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10 gennaio 1945. Visione di vita francescana, con S. Francesco e alcuni confratelli a tavole, serviti dalla suora Amata Diletta di Gesù.

16 gennaio 1945. Visione dell’ordinazione, in una chiesa catacombale, del nuovo sacerdote Valentino, convertito dal paganesimo sotto il papa Marcello.

26 gennaio 1945. Visione del demonio furioso, che la insulta perché non è riuscito ad accendere la sua superbia. Gesù la rassicura che il maligno non può farle nulla perché la sua anima è al riparo nel cuore di Gesù stesso. Poi visione della madre di lei, sempre opaca nel colore e nella veste, che pare voglia dire qualcosa e ne è impedita, e molto triste.

4 febbraio 1945. Siamo nel pieno delle rivelazioni della grande opera sulla vita di Gesù ed Egli la rassicura che è sempre nelle sue braccia.

11 febbraio 1945. Visione di un carcere romano in tempo di persecuzione. (la Valtorta non sa dove, mentre chi inventa per prima cosa ci tiene a precisare dove si trova la scena del racconto.) Il martire Agapito è già spirato. Il sacerdote Diomede celebra la Messa sul corpo di lui e comunica i cristiani futuri martiri che stanno per essere gettati alle belve nel circo e si preparano ad affrontare il breve tormento che darà loro la vita eterna, cantando sublimi inni in onore di Gesù.

12 febbraio 1945. Cristo, costantemente vicino a lei, la esorta ad accogliere tutti con infinita carità e sottile prudenza. Teme di perder tempo? E chi è il padrone del tempo, se non lui stesso, Gesù?

20 febbraio 1945. Altra scena di martirio, forse a Roma. (Anche qui la località è ignota, ciò che depone per un’autentica visione, non per un’invenzione.) È un martirio di massa, un massacro di madri con bambini, vecchi e persone di tutte le età, in un circo, presieduto da un imperatore vecchio e vizioso, di fronte a una folla imbestiata di pagani che urlano perché vogliono più sangue. Prima che i cristiani vengano gettati alle belve un vecchio prete evangelizza i gladiatori incaricati di dare il colpo di grazia. Questi, ormai cristiani, abbattono le statue degli dei posti nell’arena. Allora intervengono altri gladiatori non convertiti che sterminano i vecchi e nuovi cristiani, dato che le belve erano poche e già sazie di sangue e carne umana.

4 marzo 1945. Gesù incoraggia la Valtorta stanca e le dice che anche a lui toccò essere così stanco negli ultimi giorni e si appoggiava nell’andare ai suoi Apostoli e perfino a Giuda, e gli pesa ancora il rimpianto per non aver potuto salvarlo.

8 marzo 1945. La Valtorta è esausta dopo aver scritto tanta parte dell’Ultima Cena, e si chiede come possa lei capire cose così oscure come quelle di cui parlava Gesù. Le appare S. Caterina d’Alessandria e le dice che anche nei primi cristiani e martiri tutto diveniva chiaro nella luce di Gesù. Non per umano studio ma per opera soprannaturale essi sono diventati i dotti del Signore per farlo amare, servire e lodare attraverso la dottrina che veniva dall’alto e che, umanamente incomprensibile nelle parti più sublimi, era semplice come parola di bambino quando la udivano da lui, lo Sposo.

19 marzo 1945. La Valtorta soffre immensamente provando i dolori della Passione, e in più è aggredita da assalti demoniaci. Non è la prima volta: nei giorni tremendi dell’aprile 1944 il maligno le promise aiuto se lei lo avesse adorato; la seconda volta fu il 4 luglio 1944 quando la tentò a scimmiottare il linguaggio del Maestro per annichilire chi l’aveva offesa; la terza volta fu quando le suggerì di far passare le parole dettate per opera sua e pubblicarle avendone merito e denaro; la quarta volta quando nel febbraio 1945 ha cercato di terrorizzarla col suo aspetto e il suo odio; la quinta fu la sera del 18 marzo 1945 quando le ha detto che nell’ora della morte la persuaderà talmente che ha mentito a Dio e agli uomini da ispirarle un vero terrore, rendendola disperata di essere dannata da far pensare che voglia ritrattare tutto. Poi è venuta la Madonna, vestita di bianco, a consolarla, ma appena l’ha lasciata, Maria Valtorta è ricaduta nel suo marasma ed è tentata a non scrivere più, solo che si rende conto che è proprio quello che satana vuole. Vi saranno quelli che, per la tendenza all’idolatria infusa nell’uomo, adoreranno il “portavoce”, ma lei preferisce lo scherno a lei stessa purché non leda i dettati e prega quindi Dio di non darle alcun segno esteriore.

20 marzo 1945. Parla il Padre Santissimo in un durissimo dettato, flagellando gli spaventosi peccati degli uomini. Hanno reso epicureismo la vera Religione, dalla quale vorrebbero solo ciò che accarezza il senso. Non capiscono la vera misericordia di Dio che se li rimprovera e prospetta castighi lo fa solo per amore e per spingerli a ravvedersi. A che servono le parole di misericordia largite agli uomini? A molti per diletto, ad altri per rovina, solo a pochissimi per santificazione. È solo segno di infinita misericordia divina se egli non li sotterra sotto una pioggia di fuoco. Invece li castiga a poco per volta, dando loro la possibilità di convertirsi, ma non serve a nulla. È aumentata la loro malizia. I genitori sono carnefici delle anime dei figli, ai quali insegnano miscredenza e vizio. Parla la Bontà e non capiscono. Parla la Giustizia e la trovano ingiusta. Le grazie, a cominciare dal sangue effuso per loro, vengono da loro trascurate, derise, volte a disgrazie. Solo gli uomini, nell’amore sovrano che informa tutto quanto da Dio viene, sono disamore, ed è questa la loro condanna.

25 marzo 1945. La Valtorta si lamenta con la Madonna (che lei sempre chiama la “Mamma”) di non riuscire più a pregare perché troppo impegnata a scrivere l’Opera. Maria le risponde che non importa perché cantando l’Evangelo della Passione di Cristo e piangendo sui suoi dolori asciuga le lacrime della Santa Vergine molto più che le facesse direttamente compagnia. Maria Valtorta, figlia della celeste Gerusalemme, pianga sui peccati del mondo e benedica il Signore che la volle senza gioie terrene per avere la gloria di essere il “piccolo Giovanni”. Dica con Maria Ss.: “Ecco l’ancella del Signore. Si faccia di me come Egli vuole”.

29/30 maggio 1945. La Valtorta, tutta triste dal Giovedì Santo perché non può ricevere la Santa Comunione, ha l’apparizione di Gesù, splendido, non martirizzato e sanguinoso, che le porta la Comunione (Giovedì) e la fa bere il suo Sangue (Venerdì) ed è piena di gioia celestiale.

1° aprile 1945, Pasqua. Dice Gesù per Padre Migliorini, Suor Maria Gabriella e la stessa Valtorta: prima che finisse il giorno della Resurrezione Egli si mostrò alle donne fedeli e agli amici più cari perché il loro gaudio fosse pieno e tutti sapessero che la prova era finita e il Signore risorto, e la loro fede fosse confermata con la sua pace e il suo perdono. Prima che finisca questa giornata Egli viene a loro, che hanno saputo fare una Betania e un Cenacolo del loro cuore e sono stati con Lui nella Passione per dare loro pace e benedizione. Essi non hanno avuto bisogno di toccare per credere, ma hanno bisogno delle sue carezze per pregustare il Cielo. Li ha voluti con sé nella Passione perché la conoscessero sempre meglio, per amarla e venire con Lui nella gioia divina che il mondo non può dare.

10 aprile 1945. Il Signore dice a Maria Valtorta che per rendere perfetto il suo amore verso di Lui ha dovuto toglierle tutti gli attaccamenti terreni. Lei risponde che le brucia ancora la ferita dell’anno prima, quando, proprio il 10 aprile 1944, cominciò il periodo di abbandono e di oscurità, durante il quale non vedeva e non sentiva più il Signore.

12 aprile 1945. L’Eterno Padre parla della continuità e della necessità misteriosa e santa dei disegni di Dio, che solo nell’altra vita appariranno chiare. Ogni loro succedersi è un concatenamento armonico da cui consegue la sorte terrena e soprannaturale dell’uomo. L’ubbidienza pronta ai disegni divini è il segno della formazione spirituale di un cuore, secondo l’esempio di Cristo.

14 aprile 1945. Lezione dello Spirito Santo sull’elezione delle anime. La Sapienza sente amore per un’anima, la istruisce e la fa sua sposa, le dà le sue gemme e le fa bere la sua coppa per preservarla dalla corruzione e dalla morte.

15 aprile 1945. Lezione di Gesù sulla visione di Ezechiele. Quando Dio prende Maria Valtorta perché sia il suo portavoce, la sua intelligenza si amplifica e si eleva a potenza molto superiore a quella consentita agli esseri umani, così che lei capisce che la domanda: “Pensi che queste ossa rivivranno?” non riguarda la resurrezione della carne che è dogma di fede, ma lo stato attuale dell’umanità. L’uomo è una macchina, un bruto, un cadavere, perché passa la sua giornata operando meccanicamente, occupandosi solo di soddisfare la sua parte materiale, e avendo uno spirito morto. Ma il Signore infonderà nuovamente il suo spirito nelle ossa aride per riavere un popolo di vivi e non di cadaveri. Ai migliori, non morti ma scheletriti, il Signore dà il nutrimento della sua Parola perché giungano alla conoscenza. La seconda guerra mondiale che stava allora per concludersi era una delle guerre preparatorie dei tempi dell’anticristo; poi verrà l’ora dello spirito vivo. Occorre avere forza spirituale per resistere alle tribolazioni degli ultimi tempi, quando il maligno flagellerà l’umanità portando l’inferno in terra. Dopo verrà il Regno dei Cieli per quelli che si saranno mantenuti fedeli.

20 aprile 1945. Visione del martirio di S. Irene da Tessalonica, arsa viva. La sorella Anastasia e altri cristiani recuperano i resti per dar loro sepoltura.

24 aprile 1945. La Valtorta fa presente a Padre Migliorini che il brano “Sepoltura di Gesù” che i Serviti hanno mutilato perché sembrava loro una “ripetizione”, invece era utile per spiegare diverse cose e confutare i negatori della reale morte di Cristo. Ma è inutile chiedere lumi a lei, perché quando non è tenuta da Gesù è una perfetta ebete. Lei è nel più completo sconforto pensando che tanta fatica per l’Opera sarà inutile dato che il mondo non la vuole. Ma Gesù la consola dicendo: almeno raccontiamocela tra noi. Io avrò la gioia di ripeterle a un cuore fedele e tu di riceverle.

15 maggio 1945. Orribile apparizione del demonio e terrore di lei.

17 maggio 1945. Una sola parola omessa o una frase male trascritta possono stravolgere il significato, dice Gesù. Ecco quindi come venti secoli di trascrizioni abbiano potuto privare di parti non essenziali alla dottrina ma necessarie alla comprensione del Vangelo, permettendo ai figli del Disordine di far danno alla Fede.

20 maggio 1945, Pentecoste. Esortazione dello Spirito Santo sulla virtù della Fortezza: evitare il sentimentalismo che in religione è come la creta e il ferro dei piedi della statua sognata da Nabuccodonosor. Basta che un sassolino di una delusione la urti e tutto è in pericolo, e se il sasso è grosso è la rovina. Altro che sentimentalismo. La Terra è luogo di lotta e la via per salire alla beatitudine è una via di diaspro scheggiato e salirvi una tortura.

21 maggio 1945, Lunedì di Pentecoste. Carezza spirituale dello Spirito Paraclito e coro di osanna angelici su cui si alza la voce di Maria che canta divinamente il Magnificat.

3 giugno 1945. La Valtorta sente alla Radio Vaticana il Papa che ha parole di condanna per il nazismo e di pietà per il popolo tedesco. Ciò le ricorda una grande sofferenze che ebbe come portavoce nel novembre 1943, quando ebbe un dettato tremendo che si trova nella forma originale fra le sue carte segrete e in forma addolcita nei dettati. I colpiti dai rimproveri non sono i tedeschi, ma quelli che, essendo depositari della Sapienza e dei mezzi soprannaturali di Dio (cioè i preti) non li usano, inducendo le anime a pensare ad una complicità o a una debolezza colpevole.

8 luglio 1945. La Valtorta tenta di descrivere l’ebbrezza che le dà il contatto con le realtà divine ma conclude, in una nota successiva del 9 luglio, che è impossibile descriverle perché l’umano non può descrivere il divino.

16 luglio 1945. Maria Valtorta parla dell’ammonizione di Cristo che le trivella il cervello: “Ricordati dei fratelli separati.” Ma lei non sa cosa fare per venire loro incontro. Ormai, dice Gesù, Egli è più amato, con più riverenza, nelle altre confessioni cristiane che tra i cattolici. Non c’è che un passo per fare entrare tutti in un solo ovile. Poiché i popoli sono divisi ci sia almeno unione fra i cristiani per far fronte alle epoche anticristiane ormai imminenti. (Questo getta una luce nuova sul Concilio Vaticano II, che mirava appunto all’unità ecumenica e alla valorizzazione delle manifestazioni carismatiche. Vedi il discorso di Benedetto XVI ai movimenti carismatici del 30 ottobre 2008. Che nel Concilio, e soprattutto in certe derive postconciliari, vi siano elementi pericolosi è fuori dubbio, ma vi sono pure lati positivi che la pur pregevole opera del De Mattei non pone in evidenza. Lo prova la violenta ostilità di larghi strati tradizionalisti o sedicenti tali a Medjugorje e alla Valtorta.)

