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Nel luglio 1944, per “ordine superiore”. Maria Valtorta riscrive un foglio che aveva distrutto per timore che finisse in mani diverse dal quelle di Padre Migliorini. “Da qualche tempo e sempre più chiaramente vedo con una vista spirituale il ‘vero’ aspetto di chi avvicino. Non di tutti, di quelli che Dio vuole che io veda. Così G.B. [Giuseppe Belfanti, suo cugino, dedito allo spiritsmo] mi appare con aspetto di demonio. Mentre se guardo sua moglie vedo solo un pezzo di carne…” (pp. 20-21).

“L’ora del Getsemani” (pp. 36-47) è un tremendo dettato del 6 luglio 1944, in cui Cristo rivela le terribili sofferenze e tentazioni subite prima dell’Immolazione. Peggio di tutto fu essere abbandonato anche dal Padre. Cristo rimase solo con satana che lo tentava orribilmente e con logica spaventosamente persuasiva, esattamente coincidente con la logica umana, dicendogli che il Suo sacrificio sarebbe stato vano e gli uomini non lo meritavano. Il demonio gli suggeriva di appoggiarsi a lui, che lo avrebbe reso potente e chiedeva in cambio di potersi ‘redimere’. Ciò era ovviamente impossibile, perché satana, spirito perfetto, ribellandosi era divenuto perfetto nel male e non poteva tornare indietro (sebbene certi svirgolati farnetichino di una “redenzione” del diavolo; tra loro si annovera anche un poeta della statura di Friedrich Gottlieb Klopstock), ma qualunque uomo in angoscia mortale non sarebbe andato tanto per il sottile e avrebbe accettato, solo che quell’Uomo era anche Dio e resistendo vinse il demonio. Il Padre faceva pesare su Cristo la sua ira, perché il Santo Redentore, per salvarci, si era caricato di tutti i nostri peccati ed era divenuto perciò immondo. Conclusione dell’ora del Getsemani; l’estrema tentazione di Gesù e la spaventosa potenza diabolica “non sarebbe compresa e ammessa da quei piccoli cristiani che sono larve di cristiani e non cristiani formati”. (p. 35, corsivo nel testo).

Del 17 ottobre 1944 è un dettato nel quale Cristo confuta i dettati demoniaci ricevuti da Giuseppe Belfanti, il cugino spiritista di Maria Valtorta che, mescolando vero e falso, tentano di confondere, facendo credere all’impossibile “redenzione” di Giuda, il cui tradimento sarebbe stato “necessario” all’Ascesa di Cristo, e confuta la catena di errori legati alla teoria dell’evoluzione e alla pretesa “reincarnazione”. Dire che, per volontà dello stesso Cristo, il demonio sarebbe l’espressione di una volontà e di una forza in opposizione a quella di Cristo stesso è un sacrilegio: Dio infatti non può contraddirsi. Non c’è un evolversi della spiritualità per reincarnazioni successive, perché ogni spirito vive una volta sola sulla terra. Quanto alla cosiddetta idea del “Quinto Vangelo”, Cristo ribadisce che “i Vangeli quattro sono. Io li sto illustrando per portare altri alla luce che hanno perduta o sminuita. Ma non creo un altro Vangelo. Quelli sono e quelli restano.” (p. 41). L’idea del cosiddetto “quinto Vangelo” appartiene piuttosto ai detrattori della Valtorta e ai loro goffi tentativi di screditare il tesoro valtortiano. E perché la luce si è perduta o sminuita? Come il Divino Maestro spiega più volte altrove, anche in questo stesso volume (vedi anche Santi e non santi), la colpa è dei sacerdoti che li spiegano male dal pulpito e anche delle cattive traduzioni troppo letterali che danno luogo ad equivoci, abilmente sfruttati dagli eretici, e che la gerarchia ecclesiastica, in venti secoli, non ha saputo rimediare. Successivamente Giuseppe Belfanti riconosce di essere stato sviato da falsi dettati di un non precisato “amico” in Calabria. Dopo aver ricevuto dalla Valtorta il dettato di Cristo a lui destinato, scrive il 23 ottobre 1944 accettando con gratitudine la correzione divina. (pp. 47-48): uno dei molti casi in cui, attraverso l’umile canale della “portavoce”, la Grazia divina raggiunge un’anima.

