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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Seconda puntata

 

Ecco che dall’alta vetta già risuona la trombetta che bandisce la dottrina con la solita manfrina (rime del tutto casuali ed estemporanee). Infatti il PAG straparla di (pp. 207-208 nota): “processi di regressione infantile che esigono in genere figure immaginarie, come ad esempio un angelo custode, deputato a vegliare sul soggetto.” Prendiamo nota: l’illuminato PAG nega gli angeli custodi. Ma allora chi mai avrà lui, come custode?

A questo punto, attaccando uno “Scherzo in fa maggiore”, il PAG crede di documentare i fantomatici “disturbi psichici” della veggente, scatenandosi in un lungo e tedioso elenco di tutti i passi valtortiani in cui vengono riportate le consolazioni e gli incoraggiamenti che la veggente riceveva da Gesù, dalla Madonna e da altri personaggi celesti per sostenerla nel mare di incomprensioni e persecuzioni clericali. Ovviamente, secondo l’illuminato parere dell’illuminato PAG, è illuministicamente sottinteso che i personaggi celesti fossero un parto di un cervello malato e avido di autoaffermazione. Inutile dire che tutta questa minestra è condita dal ben noto, raffinato, rispettoso, educato e soprattutto intelligente sarcasmo gramagliesco che ormai ben conosciamo.

Tanto per non lasciarsi sfuggire alcuna occasione di asfissiare i lettori, lo Scherzo in fa maggiore del dotto tuttologo continua a sottolineare e a ribadire le sue ben note fissazioni. Se l’angelo custode Azaria la rassicurava che nulla poteva spiegare ciò che ella scriveva, l’inossidabile PAG pontifica che (p. 209 nota): “in tal modo il subconscio la dispensava dall’orrore della verità, che l’avrebbe costretta a riconoscere un’attività fabulatrice e incontrollata della fantasia.”

Spiace infinitamente dover comunicare al PAG che l’immensa quantità e profondità delle conoscenze (teologiche, astronomiche, linguistiche, storiche, archeologiche, geografiche) contenute negli Scritti è davvero umanamente inspiegabile proprio come disse Azaria. Che delusione, povero PAG! Per delusioni molto minori si sono visti duri ergastolani impiccarsi ad Alcatraz.

Giungiamo così ad una delle più fastose fabulazioni del PAG (p. 212), introdotte da variazioni sull’aria di “È morto un bischero”. Il PAG, usando il suo mitico “terzo occhio” che vede passato, presente e futuro, ha scoperto che “non a caso il momento critico più grave la Valtorta lo incontrò nei giorni 20-30 aprile 1944, allorché non sentì più i dettati, non vide scene evangeliche dovette sfollare a S. Andrea di Còmpito (…). Stava costruendo il mito della profetessa carismatica di Viareggio e d’improvviso (…) temette di perdere quei presunti carismi con cui aveva potuto attirare su di sé l’attenzione degli altri (sic!) (…) e reagì stizzosa come una bambina alla quale avevano tolto il giocattolo quotidiano”. Ecco con quale intelligente comprensione il PAG guarda al fenomeno mistico: il periodo di oscurità e silenzio di Dio, col quale il Salvatore prova le anime poste su vie particolari, è ben noto agli studiosi seri di mistica, ma non ai dottori difficilissimi come lui.

Continua lo scherzo di pessimo gusto (p. 213): “L’autoesaltazione assume anche toni paranoici e schizofrenici, soprattutto nei processi di autoidentificazione. La Valtorta si autoidentifica con tutte le grandi figure della storia cristiana: e lo fa con la stessa facilità con cui le personalità sdoppiate credono di essere Napoleone o Garibaldi”.

