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2 gennaio. Gesù insegna che ha sopportato Giuda per insegnare agli uomini a sopportare e insistere per salvare: conosceva tutti i suoi pensieri ed era una vera sofferenza averlo vicino, ma lo sopportò ugualmente per insegnare agli uomini a sopportare e ad insistere per salvare. (p. 17).

7 gennaio. Maria desiderava un dettato sulla metempsicosi per convertire il cugino di sua madre, Giuseppe Belfanti, dedito allo spiritismo e a dottrine esoteriche (pp. 26-28). Ne riceve sette da personaggi diversi, l’ultimo è s. Paolo che è “un vero uragano”.

L’11 gennaio s. Giovanni le dice di essere uno col Maestro e di aver riportato nel suo Vangelo esattamente le parole di lui: non era che lo strumento che scriveva, proprio come Maria Valtorta. Chi ama crede, chi non ama dubita e accetta una dottrina contraria alla verità. (p. 46).

13 gennaio. Visione del martirio di s. Agnese, presenti S. Emerenziana e una terza giovane. (p. 63).

15 gennaio. Gesù flagella la sacrilega credenza nella redenzione di Giuda Iscariote: perdonargli sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sarebbe disprezzo di Cristo verso il proprio sangue sparso e sarebbe venir meno di Lui alle sue leggi. Poi descrive l’inferno, che è una realtà più spaventosa di qualsiasi somma di tremendi orrori l’uomo possa immaginare: salutare lezione troppo spesso dimenticata da tutti, a cominciare dai preti. (p. 69).

17 gennaio. Nel commentare la lettera di Paolo ai Colossesi, Cristo si propone di scardinare il sistema di pensiero anticristiano basato su ateismo, spiritismo e fede nella metempsicosi: c’è una sola Fede vera, quella cristiana, e dev’essere parte vitale di noi. Le umane filosofie e le umane dottrine sono tutte inquinate di scorie. Quelle di ora, poi, sono sature di veleno. La vera Gloria si ottiene con un capovolgimento dei valori del mondo. Del sangue e dei gemiti delle vittime, Cristo farà il tormento eterno dei colpevoli. (pp. 77-83). (Il discorso si riferisce soprattutto al nazismo, con Hitler additato a precursore dell’anticristo, ma da allora altri anticristi continuano a succedersi.)

Alla Valtorta viene mostrata la cerimonia del seppellimento di S. Agnese in una catacomba. Il corteo funebre parte dalla casa di lei. Sublime canto a responsorio in latino, cerimonia officiata da un venerabile sacerdote, probabilmente il Papa (20 gennaio, pp. 87-95). Su ordine di Cristo, lei riscrive la descrizione della visione, e Cristo le dice: “Questa è un’altra ragione probatoria. Solo chi ha visto una scena che lo ha fortemente colpito può, a distanza di giorni, ripetere con esattezza il racconto.” (Questo dovrebbe persuadere i dottori del cavillo? Ma i dottori del cavillo leggono?) Poi la vergine Agnese le parla: “Non guardare unicamente alla mia spoglia. Guarda piuttosto allo spirito mio, beato là dove suona quel cantico che tanto ti piace. Ivi sono felice. Niente più di quanto mi fu momentaneo dolore sulla terra venne meco nella dimora dello Sposo. Ma soltanto trovai ineffabile gaudio. (…) Ciò che sia il Paradiso non lo puoi pensare, anche se di esso ha avuto un baleno. Conoscerlo in tutto il suo gaudio sarebbe morire, perché è beatitudine non sopportabile alla carne che ne muore. (…) Vieni. Il dolore cessa e la gioia dura eterna.”

Commenti a Daniele, capp. 12 (23 gennaio) e 7 (25 gennaio). Profezie escatologiche. La conversione degli ebrei porrà fine alla scissione tra i due rami del popolo di Dio che tanti mali ha causato. Satana, attraverso il suo figlio spirituale, l’anticristo, arso di supremo livore userà le sue più perfette ed ultime astuzie per nuocere, rovinare, uccidere Cristo nei cuori. I sapienti comprenderanno il tranello di satana, mentre gli empi seguiranno il male non potendo comprendere il bene, avendo colmato il loro cuore di Male. Allora verrà il tempo in cui la Chiesa sarà conculcata al punto da non poter più celebrare la Messa e l’abominazione della desolazione sarà innalzata sui luoghi santi. Se Isaia è il pre-evangelista, Daniele è il pre-apostolo, il pre-Giovanni. Nelle quattro bestie descritte da Daniele sono anticipati i segni dei ministri diabolici dell’Apocalisse. Le quattro bestie sono i quattro errori ed orrori che precederanno la fine: primo, l’ateismo che fece dell’uomo un animale camminante nel fango, da aquila e semidio per la carità a orso divoratore feroce dei suoi simili; secondo, da orso al nuovo mostro feroce e falso come il leopardo, con ali di vampiro che con fame diabolica divora se stesso e si svena e si mutila per poi generare nuove parti mentre divora le già formate, e quel mostro è l’umanità corrotta, potenza umana venduta a satana, che genera il terzo mostro, la rivoluzione che sbrana e distrugge, preparando l’avvento del quarto mostro, l’anticristo figlio della lussuria, nato dal connubio della stessa con la Bestia, perfezione di orrore e persecutore dei santi, che vorrà farsi adorare come dio. I santi dell’ultimo tempo dovranno essere infinitamente più eroici dei perseguitati dal paganesimo. Dopo i precursori dell’anticristo verrà l’anticristo stesso. La Bestia armata di dieci corna, simbolo dei dieci servi di satana che si credono re (dei quali tre saranno strappati e gettati nel nulla), culminerà nella nascita e crescita dell’undecimo corno, ragione della caduta dei tre precedenti e sede del vero anticristo. L’anticristo bestemmierà Dio come nessun figlio d’uomo mai fece, calpesterà i santi e torturerà la Chiesa. Crederà, poiché è figlio del connubio della superbia demoniaca con la lussuria umana, di poter fare grandi cose e mutare i tempi e le leggi, e per tre anni e mezzo sarà l’Orrore regnante del mondo. Poi la Bestia sarà uccisa e gettata nel pozzo d’abisso con tutte le bestie minori, e seguiranno quarantacinque giorni per permettere ai fedeli di ascoltare l’ultima Parola che li invita al Cielo, mentre Michele coi suoi angeli vincerà satana. (pp. 97-102).

Il 29 gennaio alla Valtorta è concessa la visione della resurrezione finale, esattamente corrispondente a quella descritta da Ezechiele. (pp. 112-117).

Il 4 febbraio Maria vede la Madonna di Lourdes che coi suoi gesti rivela la sua umiltà e insegna a fare il segno della Croce e a pregare, e dice: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Irraggia luce divina e appare giovanissima e bellissima. (pp. 124-127).

Venerdì 11 febbraio la Valtorta vede il Getsemani e l’inizio della Passione, ne resta sconvolta e sfiora la morte poco dopo, ma quello che le dà maggior dolore è il ricordo delle sofferenze di Gesù. (pp. 131-143). (Non è difficile crederlo: conosco devoti cattolici che, dopo aver comprato il film The Passion, peraltro basato sulle meno esatte visioni delle Emmerich e non sulla Valtorta, dopo averlo visto non ha avuto il coraggio di guardarlo una seconda volta.) Il racconto della Passione nei Vangeli canonici è molto attenuato, non parla delle sassate, delle bastonate, degli scherni dei giudei.

20 febbraio. A proposito della Sindone, Gesù ammonisce: “povera fede vostra che senza il puntello e il pungolo della scienza non sta star ritta e camminare” (p. 181). E spiega che l’agente chimico più potente nel miracolo della Sindone sono state le contusioni delle reni quasi frante dai flagelli, che non hanno più potuto filtrare, così che l’urea si è accumulata e sparsa nel sangue e in tutto il corpo, dando le sofferenze dell’intossicazione uremica e il reagente che trasudando dal cadavere fissò l’impronta sulla tela.

6 febbraio. Commentando Ezechiele, cap. 47, Gesù prospetta uno spaventoso futuro di castighi che gli uomini attireranno su di sé con la loro corruzione e malvagità. L’anticristo contrapporrà al torrente di Grazia un torrente di ferocia e di sangue, in cui gli uomini sguazzeranno e cadranno, ma “la maggioranza cadrà da bruto sgozzato, satollo e pingue di vizi, avvelenato, insatanassato da dottrine maledette, demonio nella parola che bestemmia, nella mente che nega, nel cuore che abiura.” (p. 194).

7 febbraio. Dopo una toccante visione di bambini intorno a Gesù, durante la quale Egli guarisce un bambino malato, Maria Valtorta gli chiede cosa c’è nella sua mano che tutto si aggiusta, guarisce e muta aspetto quando Egli la tocca. Cristo le dice: “Nulla, fuorché il fluido del mio immenso amore”, e le porge la destra. Maria la prende con venerazione. Non aveva mai toccato Gesù prima di allora, solo Lui l’aveva toccata. La mano destra che aveva toccato Cristo resterà candida alla morte, mentre la sinistra apparirà ben presto illividita. (196-203).

29 febbraio. Visione dell’interno del carcere Tullianum durante la persecuzione di Nerone, con S. Paolo il quale, fingendosi uno dei fossores (becchini) porta i morti nelle catacombe, e dice Messa nel carcere avendo per altare il corpo martoriato e morente di un bambino martire (Castulo) al quale i carnefici hanno bruciato il volto. Ammirevoli la carità e il coraggio dei primi cristiani, in contrasto con la vigliaccheria dei cristiani di oggi. (pp. 218).

1° marzo. Visione del martirio delle sante Perpetua e Felicita, gettate nell’arena alle belve. (pp. 227-232). Ma “gli uomini stessi sono divenuti delle belve, nonostante l’esempio dei martiri”. I martiri hanno posseduto in massimo grado la Sapienza, che hanno saputo comunicare anche ai loro nemici, rispecchiando Dio e il Salvatore nel suo olocausto. I martiri hanno capovolto la teoria del mondo che dice: “Godiamo l’oggi perché esso non torna e con la morte ogni gioia finisce”. I martiri hanno invece voluto seguire la teoria di Dio. “Il mondo li ha perciò messi alla prova, li ha oltraggiati, tormentati, uccisi, sperando di turbare la loro virtù. E nella sua stoltezza non sapeva che ogni colpo dato per sgretolare la loro anima era simile a maglio che faceva penetrare loro in Me così come, dopo l’attimo di dolore e di morte, mi avrebbero visto per la beata eternità. (…) Il mondo non li poteva capire questi santi folli la cui follia era amare Dio con tutta la perfezione possibile alla creatura, facendo di sé delle volontarie sterili poiché uniche nozze erano quelle con Me Divino, facendo di sé eunuchi che per uno spirituale amore amputavano in sé la sensualità umana e vivevano casti come angeli. (…) Ma il mondo è stato salvato da loro. Se siete divenuti le belve che siete, dopo tanto esempio e tanto lavacro di sangue purificatore, che sareste divenuti, e da quando, senza la generazione santa e benedetta del martiri miei? Essi vi hanno trattenuto dal precipitare in satana molto prima del momento che le vostre libidini fomentavano. (…) Essi vi dicono che una sola è la scienza necessaria. Quella che sgorga dalla Sapienza eterna. (…) Saggi ancor più di Salomone, essi preferivano questa Sapienza a tutti i troni e le ricchezze della terra. (…) È per la Sapienza, dice Salomone, che vengono raddrizzate le vie degli uomini ed essi sanno ciò che è gradito a Dio.” (pp. 234-237).

Il 3 marzo Maria Valtorta dice che muore col desiderio inappagato di vedere i luoghi santi, ma Cristo le risponde che lei li vede come erano quando Egli li santificava con la Sua presenza e chi va in Palestina non li vede dopo venti secoli di profanazioni. Inoltre lei si è lamentata di trovare insipidi quei libri che parlano di Gesù che prima le piacevano tanto, ed Egli le risponde che ciò è inevitabile, ora che conosce la verità dei fatti rivelatagli da Lui. (p. 237).

