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È l’anno in cui, il Venerdì Santo, inizia la grande opera de L’Evangelo. Il volume contiene soprattutto colloqui intimi della veggente con il Divino Maestro, che piange per l’ingratitudine degli uomini, inclusa la gran parte degli ecclesiastici, e trova consolazione solo in anime vittime offertesi in olocausto per la salvezza dei peccatori, come Maria Valtorta.

19 maggio. Le opere dell’uomo crollano, ma la Creazione rimane. Per l’uomo una sola cosa è necessaria: il Regno di Dio. Le immagini corporee non danno una reale immagine di Dio, ma solo la luce: il fuoco dello Spirito Santo che compendia la Trinità ed è l’Amore che ha creato l’universo, ha istituito i primi Servi di Dio, ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, ha illuminato i Profeti, ha concepito con Maria il Redentore, ha messo Cristo sulla Croce, ha sostenuto i Martiri, ha retto la Chiesa, opera i prodigi della Grazia, è la gemma incomprensibile, inguardabile, della bellezza eterna di Dio. (p. 100).

Poche sono le agnelle che lo consolano e avranno un posto speciale in Paradiso, meno dei martiri ma più dei salvati, perché sono i generosi corredentori, a capo dei quali è la Santa Vergine. Ma gli uomini bestemmiano e deridono le apparizioni di Lei, le sue parole e quelle dei messi mandati da Cristo, che trattano come “pazzi” e “ossessi”, come fu chiamato lo stesso Cristo dai farisei. Basterebbe che meno di un quarto dei credenti lo fossero davvero per domare le armi di satana. (1° giugno, pp. 14-16).

Il 2 giugno Gesù esprime il suo tormento per il suo amore misconosciuto dall’umanità. Gli uomini hanno creduto di progredire e sono regrediti verso la bestialità. (pp. 17-18).

In quella tragica epoca di guerra, Cristo Eucaristico veniva colpito; bombe e cannonate sventravano i tabernacoli delle chiese, spargendo al vento le particole consacrate fra sozzure e rovine. La guerra che allora sconvolgeva il mondo altro non era che guerra di satana contro l’umanità, i capi dei governi e degli eserciti non erano che gli zimbelli del demonio. Il Divino Maestro esorta Maria Valtorta ad amare Lui Eucaristico, e dice: “L’Eucarestia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore nell’ultima Cena; ve lo dò, purché lo vogliate, sempre. E non concepirete in voi il Cristo e non lo darete alla luce se non saprete far vivere in voi il suo Cuore.” (4 giugno, pp. 21-23, corsivo nel testo). (E, infatti, nel grande miracolo eucaristico di Lanciano, l’ostia si trasformò in carne, e quella carne era tessuto cardiaco, che tuttora si conserva, incorrotto.)

Il 5 giugno Gesù ammonisce di invocare solo la divina misericordia e non la giustizia divina, perché siamo tutti colpevoli e non sappiamo quale tremenda cosa essa sia. La grazia è possedere Dio e diventare degli dèi. Senza la grazia non c’è che la morte. Oltre i due terzi dell’umanità vive sotto il segno della Bestia e per essa Cristo è morto inutilmente. (pp. 26-27).

6 giugno. Lezione sulla Grazia, che è possedere in noi la luce, la forza, la sapienza di Dio, possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della nostra figliolanza in Dio. Senza di essa saremmo semplicemente delle creature animali. Essa è quindi il dono più sublime che Dio poteva darci, e ce le dà gratuitamente, perché il suo amore per noi è infinito. La grazia è possedere Dio e un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, inutilmente il Figlio l’ha redenta, inutilmente lo Spirito Santo l’ha illuminata, per lei sono inutili i Sacramenti. È morta, è un ramo putrido destinato a cadere. Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, impregnata dalla grazia, sarebbe di poco minore di Dio. C’è poco da meravigliarsi dei miracoli dei santi: possedendo la grazia erano dèi. Non tutte le anime la possiedono in uguale misura, perché in diversa misura le anime sanno conservarla. Non solo la distrugge il peccato mortale, ma anche quello veniale e le imperfezioni la riducono a “una fiammolina languente”. Il mondo va in rovina perché la grazia crolla in quasi tutte le anime e nelle altre langue. (pp. 28-31).

7 giugno. Continua la lezione sulla Grazia, datrice di vita allo spirito. Creando il primo uomo, Dio gli infuse, oltre alla vita della materia, anche quella dello spirito, rendendolo a propria immagine e somiglianza. Ma Lucifero, il vinto, brutto in eterno per la sua rivolta contro il Creatore, cercava vendetta e al peccato di superbia unì una serie interminabile di delitti, vendicandosi nei secoli dei secoli. La sua prima vendetta fu contro i primi creati, Adamo ed Eva. Da allora lo spirito umano è costretto a combattere contro i veleni del morso infernale. Qualche rarissima volta è lo spirito a vincere contro le tentazioni carnali: e chi sa stare nello Spirito genera opere dello spirito e dalla creatura posseduta dallo spirito sgorga carità, mitezza, purezza, sapienza, buone opere compiute in umiltà. Spesso lo spirito vivacchia stentatamente con stasi di letargo in cui è come spento. Ma nella maggior parte dei casi lo spirito è totalmente ucciso dalla creatura che volontariamente decade da figlio di Dio a demone segnato dalla Bestia. La legge dei segnati dalla Bestia è l’opposto di quella divina, mira al potere a qualunque costo e bestemmia lo Spirito Santo. Ciò non può essere perdonato. (pp. 31-35).

8 giugno. Continua la lezione sulla Grazia. Bisogna rinascere nello Spirito per poter possedere la vita eterna, per poter far questo bisogna non uccidere in sé l’Amore. Senza l’Amore non si può comprendere la dottrina: per questo è disceso lo Spirito Santo e la Piena di Grazia è rimasta lunghi anni sulla terra dopo che Cristo era asceso al Cielo. Cristo continua a mandarci lo Spirito Santo ed è presente nell’Eucarestia. Ma gli uomini preferiscono vivere profanando e profanandosi. Ogni tanto Cristo tenta un miracolo di amore e ci chiama, parlandoci in mille modi: di fronte a queste sue prove di misericordia gli uomini indagano, dato che per loro è solo una curiosità scientifica, da indagare con la povera scienza umana. Ma una sola Scienza è necessaria: quella di Dio comunicata dallo Spirito di Verità. (pp. 38-39).

10 giugno. Se la Carne di Cristo è veramente cibo e il suo Sangue veramente bevanda, come mai tante anime muoiono di inedia? Alcuni vi si accostano ed hanno dall’Eucarestia accrescimenti di Grazia, ma molti hanno rinnegato e dimenticato Cristo e non vi si accostano, altri pur accostandovisi non progrediscono, e sono quelli che lo fanno per abitudine oppure i farisei che esistono anche ora: esteriormente ardenti ma freddi come la morte. Gli uomini quindi ostacolano l’avvento d’amore che potrebbe fare della terra un paradiso, ponendo fine ad adulteri, odi, guerre e portando il perdono reciproco e la pace. (pp. 43-45).

17 giugno. Lezione sulla prudenza umana. Mentre la prudenza soprannaturale è una grande virtù, quella umana non è che viltà, smania di quieto vivere, egoismo. Anche nei rapporti con la religione siamo amanti del quieto vivere: quando sappiamo che una franca espressione di fede come la sussurra lo Spirito Santo, possa urtare autorità ed altri da cui aspettiamo aiuto materiale, subito ci chiudiamo nel silenzio o nel rinnegamento. Pietro diede l’esempio quando negò di conoscere il Maestro, e Dio permise ciò perché, ravveduto, potesse compatire e perdonare i fratelli pusillanimi. I poveri uomini di oggi non hanno certo il coraggio di Nicodemo e di Giuseppe di Arimatea contro l’ostilità di tutta Gerusalemme, né hanno il coraggio dei primi cristiani che guardavano solo al cielo, disprezzando il potere dei persecutori. La prudenza umana è entrata nei conventi, negli episcopi. Il Vangelo raccomanda la prudenza, ma non quella umana; per seguire Cristo “occorre essere audaci contro tutti”. (pp. 178-180, corsivo nel testo).

19 giugno. I colloqui segreti che Cristo-Eucarestia ebbe con la Vergine, la Santa dei Santi che era il Suo Ciborio, sono troppo divini e troppo puri perché mente d’uomo li possa conoscere. Solo Dio conosce i segreti dell’Arca Santissima che è la Madonna, la vita della quale fu tutta eucaristica. Nell’Eucarestia è Cristo stesso che offre come cibo il Suo Cuore, ma quel cibo ci viene anche da Maria, che non si è limitata a generare il Salvatore, ma l’ha nutrito col suo latte verginale, in modo che, con l’Eucarestia, ci nutriamo anche del latte della Madonna. (pp. 183-185).

