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Dall’Autobiografia.

La Valtorta dice di aver conosciuto tanti sacerdoti, alcuni buoni, altri tiepidi, impazienti, dediti alle cose terrene. Le turbe europee che vivono come bestie fanno pietà e sarebbero tutte da rievangelizzare, ma i veri sacerdoti sono pochi, mentre l’accidia e la tiepidezza sono grandi ostacoli, peggiori delle cadute provocate dalla debolezza umana. Occorrono evangelizzatori instancabili, spiritualmente sorretti dai penitenti, anime vittime capaci di soffrire e pregare.

Da L’Evangelo come mi è stato rivelato.

Alla presentazione al Tempio, Simeone, un umile vecchietto, capisce chi è il Divino Infante, mentre i sacerdoti, dallo spirito assonnato o morto, non lo capiscono, e deridono Simeone.

Il vero sacerdote non cavilla, ma rinnega se stesso per seguire Cristo: così fece Giovanni, l’apostolo prediletto. Al contrario, Giuda di Keriot rimase se stesso, non si lasciò conquistare da Gesù e si perdette.

In una cosa gli uomini sono superiori agli angeli: nel poter aiutare la redenzione soffrendo. Devono per questo mantenersi puri, perché la purezza rende amici di Dio.

L’esempio dell’apostolo Andrea è luminoso perché lavora nel silenzio. Cattivi sacerdoti sono quelli che si agitano e fanno molto rumore: parole che sembrano dettate apposta per certi preti dediti alla carità-spettacolo.

Alle donne tocca la missione sublime di amare, soffrire e confortare i discepoli, e in questo un esempio altissimo è quello di Maria Vergine.

Nel ritiro di una settimana sul monte Carmelo con i Dodici, Gesù chiarisce subito che dovranno formare una Istituzione, chiaramente la Chiesa. Altro che la pretesa ebraica che il Messia volesse solo rinnovare l’ebraismo o cacciare i Romani per ristabilire il Regno d’Israele. Per diventare apostoli, i Dodici devono liberarsi del peso della loro umanità e imparare a pregare perché sono ancora infanti nello spirito. Alla fine di quella settimana hanno imparato l’umiltà e il silenzio. Non sono più infanti ma adolescenti, non più discepoli ma apostoli, i capi della Chiesa: fra loro vi sono galilei e giudei, dotti e indotti, ricchi e poveri, così che non si dica che Cristo ha preferito una sola categoria. Ciò, chiaramente, spiazza chi insiste sulla piagnona “opzione per i poveri”.

Nel discorso sulla montagna, Cristo esorta a combattere contro il proprio Io. Guai all’apostolo che cade, e così trascina con sé i discepoli e questi trascinano con sé i fedeli nella rovina. Gli uomini di Dio saranno calpestati dal popolo se diverranno sale insipido. Anatema ai maestri di soprannaturale dottrina che divengono idoli di umano sapere (ed è ammonimento terribile e attualissimo ai pastori razionalisti). L’unione dei sacerdoti sarà la parte vitale del grande corpo della Chiesa, di cui Cristo sarà lo spirito animatore. I veri sacerdoti non devono temere di rimestare nel fango per salvare le anime e soprattutto devono amare.

A Giacomo di Zebedeo, che non dovrà andare in missione come gli altri, ma restare a Gerusalemme e avrà di fronte i feroci giudei più che mai decisi a negare che Cristo è il Messia, Gesù tiene una lezione da solo a solo per esortarlo ad accogliere con carità e purezza tutti quelli che vorranno entrare nella Chiesa. Molti in Israele saranno più crudeli e idolatri del più barbaro idolatra al mondo. La conversione di Israele avverrà solo alla fine del mondo. Raccomanda di non rigettare le parole dei fedeli santi e docili strumenti che ripeteranno come bambini ciò che Dio detta loro. I consacrati restano i docenti della Chiesa ma vi saranno voci anche tra i fedeli. Giacomo non si sente degno della missione di reggere la Chiesa di Gerusalemme, ma Gesù gli conferma che dovrà essere proprio lui a guidarla in forza della parentela con Gesù stesso, per attirare quelli che si pentiranno di aver respinto il Messia.

Gesù lascia il pianoro del Carmelo dove ha avuto luogo il ritiro coi Dodici e il colloquio con Giacomo e spiega che la Chiesa sarà gerarchica e avrà i Sacramenti materialmente visibili perché gli uomini, se non vedono non credono. Molti elementi dell’antico culto ebraico entreranno nella Chiesa. Anche il matrimonio sarà un sacramento e la famiglia dovrà essere una piccola Chiesa. Cristo preannuncia la discesa dello Spirito Santo che insegnerà, ispirerà e fortificherà.

Vi è poi la disputa sul ruolo delle donne. Contrariamente al maschilismo di alcuni apostoli, Gesù insegna che le donne avranno un ruolo sacerdotale anche se diverso dagli uomini. La Santa Madre di Dio già predica e istruisce. Le donne hanno più capacità affettiva a causa della loro vita più ritirata e saranno capaci di conversare con Dio nella preghiera più degli uomini. Le donne faranno un miracolo invisibile, conosciuto solo da Dio, ma non per questo meno reale e importante.