4 marzo (pp. 243-249). Visione del martirio di Santa Fenicola. Gesù le spiega la vicenda: era amica di Santa Petronilla che assistette San Pietro a Roma; Petronilla chiese a Dio di fare di lei una crocifissa, e infatti si ammalò di paralisi. Quando fu necessario, la sua malattia conobbe una sosta per mostrare che Dio è padrone dell’universo, finito il momento Dio tornò a crocifiggerla. Morto San Pietro, Petronilla trovò che la sua vita non era più sua ma del Cristo, e chiese a Dio di levarla dal mondo prima che una prova superiore alle sue forze la schiacciasse. Venne esaudita: morì in estasi durante una Messa. S. Fenicola, sua amica, più giovane d’una decina d’anni, resisté alla corte del giovane Flacco per essere solo di Dio; Flacco allora la denunciò e lei subì il martirio.

5 marzo. Teologia del martirio. Spiega Gesù che i martiri erano uomini e donne: lo erano ritornati per mezzo della Grazia, dopo che il peccato aveva trasformato l’umanità in un popolo di bruti, che perse il controllo dei suoi tre strati: animale, morale, spirituale. Eva, titillata dal serpente che aveva risvegliato in lei la carne, invece di chiedere aiuto al Padre che l’avrebbe mondata, tornò dal serpente e poi corruppe Adamo. Dio aveva dato al primo uomo e alla sua compagna dominio su tutto, riservandosi solo il mistero della formazione dell’uomo: a propagare la stirpe umana doveva bastare l’Amore divino senza libidine di senso. Dopo che Eva prima e Adamo poi caddero nel peccato originale non restò che la Grazia che potesse allentare la stretta del serpente. Obiezione: non poteva Dio impedire il male? Risposta: il male non è opera di Dio ma è nato da sé per la superbia di Lucifero che, precipitato fuori dal Paradiso, non potendo più insozzarlo ha insozzato la Terra. Dio non voleva che l’uomo conoscesse il male, ma il maligno ha levato questa verginità spirituale all’uomo. La missione dei martiri è di santificare il mondo, recuperando una dimensione umana della vita e rifiutando la vita da bruti insegnata dal maligno, agendo da veri figli del Padre Celeste (pp. 249-251).

Il 6 marzo (pp. 354-356) S. Giovanni mostra alla Valtorta il Paradiso che canta con parole di luce, un’armonia di fulgori che producono suono. Lei vede un’immensa, sconfinata rosa di luce tuffata nella luce d’oro della Trinità con i suoi abitati di luce diamantina che manda un’armonia celeste. In realtà le parole non sono che un misero tentativo di esprimere l’inesprimibile.

La sera del 7 marzo (pp. 256-260) la Valtorta ha la visione dell’Ecce Homo che la affascina e la riempie d’amore. Vorrebbe offrirgli una sofferenza moltiplicata, oltre a quella terribile che ha già soffre, per poterlo consolare, ha per lui amore di com-passione, ossia soffre la Passione con Lui e non si appartiene più. Come Cristo portava i dolori di tutti gli uomini, Maria Ss. era la Donna che con le sue sofferenze riscattava il peccato di Eva; è assurdo dire che non abbia sofferto, solo le doglie del parto le sono state risparmiate perché era Immacolata, per il resto ha sofferto tutto, ha avuto la sua Passione parallela a quella del Figlio, ha sofferto per tutta la vita, conscia del destino del Figlio fin dal principio. La Comunione dei Santi, comunione alle sofferenze e ai meriti di Cristo, l’ha condivisa per prima e al massimo grado. Anche dopo l’Ascensione di Lui è rimasta a sostenere e confortare la Chiesa appena nata.

16 marzo (pp. 261-267). Teologia dell’obbedienza. Gesù non fu Redentore solo per la Sapienza, la Potenza e la Carità, ma soprattutto per l’obbedienza, sempre preziosa anche nelle cose spicciole. Gli uomini trovano la prova pesante per la loro superbia e diffidenza, ma se si abbandonassero in Dio potrebbero superare ogni prova, perché Cristo non impone a nessuno pesi superiori alle forze della creatura; non può annullare la Giustizia che richiede prove e sofferenze per annullare i peccati, ma la tempera con la Misericordia. In tutto il Suo insegnamento non vi è cosa che non segua un disegno educativo, necessario a supplire alle mancanze dei sacerdoti; e tutto ciò è necessario perché gli uomini sono regrediti e diventati come bambini che credono con pratiche superficiali di aver fatto tutto il necessario, mentre dovrebbero capire che Religione vuol dire sconfiggere l’animalità e fare dell’uomo-animale un semidio. Non tutti hanno tempo di pregare o ne sono capaci. Ecco quindi la funzione di certe anime nel mondo, votate alla preghiera, ecco la ragion d’essere dei conventi di clausura, dove sembra non si faccia e si produca nulla: pregare per tutti quelli che non possono o non vogliono pregare.

Il 18 marzo (271-273) Gesù insegna che non bisogna confondere l’offerta con l’altare: non è l’offerta portata dal fedele che merita la grazia, ma è l’altare, cioè Dio stesso, che la concede.

19 marzo (pp. 273-276). Meditazione sulla morte è sempre un calvario, proporzionato da Dio alle forze di ognuno. Ogni morte santa è gloria resa a Dio.

Dettato del 22 marzo sulla santità del matrimonio e sull’indegnità di coloro che si sposano per calcolo e/o sensualità, in preda a satana già prima di sposarsi. Il matrimonio dev’essere mosso dal desiderio di prole, “poiché tale è lo scopo dell’unione umana, e ogni altro scopo è colpa disonorante l’uomo come essere ragionevole e ferente lo spirito, tempio di Dio”. Ma, dice Gesù, “questa pagina chi la comprenderà? Come avessi parlato la lingua di un pianeta sconosciuto, voi la leggerete senza sentirne il sapore santo. Vi parrà paglia trita, ed è dottrina celeste. La deriderete, voi, i sapienti dell’ora. E non sapete che sulla vostra stoltezza ride satana che è riuscito, per merito della vostra incontinenza, della vostra bestialità, a volgervi in condanna ciò che Dio aveva creato per vostro bene: il matrimonio come unione umana e come Sacramento.” Parole da meditare: se il matrimonio tra uomo e donna non si fosse così tragicamente degradato, saremmo giunti al “matrimonio” tra persone dello stesso sesso? (p. 279).

Del 25 marzo (pp. 288-291) è un terribile ammonimento del Padre Eterno sull’abisso nel quale sta sprofondando l’umanità. A giustificazione delle loro nequizie, gli uomini dicono “Dio non esiste”. E non ricevono alcun segno da Dio perché Egli non si manifesta a chi lo nega. Molti segni dà invece il Nemico, per sedurre sempre più gli uomini. Il mondo è disceso nelle tenebre e nella stoltezza più spaventose. Ciò che gli uomini credono sia progresso è invece regresso verso i crepuscoli dei primi tempi nei quali gli uomini, perduto Dio e il suo Paradiso, furono di ben poco superiori alle bestie, finché Egli si decise a sterminare col Diluvio la razza che aveva creato e che meritava solo il Suo sdegno. Non verrà un altro Diluvio; l’ira di Dio verrà con altra forma, ossia lascerà che le forze sataniche mandino il diluvio delle sataniche crudeltà. Dio ha mandato la Luce e se gli uomini l’avessero accolta l’umanità sarebbe stata avvolta da questa Luce di salvezza che l’avrebbe condotta senza scosse e dolori alla Città della Luce eterna. Ma gli uomini hanno respinto la Luce. “La Terra urla come creatura impaurita dai mostri che l’abitano. L’Universo trema di orrore alla vista dei delitti che coprono la Terra.” (p. 291).

Il 28 marzo (pp. 292-297) Gesù ammonisce che non è il Vangelo che deve adattarsi a noi, ma noi al Vangelo, ma il Vangelo non viene letto attentamente, tanto meno applicato. Si dice oggi che i tempi sono cambiati e che non si può applicarlo alla lettera, ma sono solo scuse. Il Vangelo non cambia e non cambierà mai, e applicarlo nei primi secoli, quando c’erano veri e santi cristiani, era altrettanto difficile applicarlo quanto oggi, ma oggi l’umanità è moralmente inselvatichita. Il segreto di tutto è la carità: basterebbe cominciare ad amare un pochino solo, e a poco a poco il resto verrebbe. Ma la carità non può vivere dove domina l’iniquità.

29 marzo (pp. 297-303). Visione della vicenda di s. Giustina e s. Cipriano, che si svolge ad Antiochia, tormentata da una pestilenza. La vergine Giustina converte Cipriano che era dedito a pratiche sataniche. Egli diventa vescovo della città dopo che il demonio ha dovuto confessare di essere stato vinto dalla Croce e dalle preghiere della fanciulla. Insieme, Giustina e Cipriano soffrono felicemente il martirio per ascendere al Paradiso. Cristo commenta che il loro esempio vale per tutti gli uomini, i quali devono sconfiggere gli assalti demoniaci e morire per conseguire il Cielo.

30 marzo (pp. 307-311). Visione della morte di Maria Maddalena. Cristo le appare mentre è esausta e distrutta dalle penitenze, rievoca con lei la cena nella casa di Lazzaro, quando lei gli unse il capo, le mani e i piedi col nardo, e Giuda la rimproverò. Appare la scena narrata. Infine Maria Maddalena riceve la Comunione da un angelo e muore in estasi.

7 aprile, Venerdì Santo (pp. 315-317). Visione della morte di Cristo e subito dopo visione di Cristo in ginocchio ai piedi di Sua Madre: è l’ultimo addio prima dell’Ultima Cena.

9 aprile, Pasqua (pp. 318-320). Dice Gesù che il Male è già instaurato sulla Terra e qualunque cosa Egli facesse sarebbe annullata dalla cattiva volontà dell’uomo che corre alla morte spirituale come un toro infuriato, atterrando ragione, morale, fede. Cristo non può forzare il libero arbitrio e assiste impotente a questa corsa folle; non vi è dono divino, non vi è beneficio, richiamo, castigo, che valga ad arrestare lo spontaneo naufragio dell’umanità. L’unica cosa che Cristo può fare è trattenere l’ira del Padre che vuole esercitare la giustizia con castighi tremendi. Cristo sarebbe disposto a subire la Passione una seconda volta per salvare l’umanità, ma il Padre non lo permette perché sarebbe inutile. Cristo chiede alla Valtorta di soffrire con Lui, perché se il mondo è ormai perduto, qualche anima languente ma viva si può ancora salvare, e salvare le anime è la gioia di Cristo.

Nel terribile periodo di abbandono, l’ora delle tenebre, Maria Valtorta non riceve più nulla da Cristo e dagli altri suoi interlocutori celesti. A Sant’Andrea di Còmpito (sfollamento dal 24 aprile al 23 dicembre), il 1° maggio ha l’apparizione di s. Francesco d’Assisi, che le parla della stigmatizzazione dello spirito, più dolorosa di quella della carne, soffre una terribile agonia fisica da far tremare quelli che predicano rassegnazione e giocondità, purché tocchi agli altri e non a loro. Ma interviene Maria che la tiene fisicamente fra le braccia (5 maggio). Il 6 maggio sente gemere Gesù nel Getsemani. Ha continui assalti del demonio che le fa grandi promesse e cerca di sprofondarla nella disperazione. L’11 maggio Cristo le parla del dolore, che permette di ricevere il benefico contatto di Cristo, con un innesto celeste sulla rustica pianta dello spirito umano. Poi Cristo passa a parlare del diavolo che come leone ruggente si aggira cercando chi divorare, non osa assalire finché il Sole è alto sullo spirito, ma attacca appena è buio con zampate che cercano di colpire l’incauto che sta troppo vicino all’apertura del recinto o se ne esce del tutto, preda volonterosa del senso. Finché il diavolo ruggisce non è pericoloso, ma è quando tace che rappresenta una minaccia, perché vuol dire che ha scoperto il nostro punto debole e si prepara all’attacco. Le barriere che difendono l’anima sono le tre virtù teologali e le quattro cardinali. I beati, pur essendo in Paradiso, soffrono di vederci soffrire.

12 maggio (pp. 342-343). Dice Gesù a Maria Valtorta che avrà il Paradiso, mentre ora soffre l’inferno per motivo di amore, poi riprende l’argomento della minaccia diabolica, che aveva lasciato interrotto perché lei era sfinita: satana è intelligentissimo anche se decaduto, e usa la sua mente per fare il male. Per azzannare le anime approfitta del triplice pungolo che le spinge: concupiscenza di carne, di denaro, di potere.