22 giugno. Uno dei segreti della santità è non distrarsi mai dal pensiero di Dio, come gli artisti sul palcoscenico che non perdono mai di vista il direttore di musica che dà loro il tempo. Le anime che sanno vedere Dio ovunque sono quelle che cambiano tutte le cose in moneta eterna. (pp. 54-55).

23 giugno. L’Eucarestia è il Cuore di Dio e la Ss. Vergine è il Ciborio di quel Cuore, ma per chi la riceve in modo superficiale ha poco effetto, e per i tipi farisaici è solo motivo di condanna. Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria. Mentre è opinione diffusa che la Madonna non abbia sofferto altro che moralmente, ha conosciuto invece ogni genere di dolore, non perché lo avesse meritato ma perché era la Corredentrice che soffrì tutto quello che soffrì il Figlio. E Maria Valtorta ha la visione della Madonna che mostra, come in trasparenza, nel petto un’ostia grandissima e bellissima che sembra cristallo brillante, e dentro di essa un bellissimo bimbo: il Bimbo-Dio fatto carne. (pp. 55-58).

27 giugno. L’occhio umano non può fissare il sole ma può fissare la luna. Se il sole rappresenta Dio, Maria Ss. è come la luna, che è illuminata dal sole e ne riflette dolcemente la luce. Tutti possono guardare Maria, non perché sia simile a noi, al contrario è tanto alta che Dio stesso la tratta con venerazione. La sua perfezione è tale che l’intero Paradiso si inchina al suo trono sul quale scende l’eterno sorriso e l’eterno splendore della Trinità. Ella ci è in eterno Madre e della madre ha tutte le pietà che ci scusano, che intercedono, che ammaestrano. (pp. 68-69).

28 giugno. Nel Regno di Dio c’è posto per tutti, ma guai a quelli che, eletti da Dio per vocazione, trascurano Cristo preferendo dedicarsi a cose naturali: Maria Valtorta è stata accolta al posto di una vocata da Cristo che ha respinto la grazia: un giorno si saprà chi è. Guai a quelli che accolti con magnanimità si svestono della veste nuziale mancando di rispetto a Cristo. Saranno espulsi dal Regno per aver calpestato il dono di Dio. (p. 72).

29 giugno. Le parole al giovane ricco (“Va’, vendi quello che hai e segui Me”) non significavano solo rinuncia alle ricchezze, ma avevano un significato più profondo: l’esortazione a rinunciare al proprio modo di pensare, per attingere ad una più grande e più pura ricchezza intellettuale: la Parola di Dio. Chi la riceve non dev’essere avaro. Cristo non ama gli avari, neppure gli avari nella pietà, che pregano solo per sé; non si danneranno, ma avranno solo quel minimo di Grazia che li salvi dall’inferno. Occorre invece condividere la ricchezza intellettuale elargita da Dio, e Gesù esorta Maria Valtorta a non lasciare improduttiva quella ricchezza. (pp. 75-77).

4 luglio. Senza la Madre di Dio, Cristo avrebbe da tempo cancellata la razza umana, il cui vivere ha toccato il fondo del male, solo che Maria ci ripara col suo manto e Cristo non può opporsi a Sua Madre. Dio si ritira nel profondo di fronte alla sempre più mostruosa marea di delitti; come unico ponte tra il mondo e il Cielo resta solo Maria, ma se disprezzeremo anche lei saremo schiacciati. Cristo non tollera che sia vilipesa Sua Madre. (pp. 194-196).

16 luglio. Chi viene a Cristo sorgente di vita avrà la vita eterna, che sarà come uno zampillo che non muore mai e lava e feconda. Quelli che non si curano d’altro che degli interessi di Cristo lo avranno non solo come Salvatore ma come oceano di beatitudine. Ma Gesù si affligge perché il mondo non sa amare e il mondo non sa quanto perde col non conoscere l’amore. Solo poche anime sono aperte alla volontà di Dio e si lasciano lavorare da lui; quasi tutte invece si caricano di grovigli e di impurità. Solo le poche anime vittime riescono, soffrendo, a salvare molte anime: il loro dovere è salvare anzitutto le anime di quelli della loro famiglia, poiché Cristo ha santificato la famiglia. (pp. 253-254). (E, in accordo con ciò, va ricordato che i suffragi alle anime promessi a chi reciterà per i tempi prescritti le preghiere di Santa Brigida vanno anzitutto ai parenti dell’orante.)

18 luglio. Lezione sulla fede. Uno dei maggiori dolori di Cristo è vedere come il razionalismo si sia infiltrato nei cuori, anche sacerdotali. Sarebbe inutile mettere i sacerdoti a parte di tanto dono come gli Scritti: predicano i miracoli del Vangelo ma negano la potenza divina, come se Cristo non potesse ancora operare miracoli e parlare a chi Egli vuole e come vuole. Credere è segno di purezza. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in purezza e in intelligenza distingue la Voce divina e la raccoglie. Ma gli altri sofisticano, discutono, criticano, negano, perché vivono nella pesantezza e non nello spirito. Sono ancorati alle cose che hanno trovato e non pensano che sono cose venute da uomini, i quali non sempre hanno visto giusto e anche quando hanno visto e scritto giusto hanno scritto giusto per i loro tempi, e non pensano che Cristo possa avere altro da dire, consono ai nuovi tempi, ed è padrone di dirlo come e a chi a Lui piace. Occorre accendere più carità. Meno scienza e più carità. Meno libri e più Vangelo.

21 luglio. Il mondo oscilla tra errori e ravvedimenti ma, con l’evoluzione della cosiddetta “civiltà”, gli errori si sono aggravati e i ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. La parabola discendente del mondo non sarà lunga come quella ascendente: siamo al culmine e precipiteremo rapidi nel baratro trascinati da superbia e malizia che ottundono lo spirito e impediscono il ravvedimento sincero che solo potrebbe fermare la discesa. Gli uomini hanno voluto degli dèi, e se li sono creati di carne corrotta. Molto meno severamente saranno giudicati gli idolatri naturali degli idolatri odierni, idolatri di malizia. (pp. 226-230).

22 luglio. Cristo ha voluto l’Italia una e grande (dunque rivaluta anche il Risorgimento) e le ha dato la Pace della Chiesa e ha perdonato le offese fatte alla Chiesa stessa nella lotta per l’Unità d’Italia, e le ha dato la guida del Papa, così spesso italiano. Ma gli italiani hanno prevaricato e si sono attirati disastri con le loro male azioni (riferimento alla guerra allora in corso, ma non è detto che non si applichi ad altri disastri successivi). Come Gerusalemme non è sfuggita alla punizione, vi sfuggirà forse la nuova Gerusalemme, Roma ipocrita che dà un bugiardo ossequio alla Croce e alla Chiesa? (pp. 230-233).

23 luglio. Cristo predice la Passione della Chiesa, causata dalla perdita di fermezza di fede, carità, forza, purezza, distacco dalle seduzioni del mondo, non solo tra i laici ma soprattutto fra i sacerdoti. La Chiesa non morrà perché Cristo è in essa, ma conoscerà ore di tenebre e di orrore simili a quelle della Passione di Cristo. Beati in eterno quelli che persevereranno nonostante tutto. (pp. 260-261).

25 luglio. Il miracolo dei miracoli è la bontà divina, vigilante e sollecita per il bene dei figli. Il Padre ha il dovere di soccorrere i suoi figli ma anche il diritto di essere riconosciuto supremo Signore del Cielo e della terra. Le ragioni per cui Dio concede lunga vita ad alcuni possono essere: o per lasciare che un’anima eletta resti nel mondo ad edificazione degli altri o per dare tempo a un’anima imperfetta di raggiungere maturità e perfezione. (pp. 264-266).

26 luglio. Lezione di Gesù sul perdono. Egli sente un grande dolore vedendo quanto lievito di odio vi è anche nei migliori. L’odio è la nostra rovina e noi ne facciamo la nostra dottrina. Molto sarà perdonato a chi ama e perdona, e il perdono sarà totale per chi darà un perdono assoluto. Se si fa più festa in cielo per un peccatore che si converte che per dieci giusti che restano nel Signore, tripla, decupla festa si farà in cielo per un figlio di Dio che sa perdonare e quel perdono porta in terra la benedizione di Dio. E solo Dio sa di quanta benedizione ha bisogno l’umanità per allontanare i castighi incombenti. (pp. 317-318).

