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Il caso di Dora Barsottelli, di Pieve di Camaiore (Lucca), fu uno dei vari pretesti usati per attaccare la Valtorta, dato che Padre Romualdo Migliorini, suo direttore spirituale, seguiva imprudentemente, e contro il consiglio di Cristo, anche la stessa Barsottelli, un’imbrogliona che diceva di ricevere rivelazioni soprannaturali. In tal modo Padre Migliorini veniva screditandosi e rendendosi ridicolo di fronte alle Curie, e ciò finiva per ricadere sulla credibilità di Maria.

Altro e più grave pretesto per attaccare la Valtorta venne dal caso di Suor Maria Gabriella, che era stata Superiora del convento delle Stimmatine di Camaiore e avrebbe voluto fondare un Istituto che accogliesse le postulanti di nascita illegittima, che le consorelle rifiutavano. Poiché costei era guidata da Padre Migliorini, entrò in contatto con Maria Valtorta, che le trasmetteva direttive avute da Cristo in merito al suo caso. Suor Maria Gabriella, però, disobbedì, fallì nel suo tentativo di fondazione e riprese il nome da secolare, Emma Federici. Maria disapprovò fortemente il suo comportamento ribelle, ma fu comunque accusata come se l’accaduto fosse colpa sua. “Io sono molto odiata dalle Stimmatine”, scrisse sconsolata il 15 gennaio 1946 (vol. I, p. 46).

Nel convento di S. Andrea, dei Serviti, si facevano sedute spiritiche, e poi gli stessi Serviti andavano dicendo che Maria ne faceva. Si tratta di un’assurda calunnia. La Valtorta aborriva lo spiritismo e lo combatteva senza requie non appena qualcuno nelle sua vicinanze vi si dedicava. Suo cugino (di parte materna), Giuseppe Belfanti, praticava lo spiritismo e non credeva in Dio. Fu proprio Maria Valtorta a convertirlo e fargli smettere quella pratica, che lei giustamente considerava opera diabolica. Il cugino stesso dovette poi testimoniare, attestando per iscritto questi fatti per scagionare Maria dalla calunnia.

Circa duecento lettere delle più recenti, posteriori al 4 giugno 1950, furono bruciate da Madre Teresa Maria su richiesta della stessa Valtorta, in obbedienza a disposizioni divine. Il motivo è ignoto.

Nelle lettere che si sono conservate, Maria narra alla religiosa carmelitana eccezionali episodi mistici di cui era stata protagonista. Nel 7 gennaio 1946 racconta la visione di Gesù Bambino che regge il globo del mondo: lo cede un attimo a Maria, e lei lo trova gelido, pesantissimo e irto di spine. Subito il Divino Bambino lo riprende dicendo: “Grazie. Rendimelo. Non puoi più reggerlo. Solo io posso. Ma mi basta di trovare chi lo tiene per qualche minuto per darmi sollievo. Sai come mi aiutate a reggerlo, voi che mi amate? Col vostro amore di sacrificio. Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù.” (vol. I, p. 34).

Del 9 gennaio 1946 è il racconto del miracolo del giglio germogliato in una cassetta di terra sterile dove cresceva solo edera. Era terra “dura, magra, intrattabile”, dove non attecchiva nulla, e d’improvviso produsse un giglio, in date particolarmente significative: l’Ascensione del 1943, la Pentecoste del 1944 e del 1945 (vol. I, p. 38).

In una missiva del 26 gennaio 1946, Maria rivela che il 21 novembre 1912 aveva chiesto il martirio. Nel 1924 aveva pronunciato la sua rinuncia al mondo per la salvezza di molti (vol. I, p. 49). “Soffro atrocemente in ogni organo e membro” (vol. I, p. 51) “dobbiamo constatare tutti i giorni la sordità, cecità, aridità di 9/10 del clero verso il soprannaturale” (vol. I, p. 52) E qui va osservato che quegli sciagurati 9/10 paralizzano e intimidiscono quell’1/10 che sarebbe invece aperto alla luce e così viene costretto al silenzio.

Il 7 febbraio 1946 Maria rivelò che almeno sei volte in due anni e mezzo, a partire dal maggio 1943, Cristo intimò in modo sempre più reciso che solo dopo la morte del “Portavoce”, ossia di di lei stessa, e con le dovute cautele, si doveva provvedere alla diffusione dell’opera. Invece, con grave disubbidienza, il suo direttore spirituale, Padre Migliorini, diffuse i dettati dell’opera a destra e a manca e lasciò intendere, con estrema imprudenza l’identità del Portavoce (vol. I, p. 58).

Il 13 febbraio 1946 Maria riferisce attacchi del demonio, subdoli e indiretti, che suscitano contrasti e diffidenza tra coloro che la circondano (vol. I, p. 64).

Il 3 marzo 1946 Cristo ha un’affermazione sconvolgente sui sacerdoti: “molto sarà perdonato ai laici perché ciò che dovrebbe accenderli, scaldarli, è spento, è freddo… Io ne soffro tanto.” (vol. I, p. 71).

Il 10 aprile 1946 Maria riferisce che il demonio cerca di spingerla alla disperazione facendole credere che nell’ora della morte l’avrebbe tanto torturata in modo da farla dubitare di essersi ingannata e destinata alla dannazione, in modo da gettare discredito sull’Opera che cada nel ridicolo (vol. I, p. 74). Ed è evidente quindi che il demonio temeva la Valtorta e l’opera a lei dettata. È noto infatti che opere di lei appoggiate su posseduti suscitano la furibonda reazione dello spirito maligno che grida di levarle perché lo bruciano. Ricorrente poi l’altra tentazione demoniaca che cercava di far leva sul bisogno in cui versava la veggente e sulla frustrazione causata dalle insensate persecuzioni clericali: “Ma pubblica l’opera per conto tuo! Andrà a ruba. E tu ne avrai onore e denaro!” (vol. I, p. 77). E infine, la Valtorta, su consiglio del Divino Maestro, dovette realmente far valere il suo diritto d’autore e pubblicare l’Opera a suo nome. Infatti L’Evangelo come mi è stato rivelato esce avendo sul retro di copertina l’ammonimento di Tettamanzi secondo cui i fedeli possono leggere il libro solo se rinunciano a crederlo ispirato: la Valtorta che ha sempre affermato l’origine divina dell’Opera sarebbe dunque un’illusa o un’ingannatrice, e l’ammonimento di Tettamanzi, a nome della conferenza episcopale italiana, realizza dunque il desiderio diabolico di svestire l’opera del suo carattere ispirato.

Il 15 marzo 1946, Maria riferisce che Padre Mariano, dei Serviti, sostituto di Padre Migliorini, critica Gesù come si presenta negli Scritti valtortiani: parla troppo, è troppo affettuoso con Sua Madre, parla troppo alle donne. (vol. I, p. 82).

Il 17 marzo 1946, a Padre Migliorini allontanato dalla Valtorta, inviato a Roma, viene richiesto di produrre, da tutti i luoghi dove ha predicato, documenti comprovanti di non aver insegnato eresie, essendo caduto in sospetto presso i superiori. (vol. I, p. 99) Ecco il risultato della sua disobbedienza; se avesse mantenuto il segreto, come ordinato da Gesù tramite la Valtorta, ciò non sarebbe accaduto. Ma non sarebbe accaduto, inoltre, se le rivelazioni private non suscitassero reazioni incomposte di repulsione presso le autorità ecclesiastiche.

Il 17 aprile 1946 la situazione è ulteriormente degenerata. Maria Valtorta e Padre Migliorini sono praticamente sotto assedio. La loro posta è intercettata. La famigerata Dora Barsottelli parla male di Padre Migliorini (vol. I, p. 104).

Da una lettera senza data appare che anche Suor Maria Gabriella è perseguitata per aver ricevuto direttive divine tramite la Valtorta, direttive alle quali aveva disubbidito. Le viene fatto divieto di accrescere le compagne e di fare attività religiosa. Le viene ordinato di deporre l’abito. Il suo desiderio di fondare un’istituzione che accolga le postulanti nate illegittime che le Stimmatine respingevano era stato incoraggiato da Padre Migliorini, e naturalmente la colpa viene attribuita alla Valtorta.

