I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Humanae litterae (Pagina 1 di 36)

L’INCUBO DI MICHELANGELO

Era finalmente spuntato il gran giorno, il giorno del giudizio papale per il grande progetto dell’affresco del Giudizio universale nella Cappella Sistina. Clemente VII, al secolo Giulio De’ Medici, rivolse al grande artista uno sguardo stanco, in cui si avvertiva il peso delle innumerevoli delusioni e sconfitte subite, non senza una buona parte di colpa da parte dello stesso Papa. Il sacco di Roma e i sette mesi di prigionia in Castel Sant’Angelo, l’umiliazione della fuga travestito da venditore ambulante, le beffe di Pasquino, non erano ricordi facili da dimenticare. Ma come committente d’arte appariva sicuro di sé, forte del potere delle chiavi, perché a lui competeva guidare l’artista nella difficile impresa di esprimere i misteri della Fede. E così, con grave cipiglio, apostrofò subito Michelangelo Buonarroti:

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CORSI DI LINGUA RUSSA A CONFRONTO

CORSI DI LINGUA RUSSA A CONFRONTO

Esaminare i corsi di lingue straniere permette di rilevare interessanti implicazioni sociali. Ad esempio, recenti corsi di lingua olandese esprimono in modo sconcio il digrignare femminista che insulta il sesso maschile ad ogni piè sospinto, mentre corsi di afrikaans dell’epoca dell’apartheid sprizzano disprezzo per tutto il resto del mondo. Di grande interesse è il mutare delle prospettive sociali evidente nei corsi di lingua russa col passare del tempo.

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L’UMANITÀ DIVISA

Quando Noè uscì dall’arca e divenne il primo produttore di vino, essendo ancora poco abituato all’emozionante liquore, si addormentò scarsamente coperto. Pare che due suoi figli abbiano preso la cosa abbastanza sportivamente, mentre il terzo manifestò in modo sarcastico la sua disapprovazione. Erano così nati i due principali rami dell’umanità: quelli che sanno vivere e i puritani integralisti.

ORAZIA

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UN NUOVO GIALLISTA

Ci sono delitti che chiedono chi sia l’assassino. E poi ci sono delitti che sfidano la ragione stessa.

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Omaggio ad un testo filosofico e storico fondamentale: lo studio di Luca Obertello su Severino Boezio

LUCA OBERTELLO, Severino Boezio, Genova. Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 1974

Lo scritto che segue non è, e non può essere, una recensione, per il motivo semplicissimo che non sono competente in materia, e sarebbe somma presunzione da parte mia se intendessi fare diversamente. Questo è dunque soltanto di un tardivo omaggio ad un grande studioso scomparso.

L’opera è in due volumi: il primo è la monumentale monografia vera e propria (810 pagine), il secondo (325 pagine) costituisce l’impressionante bibliografia.

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BENVENUTI A LAODICEA

BENVENUTI A LAODICEA

Chi erano i farisei? Gente che voleva apparire molto pia, ma in fondo piuttosto tiepida nei confronti della verità. Gelosi custodi di Scritture che non intendevano, ma dalle quali, con interpretazioni erronee e distorte, traevano tutto il loro prestigio e potere. Guai a deviare da quello che avevano stabilito essere giusto e comodo per loro: allora si infiammavano e prendevano l’aspetto e la grinta di fanatici, perché era in gioco il comodo guanciale delle loro inamovibili persuasioni. La sinagoga non poteva errare, e loro erano la sinagoga, o credevano di esserlo.

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LA PUGLIA ANTICA, PRIMA E DURANTE L’ELLENIZZAZIONE

Ho avuto il piacere di tradurre questa interessantissima opera, che era pressoché dimenticata.  Essa è preziosa come documento dell’alta civiltà dell’Italia antica. Si immagina che gli abitanti della Puglia fossero passivi ricevitori della civiltà portata loro dagli elleni. Ma non è così: si trattò di uno scambio culturale complesso in cui entrambe le parti si arricchirono.

Questa traduzione mi è costata quattro anni di lavoro, ma l’interesse dell’argomento  è tale, almeno per me, da giustificare il tempo e la fatica. Si tratta di un’opera pionieristica ingiustamente dimenticata, sulla quale gli archeologi farebbero bene a meditare.

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FRANCESCO AGNOLI, Darwin ha preso un granchio. Perché l’uomo non è una scimmia nuda, Fede & Cultura, Verona, 2025 – RECENSIONE

FRANCESCO AGNOLI, Darwin ha preso un granchio. Perché l’uomo non è una scimmia nuda, Fede & Cultura, Verona, 2025

Questo libro del professor Francesco Agnoli dovrebbe essere studiato in tutte le scuole e in tutte le università. Da lungo tempo, infatti, si deve fare chiarezza sulla reale natura del darwinismo: più che una vecchissima teoria pseudoscientifica, si tratta un vero crimine. L’autore, già noto per altri importanti saggi che mettono a nudo lo sfacelo morale e intellettuale dell’Occidente, presenta un’analisi accuratissima del fenomeno darwinismo, nelle sue implicazioni di falsa scienza corruttrice.

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L’UMANITÀ DIVISA

Quando Noè uscì dall’arca e divenne il primo produttore di vino, essendo ancora poco abituato all’emozionante liquore, si addormentò scarsamente coperto. Pare che due suoi figli abbiano preso la cosa abbastanza sportivamente, mentre il terzo manifestò in modo sarcastico la sua disapprovazione. Erano così nati i due principali rami dell’umanità: quelli che sanno vivere e i puritani integralisti.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI

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LA COSIDDETTA “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

La cosiddetta “intelligenza artificiale” è un’espressione che dà un’idea errata della cosa, facendola apparire più prestigiosa e importante di quanto non sia. Si tratta solo un computer legato al codice binario 1-0, incapace perfino di riprodurre la dimostrazione del teorema fondamentale dell’analisi matematica, che il cervello umano (Leibniz e Newton, per la precisione) aveva già dimostrato tre secoli e mezzo fa. Quindi il computer fallisce in un punto essenziale proprio nel suo campo specifico, la matematica, figuriamoci in tutto il resto. Il computer (denominato “intelligenza artificiale” o meno) non sa nemmeno di esistere. Se gli si chiede: “Esisti?” è capace di rispondere: “Ma certo”, perché un operatore umano lo ha programmato a rispondere così, ma continuerà a non sapere di esistere. L’intelligenza non puòessere artificiale. Tale espressione è quindi un ossimoro escogitato per dare lustro ad un prodotto industriale che è frutto dell’intelligenza umana e nient’altro.

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