1° agosto. Maria Corredentrice non si sentiva felicissima nella sua felicità di Madre di Dio, vedendo che suo Figlio non era amato, in spirito e verità che da pochi. La Madre di Dio portò la croce prima di Cristo stesso, conobbe le atroci torture dei crocifissi prima di Cristo: cominciò a conoscerle e a portare la croce dal momento in cui le fu rivelata la missione sua e di suo Figlio. Cristo col suo sangue e la Vergine Ss. con le sue lacrime  hanno meritato per noi il Perdono di Dio e noi ne facciamo così poco conto. Le creature che amano Dio di amore vero soffrono per le offese fatte a Lui e il loro olocausto è incenso soave che sale al trono di Dio e lava i peccati della terra. Ma per salvare un popolo non basta il sacrificio innocente di chi muore di dolore per vedere offeso Dio, ma occorre che l’intero popolo torni al Signore. Superbia, incontinenza, durezza stanno rovinando il mondo e il cuore degli uomini è occupato da falsi dèi. Il fatto che pubblicani e meretrici passino avanti ai farisei nel Regno di Dio fa capire quale sia la potenza del credere quando è assoluto e retto nell’intenzione. Peggio del buio che avvolge il cieco è il buio dell’anima che non crede più a nulla, neppure nelle cose umane, e allora non resta che il suicidio dell’anima e del corpo. È quello che accadde a Giuda, disperato non per il tradimento ma per il poco denaro e la nessuna protezione della legge, perché il sinedrio, dopo averlo usato, poteva facilmente sbarazzarsi di lui. (pp. 331-334).

Il 15 agosto Cristo dà istruzioni sul come vanno usati gli scritti: la parte di Maria Valtorta ha valore informativo per la curiosità umana che vuole scandagliare i segreti delle anime; la parte che è di Cristo ha invece valore spirituale perché in essa è voce evangelica. Passando a parlare della guerra, il Divino Maestro lamenta il miserando stato morale dell’umanità, la mancanza di carità reciproca, l’incapacità di pregare con cuore puro e anima monda. I giusti sono così pochi di fronte alla massa degli ingiusti: questo squilibrio è la causa della nostra rovina. (pp. 132-133).

16 agosto. Cristo è il Primogenito secondo l’ordine umano e divino. Con la Sua morte ha squassato le porte dell’aldilà, risvegliando i dormenti alla prima resurrezione, ed è il Primogenito di fra i morti perché la Sua Carne entrò prima nel Cielo, dove entreranno alla seconda resurrezione le carni dei santi. Cristo verrà con forza nuova a regnare sulla terra; il suo regno non è di questa terra ma regnerà ugualmente sulla terra. I buoni saranno spiritualmente buoni, i malvagi saranno spiritualmente malvagi. (pp. 133-136).

Il 20 agosto, a proposito della seconda guerra mondiale allora in corso, Gesù spiega che è satana a spingere i popoli gli uni contro gli altri perché il regno dell’anticristo ha bisogno, per cementarsi, di sangue e odio. La scienza puramente umana corrompe e trae a perdizione uccidendo l’anima con l’orgoglio che allontana da Dio. L’anticristo sarà una persona molto in alto, come un astro nella sfera soprannaturale; cedendo alla lusinga del nemico conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento. Diventerà il Maledetto e l’Oscuro dopo essere stato un astro dell’esercito di Cristo (si tratterà dunque con ogni probabilità di un altissimo e inizialmente ineccepibile prelato). A premio della sua abiura scuoterà i cieli di orrore, farà tremare le colonne della Chiesa e otterrà l’aiuto completo di satana che gli darà le chiavi dell’abisso. Egli porterà gli uomini alla totale disperazione perché invochino satana come re. Siamo troppo deboli, dice Gesù, per sopportare il nome dei “sette tuoni” dell’Apocalisse che Giovanni ha messo sotto sigillo per ordine dell’angelo. Non toccherà a noi gustare quell’orrore (ma sono passati settant’anni da questo dettato e l’orrore comincia a vedersi nel tentativo di sovvertire la stessa natura dell’essere umano), ma dobbiamo pregare per coloro che dovranno affrontarlo (quando la persecuzione sarà totale e spaventosa e la celebrazione della Messa sarà vietata). E Cristo giura che quando sarà finito il tuono della settima tromba e compiuto l’orrore del settimo flagello senza che la razza di Adamo riconosca Cristo Re e Signore, Redentore e Dio, e invochi la sua misericordia, Egli fermerà il tempo e comincerà il Giudizio. (pp. 145-149).

23 agosto. Il mondo odia coloro che Cristo ha scelto, ed è onore essere perseguitati per amore di Dio, ma siccome Cristo ha così pochi che lo servano, vuole evitare che siano disturbati. Per questo occorre la massima prudenza nel diffondere la Parola ricevuta. Non è il caso di illudersi di ottenere un gran che col diffondere le parole divine dettate a Maria Valtorta: cadono su anime quasi tutte morte. (pp. 281-283).

24 agosto. A proposito della Signora Curie: gli scienziati sono esseri pieni di scienza ma negatori dell’eterno. La scienza umana dà frutti avvelenati perché manca agli scienziati il fuoco dell’amore che fa rispettare e amare Dio e il prossimo. Nell’ora del giudizio creature piccole e illetterate splenderanno come stelle, non così gli scienziati. (pp. 284-285).

26 agosto. Lezione sulla Fede, la cui bellezza, potenza e forza sono tali che le comprenderemo solo in cielo, mentre quaggiù non ne abbiamo che un pallido riflesso. La fede nei padri antichi era assicurata dalla venuta del Signore Uno e Trino, la fede dei cristiani da venti secoli si appoggia alle stesse cose. La fede non è mai stata modificata e mai lo sarà. Credere non vuol dire essere dei creduloni. Credere è accettare e comprendere secondo il lume dell’intelligenza quanto viene detto dai Santi di Dio che non hanno mai mentito. Ma non bisogna giudicare coloro che non credono, ma credere anche per loro. Solo Dio condanna, solo Dio premia, e vorrebbe soltanto premiare perché ci ama. E non si può neppure capire, da parte di coloro che credono, quale abisso di terrore, di tenebra, di annientamento sia un cuore privo di fede. (pp. 286-288).

28 agosto. Cristo non si è fatto Olocausto da un certo momento in poi, lo è da sempre. Dio ha sempre saputo che l’uomo avrebbe peccato e solo nella gloria comprenderemo tutti i perché misteriosi, mentre oggi siamo immersi nel mistero: mistero sulle leggi cosmiche, sui rapporti tra il nostro pianeta e gli altri mondi, sui rapporti tra i vivi sulla terra e quelli già passati all’altra vita. Gli uomini lascino a Dio l’iniziativa di istruirli sui misteri dell’al di là, non vogliano irrispettosamente andare oltre il confine, non imitino Adamo che volle sapere anzitempo. Non per nulla Cristo smemorò i tre risorti del Vangelo. Credere è più alto di conoscere. Credere è amare. (pp. 289-292).

29 agosto. Come i pesci immersi nell’acqua noi siamo immersi nella Volontà di Dio. Uscirne è peccato di magia perché unisce l’anima a satana. L’anima che arriva a credere che tutto quanto le accade è opera di un amore e produce una gioia eterna è sicura come in una fortezza. (pp. 292-294).

30 agosto. Catechesi del dolore. Se il Santo dei Santi vuol tanto dolore per Maria Valtorta (che lo ha chiesto lei stessa per il bene delle anime) è segno che questo dolore (passeggero) ha per fine una gioia proporzionata al dolore, smisurata ed eterna. Il dolore è una grande assoluzione quando è sofferto con santità. (pp. 295-296).

1° settembre. Cristo vuole per i suoi fedeli quello che vuole per sé: essi sono due volte simili a lui, perché discepoli e perché appassionati e crocifissi. La santità non sopprime il dolore. Maria Ss. nella sua santità immacolata soffrì crudelmente: modello delle orfane che non poté neppure consolare coi suoi baci i genitori morenti e non le venne risparmiato nessun dolore. La Valtorta le somiglia: anche lei non poté assistere alla morte dei genitori e anche lei ben conosce il patire, avendo a sua volta provato l’orrore del Getsemani e la Passione. (pp. 298-299).

