I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Anno: 2019 (Pagina 1 di 4)

IL DIAVOLO ARTURO

IL DIAVOLO ARTURO

Secondo il dotto parere del boss della ghenga gesuitica Arturo Sosa, il diavolo non esiste, è una figura simbolica, un’invenzione dell’uomo per esprimere il male. In questo, come in tutti gli inganni, si nasconde un piccolissimo grano di verità: è vero che l’uomo, confinato nelle tenebre della terra, costretto a vedere le cose solo attraverso uno specchio, si fa un’idea del demonio partendo dall’esperienza del male, ma ciò non significa affatto che con quest’idea sia tutto finito e che il diavolo non esista.

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PIÙ CARITÀ E MENO SCIENZA FAREBBERO COMPRENDERE MEGLIO MARIA VALTORTA

Emilio Biagini

A PROPOSITO DI PROVE SCIENTIFICHE

DELLE VISIONI DI MARIA VALTORTA

Le prove scientifiche, nel caso di Maria Valtorta, sono ormai talmente schiaccianti che nuove prove non aggiungerebbero nulla alla credibilità dell’Opera. Inoltre, l’esattezza delle descrizioni non prova affatto che l’origine sia divina; potrebbe infatti trattarsi di opera diabolica. Il diavolo, astutissimo nell’ingannare e nel portare fuori strada i laici e specialmente i consacrati troppo infatuati della scienza, potrebbe aver dato visioni esatte, aggiungendovi naturalmente qualche piccola eresia nascosta, come veleno in un bicchiere di vino.

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IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO -3ª puntata

Emilio Biagini

IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO
“Libertà”, “democrazia”, guerre, massacri, usura

V

L’ascesa a superpotenza

Forti della loro lunga esperienza nel portare la pace (eterna) nelle Americhe ed oltremare, gli Usa, per bocca del presidente Woodrow Wilson, in un discorso pronunciato l’8 gennaio 1918 davanti al Senato, si impancarono a consiglieri morali sul modo di mantenere la pace. Furono questi i famosi “quattordici punti” che si possono sintetizzare come segue: “pace senza vincitori”, “eguaglianza delle nazioni”, “autogoverno dei popoli”, “riduzione degli armamenti”, “libertà dei mari”. Tutte belle chiacchiere che non fermarono l’avidità dei finanzieri americani decisi a recuperare al più presto possibile i propri crediti, da cui derivò una “pace” punitiva che impose alla Germania mostruose riparazioni di guerra e il saccheggio dei preziosi brevetti tecnologici che questa deteneva: ciò sabotò spietatamente la fragile democrazia della Repubblica di Weimar, aprendo la strada all’avvento di Hitler.

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IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO -2ª puntata

Emilio Biagini

IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO
“Libertà”, “democrazia”, guerre, massacri, usura

III

Un governo nazionale

Le tredici colonie insediate sulla costa atlantica, ormai divenute stati, erano diverse per economia, grado di sviluppo e interessi, ma la comune esperienza della lotta per l’indipendenza e la necessità di affrontare problemi comuni portarono dapprima a formare una confederazione, poi prevalse, nel 1788, una più stretta unione federale, il cui primo presidente fu il generale George Washington, ovviamente massone del massimo livello. La prima capitale fu New York, poi Philadelphia, fino a che venne appositamente fondata la capitale definitiva, Washington, nel distretto di Columbia, ritagliato nel 1801 da una zona di confine tra Maryland e Virginia.

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IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO -1ª puntata

Emilio Biagini

IL DOMINIO AMERICANO SUL MONDO
“Libertà”, “democrazia”, guerre, massacri, usura

I

L’epoca coloniale

La colonizzazione del Nordamerica si compì con una massiccia ondata migratoria dall’Europa centro-settentrionale nei secc. XVII e XVIII. L’imperialismo britannico si assicurò la supremazia sugli immensi territori del continente e la lingua inglese finì per imporvisi. Nel nuovo ambiente, nessuna delle varie popolazioni europee immigrate riuscì a mantenere completamente intatta la propria cultura, finendo per amalgamarsi, fino ad un certo punto, nel cosiddetto “crogiolo” (melting pot). In realtà la fusione fu tutt’altro che completa e diede luogo a distinte unità culturali e regionali (Zelinsky 1973).