Il 13 maggio (pp. 344-347) Gesù segnala alla Valtorta la dimenticanza di una parola nel dettato del 20 febbraio sulla Passione di Gesù e i dolori di Maria: va corretto subito perché i farisei di oggi sono più attenti a cogliere in fallo di quelli antichi. I farisei odierni faranno un’altra osservazione riguardante il dettato del 12 maggio: Cristo aveva detto che era troppo forte e bisognava modificarlo, e i dottori del cavillo diranno: “Ma come? Dio non lo sapeva che era troppo forte? Costei bestemmia facendo accusa a Dio di non essere perfetto nell’intelligere e nell’applicare. Ma Cristo la difende: “Se non fossero abbreviati i giorni del tormento finale non si salverebbe anima alcuna, ma saranno accorciati per grazia degli eletti.” Se ciò può avvenire per i credenti dell’ultima ora non potrà essere usata la stessa misericordia per la piccola Maria che anticipa in sé ciò che sarà il tormento spirituale dei buoni negli ultimi tempi? Cristo sa quali battaglie ha dovuto sostenere e comprende che non assistere Maria voleva dire perderla. Anche Cristo ha avuto la consolazione dell’angelo del Getsemani, inizialmente non previsto, grazie alle preghiere di Sua Madre. Nessuno dei dottori intransigenti resterebbe fedele se dovesse patire quello che la Valtorta patisce. Appena cessa il dettato di Gesù riprende la lotta con satana che vuole persuaderla che è una falsa, una pazza, che è dannata.

13 maggio (pp. 347-350). Dopo la Comunione Maria Ss. le spiega le sue allegrezze: 1) non fu contenta per la gloria e la gioia sua ma perché era venuto il tempo della redenzione; 2) non fu felice per la lode della cugina ma per aver dato inizio alla redenzione santificando il Battista col portargli Gesù; 3) la terza beatitudine non fa unicamente per essere senza dolore e macchia e nemmeno per poter baciare Dio, suo Figlio, ma perché la Terra aveva ormai il Salvatore; 4) fu lieta per la quarta volta perché nei tre Magi vide tutti coloro che da ogni parte del mondo e in ogni epoca sarebbero venuti verso la Luce; 5) la quinta allegrezza non è stata per aver ritrovato il Figlio, ma sentendo echeggiare per la prima volta la “Buona Novella”; 6) la sesta allegrezza fu quella di sapere che i cieli erano aperti e già abitati dai santi che da secoli attendevano quell’ora, 7) la settima allegrezza non fu per la sua stessa gloria, ma perché da Regina dei Cieli poteva occuparsi della povera umanità. Nessuna allegrezza fu per lei sola. La Madonna incoraggia la Valtorta a resistere al demonio e le dice che un’ora di fedeltà in quel momento di tentazione vale più di dieci anni passati nel dolore fisico e nella penitenza ma con la pace nel cuore e sentendo Dio al proprio fianco. In effetti, conferma Maria Valtorta, il trivellare di satana è spaventoso.

16 maggio. Nonostante una gravissima crisi cardiaca, Maria Valtorta è contenta per le consolazione recatale da Maria Ss. È finito il terribile periodo di oscurità, durante il quale non c’era più Dio per lei, o se c’era c’era per maledirla: ciò che vedono i dannati quando vedono Dio giudice: chi non l’ha provato non sa cosa sia. Mentre diceva, il Rosario, la Valtorta vedeva i quadri dei dei misteri dolorosi, e Cristo risponde a una domanda di lei spesso ripetuta: perché non ha incenerito i suoi accusatori e i suoi carnefici? La risposta è: perché Egli è Redentore e non giustiziere; nella folla dei persecutori che gridavano “Crucifige” vi erano dei poveri pazzi che sarebbero poi guariti della loro pazzia morale, mentre si sarebbero perduti se fossero morti in quel momento. Cristo si è lasciato seviziare fino alla morte perché ci ha amato come solo lui poteva amare. (pp. 352-354).

Il 17 maggio la Valtorta è felice di aver visto il suo amato Gesù, dopo quaranta giorni esatti di oscurità, che sono stati per lei giorni di pazzia, di morte, d’inferno. Il 18 maggio ha la visione di un meraviglioso drappo purpureo steso su tutta la terra dagli angeli, i quali appaiono come fiamma con aspetto di corpi sensibili. L’interno ammonitore l’avverte che quel drappo è il sangue di Cristo perché i suoi meriti scendano su tutti gli uomini e perché il creato li adori. Subito dopo parla Gesù: gli increduli razionalisti troveranno incongruo che Egli parli del suo Sangue il giorno dell’Ascensione ma così non è, perché il santo Sangue non cessa di effondersi sulla Terra. Il sangue scende e sale portato dagli angeli; adorano giubilando gli angeli dei giusti, adorano sperando gli angeli dei non cristiani sperando di diventare loro custodi nel segno della Croce; adorano piangendo gli angeli dei peccatori di fronte all’opera di Dio rovinata: l’anima morta di costoro. La Messa ripete i tre punti più importanti della vita di Gesù Cristo: alla Consacrazione Cristo si incarna come un tempo non nel seno della Vergine ma per le mani di un vergine, e guai al sacerdote profanatore che tocca con il corpo insozzato, da unione carnale il Corpo di Dio; all’Elevazione è la Crocifissione; alla consumazione delle Specie torna al Padre suo dicendo: “Ecco, vi benedico. Sono con voi fino alla fine del mondo”, come il mattino dell’Ascensione. (pp. 355-358).

20 maggio. Mentre le sette allegrezze di Maria fiorirono in rose solo mentre il fatto si compiva, i sette dolori sono permanenti e dureranno fino alla fine del mondo. Al momento del “fiat”, la Ss. Vergine abbracciò, insieme all’Amore, anche il Dolore. Il primo dolore non fu la profezia la profezia di Simeone, perché lei già sapeva che avrebbe dovuto patire e veder morire orribilmente il Figlio, ma fu piuttosto assistere alla derisione dei farisei mentre Simeone parlava e sapere che il suo Gesù, venuto a portare la pace, sarebbe stato accolto con odio. Il secondo dolore non fu unicamente per i disagi della fuga ma vedere che le potenze umane erano assassine di innocenti e deicide. Il terzo dolore non era solo per aver smarrito Gesù ma sapere che il suo appello sarebbe caduto nel vuoto per i milioni che avrebbero smarrito Dio. Il quarto dolore, di vedere suo Figlio sulla croce era dolore naturale ma soprattutto dolore soprannaturale di vedere tutti i futuri crocifissori di Cristo. Il quinto dolore fu sapere che quel sangue sarebbe sempre stato bestemmiato. Il sesto fu vederlo morto fra le braccia e contare tutte le sue piaghe. Il settimo dolore fu la sepoltura dell’Uomo-Dio e sapere per quanti il comando “sorgi” sarebbe stato inutile perché gli uomini non vogliono vivere e sono morti ai frutti della Grazia. Nel baciare l’ultimo addio a Gesù, la visione di quelli per i quali il sacrificio sarebbe stato inutile fu lo strazio di Maria come era stato per Gesù al Getsemani: un dolore che non cessa, e le spade sono sempre nel cuore di Maria. I suoi dolori di Madre di Gesù li ha amplificati per tutti i nati. (pp. 359-363).

21 maggio. Dice Gesù che i credenti saranno perseguitati e specialmente lo saranno i prediletti, odiati dal mondo e specialmente, con doppia colpa, dai sacerdoti, pochi dei quali hanno vera fede, accecati, isteriliti e pieni di odio a causa del loro razionalismo e del loro egoismo. (pp. 363-364).

Il 22 maggio dice Gesù di considerare il primo capitolo della Genesi: Dio fa solo cose buone. Padre di ogni male è invece satana. Come distinguere la fonte del dolore? Se col dolore è pace, allora è prova che viene da Dio; se è tormento ma l’anima rimane fedele a Dio, allora è cosa permessa da Dio; se nel dolore, e più che nel dolore nella gioia e nel benessere, è inquietudine e distacco da Dio, allora è fatto che viene dal Male, il quale viene sempre con l’effimera e ingannatrice veste di un utile umano, ma l’utile vero è il soprannaturale. Anche dal male, però, Dio sa trarre motivo di maggior bene. (pp. 364-365).

23 maggio. Dice Gesù che Dio mette alla prova ma non impone mai un sacrificio, poi si accontenta della buona volontà del servo fedele. Sapere di dover compiere un sacrificio è tortura molto più penosa del sacrificio, e per questo Dio nasconde il futuro. Solo a poche vittime speciali è rivelato il futuro sacrificio; Cristo lo conosceva da sempre, così come Sua Madre. Ad alcune carissime anime il sacrifico viene rivelato quando sta per compiersi. Ad altri, che non sono vittime ma degne di diventarlo, viene prospettata la necessità del sacrificio, viene iniziato e poi basta. Dio premia la buona volontà di obbedienza, la quale è già sacrificio: così fu per Abramo. (pp. 365-366).

24 maggio. Cristo impone alla Valtorta di scrivere che egli ha sostituito la Legge e il Patto scritti sulla pietra e il legno con una legge e un patto scritti su una Carne con un Sangue che sono divini in un tabernacolo che nella sua piccolezza è immenso quanto il Cielo perché lo contiene tutto e dà testimonianza dell’onnipresenza di Dio. Ma tanta previdente bontà non è volta a fare dei suoi tutt’altro che figli dei figli fedeli. Nessuno medita il cantico di Mosè sulla ribellione del popolo senza riconoscenza, che si è permesso e continua a farlo, di provocare il suo Dio, con culti idolatri e sacrileghi, adorando satana. Ognuno deve purificare se stesso nel dolore e nell’amore. Il dolore sia l’olocausto per il peccato, ma prima l’amore deve rinascere negli uomini. (pp. 366-367).

25 maggio. Nuova e più splendida visione del Paradiso rispetto a quella del 10 gennaio. È una candida rosa di luce, inondata dallo splendore dello Spirito Santo. La visione si apre in più splendidi fulgori e la Valtorta vede Dio Padre, luce splendidissima in quella marea di luce; di fronte a Lui il Figlio raggiante luce dalle sue cinque piaghe, in piedi con in mano il suo stendardo regale. Poco più in basso la Ss. Vergine con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste, guarda adorando sia il Padre che il Figlio e ogni tanto alza lo sguardo verso il suo Sposo celeste, lo Spirito Santo. Pare che lo Spirito elegga Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l’Amore lo porti al Padre e al Figlio perché i Tre si uniscano e bacino divenendo Uno, ed ecco la missione di Maria, sede dell’Amore. Ma lo Spirito trabocca in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, stringendoli in un anello di splendore, e si allarga ancora, dopo essersi beatificato col contatto col Padre e col Figlio, che rispondono con amore all’Amore e si stende su tutto il Paradiso. Questo si svela nei suoi particolari: gli angeli intorno al fulcro del Cielo, in cerchi, più simili a Dio Padre, adoranti e sprigionanti armonie, più sotto i beati, più compatti, più sensibili all’occhio, con più marcati tratti fisici, più simili al Figlio e a Maria, senza alcun segno di decadenza per l’età. Fra loro uno spirito imponente, con una lunga barba e in mano delle tavole, forse Mosè o Isaia, con occhi fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio. Lo spirito di Maria Valtorta si fa sempre più atto a vedere nella luce e vede che ad ogni fusione delle tre Persone, che si ripete con ritmo incalzante e incessante, come per pungolo di fame insaziabile di amore, si producono gli incessanti miracoli che sono opera di Dio. Il Padre, per amore del Figlio, il quale vuole avere sempre più seguaci, crea le anime, che escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, dal Padre, belle, gioiose, vanno a rivestire un corpo per obbedienza al loro Autore. Il Figlio, per zelo per il Padre, riceve e giudica senza soste. Lei non vede le anime giudicate ma ne intuisce il destino dall’espressione del Figlio: fulgore di sorriso per i beati, mesta misericordia per quelli avviati al Purgatorio, corruccio offeso e doloroso per i perduti ribelli. È qui che Lei comprende ciò che è il Paradiso: la sua Bellezza, Natura, Luce, Canto, e fatta di Amore, e scioglie un inno di benedizione. A sera dice Gesù: nel Paradiso che l’Amore ha fatto contemplare alla Valtorta vi sono solo i “vivi” di cui parla Isaia nel Cap. 4. Lì sono protetti per sempre da tutti i mali. Lì sono tutti attesi, ma purtroppo a tanto pochi si può dire: “venite”. (pp. 368-374).