Il 9 maggio 1946 Maria chiama Madre Teresa Maria “mio unico conforto in tanto dolore” (vol. I, p. 108). Soffre atrocemente per la “spinite” (dolori alla colonna vertebrale) (vol. I, p. 109). È schiacciata dai rimproveri immeritati, dalla viltà, dalle menzogne (vol. I, p. 110).

Il 10 giugno 1946 Maria riferisce che l’arcivescovo di Lucca ha giudicato la “rivelazione privata” e i relativi scritti di Dora Barsottelli come “infernali”, ciò che probabilmente erano. Infatti anche la Valtorta aveva forti dubbi. Ma ciò si rifletté negativamente anche su di lei: “tutti demoni”. Maria ritiene che Suor Maria Gabriella voglia nuocerle e anche le sue ragazze non le vede limpide: esaltate e stupide come la stessa Maria Gabriella che le ha formate (vol. I, p. 156). Non vi è dubbio che la Valtorta avesse ragione, non per capacità proprie, ma perché aveva il discernimento degli spiriti al massimo grado, datole dal Divino Maestro che le faceva “vedere i cuori”.

Il 13 giugno 1946, in un’istruzione segreta, il Signore dice alla Valtorta, a proposito degli ingiustificabili ritardi dei Serviti: “E se ancora restano inerti tu leva loro i manoscritti e tronca ogni corrispondenza che non fa che turbarti e impedirti di servirmi.” (vol. I, p. 163).

Il 14 giugno 1946 è Madre Teresa Maria a scrivere alla Valtorta riguardo alle seguaci di Madre Maria Gabriella: “Se le ragazze hanno vocazione religiosa perché non entrano tra le Agostiniane che accettano le illegittime? Per carità, le ripeto, le allontani.” (vol. I, p. 166). Infatti Madre Maria Gabriella aveva ricevuto dalla Valtorta due dettati nei quali il Signore l’ammoniva a non fare passi falsi che le avrebbero preparato un futuro spaventoso. Lei aveva disubbidito ed era accaduto il peggio. Anche le Stimmatine hanno colpe gravi, per aver deriso Madre Maria Gabriella e preteso di confinarla in un luogo isolato di montagna, da dove non avrebbe potuto scendere neppure per ascoltare la Santa Messa.

Il 17 giugno 1946 la Valtorta, esasperata, dichiara che se tutto il mondo ecclesiastico sarà ostile, vuole che l’opera perisca con lei. Dio susciterà altre “voci”. Un suo cugino (presumibilmente Giuseppe Belfanti) dice: “Se noi vedessimo crollare nel nulla tanto bene, ciò sarebbe superiore alla nostra capacità di Fede e di sopportazione” (vol. I, p. 171). Ed ecco i risultati del comportamento clericale: far perdere la Fede ai fedeli e mettere a grave rischio le anime.

Il 20 giugno 1946 Madre Teresa Maria scrive una lettera di materno incoraggiamento, esortando ad aver fiducia in Dio e a non scoraggiarsi. Padre Migliorini avrà mancato, ma è grazie alla sua fiducia nell’opera che la stessa Madre Teresa Maria ha creduto all’autenticità della rivelazione privata alla Valtorta. Perciò la esorta a non respingere i sacerdoti (vol. I, pp. 173-176).

In una lettera senza data, Maria scrive: “Con oggi i Rev. Servi di Maria cessano, per ordine del P. Generale e del P. Provinciale (ordini dati dal Capitolo Provinciale tenuto a Firenze dal 20 al 24 giugno) cessano, dico, di portarmi l’Eucarestia.” Hanno privato del S.S. Sacramento un’innocente, una malata, una terziaria. (vol. I, p. 189, corsivi nel testo). In seguito a ciò le condizioni della Valtorta si aggravano in modo spaventoso.

Il 20 giugno 1946 Maria riferisce il parere del medico: lei ha bisogno di calma per sopravvivere, avendo una peritonite diffusa a tutti i visceri (vol. I, p. 203).

Il 25 luglio 1946 finalmente una lettera della Valtorta nella quale si intravvede un po’ di luce: Padre Gabriele Maria Roschini, teologo generale dei Serviti, autore di una “Vita della Vergine” (1945), letto il Preevangelo, ne è entusiasta e dichiara che è “tutto nuovo” e “tutto dogmatico” (vol. I, 208). E il 27 dello stesso mese Madre Teresa Maria scrive che il dettato di Natale è stato sottoposto a un Padre Scalabriniano che ha dichiarato: “indiscutibile il fatto soprannaturale e approvo la dottrina enunciata negli scritti” (vol. I, p. 214).

Un altro raggio di luce in una lettera della Valtorta dell’8 agosto 1946, che dimostra l’efficacia dell’opera di evangelizzazione di lei, nonostante le opposizioni clericali. Riferisce infatti che suo cugino Giuseppe, già spiritista miscredente, e convertito dalle preghiere di lei, le scrive dicendosi saldo nella Fede, non scalfita da “certe bassezze”. Infatti, scrive Giuseppe Belfanti, “Il conoscere più che mai la condotta dei religiosi non ha influito né influirà mai sulla mia Fede nel nostro adorato Gesù. L’ho sentito troppo vicino per poterlo dimenticare e me lo sento sempre vicino, in ogni mio atto e pensiero. Lo avevo già in cuore confuso prima di avvicinarti, ma dopo averti avvicinato Egli è inciso in me per tutta l’eternità” (vol. I, pp. 217-218, corsivi nel testo).

Continua comunque l’ottusa opposizione clericale, anche da parte di buoni sacerdoti, sviati dalle chiacchiere degli altri, come Padre Mariano De Sanctis, il Servita che più assiduamente frequentava la Valtorta e le portava la Comunione. Ella infatti scrive l’8 agosto 1946 che il Padre dice che “non si può accettare per parola di Gesù le parole che scrivo perché i Vangeli sono quelli dei quattro Evangelisti e non si può perfezionare il Vangelo ecc. ecc.” (vol. I, p. 220).

Il 13 agosto 1946 la Valtorta scrive a Madre Teresa Maria: “Perduti in un mare di disgusto amaro per la condotta immutabile dei Serviti. Sempre uguale! Monotona! Crudele! Quando temono di aver perduto l’opera, dalla quale devono sperare un grande utile finanziario e nulla più, allora si sbracciano in profferte, assicurazioni, notizie: tutto fatto, tutto a posto… Poi… macchina indietro: mutismi, voltafaccia, ostinazioni ecc. ecc.” “Da Roma questo contegno subdolo, e ricerca al microscopio dei peli nell’uovo pur di potermi trovare in colpa” (vol. I, p. 225, corsivo nel testo). “Ma quando, quando morire? Quando andarmene? dimenticare tutto, perdermi in Dio? Preghi che sia presto, perché non ne posso più e finirò per perdere l’anima mia corrosa dal ‘loro’ odio: dei P.S.”

E il 25 agosto 1946 Maria scrive di sentirsi isolata insieme a Marta Diciotti peggio che in un deserto, come “circondate da muraglie fredde, irte di aculei d’acciaio.” (vol. I, p. 238, corsivi nel testo). I Serviti mostrano di non credere alla supernaturalità dell’opera, ma pensano di trarne guadagno pubblicandola come opera umana e perfino di trarne un film. La Valtorta inorridisce all’idea che gente corrotta possa interpretare Cristo, la Madonna e i santi: “Gesù, il mio Gesù inimitabile, santo, santo, santo, artefatto da un artista cinematografico, reso romantico, smidollato, risibile!!! E Maria, la Purissima, interpretata da una… artista che ne faccia un’eroina da romanzo!!!” (ibidem). Fra le preoccupazioni di Maria vi è anche quella, più volte espressa, che la sua casa, teatro dei dettati soprannaturali, sia conservata. I Serviti non le danno alcuna garanzia. “Con queste premesse mi posso ancora illudere ad affidare questa casa a loro? Se Gesù non giudica più opportuno che essi detengano neppure più i manoscritti, posso io dare loro la casa dove Egli ha parlato e parla, dove l’ho visto nascere, vivere e morire, e dove ho visto la Madre nelle sue gioie e nei suoi spasimi? No!!! Anche per Marta, no! Essi che non hanno, non dico pietà, ma neppure superstiziosa paura di un castigo di Dio per ciò che fanno al suo strumento, loro che non rispettano me, potrebbero mai rispettare Marta, sola più di me, per molte ragioni meno temibile di me e meno capace di scacciare, all’occorrenza, chi merita di essere messo a posto?” (vol. I, p. 239, corsivi nel testo).