3 settembre. “Ave Maria” sono le due parole dell’angelo che ci è concesso usare per salutare Quella che salutano con amore le Tre Persone, non vanno pronunciate macchinalmente come un semplice saluto dal quale l’anima sia esclusa ma “come moto dello spirito che si inchina davanti alla regalità di Maria e si tende verso il suo cuore di Madre” (corsivo nel testo). Se  sapessimo dire con vero spirito solo queste due parole saremmo più buoni, più puri, più caritatevoli perché gli occhi del nostro spirito sarebbero fissi su Maria Ss. e la santità di lei ci entrerebbe nel cuore attraverso quella contemplazione e non saremmo mai desolati perché le porte della misericordia si aprono sotto la spinta della mano della Madonna o anche ad un semplice suo sguardo. Ella è Figlia del Padre, Madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo: perfetta èla sua fusione con la Trinità. Ella possiede con pienezza assoluta tutte le potenze, intelligenze, sapienze del suo Signore. L’amicizia con Maria Ss. è causa di perfezione perché infonde e trasfonde la virtù dell’Amica eletta che Dio non ha sdegnato. Cristo ci ha salvato col dolore e il sangue, Maria Ss. col suo Amore e il suo sorriso. (pp. 300-302).

4 settembre. Dio non ha mandato l’angelo a dire “Ave” a Maria soltanto. Attraverso Lei saluta invece tutti e, tramite i suoi angeli, manda benedizioni e sante ispirazioni. Ma noi non avvertiamo tutto questo, o molto poco, perché siamo impermeabili all’influsso della Grazia. Se un’altra creatura avesse ricevuto non i doni segreti di Lei, ma anche solo quelli palesi quali somma intelligenza, istruzioni soprannaturali, contemplazioni accese, quella creatura si sarebbe gloriata, mentre Maria Ss. rimase umile. Più Dio la innalzava più Ella rispondeva con amore e umiltà; né ha commesso lo sbaglio di adagiarsi pensando di poterlo fare essendo sostenuta da Dio, ma invece la sua anima rimaneva vigilante. Non è stata risparmiata dalla tentazione, perché era importante per il demonio corrompere il seno che avrebbe portato il Cristo, ma la Madonna resistette sempre a tutto e sconfisse il nemico. Ben a ragione l’angelo la disse “piena di Grazia”. (pp. 302-304).

5 settembre. “Il Signore è con te” sottolinea l’attrazione fra le due perfezioni di Cristo e di Maria, che si uniscono in incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva con gioia inconcepibile dai mortali sulla creatura perfetta, l’unica creatura umana che sia sempre stata perfetta. L’essere con Dio era la vita di Maria e la privazione di Dio nell’ora atroce del Calvario e del Sepolcro fu spada più accesa e trafiggente per lei, il tocco insuperabile dell’edificio di dolore richiesto dalla Redenzione. Maria ha toccato il vertice del dolore, completo anche in lei, materialmente, dal Calvario al momento della Resurrezione. Questo superdolore ha una sola origine: la privazione di Dio. Noi dovremmo cercare Dio, sempre, ma ce ne priviamo volontariamente non cercandolo. Il male, come un lurido indumento, ricopre tante creature disunite da Dio, che ospitano il Nemico. Chi è unito a Dio, invece, è saturo di Lui e ogni altra cosa corruga leggermente la superficie dell’animo e non entra a sconvolgere l’interno; egli ha un potere radiante ben più potente di tanti corpi dell’universo e soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile perché porta in sé il Santo dei santi. (pp. 304-307).

6 settembre. “Benedetta fra tutte le donne”. Questa benedizione risuona continuamente in Cielo, pronunciata dalla Santa Trinità, dai cori angelici e dai beati. Maria Ss. testimonia il super-amore misericordioso di Dio; attraverso Lei ha potuto Dio compiere l’opera di Redenzione. Certamente Dio avrebbe potuto trovare altre strade, tutto poteva. Ma la colpa dell’uomo doveva essere scontata dall’Uomo, non dalla Divinità non incarnata. L’Immolato, dotato di una natura simile a quella umana per darsi in riscatto a Dio doveva, con sacrificio totale, riparare la Colpa e tutte le colpe dell’umanità e dare all’umanità futura il mezzo per resistere al male. Solo un Dio fatto uomo poteva farlo. Inoltre egli veniva a portare la Legge. La Donna dunque doveva generarlo secondo la carne. Nella Vergine “si compendia la Perfezione creativa del Padre, gioia del Cielo, salvezza della terra, fiore della Creazione più bello di tutti i fiori dell’Universo, astro vivo davanti ai quali sembrano spenti i soli”. Ella è quindi infinitamente benedetta come la Pura, la Desiderata dalla Trinità, la Vincitrice che schiaccia il tentatore, la Vergine che non conosce che il bacio del Signore, la Madre divenuta tale per obbedienza santa, la Martire, la Redentrice della donna e dei figli della donna, tre volte benedetta per il suo sì all’angelo, per la sua umiltà, per la sua carità accesa, per la sua verginità intoccata, per la sua maternità divina. Benedetta in eterno come generatrice di grazia e di salvezza, generatrice della divina Misericordia, generatrice della Chiesa universale, Sacerdotessa tre volte santa che ha celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di se stessa l’Ostia da immolare sull’altare del mondo. Santa Madre di Dio, grazie alla quale il Figlio non ha rimpianto il Cielo e il seno del Padre. (pp. 307-310).

7 settembre. “Benedetto il frutto del tuo seno”. La maternità divina e verginale rende Maria Ss. seconda solo a Dio, ma non dobbiamo soffermarci unicamente sulla gloria di Maria Ss., perché dobbiamo invece considerare cosa le costò quella gloria. Non ci sarebbe stata resurrezione senza la Croce, che Maria Ss. soffrì al pari del Figlio. Il Cristo, Verbo di Dio, straziò il seno materno, non umanamente ma perché il Dolore, maiuscolo, assoluto, sovrano, penetrò in Lei nel momento stesso dell’estasi dell’abbraccio con lo Spirito creatore. Beatitudine e dolore si fusero in una cosa sola come Ella era divenuta una sola cosa con Dio. Il dolore superò fin dal primo momento la beatitudine, questa venne all’Assunzione. La beatitudine della madre che bacia la sua creatura si cambiò nella certezza della Martire che sa più prossimo il martirio. A quel seno che meritava tutta la gioia destinata ad Adamo se fosse rimasto senza colpa Cristo dovette dare tutto il dolore: la pena di addolorare Giuseppe, il puerperio fra tanto squallore, la profezia di Simeone, la fuga in terra straniera, le ansie di tutta una vita per il Figlio evangelizzante tra i nemici, la tortura, l’agonia, la morte, il raccogliere il Corpo morte del figlio e vedergli il Cuore squarciato dal colpo di lancia. Noi abbiamo avuto il Redentore perché Maria ha accettato, trentatré anni prima del Figlio, di bere il calice dell’amarezza. Cristo vorrebbe che per lo strazio da Lei sofferto noi la amassimo. Egli non reputa sminuire se stesso, pur essendo Dio, con l’amare con infinito e venerante amore Sua Madre Immacolata. (pp. 311-313).

8 settembre. Gesù detta a Maria Valtorta, e solo per lei perché il mondo è sordo e corrotto, una breve lezione sulla Madonna come evangelizzatrice attraverso la sua divina bellezza, col suo sorriso e il silenzio, cose apparentemente senza peso, in realtà di valore infinito, che hanno attratto milioni di persone. Lei ha evangelizzato prima del Figlio col suo riservato tacere e il suo indescrivibile sorriso. Bastava che apparisse perché “tacessero le parole acri o impure, cadessero i rancori, si calmassero i dolori. Il suo sguardo purificava, il suo silenzio innalzava, il suo sorriso insegnava (…) La Chiesa nascente si consolidò per virtù del suo silenzio e del suo sorriso eloquenti più di tutte le parole, perché da essi traspariva il volto di Dio e la verità della sua missione.” Cristo non chiede alla Valtorta che di guardare e imitare la Madonna, madre di Lui e di lei, e di guardarla sempre per vederla nitidamente nell’ora della morte, perchè chi muore in Maria ha subito Gesù. Dopo questo ammaestramento di Gesù, appare a Maria Valtorta la Ss. Vergine, con la sua bellezza sorridente e silenziosa. (p. 314).

11 settembre. Gesù impartisce una lezione sulla stolta curiosità di chi vuol penetrare i segreti dell’aldilà. Molti si perdono perché invece di credere si affaticano a cercare prove “scientifiche” della Fede e cercano di curiosare su come sia l’aldilà, magari attraverso lo spiritismo e offendendo Dio con la loro incredulità. Messaggeri dall’aldilà non giungono su comando umano, ma solo se il Padre eterno li manda. Non è necessaria una profonda scienza per salvarsi. L’aldilà verrà rivelato da Dio quando sarà il momento. Tre volte beati, invece, coloro che credono senza prove, e sette volte beati quelli che non hanno mai dubitato della Parola di Cristo. (pp. 337-340).

