•  
  •  
  •  
  •  

Il Soffio dello Spirito nella Storia: Maria Teresa CARLONI (1919-1983)

di Fr. Bonaventura Maria

Il racconto storico che sto per cominciare potrebbe sembrare una fiaba straordinaria o una narrazione letteraria frutto dell’immaginazione, se non avessimo tante testimonianze molto precise su una vita così fuori dal comune. Vorrei farvi respirare il profumo di una vita trasformata dall’incontro con Gesù Cristo, una vita straordinariamente attiva per la Chiesa ma sempre nella discrezione, una vita abitata dal fuoco di Dio. Devo dire che sono stato molto consolato leggendo tutti i documenti che ho potuto consultare, perché in un’epoca in cui si favoriscono le grandi adunanze e le vaste quantità di folle, ripercorrendo i documenti ho potuto seguire la trama di una vita e l’opera di un’anima che si offre nel segreto del cuore e sempre nell’obbedienza alla Chiesa.

Prima di seguire il filo di questa storia, vorrei ricordare che il XX secolo è stato riempito di tragici eventi in modo quasi continuo: rivoluzioni, persecuzioni, due guerre mondiali, ogni sorta di guerre e di dittature, in particolare i totalitarismi di Hitler e di Stalin che hanno seminato distruzioni, sofferenze e morti violente; si parla di almeno100 milioni di vittime innocenti… La Madonna a Fatima (1917) aveva predetto: “Se non si fa la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, la Russia spanderà i suoi errori, delle nazioni saranno annientate”. Questa profezia si è ampiamente realizzata.

In mezzo a questi avvenimenti tragici, dei cristiani hanno cercato di operare secondo il Cuore di Gesù con verità, compassione e misericordia. Non vorrei fare di essi un lungo elenco, ma possiamo ricordarne alcuni che sono stati riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, Suor Faustina, Padre Michele Pro, Padre Pio, Padre Kolbe, Padre Rupert Mayer e tanti altri… Maria Teresa CARLONI fa parte di questa schiera dei soldati di Cristo. Nata nel 1919 a Urbania presso Pesaro da famiglia benestante, muore nel 1983 a Pavullo presso Modena all’età di 64 anni dopo una vita colma di opere buone per la Chiesa, come poco alla volta vedremo.

A tre anni, perde i genitori ed è allevata dalla nonna materna insieme al fratello Adolfo maggiore di sei anni, con un’educazione severa. Tale educazione alimenta in lei una grande sensibilità e umanità, un’eccezionale fortezza interiore, una sincerità a tutta prova e una religiosità senza finzione.

All’età di dieci anni si trova coinvolta in discorsi indecenti e irreligiosi, da parte di persone addette alla casa, che provocano in lei uno smarrimento spirituale e le fanno perdere la pace interiore (neanche ritrovata al momento della confessione per la 1° comunione); abbandona in fine la pratica religiosa. Comincia a temere la confessione e a sentirsi indegna di frequentare la Chiesa e i sacramenti; nel frattempo cresce in lei il senso e l’amore di Dio e quello speciale per il Crocefisso e per l’Eucaristia.

A diciassette anni (1936), tenta di nuovo una confessione, ma un confessore non molto avveduto provoca in lei lo scandalo e la fa fuggire dalla chiesa; uscendo, mentre giura di non tornarci più si volge verso il Crocefisso e gli grida: “Ci rincontreremo!”. Più volte proverà a fidanzarsi, ma non volendo entrare in compromessi morali si troverà nell’obbligo di rompere il legame. Nel convitto avrà anche delle proposte disoneste da una Suora che tranquillamente continuerà ad accostarsi alla comunione la mattina seguente, provocando grande scandalo in quest’anima delicata.

Quest’anima generosa ma afflitta, cerca una via d’uscita e frequenta il corso per infermieri del Sovrano Ordine di Malta a Roma. Conseguito il diploma, comincia a lavorare e pensa di formarsi una famiglia. Siamo in piena guerra e dopo il coprifuoco si dirige verso l’ospedale Umberto I con un bravo medico, suo fidanzato. Arrivati al Ponte Sant’Angelo, una ronda intima l’alt e, senza attendere risposta o presentazione di permesso, spara. Il giovane medico cade colpito a morte, la ronda scompare e la giovane infermiera si carica il ferito sulle spalle; quando giunge alla clinica S. Giuseppe questi è già morto. La Provvidenza ha delle vie misteriose per i suoi prediletti. Tutto quello che avvenne in seguito non sarebbe successo senza questo fatto tragico.

Prosegue con impegno e pazienza la cura dei malati e dei feriti nell’ospedale; prega per loro, prega per la loro conversione. Prega, digiuna e fa penitenza per tutti quelli di cui si occupa. Rimane sempre esemplare nel suo comportamento in mezzo a tanti pericoli, fino a buttarsi dalla finestra per sfuggire alla pazza violenza di un militare. Forse a causa di questa radicalità nel comportamento ottiene la grazia di riaccostarsi alla confessione e alla pratica religiosa; un cappellano poco illuminato la rimprovera: “Non vai a Messa, non ti accosti alla comunione, sei in peccato mortale: tutto ciò che fai nulla vale”. La prospettiva di cambiare, di risorgere con la misericordia di Dio, di ricominciare la pratica religiosa, non le viene neanche presentata. Continua a essere tormentata pur mantenendo il desiderio di ricevere la comunione cui non osa avvicinarsi per paura di fare un sacrilegio. Ama l’Eucaristia e non osa ricevere il suo Dio che ama e da cui aspetta di essere amata. Questo tormento durerà a lungo, ma nel frattempo continua a dedicarsi alle cure di quelli che soffrono e hanno bisogno di aiuto.

Il giorno del bombardamento americano su San Lorenzo al Verano, mentre si sta prodigando a raccogliere i feriti le accade un episodio che è come un presagio dei suoi futuri rapporti con i Papi. Trovandosi davanti a un gravissimo ferito presso il quale indugia un “prete vestito di bianco”, Lo interpella dicendo: “Si affretti, Reverendo”. Il Papa la fissò e obbedì!  Si ritroveranno in seguito durante un’udienza per i militari feriti. Ne aveva evitate altre, poiché si vergognava di aver parlato a quel modo al Papa. Vedendola allora Pio XII le dirà: “Come mai lei non viene qua da tanto tempo?”. Confusa non trovò altra risposta che questa: “Sono stata male!”. E il Papa, di rimando: “Lei dice bugie anche al Papa!”. Maria Teresa in quel momento avrebbe preferito sprofondare sotto terra.