21 luglio 1945. Visione del martirio delle sante Flora e Maria di Cordova, con atroci torture, in un carcere islamico in Spagna, nel quale erano rinchiusi molti altri cristiani in attesa del martirio. (Il personaggio che ordina e dirige il supplizio delle due martiri cristiane viene descritto con incertezza dalla Valtorta come vestito “da arabo o da turco”: un dubbio che chi inventa non si pone, e che poteva venire solo a chi descrivesse una visione senza alcuna preventiva preparazione; chi inventa si documenta prima di scrivere e difficilmente avrebbe simili incertezze, e molto probabilmente saprebbe che il personaggio in questione non poteva essere turco.)

28 luglio 1945. La Valtorta riferisce a Padre Migliorini di aver messo in fuga due spiritisti che tenevano le loro sedute in una casa vicina, recitando l’esorcismo breve di Leone XIII concesso ai laici purché in grazia di Dio.

Segue un affettuoso incoraggiamento per Marta Diciotti, la fedele compagna di Maria Valtorta.

10 agosto 1945. Dettato di benedizione e incoraggiamento a Suor Maria Gabriella.

12 agosto 1945. Visione del miracolo eucaristico di S. Chiara d’Assisi, che respinge un’orda di nemici facendosi loro incontro col Santissimo. Ella stessa appare poi alla Valtorta nella sua veste paradisiaca e dice che col Santissimo Sacramento tutto si vince, per i meriti infiniti del Corpo di Cristo, mediante il quale i santi del Paradiso ottengono grazie per la Chiesa.

17 agosto 1945. Villana lettera del cugino Giuseppe Belfanti, risentito per i giudizi di Maria Valtorta sulla sua attività di spiritista. Ma lei vive ormai solo per l’amore soprannaturale e parenti, amici, prossimo le interessano solo per le loro anime. Ella sente la sete di tante anime che hanno tanto bisogno del conforto che solo la Parola divina può dare.

18 agosto 1945. Dettato per Suor Maria Gabriella di Maria Immacolata che voleva fondare un convento per le postulanti che erano figlie illegittime e per questo era in urto con il suo Ordine delle Stimmatine, le quali rifiutavano le illegittime. Gesù condanna la durezza farisaica dei superiori che escludono le “bastarde” (Gesù non usa termini politicamente corretti). Al tempo stesso avverte Suor Maria Gabriella che se insisterà nella sua idea dovrà soffrire moltissimo.

19 agosto 1945. Una visione di Gesù ai piedi del Carmelo. Egli dice di essere sempre quello che amava i pargoli, e Suor Maria Gabriella e le sue ragazze bastarde impedite di entrare alle Stimmatine sono come pargoli per Lui, e vorrebbe che si amasse molto la nuova Casa. Ha dato loro come patrone le Veroniche.

24 agosto 1945. La Valtorta manda a Suor Maria Gabriella e alle sue bastarde delle medaglie dopo averle fatte benedire da Cristo, il quale sorride alla Valtorta e benedice anche lei, rendendola felice.

29 agosto 1945. Maria Valtorta apprende la morte di suo zio Aristide Fioravanzi, fratello di sua madre. È morto lontano, in un ricovero a Bergamo, paralizzato nelle gambe e molto sofferente. Era un bestemmiatore, ma è morto da cristiano, ricordando con affetto la nipote.

2 settembre 1945. Parlando del cugino satanista, Gesù fa riferimento a Matteo (12, 45), che parla della ripossessione di satana, che si attaglia a quell’individuo, la cui discesa è cominciata quando si è allontanato dalla Valtorta.

8 settembre 1945. La Valtorta ha a pigione un giovane che sta per iscriversi all’università, alla facoltà di Lettere e Filosofia, ed è tentato di passare dal Cattolicesimo al comunismo per disgusto verso le manchevolezze del clero che gli si sono rivelate brutalmente in quei tempi di sfollamenti, viltà ed egoismo. Il giovane le ha prestato il Fedone e lei lo legge con Gesù che glielo spiega. Non è in grado di ripetere la lezione per intero, essendo troppo elevata (ben difficilmente chi inventa si sognerebbe un episodio del genere, o direbbe di non aver capito gran che, ma i negatori direbbero comunque che si tratta di un espediente letterario), ma il succo è che le anime vengono dalla Luce e portano con sé particelle dell’intelligenza eterna. Non come dice il filosofo greco che intravede appena la verità perché privo della Rivelazione. L’anima non ricorda, come dice Platone, perché rivive reincarnandosi, ma perché viene da dove tutto è noto.

14 settembre 1945. La Valtorta soffre terribilmente. Se acconsentisse a non scrivere più ciò che Gesù vuole sarebbe lasciata in pace, forse materialmente aiutata. Ma non può farlo. Se tutti quelli che criticano, negano e deridono riflettessero che lei non ne ricava alcun utile, né finanziario né d’altro genere, ma che lo deve fare per sostenere e salvare le anime e che ne ricava per sé solo dolore, e soprattutto se provassero quello che lei soffre, comprenderebbero subito che lo fa solo perché Dio lo vuole.

4 ottobre 1945. Una voce, forse il suo angelo custode, viene in soccorso alle sue continue angosce, dicendole che sia suo padre che sua madre sono salvi.

5 ottobre 1945. Maria Valtorta sta malissimo e crede di morire. È assistita da Gesù, Maria e altri santi. Il medico brontola perché scrive, crede che sia romanticismo da vecchia zitella. Dice che consuma il suo fosforo, ma quello è fosforo di Gesù, mentre lei non fa che scrivere quello che le viene dettato.

8 ottobre 1945. “Calpesterete serpenti e scorpioni e non ne avrete danno” (Luca 10, 19) è una frase che Cristo commenta per lei, e che va intesa anche in senso intellettuale: chi è pieno di Cristo può calpestare tutte le dottrine umane senza averne danno. La Valtorta si è commossa perché è stata trovata presso Betlemme una pietra con accenni alla crocifissione di Cristo ma Gesù le dice che è molto di più l’alta rievocazione della Passione che Egli ha dato agli uomini attraverso l’opera di lei. Ma l’uomo che crederà all’arida e insicura pietra, sarà arido e incerto di fronte al documento divino che gli è stato donato.

13 ottobre 1945. La sera precedente le è apparso Cristo in veste di lana bianca e le ha offerto da bere un liquido amarissimo da un calice che è quello da cui ha bevuto Egli stesso nel Getsemani. Egli l’ha bevuto fino in fondo: è il calice delle colpe degli uomini, e giornalmente gli uomini glielo riempiono e lo tendono al Cielo perché Egli ne beva sempre. Allora lo offre ai generosi perché non può più bere altro che l’Amore infinito.

15 novembre 1945. Un breve dettato di rimprovero per Suor Maria Gabriella, la superiora del convento delle Stimmatine di Camaiore che avrebbe voluto fondare un istituto aperto alle illegittime. Uscì dalla congregazione e fallì nel suo intento, restando una figura discutibile. Gesù le raccomanda di evitare l’impazienza e di coltivare l’ubbidienza, mentre le paure del domani rivelano imperfezione nelle tre virtù teologali.

2 dicembre 1945. Nuovo e più severo dettato per Suor Gabriella, che è disobbediente e disorientata, disobbedisce ai consigli ricevuti da Padre Migliorini e da Cristo stesso attraverso la Valtorta. Il consiglio divino a lei è quello di isolarsi e riflettere.

4 dicembre 1945. Apparizione di S. Martina, martire romana dodicenne. Visione simbolica di due gruppi di uomini intorno a lei, i quali corrono, gli uni verso le tenebre e gli altri verso la luce. Lei spiega che i primi sono quelli che l’hanno martirizzata, gli altri sono quelli che lei ha salvato col suo martirio e dice che per venire alla gloria bisogna soffrire, e scompare con un canto celestiale.

18 dicembre 1945. Gesù autorizza una cauta distribuzione degli Scritti. Avrebbe preferito che fossero dati quando l’Opera fosse stata completa, ma visto che vi si era già attinto — cosa imprudente e sminuente — è stolto che si soffochi ogni respiro alla polla originaria, ma va usata grande cautela perché non si disperda nell’aridume profano di un deserto più o meno razionalista e incredulo, servendo anche le manovre di spiriti derisori e ostili. Occorre pregare tanto per i sacerdoti; avere sacerdoti santi non impedirà guerre e stragi, ma almeno farà sì che non tutti muoiano imbestiati. In verità Cristo dovrebbe ripetere la cacciata dal Tempio dei profanatori ed è profondamente disgustato.

19 dicembre 1945. La Valtorta rivolge domande a Gesù circa Dora Barsottelli, un’altra veggente molto semplice, sulla quale ha dubbi. Le domande alle quali Cristo reputa giusto rispondere sono nove: 1) perché tanta differenza di manifestazioni tra lei e Dora? 2) come mai spesseggiano tanto questi casi? 3) potrebbe venirne un’accusa contro i fenomeni di lei? 4) la Dora resterà nello stato attuale? 5) perché sente un distacco spirituale nei confronti della Dora pur ammettendo che abbia anch’essa esperienze soprannaturali? 6) deve conservare il biglietto avuto per dettato evangelico? 7) è bene che Dora conosca il lavoro di lei? 8) perché in un primo momento desiderava vederla e poi non l’ha più desiderato? 9) perché il demonio sevizia Dora così? Ed ecco le risposte: 1) Cristo adegua le manifestazioni all’ambiente e allo scopo cui sono destinate, Maria Valtorta ha la missione di essere voce mondiale — non si inorgoglisca, non è lei che opera ma Cristo che opera in lei —, mentre Dora è destinata a fare amare Dio fra gli umili che ignorano le più elementari nozione di religione; 2) il moltiplicarsi delle voci è necessario per sopperire alle deficienze del clero, che è l’agente che più lede la fede, così che avrà più potere una “piccola voce” che dice le parole di Dio anche se con qualche sgrammaticatura che non l’utilitaristico e poco convinto agitarsi di troppa parte del clero; 3) certo, l’accusa alla Valtorta potrebbe avvenire e il demonio farà di tutto per farla avvenire, ed anzi si accanirà di più contro di lei proprio perché il suo raggio d’azione è più vasto e più potente; 4) le anime non sono mai statiche, quando entra superbia, menzogna o lussuria si allontanano da Dio, oppure saettano verso il Cielo quando si immolano secondo l’esempio di Cristo; 5) la quasi paura della Dora e il timore che ciò sia segno che lei non è in grazia di Dio non ha alcun fondamento; 6) sì, il biglietto col dettato angelico va conservato tra le carte segrete di lei; 7) non è affatto necessario che Dora conosca il lavoro della Valtorta, perché le loro missioni sono diverse e l’ambiente non è favorevole alla diffusione dei dettati; 8) non è il caso che la Valtorta conosca Dora perché il mondo razionalista direbbe che le due veggenti si esaltano l’una con l’altra, ed è bene che il lavoro dell’una non abbia influenza su quello dell’altra; 9) la Dora è materialmente seviziata dal demonio perché il maligno non potrebbe tormentarla come tormenta la Valtorta, di più raffinata psiche.

21 dicembre 1945. Visione delle praterie paradisiache e dei tre grandi arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele che le sorridono. Poi la Valtorta prende la Bibbia per ricercare in essa ogni apparizione angelica e riceve dal suo interno ammonitore una spiegazione di “Da sera a mattina per duemilatrecento giorni, e poi sarà purificato il santuario.” La spiegazione è: “Metti al posto della parola ‘giorni’ quella di ‘secoli’, perché per noi un secolo è meno di un giorno, e avrai la data della fine del mondo”. (Quindi 230.000 anni; ma a partire da quando?)

25 dicembre 1945. Dice Gesù che il demonio sta tentando di far morire la Valtorta perché non abbia tempo di completare l’Opera. Solo l’Eucarestia la tiene in vita, ridandole resistenza contro i morbi e le fatiche. Gesù le raccomanda di dire a Padre Migliorini di vigilare perché il diavolo è intelligente e origlia presso le anime i segreti colloqui con Dio.

26 dicembre 1945. Dettato di Gesù per Maria Raffaelli che aveva un figlio handicappato e affetto da un demonio. La incoraggia e la esorta a non aver fretta, perché quello che può apparire dannazione è invece salvazione. Continua Gesù in un altro dettato destinato al Padre Migliorini, nel quale esorta a non mescolare il caso di Dora Barsottelli a quello di Maria Valtorta, il primo così agitato di luci e di tenebre, il secondo così placido, ordinato, pacifico. La sapienza umana, superba e incredula, vuole sdottrinare su tutto e ha perso lo spirito dei fatti e vuole giustificare come non può, perché il soprannaturale sfugge ai metodi naturali di ricerca e giudizio, e non si accorge di giustificare i due casi diversi con le stesse ragioni sbagliate, tanto da potersi assolvere della sua incredulità e incapacità di riconoscere il divino.

27 dicembre 1945. Apparizione di S. Giovanni Apostolo, al quale la Valtorta domanda come sarà giudicata Dina Raffaelli, che Gesù non ha nominato nel dettato in favore di Antonio Raffaelli. Costei ha offeso Dio ledendo con sarcasmo ragionante ciò che non va irriso. Gesù Signor nostro non perdona in persona propria. Egli perdona le offese fatte a Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo. Ma per le offese fatte alla Divinità Una e Trina, e perciò fatte alla Potenza e all’Amore (il Padre e lo Spirito), solo Dio può perdonare i peccati fatti contro lo Spirito di Dio. Tuttavia a quella peccatrice sarà applicata la Parola della Croce: “Padre, perdona a lei perché non sa quello che si fa”. Dello stesso giorno è un dettato di Gesù per Emma Federici, alias Suor Maria Gabriella, alla quale rivolge un’accorata esortazione all’obbedienza.

