I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Mese: luglio 2009

IL DECANO DELLA SCIENZA RELATIVA

In una lunga serie di successivi concorsi di pari imparzialità ed onestà, aveva messo in cattedra numerose copie relativiste di se stesso, in modo che la sacra fiaccola del relativismo politicamente corretto continuasse ad ardere sotto il sedere di chi accedeva ai sacri precinti dell’italica accademia.

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LA BARZELLETTA DELL’UNIVERSO ETERNO

Nella mitologia mesopotamica le cose del mondo erano “prive di nome”, e cominciavano quando gli dei le nominavano. Nella mitologia indiana, il mondo era teatro della ciclica azione della Trimurti. Anche nella mitologia scandinava si concepiva un eterno ritorno: dopo il Ragnaròk (battaglia finale tra dei e demoni che si distruggevano a vicenda e annientavano il mondo), il mondo rinasceva. Nella mitologia classica vi erano diversi miti delle origini, ma nessuna chiara idea di un Dio creatore. Regnava, in definitiva, l’ignoranza, colmata con miti fascinosi.

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QUANTO COSTA L’ACQUA MINERALE?

QUANTO COSTA L’ACQUA MINERALE

A pranzo con un collega di identiche, atee e relativistiche, persuasioni, l’intervistatore riferì sulla fruttuosa mattinata di duro lavoro intervistatorio.
— Allora, com’è andata l’intervista? — domandò il collega, collezionista di opulente serigrafie di Lenin, Marx, Gramsci e Che Guevara.
— Bene, benissimo — rispose l’intervistatore.
— Ne sono felice. Naturalmente non ho letto il libro, ma ne so abbastanza. È importante liquidarlo, fargli fare una figura di merda, secondo le migliori tradizioni dell’alta cultura sinistrorsa. —
— Sì, sì, lo so. Mi hanno detto che molti studenti lo hanno ringraziato perché, hanno detto, il suo libro aveva aperto loro “nuovi orizzonti”. Cazzo, dopo tutti gli sforzi dei nostri valorosi propagandisti rigorosamente relativisti e politicamente corretti, nelle scuole e nelle università, per chiudere tutti gli orizzonti, quello li riapre, il bastardo. Dopo tutti gli sforzi per imporre la raffinata cultura di sinistra, porca troia, arriva quello con il suo rozzo revisionismo di destra. —
— Naturale, quel sacco di merda avrà bevuto tutta l’acqua minerale che gli abbiamo offerto. C’erano trentacinque gradi fuori, e un sole che spaccava le pietre. —
— Certo che si è volgarmente bevuta tutta la bottiglietta, quel maiale del cazzo. Non ha neppure idea della nostra raffinatezza. —
— Sicuro. Bisogna fargli assaggiare la nostra raffinatezza, a quel coglione, bisogna rinfacciargli perfino l’acqua minerale che gli abbiamo offerto. —
— La buttiamo sul raffinato, naturalmente, secondo i nostri raffinatissimi metodi, ben oliati nello sputtanamento a ruota libera che abbiamo scatenato contro quello là che pretende di governare solo perché vince le elezioni, grazie ai voti dell’imbecilgente, quello là che doveva avere un partito di plastica, e invece si è rivelato molto più tosto del previsto. E tutto per un po’ di merdose regole democratiche, mentre un bel gulag risolverebbe tutto subito. —
— Purtroppo non si può più. E anzi, la consegna è dire che quello non era comunismo. Esattamente come procede il raffinato sputtanamento di quel gran coglione? —
— Ho già in mente la frase che metterà a terra lo stronzo: “Il massiccio nemico, colpevole di ostinarsi a pensare con la propria testa, ingollava a grandi sorsate acqua minerale per rifornire il corpaccione ben nutrito che trasudava benessere capitalistico.” E poi gli darò del matto. Ecco, meglio: “Gesticola per dare forza al suo concetto, sgrana gli occhi di stupore, ridacchia di compatimento e butta giù acqua gasata per dare carburante a un’orazione lucidamente folle. O follemente lucida.” —
— Benissimo, benissimo, bisogna sputtanarlo, il merdoso, con la nostra raffinatezza di sinistra, con la nostra umanità, col nostro umanesimo marxista-leninista-gramsciano. —
— Anche la foto che pubblicheremo l’abbiamo scelta bene. Un attimo particolarmente espressivo. Sembra proprio matto, quel coglione. L’abbiamo colto in un momento in cui l’avevo provocato ben bene, quel fottuto. Noi siamo raffinati, cosa crede quello lì di poter continuare a metter fuori strada gli studenti con le sue volgarità cristiane e controcorrente? Cosa crede, di poter sfidare il dogma relativista? La verità non c’è. Ci sono solo le nostre verità, e quelle non si discutono. Chi le mette in discussione lo mettiamo alla gogna. —
— Bene, bene, bene ……. Vedo che sei ideologicamente ben orientato. Farai carriera. —
— Grazie, grazie. E che ne dici dell’idea di rinfacciargli l’acqua minerale? —
— Magnifico, magnifico. È in linea con la nostra profonda umanità. Quello si strafoga con la nostra costosissima acqua, mentre nel Terzo Mondo muoiono di fame e di sete per colpa sua. —
— Speriamo solo che si stufi e si arrenda, perché mi sembra un osso duro, nonostante tutto. —
— Ma vedrai che, col nuovo codice etico del senato accademico lo sistemeranno. Intanto, con tutto questo lavoro per incastrare il merdoso coglione, mi è venuta una sete ……. Cameriere della malora, corri a prendermi un’altra bottiglia d’acqua minerale. —