Finita la guerra, a ventisei anni, torna a casa, stanca, sfinita, dimagrita, nervosa… I suoi non capiscono quel che vuole. Lei lo sa, ma passa ancora molto tempo nella disperazione, nei rimorsi, nelle penitenze maceranti il corpo e l’anima… Quasi vorrebbe farla finita, perché teme più l’offesa a Dio che l’inferno. Forse sarebbe morta suicida, ma per amore al Crocefisso. Dopo la morte della nonna, disperata, esausta, dopo una settimana di preghiera e di sacrifici si avvicina (Pasqua 1951) al suo parroco di Urbania, Don Cristoforo Campana, che le ridà la pace dell’anima dopo una lunga confessione (sedici ore). Finalmente aveva trovato un sacerdote in grado di comprenderla e pronto a dirigerla. A lungo aveva cercato un sacerdote per questo scopo, ma i sacerdoti erano stati piuttosto motivo di tentazioni ed anche d’incitamento al male. Don Campana sarà ormai la sua guida.

Il 16 giugno 1951 emette nelle mani di don Campana il voto privato di perfetta castità e scrive nel suo diario: “Mi prostro oggi ai piedi del tuo altare, o Divino Redentore, per implorare de te, ancora una volta, il perdono delle mie colpe passate… Oggi ti amo: ti amo con la stessa violenza con cui un giorno ti ho odiato; oggi vedo Te in Dio, come un giorno ho veduto in Te solo l’uomo. La tua misericordia è infinita e il tuo perdono è certo”. Comincia una vita nuova, vita d’intensissima preghiera e rigorosissima penitenza, vita di carità: assiste gli ammalati nelle loro case a Milano, gli sfollati del Polesine dopo l’alluvione del 1951, i bambini tubercolosi ricoverati a Spotorno…

Si offre per la santificazione dei sacerdoti e redige uno “Statuto delle vittime”. Il segreto della sua spiritualità è vivere l’Eucaristia con Maria “donna eucaristica”. Si sottopone a lunghe veglie di preghiera, a mortificazioni e a rigide penitenze corporali con cilizi e flagellazioni; si aggiungeranno un tumore al seno, un inizio di tubercolosi e infine una decalcificazione ossea. Cominciano anche conversazioni con il Signore (gennaio-febbraio 1952) e, ogni venerdì, manifestazioni mistiche: rivive le tre ore della Passione del Signore con atroci sofferenze fisiche e spirituali.

Il Venerdì Santo, 11 aprile 1952, riceve le stimmate, molto dolorose; e il 20 dicembre 1952, il suo parroco è anche testimone delle sue nozze spirituali nella chiesa di Urbania. Maria Teresa dichiara che “Gesù accetta di essere sposo, ma vuole che la sposa sia come lui: perseguitata, calpestata, calunniata, sofferente sempre nel corpo e nello spirito”. Il 16 luglio 1953 fa voto di perpetua obbedienza alla presenza del suo Confessore e Padre spirituale. Da quel momento la Chiesa perseguitata sarà la sua missione specifica. Molte sofferenze iniziarono a intensificarsi nel suo spirito, sempre più appesantito da un’enorme tristezza. Inoltre ogni venerdì si rinnovavano le “tre ore” di agonia di Cristo in croce. Fortissime tentazioni l’assalivano e lo stesso demonio prese ad accanirsi contro di lei per farla desistere da una così importante offerta.

Il 14 febbraio 1954, nell’Anno Mariano, Pio XII, che già conosce Maria Teresa, parla per radio nel suo discorso agli infermi di una giovane minata nella salute, che si è offerta a Dio per la salvezza di molti. Dopo di che, Maria Teresa scrive al Santo Padre per dirgli di aver compiuto un lavoro di sintesi sul Diario di S. Veronica Giuliani e che stava scrivendo un libro sulla vita della Vergine intitolato: “Onnipotente per grazie e Mediatrice Universale” che sarà dedicato a Pio XII. Quest’ultimo libro (1619 p.) le fu dettato dalla voce interiore senza consultare alcun libro. Il libro battuto a macchina fu consegnato a Pio XII che lo annotò con alcune osservazioni secondarie.

Maria Teresa decide allora di offrirsi come vittima e apostola della Chiesa perseguitata. Per trenta anni, malgrado la salute precaria e l’intenso impegno ascetico, avrà un’attività frenetica in soccorso della Chiesa oltre cortina. Fonderà con don Campana la “Commissione diocesana per la Chiesa del Silenzio”. Dal 1955 affronta lunghi viaggi con avventure e pericoli, per incontrare prelati, sacerdoti e fedeli in clandestinità, reca loro conforto e soccorsi materiali, raccoglie informazioni che trasmette a Roma. Pio XII e i suoi successori che ne conoscono la vita e l’attività, scambiano con lei corrispondenza e la ricevono in udienze private. Si possono documentare anche fenomeni di bilocazione: in bilocazione infatti si recava presso i rappresentanti delle varie Chiese per concordare strategie da seguire.

Il 16 ottobre 1956, scrive il suo testamento: “L’unica mia ricchezza è stata l’Amore e di questo Amore io vi lascio tutti eredi. Vi lascio eredi del mio Credo che è anche il vostro Credo. Fate fruttare un tesoro così prezioso, non dimenticate mai la grandezza e la potenza di questa fede che sola può farvi chinare sopra i sofferenti, che sola può rendere leggera la vostra mano pietosa, che sola può darvi la forza di salire e assieme a Gesù la via del Calvario. Solo la fede cristiana della quale io sono stata sempre orgogliosa dal giorno in cui ho cominciato a conoscerla ed apprezzarla, può darvi la forza di perdonare e il diritto di essere perdonati”

Scrive anche molte bellissime preghiere in cui esprime la sua offerta totale e il suo desiderio di espiazione: “… O Regina degli Apostoli, alle tue delicatezze materne, i sacerdoti rispondano con la loro tenerezza filiale; al tuo amore con il loro amore. Si abbandonino fiduciosi nelle mani del Redentore, come Egli si abbandona nelle loro. Tutto il mio lavoro quotidiano, le mie sofferenze, le mie occupazioni, le mie contrarietà ti siano gradite affinché i sacerdoti compiano con fedeltà e con amore ogni loro dovere. Intenerisci, se fra essi vi siano, i cuori più induriti, conducili nel deserto, dove Gesù prega da solo, fa’ che non si addormentino mai e possano, quali fiori meravigliosi, trasformare il deserto squallido in una stupenda serra profumata. Siano essi il calice che rinfresca le labbra arse di Gesù, e assieme agli Angeli, portino al loro Re cibo e bevanda, affinché venga esaudito il suo grido: ‘Ho sete’ ”

