I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti
I nostri articoli sono stati letti
volte

BENVENUTI A LAODICEA

  •  
  •  
  •  

BENVENUTI A LAODICEA

Chi erano i farisei? Gente che voleva apparire molto pia, ma in fondo piuttosto tiepida nei confronti della verità. Gelosi custodi di Scritture che non intendevano, ma dalle quali, con interpretazioni erronee e distorte, traevano tutto il loro prestigio e potere. Guai a deviare da quello che avevano stabilito essere giusto e comodo per loro: allora si infiammavano e prendevano l’aspetto e la grinta di fanatici, perché era in gioco il comodo guanciale delle loro inamovibili persuasioni. La sinagoga non poteva errare, e loro erano la sinagoga, o credevano di esserlo.

E i nuovi farisei? Se mettiamo “Chiesa” al posto di “sinagoga”, appaiono molto simili a quelli vecchi. Entrambi, quando Dio apre una porta, non entrano ed impediscono agli altri di entrare. Anche i nuovi farisei, in malafede o per ignoranza, sono immersi nel gravissimo errore di confondere la nave con l’equipaggio. “Ah, tu offendi la Chiesa!”, saltano su inviperiti al minimo accenno che qualcosa non vada per quello che loro credono essere “il verso giusto”.

Ma la risposta è chiara e tagliente: “Nossignori, la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica, la Chiesa è la nave che solca le acque del mondo, sostenuta da Dio stesso. Ma ha a bordo un equipaggio… e siamo sicuri che quell’equipaggio sia del tutto fidato? Nell’equipaggio della nave-Chiesa vi sono marinai e ufficiali che sabotano e cercano di spingere la nave sugli scogli, mentre si affannano a perseguitare i membri fedeli dell’equipaggio, vi sono tiepidi che non portano la talare per confondersi col mondo, vi sono quelli che preferiscono andare d’accordo col mondo per starci comodi, vi sono quelli che celebrano la messa in peccato mortale, vi sono prelati che gettano nei rifiuti l’Ostia sanguinante che col suo sanguinare li accusa, vi sono preti e prelati con malsane inclinazioni che fanno orrore solo a pensarci.

Per non parlare della rovina della liturgia da parte del massone Bugnini, complice Montini. Eliminato il latino, che Bugnini e i demoni suoi sodali odiano, ed eliminato l’esorcismo a San Michele Arcangelo, davanti a cui i demoni tremavano mentre oggi dilagano. Costretto a dire la verità da un esorcista, il demonio ha confessato: “Molti dei cardinali sono miei (…), i vescovi ormai vanno per conto loro”

Qualunque organizzazione, per quanto estesa e potente, sarebbe andata in rovina in brevissimo tempo se fosse attaccata di continuo dall’esterno e dall’interno come è attaccata la Chiesa cattolica. Come mai non crolla, piena com’è di traditori, specialmente ai vertici? Perché è sotto la costante protezione divina. I nuovi farisei non ammettono che si affermi la verità più ovvia ed elementare, e cioè che la Chiesa è piena di traditori. E i traditori trovano ampio sostegno tra i laici, spesso per interessi personali. Le lunghe mani dei prelati controllano posti di lavoro, hanno potere finanziario, e i laici che banchettano alla loro tavola non possono che sostenerli. Tanto che importa la verità? Prima lo stomaco, poi si vedrà. Negando il tradimento, i nuovi farisei si rivelano ladri, i ladri peggiori di tutti, i più subdoli e ripugnanti. Perché? Perché, secondo loro, preti e prelati non sono criticabili, e quindi sarebbero loro a sostenere la Chiesa, non la costante Provvidenza dell’Onnipotente. Alimentando questa blasfema persuasione, i nuovi farisei si rivelano ladri, ladri, ladri (aiutatemi a ripetere ladri): rubano a Dio il merito di sostenere e salvare la Chiesa.

Se la letteratura ha qualcosa da insegnare, è utile ricordare che la novellistica medievale è zeppa di preti che danno il cattivo esempio di sabotatori della nave, ed hanno tutta l’aria di essere ritratti dal vero, ma non per questo il Cristianesimo è caduto. Ne troviamo un significativo riscontro nel Decamerone del Boccaccio: la novella di Abraam giudeo, dal sottotitolo: “Abraam giudeo, da Giannotto di Civigni stimolato, va in corte a Roma; e veduta la malvagità de’ chierici, torna a Parigi e fassi cristiano”. Cos’ha visto Abraam nella Roma papale? “[…] quivi niuna santità, niuna divozione, niuna buona opera o essemplo di vita o d’altro, in alcuno che chierico fosse veder mi parve, ma lussuria, avaria o gulosità, fraude, invidia e superbia e simili cose e piggiori, se piggiori possono essere in alcuno […] con ogni ingegno e con ogni arte mi pare che il vostro Pastore, e per conseguente tutti gli altri, si procaccino di riducere a nulla e di cacciare dal mondo la cristiana religione, laddove essi sostegno e fondamento esser dovrebber di quella. E che perciò che io veggio non quello avvenire che essi procacciano, ma continuamente la vostra religione aumenta e più lucida e più chiara divenire, meritamente mi par discerner lo Spirito Santo essere in essa, sì come di vera e di santa più che alcun’altra, fondamento e sostegno. Per la qual cosa […] ora tutto aperto ti dico che per niuna cosa lascerei di cristiano farmi.” Ora, i nuovi farisei possono obiettare che il Boccaccio non è certo una fonte autorevole che si possa citare come fosse Vangelo. Certo che no: ma è pur sempre un indice del sentimento popolare, del corrente modo di sentire e di pensare dei fedeli, che pur dovrebbe contare qualcosa.

Ancor più dovrebbe contare in questo senso la testimonianza del Divino Poeta, che della Santissima Vergine scrive: “Donna, se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a Te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz’ali”(Paradiso, XXXIII, 15-18). Ma naturalmente, alla sana devozione popolare, i nuovi farisei contrappongono i loro aridi pronunciamenti teologici: titoli come “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le grazie” per la Madonna sarebbero “teologicamente inappropriati”, poiché rischierebbero di “oscurare il ruolo unico di Cristo come unico mediatore e redentore”. Lutero, se dal profondo dell’inferno potesse comunicare, applaudirebbe entusiasta.

Ma per favore! Seguiamo piuttosto la sapiente sentenza di Robertus Berthelot (†1630), carmelitano, vescovo di Damasco: “De Maria numquam satis”. Ne L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta troviamo che: “Maria è sorgente di ogni grazia per chi accoglie la Luce” (Cap. 24), e vi si legge di: “Efficacia salvifica della divina maternità di Maria” (Cap. 29). Ah, già, la Valtorta non fa testo; ma degli affannosi tentativi dei nuovi farisei di spegnere la voce ispirata della grande mistica si parlerà più oltre: è un plateale esempio della tendenza di certo clero di ostinarsi a guardare il dito che indica il cielo invece di alzare gli occhi nella direzione indicata.

Per poco che si conosca la storia del papato e della Chiesa è impossibile sfuggire alla conclusione di un costante potentissimo, vitale sostegno divino che supplisce alle disastrose carenze del clero. Consideriamo, fra numerosi esempi possibili, il saeculum obscurum: il periodo di profonda crisi morale e politica del papato e della città di Roma, che va all’incirca dall’888 (quando il declino dell’autorità imperiale carolingia lasciò Roma in preda al caos e alle lotte tra le fazioni nobiliari della città) al 1046 (quando l’intervento dell’imperatore Enrico III pose fine al caos).