26 maggio. Isaia 55, 1 dice: “Sitibondi venite all’acqua e anche voi che non avete denaro correte a comprare e mangiare vino e latte.” Gesù spiega che questo è possibile perché c’è chi ha pagato per noi tutti le ricchezze eterne. Il Grano è la Carne nata dal seno verginale, il Vino è il Sangue la cui sorgente è il Cuore immacolato. Solo quando la Trinità fu nel Cuore di Maria vi trovò l’amore che aveva desiderato in ogni creatura e che solo Maria Ss. aveva. (pp. 375-376).

Il 7 giugno, vigilia del Corpus Domini, la Valtorta spiega la differenza tra le visioni. Quando vede per gli altri è una spettatrice e una ripetitrice, sente gioia ma è come se leggesse un bel libro o vedesse una bella scena. Invece quando l’udire e il vedere è solo per lei, è immersa nella scena, a tu per tu con Gesù, con Maria, con Giovanni, vivi, reali e vicini, non di fronte come in una pellicola cinematografica: si aggirano per la camera, si appoggiano ai mobili, si siedono. (pp. 379-381).

28 maggio, Pentecoste. Visione della Pentecoste. Nella sala dell’Ultima Cena sono riuniti gli Apostoli; la riunione è presieduta dalla Ss. Vergine che legge i Salmi. Gli altri rispondono “Maran ata”. D’improvviso si sente un rombo fortissimo, come di un gigantesco organo ed entra la fiamma dello Spirito Santo che incorona Maria e si divide in lingue sugli Apostoli. Maria si trasfigura in una bellezza ultraterrena. (pp. 386-389).

30 maggio. Lezione di Gesù su un passo del libro di Giuditta nel quale l’eroina si appresta a sedurre Oloferne e prega: “… dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo, e sarà un monumento per il tuo Nome.” La bellezza è un dono di Dio ai progenitori. Veniamo da Dio, non da una bestia che l’antica legge mosaica diceva “immonda”. “Fra tutti gli animali che camminano su quattro piedi saranno immondi quelli che camminano sopra le loro mani” (Levitico 11, 27). La bellezza va dunque ammirata in un nostro simile dandone lode a Dio. Ornarsi per sedurre è peccato, ma Giuditta lo fa per uno scopo santo e la sensualità ha ucciso il tiranno Oloferne più della spada. Tutte le creature hanno i loro tiranni: il senso, il mondo, il prossimo, il demonio. A chi chiedere aiuto? A Dio, dicendo: “Dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo.” (pp. 395-397).

31 maggio. Nella visione del Paradiso la Valtorta ha visto anime testé formate di colore diverso. Gesù le spiega che il colore non c’era, ma le è stato mostrato per farle comprendere che ogni anima ha una vocazione diversa, così come ogni cosa creata ha un diverso compito affidatole da Dio. Ma gli uomini, sempre irrequieti, si ribellano e turbano l’armonia dell’umano consorzio, e molti giungono a sbranare il prossimo per saziarsi. (pp. 398-400).

Il 2 giugno la Valtorta soffre spaventosamente e Cristo, per consolazione, le concede la visione della Sua apparizione a s. Margherita Maria Alacoque. Maria riferisce a Padre Migliorini di aver cercato invano un libro di s. Caterina da Siena, ma Gesù le annuncia che lo troverà alla prima libreria alla quale lo farà cercare. Poiché Marta Diciotti doveva andare a Lucca, la incarica di comprare il libro, e costei lo trova infatti nella prima libreria nella quale entra. Nel leggerlo, la Valtorta si rallegra nel ritrovarvi, in forma medievale, le stesse cose che Cristo dice a lei. Altra grande consolazione concessale da Cristo è poter adorare il Sacro Cuore insieme a s. Margherita Maria Alacoque. Alla sera di questo primo Venerdì del mese, visione di Gesù dal Cuore radioso, circondato da moltissimi santi, fra cui s. Giovanni Apostolo, s. Margherita Maria Alacoque, s. Geltrude di Hefta, s. Veronica Giuliani. Le devote aralde del Sacro Cuore hanno fatto di più per sconfiggere il filosofismo di tutte le condanne della gerarchia, la quale si mostrò cieca verso di loro e le perseguitò. Proprio i consacrati che avrebbero dovuto vedere furono i più ciechi. (pp. 401-408, corsivo nel testo).

3 giugno. Dettato della Madonna sulla tremenda desolazione da Lei sofferta dopo la Passione. Poi Maria Ss. fa notare alla Valtorta di aver dettato quelle parole perché non ha più il quaderno dove è descritta la disperazione di Giuda, dato a Padre Migliorini, ed è una prova che sono cose vere, perché uno che se le inventa si confonde e cade in bugia. E Maria Valtorta, stanca e debole com’è, non ricorda da un’ora all’altra. Più tardi lo stesso giorno, la Valtorta ha la visione di una riunione di cristiani nella sala del Cenacolo. Vi sono gli apostoli e molti discepoli. La tavola dell’Ultima Cena è stata spinta contro la parete per far posto alla folla, prima delle chiese di tutto il mondo, in modo che tutti possano vedere l’altare. Pietro parla, istruendo gli accoliti. Maria è la custode del cofano che contiene le reliquie di Gesù: insieme reliquario e tabernacolo. Maria stessa è sacerdotessa e tabernacolo. (pp. 408-417).

11 giugno. Lezione di Gesù sulla vita delle anime vittime. Devono mantenersi in equilibrio in modo da non cadere per gli urti che ricevono; vive sul piano spirituale e quindi nell’atmosfera della Carità. Gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele (1, 4-28): hanno quattro aspetti, quattro modi di operare, quattro bocche. Guardano Dio che è il Sole col loro volto d’aquila e ne cantano le lodi; se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola appetiscono; pazienti come bovi non si stancano di pregare per i fratelli; con la loro bocca d’uomo ripetono all’uomo col linguaggio dell’uomo ciò che hanno udito da Dio. La Carità è sempre attiva, multiforme, multioperante, ardente, ed essi sono sempre attivi, multiformi, multioperanti, ardenti. Nulla li scuote se essi non vogliono, non ammettono turbamenti interni, mentre quelli che vengono dall’esterno non contano. In essi deve morire ogni pensiero umano. Solo il dolore, da essi liberamente desiderato e accettato, può redimere le anime. (pp. 418-421).

12 giugno. Il dolore è consiglio di perfezione. I migliori devono amare il dolore, ma la maggioranza non accetta neppure di sopportarlo. Ma i migliori amano il dolore perché si pongono risolutamente sul piano spirituale, in un’eternità che dice sempre: “ora”. Devono imparare, prima del momento, a calcolare il tempo come lo possederanno in Cielo: “ora”. (pp. 422-425).

13 giugno. Durante una terribile crisi cardiaca, durante la quale crede di morire, Maria Valtorta ha una visione eucaristica: il Cuore di Gesù pulsante a forma di ostia. Il Sacro Cuore è Eucarestia viva, che era già Ostia quando era ancora Pensiero. (pp. 429-430).

14 giugno. Riflessione su una bambina, Antonietta Meo, detta Nennolina, morta a sette anni, e che ora in Paradiso sa quanto i massimi sapienti. Nel Paradiso le anime sono fatte simili a Dio, non vi è età, lo spirito è eternamente giovane. (pp. 430-433). Lo stesso giorno segue l’ora santa di Gesù, che commenta frasi evangeliche: 1) “Se non ti laverò non avrai parte nel mio regno.” Significa che Cristo incoraggia ad avvicinarsi a lui perché è pronto a perdonare. 2) “Uno di voi mi tradirà.” Il tradimento contro Gesù è continuo. Egli è tra noi e noi continuiamo a farlo soffrire, ma anche dopo il tradimento Egli è pronto ad accorrere da chi lo chiama. Non l’hanno chiamato nella prosperità, non l’hanno ringraziato, si ricordano di Lui solo quando sono colpiti dalla sventura ma Egli accorre ugualmente. 3) “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati.” Gesù ha dato l’esempio, amando pur sapendosi odiato. Ci supplica di amarlo, per il nostro bene. Con o senza il nostro amore. Egli resta Dio, senza di Lui noi siamo polvere. È Vita e vuole che abbiamo la Vita. 4) “Se rimanete in me e rimane in voi la mia dottrina, vi sarà dato quel che chiedete.” Divisi da Dio, non Lui ma noi moriremmo. Il nostro pensiero per ricordare, intelligere, volere, dev’essere nutrito dalla dottrina di Dio. Chi non rimane in Cristo lo odia, e allora il Padre lo odierà, chi rimane in Cristo può essere simile a Lui ed Egli vuole che i Suoi fedeli chiedano: tutto possono chiedere, sia per il corpo che per lo spirito, non temano di chiedere troppo. Cristo conclude: “Ho voluto che parlasse la mia eucaristica Voce. Abbiatela per mio regalo. Benedico te e tutti quelli che l’ascolteranno.” (pp. 433-435).

15 giugno. Gesù rampogna severamente i dottori difficili che si permettono di fare appunti alle sue parole e dimostrano di non sapere la teologia. Meno libri, libroni e scribi del ventesimo secolo, ma fede, speranze e carità e tutte le virtù cardinali sono quello che permette di comprendere, e i dottori difficili che ne sono privi odiano senza ragione. (pp. 444-448).

20 giugno. Gesù la invita a contemplare le stelle e le dice che vi è meno distanza fra la terra e le stelle che fra le stelle e il trono di Dio. Eppure Dio concede a lei di raggiungerlo, di conoscerlo, di immergersi nel suo fuoco. È l’amore che congiunge a Dio e lo fa conoscere. Chi non ha in sé l’amore non ha somiglianza con Dio. (pp. 451-453).

21 giugno. Punire i colpevoli stanca Cristo più che il portare la Croce. I suoi diletti, come Maria Valtorta, sono il suo riposo. Il rapporto con lei è sponsale, e lei gli ha generato molti figli, che sono le anime che col loro soffrire ha salvato. (pp. 453-460).

Il 22 giugno Maria Valtorta soffre terribilmente nel fisico e nel morale. Cristo la rassicura: lei ha paura di non piacere a Dio, ma resta attaccata a Lui, ed è questo che conta. Cristo, passato attraverso il Getsemani, comprende perfettamente le sue angosce. (pp. 460-463).

23 giugno. Dettato di S. Teresa del Bambin Gesù, la quale aveva un cuore da eroe e dovette, con martirio aggiunto agli altri, forzare se stessa a ricevere l’impronta che Gesù voleva imprimerle. Infatti, per pietà della nostra debolezza, Cristo ha formato santi che siano di esempio a tutti i tipi di personalità spirituali: asceti di severità quasi paurosa per le tempre d’acciaio, santi ilari per coloro che non sanno santificarsi col pianto, santi di grazie infantili per quelli dalle forze molto deboli. La Valtorta scrive immediatamente questo dettato perché vuole riportare tutti i dettati in modo assolutamente esatto, per non alterare minimamente la Parola divina, mentre per le visioni può aspettare, dato che le ricorda bene, nei minimi particolari. Segue infatti la trascrizione della morte di Nostro Signor Gesù Cristo in croce, che le ispira la riflessione di non poter disperare della Bontà, vedendo quanto ci ha amato. (pp. 463-467).

24 giugno. La Valtorta continua a soffrire orribilmente e nello spirito nell’esilio di Sant’Andrea di Còmpito e supplica Cristo di farla ritornare alla sua casa di Viareggio, nella stanza dove tanta vita celestiale si è svolta. Cristo la invita a considerare i tre tempi del dolore di Sua Madre. Nel primo tempo è la Madre, la Donna che urla il suo strazio, giunge a delirare e a chiamare gli uomini “belve, sciacalli, iene”, da marchiare gli ebrei come “Caini di Dio”. Nel secondo tempo è la credente che vuole essere fedele alla sua fede, anche se i fatti sembrano smentire ogni promessa di fede. Il suo cuore di madre e di donna lotta col suo spirito di credente; trionfa lo spirito perché è realmente nutrito di fede, così che la donna è superata e resta la credente. Nel terzo tempo della sua desolazione la credente, affermata sempre più nella fede, sale attraverso la rassegnazione, a riunirsi con Dio dal quale il dolore l’aveva divisa, finché non è neppure più la credente ma la Figlia di Dio che parla al Padre con la solenne sicurezza di chi sa che può parlare perché ha conquistato il diritto di essere esaudita. È creatura santificata dal suo eroismo, in cui carne e sentimento non sono che indumenti gettati sull’io spirituale, l’io vero. (pp. 471-474).

25 giugno. Dice Gesù: l’anima che accetta di soffrire senza aiuti che le attutiscano lo spasimo acquista molto maggior merito di quella che riceve anestetici spirituali, e questo è appunto il caso di Maria Valtorta, alla quale è assicurato il premio più alto. (pp. 474-475).