Trova il tempo di scrivere un diario spirituale, “La mia Vita”, con settantasette quaderni, e trentotto altri quaderni sui paesi comunisti (1954-57) con le informazioni per Pio XII sulla situazione del clero clandestino e sulle vittime delle persecuzioni; dal 1971 al 1977 le relazioni annuali alla Segreteria di Stato. Scrive ancora articoli, meditazioni, preghiere, poesie e moltissime lettere ai Papi, a presuli, sacerdoti, religiosi… Ci sono soprattutto diversi libri pubblicati o rimasti manoscritti: “Eucaristia, Fonte di Speranza”, Minerva, 2005; “Il Diario” di S. Veronica Giuliani, Cantagalli, 5° edizione 2010…

Maria Teresa prosegue la sua vita spirituale con penitenze e notti trascorse in preghiera. A questo momento le mortificazioni fisiche le furono proibite per proteggere la sua salute; nel frattempo le sofferenze morali e spirituali s’intensificano, in particolare il venerdì.

A quell’epoca i cardinali Mindszenty e Wyszynski si trovavano in prigionia, il cardinale Stepinac al confino, il cardinale Beran con tutti i vescovi cecoslovacchi internato. I cattolici russi e ucraini, per soccorrere i loro fratelli prigionieri, erano entrati nel partito comunista per diventare carcerieri nelle nazioni soggette alla Russia. Così le prigioni avevano un certo numero di guardiani russi ma fedeli cattolici e persino preti clandestini.

Le sofferenze di Maria Teresa aumentavano e nello stesso tempo incominciò a verificarsi un fenomeno nuovo. Il Padre spirituale sentiva dire dalla “voce” che il cardinale Stepinac, confinato nel suo villaggio, assisteva con alcuni sacerdoti clandestini gruppi di fedeli, con la connivenza di guardie segretamente cattoliche. E lei si offriva e soffriva perché il cardinale potesse adempiere la sua missione. Era l’inizio del suo caricare su di sé, in modo soprannaturale, le sofferenze altrui. Aiutava anche i martiri tramite le bilocazioni che si ripetevano spesso, quasi quotidianamente.

Il Venerdì Santo 1954 si verificò la prima manifestazione del sudore di sangue. Il 6 dicembre 1954 avvenne la prima bilocazione per aiutare il cardinal Wyszynski in difficoltà in prigione. Maria Teresa entra in grandissime sofferenze per portare aiuto alla Chiesa perseguitata in particolare nei suoi maggiori esponenti. Lei non cercava queste missioni, ma le accettava per carità perché esprimevano una precisa volontà divina. Questo fenomeno mistico che si ripeterà spesso, permetterà al Padre Spirituale di entrare in contatto, ogni volta che era necessario, con i capi delle diverse Chiese perseguitate, impossibilitati a comunicare con la Sede di Pietro. In casi urgenti, permise persino di comunicare con il Papa, per chiedere disposizioni immediate. In altre parole, allorché i responsabili delle varie comunità cristiane erano impossibilitati a governarle, Gesù stesso, il Capo della Chiesa, ha direttamente preso le redini in modo misterioso ma reale, e ne ha reso partecipe il Suo Vicario che fino al 1958 fu Pio XII. Maria Teresa ne era strumento dal 1954, con bilocazione, con comunicazioni e con veri viaggi a Innsbruck, Atene, Norimberga, in Unione Sovietica e anche molte udienze (14) avvenute con Pio XII. In questo modo poteva dare al Santo Padre notizie precise prima di allora non date o risultate inesatte.

Dal 3 al 7 luglio compie un pellegrinaggio a piedi da Urbania ad Assisi. La Quaresima del 1955 trascorre in intensa preghiera svolta anche durante la notte. In questo periodo, per obbedienza compila un commento al “Castello interiore” di santa Teresa d’Avila, cui seguirà “Un Castello Interiore” della propria anima. Il Venerdì santo del 1955 si manifesta per la seconda volta il sudore di sangue.

Maria Teresa si reca a Innsbruck (5-7 giugno 1955) per incontrare i Cardinali Mindszenty, allora in prigione, e Stepinac, allora al confino, e due personaggi della Chiesa del Silenzio: F.T., ungherese artefice dell’incontro e Adolfo P. sacerdote austriaco in Ungheria. Su questo viaggio esiste un quaderno intitolato “Da Innsbruck a Roma”, consegnato a Pio XII, con una relazione dettagliata di tutto.

Il secondo viaggio fu compiuto in Grecia dal 28 luglio al 4 agosto 1955; la relazione di detto viaggio è contenuta in due quaderni consegnati a Pio XII ed intitolati: “Dalla Grecia a Castelgandolfo”. Erano presenti i Cardinali Stepinac e Wyszynski allora in prigione, e i rappresentanti della Chiesa in Unione Sovietica, Cecoslovacchia, Indocina, Bulgaria, Istria e Cina. Il punto d’incontro fu l’Areopago di Atene.

Il terzo viaggio si svolse a Norimberga (27 maggio-6 giugno 1956); erano presenti i rappresentanti della Chiesa del Silenzio, compresi i tre Cardinali Mindszenty, Wyszynski e Stepinac. Il tutto organizzato dal Cardinal Wendel, vescovo di Monaco di Baviera. In quest’occasione Pio XII fece pervenire due grosse valigie piene di lingotti d’oro da dividersi tra tutti i presenti della Chiesa martire. Il resoconto si trova in due quaderni intitolati: “Da Norimberga al Cupolone”. Il Cardinale Mindszenty comunicava anche al Papa l’identità di F.T. un giovane ungherese che conosceva bene che era entrato nel partito comunista ed era diventato vicedirettore del carcere in cui si trovava il cardinale. Era un personaggio importante del comunismo internazionale, e, come tale, manovrò passaporti falsi e uscite dalle prigioni per quelle occasioni. I Cardinali, travestiti, poterono raggiungere i luoghi di raduno. Questo fu facilitato dal fatto che F.T. conosceva tutti i carcerieri cattolici russi e del luogo. Quest’uomo coraggioso morì di tisi nel 1956 all’età di ventiquattro anni, era stato ordinato vescovo dal Cardinale Mindszensty su ordine dello stesso Papa.

