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FALLITO UN CRIMINE SE NE INVENTA UN ALTRO:

DAL TERRORISMO AMBIENTALISTA

A QUELLO MEDIATICO-SANITARIO

Dopo i ripetuti falsi allarmi andati a vuoto, il terrorismo ambientalista, smentito dai fatti, stava cadendo nel ridicolo. Ma i talebani mondialisti non hanno certo disarmato: ecco la pandemia che apre la strada ad un altro crimine: la tirannide mediatico-sanitaria. Uno degli attivisti di punta, Peter Fox-Penner, professore all’Università di Boston, esulta il 19 aprile 2020: “Questa crisi fornisce un’opportunità molto verde. Possiamo accelerate il progresso climatico [sic!?!] per ricostruire la società e l’economia.” Il segretario generale della (massonica) ONU, Antonio Gutierrez (11 giugno), dichiara “la pandemia potrebbe creare un’opportunità per ricostruire l’economia globale su linee più sostenibili”. E il capo della politica ambientale dell’ONU, Inger Andersen (25 marzo) ribadisce: “Non lasciamo disperdere questa occasione. Il Coronavirus offre l’opportunità di gestire il capitalismo in modo diverso. Il governo adesso è in posizione dominante; deve afferrare il momento propizio.” L’editorialista Simon Kuper, sul (massonico) Financial Times (16 aprile), esprime concetti analoghi: “Il Coronavirus ha ottenuto qualcosa che né le politiche governative né il risveglio morale hanno potuto ottenere: sta spingendoci verso il vivere verde (…) guarderemo al dicembre 2019 come il picco più alto di tutti i tempi delle emissioni di anidride carbonica (…) bisogna che i governi facciano buon uso dell’attuale pandemia.” Il sinistrorso giornale Guardian di Manchester (11 aprile), in un editoriale, chiarisce ancor più brutalmente i piani delle élites: “La chiusura di massa in cui ci troviamo a vivere, evidentemente necessaria in una pandemia, potrebbe fornire un modello per imporre dure condizioni per abbattere le emissioni di anidride carbonica che gli attivisti considerano una minaccia uguale o ancora più grave dello stesso virus.”

Non c’è modo migliore di influenzare una società che servirsi di una crisi, o crearne una, come arma per spaventare la gente ed assoggettarla a misure restrittive che rafforzino il dominio delle élites, ostacolando l’interazione libera tra le persone e obbligandole ad usare carte di credito (facilmente controllabili) invece del contante. Il tracciamento dei movimenti grazie agli spostamenti dei telefoni cellulari da una cella all’altra è un altro efficace metodo di controllo, e non è certo un caso se nei cellulari di ultima generazione non è possibile rimuovere la batteria. Il cellulare può essere tracciato anche se spento, e l’unica difesa è lasciarlo a casa. Appositi programmi dei telefonini raccolgono e ritrasmettono in tempo reale al Grande Fratello tutte le informazioni sulla salute e la vita personale. L’isteria vaccinatoria permetterà di andare oltre: inserendo microchip sottopelle che avranno la stessa funzione di spia dei telefonini, con la trascurabile differenza che non sarà possibile lasciare il microchip a casa.

Attraverso queste pervasive violazioni della mitica praivàsi, il Grande Fratello avrà il controllo assoluto sulla vita dei sudditi, come dichiarato dal regista Aaron Russo nella sua ultima intervista col giornalista Alex Jones: Nicholas Rockefeller avrebbe confidato allo stesso Russo, poco prima dell’11 settembre 2001, che a breve un evento clamoroso sarebbe servito come pretesto per invadere Afghanistan, Iraq e Libia e per destabilizzare il Medio Oriente, e che gli obbiettivi finali dell’élite erano: la promozione del femminismo, la disgregazione della famiglia e l’imposizione di una valuta mondiale completamente elettronica controllata mediante un microchip sottopelle inserito in tutti i sudditi, che conterrà i dati del conto corrente e dovrà essere usato per qualsiasi pagamento. Contro chiunque non dovesse “comportarsi bene” si applicherebbero sanzioni, e potrebbe perfino venir fatto morire di fame prosciugandogli il conto in modo impedirgli di comprare qualunque cosa, inclusi i viveri. Ciò richiama in modo tragico la profezia dell’Apocalisse (13, 16-17): “E [la bestia, che rappresenta il potere] farà che tutti (…) ricevano in marchio sulla mano e sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere se non ha il marchio, il nome della bestia, o il numero del suo nome.” Queste predizioni sono confermate da un documento ufficiale della Fondazione Rockefeller che già nel 2010 prevedeva la possibilità di paralizzare la vita civile valendosi di una crisi, come ad esempio un’emergenza sanitaria (https://www.thewatchtower.org/lockstep; https://nogeoingegneria.com/; https://www.oltrelalinea.news/2019/11/05/i-tentacoli-del-potere-dei-rockefeller).