Del 22 ottobre 1944 è una stupenda preghiera della Valtorta a Cristo Re (pp. 48-49), e di due giorni dopo un’altra sua commovente preghiera per i defunti (pp. 49-50).

Un dettato di Cristo dell’8 novembre 1944 sul Pater Noster e l’Ave Maria esorta a recitare quelle preghiere tenendo presenti riferimenti soprannaturali, e specialmente come preparazione a una buona morte. (pp. 51-52).

Il 3 dicembre 1944 la Valtorta, di propria iniziativa e non ispirata, scrive una toccante rievocazione del suo ottimo medico curante, il dott. Lapi, morto in Corsica il 26 ottobre 1943 in un agguato di “partigiani” corsi, colpito alla nuca. Maria Valtorta aveva presentito già anni prima la sorte che gli sarebbe toccata. Dopo la morte le apparve cinque volte. (pp. 56-68).

Del 16 novembre 1945 è un insegnamento di Cristo: Dio ha le stesse luci per tutti gli uomini. Un essere privo della Grazia e dei Sacramenti perché non cristiano, se tende alla verità può essere “moralmente santo.” (pp. 72-73).

Il 20 luglio 1947 la Valtorta annota una semplice e mirabile spiegazione della Trinità e dell’Incarnazione, mandatale dal Padre Eterno per confortarla dopo che ebbe ricevuto parole, evidentemente poco caritatevoli, da parte di Padre Migliorini. (p. 84).

Del 9 novembre 1947 è una serie di annotazioni riferite alla Madonna. In rapporto all’apparizione alle Tre Fontane avvenuta il 5 maggio di quell’anno, Maria Valtorta vede la Madonna di Fatima lanciare rose d’oro sulle basiliche e su altri luoghi di Roma e del mondo: quelle rose altro non erano che le Ave del Rosario dette dalla stessa Valtorta. Il 10 giugno di quell’anno la Valtorta aveva letto su Oggi le frasi: “Io sono colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione”, le stesse parole che la Madonna aveva pronunciato in una delle sue prime apparizioni a lei stessa. La notte fra il 12 e il 13 ottobre Maria aveva visto i pellegrini oranti alla Cova de Iria e la Madonna l’aveva esortata al Rosario. (pp. 84-87).

Il 18 novembre 1947 Gesù le impartisce una preziosa lezione sulla Messa, che dovrebbe essere chiamata “Frazione del Pane”, dove il Pane è Cristo stesso immolato “sparso per voi e per molti” (non “tutti”, come dice la traduzione postconciliare). Annuncia la terribile persecuzione finale, quando i tempi attuali di persecuzione sembreranno, al confronto, tempi di pace. (pp. 88-92). Ma purtroppo, negli oltre sessant’anni intercorsi, il disegno anticristico si è fatto più chiaro e arrogante, senza che la gerarchia trovi il coraggio di opporsi apertamente. Già adesso, citare il giudizio di s. Paolo sulla sodomia o il destino di Sodoma e Gomorra è diventato rischioso. Di questo passo l’intera Sacra Scrittura e la Tradizione saranno fuori legge e la Chiesa subirà la più spaventosa delle persecuzioni, esattamente come profetizzato dalla Valtorta.

Nella notte tra il 20 e il 21 marzo lo Spirito Santo parla, dicendo che le turbe languono e per questo la Misericordia Incarnata “ha compiuto questa terza moltiplicazione di pani della sua Sapienza”, ossia l’Opera stessa, e impone che l’Opera stessa non dev’essere in alcun modo modificata né deve portare nome di autore umano. (pp. 95-97).