Evangelizzando gli apostoli perché inizino il loro ministero, Gesù intima (p. 100): “Non è lecito che per un sacerdote demonio si perdano le anime dei fedeli. Non sarà mai lecito, per nascondere le piaghe nel corpo apostolico, permettere la sopravvivenza in esso di corpi incancreniti che col loro aspetto ripugnante allontanano e col loro fetore demoniaco avvelenano.”

Gesù ama con carità estrema di Gesù Giuda di Keriot: è pronto a soffrire la Passione altre due volte pur di salvare l’amico.

Nell’imminenza del Sacrificio, Cristo affida la Chiesa a Sua Madre, seconda solo a Pietro, raccomandandole di non respingere i moltissimi esseri tarati e incapaci di capire, i futuri Giuda di Keriot.

Il primo a dubitare di Dio fu proprio il sacerdote Aronne, e oggi [epoca di Gesù] allo stesso modo i sommi sacerdoti dubitano e oppongono resistenza, chiedendo la liberazione dai Romani, ma nelle cose materiali non c’è salvezza. Israele non vuole l’acqua viva nel suo seno e molti si perderanno, mentre molti al di fuori del popolo eletto saranno salvi. Cristo è posto come segno di contraddizione ma anche di salvezza per tutte le nazioni.

Le anime sono tutte diverse e bisogna comprenderle e amarle. Ciò che fa del sacerdote un sacerdote non è il nome, la veste o le funzioni che esercita, ma l’amore. Per essere veri maestri delle anime occorre una vita austera e una paziente misericordia.

La posizione della donna, disprezzata come essere inferiore, sta per cambiare. La donna è forte nell’amore come l’uomo nell’intelletto e sarà di grande aiuto nell’opera di redenzione. Giuda di Keriot, all’udire questo insegnamento di Cristo, ride e non capisce, a differenza degli altri apostoli.

Gesù insegna agli apostoli la dolorosa necessità dell’ubbidienza per vincere il peccato nato dalla disubbidienza. Fa chiamare Giuda di Keriot che si era allontanato e spiega il bisogno di innalzarsi nello spirito; chi discende troverà soddisfazioni terrene e diverrà incapace di capire, diventerà un maestro dello spirito morto e corrotto, perché la sua virtù e sapienza e il suo giudizio si annulleranno e sarà solo un corruttore; l’unica discesa ammessa è quella nell’umiltà.

In un momento in cui Giuda di Keriot è assente, Gesù raccomanda agli apostoli di non giudicarlo: è un malato e bisogna amarlo di più proprio per questo.

Gesù si è isolato nella grotta della Natività e Giovanni si è rintanato in una grotta vicina con l’intenzione di difenderlo se venissero ad arrestarlo ma cede al sonno e alla fame ed è pentito di aver disubbidito a Gesù che aveva ordinato agli apostoli di restare insieme. Era stato Giuda di Keriot a rimproverare Giovanni e questi gli aveva risposto malamente. Gesù consola Giovanni: non ha peccato perché è venuto col permesso di Pietro che ha autorità di Vicario di Cristo. Gli dice di non angustiarsi e di ricordarsi della propria umana debolezza per non condannare la debolezza altrui. Bisogna distinguere la debolezza dagli istinti sfrenati. Tre sono le cose più perfette: povertà volontaria, castità perpetua, ubbidienza assoluta in tutto ciò che non è peccato.

Gesù istruisce Pietro sulla Confessione. Informarsi dal penitente su tutti i dettagli del peccato commesso: chi, cosa, dove, come, con che o con chi, perché, quando, e usare misericordia come un medico dell’anima. Pietro riceve umilmente l’insegnamento.

Parlando a due discepoli, Cristo porta ad esempio le api, sia regine che operaie, entrambe indispensabili, attive e attente nell’operare.

Guai alle nazioni e alle religioni che perdono la spiritualità e si riducono a formalismo. Occorre avere fede e avendo quella si ottiene qualsiasi cosa.

La Chiesa è formata da un Capo, Cristo stesso, e dalle membra, apostoli, discepoli e fedeli. Tocca a chi la dirige costruirla bene, scartando i materiali difettosi o collocandoli dove non siano elementi portanti. Guai ai pastori idoli che si pavoneggiano nel loro onore senza vegliare a che l’edificio sia ben costruito. Sono ladri della fiducia di Dio, orgogliosi che si compiacciono del guadagno e non badano alla qualità dei materiali ma solo alla quantità.

La teoria dell’evoluzione materiale è falsa. La vera evoluzione dell’uomo consiste in quella dello spirito che ascende nella fedeltà a Dio e nella preghiera. Non contano la carica e l’abito: molti semplici credenti sono più sacerdoti dei sacerdoti, specie le anime vittime.

Gesù risorto catechizza i discepoli. Ha dato loro il potere di rimettere i peccati, altrimenti ben pochi si salverebbero. Ma per poterlo fare debbono essere puri, altrimenti non sapranno comprendere e spargere il divino perdono, né saranno degni di consacrare il pane e il vino, facendone il Corpo e il Sangue di Cristo. Modello di perfezione dev’essere per loro la Santa Vergine Immacolata. Ma Cristo vede nel futuro quanto male vi sarà di contro a poche rare isole di bene.