Il Santo Padre, Pio XII, era sempre affabile con Maria Teresa. Gli incontri venivano  stabiliti in modo misterioso. Il Papa fissava giorno e ora per la venuta alla Stazione Termini, dove l’aspettava il Capitano delle guardie svizzere, in borghese, che si meravigliava di come il Papa fosse informato dell’ora del suo treno. Maria Teresa si tratteneva a cena con il Papa, conversavano e scherzavano un po’, e quindi, per tutta la notte, restavano in colloquio: Maria Teresa riferiva tutte le informazioni e riceveva dal Papa le indicazioni. Spesso il Papa si commuoveva. Verso le 5 del mattino, il Capitano riportava Maria Teresa alla Stazione.

Si possono documentare quattordici udienze del Santo Padre a Maria Teresa Carloni. Due volte (30 settembre 1956 a Castelgandolfo, 26 ottobre 1956 in Vaticano) il Santo Padre fu presente alle sue “tre ore di agonia”. La fece stendere sul proprio letto e rimase lì appresso in ginocchio per tutto il tempo della mistica passione.

Maria Teresa soffriva ormai quasi di continuo, tutto le diventava difficile a causa in particolare delle piaghe delle stimmate. Era sempre disponibile a soffrire e a sacrificare la vita per i peccatori. È un’anima in continua lotta tra l’amore per Dio e l’odio per il peccato. Ha un’estrema capacità di captare il pensiero altrui, non le si può nascondere nulla.

Il 17 maggio 1957 in Vaticano, l’udienza fu singolare, perché si volse alla presenza del Cardinal Wyszynski, il quale appose la sua firma sui resoconti scritti da Maria Teresa al Papa, come testimonianza della loro veridicità.

Il 22 marzo 1958 in Vaticano, Maria Teresa portò al Papa i nomi di tutti i membri del clero clandestino di tutte le nazioni, soprattutto per convalidare la creazione di nuovi vescovi. Fu inoltre in quest’udienza che il Papa dispensò dal celibato diversi padri di famiglia russi che volevano prestare il loro aiuto alla Chiesa come sacerdoti e così pure molti cinesi.

Il suo viaggio in Russia, dal 6 al 17 agosto 1958, aveva come scopo di andare a vedere i capi della Chiesa russa e ucraina, compresi i Vescovi internati nei lager della Siberia meridionale. Con l’aiuto di guardie cattoliche che si spacciavano per fervidi comunisti, ebbe la possibilità di incontrare molti vescovi, sacerdoti e fedeli delle catacombe, vale a dire nelle chiese nascoste. I cattolici rivestivano alcuni posti chiave ed aspettavano di poter chiedere la libertà. Il 29 settembre 1958 a Castelgandolfo, si svolse l’ultima udienza che durò tutto un pomeriggio. Il Papa non finiva di piangere chiedendo notizie dei suoi figli in Russia. Al momento di congedarsi, benedice Maria Teresa dicendo di modo inabituale: “Addio, figlia mia!”.

Il 9 ottobre 1958 Pio XII moriva a Castelgandolfo alle ore 3,52. Verso le tre apparve a Maria Teresa in Urbania raccomandandole la Chiesa del Silenzio. Si chiudeva un capitolo della missione straordinaria verso la Chiesa perseguitata.

Si possono riprendere, per modo di conclusione di questa tappa, le parole di Pio XII nel radiomessaggio agli ammalati del 14 febbraio (anno mariano) che esprimono bene la particolarità di Maria Teresa Carloni: “Ella non impreca, non mormora. Non chiede a Dio: ‘Perché?’. Ha sempre il sorriso sul volto, mentre conserva perenne nell’anima la calma e la gioia. Bisognerebbe chiedere a lei perché accetta di soffrire, perché ne gode, perché ha cercato i patimenti. E come a lei, bisognerebbe chiederlo a migliaia di anime, che si offrono a Dio in silenzioso olocausto”.

Il 28 ottobre 1958 è eletto Papa Giovanni XXIII. Maria Teresa gli invia un telegramma augurale, dichiarando la sua perfetta disponibilità e obbedienza. Il Papa, informato dal cardinale Wyszynski e dal cardinale Wendel (Monaco di Baviera) della missione di questa santa anima, fin dal 18 novembre approva l’opera in favore della Chiesa perseguitata e la invita a proseguire. Tra il 1959 e il 1961 Giovanni XXIII la riceve quattro volte in udienza. Crescono intanto le sue sofferenze fisiche e spirituali, specialmente nelle “tre ore” di dolorosa partecipazione alla Passione del Signore. Giovanni XXIII, preoccupato dalla sorte dei Cristiani di oltre Cortina, cerca un modus vivendi con i governi comunisti (Ostpolitik). Maria Teresa non ha quasi più sofferenze fisiche, ma delle grandissime sofferenze spirituali con un sentimento di abbandono, tristezza e tedio; allo stesso momento mantiene nell’intimo dell’anima una grande pace e serenità. Il diavolo cerca di tentarla in mille modi (1959). Troverà la forza necessaria per andare a portare consolazione al cardinale Stepinac, offrendogli un anello episcopale e comunicandogli informazioni. Con il suo aiuto renderà visita ai clandestini delle Chiese di Ungheria, Romania, Bulgaria e Albania. In seguito manderà numerosi aiuti alla diocesi di Zagabria: biancheria per il seminario, intenzioni di Messe, medicinali… Nel 1960 fa un grande viaggio di sostegno ai vescovi del Sudan, i suoi figli spirituali conosciuti in Italia durante i loro studi, i quali soffrivano persecuzione. Di ritorno dall’Africa, l’attendeva una tragica notizia: la morte del cardinale Wendel (+31 dicembre 1960), responsabile della missione verso la Chiesa clandestina dell’Europa dell’Est. Il Papa, su intervento del cardinale Wyszynski, concede allora a Maria Teresa il privilegio ad personam di aprire una cappella privata nella sua abitazione e di farvi celebrare la Messa. Nel giugno 1961 fa un viaggio a Zagabria per incontrare il cardinale Seper, andare alla tomba del cardinale Stepinac, e informarsi sulla situazione della Chiesa. Durante il Concilio prega e si offre spesso durante le tre ore del Venerdì per la Chiesa riunita a Roma. Il 1° giugno 1963 si reca in bilocazione al capezzale del Papa morente che le dice alla presenza dei cardinali Montini e Slipyj: “Ho offerto la mia vita per il Concilio e per la Chiesa del Silenzio. Ora muoio, ma tu devi vivere”.