In questo tragico periodo, la Santa Sede fu controllata da potenti famiglie romane, riducendo il papato a un fantoccio. Il disordine era tale che nacque persino la leggenda della “papessa Giovanna”. Si ebbe il “governo delle meretrici”: influenti donne nobili (Teodora e sua figlia Marozia) e le loro famiglie (i Teofilatti) esercitarono una deleteria influenza sull’elezione e l’operato dei papi. Un solo esempio: un papa giovanissimo, eletto quando aveva diciotto anni, Giovanni XII (855-863) si circondò di meretrici e ragazzi di vita, e morì gettato dalla finestra dal marito di una certa Stefanetta, che sorprese i due in flagrante adulterio.

Ma passiamo pure sopra le debolezze della carne. Quel che è peggio è che vi fu una rapida successione di papi, molti dei quali corrotti o assassinati, uno addirittura esumato per processarlo (il famoso del Sinodo del Cadavere). Il Sinodo del cadavere, noto anche come Concilio cadaverico, è il nome attribuito al processo per sacrilegio istruito post mortem a carico di papa Formoso (891-896). Nei primi mesi dell’897, su decisione di papa Stefano VI, il corpo del suo predecessore fu riesumato, sottoposto a un macabro interrogatorio e quindi a esecuzione postuna dopo la formale condanna. Su episodi del genere i laicisti sono andati a nozze, ma per i fedeli sono invece fatti di cui c’è ben poco da rallegrarsi a vedere la Santa Madre Chiesa così mal rappresentata, così tradita e vilipesa da coloro che, sostenuti dalla vocazione e dalle grazie di stato che hanno ricevuto, avrebbero il sacro compito di difenderrla usque ad effusionem sanguinis.

E lasciamo pure da parte corruzione, lotte interiori e violenza, ma il peggio è che vi sono stati perfino papi eretici (Onorio I, Giovannni XXII, Francesco). L’infallibilità papale? Sì, è un dogma proclamato il 18 luglio 1870 durante il Concilio Vaticano I tramite la costituzione Pastor Aeternus, che stabilisce che il Papa è preservato da errori, ma solo quando definisce ex cathedra (come pastore supremo) dottrine di fede o morale vincolanti per tutta la Chiesa. Per il resto, per quanto autorevole, non è infallibile.

Papa Onorio I (625-638) è noto per essere stato condannato come eretico dal III Concilio di Costantinopoli (680-681) da papa S. Agatone, condanna confermata da papa Leone II, a causa del suo sostegno al monotelismo, la dottrina dell’unica volontà in Cristo. L’adesione di Onorio al monotelismo è testimoniata da due lettere (di cui una è andata perduta), ma senza alcuna definizione ex cathedra.

Papa Giovanni XXII (1316-1334) fu accusato di eresia per aver sostenuto che le anime dei giusti non godono della visione beatifica di Dio immediatamente dopo la morte, ma solo dopo la risurrezione finale; prima di ciò resterebbero “dormienti sotto l’altare”. Questa posizione, definita “visione beatifica differita”, suscitò l’indignazione del re di Francia Filippo VI e scatenò un duro scontro teologico, costringendo Giovanni a ritrattare poco prima di morire. L’eresia era stata espressa in alcune omelie, e anche in questo caso senza alcuna definizione ex cathedra.

Su Bergoglio il discorso si fa inevitabilmente molto pesante. Santa Faustina Kowalska, un’anima vittima che offriva le sue sofferenze per la Chiesa, scrisse sul suo diario il giorno in data 17 dicembre 1936: “Ho offerto la giornata odierna per i sacerdoti. Oggi ho sofferto più di qualunque altro giorno, sia interiormente che esteriormente. Non pensavo che si potesse soffrire tanto in un giorno solo.” Come più tardi si scoprì, guarda caso, in quel giorno appunto era nato Jorge Bergoglio.

Anzitutto sono leciti i più gravi dubbi se costui sia da considerare papa. L’elezione sembra essere nulla per gravi irregolarità nel conclave, alla luce del decreto Universi Dominici Gregis del 1996, e soprattutto per la collusione della mafia di San Gallo, senza contare il diluvio di bestemmie e di eresie che uscirono dalla sua bocca.

Il problema del papa eretico si può ridurre a sillogismo: il papa dev’essere cattolico > un eretico non è cattolico > ergo: un eretico non può essere papa. L’eresia, inoltre, dev’essere proclamata pubblicamente. È questa l’opinione più autorevole, fra le molte avanzate, ed è sostenuta da San Roberto Bellarmino, padre Pietro Ballerini, Franz Xaver Wernz e Pedro Vidal. Resta però il fatto che prima sedes a nemine iudicatur, per cui il problema si sposta dalla constatazione dello stato di eresia a che cosa fare di fronte ad un papa eretico. Nell’impossibilità di rimuoverlo, l’unica azione possibile sembra essere quella di denunciarne pubblicamente le posizioni eretiche, allo scopo di attenuare il danno arrecato alle anime.

Il caso di Bergoglio è di una gravità senza precedenti, uno spaventoso coacervo di eresie e bestemmie. Ha dichiarato che “Dio non è cattolico”, che “Cristo si è fatto peccato”; che “i cristiani devono vantarsi dei propri peccati”; che “il posto privilegiato per l’incontro con Cristo è il peccato“; che “la croce esprime tutta la forza negativa del male”; che il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci non è la verità: “semplicemente non finirono; si domanda se “Gesù, quando si lamenta, bestemmia?” per poi concludere: “Questo è il Mistero”; dice che “la Madonna era umana e forse aveva voglia di dire ‘Bugie! Sono stata ingannata’”; dice che San Giovanni Battista ha vissuto “il buio dello sbaglio, il buio di una vita bruciata nell’errore (annunciare l’Avvento del Messia e preparargli la strada un errore?!); ha detto che “anche la ribellione a Dio è preghiera”; e che “rimproverare il Signore è una preghiera”; alla domanda se “Dio è in grado di fare tutte le cose?” risponde “Ma non è così!”; dice che “non c’è, nemmeno per chi crede, una verità assoluta”; ha parlato del “Bene secondo coscienza” (non secondo l’immutabile legge divina); ha detto che “la salvezza… si regala, è gratuita” (come nell’eresia calvinista), che “il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso… non è la verità” (e allora cosa intendeva Cristo mandando gli apostoli? Eppure sembra abbastanza chiaro: “Andate e insegnate a tutte le genti, battezzando in Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, Matteo 28, 19); si è domandato “chi sono io per giudicare? (coloro che sono dediti all’orrendo vizio contronatura che grida vendetta al cospetto di Dio)”; ha detto che “i buoni cattolici non devono fare figli come conigli”, che “se un amico mi dice una parolaccia… gli arriva un pugno! È normale”; e ha bestemmiato clamorosamente affermando che “Gesù si è fatto come un serpente, brutto che fa schifo”. Ha pure detto che l’inferno è vuoto, perché “le anime dei cattivi si dissolvono”.