Nel corso del 1948 si susseguono brevissime spiegazioni su punti particolari della Fede, indicate come “Frecce di Sapienza”. I “vivi” del Credo sono i salvi, i “morti” sono i dannati. I giusti di ogni religione, convinti di essere nella vera, hanno un premio da pargoli, ossia il Limbo che è già luogo di gioia, in attesa del premio finale in Paradiso. (pp. 98-99).

Il 29 marzo 1948 la Valtorta rivede tutta la Passione che già aveva descritto nell’Opera e sente tutti i dolori sofferti da Cristo e da Sua Madre. Non le appaiono le stigmate perché aveva espressamente chiesto di non avere segni esteriori, ma soffre come se le avesse (anche Padre Pio aveva chiesto la grazia di non aver segni esteriori, che gli erano di confusione, ma gli era stata rifiutata). (pp. 103-105).

In un dettato spaventoso del 25 aprile 1948, Cristo ammonisce sull’avanzata della dottrina anticristica che pretende di deificare l’uomo e annuncia la cattiva accoglienza degli ammonimenti perché gli uomini non amano sentirsi dire ciò che non è a loro gloria. Molti sono nemici della Chiesa per ignoranza e per lo scandalo dato dai preti. Cose ancora più gravi erano in un dettato precedente che Cristo ha ordinato di distruggere per la durezza di cuore di molti e per dar loro tempo di convertirsi. Annuncia il castigo ultimo a chi non ascolterà la Sua Voce e dice altre cose che la Valtorta non deve scrivere, perché altrimenti la odierebbero ancora di più. (pp. 107-115).

L’8 maggio 1948, Gesù si dice sdegnato per gli ostacoli opposti dai preti alla divulgazione dell’Opera. Nei Vangeli canonici è l’essenziale per credere e salvarsi, ma non è la completa conoscenza di Cristo (lo dice, del resto, anche la conclusione del Vangelo di S. Giovanni). (pp. 116-117).

Il 25 maggio 1948 il Signore spiega, a proposito della visione delle Tre Fontane, che “la spada nel cuore di Maria è il Suo pianto desolato per l’atteggiamento dei sacerdoti (corsivo nel testo) in riguardo delle sue manifestazioni di misericordia per loro e per i fedeli…” “Ciò che più addolora il Signore e allontana la Sua misericordia da voi, che ne avete tanto bisogno, è questo atteggiamento ostinato dei Sacerdoti di ogni grado”. “È questo loro ostinato non pronunciarsi o pronunciarsi chiamando Satan, ossia menzogna, ciò che è Maria”… “Io vi ho fatto pastori e non lupi, e vi ho fatto miei servi preposti a governare in mia vece i miei servi minori, non già a malmenarli.” (pp. 117-119, corsivo nel testo).

La Valtorta legge su un giornale che il vescovo di Arezzo impone di togliere ogni immagine sacra dalla chiesa di S. Francesco “per sfatare le superstizioni” circa le statue che sono state viste muoversi. Si domanda allora come conciliare ciò con le parole di Padre Pio e di altri spiriti guidati per vie straordinarie che annunciano una “Pentecoste mariana”. Si rivolge a Dio perché la illumini su chi ha ragione e il Verbo risponde: “In verità l’Avversario sta iniziando il suo lavoro di distruzione della terza parte delle stelle del cielo [le anime sacerdotali]. La mia Chiesa non sarà colpita che dalla Chiesa. Ogni altro nemico sarà vinto da Me. Ma l’abominio nel suo seno Io non lo posso vincere perché sacra mi è la libertà d’arbitrio di ogni uomo, di ogni uomo, di ogni uomo (corsivi nel testo). E coloro che saranno abominio hanno più di ogni altro le grazie per tendere al loro fine… Per questo sarà abominio la loro caduta, la loro apostasia.” E Cristo, con immenso dolore, chiama questi consacrati apostati “i nuovi Giuda”. (pp. 128-129, corsivi nel testo).