26 giugno. Dopo penosissima sofferenza la Valtorta vede il suo angelo custode in ginocchio a capo chino in segno di grande rispetto. Il suo invisibile Maestro le spiega che tutti gli angeli stanno con sommo rispetto presso coloro che custodiscono. Noi siamo templi vivi in cui abita Dio. L’angelo adora nell’anima in stato di grazia la presenza di Dio. Quando l’anima non è più in stato di grazia venera piangendo l’opera del Creatore: venera come si venera un luogo un tempo abitato da Dio, profanato dai nemici ma sempre degno di venerazione. (pp. 475-477).

27 giugno. Dice Gesù che le anime predilette ricevono da Dio il comando dato ad Abramo: “Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e vieni nella terra che ti mostrerò.” Quindi le sradica per farle sante e all’inizio esse soffrono molto per l’incomprensione degli altri e per le difficoltà del cammino, ma poi le difficoltà si appianano e giunge il premio, se avranno saputo seguire il Cristo che è la stella che li guida. (pp. 478-480).

29 giugno. Dice Gesù che alla fine della vita di ciascuno chiederà conto dei talenti ricevuti, ed è paziente per dare tempo alla creatura di operare il bene perché non si possa accusarlo di mancare di benignità. In realtà siamo noi che non siamo benigni con noi stessi. (pp. 480-483).

1° luglio, Festa del Preziosissimo Sangue. Parla S. Giovanni e testifica che Cristo è vero Dio e vero Uomo. Nulla impediva al Verbo di Dio di materializzarsi uomo adulto, ma perché non vi fossero scusa di Negazione volle incarnarsi come una qualunque creatura per dare a tutti il suo Preziosissimo Sangue. (pp. 483-486).

2 luglio. Dice Gesù che Maria Valtorta non deve cercarlo affannosamente perché “noi siamo con te”. Quando non lo vede è perché deve occuparsi delle cose del Padre Suo. In quel momento ha bisogno delle sue lacrime di amore per riscattare un’anima che l’Odio fa schiava del Male. (pp. 486-487).

3 luglio. Dice il Padre: “L’Altissimo non abita nei templi umani. Sua dimora è lo spirito del figlio fedele.” La dimora dell’Altissimo in uno spirito che lo accoglie opera prodigi che saranno noti solo nella seconda vita e sarà grande umiliazione per coloro che si credettero “grandi”, “potenti”, “sapienti” e criticarono, avversarono, tormentarono le anime predilette, quando vedranno che sapienza, potenza e grandezza erano in queste anime, per il fatto di essere unite a Dio. (pp. 487-488).

4 luglio. Frastornata da sofferenze terribili, la Valtorta non ha potuto scrivere nulla di quanto il Divino Maestro le dettava. A colmo di tortura ha dovuto lottare per respingere la tentazione del maligno di scrivere imitando lo stile del Maestro per mettere in imbarazzo e peggio chi le ha dato dolore. Lei lo caccia dicendo che scriverà solo quello che le viene dettato dal Cielo. (pp. 488-489).

Il 5 luglio Gesù la consola dicendo che le ferite che le infligge sono ferite che aumentano intelligenza e forza. Solo le ferite umane fanno veramente male perché il loro dardo è avvelenato dall’odio. Vi sono anime cieche sprofondate in abissi di tenebre: tocca a Gesù e ai suoi corredentori penetrare in quegli abissi per cercare di portarvi la luce. Per aver amato la verità e aver respinto la seduzione diabolica, Maria Valtorta merita una doppia effusione di amore. (pp. 489-493).

Il 6 luglio, a premio della vittoria su satana del 4 luglio, la Valtorta riceve la visione della santa bambina Nennolina, biancovestita, un fiore di amore umano che fa bene alla sua umanità scorticata e percossa. (pp. 493-494).

7 luglio. Gesù esorta Maria Valtorta a spezzare tutti i legami della Terra per legarsi a Lui solo. Le affezioni terrene sono come un foglio di stagnola in confronto a un blocco d’oro, a frantumi di vetro rispetto a brillante purissimo. La invita a meditare una frase dell’Apostolo Paolo: “Quando a Colui che mi segregò fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato per sua grazia piacque di rivelare a me il suo Figliuolo… io subito senza dar retta alla carne e al sangue…” (Galati, 1, 15-16). Per ubbidienza a Dio, terminata la “segregazione” iniziata da Dio, l’Apostolo ha posto in disparte carne e sangue per darsi tutto all’Amore vero. Gli scelti sono dei “segregati”: fra loro e il mondo si leva un impalpabile muro, divengono stranieri agli altri, pur rimanendo loro fratelli e lavorando in angelica solitudine per il bene delle anime; non li ripudiano ma li amano di perfetto amore. Maria deve passare oltre: l’ultimo tratto è il più erto e occorre essere liberi da ogni peso per ascendere. (pp. 495-496).

8 luglio. Visione dell’Assunzione di Maria Ss. La Vergine la rassicurara: gli abitanti del Cielo sono suoi amici e e non l’abbandoneranno mai. La Valtorta voleva fare la meditazione sull’Ora delle Desolata ma non ha potuto per la gioia comunicatale dalla Madonna. La Mamma, vedendola troppo addolorata non ha voluto altre lacrime da lei. (pp. 496-499).

11 luglio. Il giorno precedente è finalmente venuto Padre Migliorini, di cui Maria sentiva tanto la mancanza. Confessione e Comunione ben fatte. Nonostante i continui dolori, lei è felice. Vede Gesù biancovestito a fianco del Padre mentre le porge l’Ostia consacrata, mentre la Madonna segue a mani giunte con un sorriso il suo ringraziamento. (p. 500).

12 luglio. La Madonna, nella veste di Regina del Carmelo, va a visitarla e la accarezza, si lascia toccare e baciare la mano e la conforta dicendo che è amata da lei e dalle sante del Paradiso. (pp. 501-502).

13 luglio. Dice Gesù che non soltanto la morte del peccatore è orribile, ma è orribile anche tutta la sua vita, affondato in un baratro di inquietudine e di scontento, anche se esteriormente non appare. Il fetore d’inferno di un peccatore è orribile, ma bisogna amare ugualmente i peccatori per cercare di redimerli; anche se non si riuscirà se ne avrà ugualmente merito. (pp. 502-504). Lo stesso giorno riceve la visita e le carezze di s. Teresa del Bambin Gesù, che le dice di non aver paura che Gesù non la ami: è Lui stesso che la manda a dirglielo, e a spiegargli cosa sia il “duplice amore”, sul quale il giorno avanti la Valtorta si poneva domande. Lei è un’infante spirituale perché fa tutto con semplicità, è una “piccola”, e Gesù ama i piccoli, e una “vittima”; è quindi simile a S. Teresa, la quale aveva chiesto per sé di essere come una bambina e di amare Gesù con semplicità di pargolo, e al tempo stesso di essere vittima e amarlo con eroismo di martire. (pp. 504-505).

14 luglio. Lezione di Gesù, molto difficile, sulla natura dell’uomo. Questo ha in sé l’immagine che Dio stesso ha ideato per l’uomo, ma non tutti gli uomini hanno in sé la somiglianza con Dio. Vi è grande ignoranza fra i credenti: conseguente e non conseguente. È ignoranza conseguente quella che viene da istruzione primordiale causata da lontananza dai centri religiosi o da colpevole noncuranza da parte dei ministri. L’ignoranza non conseguente è quella di chi, potendo, non vuole istruirsi o, dopo essersi istruito, trascura e ritorna ignorante per comodo suo: ignoranza maledetta perché è ribellione al Padre, ripudio del Figlio e del suo sacrificio, ripudio dello Spirito Santo e della sua scienza. Cristo ha detto che la bestemmia contro di Lui sarà perdonata, ma non quella contro lo Spirito Santo, ossia la bestemmia dell’impugnare la Verità conosciuta. L’ignoranza fra i credenti dà idee errate sull’immagine di Dio. Non si tratta di immagine fisica. Dio è spirito e non ha volto, statura, strutture. L’uomo ha l’immagine che Dio ha ideato per lui. Nessuna evoluzione da quadrumani. Il quadrumane fu quadrumane da quando fu creato e fece i suoi primi lazzi sugli alberi del Paradiso terrestre. L’uomo fu uomo da quando Dio lo creò dal fango e gli alitò lo spirito in volto. La somiglianza con Dio è in questo spirito eterno, incorporeo, soprannaturale. L’immagine persiste anche dopo che la somiglianza è stata perduta a causa del peccato mortale, così che l’uomo ha assunto l’aspetto di demone. Privato della Grazia, l’uomo non è più che un sepolcro che racchiude uno spirito morto in putrefazione. Ecco perché alla resurrezione della carne gli esseri umani, pur avendo tutti una comune immagine fisica, saranno diversissimi tra loro: di aspetto semidivino i beati, di aspetto diabolico i dannati. Allora trasparirà all’esterno il mistero delle coscienze. L’uomo tanto più si rende somigliante a Dio quanto più vive nella Grazia; occorre sforzarsi di raggiungere la perfezione della somiglianza, anche se non la si può raggiungere perché non può la creatura essere simile al Creatore. (pp. 506-509). Dopo il dettato, la Valtorta ha l’apparizione di s. Teresa del Bambin Gesù, ma chiede a Dio non la gloria delle visioni, ma la grazia di amarlo sempre più. (pp. 509-512).

16 luglio. Dice Gesù che se il Signore dovesse punire e non compatire quando gli uomini vanno contro ragione (e contro la legge divina) nessuno si salverebbe. Ma Dio è di una bontà senza limiti, solo che gli uomini ne abusano. Gesù vorrebbe dire: “Trattatemi da Dio”, ma si limita a dire: “Trattatemi da vostro Padre, Fratello e Amico e agite con Me come agiscono i buoni figli, i buoni fratelli, i buoni amici”. Ma gli uomini non sanno fare neppure questo e si lamentano se non hanno bene sulla terra. (pp. 512-513).

20 luglio. Invettiva contro i nuovi farisei che giudicano, condannano e perseguitano le “voci”. Costui è una voce? Non può essere? Che ha fatto per meritarlo? Nulla e tutto, risponde Gesù: nulla rispetto alla sua miseria, tutto se si considera la sua generosità tutta donata a Dio. I persecutori, incapaci di volare, negano che il volo sia possibile, ciechi negano l’esistenza del sole e che altri lo veda, e nascondono la propria incapacità sotto una valanga di parole il cui costrutto è: “Il Paradiso non ha descrizione perché è Pensiero.” E invece è realtà. Non hanno fede e respingono coloro che riportano luci e parole che la loro miseria non conosce perché sanno solo strisciare e vogliono negare che Dio possa far parlare le “voci”. “L’apostolicità della Chiesa non è finita con gli Apostoli. Continua con gli apostoli minori. Ogni santo ne è uno, ogni ‘voce’ ne è uno.” (p. 516). Sono umili rispetto ai dotti dottori difficili? E gli Apostoli non erano forse gente semplice? Dio cerca amore e fedeltà alla Verità e umiltà sincera. Se le sue “voci” diventassero superbe le abbandonerebbe subito. Se Dio dà loro la sua pace nessuno può condannarle. (pp. 513-517).

21 luglio. Dice Gesù che il salmista chiede: “Quando farai giustizia dei miei persecutori?” (Salmo 118, volgata, 81-88). Il salmista lo poteva dire perché era ancora il tempo del rigore, ma Cristo ha detto invece: “Quando uno ti percuote offri l’altra guancia.” Ai comandamenti dati a tutti se ne aggiunge uno speciale per i prediletti da Dio: la fedeltà assoluta. (pp. 517-521).