12 settembre. Fra gli spiriti umili e semplici ai quali è concesso il possesso della Verità, Cristo suscita anime speciali che elegge già prima della loro incorporazione perché Egli ha la prescienza totale di come vivrà ciascuno spirito sulla terra, meritando o demeritando. Né ciò è ingiustizia perché Egli non forza nessuno a meritare o a demeritare. Le anime elette ricevono lumi e insegnamenti e non perdono questo dono a meno che non cadano nei vizi di avarizia e superbia. Gli avari sono quelli che tengono il dono per sé senza farne parte agli altri e così a poco a poco lo soffocano. Quelli che si insuperbiscono vengono invece immediatamente e inesorabilmente privati del dono. Alla santa Madre fu concesso di essere Portatrice del Verbo non tanto perché era immacolata quanto per la sua umiltà superperfetta. Ella restò umilissima anche quando conobbe il suo destino che la poneva al di sopra di tutte le creature, e con la sua umiltà ha consolato le Tre Divine Persone della ferita inferta loro dalla ribellione di Lucifero e della Prima Coppia. Maria Valtorta ha visto la gloria di Maria in Paradiso ma non può descriverla. (pp. 340-344).

13 settembre. Il Sacrificio di Cristo sulla Croce era col soffrire totale della sua carne seviziata e col suo supersoffrire di spirito accasciato da un cumulo di colpe. Solo la Madonna era con Lui ed erano presenti i sette arcangeli. Essi non potevano sollevarlo perché era l’ora della Giustizia, ma hanno raccolto nel loro intelletto di luce tutti i particolari di quell’ora, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, ai risorti, e sarà gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli, di ciò che riceveranno da Cristo, Giudice supremo e Re altissimo. (pp. 344-346).

14 settembre. Il sangue di Gesù fu sparso nel Getsemani per santificare la campagna, nel Tempio, quando era già ferito da pietre e bastoni, per santificare il Tempio di Gerusalemme e il Tempio futuro, nel Sinedrio per santificare la scienza che ne ha estremo bisogno, nel palazzo di Erode per tutti i re della terra che avrebbero bisogno di ricordarsi che Uno solo è il Re, nel Pretorio dove risiedeva l’Autorità, poiché soltanto con l’ubbidienza alla Legge di amore e di giustizia potranno i potenti sfuggire alla maledizione del Giusto eterno; il sangue divino fu spruzzato ai soldati flagellatori per infondere loro senso di umanità nelle dolorose evenienze della guerre. Il Sangue di Cristo ha bagnato le vie della città per santificare le vie dove il popolo passa e tanto male si commette. E le ultime gocce sono andate a Sua Madre che ha finalmente potuto abbracciare il Figlio morto e straziato. Tutto il sangue profuso non ha santificato tutti ministri della Chiesa, non ha santificato le regge, non le autorità, non le milizie, non il popolo, non la scienza, non le città né le vie e neppure le campagne. Ma Cristo ha voluto spargerlo ugualmente per quei pochi che hanno saputo raccoglierlo e comprenderne la voce di amore e di quella voce seguire i comandi. (pp. 347-350).

15 settembre. Maria Ss. fu esente dal dolore del parto e da quello della morte, che erano le eredità della caduta di Adamo ed Eva, poiché alla Senza Colpa come lo erano i progenitori la Giustizia divina non applicò le due principali condanne della carne. La nascita di Cristo fu estasi dolcissima, la morte un altro rapimento. Ma prima di quell’ora, come Corredentrice, dovette intridere se stessa nel dolore. Divenne Maestra di Dolore e personificazione delle tre virtù teologali. Fu un abisso di speranza, e per questo Dio l’ha posta come Stella a indicare la via del Cielo. I raggi della Stella del Mattino sono le sette spade infisse per amor nostro nel suo Cuore dolcissimo e purissimo. (pp. 350-352).

17 settembre. Cristo dice a Maria Valtorta di non stupirsi se Egli esprime parole e sentimenti uguali a quelli della Sacra Scrittura, perché egli è il Verbo del Padre e la sua Parola non muta. Solo si adegua ai nostri mutamenti nei contorni del suo lavoro, restando immutato il contenuto. Anche se gli uomini, grazie a scoperte e invenzioni straordinarie fossero capaci di abolire le leggi dello spazio, della gravitazione, della velocità, non per questo sarebbe lecito abolire la Legge della Carità, della Continenza, della Sincerità, dell’Onestà, dell’Umiltà. L’uomo dice a volte: “Il destino lo fa Iddio, dunque è ingiusto.” Ma non è così. Il bambino piange quando la madre gli dà una medicina dal sapore cattivo, ma lei sa che deve dargliela per il suo bene; lo stesso avviene tra Dio e la creatura. Iddio ci ama come ama se stesso e affidarsi a Lui sarebbe sicura salvezza. Quanto più uno è nella Luce, tanto più desidera il dolore; chi accetta il dolore è una volta nella Luce, chi lo ama vi è due volte, chi lo desidera vi è tre volte; al contrario più uno è nelle tenebre tanto più fugge, odia e si ribella al dolore. (pp. 375-379).

Il 19 settembre la Valtorta soffre orribilmente e le appare la Santa Vergine splendente di luce come una lampada di alabastro o di opale: ha gli occhi azzurri come quelli di Gesù ma di un colore più pallido, ha i capelli biondi come Gesù, sul biondo rosso ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame. Il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio: una lezione preziosa su tre grandi cose molto poco e malamente praticate. Anche senza parlare Maria insegna a vedere anche nei nemici dei figli suoi. (pp. 382-385).

20 settembre. Perché Cristo ha scelto Maria Valtorta? Perché è “una miseria”, è convinta di esserlo ed è animata dall’amore. Se la formazione della Chiesa e l’affermarsi del Cristianesimo nel mondo avesse dato i frutti che la prima fioritura faceva sperare, non sarebbe occorso altro. Cristo aveva dato ai credenti tutto quanto era loro necessario perché crescessero sempre più nella Fede e nella Dottrina, e lo aveva dato in forma perfetta, come Egli solo poteva darla. Sebbene quanto Egli ci ha dato non abbia perduto la sua efficacia, è diminuita la capacità degli uomini di comprenderlo, perché essi hanno offuscato la loro vista spirituale con le loro superbie, il loro udito spirituale col rumore di troppe umane parole, il loro gusto spirituale con sapore di tanta corruzione, il loro tatto spirituale con l’abuso di troppi contatti carnali, il loro olfatto spirituale col pervertimento che li spinge a preferire ciò che è putrido a ciò che è puro.  Così sono nate eresie e scismi che hanno staccato rami anche importanti dalla Chiesa, ma pure all’interno di essa vi sono numerosissime piccole eresie imperdonabili. Mentre il protestante, l’ortodosso, l’orientale che seguono con fede quello che i loro antenati hanno loro lasciato come Fede autentica possono essere scusati, non è perdonabile il vivente sotto il Segno della Chiesa di Roma che si crea la particolare eresia della sua sensualità del senso, della mente e del cuore. Di tutto si preoccupa il novanta per cento dei cattolici piuttosto che di vivere nella Fede. E allora Cristo interviene con l’insegnamento diretto che si sostituisce, con le sue luci e le sue fiamme, a tanti pulpiti troppo gelidi e troppo bui. Interviene al posto dei sacerdoti che si curano dei loro interessi materiali e non delle anime che Egli ha ricomprato col suo Sangue. E i più retrivi ad accettare questo aiuto che Egli dà per riparare ai danni dell’inedia spirituale di cui i cattolici stanno morendo sono proprio i sacerdoti. E ora, come venti secoli fa, Cristo non può che ripetere: “Guai a voi, dottori della Legge che avete usurpato la chiave della scienza e non siete entrati voi e avete messo impedimento a quelli che entravano”. (pp. 385-388).

25 settembre. Il matrimonio è Sacramento indissolubile e la maledizione incombe sull’adultero, e adultero è non solo chi consuma l’adulterio ma anche chi solo lo desidera, o che col suo cattivo comportamento induce l’altro all’adulterio. Il mondo va in rovina perché si sono rovinate le famiglie. La libidine estingue la Luce dello spirito: interi stati distrutti, nazioni divelte dalla Chiesa, scissure secolari create a scandalo e tormento dei popoli per la fame carnale dei reggitori. (pp. 395-398).

