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VALTORTA M. (2021) I miei libri, le mie letture, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

La benemerita Fondazione Erede di Maria Valtorta, oltre a conservare e pubblicare gli Scritti della veggente, di cui è l’unica legittima proprietaria, ne custodisce pure la biblioteca. I libri, le sottolineature e le annotazioni permettono di conoscere la Valtorta lettrice. Frequenti riferimenti alle letture fatte si trovano nelle scritture autobiografiche e nelle lettere.

In giovane età la veggente fu molto colpita dalla lettura di Storia di un’anima di s. Teresa del Bambin Gesù, mentre il Cantico dei Cantici le suscitò un’eco minore rispetto alle pagine ardenti di s. Giovanni della Croce e di s. Teresa di Avila. Nell’inverno 1920-21, quando sentiva spezzarsi tutti i legami più cari, trovò quanto si può osare sulla via dell’amore e della confidenza in un libro all’Indice: Il Santo di Fogazzaro, che la gettò nell’oceano della misericordia divina e la confortò a sperare nei valori soprannaturali e nell’espiazione del pentimento.

Nella Quaresima del 1922 suo padre portò un Vangelo di s. Luca che divenne “il pane quotidiano” dello spirito di Maria Valtorta. Il mistico fiammingo Ruisbroek le insegnò che “la nostra attitudine a ricevere la Sua Grazia dipende dall’intensità interiore con cui ci muoviamo verso Lui.” Da suor Benigna Consolata Ferrero le venne la spinta a consacrarsi alla Giustizia divina. Si era consacrata all’Amore, ma la consacrazione alla Giustizia è molto più gravosa, perché significa espiazione vicaria, ossia diventare anima vittima.

A proposito della “scienza”, è importantissimo un brano dei Quaderni del 1943, del 4 novembre, nel quale, a proposito della nota vita di Gesù del Ricciotti, il Divino Maestro commenta (corsivi nel testo): “Hai detto bene. È masticare della paglia. La paglia non nutre, empie senza nutrire. E così è di molta scienza.” E continua: “Quello che è sempre un pericolo in ogni scienza, è addirittura pernicioso quando è scienza delle cose di Dio. (…) I dottori della scienza sacra dimenticano troppo di che trattano, a servizio di chi sono e di quali potenze parlano. Dimenticano anche a chi parlano e le conseguenze del loro insegnamento che, come onde, si ripercuotono al largo dopo aver colpito direttamente i primi che le leggono. Potrebbero essere ‘luci’. Sono fumo che vela luce anche dove è.”

Requisitoria durissima, ed estremamente necessaria, che prosegue: “Amano fare sfoggio di erudizione umana. In verità vi dico che, se è più facile che passi un cammello per una cruna che non un ricco si salvi, ancor più difficile sarà che un ecclesiastico umanamente dotto, o chiunque tratta di cose di religione con scienza umana, si salvino. Non solo avranno a rispondere per essersi satollati, empiti fino a traboccarne, di umana erudizione, negando il posto ed espellendo da sé quanto è scienza santa, ma dovranno rispondere dell’incalcolabile male che hanno fatto ad altri (…). In verità vi dico che la luce che innimberà la fronte di un umile credente, che sa dire unicamente le sue orazioni, senza altre vertigini di cultura, farà arrossire di vergogna costoro che come Epulone hanno voluto tutti i cibi sulla loro mensa dimenticandone uno solo: quello della carità. E la Carità sarà chiusa per loro, come loro furono chiusi ed avari ad essa.”

Tutto un discorso che sembra profetico di quei chierici malati di scientismo, pronti a bollare di “devozionismo” chi si accosta agli Scritti valtortiani con umiltà. È ottima cosa che ricerche scientifiche confermino l’autenticità del messaggio valtortiano, ma affermare che solo mediante la “scienza” si possa comprendere la Valtorta, mentre prima del fatidico marzo 2012, quando irrompe sulla scena il Lavère, non vi sarebbe stato altro che “devozionismo”, e il famigerato articolo de L’Osservatore Romano datato 6 gennaio 1960 che titolava “Una vita di Gesù malamente romanzata” sarebbe stato logico e legittimo, è un tradimento della sana ragione, della Verità e della Carità.