22 luglio. Visione della storia di s. Cecilia che, dopo una Messa celebrata da Papa Urbano nelle catacombe, si sposa con Valentiniano e lo converte alla Fede, e i due fanno voto di vivere come fratello e sorella. La Messa, in latino, è come quella cui la Valtorta era abituata, antecedente al Concilio Vaticano Secondo, e lei nota che non viene pronunciato il Credo. Esatto: prima del secolo XI il Credo non era recitato pubblicamente nella Chiesa romana. Venne introdotto in seguito al pellegrinaggio a Roma di S. Enrico, imperatore di Germania, il quale fu molto sorpreso di non averlo udito e ne parlò al papa Benedetto VIII, che da allora decretò che le domeniche lo si dicesse nella Messa. Come poteva Maria Valtorta, digiuna com’era di storia della liturgia, immaginare che la Messa dei primi secoli fosse priva del Credo? L’episodio di Cecilia, spiega Gesù, è un vangelo della Fede. Ella va alle nozze fidando nel triplo miracolo di essere preservata da ogni violenza, di essere apostola dello sposo pagano, di essere immune da parte di lui, almeno per il momento, da ogni denuncia. Cecilia amava santamente Valeriano e voleva farlo felice in eterno, gli dà ciò che è il suo bene: la conoscenza di Dio. La vera religione non è mai sterile; gli eunuchi volontari effondono se stessi per poter amare tutti. Cecilia insegna anche che bisogna essere puri per poter vedere Dio. Purità e verginità non coincidono necessariamente: vi sono vergini che sono impuri e padri che sono puri. Valeriano non era vergine ma vide l’angelo di Cecilia ed ebbe il suo, e portò a Dio Tiburzio, suo fratello. Ebbe il merito di sapersi strappare ogni abitudine inveterata del paganesimo per un amore soprannaturale. Cecilia ebbe il merito di mantenere l’affetto per lo sposo in sfere tutte spirituali. Dio non nega nulla a chi sa vincere la carne e le tentazioni. Il pontefice Urbano, nella Messa, aveva parlato della riverginizzazione delle anime attraverso la rinascita e la permanenza in Cristo. Ma nel mondo decaduto di oggi simili concetti sembrano ridicoli; gli uomini sono impuri e trasudano impurità, non danno nomi ai loro mali morali, di cui ne hanno tre, sempre antichi e sempre nuovi: orgoglio, cupidigia, sensualità. (pp. 521-533).

23 luglio. Seguito della visione del giorno precedente. I fratelli Valeriano e Tiburzio ricevono il battesimo dal Papa Urbano. Poi la Valtorta vede la casa di Valeriano che ha subito molti mutamenti: è molto più spoglia, sono scomparsi i segni del paganesimo, come i lari, i bracieri per gli incensi e le statue impudiche; nel giardino vi sono molti poveri ai quali i neo-cristiani sovvengono generosamente. Poi vede la casa ancora più spoglia, forse saccheggiata dai persecutori; Cecilia è in stato di arresto, Valeriano ha già subito il martirio. L’ultima visione è di Cecilia in carcere, in un torrione circolare: già ferita a morte si accascia facendo il segno uno e trino, come rappresentato nella scultura del Maderno, e muore. Da aggiungere alla prima parte: la visione di Cecilia che canta, accompagnandosi con la cetra o la lira, canti religiosi sublimi, devotamente ascoltata dal marito e dal cognato. (pp. 533-537). Gesù commenta. La fede è una forza che trascina e la purezza un canto che seduce. Non è ora di pianto ma di letizia, perché Cecilia e i suoi cari sono fra i santi del Paradiso. L’amore dei santi e le loro virtù valgono a santificare più delle altisonanti prediche. (pp. 537-539).

25 luglio. Ondate di profumi. La Valtorta apre la Bibbia a caso. Si apre al cap. 30 dell’Esodo: l’altare dei profumi. Gesù le dice di lasciarla aperta lì: è la lezione di quel giorno. Ad ogni anima che lo ama Egli dice di fare del suo cuore un altare su cui profumi l’amore alla santità di Dio. Molto le ha dato, senza suo merito, molto esige da lei. Le spiega come vuole che lei sia sotto la metafora dell’altare biblico. Il cuore di lei dev’essere come il prezioso legno di setin, leggero e resistentissimo, oltre che raro; veniva squadrato in blocchi di un metro di altezza per mezzo di lato. Un cuore come un blocco capace di resistere alle forze avverse, leggerissimo perché non imprigionato da nessuna materialità o da convenzioni meschine, spirito quadrato come pietra angolare; le virtù siano i lati e le facce, poggi su base di sacrificio alla misera terra che va salvata col sacrificio, i quattro lati che salgono siano fatti di temperanza, fortezza, giustizia e prudenza, il lato superiore opposto alla base sia di carità che viene dal Cielo, i due corni siano la speranza e la fede. Come si conviene alle tre virtù teologali e alla dignità dell’altare sia tutto coperto di oro finissimo. La cornice dev’essere data dalla vigilanza di Maria Valtorta che sorveglia sempre perché non si affievolisca il fuoco profumato del suo amore, gli anelli sono la buona volontà di lei, le stanghe la prontezza di lei a servire Dio e a lasciarsi portare dove Egli vuole. Su quell’altare Cristo in persona sarà il sacerdote che spremerà da lei il profumo come oblazione di carità per le anime. Ella dovrà essere olocausto e ogni suo dolore servirà a dare a un’anima una grazia, con ogni spasimo compenserà per quelli che non sanno amare e pregare o non lo sanno fare come va fatto. Dov’è carità e amore lì c’è Dio, ha detto Giovanni. Cristo è con lei, la chiama “piccolo Giovanni” ed è con lei perché ha compreso l’amore. (pp. 543-547).

26 luglio. Dice Gesù che l’amore, la misericordia, la preghiera, la mortificazione, il desiderio di possiede i doni di Dio e la santità, per quanto cose degne di lode possono essere macchiate da impurità che le guastano e le rendono non accette a Dio. La sventatezza dello spirito rischia di macchiare la purezza di cuore di umane ruggini. L’amore per Dio è impuro se unito alla pretesa di ottenere ricompense materiali. L’amore per il prossimo è impuro se si rivolge solo a quelli che ci amano e ci servono. Su milioni di preghiere fatte quotidianamente sulla Terra soltanto l’uno per mille chiede solo la santificazione, tutte le altre mirano a qualcosa di terrestre, magari alla morte di un nemico. Le mortificazioni sono fatte a volte per farsi ammirare, ed è male. Solo i puri di cuore godranno Dio. (pp. 547-553).

28 luglio. Dice Gesù, commentando Giovanni 9, 31, che fare la volontà di Dio ottiene grazie; non sono le molte preghiere quelle che ottengono. La disubbidienza aveva diseredato l’uomo, l’ubbidienza lo fece erede di Dio attraverso il sacrificio del Verbo Incarnato. (pp. 553-554).

29 luglio. Parla il Padre Eterno commentando il cantico di Debora, v. 2 e v. 21. Voi cristiani che volontariamente offrite le vostre vite al dolore, benedite il Signore e state in pace, siate felici pensando al vostro futuro, dimenticate l’orrore attuale, in cui satana e i suoi servi si agitano per odio a Dio, e pensate invece al giorno della vostra nascita al Cielo. (pp. 554-555).

Il 30 luglio Maria Valtorta domanda perché il volto di Gesù appena morto pare più simile al volto di Gesù vivo. Gesù risponde: “Perché sulla via del Calvario ero accaldato, tumefatto, con le vene sporgenti per la febbre e la fatica e già con un principio di enfiagione per la ritenzione dell’urea, consecutiva alla flagellazione. Sulla Croce ciò aumentò ancora. Dopo la morte, cessato lo spasimo e svuotato in parte dei liquidi, per via naturale e per la lanciata, il viso si emaciò di colpo. Anche il lavacro del pianto materno valse a rendere al mio volto aspetto più conforme all’abituale. Sulla Sindone appare il volto di uno morto da più ore: era iniziato il processo di edema, per cui il morto pare tornato quale era vivo. Ogni decomposizione inizia con gonfiore, e questo vada a chi ha dubbi che Io fossi morto. La decomposizione non procedette per la Resurrezione.” (pp. 555-556).

31 luglio. Gesù commenta Matteo 8, 22. Lasciate che i morti seppelliscano i morti. I morti dei morti sono le vane preoccupazioni, le cure del mondo, gli affetti sentiti umanamente. Morti sono quelli che per non essersi dati tutti alla vita sono sassi inerti, alcuni sono senza traccia di vita essendosi dati tutti a satana, altri sono inerti per tiepidezza, senza slanci verso il Bene, sono come embrioni di anime, atrofizzate e debolissime, non sanno seguire Cristo perché non vogliono. Alla Valtorta e ai suoi discepoli fedeli Egli rivolge l’esortazione ad abbandonare ogni attaccamento alle cose del mondo e ad occuparsi esclusivamente di Gesù-Vita. (pp. 557-558).

2 agosto. Mentre fa, dopo il ringraziamento per la Comunione, le sue preghiere quotidiane, la Valtorta sente quella scossa che prova quando Gesù la vuole benedire con una sua grazia, con una pace e una gioia soprannaturale, una specie di brivido, calore e sensazione di benessere. Poi sprofonda in una sorta di sonnolenza fisica, ma con la mente e le facoltà spirituali ben deste. Ha la visione come di cumuli di neve paradisiaca, data da falangi di angeli di luce e di armonia, con canti rispetto ai quali il più dolce canto terrestre non è che discordante strepito. Cerchi di luce nivea intorno alla ancor più candida e splendida luce della beatissima Madre di Dio, il cui volto e le cui mani giunte sono come soli raggianti. Socchiudendo gli occhi davanti a tanto fulgore la Valtorta percepisce il sorriso beato di Maria e il suo dolce sguardo, umile e casto, tanto amoroso, rivolto verso il basso, alla povera Terra. (pp. 559-560). Gesù commenta la visione (Ezechiele 44, 3). Maria è la porta del Paradiso. Nessuno può venire al cospetto di Dio se con riconosce in Maria, Porta chiusa in cui solo Dio è entrato, la Madre del Salvatore, la Madre-Vergine, la Madre divina. Molti sacerdoti si allontanano da Cristo dietro a idoli vergognosi, ma in ogni secolo vi furono degli eletti a sostituirli, venuti da ogni professione e da ogni rango sociale. Portati dal turbine d’amore salirono ben alti a purificarsi nel Fuoco e a istruirsi con le voci della Fiamma divina. Hanno guardato un attimo Dio con sincera e buona volontà di vederlo e la visione li ha consacrati al suo servizio. Gesù aggiunge: “Ho voluto farti un commento atto alle festività di oggi: Ss. Maria degli Angeli e s. Alfonso Maria de’ Liguori.” (pp. 560-562).

3 agosto. Commento di Gesù al Libro III dei Re, cap. 19. Occorre cercare Dio non solo nelle grandi cose, perché di piccole cose è fatta la vita. In tutte le cose bisogna discernere e amare moltissimo. Il Signore è sempre buono con i suoi figli ma non è debole, perché di ogni giorno in cui avremo sprecato la longanimità di Dio ci sarà chiesto amaro conto. La vita è guerra e fino all’ultimo non si può essere certi della vittoria, perché si può cadere anche all’ultimo istante. (pp. 563-565). La sera di quel giorno la Grande Regina, tornata Mamma, appare a Maria Valtorta e se la tiene sul cuore dandole una gioia estatica e portandola ad esclamare: “Oh! Non merito tutto questo. La bontà di Dio è veramente al di sopra di ogni iperbolico calcolo umano.” (pp. 565-567).

4 agosto. Commento di Gesù a Giobbe, cap. 33, vv. 14, 19, 23, 29. La Comunione dei Santi è un tesoro infinito al quale attingono i sacerdoti illuminati da Cristo. Anche se il sacerdote fosse un indegno non andranno ugualmente sprecate le indulgenze che il fedele ha cercato con retta intenzione. (pp. 567-571).

5 agosto. Dice Gesù che l’indomani la Chiesa celebra la Trasfigurazione. Chi sa stare con Gesù nel dolore deve aver parte con lui nella gioia. Non deve mai avere superbia perché Lo perderebbe. Non si deve temere o essere come gli antichi rabbini che insegnavano la Rivelazione e non le credevano al punto di non riconoscere il Messia. Vincendo la Bestia e i suoi servi e profeti, le “voci” devono riconoscere Gesù e seguirlo. Averlo sarà la loro beatitudine, superiore alla possibilità di immaginazione della creatura ancora unita alla carne. (pp. 571-573).

6 agosto. Lezione di Gesù sulla Prima Epistola di S. Paolo ai Corinti (12, 3). Un maestro forma l’allievo per il suo bene e così ha fatto l’amore di Gesù con lei, le ha tolto tutto per darle il Tutto, l’ha portata ad abbracciare la Croce e diventare corredentrice, così come è stato per Maria Ss. che ha detto sempre “fiat”, dall’Annunciazione fino al Calvario: non era nulla, una povera donna disprezzata dagli ebrei, ed è divenuta la Regina del Cielo. I doni vengono da Dio, l’amore è merito della creatura che risponde al richiamo divino e la Carità fortifica, così che lei possa procedere nelle vie del Signore. (pp. 573-577).