Il 7 settembre 1946 Maria scrive che “le crisi cardiache si susseguono, le pleure si aggravano, lo stomaco non funziona, mi sento morire di fame e non riesco a digerire, le reni male, le forze finite… e dolore, dolore, dolore e non più forze di far fronte al dolore…” (vol. I, p. 248). “Una risatina e poi: ‘Ah! sì? Sta male? Soffra per i miei amici’. Una battuta di Padre Mariano (ed era forse uno dei migliori) che rappresenta solo un esempio dell’inumanità dei preti che circondavano la Valtorta.

Il 10 novembre 1946 Maria riferisce che Gesù ha parlato della vita di lei come “i primi passi di una futura…”, e a questo punto lei si ferma e non scrive tutta la frase, ma è assai probabile che la parola mancante sia “santa”. È una promessa di futura gloria, quale solo i grandi santi hanno potuto avere. (vol. I, p. 304). In molte altre occasioni, Cristo le rinnoverà la promessa di futura e certa gloria.

Il 16 novembre 1946 la Valtorta riferisce che Monsignor Mario Rocchiccioli, parroco di San Paolino, la parrocchia di lei dal 1933 al 1949, anno della sua morte, l’unico che mostrò stima e zelo pastorale verso di lei, tenta di approfittare della presenza a Viareggio dell’arcivescovo in occasione delle cresime per indurre l’arcivescovo stesso a far visita a Maria. Le due donne preparano tutto in ordine e aspettano tre giorni. Ma il terzo giorno arriva Monsignor Rocchiccioli, solo. Il prelato ha rifiutato assolutamente di visitare la veggente inferma. “Io non vado da nessuno. Questa donna non è quella che aveva per le mani Padre Migliorini e che ha delle visioni e le sparge a tutti?”. Notare la rozzezza dei sentimenti e la volgarità dell’eloquio (“aveva per le mani”). Monsignor Rocchiccioli tenta di diradare le tenebre nel cranio dell’illustre prelato, facendogli presente che non è stata lei a diffondere i dettati e non si è mai vantata. Ma il prelato insiste a negarsi. Monsignor Rocchiccioli prova ad insistere un altro giorno: “Eccellenza, almeno una parola buona per quella povera anima tanto provata, una parola di conforto…” Risposta: “No. Se è vero ciò che dice, ne ha già dei conforti. Io non me ne curo e per non sentire più pressioni parto subito dopo le cresime a S. Antonio.” (vol. I, p. 312, corsivo nel testo). Fedele alla sua vigliaccheria e ai suoi comodi, l’arcivescovo parte ventiquattro ore prima del previsto, “lasciando in asso i sacerdoti ai quali aveva dato appuntamento per venerdì…” Maria commenta: “Ho ascoltato Monsignor Rocchiccioli e ho detto: ‘Va bene. Ricordo però che la Marina (la donna che ha rovinato il mio Parroco e scandalizzato tutta Viareggio dividendola in due partiti pro e contro il Parroco. So di anime che si sono staccate e sono morte senza sacramenti dopo una lunga vita di pietà per lo scandalo avuto. Anime che avevano accettato la tesi della Marina che il Parroco aveva fatto atti libidinosi su di lei…). Ricordo che per la Marina Sua Eccellenza ha sempre avuto benevolo interessamento, l’ha aiutata finanziariamente, le ha scelto i confessori con pazienza paterna ogni volta che quella donna litigava col confessore che aveva perché egli la rimproverava di odiare e maledire Lei, Monsignore, e non voleva smettere di simulare cose straordinarie, e in luglio di quest’anno è persino intervenuto nel farle rendere la casa che il Commissario Alloggi [?] le aveva requisita perché lei aveva altro domicilio e teneva questa per sfruttarla nell’estate, E per me!’ E mi ha preso il pianto. (…) E sono Pastori! Noi pecore che dovremmo fare se così fanno i pastori? Non è ingiusto proteggere una delinquente come la Marina, che ungeva un grande Crocifisso e lo spruzzava d’acqua per sbalordire i suoi seguaci col dirsi depositaria di un Crocifisso sudante, e che ha dato scandalo, e che si comunicava da sé dicendo che aveva avuto da Dio facoltà di assolversi e di consacrare il pane (?), mentre sa sprezzare me? Ho detto a Monsignore: ‘Dalla Marina teme una scenata e perciò la tiene buona. Da me non teme nulla e mi calpesta’.” (vol. I, pp. 313-314).

Il 26 dicembre 1946, Maria racconta a Madre Teresa Maria di aver ricevuto la visita del domenicano Padre Santocchia, venuto a predicare la Novena natalizia a S. Andrea. Maria “vuota il sacco” con lui in confessione. Il Padre dice: “Vada avanti sicura e tranquilla. Qui c’è Dio. Con i P.S. rispetto e sostenutezza, ma anche inesorabilità nel volere dichiarata l’opera come sovrumana. Non abbia fretta, Maria. Le opere di Dio vanno lente perché sono combattute. Ma vincono.” (vol. I, pp. 335-336).

Il 6 gennaio 1947 Maria riferisce che Cristo, a proposito dell’episodio del dramma familiare di un sinedrita che forma il capitolo 409 dell’Opera, dettato il 2 aprile 1945, le aveva detto di tenerlo da parte per Guido Mencarini, un conoscente abitante poco distante nella medesima Via Fratti. Il Mencarini soffriva di una gelosia morbosa che lo portava fino a percuotere la moglie e ad avvelenare la vita anche dei bambini. Grazie a quel dettato e ad un piccolo crocifisso donato a Mencarini dalla Valtorta con la raccomandazione di baciarlo per respingere la tentazione diabolica di sospettare ingiustamente la moglie, Guido Mencarini si ravvide e si convertì (vol. II, p. 17). Il fatto conferma l’origine divina della rivelazione alla grande veggente. Padre Pietro Maria Pennoni aveva commentato: “Qui c’è il dito di Dio”. Nella stessa lettera, la Valtorta racconta a Madre Teresa Maria di aver visto più volte, nel 1943 e nel 1944, la Madonna piangere per i sacerdoti, specialmente per i Serviti (vol. II, p. 17). Il rapporto col Pennoni, tuttavia, non fu affatto sereno: era stato il primo ad entrare in contatto con Maria, abbandonata a se stessa senza assistenza spirituale; domandato il permesso di seguirla al suo Priore, Padre Romualdo Migliorini, si era sentito rispondere: “Ci vado io”. Padre Pennoni continuò ugualmente a frequentare la Valtorta, ma era in disaccordo con lei per le sue frequentazioni medianiche, da lei aborrite. Di carattere difficile, finì per lasciare l’Ordine.