Su ordine di Gesù, il 2 luglio 1948 Maria Valtorta dichiara che quanto ha scritto lo ha udito sempre con assistenza di Cristo, della Madonna o dello Spirito Santo, anche per le correzioni. Se sente mancare l’assistenza celeste cessa di scrivere. Quanto ha ricevuto deve, per ordine divino, comunicare a tutti. (pp. 130-131).

In un dettato del 4 agosto 1948, confuta le obiezioni dei dottori difficili, chiamandoli “stolti e superbi”. Le parole del Magnificat, se fossero solo riportate dalla Valtorta farebbero gridare all’eresia perché la Madonna sembrerebbe “superba”. I Vangeli sono pieni di lacune e le traduzioni troppo strettamente letterali hanno lasciato spazio a eresie suggerite da satana. Es.: “Giuseppe non la conobbe fino a quando non partorì” e “primogenito di Maria”, “fratelli di Gesù”, ecc. In venti secoli la gerarchia non ha saputo eliminare questi pericolosi fraintendimenti, e per questo occorrono rivelazioni come quella a Maria Valtorta (pp. 147-152).

Un dettato del 9 settembre 1948 spiega le beatitudini del Magnificat e confuta le obiezioni di certi chierici sull’espressione “anima di Maria parte di Dio” ed altro. Fa rilevare che ogni anima è “parte di Dio”. Chiama gli obiettanti “pigmei che si credono giganti, notturni uccelli che scambiano il fuoco fatuo della loro scienza per il Sole della mia Sapienza”. (pp. 152-154).

Il 14 settembre 1948, Maria Valtorta ruferisce che il diavolo viene ad insultarla ma non può aggredirla perché è incatenato presso la porta.

Cristo, in un prezioso dettato del 30 ottobre 1948, confuta gli errori di interpretazione del brano: “Questa generazione non passerà prima che tutto ciò si compia” (anticristo, fine del mondo, Giudizio Universale, ecc.) che i figli delle tenebre hanno usato per negare i Vangeli e attaccare la Chiesa. In realtà “questa generazione” (Cristo era circondato dai discepoli) indica la Chiesa, non il tempo di una generazione, ossia: la Chiesa esisterà fino alla fine, vi saranno credenti fino alla fine. (pp. 160-162).

Il 21 novembre 1948 Gesù esprime indignazione per gli ostacoli frapposti dal clero alla diffusione dell’Opera, avverte che se i Serviti persisteranno nella loro ostinazione, darà “altre vie per spargere il seme a chi attende e inselvatichisce e langue”. Per la prima volta il Divino Maestro accenna indirettamente alla possibilità di far valere il diritto d’autore della Valtorta, mentre ribadisce: “Oh! non preoccuparsi della pedita delle anime! Oh! non tremare al pensiero che anche un’anima sola non trovi la salvezza che Io ho elargito per le anime, per causa delle loro sordità, cecità, orgogli, disubbidienze, superbie verso Me! (…) Ognuno risponderà poi di quanto si è reso responsabile del passo che non è sconfessione della soprannaturalità dell’Opera di cui Io, e Io solo, sono l’Autore (corsivo nel testo) (…) Non si irride Iddio, e Dio non permette che siano calunniati i suoi strumenti.” (pp. 164-166).