7 agosto. Visione del martirio di s. Stefano che sarà ripresa con più ordine nell’Opera. (pp. 577-584).

8 agosto. Dice Gesù che l’intera sua vita fu un’Epifania sempre nel segno del soprannaturale. Una sola parola del Vangelo a Lui riferita, “si irrobustiva”, racchiude un grande mistero di amore e giustizia perfetti: era veramente uomo e aveva bisogno di irrobustirsi. È grande gioia per Gesù istruire chi lo ascolta con cuore di bambino, come lo avevano i semplici pastori. Altri non erano semplici come Gamaliele e il saggio rabbino Hillel, Saulo poi era un invasato posseduto dall’odio, ma anche questi, per vie diverse, giunsero alla verità. (pp. 584-592).

9 agosto. Maria Valtorta soffre orribilmente, anche per il ricordo della terribile esperienza di abbandono da Dio nell’aprile di quello stesso anno. Dice che perfino in Paradiso vedrà un punto nero per l’ora delle tenebre che ha dovuto sopportare allora. Ma riceve consolazione da Maria Ss., sempre con lei dal 2 agosto, e dal rileggere le parole di Gesù dettate in giorni precedenti, con cui la rassicura che non ci sarà attesa in Purgatorio per lei e che accomuna la Valtorta al dolore suo e di sua Madre. (pp. 592-595).

10 agosto. Parla l’Eterno Padre, dicendole che è andata vicina al vero ma non lo ha perfettamente raggiunto. In Paradiso è tutta gioia soprannaturale e non ci sono punti neri per i dolori passati, ma si guarda alla povera terra con sguardo di misericordia. Il Paradiso ha due facce: da una parte si bea della visione beatifica, dall’altra si volta verso i poveri fratelli con vigile e amorosa carità. (pp. 595-598). Più tardi si aggiunge la consolazione di Gesù: come s. Teresa di Lisieux, Maria Valtorta può dire che molte pagine della sua vita saranno lette in Cielo. Egli, Cristo, l’ha sempre guidata, anche nell’ora delle tenebre dell’aprile. Non deve dire mai: “Mi hai lasciata sola”. Cristo permette burrasche atroci, ma è sempre vicino ai suoi fedeli e placa la tempesta come fece sul lago di Galilea e lei non deve temere. Le ha detto che le sarà padre e madre, fratello e sposo. Gesù non mente mai. Colta da una terribile crisi cardiaca, la Valtorta si lamenta di non aver potuto dirgli, in quei terribili giorni, che lo amava. Gesù risponde che glielo ha detto lo stesso, col cuore, anche senza parole, con la sua parte più perfetta, delirando di amore per lui, ed era l’amore perfetto come quello del serafico Francesco: “Beato chi ama senza chiedere di essere amato”. (pp. 598-602).

11 agosto. Insegnamento della Madonna sulla perfezione del distacco: sapersi distaccare dal proprio modo di pensare umano. Segue una più particolareggiata descrizione di una nuova visione della Passione, ogni volta che le viene data La Valtorta nota meglio i particolari. (pp. 602-608).

14 agosto. Vede il cugino Giuseppe Belfanti con la faccia da demonio perché costui praticava lo spiritismo. Padre Migliorini avrà pensato che ciò fosse dovuto allo stato d’animo irritato di lei, e anche lei voleva credere che così fosse, ma non è così. Le è stato concesso un tale discernimento degli spiriti da vedere le anime all’interno dei corpi. (pp. 608-610). Prima di riporre il quaderno vuole confrontare la visione della Passione da poco avuta (11 agosto) con quella precedente dell’11 febbraio per vedere se coincidono. Se non coincidessero potrebbe voler dire che c’è contraddizione e che lei è lo zimbello del maligno. Invece coincidono perfettamente, anche se lei non ha più riletto la versione precedente. (p. 610).

16 agosto. Lezione di Cristo sulla purezza: ha un valore tale che un seno di creatura poté contenere l’Incontenibile perché possedeva la purezza assoluta che potesse avere una creatura. La Ss. Trinità scese con le sue perfezioni e abitò in quel piccolo spazio. La Vergine può considerarsi la secondogenita del Padre, seconda dopo il Figlio. Il Figlio era figlio anche per lei, e le insegnava le sue verità e sapienze, per mistero di grazia, quando era ancora un germe che le cresceva in seno. Per lo Spirito Santo fu questa un’anticipata Pentecoste. Anche Eva era stata creata senza macchia, e in un mondo puro ma spontaneamente si corruppe. La Ss. Vergine, al contrario, visse in un mondo corrotto ma non volle ledere il suo candore neppure con un pensiero volto al peccato. (pp. 615-616).

19 agosto. Cristo le detta una preghiera di ringraziamento per il dolore che riscatta le anime. Le prepara un futuro di eterna gioia, quando sarà in Paradiso insieme a quelli che col suo dolore aveva salvato. (pp. 616-618).

20 agosto. Dice Gesù che quando le svela episodi sconosciuti della sua vita pubblica senta già il coro dei dottori difficili: “Ma questo fatto non è nominato nei Vangeli”. Ed Egli risponde con le parole stesse dei Vangeli”, dove più e più volte si indicano genericamente cose che diceva e faceva, miracoli e prediche senza riportare i dettagli, e questo è in tutti e quattro gli Evangelisti, e naturalmente vi è la chiusa del Vangelo di s. Giovanni (21, 25): “Molte altre cose compì Gesù che, se fossero scritte una ad una, penso che il mondo intero non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.” I dottori del cavillo rimproverano la Valtorta se lei porta la croce per loro, se comunica rivelazioni ricevute che dovrebbero servire a svegliare gli stessi dottori del cavillo dal letargo in cui muoiono. Non meritano questo dono e questo sforzo di trarli dal miasma in cui soffocano. Almeno servisse a ridestare la loro attenzione che resta inerte davanti ai noti episodi che leggono così male e con l’animo assente. Nei tre anni del suo ministero Cristo ha fatto ben più miracoli di quelli contenuti nei Vangeli, potenza di miracolo emanava da lui continuamente. E i dottori del cavillo rivelano la loro natura invidiosa domandando: “Ma perché proprio a costei che è tanto miserabile cosa?” Meriterebbero il silenzio che Egli ha avuto per Erode. (pp. 619-621).

21 agosto. Indignato dettato di Cristo che fustiga l’ipocrisia e la superbia dei dottori del cavillo verso la Valtorta. Ella ha un pregio fondamentale: ama di amore totale. Per questo è stato concesso a lei, umilissima, di essere la “voce”, la penna che scrive quanto le viene dettato dal Cielo, ma a parlare è il Signore, che loro dovrebbero adorare. Quanto alla Valtorta, Cristo non chiede loro neppure di amarla, ma almeno di rispettarla come cosa usata da Dio. (pp. 621-623).

Il 27 agosto il maligno la tenta suggerendole di pubblicare i dettati e le visioni a proprio nome per averne onore e successo, ma lei risponde che si tratta di cose sacre. (pp. 626-627).

10 settembre. Dice Gesù che la funzione di Maria Valtorta e delle anime sue simili è quella di portatori e parafulmini. Portatori di Cristo ai fratelli e parafulmini che stornano le sventure con la loro presenza. (pp. 628-630).

12 settembre. Il novanta per cento della gente si comporta come gli antichi farisei, ciechi, egoisti, incapaci di correggersi. La loro vita viene prolungata per dar loro tempo di convertirsi e molti di loro non muoiono in eterno grazie agli sconosciuti eroi che si interpongono tra loro e Dio. (pp. 630-633).

13 settembre. La Valtorta ha la visione di Cristo agonizzante nel Getsemani ma sorridente, ed Egli le spiega che quello è il sorriso che ebbe quando l’angelo consolatore gli mostrò quelli che si sarebbero salvati grazie al suo sacrificio, per contrastare la sofferenza causata dal demonio che gli mostrava quelli per i quali il suo sacrificio sarebbe stato vano. Tra i salvi che Egli vide c’era la stessa Valtorta. (pp. 633-634). [Ma se non dobbiamo credere che la Valtorta fosse ispirata, come “autorevolmente” impone ai fedeli la Conferenza episcopale italiana con Tettamanzi in testa, vuol dire che la Valtorta si autoincensava dicendosi certa della propria salvezza: bestemmia gravissima! Perché dunque non si prende atto di questo per lanciarle i fulmini della scomunica? Invece no, né scomunica né approvazione: letargo e silenzio. I dottori difficili preferiscono nicchiare, lasciare che l’opera valtortiana si diffonda senza prendere posizione, condizionati anche dalle prime temerarie condanne pronunciate dai loro illustri colleghi.]

14 settembre. Lezione sull’amore per Dio. Il primo grado è il timore, come dice l’Ecclesiastico, e chi teme dimostra già rispetto e si salva. Il secondo grado è raggiunto quando il credente vuole avvicinarsi a Dio e nasce l’affezione. Poi l’affetto si muta in amore e l’amore vola. L’amore dei santi è una vertigine di amore, appunto come quello di Maria Valtorta, subito piaciuta a Dio perché non faceva mai nulla a metà. (pp. 634-637).

15 settembre. Breve trattato dello Spirito Santo che afferma la propria eternità. Quando finirà il tempo e di tutto il Creato non rimarrà che il Cielo, lo Spirito Santo regnerà. Egli è perfezione delle perfezioni di Dio e perfezione delle perfezioni dell’uomo. (pp. 637-638).

16 settembre. Visione della stigmatizzazione di s. Francesco alla Verna, che la Valtorta è in grado di descrivere senza esservi fisicamente mai stata. (pp. 638-643).

19 settembre. Lezione di Gesù sull’astuzia di satana che è un vero asceta del male, continuamente attivo, e fa più prede di quante anime non si salvino. Con la maggior parte degli esseri umani fa come il gatto col topo, tenendoli sotto controllo in modo da portarseli via comodamente quando sarà il momento, dopo che ha risvegliato in loro i vizi. Ma la sua massima ambizione è conquistare le anime elette, contro le quali scatena tutta la sua astuzia su distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e con i motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni. Il metodo è sempre lo stesso: una bugiarda dolcezza, una pacata parola come di chi vuol aiutare. Maria Valtorta ha subito molti assalti e ancora ne avrà, e sempre più astuti. Riuscirà a ferirla all’esterno e saranno cicatrici gloriose, ma si tratta di ferite che non ledono lo spirito. (pp. 654-657).

22 settembre. Lezione di Gesù sul concetto del tesoro che si trova dove è il cuore (Matteo 6, 21; Luca 12, 34). Nel cuore ognuno ha quello a cui aspira e che gli è più caro. La Valtorta ha nel cuore Cristo. Il mondo potrà toglierle tutto, ma non potrà toglierle Cristo. (pp. 657-658).

23 settembre. Gesù dà istruzioni su come collocare un particolare episodio. Per ottenere un’opera regolare darà Egli stesso le opportune istruzioni per ben collocare i vari episodi della sua vita pubblica. L’unico che avrebbe potuto dare l’ordine esatto dei fatti, s. Giovanni, si è preoccupato di far rifulgere la luce agli occhi degli eretici ma non ha fatto nulla per la cronaca della vita pubblica di Gesù. (p. 659).

24 settembre. Gesù stigmatizza la fretta nel diffondere gli Scritti e la mancanza di discrezione che ha fatto sì che dettati e visioni siano stati dati in mano anche a nemici. (pp. 660-667).

25 settembre. Gesù, il Taumaturgo divino, insegna la necessità della misericordia per gli uomini che non sanno distinguere il bene dal male e per i molti che, che per il loro mercimonio col vizio, sono ridotti ad essere simili agli animali. Per questo occorrono i servi che sono custodi e distributori della Parola, non potendo il Figlio rinnovare l’olocausto della Sua carne perché il Padre non lo permette. (pp. 667-669).

27 settembre. Dice Gesù (ripetendosi, ma repetita iuvant): per insegnare a tutti l’arte di redimere e di aiutare chi si redime, Cristo, Sapienza, ha insistito a curare Giuda di Keriot, pur sapendo che era inutile. (pp. 669-672).

8 ottobre. Dice Gesù che vorrebbe essere dentro ogni spirito ma può essere solo in quelli dei giusti. Sarà benigno verso chi ignorando il Dio vero lo serve di istinto spirituale. Ma verso coloro che conoscendo il Suo Nome e la Sua Legge detronizzano Dio per fare luogo a vizi e idolatrie il giudizio non può che sancire la loro rovina. (pp. 677-679).