29 dicembre 1945. Lezione di Gesù su Lucifero. Il nome primitivo, nella mente di Dio, significa “alfiere o portatore della Luce”. Nelle missioni agli uomini egli sarebbe stato il messaggero dei decreti di bontà che il Creatore avrebbe trasmesso ai suoi figli senza colpa per portarli sempre più in alto nella sua somiglianza. Vedendosi in Dio, in se stesso e nei compagni, perché Dio lo aveva avvolto della sua luce, venerato dai compagni come il più perfetto specchio di Dio, si ammirò mentre doveva ammirare Dio solo. Così Lucifero si riempì di superbia, se ne fece arma di seduzione, sedusse i meno attenti fra i compagni e li distrasse dal contemplare Dio. Si vide, col pensiero turbato, capo degli uomini futuri, adorato come potenza suprema. Pensò: “Conosco il segreto di Dio. So le sue parole. Mi è noto il disegno. Posso tutto ciò che lui vuole. Come ho presieduto alle prime operazioni, creative posso procedere. Io sono.” La parola che solo Dio può dire fu il grido di rovina del superbo che divenne satana. Questo nome non venne imposto dall’uomo, ma viene direttamente da Dio. Come Gesù significa Grandezza, Eternità, Santità, Unità, e Cristo significa Carità, Redenzione, Immensità, Sapienza, Trinità, Onnipotenza, così il nome orrendo Satan significa: Sacrilegio, Ateismo, Turpitudine, Anticarità, Negazione; oppure: Superbo, Avverso, Tentatore e Traditore, Avido, Nemico; e anche: Seduzione, Astuzia, Tenebra, Agilità, Nequizia. Queste ultime sono le cinque maledette caratteristiche del Corruttore contro le quali fiammeggiano le cinque benedette Piaghe che col loro dolore salvano chi vuole essere salvato da ciò che Satana continuamente inocula.

[A questo punto sorge un delicatissimo problema. Il male. La dottrina cattolica dice che viene non da Dio, che fa solo cose buone, ma dal libero arbitrio delle creature. È certamente vero, però il dettato ricevuto dalla Valtorta dice testualmente (p. 165): “Nell’essere di tutto quanto è creato sono presenti tutte le forze buone e malvagie, e si agitano finché una delle due parti vince per dare bene o male, come nell’atmosfera sono tutti gli elementi gassosi: perché necessari. Lucifero attrasse a sé la superbia.”] (Dunque le forze malvagie sono già presenti nella creazione? Dunque Dio crea il male? O almeno la potenzialità del male? Soluzione: il male non può essere creato perché è ontologicamente privazione di essere. La superbia non è una cosa, ma una non-cosa: la privazione di carità verso Dio ossia di umiltà. Dio ha creato la predisposizione all’umiltà, ma la cosa creata non può avere la perfezione di Dio, altrimenti sarebbe Dio essa stessa; nella cosa creata è quindi potenzialmente implicita la mancanza della stessa. La creatura dotata di libero arbitrio può quindi scegliere tra la cosa e la non-cosa, tra l’umiltà e la superbia, tra la virtù e il vizio, tra la castità e la lussuria, tra la carità e l’odio, e cosi via.)

Il nome di “demonio, diavolo, belzebù” può essere di tutti gli spiriti tenebrosi, ma “satan” è solo il nome del principe delle tenebre. Egli è il “Contrario”. Quello che è contrario a Dio, quello che è il contrario di Dio. Ogni sua azione è in antitesi alle azioni di Dio e vuole portare tutti gli uomini ad essere contrari a Dio. Alle tre virtù teologali egli oppone la triplice concupiscenza del denaro (avarizia), della carne (lussuria), del potere (superbia). Alle quattro virtù cardinali e a tutte le altre che da Dio scaturiscono oppone il vivaio serpentino dei suoi vizi orrendi. Ma se la più grande virtù è la carità, così l’antivirtù più grande è la superbia. Cristo compatisce la debolezza della carne, che lede la parte inferiore dell’uomo, ma non la superbia, che è vizio della parte superiore, consumato con acuta e lucida intelligenza, premeditato, duraturo, che lede la parte che più somiglia a Dio, calpesta la gemma data da Dio. Per la superbia è stato rovinato l’uomo e perirà il mondo, per la superbia langue la fede; la superbia è la più diretta emanazione di satana.

30 dicembre 1945. Appare alla Valtorta l’orrenda faccia di satana ghignante, ma Cristo scaccia il nemico con parole di fuoco, simili e ancor più violente di quelle da Lui usate contro Hitler e Mussolini nel dettato del 17 gennaio 1944. Ammonisce a guardarsi dai falsi umili, dai falsi miti, che si accostano alla fede chi per paura, chi per curiosità, chi per derisione.

31 dicembre 1945. Visione di satana sbalordito e confuso, prima solo il volto, poi in paesaggio abissale appoggiato a una roccia con aria afflitta. (Probabile risultato della sconfitta subita.)

1° gennaio 1946. Primo consiglio di Cristo per l’anno nuovo. Si può stampare qualche dettato che non fa parte dell’Evangelo della Vita pubblica, ma nessun episodio staccato dell’Evangelo medesimo: sarebbe un avvilire l’Opera.

Sera tra il 2 e il 3 gennaio 1946. Visione di un chiostro di monastero. C’è una bella statua di Gesù Bambino che si anima e chiama Maria Valtorta dicendole: “Sono il Bambino della piccola Teresa di Lisieux”, e le porge i piedini nudi perché glieli scaldi. (Questo episodio apparirà melenso non tanto ai laicisti, quanto ai grandi e difficili dottori di teologia.)

4 gennaio 1946. Apparizione della gloriosa figura di s. Pietro che ordina alla Valtorta di scrivere che Padre Migliorini deve vegliare perché satana gira intorno a lei cercando chi divorare, e guai ai sacerdoti che per sbadataggine lasciano divorare il gregge. Nuova apparizione del Bambino del chiostro di Lisieux che chiama la Valtorta e le dà di nuovo i piedini da riscaldare, poi le dà da sorreggere il globo del mondo che tiene in mano. Lei lo prende e lo trova orribilmente pesante e pieno di aculei che si conficcano dolorosamente nelle mani. Infatti il Bambino ha le mani insanguinate, lei gliele bacia. Lui le dice: “Grazie, Maria, rendimi il globo. Non puoi più reggerlo. Solo Io lo posso. Ma mi basta trovare chi lo tiene per qualche minuto per darmi sollievo. Sai come mi aiutate a reggerlo, voi che mi amate? Col vostro amore di sacrificio. Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù.” Si fa luminosissimo e ritira il piedino dicendo: “Ora sono tutti e due caldi. E io mi sento meglio. Addio Maria, Grazie anche per la mamma. Lei è felice quando c’è chi mi ama e mi consola.” E si annulla in un luce accecante. Senza questi conforti la Valtorta sarebbe accasciata perché sente una grande insidia lavorare intorno a sé e a Padre Migliorini.

6 gennaio 1946. Mentre Maria Valtorta lavora per un altare viene la Madonna e le posa vicino sul letto il Bambino e resta tutta la mattina, dando a Maria una grande gioia.

9 gennaio 1946. Dettato dell’interno ammonitore, probabilmente del suo angelo custode Azaria, sulla necessità di avere testimoni che attestino la verità su di lei. Ha il Padre Migliorini, Marta Diciotti, i cugini Belfanti che ha convertito, ed altri che potrà conoscere in futuro. Ne ha bisogno perché gli uomini sono degli eterni Tommasi e il mondo non può ammettere che la sua dottrina le venga dalla Sapienza infinita e vuole spiegare tutto con una parola “aiuti di scienza acquisita”. I testimoni devono al contrario attestare che non ha alcun aiuto umano, né libri né altri aiuti scientifici.

13 gennaio 1946. La Valtorta legge su un giornale un fatto di cronaca che parla di una giovane plagiata da un medium. Pensa di mandare l’articolo al cugino Giuseppe Belfanti ma il suo interno ammonitore la dissuade dicendole che sarebbe controproducente perché potrebbe spingere il cugino a ricadere nello spiritismo. Lei prontamente ubbidisce.

20 febbraio 1946. Come premio per l’ubbidienza ha un’apparizione, al momento della Comunione, dell’arcangelo Raffaele che le sorride e la invita ad andare con lui. Le mostra la bellissima visione dell’episodio con Tobia, che ad un certo punto dev’essere abbreviato perché vi era la visita dell’avvocato e la Valtorta era presa fra due fuochi e non poteva capire l’uomo né ricordare alla lettera ciò che diceva l’arcangelo per illustrare le operazioni dell’ubbidienza e della preghiera atte a vincere satana presente presso le infermità, nelle insidie, nelle sventure per turbare e portare a disperazione, e presente anche nelle circostanze di grazie straordinarie nell’intento di scatenare orgogli, compiacimenti che turberebbero il cuore, allontanando Dio. Maria ricorda tutto, ma riferirebbe l’insegnamento angelico con parole sue e quindi ne serba il frutto e lascia andare il resto. Ricorda la frase: “Se ti fossi compiaciuto ti avrei abbandonato. Perché sei stato umile ti ho protetto fino alla fine.” Le altre se ne sono andate, e lei ne soffre tanto quando le succede così. L’arcangelo le dice che il dettato non deve essere mostrato alla Dora. Maria non le darà mai nulla, ma teme che ci sia chi contraddice alla prudenza e all’ordine di Dio, disseminando i dettati senza discernimento.

13 marzo 1946. La Valtorta è timorosa di perdere Gesù se dovesse cadere in sconforto e in dubbio sulla veridicità della Voce, sente Gesù che le risponde: “Le anime vittime non si perdono mai”.

25 marzo 1946. Maria Valtorta riflette sulla lezione muta che le dà il Signore coi suoi silenzi causati da tre motivi diversi: 1) pietà per la debolezza del portavoce malato e talvolta morente, 2) punizione per chi non si comporta bene verso il suo dono, 3) lezione del dovere ubbidire sempre. Per parecchi giorni Maria ha dovuto ubbidire a Padre Migliorini per adempimenti burocratici.

21 maggio 1946. Una lettera di Padre Migliorini da Roma lascia la Valtorta perplessa e Gesù le suggerisce di rispondergli con la parole dei Vangeli che dimostrano l’ingratitudine verso il Messia.

Col N. 101 inizia la serie dei quaderni delle “Direzioni”. Sono i santi ammonimenti di Gesù Ss. e di Maria Ss. a diverse persone che avevano a che fare col portavoce: 24 dicembre 1945 a Madre Teresa Maria, e a Suor Teresa Cherubina il 25 dicembre 1945, a Madre Teresa Maria e a Suor Luigia Giacinta il 7 gennaio 1946, a Suor Teresa Cherubina il 7 gennaio 1946.

9 gennaio 1946. Dettato di Giulia Della Rena di Certaldo, vergine e reclusa di s. Agostino del 14° secolo, troppo poco ricordata. Lei non se ne accora perché ha tutto in Dio, ma perché potrebbe dire al mondo una parola di salvezza, esortando di tornare all’amore, nel quale ogni altra virtù si compendia. Dello stesso giorno è un dettato di Gesù su Antonio Raffaelli, che è la disperazione della famiglia per le sue bestemmie e il suo orgoglio, e grazie a ciò satana ha buon gioco e Antonio ne è posseduto. La Valtorta vuol sapere la differenza fra Antonio e Dora Barsottelli. Gesù risponde che Dora per il momento è buona perché ama Lui, anche se tormentata dal diavolo, mentre l’altro non lo ama e oscilla tra odio e indifferenza e quindi è facile preda del maligno. Queste due guide, dice Gesù, sono per Padre Romualdo Migliorini e per la stessa Valtorta.

11 gennaio 1946. La Valtorta riceve una lettera dal cugino Giuseppe Belfanti che consiglia di non abbandonarsi ciecamente al caso Dora. E anche Maria Valtorta non vorrebbe che Padre Migliorini andasse a Camaiore ad occuparsi della Dora. C’è il rischio che nelle Curie si rida di Padre Migliorini come incapace di discernere il bene dal male e ne venga danno all’Opera. Lo esorta a ricordare gli ammonimenti di Gesù a non perder tempo e freschezza di mente dietro altre cose che non siano quelle che da quasi tre anni ha per le mani. Anche gli ammonimenti di s. Pietro e le preoccupazioni espresse da Giuseppe Belfanti, operaio dell’undicesima ora, con la sua conoscenza del lato oscuro del soprannaturale, dovrebbero far riflettere Padre Migliorini. (I detrattori si servirono infatti del caso Dora per screditare Maria Valtorta e ancora oggi se ne servono, a giudicare da certa spazzatura che si legge su Internet.)

15 gennaio 1946. Apparizione dell’angelo custode Azaria, che si rivela essere stato sempre vicino a Maria Valtorta.