Pur prossimo ad ascendere alla Gloria, Gesù è profondamente addolorato per i troppi sacerdoti indegni, pastori idoli. Il sacerdote spiritualmente morto è peso, scandalo, parassita, putrefazione. “I Giuda più grandi del futuro Io li avrò ancora nei miei sacerdoti” (p. 161). Vede turbe infinite senza pastori o con troppo pochi pastori. Ma Egli ripeterà nei secoli, in senso spirituale, il miracolo dei pani e dei pesci. Benedetti saranno i pastori fedeli che risplenderanno di luce speciale in Cielo.

Gesù risorto ha fatto percorrere agli apostoli la via del Golgota e li attende nella casa del Cenacolo. Essi ritornano dopo essere stati scherniti, insultati e presi a sassate dai giudei. Sono acciaccati e disperati, ma Egli li conforta ricordando loro che la Chiesa è invincibile. Pensano di aver fallito ma non è così, perché neppure l’inferno riuscirà a distruggere la Chiesa.

Gesù risorto parla ad apostoli e discepoli sul monte Tabor. Vuole la Chiesa una, diffusa su tutta la terra, le varie Chiese nelle diverse nazioni unite dalla stessa Fede. Guai all’eresia che crea divisioni, ma a chi tornerà pentito sia perdonato. Giuda di Keriot è l’esempio di ciò che avviene agli eletti nei quali l’elezione si muta in rovina per la loro volontà. Gesù ha amato Giuda e ha cercato in ogni modo di salvarlo; averlo perduto resta per Lui, anche nella gloria del paradiso, un dolore permanente. E quanti altri Giuda vi saranno in futuro! Egli darà agli apostoli e ai discepoli ogni potere, anche di operare miracoli, ma meglio sarebbe credere senza miracoli. Egli sarà sempre con loro, ma chi lo avrà resti umile, altrimenti il dono si tramuterà in condanna; se sorgerà la superbia verrà uno stato di spirito abietto a Dio, simile al torpore di chi si accomodi per accarezzare il tesoro avuto, ritenendosi già in Cielo, e allora al Signore si sostituirà il maligno che sedurrà gli imprudenti con prodigi impuri. Stiano sempre lontani da seduzioni di ogni specie e si accontentino di ciò che Dio loro concede. Ciò che fece santi gli altri apostoli rovinò Giuda per colpa sua.

Cristo risorto insegna agli apostoli e ai discepoli su un monte. Parla di tutti i Sacramenti, del Battesimo che deve cancellare la Colpa originaria, dando la circoncisione del cuore invece di quella della carne, dell’Ordine Sacro che dev’essere trasmesso alle generazioni future e speso per portare l’insegnamento della Chiesa e la Grazia fino agli estremi confini della terra, dell’Estrema Unzione agli infermi per prepararli all’incontro con Dio; del Santo Matrimonio che non sarà un contratto come presso i giudei ma dovrà essere sacro e indissolubile; della Confessione per lavare le colpe e dovrà essere amministrata con il discernimento che verrà loro dalla futura discesa dello Spirito Santo; dell’Eucarestia che unirà i fedeli al Corpo di Cristo ma guai a chi ne mangerà indegnamente; della Cresima che sarà unzione con olio regale per fare dei fedeli dei re. Predice persecuzioni che verranno dal demonio e dai giudei che hanno la Legge ma vi uniscono compromessi d’ogni genere col mondo. Egli sarà sempre con i suoi sacerdoti, presente nell’Eucarestia, e vi sarà sempre lo Spirito Santo a illuminarli e sostenerli. Verranno purtroppo tempi orrendi in cui i sacerdoti diverranno fonti di scandalo. Il Vangelo che è Amore e in cui Dio è presente sarà insegnato scientificamente bene e spiritualmente male. Gli apostoli e i discepoli non devono respingere i Gentili: vi è più santità in quelli fra i Gentili che aspirano al bene pur non conoscendo la Rivelazione che fra coloro che hanno la Rivelazione ma si lasciano traviare. La condizione spirituale dei Gentili non sarà perfetta ma si salveranno e i pastori dovranno amorevolmente aiutarli, con prudenza; non è infatti bene dire tutto in una volta. In ogni epoca vi saranno profeti e anime vittime, note solo a Dio, e contribuiranno alla salvezza di molti. I pastori dovranno combattere le eresie ma usare misericordia verso quelli che ne sono traviati, in modo da ricondurli all’ovile; solo gli impenitenti irriducibili verranno cacciati fuori dall’ovile dopo aver tentato tutto per salvarli. Fra quelli che Cristo benedirà vi sono quelli che avranno amore per i fratelli purganti, aiutandoli coi loro suffragi.