26 settembre. I viziosi che profanano le case e i cuori dei figli vedranno nello sguardo di Dio che ha creato la famiglia una luce che non vorrebbero vedere e che li fulminerà. Vizio orrendo è negarsi alla maternità e alla paternità. (pp. 398-400).

27 settembre. Lezione contro la religione “fai da te”. L’essenza della Fede è un cerchio meraviglioso che non conosce interruzione e cinge gli uomini in un abbraccio vitale. Ma il mondo moderno sceglie solo ciò che gli fa comodo e rifiuta il resto, spezzando il cerchio per superbia di mente, durezza di cuore, pesantezza di carne. Ma Cristo, che vuole solo la nostra salvezza, non ha detto una sola parola che fosse inutile, e quando l’uomo non giunge a capire dovrebbe accettare per fede. (pp. 355-358).

9 ottobre. Catechesi della consolazione: il tempo è breve, poi saremo chiamati dove la vita è eterna. Maria Valtorta non è più una povera donna sconosciuta, malata e insidiata, ma una messaggera che ha il compito di trasmettere agli uomini la parola di Gesù, e se l’inferno e la terra le facessero guerra, lei non ha nulla da temere perché Gesù è con lei. (pp. 406-411).

10 ottobre. Lezione sul promettere senza riflettere. Voti sacri non vengono osservati per negazione di una creatura a quella vocazione, seguita al primo presentarsi alla mente, scambiando per chiamata di Dio un sentimentalismo del cuore. Unioni matrimoniali si trasformano in sacrileghe disunioni perché contratte senza opportune cautele. Promesse fatte ad amici si trasformano in delusioni. Turbamenti mondiali sono causati dall’irriflessività dei governanti. Erode fece decapitare il Battista per un’irriflessiva promessa fatta per compiacimento sensuale, dato che satana lo teneva in pugno mediante il peccato. Di qui si vede la necessità di vivere in grazia, poiché noi siamo i nascituri alla Vita del Cielo: l’esistenza umana è gestazione che forma per dare l’uomo alla Luce. La vera morte non è il separasi dell’anima dal corpo, ma il separarsi da Dio del nascituro avvelenato dal peccato, il quale si separa anzitempo dall’organo materno e putrefà nell’alveo che lo espelle con dolore. (pp. 411-415).

11 ottobre. Un dettato sull’estasi contemplativa. Maria Valtorta soffre, e solo la preghiera e la Parola di Dio la calmano. È arrivata al punto più alto di unione con Gesù, ed è già estasi questa. Estasi non è soltanto restare fuori dei sensi nel contemplare visioni di Paradiso, è invece estasi più profonda questo essere astratti dal dolore morale e materiale senza perdere i sensi, ed è più profonda perché è opera unicamente dell’amore; è la fusione, l’essere “due in uno”. (pp. 429-432).

14 ottobre. I libri della Sapienza vanno sempre letti con riferimenti sopraumani. Il mondo e la scienza del mondo, che non sa elevarsi al soprannaturale, si sforza di abbassare il soprannaturale al suo livello terreno e ne coglie il senso artistico e poetico, ma non si sforza di aprire le porte del suo spirito. (pp. 445-451). (Esattamente quanto fanno ottenebrati commentatori della Valtorta che ne esaltano le “esimie” doti letterarie e credono che tutto finisca lì. Sono allo stesso livello dell’anonimo critico che nel 1960, su “L’Osservatore Romano”, bollò l’opera come “Vita di Cristo malamente romanzata”: cioè il livello terreno e pedestre di chi, lodando o stroncando poco importa, vede e giudica solo la forma perché incapace di penetrare la sostanza.)

15 ottobre. Il peccato non ha leso soltanto lo spirito ma anche il corpo dell’uomo a causa degli istinti contro natura, che hanno portato il marchio della bruttezza. La bruttezza fisica è divenuta il marchio di propria o lontana congiunzione con satana e sotto l’antica Legge chi era deforme era escluso dai servizi divini. Gesù, alla sua venuta, ha modificato la Legge al fuoco della sua Carità e, come era venuto a risanare le malattie delle anime, così volle risanare anche i corpi. Non può operare il miracolo di rendere perfette anche le membra destinate a perire, per motivi inutili a spiegarsi agli uomini. Ma se coloro che sono affetti da infermità sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio, hanno la divina assicurazione del possesso del Cielo. La Vergine Ss. possiede la bellezza suprema, impossibile a rappresentarsi da parte degli artisti più grandi. (pp. 451- 455).

17 ottobre. Lezione sul Purgatorio. Nel fuoco del Purgatorio le anime non soffrono che per amore. Non immeritevoli di possedere la Luce ma non ancora degne di entrarvi, al loro presentarsi a Dio vengono investite dalla Luce ed è un anticipo di Paradiso che dà loro la conoscenza di quello che li aspetta e delle colpe da espiare. Tutto è imperniato sull’Amore: in Purgatorio un’anima non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme che sono già Dio ma le nascondono Dio. Il tormento è che l’anima ha visto Dio nel giudizio particolare ed è ansiosa di rigodere quel gaudio. Bisogna molto pregare per queste anime. (pp. 459-463).

21 ottobre. Prosegue la lezione sul Purgatorio. Tutta la Legge divina è imperniata sull’Amore, per cui non stupisce che le anime purganti soffrano per amore. Il primo comandamento è quello che impone l’Amore per Dio ricordando anche la nullità della creatura. Ma gli uomini preferiscono dèi bugiardi e diventano essi stessi dèi di fango quando non vivono nella Grazia. Il peccato è offesa a Dio e chi offende odia. Gli uomini forzano il proprio essere a continuo lavoro per amore del denaro, profanano il proprio corpo con la lussuria e poi uccidono embrioni di vite scientemente o con le malattie che la lussuria ha fatto loro contrarre. La dignità di padre e di madre è sublime, episcopato santo che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale. Di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. La vita dei genitori è sacrificio come quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della propria missione: tutte e tre categorie sono formatori di ciò cher non muore, lo spirito. Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori e si vede attraverso i figli ciò che valevano i genitori. Ma i figli non giudichino i genitori, perdonino soltanto. (pp. 475-486).

25 ottobre. L’uomo crede di poter sindacare Dio e le sue opere. Bisogna che il granello muoia per diventare cibo di vita, perché solo davanti all’olocausto l’uomo si arrende: così è stato per Cristo e così sarà per Maria Valtorta, a cui Cristo profetizza che le Sue parole che le viene dettando germineranno dopo la morte di lei. Quelli che la deridono e non vogliono vedere e udire saranno puniti: Dio accumulerà su di loro tenebre e silenzio, che essi avranno voluto con la loro accidia spirituale, la loro superbia, la loro negazione del potere dello Spirito Santo; sono “morti” che si seppelliranno da se stessi, sono già giudicati. (pp. 492-496).

26 ottobre. Il tono diverso delle comunicazioni dovrebbe essere prova dell’autenticità della rivelazione privata; invece, nel loro ostile e incredulo razionalismo accecante ne faranno una mera questione di stile, ossia l’“autrice” adotterebbe due stili diversi per motivi “letterari”: a tanto giunge la loro aridità spirituale. (pp. 496-497).

27 ottobre. Lezione sul battesimo. Una severa selezione separerà la pula, il loglio e la crusca, i viticci, dalla spiga destinata a diventare farina di Dio. La spiga è Maria Valtorta, destinata alla gloria del Paradiso che Cristo esplicitamente le promette. La pula sono gli orgogliosi per la loro scienza razionalizzante ed errata (dottori della Legge, farisei e scribi del tempo attuale); il loglio e la cuscuta sono i ribelli alla Legge e gli avvelenatori di cuori, gli scandalosi, i corruttori per i quali sarebbero stato meglio non essere mai nati; i viticci sono i pigri dello spirito che vogliono beneficiare della Comunione dei Santi ma senza la minima fatica. Perfino il maligno disprezza questi ultimi perché sa che da essi stessi si danno la morte all’anima. (pp. 497-499).

31 ottobre. L’occhio di Dio scruterà nel seno della Chiesa e scriverà il singolo decreto per gli ignavi, gli indifferenti, i tiepidi, i ribelli, i traditori, gli omicidi dello spirito, i deicidi, ossia quelli che inducono a dubitare di Dio. La Terra non è tutto, il tutto è altrove, e in quel tutto troveremo ad aspettarci ciò che avremo compiuto sulla terra. (pp. 514-517).

