I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Humanae litterae (Pagina 1 di 26)

NOSTALGIA DEI FASTI ACCADEMICI

Foto ricordo del senato accademico

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COME LA MASSONERIA HA INGABBIATO L’ITALIA

È interessante, nell’ambito dell’indispensabile revisione storica sul “risorgimento”,  considerare l’insieme del volume “La liberazione dell’Italia nell’opera della massoneria” (Mola 1990), che contiene il controverso articolo di Giulio Di Vita sul finanziamento della cosiddetta “impresa dei mille”. Sgorgano da questo volume fiumi di ipocrisia che male nascondono le reali intenzioni massoniche. Alcuni esempi fra i tanti, trovati negli articoli che compongono il suddetto volume.

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PERSECUZIONI ANTICATTOLICHE – reloaded

Emilio Biagini

IL DISCEPOLO NON È DA PIÙ DEL MAESTRO

UBIQUITÀ DELLA PERSECUZIONE
“Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo padrone”. Queste parole di Cristo, riportate dal Vangelo di San Matteo (10, 24) ammoniscono il cristiano a non aspettarsi di essere ben accetto al mondo: come il mondo ha crocifisso il Maestro così farà di tutto per offendere, calunniare, ferire e uccidere i discepoli. La persecuzione è connaturata al Cristianesimo e indica che siamo nel giusto, perché la verità suscita fastidio e opposizione.

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SI PUÒ ANDARE D’ACCORDO CON TUTTI? – reloaded

I cattolici progressisti e postconciliari smaniano per andare d’accordo con tutti (purché non siano cattolici). Tanto gli slogan vuoti come “Andiamo tutti insieme incontro a Cristo”, “Cerchiamo ciò che unisce e non ciò che divide”, “Costruiamo ponti, non muri”, non costano nulla ed hanno un bel suono così buonista. Ma gli “altri” non pare proprio che si siamo mossi di un capello dalle loro posizioni. Fuori della Chiesa sono e fuori della Chiesa restano. Nemici erano e nemici restano. Calunniatori erano e calunniatori restano, e non c’è atrocità di cui non abbiano ingiustamente accusato la Chiesa (non per niente il diavolo è “colui che accusa”). Non c’è trucco per screditare la Chiesa che non abbiano adottato (vedi la squallida vicenda della datazione taroccata della Santa Sindone al radiocarbonio). Persecutori erano e persecutori restano.

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LA TORRE DEI TOPI – reloaded

Atto unico

Una stanza all’interno della torre medievale di Bingen, su un’isola del Reno.

Personaggi:
Il Principe HATTO di Magonza;
il SERVO;
la SENTINELLA;
la VOCE del Frate;
una gigantesca torma di giganteschi topi di gigantesca cattiveria.

HATTO — Che corsa. Non ne posso più.
SERVO — Veramente ha corso la barca. Mai vascello fu più veloce tra Magonza e qui.
HATTO — È ben sicura la torre?
SERVO — Ma certo, Vostra Grazia. Nessuno ha mai conquistato la torre di Bingen.
HATTO — Forse perché nessuno l’ha mai presa d’assalto. Gli operai hanno finito di murare la porta?
SERVO — Certamente. Hanno fatto un ottimo lavoro e se ne sono già andati. Non passerebbe nemmeno un topo.
HATTO (con improvvisa angoscia) — Non nominarli.
SERVO — Ma come potrebbero seguirci? Si son mai visti animali del genere nuotare nel Reno? Ormai non avete più nulla da temere, principe.

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IL PRATO ALTO

Terminata, col terzo volume, la trilogia IL PRATO ALTO, storia romanzata dell’Austria, di Emilio e Maria Antonietta Biagini, già autori, rispettivamente, dei romanzi LA NUOVA TERRA e NONNA NON RACCONTAVA LE FAVOLE, opere rieditate entrambe dalle Edizioni dell’Isola di Patmos e ottenibili in Amazon.

Dal 7500 a.C., quando la prima banda di cacciatori mesolitici penetra in quella che sarà la valle del Traun (Austria Superiore), in una terra che si sta liberando dall’ultima glaciazione, fino ai tempi nostri, la saga segue alcune famiglie attraverso i tempi: il neolitico, l’età del bronzo, quella del ferro, la cultura celtica, il regno del Norico che si integra pacificamente nell’Impero Romano, la germanizzazione, il Medio Evo, fino all’età moderna e alle vicissitudini che travagliano la piccola comunità arroccata lungo le pendici del Traun. Ma la prospettiva si allarga costantemente, i giovani si spostano e partecipano alla storia più ampia: li ritroviamo in Palestina duemila anni fa, alla battaglia di Ponte Milvio, alle Crociate, agli assedi turchi di Vienna, sui campi di battaglia delle guerre contro Federico il Grande di Prussia e contro Napoleone, ed oltre. Varie vicissitudini portano rami della famiglia Adler (la principale protagonista della saga) a trapiantarsi per varie generazioni in Baviera e a Lubecca, dove i protagonisti partecipano alle vicende dell’Hansa germanica. Non è quindi una storia puramente locale, ma una che apre una finestra sull’Europa e sul mondo, una storia in cui, come in tutte le storie umane, tempesta e speranza lottano costantemente.