Dell’11 gennaio 1947 è una lettera di particolare interesse. Maria scrive che quando Padre Migliorini partì da Viareggio, essendo stato trasferito d’autorità a Roma per aver propalato i dettati valtortiani, lasciò al convento una grossa valigia piena di fascicoli perché già ne aveva tantissimi da “distribuire”. Il nuovo Priore aprì la valigia senza tanti complimenti e ci pescarono dentro tutti i frati per ridere alle spalle di lei. Padre Bottai, insegnante di religione al liceo e uno dei più accaniti contro la Valtorta e i suoi dettati, dette in giro i fascicoli agli studenti, specialmente ai più “matti”. Alcuni fascicoli andarono a una studentessa atea e di famiglia uniformemente atea. Risultato: al leggere le parole divine tutta la famiglia si convertì. Alla conversione dei laici fa riscontro l’aridità dei consacrati come Padre Casimiro del Preziosissimo Sangue, Carmelitano Scalzo, che dichiarò che gli scritti “non confortano le esigenze del cuore” (chissà che esigenze aveva?), e che “Gesù è ridotto a un livello di un puro uomo e i suoi colloqui hanno tonalità di pettegolezzi”. (vol. II, p. 20). Il povero Padre Casimiro esemplifica l’errore di fondo comune a moltissimi consacrati: quello di giudicare in base ai propri gusti soggettivi, con cuore arido, farisaicamente attento alla lettera, ignorando i riscontri oggettivi (vedi il fondamentale studio del Lavère) e ignorando le innumerevoli conversioni ottenute grazie ai dettati valtortiani e il terrore ed orrore che i demoni provano nei confronti dell’opera valtortiana. Che miseria morale e intellettuale, che disastro di anime, questo non volersi arrendere a Dio!

In una lettera del 12 gennaio 1947, Maria riporta voci su Padre Migliorini o altro Servita come autore dell’opera. Il Signore detta dei commenti ai punti salienti dell’opera (commenti che i Serviti non hanno), punti (dice Gesù) che più “agitano la voluta sensibilità dei novelli Farisei” (vol. II, p. 22, corsivo nel testo). La Valtorta promette di mandare a Madre Teresa Maria dei suoi fogli di diario che dimostrano come lei fosse da anni il “portavoce”, ben prima di entrare in contatto coi Serviti, i quali farebbero sparire quei fogli, se potessero, perché a loro preme dimostrare che l’opera è puramente umana, per poterla sfruttare commercialmente (infatti i diritti d’autore potrebbero arricchire molto l’Ordine, senza fatica). Ipocriti, prima fanno morire, poi scrivono: “Con tutti conforti religiosi ecc. ecc.”, come si legge nei manifesti per Padre Clemente Spondi, morto solo, il 10 c.m., trovato stecchito nella cella dieci ore dopo la morte, povero vecchio asmatico che nessuno curava, vestito, messo in chiesa e lasciato lì senza nessuno a vegliarlo. (vol. II, p. 23).

Maria riferisce il 20 gennaio 1947 che Padre Sostegno M. Benedetti (sacerdote servita, uno dei pochi che sostenevano la Valtorta e credeva alla soprannaturalità dell’opera; infatti il 28 aprile 1947, alle ore 17, appose la sua firma sull’ultimo quaderno autografo di lei), letto il commento dell’angelo custode Azaria al Vangelo della Santa Messa Prima dell’Epifania, andò in estasi e disse: “Basta questo brano per far dichiarare soprannaturale il lavoro” (vol. II, p. 24). Ma Cristo è quanto mai inquieto con i Serviti. La Valtorta annota: “Non parla più per loro. E questo silenzio di Gesù è sempre il massimo del suo furore. A me fa paura quando tace. Segno che giudica morti i colpevoli…” (vol. II, p. 26, corsivo nel testo).

Il 7 febbraio 1947 la Valtorta riferisce con dolore che da sette mesi i Serviti la tormentano dicendo che avrebbe scritto un’eresia sufficiente a far condannare l’opera: la “preesistenza e preilluminazione delle anime”. Falso: si tratta di una credenza risalente ai primi secoli (vol. II, p. 36).

Un raggio di consolazione appare in una lettera del 12 febbraio 1947, nella quale la Valtorta, illuminata da Dio, profetizza che “… nell’Ordine [Servita] in sé ci sono, specie nei giovani, delle belle anime che domani saranno le vere e giuste giudicatrici dell’opera” (vol. II, p. 39). Ciò si è puntualmente avverato, tanto che i Serviti si sono fatti promotori della causa di beatificazione per la grande veggente. Purtroppo, il fango e i veleni accumulati in passato hanno fatto sì che il tentativo andasse a vuoto, mentre un’azione decisa dell’Ordine in sostegno dell’Opera e del “portavoce” quando era tempo avrebbe molto probabilmente dato i suoi frutti.

Del 24 febbraio 1947 è una frase terribile: “La fede, il soprannaturale è semisparito dai cuori sacerdotali, in quasi tutti. E perciò il mondo si imbestia e Satana trionfa” (vol. II, p. 50). Altra frase memorabile per saggezza, del 2 marzo 1947: “L’amore non si scrive e descrive: si vive” (vol. II, p. 55). Il 14 marzo 1947, ella annota: “Da 14 anni a detta di ventinove medici e professori, dovrei essere morta, e vivo” (vol. II, p. 69).

La Valtorta aveva mentalmente espresso il timore che Gesù, terminata ormai la stesura dell’Opera, non venisse più a visitarla, ma, da colui che legge i cuori degli esseri umani e tutto sa, le giunse questa risposta (15 marzo 1947): “Ed ecco ciò che Io faccio per te, a compenso degli uomini. Ti spremo il mio Sangue come una madre fa col latte al suo nato, tu, figlia mia! Così Io ti amo! (…) Puoi pensare che Io te ne privi perché hai ultimato il lavoro? Io sempre verrò. E per te sola.” (vol. II, p. 60, corsivo nel testo).

Il 28 marzo 1947 Maria ricorda che Gesù aveva detto basta ai rapporti con i Serviti, ma lei aveva continuato a tenere i contatti con loro, nella speranza che si ravvedessero, e si sfoga con Madre Teresa Maria: “Sono andata avanti altri dieci mesi! In questo tempo mi gabbarono con attestati falsi, mi colpirono portandomi in agonia col levarmi i Sacramenti, mi ingannarono con false promesse e certezze, mi tesero mille tranelli in mille modi. Lei, Madre, lo sa.” (vol. II, p. 76).

L’8 marzo 1947, Maria racconta alla sua corrispondente che Paola Belfanti, sua cugina, le scrive: “Pensando alla tua compartecipazione ai dolori di G.C. in questa Settimana Santa, ho voluto offrire a Dio un atto cristiano perché il tuo soffrire sia mitigato: ho preparato al S. Battesimo e ho vestito ecc. ecc. due poveri bambini miei vicini, uno di tre, l’altro di due anni, non ancora battezzati per miseria assoluta dei genitori.” Commenta Maria: “Chi scrive è una donna che ventisei anni dei trenta che ha adesso visse fuor della Chiesa e in peccato di eresia. Perché non si convertono i Sacerdoti?” (vol. II, p. 82, corsivo nel testo). È un autentico grido di dolore quello che esce dalla penna della Valtorta: “Il sale della Terra s’è fatto peggio che insipido e chi dovrebbe essere lume si è fatto spento, freddo. Ma credono ancora costoro? Davanti a tanto loro razionalismo, a tanto ritualismo e nulla più, penso, Dio mi illumini se sbaglio e mi perdoni, penso che il novanta per cento non credono più a quello che insegnano…” (vol. II, p. 83, corsivo nel testo).

Il 18 aprile 1947 la Valtorta riferisce un avvertimento di Gesù contro i prodigi che il demonio può fare, per rovinare chi è troppo desideroso di soprannaturale per orgoglio (vol. II, p. 92). Ed è questo il caso dei falsi profeti come la Barsottelli, la cui agitazione ha contribuito a danneggiare la reputazione della Valtorta stessa agli occhi di un clero evidentemente povero di discernimento.

Il 14 maggio 1947, Maria riferisce che il Padre che le ha portato l’Eucarestia, dopo avergliela posata sulla lingua, l’ha chiamata “demonio” facendola piangere. (vol. II, p. 106).

In una lettera del giorno successivo (Ascensione), Maria racconta che il medesimo Padre ha pure bestemmiato la Madonna di Fatima, dicendo che “non gli piace”, e ha voluto dare una lezione alla Ss. Vergine, ammonendola che “non è quello il modo di apparire” (vol. II, p. 108).