20 gennaio 1946. Lezione di Azaria sull’Amore. Cristo è compendio dell’amore delle tre persone. La mancanza di amore negli uomini ha fatto sorgere la duplice orrenda eresia che nega la divinità di Cristo e nega la sua presenza reale nell’Eucarestia. La mancanza di amore, l’incompleta misura di amore, fu ciò che perdette Lucifero che si compiacque invece di se stesso, e quella fu la breccia attraverso la quale entrò la sua depravazione. Per essa non poté comprendere Cristo-Amore. La Valtorta si chiede però come sia potuto accadere il peccato di spiriti perfetti come gli angeli, in un universo dove non vi era il male. S. Azaria risponde: gli angeli sono superiori agli uomini composti di materia e di spirito. Ma quando l’uomo vive in Grazia e circola in lui il Sangue del Mistico Corpo il cui capo è Cristo, ed è corroborato dai Sacramenti, allora è il tempio vivo del Signore e gli angeli hanno fame insaziata d’Eucarestia e si stringono agli uomini quando se ne nutrono per sentirne la fragranza divina. Negli angeli c’è libertà di volere, come negli uomini. In origine nel Creato non vi era che Ordine, e l’Ordine è perfetta libertà. Lucifero ne abusò per volontà propria. Dio avrebbe potuto impedirlo, ma perché violare la volontà libera del bellissimo, intelligentissimo arcangelo? In quel caso Lui stesso, Dio, avrebbe messo disordine nel suo ordinato Pensiero e il non peccare dell’arcangelo non avrebbe avuto nessun merito. Dio aveva voluto Lucifero al suo fianco nella creazione e gli rivelò la dolorosa necessità dell’Incarnazione e morte di Dio per controbilanciare la rovina del peccato che si sarebbe scatenato se Lucifero non avesse vinto la superbia in se stesso. L’Amore non poteva che parlare così. Era un atto di amore, ma Lucifero lo scambiò per debolezza, affronto, dichiarazione di guerra e mosse guerra a Dio dicendo: “Tu sei? Io pure sono. Non c’è Dio. E se un Dio c’è, io sono. Io mi adoro. Io ti aborro. Io mi rifiuto di riconoscere come mio Signore chi non mi sa vincere. Non mi dovevi creare così perfetto se non volevi rivali. Ora io sono e ti sono contro. Vincimi se puoi. Ma non ti temo. Io pure creerò e per me tremerà il tuo Creato perché io lo scrollerò come brandello di nuvola presa dai venti perché ti odio e voglio distruggere ciò che è tuo per creare sulle rovine ciò che sarà mio. Non conosco e non riconosco nessun’altra potenza al di fuori di me. E non adoro più, non adoro più, non adoro più altro che me stesso.” Per l’orrore delle sacrileghe parole vi fu una convulsione orrenda in tutto il Creato e nacque da essa l’Inferno, il regno dell’Odio. Da allora su ogni colpa che viene commessa è questo giudizio: “Qui non è tutto amore.” L’amore completo interdice senza sforzo il peccato. Chi ama non fatica a raggiungere la giustizia. L’amore lo porta in alto, lo purifica di tutte le imperfezioni e lo ricongiunge in spirituale connubio ed eterna beatitudine al suo Signore.

21 gennaio 1946. Cristo non ha dato le visioni in ordine cronologico ma per scene saltuarie per un motivo ben preciso: sorreggere il portavoce nelle grandi croci che doveva portare e per evangelizzare Giuseppe Belfanti lottando contro satana. Finite le necessità sopraddette, Cristo ha svolto regolarmente e ordinatamente la ricostruzione evangelica. Ma a volte parla a Padre Migliorini attraverso la Valtorta per dargli guida e luce. Gesù ha taciuto una volta per trentatré giorni e potrebbe di nuovo far mancare i suoi insegnamenti per sempre; lo farebbe se l’Opera rischiasse di venire lesa. La Valtorta di suo non può nulla; se per prova Padre Migliorini le dicesse di ripetere l’ultima visione non lo saprebbe fare se non in modo monco e povero; è una donnina qualunque. Se Cristo le chiedesse di descrivere ciò che vede e sente, non avremmo più una parola. Poi Cristo ammonisce Padre Migliorini a saper distinguere le visioni vere da quelle false. Il soprannaturale ha due correnti: la divina e la satanica. Nelle visioni divine regna l’ordine; in quelle diaboliche domina il disordine come uno spettacolo di giocoliere. Il veggente delle visioni divine si sforza sempre più di migliorare e rifugge dalle lodi, il falso veggente invece non si preoccupa di migliorarsi e si pavoneggia.

Notte fra il 28 e il 29 gennaio 1946. La Valtorta si lamenta del troppo che soffre e Azaria la rimprovera dicendo che Dio dà sofferenze proporzionate a ciò che uno può sopportare. Le anime vittime devono uniformarsi alla Vittima.

2 febbraio 1946. Apparizione di S. Teresa di Lisieux, che illustra gli errori di volersi santificare in fretta, con mezzi scelti da noi, con paura di non saper fare. Dio è padrone del tempo e sa meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno. Occorre invece avere una pietà e un’ubbidienza ariosa, non piena di scrupoli.

8 febbraio 1946. Apparizione del Santo Pio X che la incoraggia e le dice, in veneto, che se fosse stato lui sul soglio di Pietro non l’avrebbe lasciata in quell’ambascia e avrebbe letto le pagine benedette in ginocchio.

9 febbraio 1946. Visione di un giovane servita sconosciuto che sale a Maria Vergine come aspirato da un raggio di luce che esce dal cuore della Madonna.

10 febbraio 1946. Letta la descrizione valtortiana del giovane servita assunto in gloria da Maria Ss., Padre Migliorini le porta un libretto sulla cui copertina è effigiato il giovane servita che lei ha visto e lo riconosce. Si tratta di Fra’ Venanzio M. Quadri, chierico professo dei Servi di Maria.

11 febbraio 1946. Dettato di Gesù a Emma Federici, alias Suor Maria Gabriella, e alle ragazze sue seguaci. Di consolazione per la Federici e di rimprovero per le altre che l’hanno crocifissa, dimenticando ciò che le sono costate.

14 febbraio 1946. Il medico visita la Valtorta e Azaria le suggerisce di chiedergli un certificato attestante le sue condizioni. Il medico risponde che lo farà volentieri e che tutto indica che dovrebbe essere morta da tempo se non avesse sostegno soprannaturale.

15 febbraio 1946. Cristo la spinge ora a vedere gente invece che al nascondimento perché occorrono testimonianze di gente retta per contrastare i malvagi e i mentitori.

17 febbraio 1946. Cristo le ha fatto trascrivere i suoi atti di offerta perché hanno più valore delle visioni e dei dettati: è in base a quelli che sarà giudicata in Cielo e in terra.

23 febbraio 1946. Severo dettato di Cristo, al quale subentra, ancor più severo, il Padre Eterno. I rimproveri sono rivolti a Padre Migliorini, per la sua leggerezza nel trattare con Dora Barsottelli, pur essendo stato più volte ammonito, dapprima a limitarsi a portarle Confessione e Comunione, e poi ad occuparsi solo della Valtorta.

25 febbraio 1946. Visione di Aglae, una delle peccatrici redente ne L’Evangelo come mi è stato rivelato.

9 marzo 1946. Nuovo severo dettato per Padre Migliorini che seguiva Dora Barsottelli come se fosse un fatto più divino di qualsiasi altro. L’insegnamento è non pretendere più di quanto Dio offre. (Padre Migliorini aveva la Valtorta e doveva bastare e avanzare; perché andare a cercare altre veggenti?)

12 marzo 1946. L’atmosfera sfavorevole e il timore di una condanna della Chiesa come contraccolpo del disgraziato caso di Dora Barsottelli, e la leggerezza di Padre Migliorini, angustiano la Valtorta, non tanto per sé, quanto per la perdita di fiducia nel discernimento e nella carità della Chiesa da parte di quelli che le sono vicini, e specie di Giuseppe Belfanti, ex spiritista che lei ha riconquistato alla Fede dopo una faticosa lotta durata quattro anni e mezzo. Azaria la conforta facendole aprire a caso la Bibbia e leggere la visione beatifica di Ezechiele (da 1, 10 a 3, 14).

13 marzo 1946. Presenza quasi continua di Gesù che la conforta.

14 marzo 1946. Conforto dalla presenza di Gesù. A sera le appare s. Teresa di Lisieux che reca una rosa, e a notte di Gesù Bambino anche lui con una rosa.

15 marzo 1946. Lettera di Madre Teresa Maria che informa la veggente di aver scritto a Lisieux a Madre Genoveffa chiedendo preghiere per lei. La Valtorta prega perché, se dovesse persuadersi che non è Gesù che le parla, non le avvenga di cadere in uno scoramento sul quale lavorerebbe satana, e se sì perché non le capiti di montare in superbia.

17 marzo 1946. Arriva la triste notizia che le viene tolto Padre Migliorini, alla quale già da un anno Gesù la veniva preparando. Ma ha due grandi consolazioni: la persecuzione (da parte dei chierici) e la vessazione satanica diretta provano che l’Opera viene veramente da Dio, e inoltre lei sa di non essersi insuperbita.

18 marzo 1946. Una vessazione satanica le impediva di godere delle visioni dopo che ne era cessata la vista, ma questo non le avviene più da quando ha ricevuto l’Estrema Unzione. Prima credeva per fede che ciò sarebbe avvenuto, ma dopo ne ha avuto esperienza diretta.

19 marzo 1946. Ennesima agonia notturna. La Valtorta invoca che le venga concesso un altro direttore spirituale. (Verrà Padre Luigi Lopalco, Passionista.)

20 marzo 1946. Dice Gesù per Padre Migliorini: che i giusti obbediscano è sempre volontà del Signore, ma Egli non avrebbe voluto che egli venisse allontanato. Maria ha ricevuto il dettato sulla partenza di Sintica e Giovanni di Endor proprio per preparazione a questo distacco. Lo tranquillizza il fatto di essere in grazia di Dio. Il giudizio degli uomini non intacca quello divino.

23 marzo 1946. Dice Gesù che ha consigliato a Emma Federici, alias Suor Maria Gabriella, di andarsene dal convento perché non poteva più restarvi senza danno spirituale. Era piena di cose terrene che non aveva abbandonato diventando suora, le ha nuociuto essere superiora e la mancanza di controllo dei superiori a causa della guerra. Ora il suo cuore è chiuso, ascolta solo le proprie voci e non lascia entrare Gesù; è piena di superbia, ma né la Valtorta né Padre Migliorini devono avere rimorsi.

24 marzo 1946. Apparizione consolatrice dell’arcangelo Gabriele, stupendo, in presenza anche di Azaria. Gabriele le rivela un terribile segreto, ancora più spaventoso di quello di Fatima, che lei non rivelerà mai.

18 aprile 1946. Insegnamento di Gesù su Maria Ss. e s. Giovanni Evangelista, che furono le due anime eucaristiche per eccellenza.

20 aprile 1946. Gesù esorta al perdono e a redimere i peccatori con preghiera, sofferenza e amore e a non giudicare i suoi giudizi che sono sempre giusti. E intanto piovono sulla Valtorta ingiusti rimproveri da Padre Migliorini, come se fosse lei la responsabile dell’imprudente disseminazione degli Scritti.

3 maggio 1946. In risposta a una domanda di lei: com’è possibile soffrire tanto dolore fisico e morale fino all’agonia e godere al tempo stesso tanta gioia intensa che pare consumare più della malattia? Risponde lo Spirito Santo: la gioia è perché Lui le è sopra, invisibile ma presente, l’Amore non manca mai presso le agonie e i sacrifici di quelli che lavorano per la gloria di Dio e la redenzione delle anime. Lo Spirito Santo era presso Cristo in croce; Egli ha invocato il Padre assente, non lui che era presente e sublimava l’amore a potenza di Sacrificio. Aveva formato il Corpo. Era giusto che fosse con Lui a raccoglierne gli infiniti meriti e portarli al Padre. Lo Spirito Santo è stato il sacerdote del Calvario, perché nel sacrificio il sacerdote indispensabile è sempre l’Amore. Lo Spirito Santo dice alla Valtorta: “Io sono su te. E ti do forza di soffrire e ti offro col tuo soffrire al Padre. Lasciati immolare dall’Amore che ti ama. Resta in Me come Io in te.”

13 maggio 1946. Dopo averla tenuta per molti giorni della sua novena sotto il luminoso splendore della sua apparizione, la Madonna di Fatima le parla, esortando le suore ad avere l’anima di Lucia, Giacintina e Francesco, che erano semplici come le pecorelle. Non parla per la Valtorta, che è già nel suo Cuore. Quello che ha reso Maria Ss. Regina è stata la costante accettazione del divino volere. La corona della santità si posa sugli spiriti che sanno levarsi la corona della loro umanità per servire il Signore in ogni cosa.

16 maggio 1946. Apparizione della madre della Valtorta, più pacificata ma triste, non per sé ma per la figlia. In purgatorio sa tutto della figlia e sa quanti torti hanno tutti, lei compresa, verso di lei.

26 maggio 1946. Apparizione della Vergine Immacolata che le spiega il significato della sua apparizione del 15 ottobre 1944 in veste di servita e piangente. Cristo aveva messo la Valtorta sotto la tutela dei Servi di Maria, così come la Vergine Ss. era stata posta sotto la tutela di S. Giuseppe. Il pianto della Madonna era motivato dal vedere che troppo si contravveniva ai decreti di Gesù sull’Opera, sullo strumento e sul modo di trattarlo. Ma la veggente non deve sconfortarsi o affliggersi, perché agli occhi di Dio è giustificata.

1° giugno 1946. Lezione dello Spirito Santo sul Sacro Cuore di Gesù, formato dai fuochi della carità e dai gigli della Purissima. Solo i serafini possono penetrare nell’incandescenza di questa perfezione di amore, che è il Cuore di Cristo, Perfezione della Perfezione, glorificazione della materia che ha meritato di condividere la gloria dell’anima.