La motivazione ufficiale, naturalmente, è ammantata di buonismo: le informazioni vengono raccolte per il nostro bene, in modo da “proteggerci dalla pandemia”. In realtà tutto ciò che non serve a puntellare il dominio del Grande Fratello viene censurato: nessuno valuta i danni psicologici e fisici della quarantena, del distanziamento sociale, dell’imposizione di museruole che non proteggono da nulla, ma in compenso garantiscono assorbimento di anidride carbonica e di microrganismi nocivi, oltre a rappresentare visivamente la sottomissione agli ukase delle élites. Come opportunamente sottolinea Sarah McLaughlin, Senior Program Officer della Fondazione per i Diritti Individuali nell’Educazione degli Stati Uniti, la pandemia, gonfiata oltre ogni limite di decenza, è la scusa per reprimere il dissenso scatenando un pandemia di censura contro ogni voce contraria (“Coronavirus started a censorship epidemic”, www.foreignpolicy.com, 1/4/2020), cosa peraltro non difficile, dal momento che i regimi, comunisti o sedicenti “democratici”, hanno il controllo dei mass media, così che il terrore urlato dal teleschermo raggiunge milioni di persone (pronte ad appecorarsi di fronte al feticcio urlante e ad insultare chi non porta la museruola come loro), mentre i dissenzienti, di norma, riescono a raggiungere al massimo qualche centinaio di persone via internet, quando non sono ridotti al silenzio anche sulla rete. Naturalmente, dicono i governanti, è meglio attenersi agli scenari più sfavorevoli con la scusa di ridurre i danni, e intanto tagliano drasticamente le libertà civiche e creano nuovi danni. I mass media contribuiscono ad alimentare la paura e indeboliscono le capacità critiche, portando la gente ad accettare come reali gli scenari più catastrofici, proprio secondo la ricetta dell’arci-nazista Hermann Gōring. Di più, molta gente si affeziona alla museruola e a quello che rappresenta, ed ecco scaturire innumerevoli ducetti e (specialmente) ducette a cui non pare vero di sfogare le proprie frustrazioni imponendo agli altri la museruola e in che modo vada portata.

