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Il 26 agosto dello stesso anno Maria ha la visione di un luogo campestre da dove si vede la tomba di Cecilia Metella sulla via Appia. San Pietro, che appare vecchio e stanco, si allontana dal giovane che lo accompagna e s’inoltra per una viuzza di campagna, si ferma, batte tre volte il suo bastone sul suolo per indicare la sua sepoltura e fa un cenno di saluto alla Valtorta. La visione si ripete per due volte, sempre uguale (evidentemente per imprimergliela bene in mente). Un “interno ammonitore” detta alla Valtorta, come se leggesse un’antica cronaca, queste parole: “Venuta che fu la notte, i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava, che era l’Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in Gesù Cristo durante le prime persecuzioni.”

Il giorno successivo, l’ammonitore le dice il nome delle due vie consolari congiunte dalla stradetta dove ha visto San Pietro: Tiburtina e Nomentana. Su quest’ultima Pietro ha camminato prima di scomparire. Il 7 settembre 1948 una voce angelica l’ammonisce: “Ricordati dell’Ostrianum”. Il 18 settembre la Valtorta ha due visioni identiche, nello stesso giorno, del corpo di San Pietro deposto in una tomba nella catacomba dei martiri Tito e Marcelliano. Il giorno dopo le appare San Pietro in veste pontificale, con la bellezza dei beati, vede e descrive l’Ostrianum, luogo molto appartato nella campagna, nascosto da detriti e pietrame, presso la via Nomentana. Poi ha una nuova visione del corpo di San Pietro nella tomba. La visione di San Pietro in gloria si ripete il 23 settembre nel punto della prima visione.

 Frattanto avviene uno scambio di lettere tra Padre Berti (14 settembre) e la Valtorta (21 settembre). Padre Berti riferisce i deludenti scavi nella Basilica Vaticana ma dice, con entusiasmo, che Padre Bea è “lietissimo delle risposte”, ossia delle informazioni avute da Maria, e che appena avrà l’indicazione precisa del luogo, vi farà subito scavare; quindi sarebbe necessario che lei indicasse, “con la più grande precisione”, il “punto esatto” in cui scavare, ma la Valtorta risponde di poter riferire solo quanto le è stato rivelato; chi volesse aggiungervi qualcosa si farebbe “nemico Dio” per superbia, disubbidenza e avidità. Lei precisa di non aver alcun potere extranaturale e di non voler aggiungere o levare una virgola o un dettaglio a quanto riceve, e fra l’altro è del tutto digiuna di topografia, per cui le è impossibile essere più precisa. Se Gesù, Luce e Sapere, non la guida, lei è solo tenebra e ignoranza.

Il 3 ottobre, Gesù dice alla Valtorta che il giovane che accompagnava San Pietro nella prima visione era San Marcelliano, il cui è stato mutato in Marcellino per l’errore di uno scalpellino che incise la seconda pietra tombale di Marcelliano (evidentemente il corpo di quest’ultimo aveva dovuto essere spostato per sfuggire ai sacrilegi dei pagani). Fa intendere che il corpo di San Pietro è stato spostato dalla prima sepoltura per sottrarlo ai pagani. Maria domanda allora dov’è, ma Cristo non risponde, sorride e se ne va. Più tardi lei vede la catacomba dell’Ostrianum sia all’aperto che all’interno ma non si orienta perché la carta moderna mostra cose e vie dove a quel tempo non c’era nulla. Il Signore impone a Padre Berti di tacere, e dice che Maria ha visto ma le è vietato rivelare la sua visione. Maria deduce che San Pietro sia stato portato in altra cripta più vicina alla città; forse le gallerie dell’Ostrianum erano state spinte fin lì. Nella seconda chiesa catacombale, la Valtorta vede una lapide con inciso il nome di Marcellino e un’altra con simboli cristiani ma senza nomi: prudenza o loculo non ancora finito? Nessuno glielo spiega.

Il 26 ottobre 1948, Gesù spiega che se, per un impossibile caso, il Corpo del Verbo fattosi carne non fosse risorto, sarebbe avvenuto di esso ciò che è avvenuto del corpo di Pietro: una peregrinazione senza pace dovuta all’astio dei nemici e all’amore e al fanatismo degli amici per difendere la reliquia del Corpo dalle mani sacrileghe, in posti sempre più lontani e nascosti. Dall’Ostriano presso la Nomentana all’altro cimitero presso la Tiburtina, poi a quello presso la Labicana, eccetera. Tutta la zona, dall’Ostriano all’Appia, da questa verso Preneste, Tibur, Ariccia e Nomento, è tutta una grande catacomba fatta dalle molte iniziate qua e là e fusesi in un’unica, quando per la ferocia dei persecutori il suolo di Roma contenne tanti martiri quanti semi di grano in un vasto campo. Ma quelli che cercano dovrebbero sapere che vi è un cimitero detto dei Santi Pietro e Marcellino. Non insistano oltre. Cristo sa se e quando dire con giustizia. Piuttosto Egli vorrebbe che il cuore della sua Chiesa si sforzasse a ritrovare lo spirito che animava Pietro e farsene il suo spirito. Gesù impone alla Valtorta di stare in pace “come un uccellino implume nel nido”: non si agiti e non si faccia una croce se non può dire di più. In uno schizzo topografico, Maria indica la posizione dei primi tre luoghi catacombali, il primo rudimentale, i successivi via via più belli e ornati.