Non ancora soddisfatto di questa sparata, il PAG riattacca la solita sinfonia condita dei soliti insulti, fino a p. 220, in cui cogliamo fior da fiore le solite deliranti espressioni: “attività carismatico-allucinatoria”, “allucinogeni spirituali”, “redentrice privilegiata e piena di luce, mentre gli uomini giacciono miserabili nell’abisso delle tenebre” [evidentemente, invece, per il PAG va tutto bene], “stato di arroganza”, “processo paranoico di identificazione con Gesù”, “capricci spirituali”, “narcisismo”, “psicopatica permalosa”, “si riteneva un novello papa”. Queste pagine contengono pure una serie monotona ed eternamente ripetitiva di accuse a Maria Valtorta di credersi “corredentrice”, di possedere le primizie dello Spirito, di essersi autoglorificata, di aver risposto “con arroganza” ai veri custodi della Verità evangelica che non credevano alle sue “rivelazioni”, e grazie ai quali, come ognuno può vedere, la Chiesa sta andando a gonfie vele.

“Naturalmente – tutto, per il PAG, è naturale e ovvio – con l’ispirazione la Valtorta attribuiva ai suoi scritti l’inerranza e l’infallibilità [forse perché non erano affatto suoi?]. (…) Se fosse riuscita a scrivere ancora per qualche anno, probabilmente avrebbe messo fuori concorso anche Dio!” (p. 220).

Povero PAG, lasciamo che si diverta con le sue sparate paradossali. Dopotutto siamo quasi alla fine, per fortuna.

Con tempo “Allegretto, quasi una Fantasia”, il PAG ripete sempre i medesimi accordi stonati, roso dal demone della ripetizione all’infinito, con supremo sprezzo del ridicolo (p. 222): “Assolutamente incapace delle più elementari riflessioni critiche, perché ormai era una personalità sdoppiata [forse il PAG crede che non abbiamo ancora capito quello sta cercando affannosamente di dirci], la Valtorta elabora criteri di autenticità puramente soggettivi e privi di ogni valore dimostrativo. E come esempio non sa portare nient’altro che il dettato di Azaria del 28 aprile 1946: “I fenomeni falsi presto cadono. O perché cessano o perché degenerano in atti e parole d’errore. Perciò, se la cosa dura, e dura con dignitosa serietà e santa virtù, da Dio viene ed è preferibile accettarla.”

E infatti il tesoro valtortiano dura e si diffonde in tutto il mondo, in milioni di copie e tradotto in una miriade di lingue, confermato da innumerevoli benefici alle anime e dal terrore dei demoni che supplicano di allontanare da loro i volumi dell’Opera valtortiana.

La Valtorta ebbe anche una visione di Lourdes e, con i soli cachinni che pretendono forse di essere spiritosi, il PAG commenta (p. 222 nota): “Si era creata una Lourdes tutta per sé. Nello stato di linguaggio automatico (sic!), il suo subconscio, ormai padrone del campo, aveva eliminato la visionaria francese [notare la significativa scelta della parola “visionaria”, non “veggente”] per fare apparire la Madonna solo a lei, Maria Valtorta! Tali processi infantili e idioti di autoesaltazione (sic!) lei li spacciava poi come rivelazioni.” E si capisce: tutto inventato. Forse anche Santa Bernadette (la “visionaria”) si illudeva di vedere la “Signora” per un processo di sdoppiamento psicoanalitico in stato di trance leggera per autoesaltarsi e trovare compenso alla sua triste situazione di povertà e insignificanza sociale. O almeno questa era la tesi, avanzata già allora dai babbuini laicisti (che tuttavia non tardarono a ricredersi quando videro quale fiume di denaro portassero i pellegrini). Del tutto casualmente, alla grotta di Massabielle scaturì una fonte alla quale gli ignoranti villici di Lourdes, non acculturati ai fuochi fatui della “magnifiche sorti e progressive”, attribuirono alcune dubbie guarigioni, mentre gli illuminati sapienti del luogo non riuscirono ad arginare l’ondata della superstizione popolare. Contento, illuminato PAG?

Ah, già, ma l’illuminato ha detto che non ha niente in contrario alle apparizioni della Madonna, solo si augura che le sue esternazioni diventino più intelligenti (sic!), in modo da essere all’altissima altezza di così alto sapiente, che spernacchia in greco biblico, ebraico, aramaico, cinese e marziano, e forse anche nella lingua dello yeti.

(continua)


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