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RICORDO DI MADRE LUCIA DE GASPERI NELLA RICORRENZA DEL CINQUANTENARIO DELLA MORTE

 Madre De Gasperi

Ho frequentato l’Assunzione di Genova dal 1952 (asilo) fino alla maturità classica (1966). Madre Lucia De Gasperi (della quale ricorre quest’anno il cinquantenario della morte: 1966-2016) era insegnante delle “grandi” (ginnasio-liceo). Nel 1962 ricorrevano i quindici anni di entrata all’Assunzione di Madre Lucia e nello stesso giorno della sua “gemella” Madre Clara Lucilla e pensammo al regalo che avrebbe potuto far piacere a tutte e due. Poiché ci chiamavano “le bambine”, anche se noi a quindici anni ci sentivamo già grandi, una di noi che sapeva disegnare molto bene disegnò con i gessetti colorati sulla lavagna due balie in vestiti ottocenteschi che spingevano una sontuosa carrozzella con quindici bambine, ognuna col palloncino che recava scritto il proprio nome, e scrivemmo sotto: “Grazie, siete state delle ottime balie”. Il tutto accompagnato da un concerto di cori di montagna. Madre Lucia e Madre Clara erano felici e commosse e chiesero che il disegno venisse riportato su un cartoncino, cosa che fu subito fatta. Madre Lucia conservò il cartoncino fra le sue cose più preziose e alla sua morte il disegno passò a Madre Clara che, pochi anni fa, durante la sua permanenza a Genova, lo mostrò raccontando l’episodio.

Nel 1963 andammo in gita scolastica ad Assisi. Fra le altre cose visitammo l’eremo delle carceri. Ci accompagnavano Madre Clara e Madre Lucia. Il vescovo di Assisi aveva messo a disposizione un’automobile per le Madri. Madre Clara, che non era molto sportiva, ne approfittò, mentre Madre Lucia fece a piedi con noi il lungo tragitto. Al ritorno ci colse un’improvvisa nevicata, la quale però non smorzò l’entusiasmo di quella magnifica passeggiata nella natura. Madre Lucia davanti a tutte guidava felice il gruppo.

 

L’UDIENZA CON SUA SANTITÀ PAOLO VI

Nel 1965, durante la gita scolastica a Roma, fummo ricevute in udienza da Papa Paolo VI. Le udienze all’epoca si svolgevano in una cappella lunga e stretta e noi eravamo situate in fondo, vicino alla porta d’ingresso. Per fortuna il Papa usava ancora la sedia gestatoria, per cui dall’ingresso riuscimmo almeno a vederLo e Lui riuscì a vedere noi. Mi colpirono gli occhi che aveva grandi e azzurri.

Portato sul trono in fondo alla sala, cominciò a salutare i presenti all’udienza. Alla fine del lungo elenco di nomi di varie associazioni udimmo con sorpresa queste parole:

“Mi è parso di vedere in fondo, vicino alla porta, un gruppo di studentesse dell’Istituto dell’Assunzione.”

All’uscita, di nuovo in sedia gestatoria, rivolto verso di noi, fece un cenno alle madri che ci accompagnavano, che erano Madre Lucia, Madre Paola Teresa e Madre Clara Lucilla, e diede ordine che venissero condotte fuori dalla sala e si trattenne con loro e con due studentesse per alcuni minuti. In mezzo alla folla aveva riconosciuto Madre Lucia e Madre Paola Teresa, e aveva voluto far loro questo magnifico dono.

Quando raggiungemmo Madre Lucia era illuminata da un sorriso gioioso e si lanciò giù di corsa per quello scalone seguita da tutte noi, fino a raggiungere piazza San Pietro dove l’aspettavano la mamma e due delle sorelle.

 

MADRE LUCIA E LA MONTAGNA

Nella tarda primavera del 1966, era l’anno della nostra maturità e della chiusura dell’Assunzione. Molte di noi frequentavano l’Assunzione fin dall’asilo, per cui oltre alla preoccupazione per gli esami vi era anche il dispiacere per la fine di quella che era stata la parte più consistente della nostra vita fino allora. Madre Lucia iniziò la sua lezione d’italiano ma, dopo alcuni minuti, tutte noi eravamo intorno alla cattedra:

“Madre Lucia, cantiamo.”

Succedeva di rado, ma ogni tanto improvvisavamo piccoli concerti di canti di montagna. Quel giorno accondiscese con gioia. Dopo alcuni canti, le domandammo:

“Madre Lucia, qual è il canto di montagna che preferisce?”

Madre Lucia rispose:

“Vi sono molti canti di montagna belli. Quello che preferisco, tuttavia, non si può definire un coro di montagna ma è un canto bellissimo che si intitola ‘Stelutis alpinis’. È molto difficile da cantare ed anche da comprendere perché è in dialetto friulano. Affinché possiate capirlo, ve lo recito strofa per strofa in friulano, poi ve lo traduco e alla fine ve lo canto.”

E iniziò:

Se tu vens cà sù ta’ cretis,

là che lôr mi àn soterât,

al è un splàz plen di stelutis:

dal miò sanc ‘l è stât bagnât.

 

Par segnâl une crosute

jé scolpide lì tal cret:

fra chês stelis nàs l’arbute,

sot di lôr jo duâr cuièt.

 

Ciol sù, ciol une stelute:

je ‘a ricuarde il néstri ben,

tu ‘i darâs ‘ne bussadute,

e po’ plàtile tal sen.

 

Quant che a ciase tu sês sole

e di cûr tu preis par me,

il miò spirt atòr ti svole:

jo e la stele sin cun té.

 

La traduzione di questo commovente canto è la seguente:

 

Se tu vieni quassù tra le rocce,

laddove mi hanno sepolto,

c’è uno spiazzo pieno di stelle alpine:

dal mio sangue è stato bagnato.

 

Come segno una piccola croce

è scolpita lì nella roccia:

fra quelle stelle nasce l’erbetta,

sotto di loro io dormo sereno.

 

Cogli cogli una piccola stella:

a ricordo del nostro amore,

dalle un bacio,

e poi nascondila in seno.

 

Quando a casa tu sei sola

e di cuore preghi per me,

il mio spirito ti aleggia intorno:

io e la stella siamo con te.

 

Dopo di che iniziò a cantare con la sua bella voce. Non so se sapesse già allora che ci avrebbe abbandonate presto, ma l’ultima strofa di “Stelutis” ci insegna che lei è sempre con noi.

 

IL FUNERALE

Il 5 dicembre 1966 ricevemmo una triste telefonata: “È morta Madre Lucia”. Subito corremmo tutte in Corso Firenze all’Assunzione di Genova. La sera dopo venne organizzato un viaggio in treno e partimmo numerose per andare al funerale a Roma. Il viaggio notturno fu molto triste. Rivedo ancora l’immagine dell’arrivo alla Stazione Termini. I taxi sui quali salimmo partirono tutti insieme per Viale Romania. All’ingresso nella chiesa già gremita di gente fui colpita da diversi banchi dove erano sistemati i personaggi più in vista della politica italiana, in particolare ricordo il presidente Leone. Lì ebbi la netta percezione che quella che per noi era stata sempre Madre Lucia a Roma era Lucia De Gasperi.

 

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


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