Maria Santissima parla all’apostolo Giovanni confidandosi con lui all’approssimarsi del Suo beato transito dalla terra al Cielo, e gli dice di aver provato sul Calvario una gioia incomprensibile quando tutto fu compiuto. All’inizio, quando accettò di essere l’ancella del Signore, sapeva di dover soffrire quanto una madre mai soffrì. E infatti soffrì tutte le sofferenze del Figlio, come Corredentrice, la tenebra, la desolazione, la tentazione di satana a non credere possibile quanto Cristo aveva detto, e cioè che sarebbe risorto. Maria muore contenta perché tutto è compiuto. La Chiesa è ormai formata, illuminata dallo Spirito Santo e cementata dal sangue dei martiri. Che resti sempre fedele e perdoni a tutti, anche ai persecutori. Per vivere e crescere ha bisogno della Carità. Dio è amore e ogni Sua azione è azione di amore. Giovanni è l’amante per eccellenza e non vi deve essere limite all’amore. Spesso gli uomini sono molto malvagi perché nessuno li ha amati. Per salvarli bisogna amarli. Dovete ricordare tutto quanto Gesù disse; non ci riuscirete ma scrivete tutto quello che potete e Dio vi aiuterà a ricordare quando parlerete alle turbe.

Le ragioni per le quali Gesù ci ha dato l’opera di Maria Valtorta sono:

– risvegliare nei sacerdoti e nei laici l’amore al Vangelo,

– dare ai maestri di spirito e ai direttori di anime aiuto al loro ministero,

– far conoscere il mistero di Giuda, la caduta di uno spirito che Dio aveva straordinariamente beneficato, così da conoscere come si cade nell’abisso e come evitarlo. Purtroppo vi saranno moltissimi Giuda, e i pastori devono studiarsi di rifuggire dai peccati mortali nei quali egli cadde e trattenere gli agnelli imprudenti che si spingono verso l’abisso.

Dai Quaderni.

Cristo esorta Maria Valtorta a scrivere sui sacerdoti. Lei è riluttante, ben sapendo che sarà perseguitata, ma deve farlo. Gesù lamenta che troppo sale è diventato insipido, ed Egli trattiene i castighi per pietà dei fedeli che non hanno pastori degni. Dovrebbero essere fiamme e sono fumo. Si accostano all’altare gravati da preoccupazioni terrene. Del tutto diversi erano i primi sacerdoti e diaconi, pieni di carità e pronti a sfidare il martirio, assediati dal fango del paganesimo. Non usava vesti sacerdotali ma erano veri sacerdoti. Oggi c’è l’abito ma il loro cuore non è più di Cristo. Non si amano tra loro. Cristo chiede alla Valtorta di sacrificarsi per i sacerdoti. Guai all’umanità il giorno in cui non vi saranno più veri sacerdoti e anche quei pochi che non sono sale insipido saranno scomparsi. L’orrore più spaventoso si abbatterebbe sulla terra.

Le cose non vanno bene nei conventi femminili: ci sono le illuse che hanno posto mano all’aratro in un momento di esaltazione e poi si scoraggiano quando viene il momento della prova e delle rinunce che non avevano ben considerato; vi sono le deluse che il mondo ha ferito e non hanno riflettuto che le loro ferite sarebbero guarite e che avrebbero potuto continuare a vivere nel mondo, così che hanno nostalgia della vita precedente e non sopportano le rinunce; vi sono le interessate senza arte né parte e senza lavoro che credono di trovare nel convento di che vivere; infine vi sono le suore con autentica vocazione, ma le altre con le loro inquietudini sono un tormento per loro. Occorre pregare molto per le vergini consacrate, perché sono in grave pericolo spirituale. Come i fiori terreni mandano profumo terreno, così le anime consacrate prive di vera vocazione mandano profumi terreni mentre dovrebbero mandare profumi celesti. Maria Valtorta ha molti fiori nella camera ma a volte sente profumi celesti, e questo le permette di capire la differenza tra i profumi delle anime. Il mondo può essere aiutato dalle vergini ma queste devono a loro volta essere aiutate dai sacrifici delle anime vittime.

La Chiesa è come un giardino dove si svolge la lotta tra i giardinieri-sacerdoti e le male piante e le bestiacce del maligno. Ma non tutti i giardinieri compiono il loro dovere. Su di loro e su tutte le creature del maligno si abbatterà l’ira di Dio. I giardinieri buoni e le piante che avranno resistito riceveranno il premio eterno, mentre la dannazione eterna colpirà i cattivi giardinieri che non hanno difeso le piante loro affidate.

I cattivi preti non meritano il dono de L’Evangelo come mi è stato rivelato. Sofisticano, discutono, negano, vivono nella pesantezza, non nello spirito. “Predicano Me”, dice Cristo, “e i miei passati miracoli ma non pensano che Io possa dire altro, adatto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace. Mi sostituisco ai pulpiti vuoti o suonanti parole senza vita vera ma pochi, anche fra i miei ministri sono degni di capirmi. Meno scienza e più carità, meno libri e più Vangelo”.

Satana si dà da fare a spegnere il sacerdozio e creare il caos mentale e quello spirituale, così che verranno tempi tremendi di persecuzione. Non solo i laici ma anche gli ecclesiastici perdono sempre più fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza, di distacco dalle tentazioni e lasceranno sprofondare le anime nelle tenebre preparando il tempo dell’anticristo.