Il 10 novembre 1947 Madre Teresa Maria scrive di essere sorvegliata a vista dalle consorelle che vogliono spiare la sua corrispondenza con la Valtorta. Lo scambio di lettere fra le due anime sante deve quindi svolgersi con mille sotterfugi, quasi fossero due delinquenti in galera. (vol. II, pp. 123-124).

Il giorno di Natale 1947, Madre Teresa Maria attesta che, mentre sta pregando nel suo convento di clausura a Camaiore, avverte i soavi profumi della Valtorta, profumi che i Serviti, assurdamente, dicevano essere prova che Maria si profumava essa stessa. (vol. II, p. 131).

In una lettera senza data, Maria riferisce: “Dice Gesù che essi [i preti che sabotano la diffusione dell’opera] sono ‘gli strumenti del demonio per darmi tormento’…” (vol. II, p. 133).

L’11 gennaio 1948 Madre Teresa Maria scrive di aver ascoltato, letta in refettorio, l’intervista di un Missionario di passaggio a Fatima al vescovo di Leiria: non si sa perché il Papa non abbia esplicitamente consacrato la Russia alla Madonna come richiesto dalla Madonna stessa a Fatima per contrastare gli errori che la Russia stessa avrebbe diffuso nel mondo. [L’avvertimento era stato dato in tempo, ma l’inerzia clericale non obbedì e la consacrazione venne fatta con settant’anni di ritardo, lasciando alla Russia tutto il tempo di disastrare il mondo]. Il terzo segreto, in caso di morte del Papa, avrebbe dovuto essere rivelato dal Cardinale Arcivescovo di Lisbona. (vol. II, p. 136). [Evidentemente, “colà dove si puote” sapevano di non potersi fidare del successore di Pio XII. Infatti, nel 1960, il Papa “buono”, invece di obbedire alla Madonna, segretò arbitrariamente il messaggio, aggiungendo, con somma leggerezza: “Non riguarda gli anni del mio pontificato”. Come se il Pastore universale, responsabile per la Chiesa in ogni luogo e in ogni tempo, potesse preoccuparsi solo degli anni del suo pontificato. E anche il Cardinale Arcivescovo di Lisbona preferì starsene ben zitto.]

Madre Teresa Maria riferisce in un lettera del 17 genaio 1948 che il 12 del mese venne al convento Don Giuseppe Dati. Interrogato dalla Priora sul Portavoce (la cui identità avrebbe dovuto restare segreta, ma la si conosceva perché Padre Migliorini disobbedì per vanagloria). Dati disse cose mostruose: “è una donna forse sui cinquant’anni molto istruita e perciò esaltata… ha scritto molto ed è assicurato che gli scritti contenevano delle eresie… perciò sono stati ritirati. P. Migl. è stato allontanato perché ci credeva e faceva propaganda. Ora questa donna è diretta dal Priore di S. Paolino che la confessa, io le porto le Comunione due volte la settimana, ma non c’è da fidarsi di quanto asserisce.” (vol. II, p. 140).

A dispetto delle continue calunnie e malvagità clericali, la Valtorta continua a riceve rivelazioni soprannaturali di altissima spiritualità: “Maria Ss. è contenuta nella Ss. Trinità e la contiene.” (vol. II, p. 144, corsivo aggiunto). Ecco quindi una prospettiva stupenda sul Mistero dell’Incarnazione e sul ruolo preminente e soprannaturale della Santissima Vergine.

Scrive Madre Teresa Maria, il 17 giugno 1948: “Sorella mia cara, sono tanto triste perché vedo crescere intorno a me la persecuzione ingiusta che non ha altro fondamento che la più bassa invidia e gelosia.” (vol. II, p. 155). Anche lei, dunque, riceve il crisma della persecuzione, che dimostra il suo essere sulla via della santità. Anche il convento, come il resto del mondo, è luogo di persecuzione dei santi.

Del 16 dicembre 1948 è una lettera atroce dettata dalla Valtorta a Marta Diciotti che la batteva a macchina. Il 25 ottobre il Santo Padre aveva consigliato una più sicura approvazione per salvaguardare l’opera da insidie future; venne interpellato il vescovo di Sora Costantino Barneschi, Vicario apostolico dello Swaziland, che aveva già concesso l’imprimatur ad un opuscoletto dal titolo “Parole di vita eterna” che presentava un breve stralcio dell’opera. Il 29 novembre, quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il Padre Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a Padre Berti e Padre Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per aver abusivamente carpito l’approvazione di Monsignor Barneschi, contrariamente alle norme del diritto canonico perché detto Monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’autore “e soprattutto perché è il vescovo degli zulu”. Maria commenta: “Dolore e atroce nel corpo e ancor più nel morale per gli ultimi avvenimenti. Ancora qualche colpo di questi e sarò assassinata del tutto” (vol. II, p. 164). [Fra l’altro i nuovi farisei ignoranti hanno confuso gli swazi con gli zulu, che è come confondere i belgi con i tedeschi.] Aggiunge la Valtorta: “Perché S.E. Siri e i Monsignori Raffa e Crovella e Carinci ecc. non appoggiano? Perché tutti hanno una fifa colossale del Sant’Uffizio e delle S.E. Marchetti-Selvaggiani e Ottaviani che là dentro fanno il vento e la tempesta, calpestando persino i voleri di S. Santità. Né sono i soli. Molti dell’entourage papale annullano col loro volere il volere del capo supremo della Chiesa.” (vol. II, p. 169).

Una serie di lettere senza data: “Le domande che Ella si fa me le faccio io pure. S. Santità avrà ricevuto quel dettato e quella lettera e quel quadernetto sul sepolcro di S. Pietro?” “Lo sconcio Fratello delle Scuole Cristiane di G. B. La Salle è stato arrestato… Da tre anni durava la sconcezza. Pensi quale rovina di anime!” (vol. II, p. 171). “Padre Agostino Bea, gesuita (…) andò su tutte le furie e, da amico, si fece nemico, perché dice lui: ‘Quel dettato è offensivo, e Dio non può aver parlato così. La Chiesa trionferà sempre. Il Clero non passerà mai al comunismo ecc. ecc.’” (vol. II, p. 175, corsivo nel testo). La boria di Bea ha ricevuto milla sconfitte già alla sua epocae continua a riceverne; la Chiesa ha dato uno spettacolo pietoso di continui cedimenti e tradimenti, di frati guerriglieri, di preti spie del Kgb, di prelati che hanno favorito vittorie elettorali della sinistra che continua implacabile a promulgare leggi anticristiane. Monsignor Mario Rocchiccioli dice alla Valtorta: “Tutto quanto le fanno è causato da invidia. Cardinali e Vescovi sono inquieti perché lei ha avuto ciò che essi non hanno avuto.” (vol. II, p. 175). Ricordiamo che “Invidia dell’altrui grazia” è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo, commessi per pura malizia. “Ma se fossero stati accetti e cari a Dio per una vita di immolazione, chissà che Dio non avesse eletto uno di loro a portavoce? Però… non credo che lo avrebbe fatto. Perché il dono avrebbe reso l’eletto superbo come Adamo…” (vol. II, p. 176). Infatti Cristo disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.” (Matteo 11, 25). “Dio suscita e moltiplica molte anime buone. È che esse sono sconosciute, perché la Chiesa le opprime, ne soffoca e calpesta le voci, ne combatte la conoscenza tra le folle, quasi fossero un obbrobrio… mentre i perfidi possono indisturbati fare del chiasso.” (vol. II, p. 177, corsivo nel testo). Lo illustra anche la persecuzione subita dalla piccola veggente Adelaide Roncalli, di sette anni, ad opera di Don Cortesi. La bambina, alla quale la Madonna era apparsa più volte, alle Ghiaie di Bonate, nel 1944, intimidita, terrorizzata, derisa e sballottata qua e là all’insaputa dei genitori, fu costretta a ritrattare e cacciata dalle Sacramentine, dove avrebbe dovuto entrare per ordine della Vergine; il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo monsignor Bernareggi emise il solito decreto di “non constat de supernaturalitate”; le hanno distrutto la vita; solo grazie ai decreti sulla libertà d’informazione del Concilio Vaticano II, Adelaide Roncalli ha potuto riaffermare l’autenticità delle apparizioni. E la Valtorta, nella sua esasperazione, si sfogò: “Dio aveva detto di non diffondere l’opera. La diffusero. Di non fare chiasso. Lo fecero. Misero di mezzo mille e cento persone. Non tennero conto delle mie volontà che si basavano sulle guide di Dio.” (vol. II, p. 180).