Non è affatto esagerato dire che così parla, o meglio sbava sconcezze, il demonio. Il demonio non avrebbe potuto far avanzare meglio la sua causa con questo delirio di menzogne, bestemmie e assurdità. Il demonio non avrebbe potuto far meglio per la perdizione delle anime, facendo credere che l’inferno è vuoto o non esiste. L’inferno, infatti, è pieno di anime che non credevano che esistesse. E una terribile profezia di Theresa Neumann dice: “Sul trono più elevato ho visto sedere il serpente dei serpenti. E ho visto l’asino dettare legge al leone… In quel tempo, troppi leoni avranno il cuore dell’asino e si lasceranno trarre in inganno”.

Lunga e noiosa sarebbe la lista degli insulti lanciati da Bergoglio, ma è bene ricordarne almeno uno: “sgranarosari”, contro i devoti del Santo Rosario. Se si considera il terrore che il demonio ha del Rosario, che, a detta degli esorcisti, paralizza il Maligno, si comprende bene perché quell’importante e santa devozione dava fastidio all’occupante del Seggio di Pietro.

Le frequentazioni di Bergoglio erano tutte con gli esponenti più assatanati della sinistra anticristiana. Con bassa ipocrisia, spesso Bergoglio esprimeva i suoi deliri diabolici all’amicone Eugenio Scalfari, il quale non mancava di pubblicarli sul suo anticristiano giornale; dopo di che Bergoglio si guardava bene dallo smentire: così il messaggio velenoso era passato, ma, a scanso di eventuali contraccolpi, lasciava aperta la strada della più vile ritrattazione: lui non aveva detto proprio così, era stato mal interpretato. Naturalmente non mancano lecchini ufficiali che minimizzano, parlando in modo mendacemente riduttivo di “accuse (…) da una minoranza di studiosi e cardinali conservatori [che] si concentrano principalmente su questioni dottrinali e pastorali post-Amoris Laetitia”. Estremamente significativo il passaggio delle consegne a Emma Bonino, l’impunita assassina seriale di diecimila bambini. Consapevole della sua fine imminente, Bergoglio le disse: “Io sto per morire, porta avanti le nostre idee”.

Se lo squallore becero e demoniaco di Bergoglio sprofonda negli abissi che abbiamo appena sondato, le cose neppure in passato andavano molto bene.

Al tempo di Marco Polo venne sprecata per vigliaccheria ed accidia l’occasione provvidenziale di evangelizzare l’Asia. Il Gran Khan dei Tartari, Kubilai, aveva chiesto al papa, tramite Nicolò e Matteo Polo (rispettivamente padre e zio di Marco, autore de “Il Milione”), intorno al 1265, l’invio di cento missionari per istruire il suo popolo. Poiché l’impero mongolo di allora abbracciava gran parte del continente asiatico e l’individualismo in senso moderno non era ancora nato e, di conseguenza, convertire i capi significava di solito convertire tutto il popolo, non è azzardato ritenere che, se la richiesta del Khan fosse stata esaudita, vi sarebbero state ottime probabilità di una generale affermazione del Cristianesimo, anche perché la diffusione dell’islamismo in Asia non era ancora avanzata quanto lo è oggi. Ma si trovarono solo due sacerdoti disposti ad offrirsi volontari per il viaggio, e anche costoro tornarono indietro ai primi pericoli. Così, mentre i mercanti affrontavano ogni rischio, allettati dal guadagno materiale, tra i sacerdoti cattolici non si trovava, all’epoca, chi avesse altrettanto coraggio per il bene spirituale proprio ed altrui.

Estremamente appropriate, a questo proposito, sono le invettive di Dante contro l’indegnità del clero, un tema che torna frequentemente nella Divina Commedia. Contro il Papa simoniaco Nicolò III: “E se non fosse che ancor lo mi vieta / la reverenza delle somme chiavi, / che tu tenesti nella vita lieta, / io userei parole ancor più gravi; / che la vostra avarizia il mondo attrista, / calcando i buoni e sollevando i pravi. / Di voi, pastor, s’accorse il vangelista, / quando colei che siede sopra l’acque, / puttaneggiar coi regi a lui fu vista; / quella che con le sette teste nacque, / e delle diece corna ebbe argomento, / fin che virtute a suo marito piacque. / Fatto v’avete Dio d’oro e d’argento: / e che altro è da voi all’idolatre, / se non ch’elli uno, e voi n’orate cento? / Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, / non la tua conversion, ma quella dote / che da te prese il primo ricco patre!” (Inferno, XIX, 100-177). Contro il Papa Bonifacio VIII: “Lo principe de’ nuovi Farisei, / avendo guerra presso a Laterano, / e non con Saracin, né con Giudei, / ché ciascun suo nimico era cristiano …” (Inferno, XXVII, 85). Contro la trascuratezza verso gli studi sacri: “… l’Evangelio e i dottor magni / son derelitti …” (Paradiso, IX, 133-134). Contro il disordine all’interno degli ordini religiosi: “E tosto si vedrà della ricolta / della mala coltura, quando il loglio / si lagnerà che l’arca li sia tolta.” (Paradiso, XII, 118-120). Contro i prelati ben pasciuti e pieni di sé: “Or voglion quinci e quindi chi i rincalzi / li moderni pastori, e chi li meni / (tanto son gravi!), e chi diretro li alzi. / Cuopron de’ manti lor i palafreni, / sì che due bestie van sott’una pelle: / Oh pazïenza, che tanto sostieni!” (Paradiso, XXI, 130-135). Ancora contro Bonifacio VIII da parte di San Pietro in persona: “Quelli che usurpa in terra il luogo mio, / il luogo mio, il luogo mio, che vaca / nella presenza del Figliuol di Dio, / fatt’ha del cimiterio mio cloaca / del sangue e della puzza; onde il perverso / che cadde di qua su, là giù si placa.” (Paradiso, XXVII, 22-27). E prosegue San Pietro: “In vesta di pastor lupi rapaci / si veggion di quassù per tutt’i paschi: / o difesa di Dio, perché pur giaci?” (Paradiso, XXVII, 55-57).

Ricordiamo pure le sacrosante rampogne del grande poeta Jacob van Maerlant (ca. 1230-1295) nel grande poema Van den Lande van oversee (“Sulla terra oltremare”, appellativo col quale, nel Medioevo, veniva indicata la Terrasanta), di cui si dà la traduzione libera di alcune strofe dal fiammingo medievale (vedi: Is God een Moloch: Antologia della poesia nederlandese e afrikaans, curata dallo scrivente, scaricabile gratuitamente da Smashwords):

Quali tesori possedeva Gesù, quando lasciò con tre chiodi inchiodare alla croce le Sue membra? Nessuno, io credo, mai soffrì i dolori che egli soffrì per condurre noi alle vette del paradiso. Chi è adesso, chi è, chi segue Colui che a tanto giunse per condurci alla nostra beatitudine celeste? Mi pare che ciascuno, timoroso, non faccia che tirarsi indietro e finirà per preferire le cose mondane, e resterà a dormire in città.

Come si rendono disponibili delle prelature nelle chiese e nelle canoniche, lì si precipitano a lucrarle. Ivi si adula, e adulando si cerca di ottenere: e si palesano simonie e i falsi lasciano apparire la loro vera natura. Come liberarsi di questi mali? Quelli han nel cuore basse astuzie, radicate e ben acuminate. Ogni genere ancora di indegnità si commette nelle cose della Chiesa: con inganni, con atti indegni molti entrano nella vigna del Signore. Così mal custodito resta tutto il frutto!