Paolo VI che conosceva bene Maria Teresa quando era Sostituto alla Segretaria di Stato, fu eletto Papa nel 1963 e le conferisce in dicembre l’onorificenza “Pro Ecclesia et Pontifice”. Poi, ricevendola in udienza il 24 febbraio 1964 le dice: “Approvo, benedico, incoraggio e supplico di continuare, secondo le direttive date dal mio predecessore Pio XII in favore della Chiesa perseguitata…Desidero solo essere informato per imporre il mio sigillo di approvazione nota anche ai posteri”. E le concede il privilegio di conservare l’Eucaristia nella cappella privata di Urbania. La riceverà in udienza ancora nel 1973 e nel 1976 e la supplicherà di pregare per lui. Maria Teresa compie molti viaggi per informarsi sul posto: in Polonia nell’estate 1963 su invito del cardinale Wyszynski per cercare di trovare una soluzione per la nomina di un vescovo in Ucraina. Poi torna a Urbania, dove molti vescovi di oltrecortina vengono a trovarla. Molto spesso viene il cardinal Seper che assiste alle “tre ore” del venerdì. Il diavolo le fa molti attacchi con ustioni, colpi, cercando anche di metterla per terra quando sta per essere ricevuta dal Santo Padre.

Prima dell’udienza, il Padre Spirituale la mandò in bilocazione nei paesi di oltrecortina che non erano rappresentati da alcuno al Concilio, affinché chiedesse se avevano qualche cosa da comunicare al Papa. Il cardinale Mindszenty fece sapere di non voler essere richiamato in Italia come era avvenuto per Mons. Slipyj. Gli altri vescovi pregavano il Sommo Pontefice di riconoscere le consacrazioni clandestine ammesse da Pio XII.

Maria Teresa continua a offrirsi e a soffrire per i sacerdoti: “Desidero solo che tanto soffrire renda più forti i martiri e converta i peccatori”. Accetta la paura del dolore, la desolazione dell’anima e l’abbandono divino, come riparazione. Nel settembre 1964, riprendono i lavori del Concilio. Prima della riapertura va in bilocazione per raccogliere informazioni: Corea e Indocina dove le forze cristiane sono compatte nonostante la fame e le deportazioni, in Lituania, Lettonia, Estonia dove vi sono grandi difficoltà (deportazioni), hanno provato i cristiani (Nicola Saïdunate…), in Siberia dove muoiono numerosi, in Cina dove l’apostolato è molto fervente ma a circolo chiuso, in Russia e in Ucraina dove i cristiani e i sacerdoti vivono in clandestinità, in Germania orientale dove la Chiesa stenta a rifiorire.

Sempre in bilocazione, avverte Paolo VI dei nomi di quelli che erano stati ordinati clandestinamente. Riprende i suoi veri viaggi; in particolare nell’agosto 1965 va in Polonia e vi incontra alcuni vescovi clandestini che saranno riconosciuti in seguito. Dopo la liberazione del cardinal Wyszinski, questi nomina i vescovi che sono spesso ex-prigionieri, dunque provati. Di ritorno a casa sua, il 29 agosto 1965, riceve la visita del cardinale Beran che gli apporta il permesso di aver il Santissimo nella sua cappella.

Con la ripresa del Concilio, il Padre Spirituale le fa riprendere il ritmo delle “tre ore” del venerdì. Intanto le notizie del Sudan sono drammatiche. L’8 dicembre 1965, festa dell’Immacolata, si conclude il Concilio e i vescovi ritornano nella loro diocesi. Dopo una distensione apparente, il materialismo riprende la persecuzione subdola. I contatti diplomatici attraverso pastori non sempre esemplari metteranno la Chiesa delle Catacombe nelle prove e dunque avrà bisogno ancora di più di preghiere, di sacrifici, di offerte. Il dialogo “ad ogni costo” darà pochi risultati positivi in mezzo a tradimenti e atti eroici.

Con il nuovo anno 1966 arrivano incertezze e sofferenze per un futuro che si configura all’orizzonte buio, con poche speranze e molte illusioni. Maria Teresa scrive nel suo diario: “Non c’è che una certezza: l’aiuto del Signore. È certezza grande e consolante, ma quanto è difficile uniformarsi incondizionatamente alla sua volontà. Eppure, se si arrivasse a questo, ogni croce sarebbe più leggera e ogni peso molto soave”. In quel contesto la visita del cardinale Beran che viene a pregare per un’ora di adorazione nelle sua cappella privata, è di grande consolazione. Il cardinale poi la fa portare a Roma per essere curata in una clinica. Appena arrivata, anche il cardinale Slipyj, fedele amico, le telefona per aver sue notizie. Ritornerà a Urbania soltanto all’inizio di marzo. A maggio il cardinale Seper viene a celebrare nelle sua cappella ed anche il vescovo Anacleto Cazzaniga. Il cardinale Beran le è sempre vicino nelle prove della salute che richiedono molte cure.

Il 9 settembre 1966, parte per la Jugoslavia con passaporto valido sia per la Polonia che per la Bulgaria. In mezzo a molte sofferenze spirituali riesce a compiere una missione-lampo nel sud della Jugoslavia, fino ai confini con l’Albania per incontrare due vescovi clandestini, uno dell’Albania e l’altro del Montenegro. Il vescovo albanese era camionista e faceva la spola con la Jugoslavia, ciò che gli permetteva di tenere il contatto e di ricevere aiuti, mentre i due vescovi regolari erano impediti, e la grande maggioranza dei cattolici era diventata ortodossa. L’altro vescovo clandestino per il Montenegro e la Dalmazia le parlò della grande miseria nella quale vivevano i sacerdoti clandestini.

Poi andò in Bulgaria, dove trova una chiesa schiacciata e in agonia: il catechismo è proibito, i seminari non possono esistere, i cristiani e il 90 % dei sacerdoti vengono messi in prigione e torturati. Tutto ciò accade per opera del Patriarca ortodosso che denuncia i cattolici e la loro gerarchia. I vescovi cattolici Kurtev e Kokov vivono in una sola stanza, in grande miseria. Al ritorno in Italia Maria Teresa aveva come missione ricevuta da questi due vescovi di trasmettere personalmente al Papa Paolo VI alcuni documenti segreti e delle informazioni a viva voce. Dopo un mese di attesa, non ricevendo risposta dalla Segreteria di Stato per un’udienza al Santo Padre, tramite il cardinale Beran fa pervenire al Papa una lettera di tono assai forte per ottenere il sostegno alla Chiesa perseguitata e provata. Quest’opposizione della Segreteria di Stato sarà un motivo di grande tristezza e di grandi sofferenze. Finalmente sarà ricevuta dal Papa (19 gennaio 1967) che la riceverà con grande bontà e cordialità, e l’ascolterà a lungo sulla sua missione pregandola di continuare. Quando vedrà la sua lettera sul tavolo di Paolo VI, gli chiederà di riprenderla, ma il Pontefice risponderà: “No, lasciala qui. Quando un Papa muore c’è un po’ la mania di farlo santo. Quando vedranno questa lettera dopo la mia morte, non mi faranno più santo”. Poco dopo il Papa faceva pervenire aiuti alla chiesa di Bulgaria per tramite del cardinale Testa, Prefetto della Congregazione Orientale.