2 giugno 1946. Dettato di Cristo destinato all’Ordine Servita nel suo insieme, che impone all’Ordine di cercare l’approvazione ecclesiastica dell’Opera in modo che questa sia pubblicata con tutte le garanzie. Inoltre tocca all’Ordine sovvenire ai bisogni materiali e spirituali di Maria Valtorta, assegnandole un Padre che le amministri i sacramenti e la guidi. L’Ordine ha di fronte un miracolo continuo, di un essere ormai finito che tuttavia produce per volontà di Dio. Un cuore atrofizzato, aritmico, finito; dei polmoni asfittici, lacerati, cicatrizzati male; una febbre continua e in aumento; la spinite che infiamma, paralizza, indurisce nervi e vertebre; le sierose invase, il fegato invaso, le reni invase: ecco il rudere che scrive sempre volonterosa, eroica, ilare, per ore e ore. Ecco il rudere che detta, detta, detta a chi dattilografa. Ecco il rudere che, dopo aver scritto anche cinque ore, e dettato altre cinque, deve correggere, rileggere, legare e tenere corrispondenza, e pensare, e usare carità. Cristo vuole dunque che Padre Migliorini venga sostituito e che si ponga ogni cura nella ricerca e correzione degli errori di copia, perché anche un piccolo errore può produrre una frase contro il dogma e la dottrina. Lo strumento non vuole ringraziamenti. La sua fatica è la sua gioia, il sacrificio è il suo pane, la gloria di Dio e il bene delle anime lo scopo della sua immolazione che ha preceduto di più decenni il suo stato attuale di portavoce. Lo strumento non vuole che una cosa: che sia fatta la volontà di Dio: Non chiede utili finanziari né onori. Chiede carità, in nome di Dio, come sorella, come cattolica, come inferma; chiede di proteggerla e di proteggere l’Opera. Cristo esorta con urgenza: “Siate solleciti. Agite subito. Da come agirete e dal tempo come agirete per fare la volontà di Dio e ciò che vuole la carità verso il portatore, apparirà la vostra formazione, la vostra fede, la vostra ubbidienza, il vero aspetto del vostro spirito apparirà”.

17 giugno 1946. Sconvolta e amareggiata dal comportamento di quelli che dovrebbero tutelarla, la Valtorta giunge a dubitare di un inganno diabolico. Interviene Gesù a confortarla e a rassicurarla. “Che dovrei dire di quelli che ti portano in questo stato? Per non dire una parola tremenda taccio con loro.”

20 giugno 1946, Corpus Domini. Azaria si annuncia con un celestiale canto angelico. Quel canto le fa comprendere ciò che è l’Eucarestia per i Cieli e per coloro che vi abitano. Comprende più cose in quel momento che in mesi di meditazione, ma sa bene che, passato quell’attimo, non saprà neppure spiegare ciò che ha capito.

Venerdì 12 luglio 1946. La Valtorta piange perché privata della Comunione. (Il Padre Generale dei Serviti aveva caritatevolmente ordinato di non portargliela.) Viene Gesù a consolarla e le dice: “Amiamoci, e che l’amore sia fusione”. Incoraggiata, lei chiede la grazia che alcuni Serviti vogliono, quelli favorevoli. Gesù si muove lento per la stanza e ripete alcune frasi scritte nei manoscritti ritornati da Roma. Il suo volto si è fatto severo (certo sa che cosa realmente pensino i Serviti), e, a domanda di lei, se vuole che lei scriva quelle frasi, risponde che è inutile riscriverle. Sarebbe provocare la loro risposta: “Così tu parli ai sacerdoti?” La frase detta a Cristo stesso infinite volte dai sacerdoti d’Israele, perché chi manca fa la voce grossa per far tacere chi ha ragione. Gesù, categorico, dispone che i quaderni ancora a Roma devono tutti tornare in casa di lei. Dallo spirito di lei non si cancellerà mai lo spasimo che le hanno inflitto, che diverrà in Paradiso segno di gloria. Per quelli che l’hanno offesa, e soprattutto hanno offeso Cristo stesso negando loro di unirsi nell’Eucarestia, il castigo non mancherà.

14 luglio 1946. Lezione di Gesù per una buona morte, basata sulle parole di Lui nella Passione, al tempo stesso commento al racconto della Passione nell’Opera, mostrante la rilevanza della Passione stessa come esempio per tutti gli uomini.

20 agosto 1946. Riflettendo su uno scritto su s. Teresa di Lisieux, la Valtorta pensa che anche lei avrebbe preferito restare in un’infanzia spirituale senza eventi straordinari e non capisce perché proprio a lei, così piccola, sia stata data un cosa così grande. Le appare appunto la santa, che l’abbraccia dicendole che Gesù stesso l’ha posta su quella via particolare e che ciò non le impedisce di restare un fanciullo.

28 settembre 1946. Gesù le spiega, in una direzione segreta, quindi non scritta, perché satana cerca di impedire di scrivere i dettati sul Vangelo di S. Giovanni.

5 ottobre 1946. Rivelazione segreta, non scritta per ordine di Gesù, sulle meraviglie della Creazione.

Notte fra il 6 e il 7 ottobre 1946. Risveglio in un’agonia fisica, col demonio che cerca di atterrirla col pensiero della morte, del giudizio e del castigo. Lei risponde: “Farò come tutti da Adamo in poi, morirò e confiderò più che mai nella misericordia divina.” Sconfitto, satana si allontana e cessa anche l’agonia fisica, e Maria Valtorta si abbandona fiduciosa sul seno di Dio.

12 ottobre 1946. Satana insinua che in Paradiso lei non troverà né il padre né la madre, e che soffrirà anche là. Lei risponde: “Non soffrirò. Amerò Dio. Non si può soffrire di rimpianto per alcuno e per nessun motivo quando si gode Iddio.”

13 ottobre 1946. Lezione segreta sul merito che un infermo può ottenere anche dal saper sopportare con pace il pensiero che per colpa sua un altro non può andare a Messa, un altro non può riposare. Sopportarsi a vicenda anche per il fatto di essere di peso agli altri è motivo di premio. Alla stessa data Gesù ordina di non scrivere più le direzioni intime alla sua anima, per castigo a quelli che non sanno riconoscere che è Lui che parla o che mentono dicendo di non riconoscerLo per avvilirla. Ancora lo stesso giorno la Valtorta sente un’ondata immensa di amore divino. Lei chiede che venga elargita non a lei, ma agli altri, quelli che la fanno soffrire, perché lo amino. Ma Dio risponde che è inutile respingerLo, perché Egli vuole lei che lo ami e lo consoli, lei deve amare anche per loro, quelli che la fanno soffrire, come Gesù amò anche i suoi carnefici, smisuratamente, perché quando si ama con perfezione si amano anche i più infelici, che altrimenti non si salverebbero.

24 ottobre 1946. Esortazione dell’arcangelo Raffaele a proseguire sulla via che percorre, non scevra di insidie ma vegliata da difensori mandati da Dio. Alla stessa data, sera. Straziante ed esaltante visione di martirio di massa di cristiani, prima gettati alle belve e i superstiti destinati al rogo. Fortezza incrollabile dei martiri. Certi di raggiungere il Paradiso, convertono anche due soldati pagani che si uniscono gioiosamente ai cristiani e affrontano con loro il martirio.

8 dicembre 1946. Passa la processione per la festa dell’Immacolata e la Valtorta con sforzo e dolore terribili si solleva per vederla passare attraverso la porta finestra della sua camera a pianterreno. Nel guardare la statua di Maria Ss., prova il dolore di tutti i veggenti nel vedere come anche le più belle effigi nulla hanno a che vedere con la divina bellezza di Maria che lei ha potuto vedere.

14 dicembre 1946. La Valtorta è nuovamente in grave dubbio per i maltrattamenti subiti da parte dei Serviti, che la fanno dubitare di essere un’illusa o un’ossessa. Gesù la rassicura, la conforta e la benedice: fosse anche un’illusa vorrebbe dire che il suo cuore è pieno di Dio, la sua conversazione è in Cielo ed ha il Cielo chiuso dentro di sé. Chi la osteggia non ferisce lei ma Cristo. Lei fa amare il Signore, e non fosse altro solo per questo avrebbe la vita eterna. E poi c’è il suo lungo e crescente amore, la sua sofferenza, la sua immolazione. Lei non può errare perché è immersa nell’amore eroico. Proceda dunque e perdoni. I miopi e quelli che per la sensualità triplice, o anche solo per l’orgoglio, hanno cateratte sulle pupille dell’intelletto non possono vedere il sole di Dio. Dio ha tanto poche anime che Lo amino senza riserve, dunque non faccia caso alle “ranocchie del pantano che vorrebbero far tacere l’usignolo e volare come la colomba e sono irritati di non poterlo fare.” Tutto passerà ma Cristo resterà sempre con lei.

25 dicembre 1946. Insegnamento di Gesù sulla semplice via alla Verità e alla beatitudine eterna: l’amore, più sapiente di tutte le complicazioni dei dotti. Mentre uno dei Dodici, Giuda di Keriot, si perdette dietro al suo sogno di potenza (era l’intellettuale del gruppo), nessuno dei semplici pastori si perdette perché seppero leggere gli unici libri che contino: la cuna di Betlemme, e la Croce. Si aggiunge l’insegnamento di Maria Ss.: essere vergini non impedisce di generare l’Emanuele. Perché nel vergine cuore inabiti Cristo sono necessarie sette cose: ubbidienza totale, riservatezza assoluta sull’inabitazione di Cristo nell’anima, umiltà inalterabile, fiducia perfetta nell’aiuto divino, purezza di volontà che non si gloria di portare Dio ma vuole solo portarlo agli uomini, candore d’anima e di pensiero, carità serafica. Con queste sette pratiche si diventa cune viventi del Salvatore e si imita la Vergine Madre.

30 dicembre 1946. La veggente è dubbiosa perché il giornale riporta che in una caverna sono stati trovati scheletri di “uomini-scimmia”. Gesù spiega che Adamo ed Eva peccarono contro Dio con la loro disubbidienza ma non peccarono nell’altro ramo dell’amore, verso il prossimo: non maledissero Caino, ma piansero in ugual misura sul morto nella carne (Abele) e sul morto nello spirito (Caino). E Caino, il morto nello spirito, generò altri mostri. Poi i discendenti di Set, non toccati dal peccato di Caino, furono sedotti dalla belluina discendenza di Caino; trovarono belle le “figlie degli uomini” e le sposarono. Fu allora che Dio, per impedire la totale corruzione del genere umano causata da quei connubi, mandò il Diluvio Universale, dal quale si salvò solo Noè e i suoi figli, distruggendo i mostri generati dalla libidine dei senza Dio. L’uomo attuale farnetica sulle linee somatiche dei resti che trova e non volendo ammettere un Creatore perché troppo superbo, ammette la discendenza dai bruti, si autodegrada e discende. Più ampiamente avrebbe parlato Gesù per controbattere le teorie colpevoli di troppi pseudosapienti. Avrebbe svelato grandi misteri, ma gli uomini non lo meritano.

7 gennaio 1947. Gesù dà molte lezioni segrete e soavissime, ma dice che è inutile che la Valtorta le scriva, e lei naturalmente ubbidisce. (Questi frequenti vuoti nei dettati dovrebbero farci riflettere sulla nostra indegnità, perché è sempre quello il motivo.)

19 gennaio 1947. Lezione di Gesù sul miracolo delle nozze di Cana. Santità del matrimonio, potere di intercessione della Madonna (non poteva mancare la Madre, se doveva essere partorito l’uomo nuovo), virtù dell’ubbidienza, sono tutti aspetti giustamente sottolineati dai maestri di spirito, ma vi è di più. All’inizio della Sua missione Cristo aveva trovato idrie di pietra per la purificazione, ossia per la purificazione materiale, mentre i cuori restavano di pietra, vuoti, con la solita superbia di credersi perfetti e impuri gli altri, il solito rigorismo, la solita esteriorità dei riti. Il maggior tormento dell’Uomo-Dio era il fetore dei peccati. I colpi degli immateriali flagelli dei vizi dell’uomo sono stati più dolorosi dei colpi di flagello materiali. Questo primo miracolo dell’Uomo-Dio a Cana prefigura il miracolo dell’Eucarestia, e questo miracolo di trasformazione di una specie nell’altra non ha più avuto fine. A Cana è l’inizio della missione di Cristo di trasformazione degli ebrei dell’antico tempo, mentre l’Ultima Cena sta a segnare il principio della transustanziazione degli uomini in figli di Dio per la grazia vivente in loro, primo e perpetuo miracolo dell’Amore umanizzato: questa è la più alta applicazione del miracolo delle nozze di Cana.

16 marzo 1947. Nella notte fra il 12 e il 13, mentre spasimava per la polineurite, le apparve Gesù col cuore aperto in mezzo al petto, da cui scaturivano fiamme più luminose dell’oro. Gesù le diede da bere il suo Sangue, che non aveva sapore di vero sangue umano come quando glielo porse in un calice il 29-30 marzo 1945, ma aveva una dolcezza e una fragranza quale nessun miele o zucchero possiede, e le fiamme erano come una brezza dolce e fresca: “In questo differisce ogni fuoco, anche quello purgativo, dal mio fuoco. Poiché questo mio è di carità perfettissima e non fa male, neppure per fare del bene. E questo è il fuoco che Io serbo per te. Questo solo. Ecco ciò che è per te il mio amore. Fuoco che conforta e non brucia, luce, armonia, carezza soave. Ed ecco ciò che Io faccio per te, a compensarti degli uomini”… La visione si ripete giornalmente. Il 14 marzo, dopo aver avuto visto Gesù, diretto a Gerusalemme, che andava cantando i salmi, come i pellegrini in Israele, la veggente pensava che le sarebbero mancati quei canti quando avrebbe finito il Vangelo, Gesù le apparve e la rassicurò che sarebbe sempre venuto per lei, che non le avrebbe tolto nulla di quanto aveva meritato, e le promette: “Ti smemorerò del mondo nel mio amore”. (Ecco il perché della dolce apatia e del misterioso isolamento psichico in cui Maria Valtorta trascorse gli ultimi anni; non indebolimento dovuto all’età o alle molteplici malattie, ma grazia divina.)