Quello con cui avrebbero dovuto nutrire i poveri, che stanno in comunione con Dio, per sostentarli nella loro miseria, quello gli avidi hanno tutto divorato. Io mi astengo dal giudizio, ma il cuore dovrebbe sanguinare a coloro che mantengono altezzose amanti! Ahimé, quelli diguazzano nel loro orgoglio, e alla fine se li porteranno via i demoni. Cessate di far festa immersi nelle vostre vanità, o tutti sarete gettati nella fornace infernale, nel profondo degli abissi, sotto i rossi demoni: così meschina è la loro alterigia e così preziosa la valutano!

Il domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498) iniziò la predicazione dei Quaresimali, il 17 Febbraio 1496, con queste parole: “Fatti in qua, ribalda Chiesa [intendendo con questa espressione non la Chiesa di Cristo ma la poco degna gerarchia], fatti in qua ed ascolta quello che il Signore ti dice: Io ti avevo dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo. I vasi desti alla superbia; i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abominevole. Una volta ti vergognavi dei tuoi peccati, ma ora non più.”

Il 24 Febbraio del medesimo anno, il grande e santo predicatore tuonò dal pulpito: “Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi […] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

Non essendo riusciti a metterlo a tacere con la lusinga di un cappello cardinalizio, i prelati così giustamente rampognati non seppero escogitare altra soluzione che mandare l’intrepido predicatore al rogo.

E volete sapere di che morì S. Teresa d’Avila (1515-1582)? Morì di stenti dopo che una suora ribelle la ebbe cacciata da un convento che lei stessa aveva fondato. Queste sono le serpi che talora si annidano purtroppo negli ordini religiosi.

Katharina Emmerick fu, credo, la prima ad aver previsto alcuni aspetti della futura riforma liturgica: “La Messa era breve. Il Vangelo di san Giovanni non veniva letto alla fine”. Ma ciò che salta immediatamente all’occhio, è la sua previsione di un tempo futuro di coesistenza di due papi: “Vidi anche il rapporto tra i due papi… Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città (di Roma). Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità” (13 maggio 1820).

La chiesa che va formandosi, nella profezia della Emmerick, è una chiesa “falsa”, dalla dottrina corrotta (più avanti dirà protestantizzata) e dall’infestazione di un clero “tiepido”. Ma tutto questo non impedì alla chiesa di “aumentare di dimensioni” (il riferimento, per molti, è al cosiddetto “effetto Bergoglio”, un’ondata di consensi, di chiese piene e code ai confessionali). Anche il cambio di dimora e la clausura del Papa emerito Benedetto XVI sarebbero stati preannunciati: “Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente” (10 agosto 1820). Anche qui, ancora una volta, è la popolarità e l’influenza della nuova chiesa a preoccupare la beata.

Ecco, poi, la profezia sulla protestantizzazione della chiesa cattolica: “Poi vidi che tutto ciò che riguardava il protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre” (1820). E ancora, sempre sulla “chiesa grande”: “Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la chiesa. Stavano costruendo una chiesa grande, strana, e stravagante”. Ma questa profezia non si ferma qui, preannuncia anche la dottrina che, dagli anni postconciliari, guida gran parte della pastorale ecclesiastica, quella dell’ecumenismo e della libertà religiosa: “Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti e avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova chiesa… Ma Dio aveva altri progetti” (22 aprile 1823).

Alla fine dell’anno ecclesiastico 1823, Anna Katharina Emmerick, prima dell’inizio dell’Avvento, “ebbe per l’ultima volta una visione relativa alla resa dei conti di quell’anno. Vide, attraverso simboli diversi, le negligenze della Chiesa militante e dei suoi servi in quell’anno; vide quante grazie non erano state coltivate e non erano state raccolte, quante erano state dissipate o andate deplorevolmente perdute. Le venne dimostrato che il Redentore aveva deposto per ogni anno nel giardino della Chiesa, un tesoro completo dei suoi meriti; ve n’erano tanti da poter bastare a tutti i bisogni, a tutte le espiazioni: le grazie neglette, dissipate o perdute (e ce n’erano abbastanza per redimere anche l’uomo più degradato, per liberare anche l’anima purgante più dimenticata) dovevano essere restituite fino all’ultimo obolo, e la Chiesa militante era punita delle negligenze e delle infedeltà dei suoi servi mediante l’oppressione che le veniva dai suoi nemici e mediante le umiliazioni temporali.

La Beata Anna Maria Taigi (Siena 1769 – Roma 1831), nel suo sole spirituale vedeva anime semplici, capaci solo di mormorare le proprie umili orazioni, salire dritte al Cielo, mentre preti e prelati (presumibilmente appesantiti da tanta scienza e dai peccati mortali di superbia e invidia, e forse anche da altre orribili magagne) precipitavano all’inferno.

Di fronte all’orrendo peccato contro natura, uno dei quattro che gridano vendetta al cospetto di Dio, che fa la gerarchia? Si mette “in ascolto”, condanna la cosiddetta “omofobia” e, così facendo, strizza l’occhio ai pervertiti invece di aiutarli a redimersi. Il mondo odia la verità, cioè odia Dio. Chi vuole stare comodo al mondo deve accettarne storture e vizi, e non può che odiare Dio. Chi ama Dio non può che scontrarsi col mondo. E quanti preti e prelati, a volte peggiori dei demoni, odiano il soprannaturale, odiano le ostie sanguinanti, odiano rivelazioni private, odiano i confratelli migliori, odiano Dio.

Veniamo al tempo presente. Un coraggioso vescovo, Mons. Antonio Suetta, ogni sera fa suonare la campana dei bimbi non nati. Scandalo di femministe e demokrakra sinistroidi, e ci tocca leggere immonde blaterazioni come: “Suetta usa la religione come clava ideologica, ignora che grazie alla 194 sono diminuite morti e sofferenze, è un’indegna parodia della fede”, e vomiti consimili. mentre a destra regna grande cautela come se i destroidi camminassero sulle uova. E gli altri vescovi? Quanti di loro hanno sostenuto la pacifica iniziativa antiabortista del loro coraggioso confratello? Di certo se tutti i vescovi l’avessero fatto, o almeno qualche altro vescovo l’avesse fatto, gli assassini avrebbero dovuto ingollare il loro vomito. Quanti dunque si sono esposti per una causa così sacrosanta? Cento? Cinquanta? Venti? Dieci? Cinque? Tre? Due? Uno? Nemmeno uno. Tutti zitti, naturalmente. Non scontriamoci col mondo, egregi confratelli, non guastiamoci il fegato, non esponiamoci (magari quelli ci ricattano tirando fuori qualche scandaletto di quando andavamo tastando chiappe di seminaristi), lasciamo che la strage degli innocenti continui indisturbata. Questi, purtroppo, sono alcuni (troppi) degli ufficiali che comandano sulla nave Chiesa.

Ecco come vengono trattati i confratelli mistici, colpevoli di ricevere rivelazioni private.