Del 23 dicembre 1948 è un dettato severissimo destinato al Papa: “L’inferno avanza. E nella Chiesa (…) non c’è più quella santità che spronerebbe il Dio delle vittorie a mandare i suoi angeli a sconfiggere i demoni. La Chiesa del mio Cristo, male interpretando la parola del suo Divino Fondatore, si crede tanto forte, tanto invulnerabile da non curare più, nella maggioranza dei suoi membri, e anche nei membri più eletti, la pratica di quelle azioni che le farebbero amico Iddio. Presume. Si sente superiore a tutto e a tutti. (…) Non ricadete negli errori voluti (corsivo nel testo) degli antichi scribi, i quali vollero interpretare le profezie e promesse di Dio secondo che piaceva al loro stolto orgoglio di Popolo eletto, che si credeva stabilito in tale elezione fino alla fine dei tempi, quale che fosse la sua maniera di vivere. (…) Troppi pastori sono idoli quali li descrive Baruc nel suo c. VI. Molte, troppe sono travolte, delle stelle della Chiesa. Alcune, le prime, dall’ira degli anticristi, e sono i migliori e sono gloriosi martiri nel mio Regno. Ma più ancora sono le seconde dalle blandizie di Satana. E la nuova Gerusalemme diventa Babilonia, e di Babilonia avrà la sorte. (…) Tu (si rivolge al Papa), voi tutti, della mia difesa avete bisogno più ancora di quanto in venti secoli non ne abbiano avuto i vostri predecessori, e di quanto non ne abbiano gli agnelli del gregge. Perché prima saranno percossi i Pastori per disperdere poi il gregge.” (pp. 166-169). Il testo fu evidentemente censurato dalla Curia. Pio XII non lo ebbe mai.

Il 6 gennaio 1949 Gesù esprime indignazione per il tradimento, la viltà e l’anticarità dei Serviti che sono giunti a lasciare senza l’Eucarestia il “portavoce” Maria Valtorta, a negare l’origine divina dell’Opera, a disobbedire all’ordine di non divulgare i dettati prima del tempo. Dunque impone che come opera non divina sia trattata e che la Valtorta la pubblichi con una Casa editrice, in modo che giunga comunque a nutrire le anime. (pp. 171-173).

Del 28 gennaio 1949 è un dettato sulle rivelazioni. Per la prima volta Cristo permette al “portavoce” di leggere altri libri di rivelazioni. La Valtorta è disgustata dalla Emmerich (Emmerick), perché è chiaro che la rivelazione ricevuta è stata “abbellita” e quindi sciupata. Lei che ha visto tutto e l’ha docilmente riportato non sopporta rivelazioni imperfettamente riportate. Ne l’“Invito all’amore” di suor Maria Josefa Menendez, invece, Maria ritrova il “suo” Gesù. Il quale invece le proibisce di leggere libri che trattino delle Epistole o degli Atti degli Apostoli perché vuol essere solo Lui ad istruirla. (pp.180-184). Beata lei.

L’8 febbraio 1949 Gesù ammonisce: i Serviti, con la scusa di studi “scientifici” fanno sedute spiritiche, poi calunniano la Valtorta cercando di “spiegare” le sue rivelazioni come risultato di spiritismo. Ma Gesù aborrisce e maledice i medium, la loro opera è satanica. “Questo considerino i Padri. Che in te due sono le cose ben distinte pur facenti un’unica cosa: la tua personalità di creatura, la tua particolarità di portavoce. Ma non saresti stata “il portavoce” se non fossi stata l’amante e la vittima. L’essere il portavoce è il fatto accidentale, l’essere l’anima vittima e amante è il fatto congenito. L’esser diventata il portavoce è la logica conseguenza e il logico premio ad essere sempre stata la vittima amante.” (p. 185).

Il 22 febbraio 1949, dopo il discorso papale per la condanna di Mindszenty, Gesù bolla con parole di fuoco i fulmini che la Chiesa lancia per la persecuzione a un suo dignitario, mentre perseguita Maria Valtorta. “Che differenza c’è tra l’anima di Giuseppe Mindszenty e quella di Maria Valtorta? Nessuna. L’anima non porta la porpora del Sacerdote Principe della Chiesa. Porta una sola porpora. Quella della sua santità. E quella le viene dalla sua volontà di essere santa per amore a Dio. (…) Con quale ardire si gridan forte le domande, che già sono risposte, se è possibile una Chiesa (e per Chiesa dico Papa) che tace là dove dovrebbe parlare (con santità e giudizio in tutti i casi, non per uno solo di un suo dignitario), una Chiesa che indebolisce la legge di Dio adattandola al gusto dei voleri umani (piegandosi al volere di intelletti pieni del lievito che Io ho ordinato ai miei Apostoli di non prendere), una Chiesa che non si oppone all’oppressione delle coscienze e non tutela i diritti del popolo (mentre qui si permette l’oppressione delle coscienze, e non si tutelano diritti e libertà ma si conculcano), una Chiesa che resta chiusa e chiude (in luogo di aprirsi per lasciar andare la mia Parola, nuovamente donata, ad istruire le genti)? (p. 188).