Ormai divenuta il “portavoce”, Maria Valtorta desiderava un libro di s. Caterina da Siena, ma le era stato riferito che non si poteva avere. Era pronta a rinunciarvi e strappò un trafiletto di giornale che ne parlava, ma subito Gesù le disse: “No. Prendi quel libro. Ora lo troverai subito al primo negozio in cui sarà cercato. Ti aiuterà a persuaderti che una è la Voce che parla. Quella che parla a te e che ha parlato a Caterina. Prendilo, ché è il tempo di prenderlo.” Marta Diciotti, la fedele compagna, doveva andare a Lucca per altre faccende e trovò il libro nella prima libreria in cui entrò (Quaderni del 1944, 2 giugno).

Maria Valtorta aveva letto l’Eutifrone prima di diventare il “portavoce”, ma senza ricavarne profondi insegnamenti. Poi, quando era già il “portavoce”, le fu portato un altro dialogo platonico, il Fedone, e le parve che le si illuminasse di luce soprannaturale. Lo stesso le accadeva mentre leggeva i cattivi libri dell’Ubaldi sullo spiritismo: erano parole di un demonio ma Gesù le aveva messo lenti miracolose che annullavano quanto vi era di malvagio. A proposito della reincarnazione, cui credeva Platone e gli antichi Greci in genere (come pure molti altri popoli), Dio la illuminò: i ricordi che fanno pensare di essersi reincarnati, non hanno nulla a che fare con una presunta vita precedente. L’anima si limita a ricordare qualcosa di quello che, appena creata, ha visto nella Mente Divina.

La cosiddetta “scienza” non aveva nulla a che fare con le illuminazioni che riceveva. Il Divino Maestro le disse: “(…) scrivi senza aiuti di libri o di altri elementi scientifici, atti a spiegare la dottrina come tua, mentre è data a te dalla Sapienza infinita. Il mondo non può ammettere ciò.” (Quaderni del 1945-1950, 9 gennaio 1946, corsivo nel testo). E gli ultimi ad ammettere ciò erano purtroppo i nuovi farisei, nemici delle parole che, scendendo direttamente dal Cielo, non erano sotto il loro avido controllo.

Dal Libro di Azaria, 24 marzo 1946: si ricava una preziosa lezione sulla sincerità della grande veggente: “Vedi, anima mia, se tu avessi accettato una restrizione mentale, una di quelle che ti proponeva satana e avessi omesso questo libro di tuo nonno perché poteva dare ombra ai preti, quest’altro di tua madre perché è all’Indice, quell’altro tuo perché parla di Dio, in parte tanto minima che non può certo spiegare ciò che tu fermi sulla carta, e tutto ciò per apparire santa anche nei libri che conservi per ricordo (…) tu avresti mentito ed ora non meriteresti questa pace di cui godi e non meriteresti di vedere il glorioso Gabriele.”

Terminata l’Opera, il Divino Maestro le consente di leggere libri di rivelazione. Trova il Gesù autentico in suor Josefa Menendez, ma è disgustata dalla Emmerich, a causa delle deformazioni apportate da Clemens Brentano. A proposito della Emmerich, commenta Gesù (Quadernetti, 28 gennaio 1949, corsivo nel testo): “Queste pagine (…) non sono uno specchio alla verità delle cose viste. La polvere dell’umanità ha corrotto la purezza della verità.”

In appendice di questo significativo e importante volume, si trova la lista dei libri posseduti dalla Valtorta, compilata da lei stessa, più una serie di dichiarazioni autografe di Marta Diciotti e della stessa Maria Valtorta, attestanti la veridicità di quanto dichiarato riguardo ai libri stessi. Inoltre vi sono le riproduzioni delle postille fatte dalla veggente, una nota sullo stato di conservazione dei libri, danneggiati dall’umidità per l’incuria del clero che stava mandando in rovina anche la casa della stessa Valtorta, dove i volumi erano conservati. Sia la casa che la biblioteca sono stati salvati dal provvidenziale intervento dei Pisani che hanno acquistato l’immobile dai Serviti.

EMILIO BIAGINI


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