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LA SINDONE E MARIA VALTORTA – reloaded

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Matteo 11, 25).

Ed ecco un esempio di sapienti ed intelligenti della gerarchia all’opera. Quando venne proposto di datare la Sindone col metodo del radiocarbonio l’arcivescovo di Torino Anastasio Ballestrero si affidò nel 1988 a tre laboratori di paesi protestanti, massonici e ultralaicisti, a Oxford, Tucson e Ginevra, con i risultati disastrosamente falsi ben documentati da Marinelli e Fasol (2015). Prontamente venne la resa dell’arcivescovo stesso che, contro ogni evidenza, definì la Sindone una semplice “icona”. La teoria dell’icona, formulata in ambienti laicisti, è infatti assolutamente screditata: il Telo non reca tracce di colori, è impresso su un solo lato (mentre nei dipinti il colore penetra arrivando dall’altra parte), ha invece macchie di sangue (precisamente del raro gruppo AB, che è frequente soltanto nel Medio Oriente), le immagini vi si distinguono solo ad almeno tre metri di distanza, e quale artista lavorerebbe ad una così assurda distanza dalla tela?

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TORBIDI RETROSCENA DELLA COSIDDETTA “EPOPEA DEI MILLE”

Tutti ne parlano di seconda mano, ma l’articolo originale, che svela i retroscena della miserabile “epopea dei mille”, è pressoché introvabile. Grazie alla segnalazione di un amico, sono riuscito finalmente a mettere le mani sull’articolo che riproduco qui sotto parola per parola,

Questo articolo ha causato enorme imbarazzo ai massoni, poiché mette a nudo lo squallore della cosiddetta “libertà” che i delitti e le congiure massoniche hanno imposto all’Italia.

L’articolo è stato ritrovato, ma dell’autore Giulio Di Vita, già docente di Economia politica all’università di Edimburgo, non si trova traccia. Spero tanto di sbagliarmi, ma gli sarà mica successo qualche “incidente”?

GIULIO DI VITA, “Finanziamento della spedizione dei Mille”, in La liberazione dell’Italia ad opera della massoneria, Centro per la Storia della Massoneria, Roma, cur. Aldo A. Mola, Foggia, Bastogi, 1990, pp. 379-381.

Non molto è noto e documentato sul finanziamento dei Mille. Forse una certa ritrosia ha inibito indagini più rigorose in questa materia, quasi temendo che valutazioni finanziarie ed amministrative potessero offuscare il Mito.

Questo atteggiamento agiografico è storicamente irrilevante e va respinto con decisione.

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IL NUMERO DELLA BESTIA reloaded

“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero  d’uomo; e il suo numero è 666.”

(Apocalisse 13:16-18).

     Codice ASCII

     (American Standard Code for Information Interchange)

Codice standard adottato nel 1968

(anno d’inizio della 4a ondata della grande rivoluzione diabolica

dopo la falsa Riforma, la rivoluzione francese e quella comunista).

Il codice ASCII viene usato da tutti i computer del mondo.

Comprende ogni simbolo, incluse le lettere dell’alfabeto.

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LIBRO PRESSOCHÉ INTROVABILE FINALMENTE TROVATO

Avevano cercato di farlo sparire anche dall’usato.

Conteneva l’articolo imbarazzante (per i massoni) di Giulio Di Vita, dal titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”, dal quale si apprendeva la sordida storia dei fondi massonici usati per corrompere le alte gerarchie militari del Regno delle Due Sicilie e spianare la strada all’avventuriero Garibaldi. Naturalmente i fratelloni anglosassoni pretesero la restituzione del denaro e il governo dell’Itaglietta pagò, con i soldi dei sudditi, settuplicando i gravami fiscali, fra l’altro con la geniale tassa sulle dimensioni delle finestre e quella sul macinato. Ecco quindi finestre piccolissime dalle quali entrava pochissimo sole e tanta tubercolosi, e fame, tanta fame perché il grano era alle stelle.

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