[E poi la gerarchia della malguidata Chiesa, dopo aver perseguitato, insultato, oppresso, angariato Maria Valtorta, abbandonò vilmente anche Mindszenty, presa dalla fregola di compromesso col comunismo. Ed ecco i progressisti intenti ad inseguire i loro deliri di un mondo dove la Chiesa non avrebbe “avuto più nemici” e dove occorreva “usare la medicina della misericordia” invece di “imbracciare l’arma della severità”, terrorizzati dall’apparente forza del comunismo dai piedi d’argilla (e che aveva potuto acquistare tanta forza perché la consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria, ordinato dalla stessa Maria Santissima, era stata ritardata di settant’anni, grazie alla solita “cautela” o inerzia clericale). Ed ecco i tradizionalisti, capaci solo di spegnere le voci profetiche, per motivi che è meglio non indagare, ma sui quali più di una volta il Divino Maestro di Maria Valtorta ha pronunciato parole di fuoco.]

Il dettato divino continua: “E se il Papa non può tacere quando con astuzia e violenza si conculca la libertà di amare Dio e la Chiesa, posso tacere Io quando la verità si conculca a Me, Dio, la libertà di eleggere un’anima al mio servizio e di dare alla stessa un dono per tutti coloro che credono in Me? Posso tacere Io quando vedo che si giunge a punire con un carcere morale e spirituale sacrificando l’anima a me eletta perché rea di servirmi? E se condannate giustamente l’ingerenza dei dittatori sulla suprema libertà dell’uomo di amare e servire Dio, come cadete nello stesso peccato, ingerendovi con violenze dittatoriali nella mia divina libertà di eleggere un’anima e di dare ad essa un dono e nella sua libertà di servirmi straordinariamente? (…) Costei non si perderà. È nelle mie braccia. Ma molti altri – perché lo scandalo urla da sé ed invano tentate di soffocarlo, perché la verità viene sempre alla luce e grida e accusa e corona di ignominia i persecutori e di gloria i perseguitati – ma molti altri si scandalizzeranno. (…) E non vi è utile che là dove è già tanto tiepida la fede e attivo il razionalismo, forte l’indifferenza, fortissima la paura, facilissimo il tradire e l’abiurare per salvarsi l’esistenza, già ben radicato il comunismo e attivo, lo scandalo sgretoli ancor più e disperda i malvivi fedeli.” (p. 188-189) (…) Oh! Voi mi provocate ed irridete. Perché Me provocate, non lo strumento. Ed io rispetto la vostra libertà di nuocere. Ma non chiamatemi poi in soccorso. Che non verrò e rispetterò la volontà altrui di nuocervi. Non amate Dio-Carità? Abbiatevi allora Dio-Giustizia tremenda.” (p. 188-190).

Poi il Santo dei Santi si rivolge alla Valtorta: “E tu, giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati, ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste e si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.” (p. 190). Essere ingiustamente perseguitati è palesemente una Grazia concessa da Cristo ai suoi fedeli, come Egli stesso è stato ingiustamente perseguitato, accusato, condannato.

In un ennesimo dettato, del 25 febbraio 1949, Gesù si scaglia contro i persecutori della Valtorta: “L’ingiustizia provoca ondate di sdegno contro gli ingiusti”. (p. 195). E il Divino Maestro condanna senza appello il Santo Uffizio: “un tribunale che Io non ho istituito.” (p.194). Altro che “persistente autorità morale”.

