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Dov’è lo splendore della città deserta? Chi ha spento i canti e il rumore?

Dove le vetrine luccicanti, dove l’oro e i diamanti?

A chi venderemo i nostri profumi, i nostri tessuti, i nostri ricchi vestiti?

Dov’è l’oro, dov’è il denaro potente e frusciante?

Era tutta un’ombra? Era un’ombra che passa e dilegua?

Ritornerà, risvegliata dal lamento degli scarsi superstiti sulle vuote rovine?

Sai tu dove si nasconde la gloria e l’orgoglio?

Cos’è tutto questo biancore? Sono forse ossa di gente che un tempo era viva?

Passata è l’ombra della loro esistenza, e pensavano di essere eterni.

Ricchezza e potere avevano, e ad un tratto la loro ombra passò e non fu mai più veduta su questa terra.

In se stessi credettero di trovare forza ed orgoglio da sfidare il Cielo.

Ma il Cielo rise di loro e in un attimo la loro ombra dileguò.

Padroni di un infimo frammento dell’universo, della loro scomparsa nessuno si accorse.

Anime nude restano di loro, spogliate di ogni potere e dignità.

Troppo tardi apersero i loro occhi sull’abisso spalancato a inghiottirli, dal quale mai più faranno ritorno.

Sulle rovine del loro impero sibila il vento e cade la pioggia.

Sulle loro anime fu pronunciato giudizio, senza appello e senza ritorno.

Passata è l’ombra di questo mondo, ed ecco era fumo ed inganno.

Ma chi è quel teschio che guarda con occhiaie vuote, che digrigna con bocca ormai muta per sempre?

Eccolo, il grande filosofo che dall’alta cattedra tuonava che Dio non esiste e che l’uomo dev’essere padrone del proprio destino.

E quell’altro teschio distorto e schiacciato?

Non l’abbiamo forse, non molto tempo fa, udito proclamare che l’estasi dei sensi è l’unica cosa che importa? Che tutto è relativo? il sesso? la generazione? la famiglia? che l’attimo fuggente può essere afferrato e trattenuto immobile, perché alla morte non si deve pensare, perché il Giudizio è una favola, perché dobbiamo esser padroni del nostro destino?

Ma chi è quella polvere, che un giorno fu un teschio, di mitria e di triregno coronato?

Ecco colui che pontificava di accordo e alleanza col mondo, perché la potenza del mondo non conosceva ostacoli, e l’accordo era cosa immutabile e sicura, che avrebbe posto fine ad ogni differenza e conflitto; perché cercare la Verità era vano agitarsi, e una federazione di culti avrebbe assicurato pace e tranquillità senza più timore.

Ecco tutto risolto all’ombra del grande architetto.

Seduti intorno a tavole imbandite, i futuri scheletri l’un l’altro si sorridevano e levavano i calici al futuro mondo di pace eterna, all’eternità umana che dura un istante, che si leva orgogliosa come cedro del Libano, e domani è ombra passata e dimenticata, mentre animali striscianti si attorcigliano intorno alle rovine.

Passata è l’ombra di questo mondo, la polvere la ricopre, polvere di polvere, cenere di cenere, putredine di putredine.

Ecco il destino del mondo che su se stesso ha fondato la propria fede, la propria speranza vuota di carità.

Poco tempo resta ancora, prima che tutto questo avvenga.

Poco tempo ancora, prima che tutto ciò, e molto di più, e molto più grave orrore discenda sul mondo, ma occhi non cercano, orecchi non ascoltano, cuori non si piegano, preghiere non si sciolgono, mani non si innalzano a Chi ancora potrebbe risparmiare l’orrore.

Ma non avverrà, e chi ha rifiutato la misericordia, chi ha sputato sugli ammonimenti, chi ha deriso le profezie, verrà pesato e trovato mancante.

Non avete voluto la carità paziente che ha aspettato e aspettato un segno di pentimento, una scintilla di comprensione, un moto di amore, anche minimo.

E dopo ciò non resta che la giustizia.

Con potenza grande la giustizia abbatterà le torri orgogliose che si levavano a sfidare il Cielo, farà strame dei consigli segreti che sognavano di soggiogare la Verità, di rendere tutto volatile, tutto relativo e soggetto alle passioni incontrollate.

Non avete compreso, non avete voluto ascoltare il consiglio mite dell’umiltà, perché vi credevate forti e invincibili, perché la stessa suprema autorità che avrebbe dovuto annunciare il Verbo vi dava ragione e vi incoraggiava a perseverare sulla via larga, la via facile che sfocia nell’abisso.

Vi inghiottirà l’abisso e il vostro nome sarà nome di obbrobrio e sarà dimenticato. Non avrete più nome, ma solo l’urlo disperato che sale dall’abisso.

Deserta è la città, deserte le città del mondo, le città di Caino, dove il Nome Altissimo era bestemmiato, ed ecco sono divenute deserti, dove si annida la serpe e il pipistrello, dove stanno sepolti tutti i vostri disegni, tutti i vostri piani, tutte le vostre passione oscene, tutte le vostre speranze.

Un mondo nuovo risorgerà dalle ceneri, dove il vostro nome non sarà ricordato, neppure per esecrarlo, dove un solo Nome sarà ricordato, un Nome che non potrà mai essere cancellato per tutti i secoli dei secoli.


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