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LA SFIDA

LA SFIDA

“Chissà quanto starà male quel disgraziato, con tutti quegli articoli e quelle interviste a capestro inquisitorio;” pensava il preside che aveva promesso (e mantenuto) di scatenare i mass media “peggio per lui; avrebbe dovuto darmi retta, gli avevo proposto di ritirare quel suo maledetto testo che aborro e non avrebbe avuto altre conseguenze; invece ha voluto sfidare la mia suprema autorità, e adesso è sistemato. Se ne ricorderà per sempre della mia ira funesta, e della mia alta scienza giuridica.”
In quel momento, il presunto “disgraziato”, fumando la pipa in spiaggia, dettava un’ispirata poesia che riassumeva l’inizio della faida e ne prediceva la conclusione:

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ORAZIA

La satira può accordarsi con l’amore cristiano? Era un dubbio che mi metteva a disagio. Mi addormentavo pensandoci e mi pareva che il mio impulso a scrivere, la mia “ispirazione”, fossero impediti dallo scrupolo.

Una notte che, contrariamente a quanto dicono i racconti a proposito del mitico momento cruciale, era buia ma non particolarmente tempestosa, mi apparve in sogno un uomo di aspetto piacevole, sereno ma con un tocco di velata malinconia. Vestiva una toga romana e calzava eleganti sandali, pure di tipo romano. Era come avvolto da una tenuissima nebbia e mi guardava intento. Mi voltai a chiamare mio marito, che (eccezionalmente, in quel particolare sogno) non era con me, ma l’apparizione, come se mi leggesse nel pensiero, mi fermò:

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GLI AVVOLTOI SPENNATI

Allineati sul ramo, i guru della stampa di sinistra piangevano e si lamentavano.
— Tempi grami ……. —
— Tempi pessimi …… —
— Dove siamo arrivati ……. —
— È proprio il colmo ……. —
— Già, una volta puntare i nostri strali contro il reazionario da distruggere, voleva dire distruggerlo sul serio, e ora, invece ……. —
— Una volta, che bei tempi …… Bastavano un paio di articoli, e la vittima andava in depressione, qualcuno si suicidava. Bei tempi ……. —
— Ora, invece, ridono e ci scrivono sopra delle satire. —
— Siamo in ribasso ……. —
— È l’intera società che va a pezzi …… —
— Mai possibile che il processo dialettico ci tradisca a questo modo? —
— Cosa facciamo? —
— Continuiamo a sputtanare il malvagio nemico ……. —
— ……. ma lui ci ride sopra …… —
— Anzi, più gli spariamo addosso, più sberle di ritorno ci arrivano. —
— Mancare di rispetto a noi, che formavamo l’opinione pubblica ……. —
— ……. che eravamo l’opinione pubblica ……. —
— ……. l’aristocrazia della politica ……. —
— Mancare di rispetto a noi, che non abbiamo mai sbagliato una previsione, mai una predizione ……. —
— Mancare di rispetto a noi, che siamo il meglio dell’aristocrazia intellettuale, della raffinatezza culturale, porca vacca, il meglio del meglio ……. —
— ……. a noi, che siamo il colmo della perfezione ……. —
E le lunghe file di avvoltoi cominciarono a piangere ma, essendo uccellacci, non spargevano lacrime. Invece, cominciarono a perdere le penne.
Una lenta nevicata di piume e di penne scendeva dall’albero, una nevicata grigiastra che sapeva di sfacelo.

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L’INTERVISTA

L’INTERVISTA

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Le poltroncine, rivestite di cuoio nero, erano eleganti, intorno al grande tavolo dalla lucida superficie di cristallo. Tutta la stanza della redazione giornalistica trasudava funzionalità ed efficienza: almeno, quella dell’architetto che l’aveva progettata. L’intervistatore e il fotografo, invece, sembravano due ultrà appena reduci dalla curva sud.

Il ruolo del fotografo: scattare in continuazione foto all’intervistato, tra le quali sarebbe stata poi scelta quella che lo metteva nella luce peggiore.

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