Luisa Piccarreta (1865-1947), mistica nota come “la piccola figlia della Divina Volontà”, scrisse: “In un batter d’occhio ho visto le tante miserie umane, l’avvilimento e spogliamento della Chiesa, lo stesso degrado dei Sacerdoti, che invece di essere luce per i popoli, sono tenebre.” Naturalmente questo non è piaciuto ai gerarchi, e puntualmente sono arrivate le restrizioni del Sant’Uffizio. Nel 1938, i suoi libri vennero ritirati dalla circolazione. Fu costretta a interrompere la pubblicazione dei suoi volumi e a subire l’isolamento dai suoi seguaci, fu sottoposta a pressioni e critiche, spesso derivanti dalla difficoltà di comprendere la portata del suo messaggio mistico sulla “Divina Volontà”.

Don Dolindo Ruotolo venne sospeso dalla Messa per sedici anni. Questo grande mistico aveva scritto: “La prima misericordia che deve avere questa povera terra, e la Chiesa per prima, dev’essere purificazione. Non vi spaventate, non temete, ma è necessario che un uragano terribile passi prima sulla Chiesa e poi sul mondo! La Chiesa sembrerà quasi abbandonata e da ogni parte la diserteranno i suoi ministri… dovranno chiudersi persino le chiese! Il Signore troncherà con la sua potenza tutti i legami che ora l’avvincono alla terra e la paralizzano! Hanno trascurato la gloria di Dio per la gloria umana, per il prestigio terreno, per il fasto esteriore e tutto questo fasto sarà ingoiato da una persecuzione terribile, nuova! Allora si vedrà che cosa giovano gli appannaggi umani e come valeva meglio appoggiarsi a Gesù che è la vita vera della Chiesa.”

Notissime le persecuzioni a Padre Pio, anche da parte dei suoi stessi confratelli. La visione dei “preti macellai” è un terribile episodio mistico del 7 aprile 1913, in cui Gesù apparve a Padre Pio sfigurato e disgustato, definendo “macellai” molti sacerdoti e dignitari ecclesiastici. Il Signore lamentò l’indifferenza e l’ingratitudine dei suoi ministri, affermando che la sua agonia continua a causa loro. La “Liberazione” nelle profetiche parole di Padre Pio: “Causa l’ingiustizia dilagante e l’abuso di potere, siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima… Tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferini del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo! Così facendo tradiscono la parola di Dio, perché Cristo venne a portare sulla terra perpetua alleanza solamente agli uomini di cuore, ma non si alleò cogli uomini assetati di potere e di dominio sui fratelli… Il gregge è disperso quando i pastori si alleano con i nemici della Verità di Cristo. Tutte le forme di potere fatte sorde al volere dell’autorità del cuore di Dio sono lupi rapaci che rinnovano la passione di Cristo e fanno versare lacrime alla Madonna…

E Maria Valtorta poteva non essere perseguitata dal clero? Il buon cristiano ingenuo, di fronte a qualsiasi manifestazione che potrebbe essere soprannaturale si chiede, con ingenua, puerile, commovente ansia: “Che ne dice la Chiesa?” La Chiesa?! La Chiesa piange per le terribili magagne di tanta parte del clero, piange per i marinai traditori che continuamente cercano di mandarla a sbattere contro gli scogli. In sintesi cercherò di tratteggiare cosa ha detto nonla Chiesa, ma l’indegna gerarchia, riguardo al Tesoro valtortiano. Non starò a ricapitolare la vicenda della grande mistica e veggente, e della sua Opera, cose notissime, e per le quali rimando alla biografia: Maria Valtorta: la testimone della vita di Cristo, di un certo Emilio Biagini (Ed. CEV, Isole del Liri, 2017). Dunque, cosa ha detto la “Chiesa” in proposito?

Nel dopoguerra l’Opera valtortiana era in attesa di approvazione ecclesiastica per essere pubblicata con tutti i crismi. Ma la gerarchia, per bocca di importanti monsignori da cui dipendeva la decisione, disse: “Datemi 250.000 lire, e io approvo”, e poi: “Datemi 300.000 lire, e io approvo”. Passano anni senza che nulla si muova, viene la mirabolante epoca dell’“andare incontro al mondo”, dell’“usare la medicina della misericordia invece di imbracciare l’arma della severità”, il tempo della brillante diagnosi “la Chiesa non ha più nemici”; l’epoca dei microfoni collocati nel confessionale di Padre Pio, l’epoca in cui la stessa Valtorta viene perseguitata dal clero che le nega la Comunione frequente, ed ecco che qualcosa finalmente si muove. L’Opera valtortiana, che stava per ricevere l’imprimatur, ripeto stava per ricevere l’imprimatur, e ribadisco stava per ricevere l’imprimatur, viene messa all’Indice, non per alcun errore dottrinale che nessuno è stato mai capace di trovare, ma perché pubblicata senza approvazione. Ossia, prima la Curia romana, senza alcuna giustificazione teologica o morale, ha cincischiato per dieci anni negando l’approvazione, poiché non riusciva a lucrare mazzette, poi ha punito la mancata approvazione.

Visto che non era possibile schiodare gli autorevoli monsignori dal loro immobilismo, dopo oltre dieci anni di snervante attesa, l’Opera stava per essere finalmente pubblicata, dietro suggerimento dello stesso Divino Maestro, da un editore laico, e (vale ripetere) l’imprimatur era proprio sul punto di arrivare, in perfetta regolarità, dal vescovo della competente diocesi in cui operava l’editore stesso, quando colpì la mazzata della Curia. Ma la Curia non si muove senza una denuncia, e la denuncia venne presentata da un superiore dei Serviti, stizzito per le insistenti preghiere di un giovane confratello perché si facesse qualcosa per aiutare la povera veggente inferma, che era in gravi ristrettezze economiche. Lei avrebbe potuto salvarsi dalla povertà se avesse apostatato, dichiarando che il Divino Maestro non esisteva, che l’Opera era frutto della sua fantasia: in quel caso nessuna difficoltà dei gerarchi a permettere la pubblicazione: sarebbe stato solo un gran bel romanzo, senza alcun impegno per lorsignori e monsignori a fare un esame di coscienza per i molti meritati riproveri che l’Opera contiene, rivolti a loro. Eroicamente, Maria Valtorta, non apostatò, preferendo la miseria nera al tradimento.

L’editore laico, Emilio Pisani, pubblicò dunque l’Opera gravata della condanna ecclesiastica, col timore, non infondato, che tale condanna ne pregiudicasse la vendita. Invece fu un immediato e clamoroso successo: milioni di copie vendute e traduzioni in più di trenta lingue. Il tutto senza alcuna promozione o pubblicità. L’unica volta che l’editore azzardò un’iniziativa promozionale, le vendite crollarono, e trascorsero settimane prima che riprendessero, come se Qualcuno da lassù avvertisse: “Lascia fare a Me”.