Padre Migliorini chiede “un segno” per credere alla rivelazione valtortiana e Gesù dice che dà la stessa risposta data al ricco Epulone: “Hanno la legge e i profeti, se non ascoltano quelli non crederanno neppure a un morto risuscitato.” I cuori dei preti sono avvelenati dal razionalismo che svergina, sconsacra e uccide la Fede, che ha aperto la porta a satana. Perfino se Egli apparisse loro, essi, che non hanno saputo conservare la verginità dello spirito, metterebbero in moto tutti gli arnesi della loro scienza per pesare, analizzare, sciorinerebbero i ragionamenti della loro cultura, scomodando profeti e santi, per citare a rovescio e a loro comodo e dimostrare che Egli non può apparire. Niente è più maledetto del loro razionalismo grazie al quale il Figlio dell’uomo, al suo ritorno, non troverà le Fede sulla terra. Più facilmente Dio perdonerà al peggior delinquente che a questi preti. Beati a coloro che chiudono la porta in faccia alla scienza che nega e vivono fino all’ultimo col Solo che è Tutto.

Umili vecchierelle, poveri fanciulli, uomini semplici e indotti sono profeti, servi, santi, e sono nascosti. Il mondo riderebbe di loro se fossero rivelati. Dio li conosce e li benedirà. Maledetti saranno coloro che col loro agire hanno portato a perdizione la terra e sprofonderanno nell’abisso per l’eternità. Una volta formata la Chiesa sarebbe bastato proseguire sulla via tracciata, ma innumerevoli eresie ne hanno deviato e spento il messaggio. Invece gli attuali eredi delle grandi eresie, i protestanti, gli ortodossi, gli orientali che in buona fede credono a quanto è stato loro tramandato troveranno misericordia. Ma purtroppo vi sono mille piccole eresie individuali che paralizzano la Chiesa universale e ne fanno in gran parte un organismo canceroso e morto. Cristo viene in aiuto predicando attraverso le rivelazioni private, ma proprio i sacerdoti fanno resistenza, come i dottori della legge di venti secoli fa non entrano e fanno inciampo a coloro che vogliono entrare: questi ultimi saranno giudicati con pietà, mentre non la meritano i sacerdoti che hanno offuscato la vita spirituale col fumo delle umane superbie, l’udito spirituale con troppe parole umane, il tatto spirituale con l’abuso di troppi contatti carnali, l’olfatto spirituale con troppo pervertimento che li spinge a preferire ciò che è putrido a ciò che è puro. Preferiscono il denaro e i comodi, gli onori, l’utile ai familiari, tanto severi verso i fratelli dai quali pretendono che fruttifichino in ciò che non hanno seminato. Ridono e insultano come “pazzo” e “ossesso” i Suoi portavoce come insultarono Cristo i loro lontani antenati farisei e scribi. Beati i piccoli perché saranno grandi nel Regno dei Cieli, mentre i cattivi sacerdoti saranno trattati con severità.

Cristo impone alla Valtorta di scrivere (commentando Ezechiele 34, 1-30) sulla tremenda responsabilità dei sacerdoti che si pascono e non pascono il gregge loro affidato. Tre volte guai ai potenti che opprimono e danno il cattivo esempio, ma sette volte guai ai sacerdoti. I primi uccidono soprattutto i corpi, ma i sacerdoti uccidono le anime, cominciando da quelle dei potenti che essi non contengono con un fermo “Non licet”, ma lasciando che operino il male per un bugiardo ossequio che è tradimento a Cristo. Hanno paura di perdere la vita mentre dovrebbero pensare a salvare la vita più alta: così il male devasta la terra. Cristo stesso diventerà il Pastore delle pecore disperse. Ma la condanna si abbatterà sui pastori iniqui e anche su quelle congregazioni di laici che mirano alle cariche per soddisfare la loro superbia. Ma le anime che amano e che Dio ama saranno gli amati agnelli che per primi entreranno nel Regno.

La paglia non nutre, riempie soltanto e la scienza umana applicata alle cose divine è paglia. I sacerdoti non sanno che offrire paglia ai fedeli. Il semplice che sa dire solo le sue orazioni senza vertigini di scienza sarà circonfuso di luce, mentre i dotti sono e resteranno nelle tenebre. Non hanno capito il cantico di amore fra Dio e la Chiesa, fra Dio e le anime. Hanno voluto riempirsi di scienza come il ricco Epulone di cibi e non hanno l’unico cibo che conti: la carità. I portatori di religione hanno bisogno di purezza di carne, di cuore e di pensiero. Invece contaminano il pensiero di Dio col loro pensiero. Ma le anime non hanno bisogno di scienza ma di luce.

Dice Gesù commentando Isaia 6,6: guai ai sacerdoti impuri che osano parlare e mio Nome. Non sono miei discepoli e apostoli ma predatori che mi depredano delle anime per darle a satana. Povere anime! Tuonate contro di loro, perché non tuonate contro voi stessi? Dovreste essere angeli e santi, invece date scandalo e vi mostrate simili a Lucifero. Delle anime che si perdono Dio chiederà conto ai sacerdoti. Meglio sarebbe lasciare l’abito piuttosto che trascinare alla perdizione le anime. Le gemme del Vangelo le hanno rese pietruzze fangose. I sacerdoti devono mutare il cuore; la salvezza dell’umanità è nelle loro mani. Non facciano sì che, nel grande Giorno, Cristo sia costretto a fulminare folte schiere di consacrati. Cristo esorta i sacerdoti alla carità, a perdonare, a curare le anime che spesso non sono cattive come sembrano ma hanno bisogno di chi le ami. I popoli sono privi di Dio e tutto il mondo è diventato terra di missione per colpa dei cattivi sacerdoti.