Il 13 novembre 1948 e nei giorni seguenti, Maria ha la visione della salma incorrotta di San Pietro, in un ambiente catacombale nascosto. Il corpo non è più steso su una sindone bianca ma su un drappo prezioso rosso cupo con simboli e fregi, vestito di bianco con sopra un manto purpureo, la testa poggia su un cuscinetto coperto di bisso. La Valtorta ne descrive esattamente le fattezze: testa congiunta da un collo ridotto alle vertebre, fronte più alta e convessa di quando era vivo, orbite profondissime, tempie ridotte a puro osso, setto nasale affilato come una lama. Gli zigomi forti e rilevati si disegnano fortemente come la mascella inferiore, le guance ridotte a buche in uno strato di pergamena, mento aguzzo, labbra ridotte a una linea dove i denti incisivi non ci sono più a sostenere la labbra. Lei non sa dove si trova perché vede solo quanto è sottoterra. Tutte le volte che vede questo, sente il Signore che dice: “E così non potrai dire di più.” Infatti non vedendo la superficie non ha punti di riferimento per poter localizzare la tomba.

Il 26 novembre 1948, Maria riceve da Bianca Bracci Bottai il trafiletto sulla tomba di San Pietro pubblicato sul Tirreno del 24 novembre. Mentre lo legge sente la voce di Gesù, potente, nel tono in cui Egli vuol controbattere una tesi errata. L’articolo parla degli scavi nella Basilica Vaticana, ma Cristo dice: “No!” E spiega che lo stesso Costantino comprese l’inopportunità di erigere la basilica sul luogo puzzolente ancora delle depravazioni neroniane. La tomba di Pietro era meglio che fosse in una nuda e povera cripta come la grotta della Natività, conforme allo spirito evangelico ornato di tutte le virtù, perché il resto è paglia senza valore.

Il 3 febbraio 1949, dice Gesù: “Anche se qualche disonesto, per fine impuro, facesse apparire delle ossa come ossa di Pietro, od occultamente, in base alle tue indicazioni sulle successive deposizioni di Pietro, vi prendesse i resti e li portasse in S. Pietro dicendo che erano là, per opprimere il mio portavoce e trarre in inganno il mio Vicario e il mondo tutto, Io-Verità qui dico che questa azione sarebbe inganno che Dio condanna. Pietro è dove tu sai. Ogni altro resto non è di Pietro.”

In uno scambio epistolare tra Monsignor Carinci (29 settembre 1949) e Maria Valtorta (1° ottobre), Carinci scrive di aver sentito dire che lei sa dove si trova la tomba di S. Pietro. Vorrebbe che lei glielo comunicasse per poter passare lo scritto al Santo Padre. La Valtorta risponde che con molte insistenze è stata persuasa da Padre Berti e da altre autorità della Chiesa a consegnare il quinterno dei dettati che descrive le traslazioni del Corpo di Pietro. Lei aveva avuto da Gesù due ordini: parlarne solo a Padre Berti, il quale avrebbe dovuto tacere finché Dio voleva, e non dare il quinterno perché gliene sarebbe venuto male. Ma lei ha disubbidito e, spinta da Padre Berti, ha scritto una lettera sulla questione a Sua Santità. Ma gliene è venuto male proprio come Gesù diceva. Lei non sa se la lettera e il quinterno siano stati davvero consegnati al Papa senza alterazioni compiute da altri. Di più non può dire e avrebbe tanto desiderato confidarsi con Monsignor Carinci: per questo gli aveva scritto una lettera in primavera, ma avverte che parlerebbe comunque solo fin dove le è permesso parlare.

Anni dopo, il 28 giugno 1953, la tomba non è stata scoperta. Parla San Pietro dicendo cose molto gravi. Il mondo è sempre più corrotto, il comunismo cresce come un gigantesco baobab. Anche molta Chiesa è decadente. Troppo colpevole è tutto perché la reliquia delle reliquie, seconda solo a quelle di Gesù e Maria, possa essere esposta a profanazioni e dispersioni da parte degli anticristiani. Se il mondo, e specie l’Italia, non muterà, non sorgerà mai l’ora i cui i resti della “Pietra su cui Cristo edificò la Sua Chiesa” verranno tratti dalle tenebre ove sono, alla luce del culto. Il ritrovamento del suo vero Corpo e la sua traslazione nella basilica a lui dedicata sarebbe un dono di grazia strabocchevole, ma per averlo occorre dare vero amore eroico a Gesù e a Maria Santissima. Occorre rinascere, accendersi, ascendere per avere. Dio dà a chi sa meritare il dono, e a quelli soli. A questi, che neppure furono giusti per l’Opera, nulla va dato. Pietro appare come corpo glorioso, molto più bello di quanto non fosse in vita, ma anche molto più triste.

Insomma, Pietro dice chiaramente che la Chiesa e il mondo non meritano di ritrovare il suo Corpo. Il ritrovamento avrebbe dovuto essere il suggello della veridicità dell’Opera, se questa fosse stata accolta dalla gerarchia per ciò che era: un inestimabile non meritato dono di Dio. Invece i chierici hanno respinto l’Opera, l’hanno insultata come “storia malamente romanzata”, hanno tormentato la “portavoce”, trattandola da mentecatta o indemoniata, mentre soffriva di innumerevoli mali che erano frutto di sublime offerta di sé per il bene delle anime. Niente dono immeritato, quindi. La tomba di San Pietro tuttora resta un mistero e, data la corruzione dilagante nel mondo, lo resterà forse per sempre.

 EMILIO BIAGINI


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