7 dicembre 1947. Isaia, Gesù stesso e S. Giovanni nell’Apocalisse invitano a comprare da bere e da mangiare senza denaro e questo fanno le anime semplici e buone, come Maria Valtorta, mentre quelli che hanno denaro, ossia i sapienti che confondono scienza con Sapienza e credono regina l’ancella, che vorrebbero il monopolio del sapere, non possono che invidiare e vorrebbero impedire ai piccoli di nutrirsi, e si fermano alla porta della cinta a numerare le pietre e ad analizzare la polvere, non entrano e cercano di impedire agli altri di entrare. Ma la Parola di Gesù non resterà senza frutto in lei, cui è dato tutto gratuitamente, mentre la invidiano quelli che con molte monete della loro scienza non possono comperare quanto a lei viene elargito. Poi Gesù ha parla di s. Ambrogio, ma Maria non ha potuto scriverlo perché è venuta gente e Cristo non ha ripetuto le sue parole. Dopo la gente è venuta una colossale crisi di cuore, durante la quale il suo Medico Divino le ha parlato, ma quello è un tesoro per lei sola.

8 dicembre 1947. Apparizione della Ss. Vergine di Lourdes.

25 dicembre 1947. Doni di Natale promessi alla Valtorta da Maria Ss.: 1) stritolamento della sua dignità, 2) somiglianza più vivace con Gesù povero, 3) le viene portato a leggere un opuscolo sulla Vergine Regina della Rivelazione, 4) il dono materno della Madonna, 5) il dono segreto. Ma la febbre le sale a trentanove nel sentire una vecchia, assiduamente praticante e allevata in una famiglia cristiana al sommo, deridere e bestemmiare la divina maternità di Maria, la castità dei due vergini, l’inviolabilità rimasta prima e dopo la nascita di Gesù, la negazione dell’estasi che fu la nascita di Gesù.

28 dicembre 1947. Apparizione della Santa Vergine continuamente dal giorno 8 dicembre. Si mostra in due modi: come umile Vergine di Nazaret e trasfigurata in Cielo. Maria piange perché pensa al Bruno Cornacchiola che dopo l’apparizione delle Tre Fontane (luogo del martirio di S. Paolo, dove scaturirono le tre fontane nei tre punti dove rimbalzò la testa dell’Apostolo decapitato) descrisse la Vergine scura di capelli e di tipo orientale. La Madonna risponde al dubbio inespresso della Valtorta che l’ombra della grotta e del manto hanno contribuito all’errore e inoltre non era necessario che agli occhi di un peccatore si svelasse come si svela agli innocenti, E con un bacio imprime sulla fronte di Maria il segno che farà di lei uno dei centoquarantaquattromila dell’Apocalisse che verranno in bianche vesti all’eterno osanna dopo la grande tribolazione.

29 dicembre 1947. Apparizione di Maria Ss. La Valtorta le domanda come mai non viene più Gesù e la Madonna risponde che Egli è molto severo con molti e il suo aspetto e la sua parola le darebbero dolore. È compito della Madonna trattenere la folgore della sua parola per pietà verso i carnefici e le vittime, così che si interpone, e le domanda se non sia contenta che lei venga. La Valtorta risponde che la vorrebbe sempre, ma la Ss. Vergine è stata offesa il giorno di Natale proprio in quella stanza. La Santa Vergine si fa mesta e la stringe al cuore dicendo che il soffrire di lei a quelle eresie le hanno medicato il cuore. La carnalità umana è così forte che neppure la fede e fedeltà nel Signore e nella Chiesa può rendere gli uomini capaci di credere all’assoluta purezza della Vergine, alla castità, all’inviolabilità del suo seno che emanò Dio in Carne, Sangue, Anima e Divinità per uno di quei misteri e potenze alle quali nulla sono le leggi di natura e dei corpi solidi. Solo chi si è tuffato nel suo Candore e fatto sua vita e vista può capire e credere.

31 dicembre 1947. La Valtorta svolge sue personali considerazioni, non dettate da alcun abitatore del Cielo. Commenta l’opuscolo sul Cornacchiola e l’apparizione alle Tre Fontane. Non trova per nulla strano che la Vergine sia apparsa a un peccatore che combatteva la Verità cristiana, così non si potrà dire che le apparizioni le hanno solo donne isteriche e suggestionabili o suggestionabili fanciulli. La veste sacerdotale stracciata e la Croce infranta viste dal Cornacchiola anche lei le ha viste ed ha ricevuto il terribile dettato sul disastro razionalista della Chiesa e del mondo, dettato che poi l’arcangelo Gabriele le ha fatto distruggere perché non aumentasse ancora l’odio clericale contro di lei. La Valtorta ricorda benissimo quel dettato ma vorrebbe dimenticarlo, perché preferirebbe non sapere.

1° gennaio 1948. Grande, intima lezione di Gesù sul versetto 2 del Cap. 54 del terzo libro dell’Imitazione di Cristo: “La grazia procede semplice, scansa ogni cosa che ha vista di male, non mette trappole e tutto fa solo per Iddio, nel quale finalmente si riposa.” Non ripete la lezione perché ha pietà delle sue forze esaurite ma riporta solo che Gesù le dice che quella parola dell’Imitazione le assicura pace nei giorni del 1948.

2 gennaio 1948. Dopo aver scritto la prima delle lezioni sulla Lettera di Paolo ai Romani, la Valtorta pensa che queste parole sono già state dette, e Cristo risponde al pensiero di lei che è vero e che i dotti sminuzzeranno e analizzeranno da dotti le gemme senza numero che Egli le ha donato, ma lei non farà così, le accoglierà come un fanciullo, e Cristo parla per lei (non per i dotti e i dottori del cavillo).

6 gennaio 1948. Dopo la seconda lezione sull’Epistola di Paolo ai Romani, la veggente dice a Gesù che ora che Egli le parla sovente di nuovo, essi (i dottori del cavillo) diranno che questo è male, ora Padre Berti li ha persuasi che Gesù parla molto saltuariamente. Gesù risponde che Lui parla quando vuole e, se lui tace, la Valtorta non colma quei vuoti con parole proprie. Tutto ha fatto per persuaderli, ma è inutile. Ma queste non sono pagine per loro, anzi lei deve farne un fascicolo a parte. Quanto era necessario per avere l’approvazione dell’Opera di Gesù l’hanno avuta. Il resto è tesoro che per averlo bisogna meritarlo. Dal giorno precedente è tornata ad apparirle la Madonna di Lourdes. Gesù ricorda alla Valtorta quanto sia inutile sperare che gli uomini credano anche davanti ai prodigi. Per questo il fiume di grazie pronto a scorrere si volge altrove: se l’uomo non l’accetta, passa e non torna.

28 aprile 1948. Maria Ss. dice alla Valtorta che le stesse rose dell’amore eterno dall’Annunciazione all’Assunzione furono roveto di spine per lei. Anche Maria Valtorta è in un roveto di spine, come la Madonna. Soltanto alla fine del tempo il roveto si trasforma in roseto. La esorta a pregare molto perché molti spiriti siano attratti alla Stella di Dio e la Pentecoste di Maria stessa si compia e si rinnovino i cuori degli uomini dando pace alla Chiesa, al mondo, salvezza agli uomini in questa e nell’altra vita e gloria a Dio.

1° maggio 1948 L’Angelo Custode spiega alla Valtorta la differenza fra la separazione dell’anima dal corpo con la morte e la momentanea separazione dello spirito dal corpo per l’estasi o rapimento. Nella contemplazione estatica l’anima non si stacca ma si immerge con la sua parte migliore nei fuochi della contemplazione. Gli uomini hanno in sé una parte eletta, l’anima dell’anima, che, col disamore a Dio e alla sua Legge, e anche con la tiepidezza e i peccati veniali perde la grazia di poter contemplare e conoscere.

Senza data, forse 20 maggio 1948. Interrotta da una più forte debolezza, la Valtorta tralascia di scrivere un insegnamento dello Spirito Santo, pensando di poterlo ricordare. Invece ne dimentica il contenuto e non riesce più a ritrovarlo. “Ed era tanto profondo”, lamenta lei. Lo Spirito Santo la rimprovera e la punisce col non ripetere il dettato, che va così perduto. (Proprio come il suo Divino Maestro e lei stessa hanno più volte affermato: lei da sola non può nulla.)

6 gennaio 1950. Lo Spirito Santo le impone di scrivere una severa risposta ai ciechi che fanno stolte deduzioni, e rompe un silenzio durato diciotto mesi. I ciechi dagli occhi coperti dalle scaglie della loro carnalità vedono come vede il loro pensiero non buono. I calunniatori dicono che Maria Valtorta è una simulatrice. Ma perché? Non c’è in lei volontà di scrivere o non scrivere. Non è una folle che scambia per soprannaturali parole e visioni suscitate dal delirio. È lo strumento, il portavoce. È uno strumento inerte finché l’artefice non lo prende in mano per fargli compiere un lavoro. È un portavoce che non ha voce finché la Voce non lo empie di sé perché la espanda nel mondo.

Senza data. Tre episodi epurati dall’Opera: brani bellissimi che i preti hanno preteso che venissero tagliati (arrogandosi il diritto di sindacare la Parola di Cristo). Giustamente seccata, la Valtorta osserva che vi sono libri anche cristiani come il Quo Vadis che non sono modelli di purezza, eppure vanno in pace anche in conventi e in collegi. (I brani sono stati fortunatamente reintrodotti nella nuova edizione, l’editore laico non dovendo soggiacere a voti di obbedienza di cui la gerarchia potesse abusare.)

28 gennaio 1947. Severo dettato di Gesù a confutazione delle ostinate critiche dei soliti dottori del cavillo a diversi dettati. L’Opera non è canonica ma ispirata.

31 gennaio 1947. Pregando e supplicando, la Valtorta ottiene che Gesù temperi il suo sdegno per una delle solite obiezioni dei dottori del cavillo. Benignamente Gesù accoglie qualche suggerimento di modifica per venire incontro alla pochezza dei censori. In risposta a una domanda di Padre Berti, parla della sua discesa al Limbo a liberare le anime che vi si trovavano. Egli ebbe orrore per le pene atroci dei dannati ma non entrò all’Inferno perché non sarebbe stato né giusto né utile. Anche dal Purgatorio Egli trasse molte anime, perché se una Santa Messa può liberare un penante e sempre serve ad addolcire la purgazione, a maggior ragione ha agito il Sacrificio dell’Agnello a favore dei penanti.

3 febbraio 1947. Dice Gesù che la ragione più profonda del dono dell’Opera è di dare alla Chiesa materia per combattere coloro che negano la soprannaturalità dei dogmi, la divinità di Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto. Cattivi sono i tempi nei quali il modernismo, condannato dal Santo Vicario Pio X, si corrompe sempre più in dannose dottrine umane.

18 febbraio 1947. Gesù risponde alle stolte obiezioni dei soliti dottori difficili che trovano sconveniente che Cristo sia stato tentato anche nel senso. Egli ne ebbe solo disgusto. Ma fu tentato in tutto, e quindi anche in quello, perché Uomo a tutti gli effetti. Non è male essere tentati, ma solo cedere. Dio non può peccare. Egli fu tentato come Uomo e vinse la tentazione. Gli angeli non peccano, dopo aver superato la crisi della ribellione di Lucifero. Gli uomini invece sono soggetti alle tentazioni, ma se le vincono conseguono grande vittoria, sia nello spirito che nella carne. Cristo ha voluto essere in tutto uguale a noi, inferiore agli angeli e simile agli uomini. Era inevitabile dunque che fosse tentato anche nel senso, che è quello che provoca i peccati più comuni. Tentarlo nel senso serviva a satana anche per accertarsi che Gesù fosse veramente il Messia. Come Cristo ha vinto il demonio, così anche noi possiamo vincerlo, e non possiamo accampare scuse col dire che Egli era indefettibile perché era Dio: era anche Uomo, e ha dovuto combattere per vincere la tentazione.

28 febbraio 1947. In merito al numero dei s. Innocenti periti nella strage di Erode, dice Gesù che furono 320, 188 quelli di Betlemme, 132 quelli delle campagne battute per un vasto raggio dai messi di Erode. Fra gli uccisi vi furono anche 64 fanciulline non identificate per tali dai sicari che uccidevano fra le tenebre, la confusione e la furia di far presto prima che qualcosa intervenisse per por fine alla strage.

2 aprile 1947. Gesù risponde a un’obiezione di Padre Migliorini riguardo all’anima come “particella di Dio”. Espressione che indica come Dio effonde il suo spirito all’uomo, resasi necessaria per far comprendere a gente pagana, che non aveva idea di cosa fosse l’anima, qualcosa del mistero dell’immortalità dell’uomo. Padre Migliorini la riteneva frase eretica perché sa di panteismo e vorrebbe che si aggiungesse un “quasi”, ma Cristo risponde alla Valtorta di stare in pace, perché Egli non conosce l’errore, essendo l’infinita e luminosa Sapienza. La Valtorta dal canto suo confessa di non sapere cos’è il panteismo. (E questa è una prova in più del fatto che lei è soltanto la penna che scrive passivamente.)

1° aprile 1947, Venerdì Santo. Quattordicesimo anniversario della crocifissione di Maria Valtorta, inchiodata al letto appunto da quattordici anni. Dovunque vi è un maestro e dei discepoli c’è un Giuda che lo tradisce. Gesù esorta al silenzio nelle offese, al parlare a tempo debito in difesa della verità, alla costanza del salire nonostante l’aggravio della croce, che non sarà mai pesante come quella che Egli stesso dovette portare, al distacco dalle cose terrene, al perdono.

7 aprile 1947, Lunedì dopo Pasqua. Gesù esorta la Valtorta a tenere lontani i curiosi, spesso malevoli, e ad avere fiducia nel trionfo finale dell’Opera, nonostante gli ostacoli posti da satana, perché non è più che lei che vive, ma Cristo stesso in lei.