Gesù commentando Daniele 9, 20-27, inegna che l’umana scienza rode come una carie i cuori dei ministri della Chiesa che stanno uccidendo Cristo una seconda volta. Se l’Arcangelo Gabriele tornasse ben difficilmente troverebbe cuori capaci di pregare e che accogliessero la sua parola senza vivisezionarla e ucciderla, e questo è abominio agli occhi di Dio.

Commentando Aggeo: l’uomo che si stacca da Dio e dal soprannaturale è anima morta che perde sia il gaudio soprannaturale sia il benessere naturale, ma i sacerdoti che dimenticano il soprannaturale fanno riti inutili e tradiscono, sono distruttori e mentitori, adulteri della Fede e della Patria, che agitano un vessillo nel quale non credono.

Commentando Zaccaria 3: la disobbedienza al comando divino ha generato tre furie che tengono in loro potere i sacerdoti. Queste sono: sete di potere, superbia e concupiscenza. Cristo si è addossato i peccati di tutti e ha orribilmente sofferto, inzuppando del suo sangue le iniquità. Forse pensano i sacerdoti che essere Sacerdote sia stato leggero? E non pensano che le anime che sono loro affidate Cristo se le è acquistate col suo morire? I sacerdoti devono strapparle a satana a costo della vita come Cristo ha dato la vita.

Cristo si rivolge al Papa (allora Pio XII) esortandolo alla severità verso i portatori di varie dottrine maledette. Cristo non ama la severità e preferisce l’amore, ma vi sono casi in cui la severità è indispensabile contro i demoni dal cuore di granito, che vanno colpiti anche e rischio della propria vita, perché si sappia fra le turbe che la dottrina di Cristo non è mutata. Sappia che anche il Papa ha i suoi Giuda come Cristo stesso l’ha avuto. Nella stessa Chiesa vi saranno troppi dominati dai seminatori del Male nelle sue diverse dottrine. Fra i grandi della Chiesa vi sarà demoniaca vendemmia come dice l’Apocalisse, ma la Luce non può morire anche dopo l’orrore della prova. Allora verrà il pastore idolo e per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte.

La Chiesa ha conosciuto periodi di oscurità, ma quando i suoi alti dignitari hanno agito secondo la Legge divina vi sono stati invece periodi di fulgore. Ma guai quando gli alti dignitari della Chiesa si sono inquinati di passioni umane, e hanno adorato la Bestia, ossia il potere umano, divenendo “pastori idoli”, causa di tutti gli errori. Si arriverà all’abominio nella casa di Dio, segno precursore della fine del mondo. In che consisterà? Quando avverrà? Non necessita saperlo. Ma la Chiesa, perdendo gli elementi peggiori e indegni, partorirà i santi destinati a condurla nei tempi ultimi e Cristo le verrà in aiuto.

Visione del 17 dicembre 1943: la Madonna vestita a lutto in un giardino devastato, raccoglie i fiori spezzati e scansa quelli piegati nel fango. A una domanda della Valtorta, la Vergine spiega che i primi sono i sacerdoti fedeli e martiri del sec. XX, i secondi quelli che per utilità umana, per quietismo, per orgoglio o per false dottrine si sono lasciati piegare. La Madre di Dio porterà i primi in paradiso e piange per gli altri, perduti, ed esorta Maria Valtorta a pregare e soffrire per aiutare i martiri e salvare i colpevoli.

Doloroso dettato per i sacerdoti: le chiese dovrebbero essere fonti di luce per vincere il gelo delle anime, ma non lo sono perché i sacerdoti rifuggono dal sacrificio. Come in Ezechiele 8, soggiacciono a quattro idoli: alla gelosia (criticano ma non tollerano critiche), alle eresie (dedicando il loro tempo a commerci umani per lucro, e i sacerdoti politicanti sono i sinedriti di ora), al senso (che li rende indegni di toccare il Corpo di Cristo), all’adorazione dell’Oriente (le sette). Così facendo anticipano e rendono più terribile l’ora dell’anticristo. E non vogliono che Dio susciti “luci” tra i laici che lo amano come molti preti non lo amano, mentre lasciano perdersi nel gelo, nel buio e nell’impurità le anime loro affidate: della loro perdita sarà chiesto conto ai sacerdoti e verrà la condanna.

Come il Verbo si incarnò in una Vergine, così dovrebbe essere vergine il sacerdote che maneggia l’Ostia.

Baruch (3, 26-27) dice che il Signore non scelse i giganti per comunicare loro la Sapienza. Il Signore non guarda alle patenti e alle cariche, alla veste o al nome. Il livore dei sacerdoti contro Maria Valtorta non è che un motivo umano che si cela sotto una bugiarda veste di zelo.