E finalmente il clero si sveglia. Come data di svolta viene enfaticamente indicato l’anno 2012, l’anno di “straordinarie conferme scientifiche” dell’autenticità della rivelazione valtortiana. Ed ecco il discorso capzioso: prima era legittimo dubitare (e anche perseguitare? anche mettere all’Indice?) perché mancavano le prove, ma ora, confortato dalle prove “scientifiche”, il clero trova opportuno cambiare idea. Ma è pura falsità: varie conferme scientifiche di autenticità esistevano già molto prima del 2012. Vedi L’Evangelo ecc., Cap. 287, visione del 26 settembre 1945: “Nella luce un poco cruda del mattino alquanto ventoso, la singolarità di questo paese appoggiato su una piattaforma rocciosa, sollevata fra una corona di picchi, quali più alti, quali più bassi di esso, appare in tutta la sua caratteristica bellezza. Sembra un grande vassoio di granito con sopra appoggiate case, casette, ponti, fontane, per il divertimento di un bambino gigante. Le case sembrano intagliate nella roccia calcarea, che costituisce la materia base di questa zona.” Descrizione di una peculiare, rarissima realtà fisica (una formazione calcarea imitante la tessitura del granito), nota solo a pochissimi geologi specialisti che avevano lavorato nella zona, da parte di una donna digiuna di geologia, semiparaliazzata, e vivente a centinaia di chilometri di distanza.

Ma che importa ai chierici? Ciò che conta soprattutto è che ora ci sono in ballo soldi a palate. Bisogna riprendersi la Valtorta, ma l’editore ha non solo il copyright, ma tutti i manoscritti valtortiani originali, legittimamente ottenuti per testamento della stessa veggente. Ed ecco allora lo scatenarsi di innumerevoli impotenti accuse e insinuazioni clericali contro l’editore, colpevole di aver pubblicato il Tesoro valtortiano, che, grazie alla vigilante gerarchia, sarebbe altrimenti rimasto a marcire in un sottoscala. Ecco, caro buon cristiano che ti interroghi sul parere della “Chiesa”, questo è quello che dice, non veramente la Chiesa, ma la gerarchia, sia riguardo alla grande veggente che fu testimone della vita di Cristo, sia in numerosissimi altri casi. La gerarchia urla: “Dammi… dammi… dammi…”.

Terribili parole vennero dettate a Maria Valtorta dal Divino Maestro, e sarebbe state ancor più tremende se la mistica non avesse supplicato il Divino Maestro di attenuarle per non aggravare ancor più la persecuzione della gerarchia.

“Un doloroso dettato è riservato ai sacerdoti: le chiese dovrebbero essere fonti di luce per vincere il gelo delle anime, ma non lo sono perché i sacerdoti rifuggono dal sacrificio. Come in Ezechiele 8, soggiacciono a quattro idoli: alla gelosia (criticano ma non tollerano critiche), alle eresie (dedicando il loro tempo a commerci umani per lucro, e i sacerdoti politicanti sono i sinedristi di ora), al senso (che li rende indegni di maneggiare il Corpo di Cristo), all’adorazione dell’Oriente (le sette). Così facendo anticipano e rendono più terribile l’ora dell’anticristo. E non vogliono che Dio susciti “luci” tra i laici che lo amano come molti preti non lo amano, mentre lasciano perdersi nel gelo, nel buio e nell’impurità le anime loro affidate: della loro perdita sarà chiesto conto ai sacerdoti e verrà la condanna.” (dettato del 27 gennaio 1944).

Nei messaggi riportati dalla grande mistica, Gesù esprime profonda amarezza verso i chierici che vivono il ministero senza zelo, definendo “clero tiepido” coloro che fanno ribrezzo per la mancanza di spirito soprannaturale. Cattivi consiglieri all’interno della Chiesa preferiscono interessi terreni e sviano i fedeli, allontanandoli dalla verità. La Rivelazione sarebbe conclusa con la morte dell’ultimo apostolo, le rivelazioni private riguarderebbero una sola persona, quella che la riceve. Come se Dio, infinito ed eterno non avesse più altro da dire. Dio taccia, parlano lorsignori.

Il Divino Maestro della Valtorta è chiarissimo a questo proposito: “Parlo dove voglio. Parlo a chi voglio. Parlo come voglio. Io non conosco limitazioni. L’unica limitazione, che non limita Me, ma ostacola il venire della mia Parola, sono la superbia e il peccato. Ecco perché la mia Parola, che dovrebbe dilagare dalle profondità dei Cieli su tutto il Creato e ammaestrare i cuori di tutti i segnati del mio segno, trova, in tutte le categorie, così pochi canali. Il mondo, cattolico, cristiano, o d’altra fede, è mosso da due motori: superbia e peccato. Come può entrare la mia Parola in questo meccanismo arido? Ne verrebbe stritolata e offesa.” (detttato del 19 luglio 1943).

Né si deve, secondo i nuovi farisei, chiamare “Divino Maestro” quello che dettava a Maria Valtorta. Prudenza, prudenza, prudenza: la speranza farisaica è quella di portare gradualmente la gerarchia a riconoscere la rivelazione privata valtortiana, da cui potrebbero derivare interessanti vantaggi, come quello di vantarsi per una possibile causa di beatificazione, con relativo lustro e visibilità. Di ben diverso avviso è il Divino Maestro, il quale dettò a Maria Valtorta questa fondamentale esortazione all’umiltà (L’Evangelo ecc., Cap. 352): “Il Regno è degli agnelli fedeli che mi amano e mi seguono senza perdersi in lusinghe, mi amano sino alla fine. E dico a voi ciò che ho detto ai miei discepoli adulti: ‘Imparate dai piccoli’. Non è l’esser dotti, ricchi, audaci quello che vi fa conquistare il Regno dei Cieli. Non è l’esserlo umanamente. Ma è l’esserlo della scienza dell’amore, che fa dotti, ricchi, audaci soprannaturalmente. Come illumina l’amore a comprendere la Verità! Come fa ricchi per acquistarla! Come fa audaci per conquistarla! Che fiducia che ispira! Che sicurezza! Fate come il piccolo Beniamino, il mio piccolo fiore che m’ha profumato il cuore quella sera ed ha cantato ad esso una musica angelica, che ha ricoperto l’odore dell’umanità ribollente nei discepoli e il rumore delle beghe umane. E tu vuoi sapere che avvenne poi di Beniamino? Rimase il piccolo agnello di Cristo e, perduto il suo grande Pastore poiché era tornato al Cielo, si fece discepolo di quello che più mi somigliava [San Giovanni apostolo ed evangelista], prendendo per sua mano il battesimo e il nome di Stefano primo mio martire. Fu fedele sino alla morte e con lui i suoi parenti, trascinati alla Fede dall’esempio del loro piccolo apostolo famigliare. Non è conosciuto? Molti sono gli sconosciuti dagli uomini conosciuti da Me nel mio Regno. E di questo sono felici. La fama del mondo non aggiunge una scintilla all’aureola dei beati.”

Una sacrosanta verità già espressa, ma da sottolineare con forza: “la fama del mondo non aggiunge una scintilla all’aureola dei beati”. Maria Valtorta rigettava esplicitamente la vanità delle proclamazioni ufficiali di santità. Chiese a Dio che il suo corpo non restasse incorrotto, e infatti all’esumazione non si ritrovarono che poche ossa. Usava scherzare sull’aureola dipinta nei quadri sopra il capo dei beati, chiamandola “il padellino”. E non poteva esser diversamente, per un’anima come la sua, tutta fissa nell’amore e nell’obbedienza al Divino Maestro e niente affattto interessata a riconoscimenti terreni.