Nel 1967 trova il tempo di scrivere una vita di san Giosafat (+ 1623) di cui la prefazione è scritto dal cardinale Slipyj per cercare di ricomporre l’unità tra cattolici e ortodossi intorno al Vescovo di Roma.

Nel luglio 1967 va di nuovo in viaggio in Ungheria per visitare sacerdoti conosciuti e un vescovo clandestino. Questi la pregano di far rapporto a Roma sul triste stato in cui versa la loro Chiesa a causa della divisione del clero tra collaborazionisti e oppositori del regime materialista ateo.

Nel gennaio 1968, Paolo VI chiamò a Roma il cardinale Franjo Seper per presiedere al dicastero della Dottrina della Fede. Rapidamente il suo soggiorno romano attenuò in lui la problematica e la sensibilità verso la Chiesa perseguitata. Ciò dispiacque non poco a Maria Teresa. Il mese di febbraio lo trascorrerà a Roma in dolori intensi; avrà la consolazione delle visite dei card. Beran e Seper, poi di un autografo di Paolo VI che manda Mons. Gabriele Montalvo a chiedere sue notizie. A maggio va in Jugoslavia per aver notizie della situazione religiosa in Albania che è sempre più difficile: i sacerdoti sono sbandati o fuggiaschi; non ci sono notizie precise dei due vescovi. Ad agosto l’esercito russo entra in Cecoslovacchia, Maria Teresa si offre totalmente in riparazione per la Chiesa perseguitata. Avrà la gioia di ricevere un Vescovo inviato dal cardinale Wyszynski venuto per avere sue notizie, poi verrà Mons. Stefano Trochta (futuro card.) il quale aveva passato ventuno anni in prigione!

Dal 1969 al 1977, la vita di Maria Teresa Carloni cambia radicalmente: scompaiono i fenomeni straordinari delle tre ore e le stesse stimmate. Sono sostituiti da una preghiera unitiva e uno stato estatico quasi permanente. Gli assalti demoniaci accompagnano la dimensione spirituale di sacrifici e offerta, ed anche la dimensione mistica di straordinari interventi in bilocazione o comunicazioni con i cristiani perseguitati nei lager sovietici. Non riesce più a scrivere il diario spirituale che sarà continuato dal suo Padre Spirituale.

La malattia e la morte del cardinale Beran (18 maggio 1969) furono causa di grandi sofferenze e tristezza. Il Sinodo dei Vescovi a fine ottobre causò molto dolore a Maria Teresa, perché le sembrò che in quelle riunioni si discutesse troppo e si pregasse poco. L’irenismo e la debolezza nel correggere la fecero molto soffrire. Mentre digiunava severamente durante l’Avvento 1969 rimproverò a un cardinale che si curava poco della situazione di miseria della Chiesa nei paesi dell’est, di ricevere con tranquillità il doppio stipendio di dicembre mentre tanti suoi confratelli dell’Episcopato si trovavano in Siberia senza il necessario e altri soffrivano la fame. Erano manifestazioni di carattere cateriniano (come Caterina da Siena) che facevano pensare ad alcune frasi del santo Padre Pio.

Malgrado tutti i problemi di salute che la fanno soffrire molto, prosegue la stesura della traduzione dal ceco della biografia del cardinale Beran. Quest’ultimo ogni tanto si manifesta con la voce per completare lo scritto, o per proteggerla da pericoli: il 12 maggio 1969 sente una voce che le suggerisce di togliere quei petali cadenti ai tulipani dell’altare. Appena giunta all’altare, una bottiglia gettata con enorme violenza rompe i vetri della finestra della cappella che cadono dove era poco prima.

Il 9 ottobre 1969, per l’anniversario della morte di Pio XII, il defunto Papa, le appare vestito di rosso. Allora chiede: “Perché non sei vestito di bianco?”. Egli risponde: “Perché tu ami i martiri e non ‘il clero’. Sei anticlericale, ma ti comprendo. La colpa non è tua. Tu non sei che una vittima. Anch’io sono stato al termine della vita un anticlericale. Essere anticlericale oggi significa essere contro i preti che non sono preti, e non contro Iddio e il clero che Lo difende ancora”. Allora Maria Teresa replica: “Ma dove sono questi preti?”. Ed egli afferma: Ce ne sono troppo pochi, anche se di preti nel mondo ce ne sono troppi! Buona notte!”.

Il 16 ottobre, un venerdì, il Padre Spirituale fu avvisato che, dopo un’interruzione di qualche anno, stava per riprendere le tre ore del venerdì. Il motivo era che i mali del mondo aumentavano e le defezioni dei consacrati gravavano sulla divina giustizia. La vittima riparava e impetrava dunque misericordia.

Nel marzo del 1970, Maria Teresa va in Jugoslavia dall’arcivescovo di Lubiana Mons. G. Pogacnik e dall’arcivescovo di Zagabria Mons. F. Kuharic, successore del card. Seper, ma che tiene contatto con il clero clandestino e lo sostiene perché è povero di mezzi ma ricco di fede. A fine aprile riceve la visita di un vescovo di Boemia, Mons. Giuseppe Hlounch che ha subito sedici anni d’internamento. Il 2 e 3 novembre il cardinale Wyszynski viene a Urbania e celebra la messa nella cappella privata di Maria Teresa. Sempre paterno, scriverà in seguito per ringraziare “la diletta figlia”. Il 31 dicembre in modo soprannaturale il Padre Spirituale era informato sulla situazione di diverse Chiese clandestine: 1) Il card. Mindszenty si trovava a disagio nell’ambasciata americana; 2) Un vescovo russo clandestino avvisava che la situazione era peggiore che ai tempi degli zar e che aveva ordinato un giovane Ucraino come vescovo; 3) Il card. Wyszynski avvertiva che dopo la rivolta di Danzica erano stati arrestati molti padri di famiglia; 4) Il vescovo clandestino della Cina informava che la Chiesa rifioriva. Maria Teresa si offriva per tutto questo e soffriva molto, ma più di tutto desiderava che i consacrati ritrovassero la via smarrita dell’obbedienza, dell’umiltà e della fede.