8 aprile 1947. Il giovane Giulio Pierotti, affetto da un carcinoma intestinale e moribondo, muore il Venerdì Santo. Lui e sua madre si erano raccomandati alle preghiere della Valtorta, ma Gesù aveva risposto che non c’era nulla da fare e doveva morire. Lei chiese, come segno almeno della sua salvezza eterna che morisse in un giorno preciso, a s. Giuseppe o meglio il Venerdì Santo, tra sesta e nona. Infatti morì il Venerdì Santo, alle 15 meno 10 minuti, appena portato a casa dall’ospedale. Morì serenamente e da morto aveva il volto composto in una pace che colpiva, e senza che il suo corpo, piagato da oltre un mese, emanasse cattivo odore.

10 aprile 1947. A una riflessione della Valtorta Gesù risponde di stare in pace perché nessuno potrà toglierle il Vangelo che vive nella sua memoria.

18 aprile 1947. Riflessione di Maria Valtorta, piena di amore per l’Eucarestia, sul segno di immensa umiltà di Cristo che si lascia maneggiare e scende nell’apparato digerente pieno di fetori e rigurgiti. Domanda a Cristo, che è presente, se l’uomo non avesse peccato, ci sarebbe stata ugualmente l’Eucarestia come l’abbiamo noi peccatori? Cristo risponde: anzi, non avremmo avuto Comunione particolare col Verbo Incarnato, ma Comunione totale con la Ss. Trinità, senza bisogno di mediazione materiale del pane. La sostanza è per la nostra umanità divenuta prepotente dopo il peccato di Adamo. Prima era regina la spiritualità che non ha bisogno di sostanze materiali per ricevere e possedere qualcosa, in questo caso Dio. L’uomo rimasto innocente, già giusto per dono gratuito di Dio, si sarebbe evoluto verso una sempre maggiore spiritualità. Avrebbe avuto con Dio contatti familiari e la fusione tra l’amore divino e l’amore spirituale della creatura divenuta perfetta sarebbe stata completa. Un bacio continuo con Dio fino a un candore come quello di Maria Immacolata. Cristo promette alla Valtorta che lei raggiungerà quelle altezze. [Altrove, però, nel Libro di Azaria, alla lezione per la IV Domenica dopo Pasqua, l’angelo custode di Maria Valtorta spiega che quando tutte le vite saranno riunite nella resurrezione finale si comporrà il grande quadro della storia umana e si vedrà come fu felice colpa la caduta del peccato originale: se non avesse conosciuto l’umiliazione all’alba della sua esistenza, l’uomo (dopo l’iniziale periodo di pace e di Grazia) si sarebbe inorgoglito a dismisura e invece di un Lucifero vi sarebbe stata un’intera umanità di Luciferi, convinti d’essere come Dio per virtù propria.]

5 maggio 1947. Mentre dice il Rosario insieme alla Madonna di Fatima, Maria Valtorta vede una rosa staccarsi dalla corona della Ss. Vergine che la lascia cadere sul mondo.

8 maggio 1947. La Madonna le spiega che ogni Ave del Rosario è una grazia che lei lascia cadere sul mondo.

9 maggio 1947. Una lezione segreta sul capitolo 43° dell’Imitazione di Cristo persuade la Valtorta che lei è veramente il portavoce togliendole ogni dubbio e rendendola felice.

14 maggio 1947. Le anime vittime saranno considerate martiri in Cielo. L’amore di Dio le vuole dove Egli stesso è, per cui esse sono in tutte le Messe e in tutti i calici del mondo.

16 maggio 1947. Lezione di Gesù sull’amore del prossimo, che dev’essere totale, verso tutti. L’apostolo che più di tutti ha amato è stato Giovanni, ma quello che Cristo stesso ha amato di più è stato Giuda di Keriot, pur sapendo perfettamente chi era, e che sarebbe stato tutto inutile. Lo ha fatto per darci l’esempio di come avremmo dovuto amare noi, senza escludere nessuno. Se il delinquente non si salverà per il suo malvolere, la grazia andrà ad altri. Dello stesso giorno è una visione del Cuore Immacolato di Maria, tutto candida luce che supera lo splendore purissimo di tutta la Vergine. Lo Spirito Santo spiega che da quel Cuore vennero le stille di sangue per formare il Cuore del Verbo Incarnato. Da quel candore doveva venire il candore necessario a formare l’embrione umano del Ss. Figlio di Dio. Candore da fonte immacolata per circondare di candore l’anima creata del Verbo. Non c’è luce più bella nel Paradiso, dopo quella della Santa Trinità. Se questa luce indescrivibile potesse spargersi sul mondo sarebbe la seconda redenzione, il perdono al mondo per Maria. Solo che il mondo respinge la Madre di Dio.

17 maggio 1947. Breve lezione dello Spirito Santo. Tanto più un’anima è figlia di Dio e tanto più è sollecita a seguire i consigli dello Spirito Santo, il quale non suscita desideri irrealizzabili e prega per noi gridando “Padre”. L’anima, figlia di Dio, ha da Lui la sollecitudine a fare il bene e segue le divine ispirazioni senza curarsi delle conseguenze.

22 maggio 1947. Portano alla Valtorta la piccola Maria Cristina di cinque mesi, appena levata dal bagnetto, e lei pensa alla tenerezza che Cristo aveva per i bambini. La piccola è felice e non si preoccupa di essere nuda. Gesù era curvo sulla bambina, visibile solo a Maria Valtorta, e le dice che, come era per quella piccola innocente per età e per grazia soprannaturale, così sarebbe stato per tutti gli uomini se non fossero caduti nel peccato originale.

23 maggio 1947. Gesù le dice che lei è come la roccia dell’Oreb che racchiudeva l’acqua per dissetare tutto il popolo. Verrà colui che, guidato dallo Spirito Santo, la chiamerà perché lei apra la via alla fonte. Lei dovrà allora aprirsi. Purtroppo gli uomini non sono dei Mosè, che era ubbidiente e conosceva il Signore. E questo non essere gli uomini dei Mosè è il dolore di Gesù. (Profezia dell’avvento dell’editore laico che avrebbe aperto la fonte della quale i Serviti non erano degni.)

30 maggio 1947. Dice Gesù che tutte le cose sono state create buone da Dio, ma le concupiscenze dell’uomo vi hanno portato il disordine. Visto il disordine che si era instaurato sulla terra, il Signore diede la Legge, poi il suo Figlio Unigenito, poi i dettati evangelici, ma: “Nulla di ciò ha giovato. È scritto nell’Ecclesiastico: ‘Il sapiente non odia la Legge e non darà negli scogli come nave in tempesta.’” La ragione di ogni male è che troppo pochi sono i sapienti e gli altri danno negli scogli e vanno in rovina.”

15 giugno 1947. La Valtorta è gravissima ma piena di gioia per la misteriosa percezione del Regno di Dio.

16 luglio 1947. S. Azaria spiega che non sempre la missione dell’Angelo Custode cessa con la morte del custodito. Cessa con dolore se l’anima si perde. Si trasfigura in gioia quando l’anima di un santo entra in Paradiso senza passare per il Purgatorio. Ma la sua missione continua se l’anima deve espiare in Purgatorio, e allora intercede presso il trono dell’Altissimo e porta a Dio i suffragi dei parenti e degli amici, ed è infine lui che, fulmineo, va a trarre l’anima dal Purgatorio per portarla in Paradiso. Gli angeli custodi si curvano sui purganti come madre sul figlio malato, come sposa che conta i giorni che mancano al ritorno dell’amato, e gioiscono man mano che i fuochi purgativi purificano l’anima. I due dolci attimi della missione dei custodi sono quando la carità comanda di andare a prendere in custodia un’anima e quando la conducono in Paradiso.

20 agosto 1947. Azaria continua le sue spiegazioni sugli Angeli Custodi. Questi sono meravigliosamente attivi presso Dio, del quale ascoltano gli ordini e al quale offrono le buone azioni del custodito, presentano e appoggiano le suppliche, intercedono nelle sue pene e lo guidano nel sentiero diritto. Sono sempre vicini al custodito, sia santo o peccatore. Gli uomini dovrebbero sempre ricordare che ogni persona con la quale vengono a contatto ha il suo angelo custode. Sarebbe più facile superare antipatie e rancori se si pensasse che offendendo una persona se ne offende anche l’angelo custode.

29 agosto 1947. La vendetta di Dio è il perdono. Sul Golgota, Cristo, che era sempre Dio, avrebbe potuto dirigere i fulmini che solcavano il cielo su coloro che lo schernivano, e così facendo sarebbe stato un potente che, col favore divino, si vendica usando le forze cosmiche per atterrare i suoi nemici. La storia del popolo ebraico è piena di giusti che lo hanno fatto. Ma a vendicarsi col perdono è stato Dio, e l’ha insegnato ai suoi seguaci. Esorta quindi la Valtorta a perdonare i suoi persecutori, perché anch’essi non sanno quello che fanno.

6 settembre 1947. Lezione di Gesù sull’ordine dei dieci Comandamenti: si dice che i primi tre sono dedicati al culto di Dio, perché Dio viene prima di tutti: è giusto, ma non è l’unica spiegazione. Dare a Dio il culto e l’onore quando la creatura si era resa degna di darglielo come si conviene, essendo già “giusta” sarebbe stato possibile? No. Dio comanda prima la perfezione verso Dio, e quando l’uomo mette in pratica i primi tre Comandamenti, ama Dio e perciò vive in Dio e Dio vive in lui. Riconoscere Dio come unico Dio, dargli onore, pregarlo, non cadere in idolatria, non bestemmiare il suo Nome, sono atti dello spirito e lo spirito ha sempre maggiore agilità a compiere ciò che gli viene comandato. Ma la carne è una bestia ribelle e golosa e per poter resistere deve essere sorretta da una spirito forte per l’unione con Dio. Solo l’inabitazione di Dio in noi ci spinge ad amare il prossimo, ed ecco perché i sette Comandamenti riguardanti il prossimo seguono i tre che riguardano Dio.

17 settembre 1947. Dice Gesù che i doni divini, di valore infinito, si ritorcono a sua condanna contro chi non li usa, perché a chi più è stato dato più sarà richiesto. L’uomo privo della Grazia è un cadavere il cui corpo corrotto non può entrare a contaminare il Tempio eterno dove splende il trono di Dio e nel cui corpo corrotto Dio non può entrare. Il Cristo innesta nella vita, e il Battesimo ne è l’operatore.

19 settembre 1947. Istruzione per la revisione degli Scritti. La Valtorta deve comportarsi come Cristo ha sempre detto: tutela dell’Opera, segreto sul portavoce, il carattere soprannaturale dell’Opera va affermato fin dalla prima edizione, dopo il debito nulla osta della Chiesa, atto in duplice copia firmato dal Padre Generale dei Serviti, o da chi da lui delegato, e della stessa Valtorta che a nome di tutto l’Ordine si impegni alla tutela dell’Opera e alla tutela della veggente, ecc. (Lei ubbidì alla lettera, ma i Serviti no e la perseguitarono.)

25 settembre 1947. Era stato chiesto alla Valtorta se l’olio usato dai discepoli fosse curativo. Risponde Gesù: non lo era, ma veniva usato perché i nemici non dicessero che si praticava la magia. Divenne Sacramento solo dopo che Gesù istituì il Sacramento dell’Estrema Unzione da applicarsi in caso mortale.

30 settembre 1947. Lo stile dell’Opera è ammirevole, ma se fosse solo per quello sarebbe una bella musica e nient’altro. Invece in essa è la Sapienza, la Verità, la Carità. I dottori del cavillo hanno obiettato: “Ma Gesù parlava semplicemente.” Sì, parlava semplicemente quando si rivolgeva alle turbe ignoranti, ma quando si rivolgeva a menti colte parlava come più alla Sapienza perfetta si conveniva. Ma degli Evangelisti solo due erano Apostoli: Matteo e Giovanni. Le voce del Maestro è in Matteo e specialmente in Giovanni. Luca è più Vangelo della Madre, altrimenti è eco degli altri. Marco è esatto negli episodi sentiti da Pietro ma ridotto a un minimo. Ora, se al piccolo Giovanni, ossia alla Valtorta, Egli ha voluto dare un aumento di conoscenza di Lui e del suo insegnamento, perché sono increduli e duri i preti che lo ricevono? (Invece, salvo alcune eccezioni, è proprio quello che è accaduto.)

7 ottobre 1947. Apparizione della Madonna in gloria. La voce dell’Eterno Padre e un raggio di luce divina la indicano alla Valtorta come la Beatissima, avvolgendola in un indescrivibile splendore. Dice l’Eterno Padre: “Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza della Chiesa e per l’Umanità.”

12-13 ottobre 1947. La Valtorta passa la notte a Fatima coi pellegrini nella conca sparsa di lumi. Maria Ss. raccomanda il S. Rosario come difesa del Papa, della Chiesa, della pace e dell’Italia. La Madonna le dice che è apparsa alle Tre Fontane per scuotere gli increduli, gli ostili, i contrari al soprannaturale.

15 ottobre 1947. Maria Ss. benedice le corone di Maria Valtorta e delle amiche e incita alla recita quotidiana del Rosario.

17 ottobre 1947. Lezione di Gesù sull’infinita misericordia che si vale perfino delle miserie e delle imperfezioni, purché commesse senza malizia, per trasformarle in meriti a pro delle anime.

19 ottobre 1947. Apparizione della Vergine e degli arcangeli Michele e Gabriele. La scena è nella campagna romana presso la Via Appia e la tomba di Cecilia Metella. Michele, con la spada fiammeggiante, proclama tre volte: “Opponete l’arme che è Maria al gran serpente che avanza”. Raffaele, con un canto soavissimo, incensa la Regina del Paradiso.

23 ottobre 1947. Dice Gesù che occorre anticipare l’ora del trionfo della Donna su satana dando uno speciale carattere mariano al prossimo Anno Santo del 1950. Non può esservi una seconda Rivelazione di Cristo, ma ve ne può essere una di Maria gloriosa, per salvare un gran numero di spiriti dalle spire infernali.