Sentenzia il Divino Maestro: “Il livore dei sacerdoti contro Maria Valtorta non è che un motivo umano che si cela sotto una bugiarda veste di zelo.” (dettato del 27 maggio 1944). Le fu perfino negata la Comunione frequente. Nonostante le prove schiaccianti che dimostrano l’assoluta impossibilità che Maria Valtorta, di limitata cultura, paralitica dalla vita in giù e costretta a letto, potesse conoscere per vie naturali quello che descrive (città scomparse ritrovate dagli archeologi proprio su indicazione di lei, formazioni geologiche note solo a pochissimi esperti, conoscenza delle differenze dialettali fra Giudea e Galilea), il Vaticano ha recentemente ribadito, contro ogni evidenza e ragione, che gli scritti della Valtorta non avrebbero origine soprannaturale e non sarebbero da considerarsi normativi (e cos’è normativo? La Pachamama?). Ma il Divino Maestro vede cosa c’è dentro le anime, e profetizza per i persecutori della Valtorta una condanna agghiacciante: “Essi hanno voluto chiudersi in una tomba, spiriti morti e putrescenti. La tomba non è ancora chiusa, nella speranza che possano essere sanati e risorgere. Se questo non avverrà, avranno punizione eterna e terribile.”

Tuttavia l’Opera valtortiana, pubblicata finalmente dall’editore laico di cui sopra, si rivela un affare d’oro. Allora ci ripensano: traslazione solenne delle reliquie, suggerimenti che forse… (una santa in più non fa mai male alla “gloria” e al portafoglio della congregazione), tentativo di riprendersi l’Opera per lucrosa speculazione, arrivando perfino alla calunniosa insinuazione che l’editore laico avrebbe alterato i testi. E sarebbero queste le guide spirituali, della Chiesa? questi i nocchieri che guidano la nave?

Sono forse inventate le indegnità di troppa parte del clero? Ripassiamo un momento le lodi meritate dai preti nell’apparizione a La Salette (Mélanie Calvat, Apparizione della Beata Vergine sul monte di La Salette, Lecce, 1879). La Madonna apparve in lacrime, e disse: “I sacerdoti, ministri di mio Figlio, i sacerdoti, con le loro vite malvagie, con la loro irriverenza e la loro empietà nella celebrazione dei Santi Misteri, con il loro amore per il denaro, il loro amore per gli onori e i piaceri, i sacerdoti sono diventati pozzi neri di impurità. Sì, i sacerdoti chiedono vendetta e la vendetta incombe sulle loro teste. Guai ai sacerdoti e quelli dedicati a Dio che con la loro infedeltà e la loro vita malvagia stanno crocifiggendo mio Figlio di nuovo! I peccati di coloro che sono consacrati a Dio gridano al cielo e chiedono vendetta e ora la vendetta è alla loro porta, perché non c’è più nessuno che implori misericordia e perdono per il popolo. Non ci sono più anime generose, non c’è più nessuno degno di offrire un sacrificio all’Eterno per il bene del mondo. […] Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’anticristo.”

È necessario ricordare che la veggente Mélanie Calvat, fu aspramente perseguitata dalla colpevole gerarchia per aver testimoniato la verità sull’apparizione celeste? Dovette infatti fuggire dalla Francia e rifugiarsi in Italia, precisamente in Puglia.

Atroce è la testimonianza di Santa Faustina Kowalska (Diario, 1° Quaderno, Capitolo V, 30/6/1935). Mentre aveva una visione della flagellazione di Cristo, la scena cambiò. La santa scrive: “Improvvisamente Gesù mi disse: ‘Guarda e osserva il genere umano nella situazione attuale.’ In un attimo vidi cose tremende: i carnefici si allontanarono da Gesù, e si avvicinarono per flagellarlo altri uomini che presero la sferza e sferzarono il Signore senza misericordia. Erano sacerdoti, religiosi e religiose ed i massimi dignitari della Chiesa (…) Ed il Signore mi fece conoscere nei particolari l’enorme malvagità di quelle anime ingrate: ‘Vedi, questo è un supplizio peggiore della Mia morte’.”

Grazie al cielo, non tutta la gerarchia è complice del tradimento. Il Cardinale Henry Edward Manning (“The present crisis of the Holy See tested by prophecy” in The Pope and the Antichrist, Sainte-Croix du Mont, 2007), ad esempio, prese molto sul serio l’incombente catastrofe, e citò il parere di non pochi teologi seri e di valore che avvaloravano le giuste preoccupazioni dei fedeli. Egli scrive: “L’apostasia della città di Roma […] e la sua distruzione da parte dell’anticristo, può essere ritenuta così nuova per molti cattolici che penso sia bene citare il testo di teologi di maggiore reputazione. In primo luogo Malvenda, che scrive espressamente sull’argomento, afferma unitamente all’opinione di Ribera, Gaspar Melus, Viegas, Suarez, Bellarmino e Bosius, che Roma apostaterà dalla Fede, scaccerà il Vicario di Cristo e ritornerà al suo antico paganesimo.” E infatti… Ecco, sotto l’infausto “pontificato” di Bergoglio, l’idolo pagano e satanico della Pachamama fare il suo solenne ingresso in Vaticano.

È fin troppo evidente come l’ecumenismo corrompa la sana dottrina. Di dove nasce? Ad alimentarlo sarà forse l’orgoglio di condurre alti incontri sottilmente diplomatici per riportare le pecore luterane e calviniste all’ombra di San Pietro? E con quale brillante risultato? I protestanti si staccano sempre di più dalla retta dottrina, fino alla grottesta ordinazione di pretesse e vescovesse. Sono piuttosto i sedicenti cattolici a protestantizzarsi, fino alla sacrilega Comunione in mani non consacrate: orrendamente sacrilega in sé, anche senza contare il rischio di dispersione di frammenti (dato che il più piccolo frammento contiene per intero Cristo in corpo, anima e divinità) e il tremendo pericolo di sottrazione di particole per la dissacrazione in messe nere.

E di fronte alla pandemenza? Ma per carità, che potere volete mai che abbia Dio a fermare la malattia? Abbiamo ben sentito sbavare dalla bocca di Bergoglio che Dio non è “in grado di fare tutte le cose”, non è onnipotente. E allora niente più Messe, si chiudano le chiese, si dispensi Santa Amuchina al posto dell’acqua benedetta, che potrebbe propagare l’infezione. C’erano per fortuna anche autentici pastori che celebravano di nascosto, per cui né io né mia moglie abbiamo mai dovuto rinunciare alla Santa Messa. A Dio si deve obbedienza, non agli uomini.

È con infinito disgusto che i fedeli assistono a questo sfacelo dottrinale e morale. E adesso veniamo a considerare un piccolo particolare, che nasce da una mia esperienza diretta di alcuni anni fa. Qualcuno potrebbe chiedere: “Perché rivangare cose passate?” La risposta è duplice: anzitutto il passato contiene ammaestramenti che è bene conservare e tener presenti, se vogliamo capire il mondo che ci circonda; e inoltre gli errori e i deliri degli uomini richiedono lungo studio e riflessione, se si vuole impararne qualcosa.

