I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Narrativa (Pagina 1 di 7)

AFORISMI SUL PROGRESSO

AFORISMI SUL PROGRESSO

(chi ci crede è proprio fesso)

Dicono che il progresso avanza? Allora dev’essere un gambero, perché l’umanità non migliora affatto, anzi.

Dicono che il progresso è in marcia? Ma soprattutto è marcio, perché l’umanità invece di elevarsi sprofonda.

Dicono che il progresso è inevitabile? Ma se questo è davvero progresso, allora evviva la caverna e la clava.

Dicono che il progresso è un bene? Allora bisogna resistere, resistere, non per virtù civica, ma per fare dispetto.

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LETTERATURA E VERITA’

PERCHÉ SCRIVIAMO?

Sembra una domanda superflua perché è abbastanza chiaro il motivo per cui moltissima gente scrive, e quelli che scrivono sono talmente tanti che ci sono più scrittori che lettori. C’entrano desideri diversi: sfogarsi, raggiungere la “gloria”, dare una lezione a qualcuno che ci è antipatico, eccetera eccetera.

Sarebbe assurdo negare che queste ragioni non abbiano qualche peso nel nostro caso, ma c’è una ragione incomparabilmente più profonda e importante: vogliamo diffondere, nei limiti dei nostri minuscoli poteri, la verità.

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SCRITTORI EDIZIONI SOLFANELLI

IL MONDO IN PERICOLO

CLIVE CUSSLER, Sahara, Milano, Longanesi, 1993

Aiuto! Il mondo è in pericolo! Ciò per colpa delle sconce attività criminali di delinquenti (che naturalmente non sono americani): un tiranno africano e un affarista multimiliardario francese, i quali speculano sui rifiuti inquinanti e così avvelenano il mondo. Lo spaventoso inquinamento impone drastiche misure ambientali, e infatti gli ambientalisti, questi benefattori dell’umanità, sono in fibrillazione, dato che la sostanza inquinante dilaga nel mare e rischia di divorare tutto l’ossigeno del pianeta. Ma gli intrepidi eroi americani non mancheranno all’appello.

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Recensione de IL GEORGIANO di Mario Cipollone

CIPOLLONE M. (2022) Il Georgiano, Chieti, Tabula Fati

Questo drammatico romanzo, pieno di suspense, è ambientato nella Russia tardo-sovietica e nel successivo marasma post-sovietico dell’era Yeltsin, dominato dagli oligarchi e dalle loro bande di assassini. Lo stile è conciso e graffiante. Affiora nel dialogo un significativo substrato di lingua russa. Ad esempio: “ascolto” (ja slùsciu) invece di “pronto” nel rispondere al telefono, “milizia” invece di “polizia” dato che in russo il poliziotto è milizianèr, mentre brat indica indifferentemente “fratello” e “cugino” (non solo secondo l’uso russo, visto che pure nel Vangelo di parla di “fratelli” di Gesù, che erano invece ovviamente cugini). Queste particolarità linguistiche sono cosa ottima perché rendono meglio l’ambiente, che l’Autore ben conosce avendo a lungo soggiornato in Russia.

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LETTERATURA E VERITÀ

PERCHÉ SCRIVIAMO?

Sembra una domanda superflua perché è abbastanza chiaro il motivo per cui moltissima gente scrive, e quelli che scrivono sono talmente tanti che ci sono più scrittori che lettori. C’entrano desideri diversi: sfogarsi, raggiungere la “gloria”, dare una lezione a qualcuno che ci è antipatico, eccetera eccetera.

Sarebbe assurdo negare che queste ragioni non abbiano qualche peso nel nostro caso, ma c’è una ragione incomparabilmente più profonda e importante: vogliamo diffondere, nei limiti dei nostri minuscoli poteri, la verità.

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AUSTRIA CATTOLICA

IL TERZO LIBRO SULL’AUSTRIA CATTOLICA Dalle gloriose vittorie cattoliche sugli ottomani di Eugenio di Savoia fino agli orrori della Rivoluzione Francese e delle guerre napoleoniche di Rino Cammilleri