Nel prescrivere alla Valtorta le intenzioni per le quali deve soffrire, Cristo le dice che soffrirà da domenica a martedì per i sacerdoti. Sono solo tre giorni ma per il bisogno che ne hanno non basterebbero tutti e sette i giorni della settimana, infatti il sacerdozio è necessario alla vita dello spirito come luce, acqua, aria e fuoco alla terra. Ma è spento, arido, asfittico, gelo. Le anime diventano sempre più deboli perché vengono a mancare loro aria, luce, calore e acqua. Gesù esprime sdegno e ribrezzo verso i sacerdoti che non vogliono adempiere alla loro missione, perché preferiscono il loro utile e il disperdere ciò che Cristo ha radunato. Cristo chiederà loro conto con viso tremendo per le greggi disperse e sbranate dai quattro nemici dell’uomo: la carne, la scienza, il potere, il demonio. Accecati, feriti, disperati, affamati, assetati, ignudi, analfabeti nello spirito, perseguitati, abbandonati, gridano: “Dio non c’è, non lo vediamo, non lo sentiamo, non lo conosciamo attraverso l’opera dei sacerdoti.” E i migliori di loro hanno perseguitato, affiliandosi a satana, servi presuntuosi e infingardi, che non avete voluto accettare la salutare umiliazione di vedervi sorpassati in eroismo dai servi fedeli che Cristo stringe al cuore.

I sacerdoti sono impuri, idolatri e atei, vogliono porre limiti all’onnipotenza divina, negano il miracolo, come fare di un nulla la “portavoce”. Sono spiritualmente limitati perché hanno perduto l’innocenza dello spirito, che è condizione necessaria per possedere il Regno. Vi sono tuttavia alcuni sacerdoti formati, che meritano di leggere gli scritti.

Nel ricevere l’Eucarestia da Padre Migliorini, la Valtorta vede Gesù alla sinistra del Padre e le pare che dovrebbe stare alla destra. Cristo le spiega che sta a sinistra per venerare il Pane Eucaristico che Lo contiene. L’Eucarestia è il miracolo più grande, più santo: è Dio stesso.

Del 18 agosto 1945 è un dettato di Gesù a una suora che avrebbe voluto fondare un Istituto aperto alle illegittime. Gesù spiega che si tratta di una iniziativa santa ma che contrasta con la Chiesa ufficiale e che le porterà persecuzione e dolore senza fine. Egli l’avverte perché non debba dire “non sapevo”.

L’agente che più lede la fede è il clero. Mancando le luci maggiori, Dio suscita piccole voci fra i laici che tengano viva la fede, mentre chi va gridando “fede! fede!” lo fa meccanicamente e freddamente perché è il suo mestiere. Avrà più potere una piccola voce, anche se le sfugge qualche sgrammaticatura ma dice parole venute da Dio di tanto agire utilitaristico e poco convinto di troppa parte del clero.

La Vergine chiama i giovani sacerdoti “i miei bambini”, li porta alla perfezione e soffre come una nuova spada nel cuore se uno di essi invece di diventare santo diventa uomo o meno ancora.

Chi erano gli officianti nel Sacrificio di Cristo sulla Croce? Erano i suoi immolatori, quelli che lo avevano condannato e giustiziato. Era per loro il sacrificio perché Cristo era venuto a salvare i peccatori, ma la Sua grazia penetrò più facilmente le corazze dei Romani pagani che le vesti leggere dei sinedriti sotto le quali si nascondeva la tenace corazza dell’odio e dell’egoismo.

La vera, grande passione di Cristo sono le colpe dei sacerdoti, causa di infinite colpe dei laici e d’infinite rovine di anime, specie con la volontà cattiva di mente ribelle, più grave delle colpe della carne. I sacerdoti tradiscono a dispetto degli speciali aiuti che ricevono, oltre la grazia di stato. Sono i perpetuatori di Giuda.

Apparizione della Madonna di Fatima, in manto grigio cenere, con in mano un libro pure coperto di grigio cenere. Alla Valtorta che, al terzo giorno dell’apparizione, la interroga, la Vergine si dice triste per un servo di Suo Figlio prigioniero in Ungheria (Mindszenty?), ma più grave è la sua afflizione per altri cuori di consacrati tribolati dalla loro mala volontà. Tiene il libro (la Sacra Scrittura) fra le mani per detergerlo dalla polvere di cui l’hanno ricoperto i sacerdoti.

Commento al cap. 2 dell’Apocalisse (gli ammonimenti alle sette Chiese). La Chiesa è stata fondata dalla Carità e occorre che i pastori vivano nella carità per far vivere gli agnelli, ma molto spesso ciò non avviene e gli agnelli trascurati si perdono dietro a false dottrine. Così si dà scandalo, distruggendo la fede e la fiducia. Purtroppo i cattivi pastori non hanno il coraggio di ritirarsi, come Giuda. Sono strumenti meccanici che parlano con eloquenza ma senz’anima.

Da Il libro di Azaria.