11 ottobre. Commento di Geremia 42, 10-16. Lezione sull’impazienza che porta ad essere irrispettosi verso Dio e il prossimo. Nessuno è esente da colpa. Se Dio punisce sulla terra è atto di misericordia per evitare più lunghe e terribili punizioni nell’aldilà. (pp. 679-683).

15 ottobre. Mentre Maria Valtorta riceve la Comunione, Gesù le dice che vuole che i dettati e le visioni appartengano all’Ordine dei Servi di Maria. Per questo ha voluto che diventasse terziaria servita, anche se era già terziaria francescana, dato che l’Ordine francescano non è aperto a ricevere il dono, sebbene abbia avuto molti insigni santi che erano campioni del soprannaturale, ma è troppo inquinato dal razionalismo. Troppa scienza dove il Fondatore voleva solo amore al Dio crocifisso. Dopo ciò, lo stesso giorno la Valtorta vede la Madonna vestita di nero e molto triste. (pp. 687-690).

16 ottobre. Colloquio con Gesù: lei lo prega di aiutarla a mantenersi umile e gli confida che ha paura del mondo. Egli risponde che anche se le imponessero il silenzio non riconoscendo che quello che fa è per volontà divina, lei replichi quello che dissero Pietro e Giovanni di fronte al sinedrio, ossia che si deve obbedire a Dio e non agli uomini. Lei del resto non potrebbe impedire al Signore di forzarla a vedere e udire. (p. 690).

18 ottobre. Le appare Cristo fulgente. Non parla, ma la attira a sé, trasportandola in spirito nel cielo, non il paradiso ma l’universo materiale, dove vede nascere nuove stelle e vede le vite che esistono nell’universo. Poi giunge velocissimo un angelo e si prostra davanti a Cristo, il quale invita Maria Valtorta a confrontare la luce dell’angelo con le luci dell’universo materiale. E l’angelo da solo splende più di tutti gli astri del firmamento. (pp. 691-692).

19 ottobre. Dice Gesù che le ha mostrato un semplice angelo, neppure un arcangelo, chiamato dal Pensiero divino e giunto in un attimo dal più remoto empireo. Gli uomini, grandi solo in orgoglio, non capirebbero anche se Egli mostrasse loro quello che lei ha visto; hanno masticato il pane dell’orgoglio che li rende folli. Credono di sapere perché hanno la loro scienza umana piena di errori. “Uomo” dovrebbe significare figlio di Dio fatto a immagine e somiglianza del Padre, invece l’uomo è l’animale più superbo, più vuoto, più crudele, più leggero e più contrario a Dio, si crede tutto ed è nulla. Ai figli della Luce sia dato invece il pane e il frutto della Verità e della Sapienza. Cristo esorta la Valtorta ad anelare al Cielo, dove cesseranno le dissonanze fra lei e quelli che le stanno al fianco, dove avrà tutto ciò che desidera e riposerà festante. Se le dà gioia avere Dio fra le costrizioni di vivente sulla terra, pensi quale sarà averlo senza più limiti. La vita passa, il Cielo viene, il dolore muore, la beatitudine resta. Quelli che hanno amato e servito Dio saranno stelle eterne quando ogni astro sarà morto nella fine del Creato. (pp. 693-695).

20 ottobre. Gesù detta una lezione sulla carità verso il prossimo: occorre trattare le anime con la massima carità e dolcezza, poiché sono delicatissime. Se si trattano con durezza si ottiene solo irrigidimento, collera, allontanamento dal medico e dall’educatore. (pp. 695-699).

22 ottobre. Splendida preghiera dettata da Gesù per l’Ottavario della sua regalità. (p. 700).

23 ottobre. Gesù ordina alla Valtorta di scrivere un’introduzione che dovrà essere messa in testa ad ogni lavoro stampato e dattilografato da dare ai buoni: “Questa è la voce del Maestro. Rugge e carezza. Rugge quando si rivolge a coloro che non si vogliono convertire. Carezza quando parla a coloro che, pur essendo imperfetti, hanno la ‘buona volontà’ di trovare Iddio e la sua Parola e, trovatili, di santificarsi. A questi diventa carezza di Amico e benedizione di Gesù.” (p. 701). (Gli scritti, infatti, secondo l’idea originaria, dovevano apparire senza indicazione di autore umano, come sarebbe stato giusto. Poiché l’ostilità insensata della gerarchia, gonfia di superbia e di razionalismo, rese necessario che fossero pubblicati col nome di Maria Valtorta, in modo da raggiungere in qualche modo le anime, questa veritiera introduzione non poté essere inserita.)

24 ottobre. Gesù detta una bellissima preghiera in occasione dell’inizio della Novena per i defunti. (pp. 701-702).

26 ottobre. La Valtorta riferisce di aver visto Gesù vestito com’era alla prima manifestazione a Gerusalemme come Messia, con una morbida veste di lana bianca tendente all’avorio e il mantello uguale. Ha avuto la visione due giorni avanti, ma non ha potuto scriverla subito perché stava troppo male. (pp. 702-703).

1° novembre. Visione del Paradiso sfolgorante di luci e, a parte, la Valtorta vede sua madre, in una veste bianca non ancora fulgida; sembra combattuta fra il desiderio di adorare Dio e voler guardare verso la figlia con uno sguardo strano, come a dire: “Ti voglio bene, grazie, ero cieca, ora vedo”. Non riesce invece a vedere il padre. (pp. 703-704).

3 novembre. Cristo insegna a Maria Valtorta il saluto da usare con tutti: “La pace sia con te”. (pp. 704-705).

9 novembre. Visone di s. Caterina da Siena che la invita a scrivere un suo messaggio esaltante la forza che viene dal sangue dell’Agnello. (p. 709).

11 novembre. Visione di Maria Ss. che viene a pregare con lei e ad accarezzarla. Poi appare Gesù che la abbraccia e la tiene sul cuore. La Valtorta vede la sua piaga luminosa e gliene chiede il perché: Egli risponde: “Per amore di Dio e degli uomini”. A sua volta Egli le sfiora il costato tra cuore e pleura, un punto che le duole moltissimo, e le chiede perché, e anche lei può rispondere: “Per amore di Dio e degli uomini”. (pp. 713-714).

12 novembre. Dalle due di notte all’alba la Valtorta ha avuto la compagnia di Gesù che l’ha consolata come fece quando le morì il passerotto Giacomino. Chiede un regalo a Gesù e riceve due colpi di flagello per partecipare alla Passione. (pp. 714-715). (Gli uomini che sragionano secondo la logica del mondo rideranno: “Ma come ? Lei gli chiede un regalo e lui le fa soprannaturalmente arrivare due colpi di flagello?”)

14 novembre. Da quando i parenti Belfanti l’hanno abbandonata per tornare a Reggio Calabria, Gesù è sempre con lei, che sta molto male, con crisi di soffocazione, mal di cuore, ecc., e la tiene fra le braccia. (pp. 715-719).

16 novembre. La Valtorta apre la Bibbia a caso e trova il cap. 30 di Isaia, che si applica al modo in cui il clero, con pochissime eccezioni, respinge il Dono e non accetta rimproveri: “Essi dicono ai profeti: ‘Non profetate’, e ai veggenti: ‘Non state a vedere per noi la verità; parlateci di cose che ci piacciono’.” (pp. 719-720).

17 novembre. Insegnamento di Gesù sulla possessione. Interrogato dalla valtorta se Giuseppe Belfanti riuscirà a liberarsi del diavolo, Gesù risponde che la possessione è la più recidivante delle malattie e solo in un umile muore realmente. (pp. 720-721).

23 novembre. La Valtorta è molto turbata perché sente che qualcuno non sta agendo con onestà verso di lei. Non se ne preoccupa tanto per la sua persona quanto per la sua funzione di “portavoce”. (pp. 721-722). (Infatti appena tornata a Viareggio da Sant’Andrea di Còmpito, si scatenò la tempesta delle incomprensioni e derisioni provocata dall’imprudente disseminazione degli Scritti fatta da Padre Migliorini.)

25 novembre. La Valtorta è tormentata dall’andirivieni di gente che viene a trovarla, convinta di farle piacere. Gesù le dice che lei è un nulla ma che Lui l’ha scelta per la sua missione di “portavoce”, le ha soppresso i bisogni fisici di nutrimento, di sonno e di riposo, ridotti al minimo per questo. In un corpo tormentato da cinque malattie maggiori e una decina di minori, ha aumentato le energie per farle compiere un lavoro che un corpo sano e ben nutrito non potrebbe fare. E Gesù vorrebbe che questo fosse capito come un segno sicuro, ma questa generazione arida e perversa non capisce nulla. (pp. 722-725).

29 novembre. Maria Valtorta fa diversi sogni premonitori che l’avvertono dell’impossibilità, per il momento, di tornare a Viareggio. In uno di questi sogni vede Padre Pio che le profetizza l’amarezza che proverà dopo aver sperato di lasciare Sant’Andrea di Còmpito. Le notizie da Viareggio confermano quanto lei ha saputo in sogno da una sorella morta del cugino Giuseppe Belfanti e dal defunto Don Giuseppe Giurnali che è stato curato alla sua parrocchia di s. Paolino: Viareggio è sotto il tiro delle artiglierie tedesche che hanno colpito vicinissimo alla sua casa. Come non bastasse, Marta le porta la notizia della morte del dottor Lapi in un’imboscata in Corsica: a parte il dispiacere, è grave il fatto che con lui scompare la possibilità di ottenere certificati attestanti lo stato di salute di lei: con la sua lentezza, Padre Migliorini si è lasciato sfuggire l’occasione di farsi rilasciare i certificati quando era tempo. Scomparse sono pure molte lettere che Padre Migliorini le ha fatto bruciare per richiedergliele dopo. (pp. 726-730).

6 dicembre. Maria Valtorta sta sempre peggio e teme di morire sola nell’esilio di Sant’Andrea di Còmpito. Gesù le dice di mettere tutte le sue pene nella cuna di Betlemme, perché serviranno a ottenere grazie di amore e di misericordia. (pp. 731-732).

7 dicembre. Una lettera di Padre Migliorini dimostra che non si rende conto del disperato stato della Valtorta. (p. 732).

10 dicembre. Lezione di Gesù su come vanno aiutate le anime addolorate e in tempesta: capirle nelle loro reazioni e non gravarle di condanne ingiuste. Anche in questo, come in altri casi, Gesù si vale di similitudini (le anime paragonate a navi in tempesta) e parabole. Sta anche molto attento a come la Valtorta scrive, ammonendola a scrivere adagio e chiaro. (pp. 733-735).

13 dicembre. S. Lucia porta in regalo alla Valtorta la visione degli angeli che con la loro luce e il loro canto riempirono la notte della Natività. Cantavano. “Gloria in excelsis Deo et pax in terra hominibus bonae voluntatis” (non “agli uomini che Dio ama”, siamo forse calvinisti? Dio amerebbe alcuni ed altri no?) (pp. 735).

15 dicembre. Lezione di Gesù sulla stoltezza dei tanti che si impancano a maestri mentre non sono che cattivi scolari. La sapienza si raggiunge con l’aiuto di Dio e in particolar modo dello Spirito Santo, il quale ha illuminato Maria Valtorta proprio perché molto lo ama. (pp. 737-738).

18 dicembre. Severo dettato di Gesù contro i dottori difficili che non hanno misurato con giusta misura la prova tremenda di Maria Valtorta e hanno mancato di umiltà e giustizia verso Dio e il suo portavoce. (pp. 739-741).

26 dicembre. Dettato di Gesù per Padre Pennoni che aveva chiesto spiegazioni sul soprannaturale: Gamaliele, Nicodemo e Saulo erano dottori difficili, ma poiché erano privi di malizia, la grazia li prese e fece di loro dei Santi. (p. 745).

30 dicembre. Gesù consacra la casa di Maria Valtorta chiamandola “casa di Nazareth”. (pp. 748-750).

Si tratta, in conclusione di un volume eterogeneo e densissimo, di altissima teologia, dal quale traspare in modo solare l’assoluta sincerità della veggente e soprattutto la sua santità, pronta all’immolazione più dolorosa per salvare le anime e consolare il suo Gesù. Di contro si leva il muro di acida incomprensione del clero, incredulo, impregnato di razionalismo, intento in contorti sofismi e ignaro di carità.

 EMILIO BIAGINI


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