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Fresco di stampa il primo volume della saga IL PRATO ALTO

“Perché sono qui? perché? Che mi avevano fatto di male i milanesi? che male avevo fatto a loro? Perché cristiani che non si conoscono neppure devono scannarsi a questo modo? L’imperatore vuole dominare tutti, ma che c’entriamo noi del ducato d’Austria? Se un nemico avesse invaso l’Austria, avrei combattuto con tutta l’anima… Il mio signore è Heinrich Babenberger… Io sono… austriaco…”

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ORO O LATTA (ARNALDO XAVIER DA SILVEIRA, IPOTESI TEOLOGICA DI UN PAPA ERETICO)

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

ARNALDO XAVIER DA SILVEIRA, Ipotesi teologica di un papa eretico, Presentazione di Roberto De Mattei, Chieti. Solfanelli, 2016

Segue una recensione di Emilio Biagini:

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POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIULIANO ROSSI (seguito bis)

IV

Finalmente il poeta, diventato serio, appare in veste di moralista con un lungo trattato di mille trecentotrentasei versi variamente distribuiti in quattro canti. Sebbene non se ne conosca la data di composizione, è fuor di dubbio che si dedicò a questo lavoro già vecchio, perché è tutto pervaso di sapienza, ma non di quella sapienza frutto di meditazione e di studio, che si può raggiungere a qualunque età, ma di quella saggezza spicciola ed empirica che solo si acquista col volger degli anni e colla quotidiana pratica della vita. E poiché inizio della sapienza è il timor di Dio, neppur questo manca nelle sue “Rime morali”. Ma è un timor di Dio “sui generis” che non procede da convinzione ragionata e profonda né da rapida intuizione, ma timor di Dio che si affaccia quando incalza il pericolo, quando la morte minaccia: timore che è proprio delle anime e delle “menti grosse” sebbene non interamente corrotte.

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POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIULIANO ROSSI (seguito)

III

Si possono comprendere tra le rime giocose di Giuliano Rossi anche quelle che vanno, di solito, sotto il nome generico di “poesie di occasione”. Ve ne sono anche per gli avvenimenti più frivoli. Deve inviare gli auguri a una dama, fare un invito, raccomandare un facchino o una balia? Vuol ringraziare un’amica, commentare una predica, annunciare una nascita? Ogni pretesto è buono per far versi: tutto, per lui è oggetto di poesia. Non importa se essa viene abbassata all’umile ufficio di accompagnare una cagnetta imbalsamata, di rivedere un conto sbagliato, di riferire al medico gli effetti di un purgante; sembra che egli non sappia pensare, parlare, scrivere che in rima: egli potrebbe a ragion dire con Ovidio: “quidquid tentabam dicere versum erat”. La quantità però va a scapito della qualità e che in tutta quell’abbondante congerie poetica gettata giù alla meglio non resta da ammirare che la facilità con la quale il Rossi, pur in tante altre faccende affaccendato, sapesse inventare versi sempre pronti. Qualcuna, tuttavia, si fa notare per l’arguzia piacevole e le facezie spiritose, come la seguente, scritta per dare avviso di una spedizione di riso.

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POESIA GENOVESE NEL SEICENTO – GIULIANO ROSSI

POESIA GENOVESE NEL SEICENTO

GIULIANO ROSSI

Contemporaneo al Cavalli, ma molto diverso da lui, fu Giuliano Rossi, nato, non si sa quando, a Sestri Ponente, dove passò tutta o quasi tutta la sua vita. Si compiaceva di nascondersi sotto lo pseudonimo burlesco di Todaro Conchetta. Tra gli antichi lo ricorda l’abate Spotorno che della sua opera gli consacra non più di tre righe e Raffaele Soprani che ripete le scarse notizie dello Spotorno aggiungendo per conto suo che “hebbe molto familiari le Muse e tra coloro ai quali riuscì di ben poetare nella genovese favella fu egli senza dubbio il più gratioso, il più facile, il più gradito”. Le poesie del Rossi non furono pubblicate, ma raccolte in numerose copie manoscritte, e custodite nelle biblioteche. I manoscritti sono attualmente conservati, digitalizzati, nella Società Ligure di Storia Patria come “Poesie in Lengua Zeneise dro Signor Giurian Rosso”.

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vel, at diam commodo fringilla accumsan