Il 6 aprile 1949, Maria, dopo aver saputo dell’indegna condanna del Sant’Uffizio, scrive: “Il 15 febbraio sentenza del S.U. Che però a me non viene comunicata nella lettera di P.B. del 19-2. La so soltanto il 23 febbraio… Nel frattempo dal 6 al 23 febbraio m’era stata proposta da P.B. l’idea, già esposta dal novembre scorso più volte, di fare dell’opera soprannaturale un’opera scientifica’, ossia medianica!!! Mi ribello e scrivo anche a P.M. riportando parole divine in merito, nelle quali il Signore fa notare che ‘oltre al sacrilegio di camuffare da comunicazione satanica la Parola Sua, vi è lo sfregio apportato alla loro veste e natura di sacerdoti che avrebbero tutelato l’opera spiritica…’” (vol. II, p. 192). Il motivo per cui i Serviti negavano la soprannaturalità dell’opera era l’avidità: volevano sfruttarla come opera umana. Pesa negativamente sull’opera il comportamento di Madre Gabriella e di Dora Barsottelli, dirette da Padre Migliorini contro il consiglio di Dio trasmesso dalla Valtorta (vol. II, p. 193).

Il 7 aprile 1949 Maria Valtorta rileva la menzogna di Padre Migliorini e Padre Berti, i quali dicevano di essersi ritirati dalla Casa Editrice (quella precedente all’ingresso in scena dei Pisani), ma in realtà avevano in mano otto decimi delle azioni. I due serviti, inoltre, calunniavano Maria presso i soci della Casa Editrice, dicendo che “è una povera donna, una mente indebolita dalle malattie, che anche senza volere altera la verità, si confonde, dice ora una cosa ed ora un’altra. Va compatita perché è tanto malata, ma non si deve tenere molto conto dei suoi consigli”. Quando i membri della Casa Editrice domandarono se si poteva essere sicuri almeno del contenuto dei dettati, i due Serviti “presentarono copie dei dettati alterati, mutilati (…) tutti diversi. Un documento dell’agosto 1948 che i Padri le fecero firmare, dando lor mandato di agire per l’opera, venne successivamente annullato da diffida di Maria del 7 marzo 1949, ma i Padri insistevano, assurdamente, che debba essere ritenuto valido nonostante tutto. (vol. II, p. 199, corsivo nel testo).

L’8 aprile 1949 Maria racconta a Madre Teresa Maria di essersi affidata a un avvocato abile e ben introdotto per tutelare l’opera. (vol. II, p. 200).

In una lettera senza data Maria si dice entusiasta del movimento dei preti operai in Francia e auspica che venga fatto in Italia: sarebbe secondo lei prova di zelante apostolato contro l’avanzare del comunismo. (vol. II, p. 205). Ma la Valtorta era troppo ingenua e ottimista: invece di convertire i comunisti, i preti operai diventavano comunisti loro stessi, e l’esperimento dovette venire interrotto. Il cancro comunista era ancora più infettivo di quanto lei immaginasse.

Il 21 maggio 1949 La Valtorta riferisce la spiegazione di Gesù sulle visioni della Emmerich, guastate dalla trascrizione di altri (vol. II, p. 210). Infatti la Emmerich, o Emmerick, non aveva troppa confidenza con la penna e le sue visioni furono scritte dal poeta Clemens Brentano, che le “abbellì”. Maria riferisce poi della visita di Padre Luigi Maria di Gesù Crocifisso, Passionista, al secolo Francesco Lopalco, direttore spirituale di Maria Teresa Maria e dal 1946 anche di lei stessa. Padre Lopalco dà ragione alla Valtorta e si dice scandalizzato del comportamento dei Serviti (vol. II, p. 212).

In una lettera senza data Maria si sfoga: “Non ne posso più. Lo creda. Sento Dio irritatissimo per il procedere dei bloccatori dell’opera che defraudano le anime di questo dono di Dio, e senza vero, giusto motivo, dato che non ci sono eresie né dottrine nuove, né cose sconvenienti. Vedo che libri (non rivelati) ma scritti da teologi, portano le stesse cose che ci sono nel mio, e sono suffragate da scritti dei Padri della Chiesa, teologi, Santi ecc. ecc. e sono approvati, mentre, per le stesse cose il mio si dice non approvabile… Lei mi dirà: come fa a conoscere quei libri? Avutane licenza da N.S. sono 8 mesi che me ne occupo per accumulare elementi per un esposto che il mio Avvocato presenterà. Perché così non può durare! Almeno la Chiesa, in un mondo che è tutto un’ingiustizia, dovrebbe essere giusta! Ma sì! Eppure vedono che il dettato del 23 dicembre, preannunciante il prevalere del comunismo che avrebbe spento molte lucerne sul monte (i sacerdoti) o perché, veramente santi vengono imprigionati dagli Anticristi, o perché, poco o punto santi, passano tra le file degli Anticristi. (…) Vedono che le divine Parole al S. Pontefice di or sono otto mesi si avverano in pieno. Ma… non si arrendono. Vedono che anime di peccatori, dopo la lettura di qualche pagina dell’opera, rientrano in grembo alla Chiesa uscendo dal Partito Comunista o rientrando in grazia col confessarsi e comunicarsi dopo 30, dico trent’anni, che non mettevano piede in chiesa… Ma non si arrendono. Ed io non ne posso più. Il 16 c.m. N.S. mi ha detto di dire a tutti i miei veri amici, e quindi anche a Lei, di non dire: ‘Se l’Opera è da Dio, Egli la farà trionfare’, perché è un’insinuazione che non lo sia, è un’offesa a Lui che ha dato tutte le prove ed è tentato a compiere atti straordinari (che del resto rimarrebbero senza risultato), è una menzogna perché nasconde la volontà cattiva di chi non vuole accontentare il Signore, o il dubbio di chi pensa che l’opera non è da Dio, è un’offesa e una mancanza di carità verso me perché pensano, anche se non lo dicono, che io abbia mentito e perché mi fanno soffrire sino a morire in quest’attesa, in questa paura, insidiandomi, calunniandomi, mutandomi, col loro agire, il dono gaudioso di Dio (l’opera) in un castigo doloroso, in una vera tortura che mi rende tormentoso il vivere, triste, senza più pace, esaurendomi anche fisicamente al punto che sono più i giorni che devo stare in assoluto riposo, per potere poi scrivere una lettera, a quelli in cui posso leggere, scrivere o lavorare. (…) Mi uccidono lentamente. E ciò che non poterono compiere tante decine d’anni di malattia e sette malattie croniche riescono a farlo, e presto, coloro che mi affliggono ingiustamente, nemici come i farisei con Cristo, nemici miei irriducibili anche dopo che, col mio contegno di ossequio alla Chiesa, ho dato la prova più sicura di chi mi è Maestro.” (vol. II, pp. 218-220, corsivo nel testo).

Del 27 agosto 1949 è un altro sfogo della grande veggente ridotta alla disperazione: “Sono trattati meglio i comunisti, in parola d’onore! Li hanno scomunicati, ma poi, ritocca il decreto qui, ritocca il decreto là, è finito che tutto s’è ridotto a molto rumore e fumo, e a poco castigo. Ma dei comunisti hanno paura… Di me no. Ho dato la misura del mio ossequio alla Chiesa, della mia pazienza e mitezza e osano tutto… tanto sanno che non mi ribello! E allora… dai a torturare!!!” (vol. II, p. 224).