La pratica vera della Parola è esercitata con prudenza e carità e non si limita alle funzioni e ai riti. Al tempo delle persecuzioni i pastori affrontavano rischi terribili per sostenere le pecore perseguitate. Oggi i rischi sono una festuca in confronto a quelli di allora, ma i pastori di oggi temono il giudizio del mondo e dimenticano che il sacerdozio è milizia.

Le tristezze delle anime fuori della Grazia, senza speranza di vita futura e senza la vera Fede, gli uomini non le vedono, ma gli angeli le vedono e ne hanno la stessa pietà che ne ha Cristo. Il mondo muore per mancanza di Sacerdoti.

Dalle Lezioni sull’Epistola ai Romani.

Coloro che per l’abito, la missione e la grazia di stato dovrebbero essere sensibilissimi al richiamo di Dio hanno una superbia che uccide o turba la ragione e ne fa sordo lo spirito. Ragione superba è ragione impazzita, spirito superbo è altare occupato dove l’Eterno non può scendere. I sacerdoti dovrebbero invece essere ostie viventi.

È utile meditare sulla personalità degli apostoli. Non tutti i chiamati sono eletti. Il Maestro parlava per tutti, ma le sue parole furono accolte in modo diverso da ciascuno: Pietro le accolse come un fanciullo, Giuda invece da adulto e calcolatore. Farisei, scribi e sacerdoti non potevano ricevere le parole divine perché superbi.

Ezechiele paragona il buon pastore che cura le pecore ai pastori idoli che abbandonano oppure opprimono il gregge. Con loro è rotto il patto. Chi è stato posto più in alto dovrà affrontare un giudizio più rigoroso e una sola colpa contro la carità, ossia contro lo Spirito Santo, può distruggere tutti i meriti di una vita vissuta nella Legge. Il sacerdote non deve dare mai scandalo e operare sempre con carità. Chi salva anche una sola anima salva la propria, chi fa cadere in peccato o in sfiducia verso Dio un’anima avrà un castigo tremendo. Guai ai pastori che caricano di pesi i piccoli e sono intransigenti con loro, mentre sono indulgenti con se stessi.

Dai Quadernetti.

Inerzia, indifferenza, stolto sdegno, inutile orgoglio, viltà: ecco il clero che ha permesso la scristianizzazione del mondo. Tolto Cristo dal cuore degli uomini gli subentra l’anticristo. Sacerdoti e laici potranno fermare la valanga del male solo tornando ad essere come al tempo catacombale, quando tutti, perfino il Papa, vivevano tra il popolo e non ammaestravano con prediche e testi scritti, ma con parole semplici e soprattutto con l’esempio. I pagani dei primi secoli erano attratti dal clero e dai cristiani per il buon esempio di amore che davano. Per constatazione opposta il mondo di ora ritorna pagano, ateo o assatanato. Permettere, per tiepidezza o paura che si radichi l’errore è perseguitare Cristo. Il Divino Autore dice con Paolo: “Badate di non resistere a Colui che parla, perché se non scamparono coloro che ricusarono di ascoltare Chi parlava loro dalla Terra, molto meno scamperete voi se voltate le spalle a chi parla dal Cielo.” Ossia, guai se ignorerete gli ammonimenti dati attraverso la Portavoce. Questo ammonimento per i preti era stato dettato alla Valtorta da molto tempo. Poi Cristo ordinò di distruggere il dettato per dar tempo alla conversione. Non tutto quel dettato è ripetuto in questo, affinché non si giunga a odiare la veggente. Altri, più atti di lei a reagire ai giudizi dei chierici avranno le parti non dette.

In merito all’apparizione della Madonna alle Tre Fontane, il dettato spiega che la spada nel cuore di Maria e il suo atteggiamento desolato sono per il modo con cui i sacerdoti reagiscono alle manifestazioni di misericordia verso di loro e i fedeli. L’ostinazione dei sacerdoti addolora il Signore e allontana la misericordia.

In conclusione, questo panorama di degrado della Chiesa è davvero orribile e foriero di rovine sempre più gravi, in accordo con le reazioni non buone alle apparizioni della Santa Vergine: gli ammonimenti di Lei non piacciono ai pastori idoli. Fatima è stata duramente combattuta dal vescovo, delle Tre Fontane non si vuol parlare, Medjugorje continua ad essere bersaglio di polemiche e calunnie, grazie anche all’opposizione del vescovo di Mostar il quale, favorevole dapprima, si fece contrario perché condizionato dal regime comunista ateo jugoslavo, che annoverava tra i suoi alti papaveri un fratello del vescovo. I nuovi farisei, veri pastori idoli, non esaminano tutto per ritenere ciò che è buono, ma bollano come cattivo tutto ciò che non è sotto il loro controllo: le apparizioni, le rivelazioni private.

E i fedeli frastornati, di fronte al miracolo, domandano: “Che ne pensa la Chiesa?” E la Chiesa, per bocca dei pastori idoli, ai quali l’abito dona autorità e prestigio, risponde sistematicamente: “Non constat de supernaturalitate”; e: “I fedeli leggano pure la Valtorta purché non la credano di origine soprannaturale”. Dio taccia, parlano loro.

Che Dio ci aiuti.

 EMILIO BIAGINI


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