Ed eccoci all’atteso (almeno da me) terzo e ultimo volume de Il prato alto. III. Speranza (Solfanelli, pp. 290, €. 18) di Emilio & Maria Antonietta Biagini, che conclude la storia dell’Austria cattolica narrata nientemeno che a partire dalla preistoria. Con ricchezza di chicche e dettagli anche tecnici (uno degli autori è un geografo accademico) si dipana la vicenda degli Adler (aquila in tedesco), il tutto condito dalla benedetta virtù dell’umorismo che dovrebbe essere dote di ogni cattolico (san Tommaso d’Aquino biasimava chi ne era privo), come Chesterton, Tolkien e Waugh insegnano.
Si tratta di uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. In quest’ultimo ho appreso, per esempio, che il principe Eugenio di Savoia (che si firmava Eugenio von Savoie, usando le tre lingue del Sacro Romano Impero) alla decisiva battaglia di Zenta contro i turchi indossò una corazza in cui sul cuore stava la Magna Mater Austriae venerata nel santuario nazionale di Mariazell. Quel condottiero, ammiratissimo da Napoleone, con un pugno di uomini riuscì a liberare tutta l’Ungheria e pure Sarajevo, tanto che le truppe gli dedicarono il famoso canto Prinz Eugen, il cui testo trovate integrale a p. 29. Grazie a lui l’Impero raggiunse la massima estensione, mai più eguagliata. E a spese degli ottomani.
Ma venne Giuseppe II e abolì ogni forma di culto «puramente esteriore» o «a sfondo superstizioso». A decidere che cosa fosse esteriore e superstizioso, però, «erano i massoni che stavano intorno alla corona». Così, «ne fecero le spese i Passionspiele, quelle innocenti e commoventi rappresentazioni della Passione di Nostro Signore così amate specialmente nel Tirolo». Anticipando i decreti napoleonici quel sovrano «illuminato» ordinò il Begräbninsordnung, cioè la sepoltura in bare riciclabili che avrebbero fatto «la gioia dei moderni ambientalisti, beoti adoratori della natura invece che di Dio»: il fondo della bara si apriva, il morto cadeva nella fossa e la bara poteva essere riusata. Eh, difficilmente i novatori scansano il ridicolo.
E venne Napoleone, e fucilò un libraio di Norimberga reo di aver diffuso un libro contro l’occupazione francese: «Un altro trionfo della “liberté”». Come commenta uno degli Adler costretto a trasformare la sua locanda in un bordello per il ristoro degli occupanti, «non c’è nessun tradimento degli ideali rivoluzionari, perché gli ideali sono proprio quelli: sangue, morte, saccheggio, violenza, stupri. Non vogliono altro. Il resto è solo specchietti per le allodole».
E finalmente arrivò Waterloo. Ma, attenzione. Il fulcro della battaglia fu la fattoria «La Belle Allliance», nel Belgio francofono. Là si incontrarono i due comandanti della coalizione antinapoleonica Wellington, inglese, e Blücher, prussiano. Invece il fatale scontro prese il nome di Waterloo, un villaggio dei paraggi in cui non era successo assolutamente nulla. Solo che «quel nome fiammingo, pronunciato dagli inglesi “uoterluu”, suonava così inglese e oscurava il contributo decisivo dei prussiani. Evidentemente, nell’euforia della vittoria, gli snob britannici non si avvidero che «loo» nella loro lingua sta per «cesso» e «water» acqua. Insomma, lo sciacquone. Contenti loro… Be’ lo spazio ci impedisce di proseguire. Ma leggetelo, il libro dei Biagini, vi assicuro che ne vale la pena.

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IL PRATO ALTO

Terminata la saga storica che rievoca le vicende di una nazione così vicina a noi e così legata alla nostra storia, attraverso le vicende di alcune famiglie nel corso dei secoli.

Cliccare per la presentazione video:

Presentazione de IL PRATO ALTO copia 2

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Completata la saga storica di Emilio e Maria Antonietta Biagini

Veramente affascinante (CARLO MARIA GLORI)

Un romanzo pieno di rivelazioni… Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto (RINO CAMMILLERI)

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IL PRATO ALTO

Terminata, col terzo volume, la trilogia IL PRATO ALTO, storia romanzata dell’Austria, di Emilio e Maria Antonietta Biagini, già autori, rispettivamente, dei romanzi LA NUOVA TERRA e NONNA NON RACCONTAVA LE FAVOLE, opere rieditate entrambe dalle Edizioni dell’Isola di Patmos e ottenibili in Amazon.

Dal 7500 a.C., quando la prima banda di cacciatori mesolitici penetra in quella che sarà la valle del Traun (Austria Superiore), in una terra che si sta liberando dall’ultima glaciazione, fino ai tempi nostri, la saga segue alcune famiglie attraverso i tempi: il neolitico, l’età del bronzo, quella del ferro, la cultura celtica, il regno del Norico che si integra pacificamente nell’Impero Romano, la germanizzazione, il Medio Evo, fino all’età moderna e alle vicissitudini che travagliano la piccola comunità arroccata lungo le pendici del Traun. Ma la prospettiva si allarga costantemente, i giovani si spostano e partecipano alla storia più ampia: li ritroviamo in Palestina duemila anni fa, alla battaglia di Ponte Milvio, alle Crociate, agli assedi turchi di Vienna, sui campi di battaglia delle guerre contro Federico il Grande di Prussia e contro Napoleone, ed oltre. Varie vicissitudini portano rami della famiglia Adler (la principale protagonista della saga) a trapiantarsi per varie generazioni in Baviera e a Lubecca, dove i protagonisti partecipano alle vicende dell’Hansa germanica. Non è quindi una storia puramente locale, ma una che apre una finestra sull’Europa e sul mondo, una storia in cui, come in tutte le storie umane, tempesta e speranza lottano costantemente.

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