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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Uno spettacolare studio scientifico che porta nuove conferme a L’EVaNGELO COME MI E’ STATO RIVELATO di Maria Valtorta.

LIBERATO DE CARO (2015), I cieli raccontano, Vol. 2°. Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta attraverso l’Astronomia, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

 

 

 DE CARO L. (2015) I cieli raccontano. Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, vol. 2°, Prefazioni di Nicola Bux e Fernando La Greca, pp. 529.

Ogni episodio dell’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta è concatenato a quello che lo precede e lo segue da espliciti riferimenti, come “sette giorni or sono”, o “tre giorni fa” o “ieri”, o “domani”, o “il mattino di poi”, e la concatenazione appare perfetta anche se i diversi episodi furono scritti a mesi o anni di distanza, senza seguire alcun ordine, e spesso il più antico venne registrato per primo, e i diversi episodi vennero assemblati solo in seguito. Il fisico Liberato De Caro, del CNR, operando mediante effemeridi computerizzate sui dati astronomici inconsciamente introdotti dalla Valtorta nell’Evangelo, ha potuto datare con sorprendente precisione ogni avvenimento narrato.

Risultati analoghi a quelli del De Caro erano già stati ottenuti dal Lavère la cui opera, insostituibile per quanto riguarda l’analisi dei dati geografici, storici e archeologici (come nel caso città ed edifici perfettamente descritti dalla veggente e scoperti dopo la morte di lei, confermando in modo straordinario la narrazione valtortiana), commette tuttavia un vistoso errore nelle ricostruzioni astronomiche. Infatti, nel datare i diversi avvenimenti, ha trasformato le date del calendario lunisolare ebraico in date del calendario gregoriano, mentre al tempo di Gesù era in uso quello giuliano, che era allora già due giorni avanti rispetto al gregoriano, e questa discrepanza finisce per viziare l’intera ricostruzione della sequenza cronologica del Lavère, come pure quella dell’Aulagnier che l’ha preceduta, e su cui il Lavére in parte si basa.

Per i due autori francesi, la Crocifissione va datata al 30 d.C. e la nascita del Redentore al 5 a.C., e il resto delle loro ricostruzioni presentano quindi consistenti incongruenze dovute al sistematico spostamento di due giorni, per cui, ad esempio, giorni di normale attività sembrano incongruamente cadere di sabato. Il De Caro, al contrario, basandosi sulla descrizione del cielo notturno a Gadara come punto di riferimento ben datato, ha potuto dimostrare che la crocifissione può aver avuto luogo solo nel 34, escludendo sia il 30 che altri anni, ammettendo i quali si creerebbero numerose discrepanze con altre date importanti del ministero pubblico di Gesù, non più congrue con le osservazioni delle fasi lunari e di altri fenomeni celesti (come la posizione del sole nello zodiaco, tenendo conto della precessione degli equinozi), che appaiono dalle descrizioni valtortiane, e con altri dati desumibili dallo stato di maturazione dei raccolti indicanti la stagione in cui un particolare episodio si svolge.

Una singolare coincidenza segnalata dal De Caro è il fatto che la veggente ebbe la prima visione dell’Evangelo il 23 aprile 1943, una visione della crocifissione, che pare sia proprio il giorno in cui, 1909 anni prima, ebbe luogo la crocifissione stessa, il 23 aprile del 34 d.C. Una data così alta, ossia una Pasqua al 25 aprile, cui corrisponda il Venerdì Santo al 23, è un evento rarissimo, che può verificarsi solo se il giorno dell’equinozio di primavera, il 21 marzo, cade di domenica ed è un giorno di luna piena col 100% del disco illuminato. Un evento del genere avviene circa una volta ogni 125 anni: si verificò nell’anno 34 e nel 1943, appunto. Per trovare casi analoghi recenti di Pasqua al 25 aprile occorre tornare indietro al 1878 e al 1734. Altra curiosa coincidenza: il 23 ottobre 1947, Gesù disse alla veggente che proprio in quell’anno ricorreva un centenario dell’Assunzione di Sua Madre. L’analisi astronomica conferma infatti, come data del pio transito della Santissima Vergine, proprio il 47 d.C.

La ricerca del De Caro conduce ad un quadro degli avvenimenti che conferma pienamente la Scrittura, risolvendo apparenti incongruenze nei Vangeli canonici, come quello riguardante il doppio arresto del Battista (i sinottici fanno riferimento al primo arresto, Giovanni al secondo), e confermando le date liturgiche più importanti, che appaiono coincidere in modo sorprendente con quelle tramandate dalla Tradizione. È come se, attraverso il linguaggio degli astri, non riconducibile in alcun modo alle conoscenze e alla consapevolezza di Maria Valtorta, Qualcuno avesse voluto lasciarci un messaggio, richiamando la nostra attenzione sulla vitale importanza dell’incontro liturgico e sacramentale col Cristo. Come ricorda Don Nicola Bux nella Prefazione, la Costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II insegna che la Liturgia è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù”.

Di fronte a questi eccezionali risultati non è più possibile basare il giudizio sull’Opera valtortiana su valutazioni soggettive di stile o d’altra natura. Oggi occorre confrontarsi con dati oggettivi il cui carattere probante, col procedere degli studi, si fa sempre più sorprendente. Domani sarà ancora più difficile sfuggire all’accumularsi di studi scientifici sempre più precisi. Anche questo nuovo volume del De Caro, il secondo della serie, annuncia un terzo volume con altre eccezionali sorprese.

EMILIO BAIGINI


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