 Il Padre Generale e il Procuratore Generale dei Serviti si vergognavano di avvicinarsi alla Valtorta e il 9 settembre 1949, lei si sfoga con Madre Teresa Maria: “L’illustre P. Generale e il fifone del Procuratore Generale dovrebbero vergognarsi di venirmi vicino, ma per una cosa sola: perché io, meschina e spregevole donna, sono scandalizzata del contegno dei S. di M. Ribelli, superbi, bugiardi, truffatori, tentatori di un’anima, spregiatori della Madonna… donnaioli… ohimé! In 6 anni che li avvicino quanti mali esempi, quanto scandalo mi hanno dato! Pensi: nello scorso maggio è morto un loro novizio (tubercolosi ossea). Aveva già ricevuto gli Ordini minori. Morì senza sacramenti. Non li volle, dicendo che: o Dio non c’era, o se c’era era ingiusto e quindi… Amen! Manca la carità in quell’Ordine, quindi manca tutto!” (vol. II, p. 230, corsivo nel testo).

Il 29 settembre 1949 la Valtorta precisa: “Il Fratello delle Scuole Cristiane è stato arrestato il 24 a Torino, e ora è a s. Giorgio a Lucca. Quello di Roma nel 1931 era non un Camillino, ma un altro Fratello delle Scuole Cristiane, che, nell’Istituto Pio X sgozzò un alunno ribelle alle sue voglie oscene. Pio XI di v.m., saputo il fatto, disse: “Un altro di questi fatti di violenza carnale e sciolgo la Confraternita dei Fratelli fondata dal La Salle”. E lo avrebbe fatto. E andrebbe fatto. Ma vedo che tutto si abbuia e l’Istituto riapre per l’anno scolastico…”. Mi diceva ier l’altro un sacerdote amico, non di qui (romano), che la Madonna disse al Cornacchiola (alle Tre Fontane) che quanto stava per accadere (apparizione del 12 aprile 1947) negli anni a venire (questi e i futuri), ossia: comunismo trionfante, clero apostata, persecuzione al clero e ai cattolici fedeli ecc. ecc. sarebbe avvenuto perché il Papa (attuale) non si piegò alle richieste di Maria Ss. di Fatima, contenute nella parte segreta del segreto di Fatima. Non so se ricorda come la Vergine della Rivelazione mostrasse al Cornacchiola una croce infranta e una veste talare lacerata e insozzata, e gli spiegasse il significato di esse, significato che fa parte del messaggio segreto della Vergine delle Tre Fontane a Papa Pacelli. Ebbene: per quella parte segreta, che si può dire sia il rimprovero di Maria a colui che non le ubbidì, il Cornacchiola è perseguitato dalla Chiesa… come lo sono io per il dettato dell’Eterno Padre per S. Santità. Dettato che giorno per giorno si avvera.” (vol. II, pp. 242-243, corsivi nel testo).

Il 18 marzo 1950 Maria registra i ripetuti rifiuti di Pio XII di concedere udienze ad altissime personalità (teologi, altissimi esponenti della Dc e dell’Azione Cattolica), sostenitori dell’ortodossia dell’opera, anche disposti a sostenerne finanziariamente la stampa. La Valtorta si stupisce per il comportamento di Papa Pacelli, che da una parte chiede a tutti preghiere per ottenere la vittoria sul bolscevismo e auspica buona stampa capace di far conoscere Cristo e la sua legge, dall’altra “boicotta l’opera”. (vol. II, pp. 276-277).

Anche Madre Teresa Maria soffre spaventosamente. Il 4 aprile 1950, Martedì Santo, scrive: “sono crocifissa nell’anima, nel cuore e nel corpo. Dico semplicemente ‘sit Nomen Domini benedictum!’. (…) Mi trovo fra l’incudine e il martello, tra la Priora che… preferisco non definirla per rispetto a Gesù che deve rappresentare e la Sottopriora, persona diplomaticissima che se la mette nel sacco e fa ciò che vuole, gelosissima di me e potrei anche dire mia acerrima nemica.” (vol. II, pp. 277-278).

In una lettera senza data, la Valtorta racconta: “Sappia che a Roma vive un’anima guidata su vie straordinarie, una donna non ancora trentenne che viene chiamata sovente dal S. Padre per avere luci soprannaturali. Naturalmente il S.O. e l’Anticamera Pontificia, nonché molti Prelati della Curia Romana la odiano perché lei rivela al S. Padre i retroscena, tutt’altro che edificanti, di tanti Prelati… Ma non possono impedirle di andare dal Pontefice, perché ella ha un potere paralizzante, per cui, se vuole, passa senza che gli ostacolatori possano trattenerla. Costei fu, all’inizio della sua missione, calunniata come ‘isterica’, ‘indemoniata’ ecc. Le fecero gli esorcismi, tentarono farla chiudere in manicomio prima, in un convento poi. Ma poi dovettero arrendersi e lasciarla fare. In gennaio (verso la fine del mese) N.S.G. le dette ordine di andare al S.O., per rimproverare quei… messeri del male che facevano alle anime col negare la stampa dell’opera; al S. Padre, che tutti accusano d’essere l’autore del blocco mentre egli crede l’opera già sbloccata, approvata ecc. ecc. secondo le sue direttive; a me, trattata con inganno; ad un Ordine religioso che dall’opera trarrebbe lustro e utile per le sue Missioni devastate dalla guerra. Figurarsi cosa avvenne! Le si scagliarono contro furenti, dicendo che ‘lei non doveva occuparsene, perché loro sapevano ciò che facevano, e se vietavano la stampa era perché l’opera era l’eretico frutto di un’indemoniata ecc. ecc.’ E dato che questa Luciana disse: ‘Ora andrò da S. Santità e gli dirò come agite’, le intimarono: ‘Guai a te se gli parli di ciò! Te lo proibiamo’. E Luciana: ‘Dio vuole che parli e parlerò’. La picchiarono, le fecero esorcismi sinché lei disse: ‘Fateli a voi, ché il demonio è in voi, non in me’. Allora… allora tentarono farle violenza carnale (capisce?) dicendo: ‘Te le facciamo passare noi le visioni! Quando avrai l’utero stanco e soddisfatto vedrai che ti passa tutto!’ E poi se ne hanno a male se Dio detta: ‘la mia Chiesa non è più santa e per questo viene il Comunismo e il castigo di Dio!’. Ma Luciana col suo potere paralizzò colui che si apprestava a levarle la purezza (Luciana è nubile) e sinché egli, otto giorni dopo, non confessò pubblicamente di aver tentato una violenza, non cessò la paralisi. Intanto Luciana andò dal S. Padre e gli disse tutto, e per prima cosa che Dio le aveva detto che l’opera è da Dio. Il S. Padre cascò dalle nuvole perché egli aveva dato altre direttive. Disse: ‘Chiamerò una persona e la interrogherò. Certo è che così io non ho degli aiutanti, ma dei Giuda’. Luciana tornò qualche giorno dopo portando un esposto in cui è detto che ‘Mons.r Carinci, l’On. Corsanego e l’On.le Tredici, Mons. Lattanzi, P. Roschini ecc. ecc., hanno letto e giudicato ecc. ecc. per cui si chiede che S. Santità intervenga ecc. ecc.’. Il S. Padre se lo mise nel Breviario, assicurando che Egli è sempre stato favorevole alla pubblicazione e la vuole. Luciana voleva che ciò venisse scritto sull’esposto per mostrarlo a quelli del S.U. Ma S. Santità rispose: ‘No. Non voglio agire di prepotenza. Li chiamerò per farli ragionare, e se faranno opposizione avocherò a Me la cosa’. Infatti chiamò M.r Ottaviani, assessore del S.U. Ma costui restò cocciuto. Allora S. Santità ha iniziato personalmente l’esame della cosa, scartando tutte le Congregazioni. Perché in tutte riscontrò esservi o degli indifferenti, o dei subdoli, che non lo avvisavano sulla verità delle cose, pur avvicinandolo, in privato, ogni settimana. Luciana tornerà ancora dal S. Padre a ripetergli che l’opera, per diretta comunicazione di Gesù, è da Dio ed egli la vuole pubblicata.” (vol. II, pp. 280-282, corsivi nel testo).

