie fra i diversi gruppi della società, cercando di mediare sempre per il benessere e la pace sociale del gregge a Lui affidato.
Quando nel 1987 dovette dare le dimissioni da Arcivescovo, per “raggiunti limiti di età” (secondo quanto prescrive il nuovo Codex Juris Canonicis postconciliare), nessuno in città era più conosciuto di Lui. Aveva impartito la Cresima a migliaia di ragazzi e ragazze, tra cui la sottoscritta, aveva visitato tutte le Parrocchie, recandosi, durante le visite pastorali, presso le famiglie bisognose, mai dimenticando gli anziani ed i malati. Durante la visita pastorale alla nostra Parrocchia venne tra l’altro presso la nostra famiglia ad impartire la sua Benedizione a mia nonna, allora novantanovenne. Quasi tutti i sacerdoti della città erano stati da Lui ordinati. Ricordo che, nel 1987, nel periodo di agosto e settembre, partecipai ai funerali di Mons. Michele Gaggero, presidente del Tribunale Ecclesiastico e di Don Vincenzo Barbera, già curato di Castelletto, divenuto poi parroco di Geo di Ceranesi. Il Cardinale celebrò personalmente la Messa delle esequie, pur non essendo in perfette condizioni di salute, ed esclamò piangendo: “Mi si spezza il cuore a dover celebrare, io già così anziano, i funerali di tanti miei sacerdoti”.
In un’altra città, l’aver avuto un simile Cardinale, grande per umanità, grande per rigore dottrinale, grande per cultura, grande per virtù personali, sarebbe stato motivo di orgoglio. Purtroppo Genova non ama i suoi figli migliori, e quando non li costringe ad andare altrove a raccogliere i frutti dei loro meriti e delle loro capacità, li guarda con sufficienza. Ed ecco che, soprattutto da parte della classe cosiddetta intellettuale e politica, cominciò una campagna, dapprima sottile, poi sempre più grossolana e volgare, di calunnie d’ogni genere, che richiama i metodi così ben descritti da Orwell nel suo magistrale romanzo “1984”.
Questa subdola e vile campagna nei confronti del Cardinale ebbe inizio negli anni Sessanta. Quelle che erano le sue virtù vennero additate come difetti. La sua riservatezza e il suo carattere schivo, tipico poi dei vecchi genovesi, venne considerato orgoglio, il suo amore per Dio, che lo portava a rendergli gloria con la bellezza e lo sfarzo dei riti e dei paramenti venne considerato vanagloria e prodigalità che offendeva i poveri — poveri che fra l’altro furono i suoi più affezionati sostenitori, perché ben sapevano quanto egli nel silenzio facesse per loro.
Lo stesso trattamento calunnioso fu del resto riservato anche a Sua Santità Pio XII, che era un grande estimatore di S.Em. Giuseppe Siri, da Lui personalmente nominato vescovo, senza passare per la Congregazione dei Vescovi, e poi creato Cardinale. Il Santo Padre, durante la seconda guerra mondiale, diede asilo e salvò decine di migliaia di ebrei, ricevendo, subito dopo la guerra, quando ben viva era la memoria dei fatti, numerosi attestati di stima anche dallo Stato d’Israele. Dopo la pubblicazione dell’infame pièce “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, Pio XII fu accusato di antisemitismo, ed ancor oggi, perfino da parte di religiosi, si sente dire che non si sarebbe prodigato a sufficienza per la salvezza degli ebrei.
Tornando al nostro grande e santo Cardinale, non va dimenticato che egli fu persino accusato di essere “nemico delle innovazioni” introdotte dal Concilio Vaticano II, e proprio da coloro che, stravolgendone lo spirito, piegavano la dottrina alle loro malsane deviazioni, causa della grave crisi della Chiesa e delle vocazioni, come di recente riconosciuto da Sua Santità Benedetto XVI, che ha ripreso le osservazioni di S.Em. il Cardinale Siri in merito allo stretto legame fra degrado della liturgia e crisi della Fede.
Con queste povere pagine, insieme a Padre Candido Capponi, che fu Suo confessore negli ultimi anni della Sua vita, e lo assistette nella lunga malattia prima della rinascita al Cielo, vogliamo ricordarLo a quanti gli vollero bene e speriamo che coloro che Lo avversarono, sopiti gli interessi e le invidie con cui Lo afflissero, si pentano del dolore che gli provocarono e invochino il Suo perdono e la Sua benedizione.
MARIA ANTONIETTA NOVARA
Genova, 2 maggio 2006

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