Al terrore hanno contribuito le ambulanze a sirene spiegate. Innumerevoli sono le testimonianze sull’uso improprio delle sirene (con relativi lampeggiatori). Giocare con la sirena e le lucette è uno sport ampiamente praticato, e l’emergenza Covid-19 non è stata che un’occasione per farlo in modo ancora di più invadente. Le testimonianze al riguardo sono innumerevoli. Solo qualche esempio. Flavia Bognardi, 4 luglio 2020, sul Corriere di Como, chiedeva: “Per quale motivo le ambulanze viaggiano a sirene spiegate anche se vuote o se trasportano persone non gravi?” (www.com/corrieredicomo/posts). Ilaria Cecchini, il. 5 aprile 2020 domandava: “Ambulanze vuote? Perché?” (duckduckgo.com/?q=ambulanze+vuote+cecchini+5+aprile&t=osx&ia=web). Ma è un vizio antico: Il 30 maggio 2017, Tele Ischia lamentava gli inaccettabili abusi degli autisti delle ambulanze (www.teleischia.com/140757/uso-illegale-delle-sirene-delle-ambulanze-verdi-abusi-inaccettabili). Ma torniamo addirittura indietro al 2010, al 13 dicembre, quando Mario Sorbi, su Il Giornale, nell’articolo “4 sirene su 10 suonano senza motivo” (www.ilgiornale.it/news/ambulanze) dava voce alle medesime, giustificate lamentele della gente. Si aggiungano le innumerevoli lamentele sulla rete per l’uso improprio della sirene, come festeggiare qualche leader politico dopo le elezioni, trasportare spose alla chiesa, ecc. Naturalmente non c’è dubbio che tra i guidatori di ambulanza vi siano persone responsabili che non si abbandonano ad infantilismi del genere che, occorre ribadirlo, sono solo alcuni dei moltissimi esempi. Ai primi di luglio 2020 su Facebook è apparso un video che mostrava una ambulanza ferma ad un semaforo rosso, avente a bordo tre addetti che discorrevano tranquillamente. Al verde l’ambulanza ripartiva accendendo senza necessità sirena e lampeggianti, pur avendo davanti la strada del tutto libera. Il personale del mezzo, intervistato, ha ammesso di avere l’ordine di girare senza pazienti a bordo azionando la sirena. Il video non è mai stato smentito, ma quasi subito fatto sparire (Facebook, come tutti sanno, è controllata dai poteri forti, e più precisamente da Mark Zuckerberg). Durante la gonfiatissima emergenza del Coronavirus, con strade assolutamente deserte, anche in piena notte, sulle quali potevano affrettarsi senza problemi, le ambulanze andavano a sirene spiegate. Solo gente in malafede o di intelligenza molto limitata può parlare di complottismo, questo è vero terrorismo psicologico.

Per giustificare tutto questo indecoroso allarme, in assenza di dati precisi e di analisi affidabili sulle reali proporzioni del pericolo, si dice che c’è “consenso” fra gli scienziati. A parte il fatto che questo “consenso”, non esiste, perché la maggioranza degli scienziati avanza forti dubbi sull’intera operazione, la scienza non può comunque fondarsi sul consenso, ma sui fatti. Nei metodi scientifici dobbiamo distinguere quelli sperimentali, più affidabili se condotti con onestà e competenza, da quelli osservativi. Se non è possibile operare in laboratorio e ci si deve quindi affidare all’osservazione, come ad esempio nelle previsioni meteorologiche, è impossibile provare alcunché. Tutto ciò che uno scienziato può fare in base alle sue osservazioni è rafforzare la propria fiducia nell’ipotesi di partenza. Nel caso di una pandemia, in assenza di dati certi e verificabili, le decisioni sono prese estrapolando delle stime, col grado di precisione che si può ben immaginare. Gran parte della letteratura è falsata da campioni troppo piccoli e analisi non valide, flagranti conflitti d’interesse e una tendenza ossessionante a seguire direttrici di “studio” alla moda, mirando al “consenso” invece che all’accertamento dei fatti. Nel caso della pandemia di Covid la “scienza” ha dato veramente scandalo, facendo uso di dati sparsi e insufficienti per estrapolare arbitrariamente con risultati allarmistici. L’OMS si è dimostrata, com’era fin dal principio, assolutamente inaffidabile: si tratta di un organismo politico piuttosto che scientifico, dipendente dai fondi messi a disposizione dalle due superpotenze, Usa e Cina comunista. Il direttore generale dell’OMS, Thedros Adhanom Ghebreyesus (uno dei principali esponenti del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè, legato al partito comunista cinese), nominò “ambasciatore della buona volontà” il dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, notorio violatore dei diritti umani, e fu costretto a rimangiarsi la nomina solo davanti all’unanime levata di scudi, come annota Peter Hasson, giornalista investigativo del Daily Caller (“China helped put this man in charge of the World Health Organization. Is it paying off?”, www.nationalinterest.org/blog/buzz, 23/3/2020). L’organizzazione, oltre ad essere eccessivamente politicizzata e burocratizzata, è pure troppo dominata da medici che cercano soltanto soluzioni mediche, trascurando i veri problemi, che sono piuttosto sociali ed economici.

