I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Mese: luglio 2019

POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIANGIACOMO CAVALLI – L’OPERA

LA POESIA GENOVESE NEL SEICENTO

GIANGIACOMO CAVALLI

L’OPERA

Oltre la poesia, pare che il Cavalli coltivasse anche la musica perché Michele Giustiniani ricorda tra le opere di lui un “Saggio di canzoni musicali alla Nobile Gioventù di Genova dedicata” edito da Giuseppe Pavoni nel 1640. Agostino Aldoino riferisce che “edidit cantiunculas musicas”, ma di tali saggi non è possibile trovarne alcuno. Si trovano invece, pubblicate con opere di altri autori, le poesie che egli scrisse in lingua italiana, e cioè: un sonetto in lode del doge Gerolamo Assereto, eletto nel 1607; due sonetti nell’incoronazione del doge Agostino Pinelli, avvenuta nel 1609 e una lunga ode intitolata: “Alla libertà genovese sotto la protettione della Regina dei Cieli nella Reale solennità per lo Serenissimo Agostino Centurione duce della Repubblica” edita da G. Farroni nel 1651.

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POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIANGIACOMO CAVALLI – IL CARATTERE

LA POESIA GENOVESE NEL SEICENTO

GIANGIACOMO CAVALLI

IL CARATTERE

Dalla poesia di Gian Giacomo Cavalli emerge il volto e l’anima del poeta. Delle sue qualità fisiche non si ha alcuna notizia. Solo da un sonetto di Antonio Riccardi si deduce che la sua compagnia era piacevole, la sua conversazione arguta e corretta. Il Riccardi si stupiva appunto che, malgrado tante belle qualità, non fosse più fortunato in amore:

Ballin, se voi scrivei, se voi parlae

Tutto bonombre sei, tutto dottrin-na

Me maraveggio da vostra Maxinna

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POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIAN GIACOMO CAVALLI – LA VITA

LA POESIA GENOVESE NEL SEICENTO

GIANGIACOMO CAVALLI

LA VITA

Il titolo di “poeta genovese”, del quale nel secolo precedente era andato orgoglioso Paolo Foglietta, passò nel secolo XVII a Gian Giacomo Cavallo o Cavalli. Non si sa quando né da chi il cognome sia stato cambiato. Neppure della sua famiglia e dell’educazione ricevuta si hanno notizie, ma la sua opera dà l’impressione che fosse di famiglia abbastanza elevata e avesse ricevuto un’ottima istruzione. Di lui poi, e della sua vita, ci restano così scarse notizie che non è possibile stabilire con esattezza neppure il tempo e il luogo della nascita: il Chiabrera, poeta savonese, che gli era amico, disse che era genovese.

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LA POESIA GENOVESE NEL SEICENTO-INTRODUZIONE

LA POESIA DIALETTALE GENOVESE NEL SEICENTO

INTRODUZIONE

Il primo documento della poesia genovese risale al secolo XIII: è il contrasto bilingue del trovatore provenzale Rambaldo di Vaqueiras, nel quale lo straniero tenta di sedurre una dama genovese che lo respinge e minaccia di informare il marito, il quale non mancherà di sistemare a dovere l’insidiatore di sua moglie. Prosegue con l’Anonimo Genovese (secc. XIII-XIV); si afferma nel XVI secolo con Paolo Foglietta (1520-1596), il primo che ebbe l’onore di essere salutato dai suoi concittadini col titolo di “poeta zeneize”.

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IL SOFFIO DELLO SPIRITO NELLA STORIA, di Fr. Bonaventura Maria

Il Soffio dello Spirito nella Storia: Maria Teresa CARLONI (1919-1983)

di Fr. Bonaventura Maria

Il racconto storico che sto per cominciare potrebbe sembrare una fiaba straordinaria o una narrazione letteraria frutto dell’immaginazione, se non avessimo tante testimonianze molto precise su una vita così fuori dal comune. Vorrei farvi respirare il profumo di una vita trasformata dall’incontro con Gesù Cristo, una vita straordinariamente attiva per la Chiesa ma sempre nella discrezione, una vita abitata dal fuoco di Dio. Devo dire che sono stato molto consolato leggendo tutti i documenti che ho potuto consultare, perché in un’epoca in cui si favoriscono le grandi adunanze e le vaste quantità di folle, ripercorrendo i documenti ho potuto seguire la trama di una vita e l’opera di un’anima che si offre nel segreto del cuore e sempre nell’obbedienza alla Chiesa.

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UN AMORE NELLA BUFERA

SOLFANELLI M. (2014) Un amore nella bufera, Chieti, Tabula Fati, 2a ed.

 

Questo realistico racconto narra, con stile asciutto ed efficace, una struggente storia d’amore sbocciata nella tempesta della guerra, ed apre uno spiraglio sulla vita dei giovanissimi che combatterono dalla parte “sbagliata”, quella degli sconfitti in una feroce guerra ideologica, alla fine della quale ci venne ordinato di credere che i vincitori avevano tutte le virtù e gli sconfitti tutte le magagne.

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