1° novembre. Chi ama la Sapienza ama la sua fonte: Dio. Il mondo ha bisogno, fra tanta scienza inutile, di chi comunichi la Sapienza. Per pietà dei ciechi, dei sordi, degli analfabeti dello spirito, Dio dà voce e penna a chi sceglie, perché lo Spirito di Dio sia nuovamente udito. (pp. 517-518).

3 novembre. La Valtorta spiega come riceve i dettati: sente una voce che ripete più volte una frase per invitarla a scrivere, a volte quando è notte, nel dormiveglia, oppure sente la voce così prepotente che deve immediatamente obbedire e, per quanto sfinita, riceve la forza necessaria per il compito; molte volte sente una gioia luminosa e al dettato si unisce la visione. Le lezioni si svolgono partendo dalla dettatura di una prima frase, poi Cristo aspetta che lei abbia finito quello che sta facendo, poi ricomincia a parlare. Oppure Cristo fa aprire un libro che vuole e presenta subito la frase sulla quale svolge il suo ammaestramento. A volte si serve di un libro qualsiasi o di un giornale dal quale trae motivo di insegnamento. Ci sono giorni in cui non parla e lei è infelicissima, altri giorni Cristo cede alle sue suppliche e le concede la grazia di parlarle. Maria Valtorta non vuole più né libri né compagnia di gente: ormai vuole solo Gesù.

Il 4 novembre la Valtorta attesta di conoscere quasi a memoria i quattro Vangeli e per il resto di essere molto ignorante per quanto riguarda la Bibbia. Molta scienza è come paglia: empie e non nutre. Da un secolo Dio va aumentando miracoli, apparizioni e “voci” per richiamare gli uomini alle Sue vie, ma invano. Si sono riempiti di malizia e si sono venduti alla malizia e hanno aperto le porte a satana. Al termine di una spaventosa invettiva contro i peccati degli uomini, Cristo flagella il peccato impuro contro natura: mai come ora è stata tanto diffusa questa caratteristica, frutto venuto da secoli di vizio, di cui gli uomini si compiacciono e la sfruttano per le loro borse (dettato 5 novembre, p. 536).

Il 15 novembre la Valtorta ha la “vista intellettuale dell’amore del Padre”: un’immensa luce di una letizia incomparabile, dalla quale traspariva un’idea di volto, un volto proteso su di lei e due braccia tese come per proteggerla e abbracciarla, lo sguardo vivo di una perenne giovinezza e pure infuso di una dignità di età matura e di una bontà di sguardo di vecchio, viso maestoso ma senza segni di vecchiezza o di eccessiva gioventù, perfetto di età e di forma. Le parole sono assolutamente inadeguate a descriverlo, e specialmente a rendere l’indescrivibile “riso” del Padre. (pp. 557-559).

Il 16 novembre Gesù le dice: “Lascia cadere tutto e trattieni solo Dio, la Luce, la Grazia, l’Amore di Dio. Nulla di ciò che è della terra ti turbi. Sei figlia di Dio. Ti ho dato di vedere questa sublime condizione per rivestirti di forza e serenità. (…) Ed ora avanti, mia piccola voce. Il tempo è breve e molta è la Parola. Diamo a questi disgraziati tutto quanto si può, acciò non ci facciano accusa della loro rovina. Il mondo perirà ugualmente perché vuole perire. Ma la giustizia e i giusti del Signore potranno dire: ‘Tutto vi è stato dato per salvarvi, anche più di quanto era dovere, poiché l’amore è un prodigo mai sazio di donare’.” (pp. 559-561).

17 novembre, Commento a Isaia Cap. 10. Gli uomini si fanno strumenti di satana e così si puniscono da soli nella guerra e nelle liti. Dice Gesù: “Voi opprimete? E io permetto ad altri di opprimervi. Voi rubate una patria? E io permetto ad altri di rubarvi la patria.” (p. 563). Era in corso la seconda guerra mondiale, ma evidentemente nessuno dei belligeranti era gradito al Signore, il quale dice che “bene sarebbe che coloro a cui è propizia la lotta e amica la vittoria non si credessero tanto perfetti da meritare da Dio ogni riuscita umana (…) Se colui che trionfa fa mal uso del suo trionfo Io lo percuoterò e lo abbatterò nella polvere.” (p. 563).

19 novembre. Giusto dire dei precursori di satana quello che dice Isaia (14, 12-15): “Il credente si identifica col suo dio e il figlio col suo genitore.” Gli uomini in Grazia di Dio si identificano con Lui. Gli indemoniati, infinitamente più numerosi, si identificano col demonio e pretendono persino di abolire il diritto di pensare (e da allora la cosa è molto peggiorata: basti riflettere a ciò che viene insegnato nelle università e nelle scuole). “Il pensiero è conculcato da questi superdèi di fango e di orrore.” (p. 567).

20 novembre. “Noi”, dice il Signore, “siamo presso le grandi ‘voci’ e le piccole ‘voci’ che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli.” (p. 570).

20 novembre. In estasi la Valtorta riceve le carezze della Madonna e alla domanda della stessa Valtorta su che cosa possa fare per lei, la Madre di Dio risponde con una sola parola: “Amami”. (p. 571).

21 novembre. Commentando l’episodio della Maddalena, che gli unse i piedi col nardo e l’asciugò coi capelli, e del fariseo Simone che se ne scandalizza, Cristo dice: “L’ho molto amata perché ha molto amato, mi ha molto amato perché tutto le ho perdonato. Tutto, Maria. Io tutto perdono a chi mi ama con tutto te stesso.” (pp. 573-574).

23 novembre. “Dice Gesù: Io do sempre il doppio, il triplo, il centuplo, l’infinito, in compenso di quanto voi non date. Perché vi amo, figli, e vi giudico con un rigore che l’amore tempera. Così non vi pago come le vostre iniquità richiedono, ma, più forte del bisogno di castigo, sento il bisogno dell’aiuto per voi, perché vi vedo disgraziati e di vedervi tali ne soffro.” (pp. 576-578).

Nel dettato del 26 novembre, Cristo spiega perché non nacque a Gerusalemme. Perché era totalmente corrotta per superbia, arroganza, avarizia, durezza, umana scienza, ricchezza, lusso e lussuria. Chi vi cercava il cibo di Dio non vi trovava che le pietre pesanti delle pratiche farisaiche. La nuova Gerusalemme, Roma, le assomiglia pericolosamente. Cristo, della stirpe di Davide, atterratore di Golia, può abbattere un gigante dell’ateismo e del razionalismo con un tocco del suo volere e aprire i sensi spirituali, la vista e l’udito di cose soprannaturali a chi amorosamente gli tende lo spirito. (pp. 586-588).

27 novembre. Maria Ss. lasciava dietro di sé una scia di santità operante, dice Gesù, e i primi seguaci di Cristo furono quelli che avevano avuto con Lei un rapporto anche casuale. Saturo di questa emanazione era Giuseppe inondato di gioia in mistica contemplazione. (pp. 588-590).

In un dettato immediatamente successivo (28 novembre), Gesù spiega che il casto amore di coniugi, quale era stato pensato dal Creatore, doveva essere naturale e angelico. La santità coniugale consiste nell’imitazione reciproca nelle cose buone, sempre salendo in grazia. Giuseppe santo e casto della Santa e Casta, come bambino dalla maestra imparava da lei giorno per giorno la scienza di essere simili a Dio, e poiché nulla nel suo cuore di giusto era ostacolo alla Grazia, prendeva somiglianza alla sua Maestra amata, somigliando così a Dio, di cui Maria era la più perfetta copia. Alla nascita di Gesù, Maria e Giuseppe stavano pregando. La Sacra Famiglia fu la prima famiglia redenta da Dio. La Luce era giunta sulla terra: non la videro i dotti, i ricchi, i sazi di piaceri, ma gli umili pastori intenti al loro lavoro. Dopo la famiglia, Dio era venuto a santificare il lavoro, il compimento del Dovere (il mondo assatanato blatera invece di diritti). I secondi redenti della terra furono dunque i lavoratori. Al terzo posto furono redenti i potenti che non antepongono la loro scienza a Dio, non certo quindi gli scienziati atei, ma a quelli che della scienza fanno motivo di elevazione. Non dalla Palestina vennero i sapienti e i potenti Re Magi, ma da terre lontane, richiamati dalla luce del Re dei re. Né è da stupirsi se ormai dai lontani dalla Chiesa romana vengono genti alla Croce, e i lontani colmeranno l’ingrata lacuna lasciata dai cattolici e li sorpasseranno. I cattolici non vogliono più Cristo, non lo comprendono più, non lo conoscono più, e Cristo stenta a riconoscere loro, tanto li hanno imbruttiti le molte malattie della carne e della mente. (pp. 593-596).