Infatti, misure puramente profilattiche come quarantena, museruola, ecc., applicati in modo totalitario come si è fatto, sono del tutto errati, come precisa il dott. Jeremy Samuel Faust (“Covid-19’s mortality rate isn’t as high as we think”, slate.com/technology/html, 15/3/2020). “Approcci diagnostici sbagliati, cure inappropriate, misure di contenimento del contagio e di sicurezza scriteriate, in vigore ancora oggi: per gli esperti de L’Eretico (circa 2.000 fra medici e giuristi) sono stati calpestati i diritti dei cittadini tutelati dalla Costituzione italiana e in sede internazionale”, scrivono Giulio Tarro, Pasquale Mario Bacco e Angelo Giorgianni (www.inuovivespri.it, 3/7/2020), i quali hanno presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma e ricorso alla Corte Europea di Giustizia Europea. Angelo Giorgianni a Radioradio ha precisato: “Denunciamo per procurato allarme! È una strategia del terrore per metterci in attesa messianica del vaccino” (www.radioradio.it, 12 luglio 2020).

Agghiacciante la testimonianza del dott. Pasquale Mario Bacco, medico legale. Le sue parole le leggiamo su Il Giornale (1° luglio 2020): “Noi abbiamo ucciso le persone anche se in buona fede perché si era dinanzi ad una situazione nuova, ma in terapia intensiva è stata applicata una cura sbagliata. Si diceva di non utilizzare gliantinfiammatori che ora invece sono alla base della nuova terapia, non veniva utilizzata l’eparina ed è stata effettuata la ventilazione profonda. Io ho visto le basi dei polmoni di pazienti Covid, durante le autopsie, ed erano completamente ustionate perché l’ossigeno puro mandato ad una certa pressione ha creato una vera e propria ustione. Poi si creavano le tromboembolie perché l’ossigeno non circolava in quanto i polmoni erano occlusi. I medici hanno seguito le linee guida del Governo utilizzando un protocollo completamente sbagliato. È stato come curare un diabetico con lo zucchero”.

Si sarebbe dovuto invece proteggere le categorie a rischio (vecchi e persone dalla salute già compromessa), mentre i giovani e sani, non colpiti dal Coronavirus, o che si limitano a subire una semplice malattia da raffreddamento, dovrebbero continuare a mandare avanti il lavoro, onde evitare perdite economiche dalle conseguenze nefaste anche per la salute. Ma in Italia l’ultima cosa che interessa il regime che qualcuno si ostina a chiamare “democratico” è la salute degli anziani. Dopo aver causato l’invecchiamento della popolazione mediante l’aborto, bisogna eliminare i vecchi per far quadrare i conti dell’INPS. Inoltre la quarantena totale serve ad introdurre un controllo orwelliano, a cominciare dalle restrizioni sul contante con la scusa di motivazioni igieniche. Ma se al regime interessasse davvero la salute dei cittadini, la prima misura da adottare non sarebbe quella di chiudere i porti da cui entrano senza controllo, insieme agli stranieri, anche germi d’ogni genere? In realtà quello che interessa ai poteri forti, e ai regimi loro burattini dei vari paesi, è rendere permanente l’emergenza per infliggere ulteriori giri di vite alle popolazioni.

Michael Levitt, professore a Stanford e premio Nobel per la chimica nel 2013, ha dimostrato un rapido appiattimento della curva d’infezione e previsto una rapida ripresa, sottolineando che il maggior problema non è tanto la malattia, quanto il controllo del panico (“Nobel laureate says Covid-19 curve could be naturally self-flattening”, www.stanforddaily.com, 4/3/2020). Ma è proprio quello che i governi non intendono fare, per motivi di controllo sociale: sudditi spaventati si piegano facilmente ai voleri delle élites, e ancor più facilmente si piegano se sono impoveriti, come appunto avviene per i gravi danni economici della quarantena: lo sottolinea il dott. David L. Katz, il quale opportunamente si chiede se i nostri metodi di lotta contro il Coronavirus non siano peggiori del male (“Is our fight against Coronavirus worse than the disease?”, www.nytimes.com/opinion/html, 15/3/2020).