Cresce l’indignazione divina, in un dettato del 1° marzo 1949. Maria Valtorta, il docile strumento della Parola, è stata chiamata “pretesa veggente, eretica, simulatrice”. Cristo le impone di interrompere i contatti con gli inquisitori perché sono “mentitori coscienti”. (p. 195). E Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo. Egli “scruta i cuori e le reni”.

Del 6 giugno 1950 è una terribile visione del Purgatorio e di Padre Cordovani che vi è rinchiuso, sbigottito e insieme implorante tra le fiamme: guarda Maria Valtorta e non riesce a parlare. Gesù le dice: “Lo vedi? Lo riconosci? È là. E vi starà molto, molto, molto, e per l’unica causa (corsivo nel testo) di avermi e averti e avere combattuto Me, te e l’Opera, agendo contro la Sapienza, la Carità, la Giustizia. Segna ciò che vedi, brevemente, e ciò che Io dico, con la massima esattezza. Perché è verità, per chi vedi e per molti di coloro che agirono o agiranno come lui.” (p. 200).

Il 16 giugno 1950, festa del Sacro Cuore, appare Gesù nella gloria del cielo. Dice che aveva creato l’Opera, completata tre anni prima, tempestivamente per contrastare l’avanzata del sanguinoso ateismo comunista. Gli ostacoli ottusamente opposti dalla gerarchia meritano la maledizione divina: hanno segni esteriori di essere servi di Dio, ma non il segno spirituale perché “mercanti, barattieri, falsi dottori”. (p. 200-205).

Il 16 dicembre 1950 il Divino Maestro dice alla sua amata portavoce: “… tu non sarai santa per aver scritto l’opera, ma lo sarai per il tuo sacrificio, per la tua vita d’amore e di sacrificio.” (p. 206).

Il 17 maggio 1953 Cristo ribadisce la condanna di chi ha ostacolato l’Opera, e così facendo ha permesso che anime si perdessero. (pp. 207-208), e il 30 maggio 1953 ribadisce: “Perché così lungo astio e cecità contro il mio grande dono d’amore e contro il mio amatissimo strumento? Non è valsa, ad ammonire i novelli miei nemici, la morte improvvisa dei sette?” (pp. 209).

Il 1° giugno 1953 Cristo appare a Maria Valtorta più ferito di quando fu l’Ecce Homo. “In questo tempo Io ripatisco in pieno la mia novella Passione, dal Getsemani all’Ora Nona, e a causa dei comunisti, massoni, e anche, dolore tra i dolori, dai Sacerdoti che ripetono il contegno di Giuda di Keriot. Troppi ormai!” (p. 211). Infatti solo le poche anime vittime, come la Valtorta, si contrappongono alle legioni di anime sataniche senza Dio, consolando in parte le sofferenza di Gesù.

Mentre passa la Processione del Corpus Domini, il 14 giugno 1953, Gesù parla alla Valtorta dell’accidia dei sacerdoti: “Di tutte queste anime, che non poterono salvarsi l’anima per colpa loro, dovranno rendermi conto, ed espiare il mal uso che fecero della libertà d’arbitrio che Io ho loro lasciato. Non solo, ma illuminata, sostenuta, guidata con carismi propri che il sacerdozio conferisce ad ogni Ministro del Clero, tanto più ampi e potenti più il loro grado religioso e la loro coltura religiosa e teologica è grande. Più grande è la loro carica e coltura e più severo il castigo per la loro colpa. Io te lo dico. Ah! questi Pastori d’anime che vietano alle pecore e agli agnelli il pascolo sano e non si danno da fare per salvarle quando sono smarrite e in pericolo, quali colpe commettono, quale dolore mi danno! (…) Vano sarà poi, nel giudizio particolare, invocare il mio perdono, la mia Misericordia, allora! Non potrò che rispondere loro: ‘Vi detti pane e acqua di vita per chi aveva fame e sete e avete respinto Me e il mio dono. Ora Io respingo voi. Andate ed espiate, ciascuno in proporzione della colpa che fece. Voi non m’avete voluto riconoscere nell’Opera. Ora Io non riconosco voi. Andate. Io sono Misericordia, è vero, sono Carità, è vero. Ma sono anche Giustizia perfetta. E ora faccio agire la giustizia mia, questa sola, posto che finché aveste vita respingeste Me: Misericordia e Carità. Nulla giustifica la vostra azione e ostinazione verso l’Opera. Quindi nulla può far mutare il mio giudizio divino. Andate e espiate! Altra cosa che non posso perdonarvi e che dovete espiare: la vostra mancanza di verità verso il mio strumento. Avete sempre mentito con lei e verso di lei, maestra a voi, lei, povera creatura, di verità. Espiate anche questo, ché non è mai troppo l’espiare per chi ostinatamente mancò. Quale misericordia posso darvi, se voi mai misericordia aveste? Andate ed espiate”. (p. 215-216).