24 ottobre 1947. Incandescente apparizione della Trinità, che comprende nel divino triangolo la Ss. Vergine. La voce dell’Eterno Padre dice: “Così è Maria in noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuol dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l’Amore si dona e tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere.”

28 ottobre 1947. La Valtorta prova una gioia soprannaturale nel tenere in grembo il Bambino Gesù, e poi la terribile esperienza di tenere in grembo il corpo di Gesù morto (A Maria Valtorta è dunque concesso di provare il contatto fisico con Gesù all’inizio e alla fine della vita di Lui sulla terra.)

30 ottobre 1947. Contravvenendo ai divieti espressi di Gesù, i Padri Migliorini, Pennoni, De Santis, ed altri, continuano a copiare e distribuire incautamente i fascicoli della Valtorta anche a femmine esaltate.

31 ottobre 1947. Severissimo dettato di Gesù a Padre Migliorini, ben presto corrottosi e divenuto “non Padre e Direttore, ma patrigno e tentatore.” Con il suo cuore di fanciulla Maria Valtorta credeva che ogni sacerdote fosse un altro Cristo, ma se Cristo fosse stato così non avrebbe attirato nessuno. Al contrario, ha distrutto l’opera del suo Signore. Ha portato il piccolo Giovanni a resistere a Gesù, a non riconoscere più la voce di Lui, a temere che fosse satana a parlarle. Niente aiuto per l’Opera, niente conforto per il calvario della Valtorta. Gesù la lascia arbitra se trasmettere o no il messaggio a Padre Migliorini, ma le ordina di non distruggerlo perché resti.

1° novembre 1947. Dice Gesù che ciò che la Valtorta ha imparato per insegnarlo al mondo la ascrive alle schiere di coloro che insegnano la giustizia alla moltitudine ed ella risplenderà come stella per l’eternità.

4 novembre 1947. Ripensando ai dettati sul peccato originale, Maria Valtorta teme che i dottori del cavillo muoveranno nuove obiezioni e la tormenteranno ancora. Gesù risponde che l’Opera è più per i maestri che per le folle, e i maestri daranno alle folle il succo dell’Opera. (E invece, a causa della dura cervice di quasi tutti i maestri, l’Opera finirà per andare direttamente alle folle, composte fortunatamente di gente semplice.) Tutto è verità nella religione, ma da millenni alcune verità sono date con figure e simboli e ora, in epoca di razionalismo, questo non basta più. La favoletta del pomo non è più accettata e nuoce alla Fede, ed è bene opporvi una versione del primo peccato che sia credibile e dignitosa, dato che non comprendere il peccato originale mina gravemente la Fede.

11 novembre 1947. Dice Gesù che non c’è spiegazione medica per le innumerevoli malattie della Valtorta. Si tratta esclusivamente di risultati delle offerte a Dio fatte da lei a beneficio delle anime e per ottenere grazie ad altri.

25 novembre 1947. Dio Padre, severo, avverte che accecherà coloro che tentano di penetrare i misteri di Dio. Esorta la Valtorta a “tenere chiusi i cancelli” del suo spirito. Colui che è stato ammesso a conoscere le cose di Dio e il suo Volto, messo nel tabernacolo della Sapienza e della Verità non va strappato di là. Certe violazioni dei misteri dei cuori sono chiamate “violenza” e “divinazioni”, e il Padre Eterno le maledice.

1° dicembre 1947. Dice Gesù che errano coloro che accusano di errore la Valtorta sui tempi della seconda venuta di Cristo. Coloro che lo Spirito Santo innalza alla veggenza vedono l’eterno presente di Dio, ma non per questo gli avvenimenti profetizzati mancheranno di verificarsi.

6 dicembre 1947. Dice Gesù che la prova valida dell’origine divina dell’Opera è data dalle frasi intercalate fra riga e riga e dalle correzioni visibili che si notano nei dettati. Esse sono causate dalla debolezza fisica e anche mentale del portatore infermo, sopraffatto da sette malattie croniche e dai disturbi materiali e dalle condizioni di ambiente né pacifiche né comode, e soprattutto dall’impeto delle voci che dettano talora troppo velocemente. Perciò restano periodi interrotti e frasi omesse, che il portavoce cerca di ricordare e aggiungere successivamente. Allora soccorre Gesù stesso o l’angelo custode, completando i periodi rimasti interrotti o ripetendo il dettato. L’Opera è giusta e soprannaturale e senza insinuazioni diaboliche, che Gesù, l’angelo custode e la stessa Valtorta non permettono. Qualcuno obietta: il Signore poteva dare forza, velocità, memoria, capacità intellettiva allo scrivente e quiete intorno a lui. Ma non le ha volute dare perché altrimenti si sarebbe detto: non essendovi segno di stanchezza vuol dire che lo scrivente simula i suoi mali, e vi è già chi lo dice. E in aggiunta si sarebbe detto che non essendoci frasi aggiunte o errori nell’aggiungerle vuol dire che il portavoce non è un portavoce ma un autore umano, e anche questo c’è già chi lo dice. È detto dai sapienti della Chiesa che Dio moltiplica le facoltà di un’anima scelta per una missione soprannaturale: proprio quello che avviene alla Valtorta, una colombina per forza propria che diventa un’aquila quando Dio la investe coi suoi fulgori. La sua opera è dettata dallo Spirito Santo. Non credervi significa fare guerra contro lo Spirito Santo, e la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata.

2 marzo 1949. Promessa di Gesù di dare alla Valtorta un parallelo tra la Passione di Lui e quella di lei.

30 marzo 1949. Triplice affannoso avvertimento di Gesù per il pericolo incombente su di lei per le male azioni di chi dovrebbe esercitare carità verso di lei. “Tu non sai cosa ti stanno facendo…” (Probabilmente si tratta dell’iscariotica denuncia al Sant’Uffizio, da parte di un alto prelato dei Serviti, che provocò la messa all’Indice.)

27 aprile 1949. Terminato il parallelo tra le due Passioni.

Notte fra il 7 e l’8 maggio 1949. Poche ore prima che si definissero gli accordi con la Casa editrice Parole di Vita (appositamente costituita per pubblicare l’Opera, ma poi disciolta), Gesù invita la Valtorta a pregare s. Michele Arcangelo perché scacci il Perturbatore così attivo in alcuni. Gesù se ne va a mezzanotte e gli succede Maria Ss. di Fatima, estremamente addolorata per il Clero peccatore.

Per tutto maggio 1949. Apparizioni della S. Vergine piangente e di Cristo Ecce Homo.

3 giugno 1949, Primo Venerdì del mese del Sacro Cuore. In compenso del suo atroce soffrire, Gesù le fa bere il sangue del Suo Cuore aperto. Nel pomeriggio viene Maria e dice che gli uomini non sanno meditare sul suo dolore di madre.

15 agosto 1949, sera. Dice Gesù che solo la Madonna sapeva tutto di lui e partecipava a fatiche, dolori, gioie e trionfi del Figlio. E lei sola, Maria Valtorta, sa tutto di Gesù e Maria, ha vissuto la loro vita, ha respirato l’aria della loro casa, sentito gli odori. Sa più del grande Giovanni e deve riparare al troppo poco considerato dolore di Maria. Fu un mare di dolore Maria prima di essere la Regina del Cielo.

16 agosto 1949. Indignazione di Gesù per l’ipocrita e irragionevole frase: “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”, che è sfida alla Carità, alla Sapienza, alla Giustizia, velario a nascondere la loro (dei Serviti) volontà contraria, audacemente, superbamente e vilmente contraria a quella di Dio. Cristo dovrebbe ripetere il gesto con cui nettò il Tempi dei barattieri, ladri e mercanti. Non lo fa perché è la Misericordia e lo resterà finché l’uomo è sulla terra. Ha dato, attraverso la Valtorta, tutte le prove. Se lo Spirito ha dato luci di grazia per far luminoso in pieno quanto questa o quella scuola in venti secoli ha illuminato solo con un raggio in un punto, benedicano Dio per la sua grazia e non dicano: “Noi diciamo diverso.” Chi è la Sapienza? È serva o regina loro? Ricordino che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati. E dubitare della rivelazione dello Spirito Santo è prova di dubbio offensivo che lede la Carità. Questo dettato è una risposta a uno scritto di Padre Cordovani. Quante opere perfette di Dio sono state conculcate o disperse dall’uomo? E non fu loro impedito di trionfare proprio perché venivano da Dio? Forse che Cristo fu accolto dal suo popolo?

5 settembre 1949. La Valtorta è accasciata per la guerra che le viene fatta dal Clero, per le anime, specie sacerdotali e consacrate, contro il voto, il sacerdozio, la religione. Cristo le domanda se non se la sente più di riparare continuamente alle colpe altrui col suo amore fedele a Cristo e alla Chiesa. Maria Valtorta risponde che, anche se non sapeva a che punto potesse salire il dolore, vuole ugualmente soffrire e dare amore a Cristo.

8 settembre 1949. Le dimore del Padre in Cielo sono diverse e un posto speciale è riservato ai portavoce. Se altri impediscono ai portavoce di svolgere la loro missione, i portavoce non perdono certo il loro posto nel Cielo, e rimane quello che la fedeltà alla Parola di Dio gli ha meritato. Alla spada fiammeggiante della Parola che ferisce a morte l’eresia e il padre dell’eresia uniranno la palma del martirio. Se il Sangue di Cristo è balsamo che inebria la Valtorta, le sue lacrime saranno rimorso sul cuore dei suoi crocifissori.

11 settembre 1949. Gesù esorta la Valtorta a vedere negli altri Lui stesso, anche se sono peccatori impenitenti, e amarli perché amino, amarli perché non amano Gesù. Che Egli trovi in Maria Valtorta l’amore che costoro non gli danno o gli danno solo saltuariamente.

4 ottobre 1949. Le appare la madre nelle fiamme del purgatorio, molto più serena, bella, ringiovanita. Ha scontato i peccati di superbia e l’attaccamento agli affetti terreni e sta scontando i pochi peccati della parte inferiore. Il sacrificio della figlia le ha ottenuto il purgatorio e tra poco la pace. Esorta la figlia a continuare a pregare perché vi sono in purgatorio tante anime di ogni specie e tante madri dimenticate. E il padre di lei? È anche lui in purgatorio, eppure era tanto buono, ma Dio giudica in modo diverso dagli uomini. La visione contiene insegnamenti: Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, infine le debolezze della carne. Bisogna pregare per i purganti abbandonati come se fossero nostri parenti. I purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché erano pieni di se stessi.

21 novembre 1949. Dice Gesù che la misura è colma e deve compiersi il decreto contro i persecutori della Valtorta. Dal momento che hanno cessato di crederla autentico portavoce la concupiscenza li ha avvolti. Vano sarà chiamare Dio nel bisogno perché hanno praticato l’ingiustizia e l’astio contro l’innocente vittima e portavoce. I loro templi pomposi sono vuoti di Dio. Alla loro sapienza a cui tanto tengono non appare chiara la loro azione? Un’azione fatta contro Cristo e il suo portavoce che hanno torturato. Dio non si irride e non si tenta; non si può dirgli: “Scendi dalla Croce e ti crederemo”, come fecero i farisei, né dirgli: “Dia un segno che l’Opera viene da Lui”, come se già tanti non ne avesse dati. Quella è la blasfema domanda che tenta Dio. Disma, che era un malfattore, fece, non attese segni ed ebbe il perdono e la gloria. Sappiano almeno imitarlo.

11 settembre 1950. Maria Ss., in un messaggio a Madre Teresa Maria, invita ad incoraggiare Maria Valtorta a non spezzarsi le ali e a non smorzare la fiamma sotto una spontanea condanna: “Io sono cattiva.” L’eccesso di timore paralizza le anime nei loro slanci e produce giansenismo che aumenta il timore che sia difficile salvarsi e rende più debole l’anima rallentando gli abbracci dello spirito. Nessuno è del tutto buono, ma Dio lo è tanto, anche per chi non è del tutto buono. Le più belle conquiste di Gesù furono Matteo, Maria di Magdala, Zaccheo e Disma, ossia dei grandi peccatori che non si gettarono a terra inerti ma sorsero col loro spirito e corsero con fiducia verso l’Amore e il Perdono.

In conclusione, non si può formulare un giudizio equilibrato su Maria Valtorta e i suoi Scritti semplicemente dalla sua opera più nota, L’Evangelo come mi è stato rivelato, che appare ai superficiali solo una vita di Gesù, magari “malamente romanzata”, anche perché costoro rifiutano di prendere atto dei numerosissimi dettagli che la scrittrice umanamente, per via naturale, non poteva conoscere, e di cui non può essere giunta a conoscenza se non per via soprannaturale: dettagli che il Divino Maestro le ha dato esplicitamente per combattere la miscredenza dei “dottori del cavillo”. Purtroppo non cavillano neppure più, ma si limitano a ripetere stancamente gli errori del passato e quasi a vantarsi di non leggere la Valtorta: certuni toccano veramente il fondo, pensando che basti aver dato “uno sguardo a tutto”.

Ma soprattutto è indispensabile leggere e meditare le pagine sparse come queste, che formano un altissimo diario spirituale, dal quale si evince con schiacciante evidenza l’origine soprannaturale dei dettati e delle visioni. Solo che neppure la prova più schiacciante serve a persuadere l’ignorante che non legge, il superbo pieno di sé nel quale non può entrare nulla che non sia il gonfiore tumorale del suo ego, l’impuro che rifiuta il soprannaturale per partito preso perché gli ricorda la sua impurità e la riprovazione che l’attende, l’invidioso che pensa: “Perché doveva toccare a quella lì e non a me?” Come confrontarsi con gli atei e tentare di convertirli, se i preti per primi, salvo felici eccezioni, credono meno di loro?

 EMILIO BIAGINI


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