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Naturalmente, per poter schiacciare del tutto l’avversario, occorre dominarne anche la storia, facendo sì che creda ciò che vuole il vincitore. Così, gli sconfitti hanno compiuto atrocità d’ogni genere, mentre i vincitori erano puri crociati spinti esclusivamente dal desiderio di liberare le vittime oppresse. Col passare del tempo, studiosi più seri, anche di parte dei vincitori, rettificano, almeno in parte, queste storture ma solo quando, nella coscienza popolare, la vulgata storica dei vincitori si è ormai radicata in modo irreversibile. Il tentativo di far passare il carteggio Churchill-Mussolini come un falso è uno di questi stupri compiuti dai vincitori contro la verità.

Il problema venne alla luce in modo drammatico nel 1954, con il processo Guareschi. Ubaldo Giuliano Balestrino ha condotto una rigorosa indagine sull’intera vicenda e le sue potenziali implicazioni per la storia d’Italia, ribaltando completamente la vulgata corrente. Anzitutto l’autore dimostra come De Gasperi non avesse bisogno di scatenare un conflitto per la pubblicazione delle due lettere del carteggio: l’uomo politico era coinvolto, all’epoca, in polemiche ben più velenose, e non sarebbe stato molto grave per lui ammettere di aver consigliato un bombardamento al di fuori della zona di città aperta di Roma, come risultava da una delle lettere del carteggio. Fra l’altro, il bombardamento non fu neppure eseguito: i liberatori pensarono bene di bombardare Roma stessa.

De Gasperi e l’intero “establishment” politico e giornalistico reagirono furiosamente alla pubblicazione delle lettere, con i comunisti e i democristiani schierati, da bravi compagni d’arme, sullo stesso fronte. Guareschi fu condannato al carcere senza che in pratica gli fosse permesso di difendersi. La sentenza era già scritta, solo in base alla “luminosa” figura di De Gasperi che non doveva essere toccata dal sospetto; venne infatti respinta la sua richiesta di una perizia sulle lettere (la cui autenticità era già stata confermata da un’altra perizia ordinata dallo stesso Guareschi), richiesta alla quale si era associato anche il pubblico ministero.

Le gravi anomalie giuridiche della condanna inflitta a Guareschi sottolineano che dietro tutto ciò doveva esserci ben altro. Dopo la guerra, Churchill non faceva che venire in Italia, nella zona dove Mussolini era stato assassinato per cercare di recuperare le carte, che evidentemente lo compromettevano e avrebbero compromesso l’intera icona dell’eroica guerra britannica contro il “fascismo”.

Il reale significato del carteggio si spiega considerando l’assurda condotta dell’Italia in guerra, dalla quale si deduce l’esistenza di un patto segreto tra Mussolini e Churchill. Mussolini doveva fare la guerra sabotando lo sforzo bellico tedesco e provocandone la sconfitta. Quando fu chiaro che gli “alleati” avrebbero vinto, l’appoggio dell’Italia divenne superfluo e la guerra inevitabilmente si inasprì: i britannici e i loro alleati non esitarono a massacrare l’Italia.

Ma Mussolini credeva, ingenuamente, che il carteggio potesse alleggerire le condizioni di pace, che fosse equivalente “a una guerra vinta”, perché Churchill si era impegnato a conservare l’integrità del Regno d’Italia. Quando Mussolini, abbandonando le forze armate della Repubblica Sociale, che erano disposte a difenderlo fino all’ultimo, cercò di mettersi in contatto con gli inglesi, i suoi malfidi amici lo assassinarono. A posteriori, venne inventata la storia dell’“esecuzione” di Mussolini ad opera dei partigiani, e compiuto lo sfregio della “macelleria messicana” in Piazzale Loreto, in modo da fissare ben bene gli odi e rendere impossibile una valutazione serena dei fatti.

Lo sforzo di nascondere la verità è continuato fino ad oggi. Si continua a sostenere che Guareschi era stato “un ingenuo” a credere all’autenticità delle missive, come affermato da Giulio Andreotti. Riconoscere l’autenticità del carteggio avrebbe comportato, anche a distanza di molti anni, una gravissima crisi politica. L’opposizione italiana alla ratifica del trattato di pace, invece di sfumare in “cupidigia di servilismo”, sarebbe divampata, conducendo ad un conflitto con la Jugoslavia che, grazie alle foibe e alla pulizia etnica, stava facendo bottino di terre italiane, con il pieno sostegno degli alleati vincitori (mentre anche la Francia si ritagliava qualche fettina di territorio italiano). Avrebbe persino potuto verificarsi l’uscita dell’Italia dalla NATO, sconvolgendo l’equilibrio tra i due blocchi.

Dalla documentatissima ricostruzione dell’autore, condotta con serrata logica e profonda conoscenza del diritto e della psicologia, emerge la luminosa figura di Giovanni Guareschi, unico vero vincitore morale di tutta la vicenda. Tutti gli altri ne escono moralmente distrutti: non solo Churchill, la cui doppiezza era già ben nota, ma anche De Gasperi, e soprattutto Mussolini, doppiamente colpevole di aver fatto la guerra e di averla condotta in modo da perderla, tradendo l’alleato. D’accordo, l’alleato era uno col quale non avrebbe mai dovuto allearsi, ma pacta sunt servanda.

Dal punto di vista politico, occorre tristemente notare che conoscere la verità troppo tardi resta senza effetto sulle vicende successive, così che l’Italia, che ha perso irreparabilmente l’indipendenza, resta più che mai al rimorchio della schiacciante potenza anglosassone, dalla quale arriva a fiotti maleodoranti il politicamente corretto che ammorba la paludata storiografia accademica.

EMILIO BIAGINI

 


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