Un’altra missiva senza data continua la sconvolgente storia: “Madre mia, continua il… romanzo. E continua con tinte chiare. Meno male! Dunque: – I. Ho ricevuto queste notizie. Luciana, quella creatura di cui le parlai, tornò da S. Santità il 29 marzo. S. Santità le riconfermò di essersi occupato personalmente della cosa; infatti il Pro-memoria che tempo fa Luciana gli aveva portato e che esponeva la petizione e il disegno degli onorevoli Corsanego e Tredici e di Mons.r Lattanzi, e che S. Santità aveva collocato nel suo Breviario tascabile, è stato da S. Santità passato al Cardinale Nicola Canali, che è uno dei Cardinali del S.O., nonché Cardinale protettore dell’Ordine dei Servi di Maria. – II. Ha detto poi a Luciana che gli Onorevoli Corsanego e Tredici, Mons.r Lattanzi e Padre Roschini: Teologo principale dell’Ordine dei servi di Paria, nonché Revisore dei libri al S.O., nonché membro della Congregazione dei Riti (quindi insieme a S.E. Mons.r Carinci) chiedano di nuovo l’udienza speciale. – III. Padre Roschini, prima di farlo, parlò con Luciana, e si persuase esser tutto vero. Tanto che me lo scrisse con queste parole: ‘Sembra che la risurrezione dell’opera sia ormai vicina’. – IV. Con Luciana parlò anche il Professore Ferri, quello che fece le due teste di Gesù, in camera mia la domenica delle Palme. Le mostrò diverse teste fra le quali quelle due, e Luciana sicura disse: ‘Questo e questo è Lui, gli altri no”. Altra prova a mio favore. – V. La sera del 17 Padre Mig.ni e Berti si recarono dall’On.le Corsanego per dirgli di rinnovare la domanda di udienza al Maestro di Camera Mons.r Callori di Vignale. Ora si vedrà se costui ripete il giochetto di dire ‘sì’ e poi dire ‘non concessa per ordine di S. Santità’. In qual caso Luciana tornerà dal S. Pontefice e riferirà. Ma credo che dopo i castighi di Dio passerà la voglia! Non so se sa che la sera di Giovedì Santo Padre Cordovani, Maestro dei S. Palazzi, Teologo dei S. Palazzi e capoccia del S.O. nonché oppositore principale dell’opera, morì all’improvviso (paralisi fulminante) senza aver tempo di dire un: Gesù mio! E il bello è che non ci fu chiasso su questa… dipartita del celebre domenicano e potente domenicano. Neppure il Notiziario del mondo cattolico ne parlò… – VI. Mi ha scritto anche il Direttore Spir.le di Luciana dicendo: ‘Stia tranquilla che l’opera si stamperà, per Gesù lo ha detto chiaro anche con Luciana. Aspettiamo l’ora opportuna che certamente verrà. Attendiamo con fede grande e corroboriamo l’effetto con l’apporto dle nostro soffrire e pregare’. Queste le mie novità, che ho voluto farle sapere, ricevute giovedì.” (vol. II, pp. 285-286).

Ma le notizie negative si succedono. 25 maggio 1950: “Ora Corsanego si illude di commuovere Montini… Poveri noi! È sempre stato falsissimo e nemicissimo!” (vol. II, p. 291), 1° giugno 1950: “La Segreteria di Stato boicotta le udienze richieste…” (vol. II, p. 293).

Lo stesso giorno Madre Teresa Maria dice di sentire in sé, misteriosamente, le sofferenze di Maria Valtorta (vol. II, p. 294).

Il 4 giugno 1950 Maria confida alla sua corrispondente: “Da giorni penso che il detto evangelico ‘Guai a coloro per cui avvengono gli scandali, guai a chi scandalizza uno di questi piccoli’, non sia stato detto da Gesù solo per gli scandali materiali, quali corruzione di innocenti, adulteri, false testimonianze, ipocrisie religiose ecc. ma anche per questi casi. Ossia per portare al dubbio sull’onnipotenza di Dio, l’efficacia della preghiera, la giustizia e la santità di quelli che sono così inesorabili nell’esigere da noi, ‘i piccoli del gregge’, quella onestà morale spirituale che essi non praticano, giungendo persino ad impedire che molte anime trovino Dio o crescano nella vita in Dio, per loro sporchi sentimenti di invidia e di… lucro. ‘Se mi date 200.000 lire approvo’, disse S. E. Traglia nel 1946. E ‘Se mi date 250.000 lire approvo’, disse S. E. De Romanis, ora defunto, nel 1948… È scoppiato in questi giorni un nuovo scandalo, ad opera di quegli ambienti. Ossia la circonvenzione del vecchio Cardinale Sibilia, deceduto due anni fa, al quale fecero fare, profittando della sua arteriosclerosi, un testamento in favore della S. Sede, spogliando i parenti, i quali, ottenuto il testamento, impedirono di avvicinarsi mai più al malato, circondato da Suore tedesche, che, appena morto il Cardinale, forzarono i cassetti per sottrarre precedenti testamenti, lettere, ecc., nonché gioie, valori, ecc. ecc. … Ora tutto è venuto in chiaro ad opera dell’autista… e giù un bel can-can.” (vol. II, pp. 295-296, corsivi nel testo).

Le lettere di Maria vanno ormai rarefacendosi, per le distruzioni intervenute. Le missive superstiti, quasi tutte di Madre Teresa Maria, documentano una situazione in costante deterioramento. Il 4 luglio 1950 la religiosa carmelitana scrive: “Non so né che dire né che pensare del gioco poco decoroso e simpatico di quelli della Segreteria. Davvero che verrebbe la voglia di… lapidarli… ma lasciamo fare a Dio che giudicherà secondo le sue infinite misericordie. Intanto il tempo passa, le agonie si intensificano, le anime restano prive di alimento e si lasciano intisichire e morire.” (vol. II, p. 300). Ancora Madre Teresa Maria, il 27 gennaio 1951 comunica che Padre Migliorini si agita ancora per far stampare l’opera senza avere l’approvazione (vol. II, p. 314). Il 4 febbraio 1951 Madre Teresa Maria esprime il suo dolore perché la Valtorta è stata nuovamente lasciata senza sacramenti (vol. II, p. 317), e il 10 maggio 1952 scrive delle desolate condizioni del suo monastero che dovrebbe trasferirsi in un sito più salubre a S. Colombano (si trasferì alla fine del 1955): “Io so una cosa sola e molto gentilmente lo dissi anche a Monsign. Priore di qui che non fa nulla, né mai ha fatto nulla per noi… I lasciti sono tutti incanalati alla Curia-Seminario-Prioria e Curati… dalla fondazione in poi nessuno ha lasciato mai un ricordo per la comunità di S. Teresa e poi… piangono sulla nostra partenza mentre ci rimproverano anche per venirci a Comunicare quando non possono o non vogliono celebrare la S. Messa.” (vol. II, p. 328, corsivi nel testo). L’8 luglio 1952 la sincera amica di Maria si confida: “Ho letto in un messaggio dell’Ajello che la Madonna disse che il mondo è diventato ‘l’anticamera dell’inferno’ e forse ne sperimentiamo la dura realtà.” (vol. II, p. 331). Sappiamo, da altra fonte <http://profezie3m.altervista.org/ptm_aiello.htm> che la Beata Suor Elena Ajello (Montalto Uffugo 1895-1961), veggente e stigmatizzata, disse pure: “Le persone non si sottomettono alla Chiesa e disprezzano i sacerdoti perché fra di loro ce ne sono tanti che sono motivo di scandalo.”

Un’ultima lettera di Maria, senza data, ma del 1957, come si deduce da un’annotazione in fondo di Maria Teresa Maria non è particolarmente significativa. L’uso improprio delle maiuscole denota l’inizio del misterioso stato di estasi in cui la veggente trascorse i suoi ultimi anni.

Questo epistolario dovrebbe essere letto e meditato da tutti coloro che amano la Valtorta e da tutti coloro che non la amano e, ignoranti, giocano tuttora a fare i detrattori di una grande anima.

 EMILIO BIAGINI


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