Nel 1971, continua a offrirsi e a soffrire per le deviazioni di molti consacrati. Sostiene pubblicamente il suo Vescovo ingiustamente attaccato da una parte del suo clero. Il diavolo la tenta fortemente (febbraio) per farla disperare della sua salvezza. Il 12 marzo l’Osservatore Romano annuncia con poche righe la morte del vescovo di Rito bizantino, suo caro amico, Mons. Cirillo Kurtev, mentre è dato rilievo nello stesso giorno alla morte del Patriarca ortodosso di Sofia, Cirillo, noto per la sua ostilità ai Cattolici. Il cardinale Wyszynski telefona dalla Polonia a Maria Teresa, con paterna bontà, per consolarla di questa ingiustizia. Nel luglio 1971, Maria Teresa parte con il Padre Spirituale e altri due sacerdoti per la Cecoslovacchia. A Praga prendono contatto con Mons. Tomasek, il vescovo quasi prigioniero nell’episcopio il quale è obbligato ad accendere una radiolina per disturbare i microfoni della polizia, per parlare più liberamente: “La nostra è veramente Chiesa del Silenzio, perché più nulla è possibile fare fuori delle chiese e poco dentro le mura degli edifici sacri. Non possiamo fidarci che di pochissimi e siamo controllati in ogni movimento. Si teme ancora il peggio. Cerchiamo di fare il possibile per la Chiesa e abbiamo fiducia solo nel Signore”. I visitatori consegnano al vescovo tre libri di preghiera di rito orientale, affidati loro dal cardinale Slipyj e che Maria Teresa, passando il confine, aveva ben nascosto. Mentre con la guida di un Canonico poco affidabile (ma che parla italiano) fanno la visita della città, Maria Teresa riesce a incontrare un vescovo clandestino che faceva l’impiegato. Questi le affida una relazione sulla Chiesa Clandestina, mentre Maria Teresa gli consegna aiuti di denaro “per i sacerdoti poveri e bisognosi”. Poi fanno visita al vescovo ausiliare, Mons. Matousek, che, dopo lunghi anni in prigione, svolgeva unicamente funzioni di parroco, e gli portano un aiuto sostanziale. In seguito, rendono visita al vescovo Stefano Trochta che viveva in grandissima povertà, e cominciano a parlare con la necessaria radiolina accesa.  Mons. Trochta, uomo forte e coraggioso era inseguito dalla polizia anche durante i suoi viaggi a Roma. Era molto preoccupato perché il governo voleva riprendere il controllo dei sacerdoti attraverso l’associazione chiamata “preti per la pace”. Di ritorno a Roma Maria Teresa inviò una relazione alla Segreteria di Stato, ma non parla dei clandestini per prudenza, non sapendo in quali mani questa relazione posse capitare.

Il 28 settembre, il cardinale Mindszenty era arrivato a Roma contro la sua volontà. Chiamò Maria Teresa per essere sostenuto in quella terribile prova, non volendo rimanere in Vaticano nonostante tutto l’affetto manifestato da Paolo VI. La politica aveva avuto il sopravvento e questo lo tormentava più che il martirio fin lì subito in patria.

Il 22 ottobre Maria Teresa incontra diversi Padri sinodali dell’Est e in particolare il cardinale Slipyj che si confida con lei e racconta alcune delle tante sofferenze subite per amore della Chiesa in Siberia.

Nel 1972, fa portare dal cardinale Seper il libro sul cardinale Beran: “Il Cardinale Scomodo”. Paolo VI allora si lamenta di non vedere l’autore, Maria Teresa, e chiede di riceverla in udienza; la quale avrà luogo un anno dopo! Intanto la situazione in Cecoslovacchia peggiorava e così pure in Ucraina, mentre il cardinale Mindszenty era tormentato per aver lasciato la patria; Maria Teresa portava, nella preghiera e nell’offerta, il peso di queste grandi prove fino al punto di pensare di arrivare vicino alla morte. Ad agosto, su invito pressante del cardinale Wyszynski, si reca in Polonia con il Padre Spirituale, incontra sacerdoti ucraini clandestini poveri (piove sul loro letto) ma pieni di fede, poi vanno a Czestochowa per incontrare il cardinale Wyszynski. Quest’ultimo espone la sua preoccupazione per la lotta ideologica contro la fede, e lo sforzo d’indottrinamento ateo degli operai. Affiderà pure a loro dei documenti per le varie Congregazioni romane e li porta a visitare la Città dell’Immacolata di Padre Kolbe. Di ritorno in Italia cercheranno di portare aiuti in Romania secondo il desiderio di Paolo VI, ma senza grande successo per mancanza di persona idonea. Gli ultimi mesi dell’anno sono pieni di dolori fisici, ma Maria Teresa non perde mai calma e serenità, perdona sempre a chiunque le abbia fatto del male.

L’anno 1973 si apre con un’operazione al piede, poi con dei dolori allo stomaco, ma soprattutto con una grande tentazione di aver vissuto inutilmente e senza scopo, con il rimpianto di non essersi dedicata al servizio dei malati in ospedale come aveva fatto in tempo di guerra. Il 30 gennaio aveva fatto consegnare una relazione generica sulla Chiesa perseguitata, nelle mani di Mons. Benelli, ma il 28 marzo insieme con il Padre Spirituale consegna una relazione riservata al Papa che promette di leggerla personalmente. Un altro grande dolore le viene dalle troppo numerose dispense al celibato dei preti, e dai preti africani beneficati da Maria Teresa e poi passati a nozze con musulmane!

Nel mese di dicembre, nonostante la debolezza, riparte in bilocazione per aiutare dei cristiani lituani in Siberia e tra questi alcuni sacerdoti clandestini e un giovane vescovo consacrato da un vescovo morente. Vi è pure il caso di un sacerdote consacrato vescovo da una delle guardie che era vescovo clandestino. A tutti questi riuscirà a far pervenire dei pacchi di cibo e di ostie. Il giovane vescovo appena consacrato rimarrà sul posto anche oltre la fine del suo tempo di condanna per non abbandonare i cristiani del gulag!