Il 15 luglio 1953 Maria Valtorta si rammarica che Padre Migliorini sia morto senza veder pubblicata l’Opera. Gesù le dice che è punito per la sua disubbidienza. È in purgatorio. Anche quando era sulla terra, Cristo non concedeva grazie se sentiva ribellione e rabbia, e questo non era durezza di cuore ma giustizia. (pp. 222-223).

Il 9 ottobre 1953 l’immagine della Madonna nella camera della Valtorta piange. Perché? Per i ritardi nella pubblicazione dell’Opera, proprio quando sta per iniziare l’Anno Mariano, in cui sarebbe stata più che mai necessaria. L’Opera avrebbe fatto conoscere Maria come neppure i più valenti mariologi avrebbero saputo fare, e avrebbero portato a Dio infinite anime, invece, dice la Madonna: “vedo più che mai l’Opera, per molti motivi: d’interesse, d’invidia, di superbia, d’ingiustizia, non uscirà in tempo.” La Santa Vergine aggiunge: “Soffro per te, per tutte le anime che, non avendo l’Opera, non avranno la salvezza in quest’Anno Mariano, e anche per Me e per il Figlio mio che, dall’alto dei cieli, e nella luce di Dio, vediamo tutta l’enormità di questa mala azione universale, privando il mondo di luce, salvezza spirituale, privando noi di veder compiuta la Volontà nostra, per il bene delle anime.” (p. 227).

Una nota a pie’ di pagina, pure senza data, riferisce che il romanzo capolavoro Cuore di una donna di Maria Valtorta venne bruciato dai coniugi Pisani in obbedienza al comando di Gesù: “Brucia tutto. Solo per l’Opera mia devi essere conosciuta come scrittrice.” Con dolore, sempre ubbidiente, Maria si sottomise. (p. 241).

In un dettato senza data è contenuto un perfetto riassunto della dottrina cattolica, di profondità inarrivabile. Ben spiegabile l’invidia dei grandi teologi: “perché  a quella povera donnetta e non a me?” (pp. 240-241).

Sembra quasi di sentire lo stridore di denti dei paludati professori di teologia, in un coro trasversale di progressisiti e tradizionalisti, progressisti che vorrebbero gettare all’aria la dottrina e non sopportano rivelazioni private che la confermino, tradizionalisti, magari in odore di sedevacantismo, che intendono la tradizione come immutabilità del loro prestigio di unici interpreti autorizzati della Parola di Dio. Bene ha fatto il Concilio Vaticano II a valorizzare, in diversi documenti, i carismi, specialmente nella Costituzione Dogmatica http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_va“>Lumen gentium (n. 12), dove leggiamo: “I carismi straordinari o anche più semplici e più comuni, siccome sono soprattutto appropriati e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione”. Concetti ribaditi dal Santo Padre Benedetto XVI nel messaggio ai partecipanti alla tredicesima Conferenza Internazionale
della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowship, pronunciato nella Basilica Vaticana
il 30 ottobre 2008.

 EMILIO BIAGINI


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