Ecco di che si tratta: essendo non del tutto sconosciuto come studioso dell’Opera di Maria Valtorta, ero stato invitato a tenere una conferenza sulla grande mistica nella parrocchia di… Laodicea alcuni anni fa (15 gennaio 2017). Ma a due azzimati e indignati borghesucci del pubblico non sono piaciuti certi fatti innegabili che avevo esposto, e si sono permessi di accusarmi, con santarellina indignazione, di “offendere “la Chiesa”. Tutto il resto del pubblico scandalizzato, muto e zitto come un branco di pesci in barile. Evidentemente l’aver ricordato le persecuzioni subite dalla grande mstica e veggente, e la mala figura che vi fecero preti e prelati ha scatenato le ire dell’azzimato e composto uditorio laodicese. Io offendevo la Chiesa dubitando della santità dei suoi ministri, che anzi, secondo loro, godevo di segnalarne immaginarie pecche. Ecco la cecità di chi non sa o non vuole capire: la nave è una cosa, l’equipaggio un’altra, e fra l’equipaggio ci sono traditori, ci sono sempre stati. Naturalmente non sono tutti traditori, ma anche un tiepido che non tradisce attivamente, tradisce in un suo modo subdolo, talora senza nemmeno rendersene conto, perché tira al quieto vivere, non tollera dover mettere in moto il cervello. Molto più comodo seguire la corrente che scorre vivace verso il basso, per la via larga e comoda.

In un diverso ambiente davvero cattolico e non farisaico, la stessa identica conferenza, tenuta solo una settimana dopo, è stata accolta con pieno favore. A Laodicea, però, non mi inviteranno di certo più: hanno le loro certezze e se le tengano pure strette. Né io ho più alcun desiderio di rivedere quelle facce. Si è trattato comunque di un’esperienza preziosa e davvero illuminante, e per questo vale la pena di ricordarla e farne tesoro. Per la prima volta in vita mia, infatti, ho potuto incontrare personalmente degli autentici nuovi farisei, vederli in faccia, constatare la loro cecità, il loro rifiuto di riflettere e di ragionare, il loro squallido perbenismo borghese, la loro mancanza di discernimento e di carità. Carità è anche odiare il male e denunciarlo. Chi non odia il male non ama il bene: due facce del medesimo tiepidume. Loro trangugiano la versione ufficiale: la gerarchia ha sempre ragione. La gerarchia sta trascinando la Chiesa alla rovina (fallirà, grazie allo Spirito Santo, ma intanto ci prova, arrecando immenso danno), ma la gerarchia ha sempre ragione lo stesso. È più comodo così. Loro accettano tutto e si sentono al sicuro, con la coscienza tranquilla, perché hanno fiducia nella gerarchia.

Parlo troppo chiaro, troppo esplicito? Volete un linguaggio più misurato e sottilmente diplomatico? Pazienza, io sono abituato al “sì, sì, no, no”. Tutto il resto viene dal Maligno.

Tenuto conto di tutto quanto detto, temo che i laodicesi siano incapaci di capire il significato del testo seguente che, purtroppo per loro, li riguarda molto da vicino: “Conosco le tue opere: né fredde né calde. Oh, tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, né freddo né caldo, io ti vomiterò dalla mia bocca.” (Apocalisse, 3, 15-16).

EMILIO BIAGINI


  •  
  •  
  •  

Precedente

LA PUGLIA ANTICA, PRIMA E DURANTE L’ELLENIZZAZIONE

Successivo

PICCOLE RIFLESSIONI MOLTO EQUILIBRATE E TRANQUILLE

5 Commenti

  1. E provate a dire che non è vero, se ne avete il coraggio.

  2. IMPORTANTE AGGIUNTA:
    Atroce è la testimonianza di Santa Faustina Kowalska (Diario, 1° Quaderno, Capitolo V, 30/6/1935). Mentre aveva una visione della flagellazione di Cristo, la scena cambiò. La santa scrive: “Improvvisamente Gesù mi disse: ‘Guarda e osserva il genere umano nella situazione attuale.’ In un attimo vidi cose tremende: i carnefici si allontanarono da Gesù, e si avvicinarono per flagellarlo altri uomini che presero la sferza e sferzarono il Signore senza misericordia. Erano sacerdoti, religiosi e religiose ed i massimi dignitari della Chiesa (…) Ed il Signore mi fece conoscere nei particolari l’enorme malvagità di quelle anime ingrate: ‘Vedi, questo è un supplizio peggiore della Mia morte’.”

  3. E magari non fosse vero.

  4. ALTRA SIGNIFICATIVA AGGIUNTA:
    Dal Diario di S. Faustina Kowalska
    IV Quaderno, Cap. I
    19-IX-1937
    “Oggi li Signore mi ha detto: ‘ Figlia Mia, scrivi che sono molto addolorato quando delle anime consacrate si accostano al Sacramento dell’amore soltanto per abitudine, come se non distinguessero la differenza di questo cibo. Nei loro cuori non trovo né fede né amore. In tali anime vado con grande riluttanza; sarebbe meglio che non mi ricevessero.’.”
    8-I-1938
    “Perché sei triste oggi, Gesù? Dimmi quale è la causa della Tua tristezza?’ E Gesù mi rispose: ‘Le anime elette che non hanno il Mio spirito, che vivono secondo la lettera, e questa lettera l’hanno messa sopra il Mio spirito, sopra allo spirito dell’amore. Tutta la mia legge l’ho basata sull’amore, e invece non vedo quest’amore nemmeno negli ordini religiosi, perciò la tristezza Mi riempie il cuore’.”.

  5. ULTERIORE SIGNIFICATIVA AGGIUNTA
    Dal Diario di S. Faustina Kowalska
    VI Quaderno, Cap. I
    13-XI-1938
    “Mentre stavo per terminare la Via Crucis, il Signore cominciò a lamentarsi delle anime dei religiosi e dei sacerdoti, perché queste anime elette mancano di amore. “Permetterò che vengano distrutti i conventi e le chiese”. Risposi: “Ma Gesù, tante anime nei conventi tutti Ti lodano”. Il Signore rispose: “Questa lode ferisce il Mio Cuore, perché l’amore è stato bandito dai conventi. Anime senza amore e senza spirito di sacrificio, anime piene di egoismo e d’amor proprio, anime superbe e presuntuose, anime piene di perfidia e d’ipocrisia, anime tiepide che hanno appena quel tanto di calore per mantenersi in vita esse stesse. Il Mio Cuore questo non lo può sopportare. Tutte le grazie che riverso su di loro ogni giorno, scivolano via come sopra una roccia. Non li posso sopportare, perché non sono né buoni né cattivi. Per questo ho fatto sorgere i conventi, perché venisse santificato il mondo per mezzo loro; da essi deve scaturire una potente fiamma d’amore e di sacrificio. E se non si convertiranno e non si infiammeranno del primitivo amore, li consegnerò allo sterminio di questo mondo… Come potranno sedere sul trono promesso, a giudicare il mondo se le loro colpe sono più gravi di quelle del mondo, e senza penitenza, senza riparazione?… O cuore, che mi hai ricevuto la mattina e a mezzogiorno avvampi di odio contro di Me sotto le forme più svariate! O cuore, ti ho forse scelto in modo particolare perché tu Mi procurassi maggiori sofferenze? I grandi peccati del mondo feriscono il Mio Cuore quasi in superficie, ma i peccati di un’anima eletta mi trafiggono il Cuore da una parte all’altra…”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti saranno visibili solo dopo approvazione di un moderatore.

© I TRIGOTTI & Tutti i diritti riservati & C.F. BGNMLE41D04D969T & Privacy Policy & Informativa Cookies & Credits dpsonline*