Nella notte tra il 4 e 5 febbraio 1974, Maria Teresa sentì una voce gridare: “Maria Teresa, Maria Teresa sono divenuto un nulla!”. Il cardinale Mindszenty, in esilio era stato deposto da Primate e da Arcivescovo di Estergom. Maria Teresa ebbe un grande dolore in comunione con il Cardinale; le sembrava di sentire le parole di Cristo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Il 6 aprile moriva il cardinale Trochta dopo 5 ore di colloquio con il rappresentante dei culti, feroce comunista e ubriacone. Il suo caro e paterno amico aveva finito di soffrire.

Durante l’anno 1975, s’indebolisce sempre di più e offre tutto senza lamentarsi. Nelle prove compie una salita spirituale notevole. Il 3 settembre ha una chiara visione del Cielo, del Purgatorio e dell’Inferno. A ottobre e novembre il diavolo si fa sentire per provocare confusione. Viene informata misteriosamente sulla triste situazione dei vescovi di Cina, nominati da Pio XII, i quali avevano consacrato altri buoni vescovi prima di essere presi e ridotti alla fine.

L’anno 1976 è segnato da diversi interventi a favore della Chiesa Clandestina e in particolare da diverse bilocazioni per aiutare dei cattolici intrappolati in una miniera crollata in Bielorussia; lei riesce a fare una breccia per liberarli, poi li aiuta tutti a ritornare di nascosto nella loro patria, perché erano stati considerati morti dai loro guardiani. Li aiuta a passare le frontiere di nascosto e procura loro viveri; vi sono tra di loro anche diversi sacerdoti. È certo che tutti questi avvenimenti si ottengono con le sofferenze accettate.

Nel gennaio 1977, il Padre Spirituale porta il resoconto annuale a Mons. Benelli ma Maria Teresa non desidera incontrarlo e rimane a Urbania. Invece è sempre pronta a venire per incontrare i vescovi di oltrecortina. Il 14 aprile, suo fratello Adolfo muore di cancro e Maria Teresa ha la consolazione di sentire le parole di Gesù: “Ha meritato di salire con me”. L’8 dicembre riceve un insegnamento che la fa soffrire: “Troppe Sante Comunioni fatte con superficialità! Troppe confessioni fatte con leggerezza! Troppo facilmente si assolve senza debitamente ammonire e porre il penitente di fronte alle proprie responsabilità!”.

L’ultimo periodo della vita terrena di Maria Teresa Carloni si potrebbe riassumere in: sofferenze morali e sofferenze fisiche che progressivamente aumentano e le procurano un autentico Calvario. Il 6 agosto 1978 Paolo VI muore a Castelgandolfo dopo poche ore di agonia; Maria Teresa fa subito celebrare una Santa Messa nella cappella privata. L’indomani ha la sensazione che Paolo VI sia andato in Paradiso, dopo un tempo brevissimo in Purgatorio. Il 9 agosto Paolo VI le appare dicendo: “Non temere! Il futuro Papa ti aiuterà per la tua opera!”.

Tramite il cardinale Slipyj, Maria Teresa si rivolge anche a Giovanni Paolo I, nell’anno dei tre Papi (1978), chiedendo benedizione e aiuto per la Chiesa perseguitata. Ma il Papa muore il 28 settembre 1978.

Quando è eletto Giovanni Paolo II, Maria Teresa è lieta perché l’ha già conosciuto a Cracovia. Dopo aver esaminato la documentazione lasciata da Pio XII, il Papa la riceve il 20 gennaio 1979, e poi nel febbraio e nel luglio 1980. In seguito, Maria Teresa dovrà rinunciare all’udienza di dicembre perché troppo debole. Il Papa si informa ripetutamente sulla sua salute; poi fa venire il suo Padre Spirituale, Don Campana, per concelebrare nella sua cappella privata (24 dicembre 1981) e informarsi sull’azione svolta in favore della Chiesa martire e sulla salute di Maria Teresa. Ormai per lei si avvicina la fine della vita terrena. I fenomeni soprannaturali spariscono, ma rimangono i dolori e le sofferenze.

La corrispondenza di Maria Teresa è molto ricca in particolare con i cardinali Stepinac, Slipyi, Wyszynski, Beran, Mindszenty, Seper, Trochta, ma anche con numerosi vescovi, sacerdoti clandestini e laici. Compie molti viaggi per portare soccorso alla Chiesa afflitta, e quando non può andarvi normalmente, vi si reca in bilocazioni che sono spesso documentabile. Il 17 gennaio 1983 si spegne all’ospedale di Pavullo (Modena), dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi. Le sue spoglie sono trasportate nella sua cappella d’Urbania, dove don Campana celebra per l’ultima volta la Messa.

Maria Teresa ha compiuto fino in fondo la sua missione per sostenere la lotta e la fedeltà dei confessori della fede. Per terminare vorrei citare un passo del suo diario spirituale che inquadra bene la sua persona e la sua opera: “Ho sofferto moltissimo, ma più soffrivo, più sentivo di poter soffrire ancora. Ho creduto di poter comprendere perché i perseguitati, i martoriati per la confessione in Cristo di fronte al martirio sanno resistere… Il martirio ben sopportato è eroismo nel campo umano, ma, trasportato nel soprannaturale, è condizione normale di colui che può dire: ‘Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).”

 

Bibliografia:

“Il Soffio dello Spirito nella Storia”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, edizioni Minerva , Bologna, 2004; introduzione Card. Tomas Spidlik.

“Una Donna nel Cuore della Chiesa”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, edizioni Minerva, Bologna, 2003. Lettere a Maria Teresa Carloni.

“Maria Teresa Carloni, Apostola della Chiesa Perseguitata”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, Tipografia Grifo, Perugia, 2005.

“Eucaristia, Fonte di Speranza”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, edizioni Minerva, Bologna, 2005.

“Lettere dal Martirio Quotidiano, Luigi Stepinac”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, Associazione Editoriale Promozione Cattolica, Vigodarzere (PD), 2009.

“Martirio e Speranza, Il Carisma di Maria Teresa Carloni”, Alberto di Chio e Luciana Mirri, edizioni Frate Indovino, Perugia, 2009.

“La Civiltà Cattolica”, Quaderno 3760, 17 febbraio 2007, p. 352-359, Giuliano Raffo s.j. .

– “Maria Teresa Carloni, voce delle Chiese del silenzio”, articolo pubblicato su Avvenire il 22 07 2006.

“Via Crucis” Maria Teresa Carloni, edizioni Minerva, Bologna 2008.


  •  
  •  
  •  
  •