Il 5 dicembre Gesù ammonisce: “Non indurite cuore e udito più di quanto già non l’abbiate. Non chiudete il cuore e l’udito alla Voce di Dio che parla attraverso i suoi “portavoce”, come un tempo l’indurirono gli antichi alla Voce di Dio parlante attraverso i Profeti. Se non ascoltate Me, per giustizia Io non ascolterò voi, e cesserete di avermi per Dio, per Padre e Salvatore. Conoscerete allora l’ira del Signore piena e inesorabile e, avendo ricusato il Pane della Parola di Dio, morderete la polvere e come belve senza cibo vi sbranerete l’un l’altro morendo nell’orrore per conoscere un orrore ancor più tremendo ed eterno.” (p. 623).

Il 7 dicembre, Gesù ordina alla Valtorta di dire al Padre Romualdo Migliorini “che fra le ragioni probatorie vi è quella di dettati che, per il loro contenuto, non possono certo uscire da un cuore che avvenimenti speciali inducono ad agitarsi creando pensieri contrari a quelli che scrivi: fra questi noti il Padre quelli scritti nei giorni della morte di tua madre e recentemente quello del 6 corrente (forse quello sull’imprecazione sacrilega dei senza Dio). Aggiunga questa ragione alle altre. È una prova sicura della fonte non umana dei tuoi scritti.” (pp. 633-634).

8 dicembre, Immacolata Concezione. Dice Maria che Luca scrive che Gesù, dopo la Circoncisione, “cresceva e si irrobustiva pieno di sapienza e la Grazia di Dio era in Lui”, e più volte ripete che, ormai fanciullo dodicenne, stava soggetto ai genitori e “cresceva in sapienza e grazia dinanzi a Dio e agli uomini.” Una deviazione della pietà dei fedeli ne ha fatto un essere prodigioso e innaturale che fin dalla nascita avrebbe pensato e agito da uomo. Non è vero: era un bambino che crebbe poco a poco, come tutti i bambini, che imparò a dire “mamma” e correva cadendo e ammaccandosi finché non imparò a camminare. La Madre Santissima conosceva e intendeva alla perfezione le profezie che parlavano della Passione, e sapeva fin dall’inizio che al Figlio era destinato l’orrore del Golgota, per cui ne soffrì per tutta la vita; gli fu vicina per tutta la Passione come Corredentrice santa. Non c’è strazio più grande, che dura tuttora, per la Madre e il Figlio, sapere per quanto, moltitudine immensa, che il Sacrificio sarebbe stato vano. Gli uomini offendono continuamente Cristo, e le offese fatte al Figlio sono come strali che, nella beatitudine celeste, vengono a riaprire la ferita del Venerdì Santo. Longino, uomo retto che compiva il suo dovere, le permise di accostarsi al Figlio morto e fu battezzato dal sangue e dall’acqua sprizzati dal corpo del Martire in seguito al colpo di lancia, così che fu il primo figlio nato a Maria dal travaglio della Croce. Lo strazio del Golgota è la corona apposta sul Concepimento immacolato di Maria. (pp. 634-642). (Come possano certi preti stare lì ad arzigogolare di fronte a parole del genere, invece di chinare la fronte e adorare, è una cosa che sfugge a qualsiasi intelletto sano.)

Il giorno di Natale Maria Valtorta si trasfigura alla visione della Vergine col Bambino in braccio: assistono all’evento Anna, seconda moglie di Giuseppe Belfanti (cugino della madre della Valtorta) e Paola sua figliastra; Marta Diciotti accorre dalla cucina avendola sentita cambiare totalmente tono mentre recitava la preghiera di Pio XII all’Immacolata. (pp. 696).

Il 26 dicembre la Madonna parla della sua missione di madre e del suo amore per tutti gli orfani; dice che potrebbe insegnarle parole a lei straniere ma non lo fa perché non le capirebbe e servirebbero solo alle curiosità scientifiche dei curiosi profanatori del mistero. Subito dopo Gesù ricorda alla Valtorta che non sarà grande per le contemplazioni e le rivelazioni, ma per il suo sacrificio. (pp. 697-699).

Il 27 dicembre parla Giovanni al piccolo Giovanni Maria Valtorta: per essere prediletti occorre Fedeltà assoluta che tutto accoglie senza esitazione e senza discussione, Purezza di spirito, di mente, di carne, Carità eroica. Chi possiede l’Amore possiede lo Spirito di Dio, e chi possiede lo Spirito ha in sé le sette fonti che annullano i sette peccati capitali. Lo stesso giorno Cristo esalta i quattro Evangelisti, vive fiamme che hanno portato la sua Gloria alle genti e annuncia che Maria Valtorta è destinata a ripetere l’insegnamento del Verbo che prende la pochezza di lei per sbalordire i grandi e consolare gli umili. (E infatti i grandi della Chiesa, con rarissime eccezioni, saranno ostili per invidia, alla grande Opera che il Divino Maestro sta per cominciare a dettarle.) (pp. 699-702).

Il 29 dicembre dice Gesù che dalla nuova Gerusalemme (Roma) erano partiti raggi di una civiltà perfetta perché era la Civiltà del Cristo che non si ammanta di scoperte atte a rendere molle la vita e crudele la sorte, ma di leggi sante volte a elevare l’uomo, a sollevare le sue miserie, a istruire la sua ignoranza. Ma Roma ha rinnegato Cristo, ha infierito sui suoi santi e sui profeti e si appresta ad infierire più ancora. (p. 709) (Lo si vedrà con i maltrattamenti inflitti a Padre Pio, alla Valtorta e a tante altre piccole “voci”, come nel caso la persecuzione subita dalla piccola veggente Adelaide Roncalli, di sette anni, ad opera di Don Cortesi; la bambina, alla quale la Madonna era apparsa più volte, alle Ghiaie di Bonate, nel 1944, intimidita, terrorizzata, derisa e sballottata qua e là all’insaputa dei genitori, fu costretta a ritrattare e cacciata dalle Sacramentine, dove avrebbe dovuto entrare per ordine della Vergine; il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo monsignor Bernareggi emise il solito decreto di “non constat de supernaturalitate”; l’incredulità clericale venne a capo di distruggerle la vita; solo grazie ai decreti sulla libertà d’informazione del Concilio Vaticano II, Adelaide Roncalli ha potuto riaffermare l’autenticità delle apparizioni). Per punizione ai rinnegatori, ai senza fede, verranno loro addosso gli odiatori di Cristo, gli empi della terra, i sempre più prossimi a satana, gli odiatori della Croce, assalendo nell’interno dei cuori che ancora portano in sé traccia del Segno di Cristo. Il Papa vigili e preghi, ma senza farsi illusioni. Nel fortunale che da ogni lato si avventa per sommergere i valori santi invisi ai pervertiti basta che per un attimo la mano sia tolta dal timone della barca di Pietro perché le onde la assalgano con maggior violenza. Il Papa, Cristo in terra, dovrà sopperire alle deficienze dei ministri (cioè dei sacerdoti).

Lo stesso giorno Cristo spiega alcuni strazianti particolari della sua Passione e della Sindone e in particolare dello spasimo causato dalla trafittura delle mani. Le ferite delle palme le Valtorta non le ha viste perché Gesù raramente muove la sinistra sia per abitudine contratta nel lavoro e perché è la più ferita (ancora adesso ferita, dopo la Resurrezione, in Paradiso!). I carnefici dovevano appenderlo per i carpi per rendere più sicura la sospensione ma, dopo avere inchiodato la mano destra, il foro preparato per il chiodo destinato alla sinistra era troppo lontano e quindi dovettero trafiggergli il palmo della mano. I pittori e gli scultori che lo hanno rappresentato in croce con la mano destra semiaperta e la destra serrata a pugno hanno testimoniato senza volere la verità fisica del suo Corpo martirizzato, perché la sinistra si serrò a pugno nello spasimo e per la troncatura dei nervi recisi, e la contrattura aumentò sempre più per lo spasimo. Nella Sindone ciò non si rileva perché la mano destra copre la sinistra. (pp. 715-717).

Tutto l’insieme di questi insegnamenti impartiti a Maria Valtorta appare così aderente alla retta dottrina, e così logico e conforme alla verità storica, così commovente e profondo che non può essere scaturito dalla mente di una povera paralitica di modesto livello di studi. Solo il Divino Maestro da lei tanto amato, e il cui amore ella meritò per il suo eroico sacrificio, può esserne il vero autore.

 EMILIO BIAGINI


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