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PISANI E. (2021) Il mistero di Giuda, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

Questo nuovo volume del benemerito Centro Editoriale Valtortiano è una selezione di brani della grande Opera riguardanti Giuda Iscariota, al fine di illustrarne le vicende ed illuminarne il carattere. Ciò è molto importante, poiché uno degli scopi dichiarati dell’Opera valtortiana è proprio quello di far conoscere il mistero di Giuda. Egli diventa parte del collegio apostolico in modo che sia di esempio per capire i giuda futuri ed imparare ad essere buoni e comprensivi con essi, non cessando mai di tentare di convertirli. È una lezione soprattutto per chi ha cura d’anime: il fratello malvagio non va mai rifiutato anche se turba e fa soffrire.

Anche gli altri apostoli erano tutt’altro che perfetti, ma seppero, con l’aiuto di Dio, migliorarsi. Era necessario che Gesù si servisse di uomini imperfetti per mutarli, perché nessuno potesse dire: quelli erano uomini eccezionali, noi non possiamo elevarci a tali altezze. Allo scopo di perfezionarsi, quello che conta è saper amare più che pensare, perché è l’amore che trasporta e trasforma, non certo il ragionamento, non certo la “scienza”.

Fin dal primo incontro, Gesù cerca di illuminare Giuda sul tema della disperazione e della superbia che conduce il peccatore a ritenere il proprio peccato più grande della misericordia divina, cioè proprio l’atteggiamento che suggellerà la perdizione dell’apostolo traditore. Il suicidio, spiega il Maestro, era in alcuni casi degno di misericordia prima della Rivelazione cristiana, ma non sarà più perdonabile dopo che il Verbo avrà chiarito ogni verità e rafforzato l’umanità con la discesa dello Spirito Santo. La vita, dono santo, non può in nessun caso essere volontariamente rifiutata.

Più di una volta, e nel modo più esplicito, Gesù ammonisce Giuda riguardo al Regno, cercando di fargli intendere che esso non è di questo mondo, e che il Messia, invece di regnare, sarà vilipeso e crocifisso, dopo essere stato tradito da chi non lo ha compreso, ma il futuro traditore, nonostante ogni ammonimento e spiegazione sulla natura ultraterrena del Regno, mantiene il chiodo fisso del regno terreno e, con quella che gli sembra necessaria diplomazia, si ingegna per spianare a Gesù la strada verso un assurdo trionfo come “re”. È palesemente il prototipo del prete politicante, che si preoccupa di “andare incontro al mondo” non per convertirlo ma per assorbirne i satanici miasmi ideologici.

Vani gli sforzi di Gesù, pronto a subire altre due volte la Passione pur di salvare l’amico, e vani pure quelli di Maria Santissima Corredentrice, che affianca sapientemente l’opera del Figlio evangelizzando a sua volta, vane le loro esortazioni, preghiere e sofferenze nel tentativo di redimerlo. Corrompere la missione, che è spirituale, con elementi terreni, come illudersi di un Messia terreno, che si limiti a restaurare il regno di Israele, significa strozzare la promessa di Cristo.

Molto prima dell’incontro con Gesù, Giuda non si era affatto distinto per bontà. Continuamente fa soffrire sua madre, che si confida piangendo con la Madre di Gesù, la quale evangelizza e discute con lui, spiegandogli con pazienza che Israele non vuole sapere chi è Gesù, dominata com’è da anticarità, incredulità, negazione della speranza, così che vengono calpestate le tre virtù principali. Questo dovrebbe curare l’apostolo errante dall’ossessione di un impossibile regno materiale. Invano: a corto di argomenti, Giuda preferisce rimanere indietro fingendo di allacciarsi un sandalo.

Giuda è l’uomo terreno, il calcolatore astuto e pieno della sapienza del mondo, che è obbrobrio agli occhi di Dio. Precorre Lutero, affermando che l’esperienza del peccare è necessaria, negando il libero arbitrio, negando l’inferno e il diavolo. In lui sono presenti tutte le eresie che tormenteranno la Chiesa nei secoli avvenire. E questo illustra ottimamente l’origine delle eresie: la cattiva vita nel peccato genera il cattivo pensare. Il mondo nega satana, come lo negava Giuda, perché lo ha tanto dentro da non accorgersi più di averlo.

Significativamente, i bambini, col loro istinto naturale verso il bene, lo giudicano cattivo. Privo di una qualsiasi traccia di dirittura morale, il disgraziato oscilla in modo isterico tra un confuso desiderio di riscatto e la sua natura dominata dall’avarizia, dal senso, dalla superbia. La sua psiche è sempre agli estremi. Odia Gesù e lo disprezza perché il Salvatore non lo maledice. Netta è la sensazione della Valtorta che sia satana stesso a parlare per bocca del pessimo apostolo. Infatti si dice disposto a rispettare Gesù solo se questi dovesse mostrare la Sua potenza, proprio come Lucifero, prima della cacciata, disse al Padreterno.

Giuda si dibatte in una continua altalena fra cadute a pseudopentimenti; si accorge di essere un indemoniato, chiede che Gesù lo liberi ma non impegna la sua volontà per redimersi e resta ipocrita e bugiardo, ostinandosi a non riconoscere i propri peccati a Gesù, nonostante l’esplicita richiesta di una confessione. Per Gesù nutre amore e odio, perché non si conforma a quello che egli vorrebbe, e avrebbe addirittura la pretesa di insegnare al Salvatore come debba comportarsi.

Si dà all’occultismo per fare miracoli con l’aiuto di satana e sempre di più prevale in lui il male. Prima di tradire Cristo è già delatore verso i discepoli. Insidia l’innocenza del giovinetto Marziam, il quale si domanda sgomento quanti sacerdoti nel futuro daranno scandalo. Giuda vive in sospetto che vengano scoperte le sue trame, come se il Figlio di Dio non sapesse tutto, sia come Dio che come Uomo. Infatti la pecora nera fra gli Apostoli, avendo voluto seguire Gesù solo nella speranza di una carica importante nel sognato nuovo regno terreno d’Israele, diventa sempre più malvagio per l’inevitabile delusione, con una caduta graduale, favorita dalla corruzione degli aliti satanici aspirati per anni con voluttà, fino al delirio finale.

Questo ottimo estratto dall’Opera valtortiana dovrebbe essere meditato dai sacerdoti e dai fedeli. Infatti, estrarre dall’Opera un insieme di brani tali da trattare in modo coerente un tema  spirituale formativo è senza dubbio di alto valore educativo e pastorale: un’iniziativa per la quale dobbiamo essere grati al Dott. Emilio Pisani e alla sua benemerita Fondazione Erede di Maria Valtorta.

EMILIO BIAGINI


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