La gestione scandalosamente allarmistica della pandemia, che ammonta a vero terrorismo mediatico-sanitario, ha suscitato reazioni preoccupate in larga parte del mondo scientifico. In qualche caso si sono formati gruppi di opposizione. Dodici esperti hanno contestato, in un comunicato del 24/3/2020, le misure adottate, giudicandole eccessive e controproducenti: “Twelve Experts questioning the Coronavirus panic” (off-guardian.org). Uno degli scienziati, John Kettner, professore di Community Health Sciences and Surgery all’università del Manitoba, direttore medico del Centro Internazionale per le malattie infettive, ha dichiarato di non aver mai visto niente di simile a questo attacco di isterismo collettivo con effetti devastanti sulla società e l’economia. L’influenza è una pandemia che ritorna ogni anno, ma solo nel 2020 si è assistito ad una reazione tanto sproporzionata. Il Prof. Peter Goetzsche, di Ricerca e Analisi Clinica all’Università di Copenaghen e fondatore della Cochrane Medical Collaboration, osserva a sua volta che la pandemia del 2009, molto più grave, è stata superata senza misure draconiane, ma possiamo essere certi che le misure draconiane diventeranno la regola. Il dott. Yoram Lass, già direttore generale del Ministero della Salute di Israele e Decano della Facoltà di medicina dell’Università di Tel Aviv, ha rilevato come l’influenza suina del 2009 fosse peggiore ma non pubblicizzata con isteriche grida di allarme come quelle propalate attraverso Facebook, notando che i morti per coronavirus in Italia non sono che il 10% del numero di morti per influenza nel “Bel Paese” tra il 2016 e il 2019, ed ha ironicamente chiamato il Coronavirus “un virus con pubbliche relazioni”, una ben azzeccata definizione, se si pensa che c’è dietro Bill Gates. Il dott. Pietro Vernazza, medico svizzero dell’Ospedale di San Gallo, ha notato che la chiusura delle scuole impedisce l’acquisizione dell’immunità sia individuale sia di gregge (l’immunità di gregge si instaura quando un numero sufficiente, ca. 58%, di individui è immunizzato da non permettere all’agente infettante di espandersi). Il Prof. Michael Osterholm, direttore del Centro di Politica e Ricerca sulle Malattie Infettive dell’Università del Minnesota, ritiene che si debbano lasciar lavorare le categorie a basso rischio e proteggere quelle ad alto rischio come gli anziani (ma sono proprio gli anziani che vanno eliminati per raddrizzare i conti della previdenza sociale).

L’8 aprile 2020, pochi giorni dopo il gruppo dei dodici, un altro gruppo di scienziati, se possibile ancor più preoccupato per l’isterismo Covid, è sceso in campo “Ten More Experts criticizing the Coronavirus panic” (www.off-guardian.org Il dott. Kann Mölling, già dell’Istituto di Virologia Medica dell’Università di Zurigo, ricorda che l’influenza del 2018 provocò 25.000 vittime, senza causare particolari reazioni nei mass media, ma questa pandemia è presentata dai medesimi mass media (asserviti, non dimentichiamolo, alla grande finanza usuraia mondialista) come una cosa terribile, ed è stato proprio questo a renderla terribile. Il dott. Anders Tegnell, Epidemiologo di Stato dell’Agenzia per la Salute della Svezia, afferma che vanno isolati i soggetti a rischio e nient’altro (in pratica quello che si è sempre fatto con l’influenza: mettersi a letto finché non è passata, con ricovero ospedaliero solo in caso di gravi complicazioni). Il prof. Pablo Goldschmidt, di Farmacologia molecolare all’università Pierre & Marie Curie di Parigi, flagella il panico assolutamente fuori luogo scatenato per il Coronavirus. I dottori Eran Benavid e Jan Batthacharya, professori di Medicina e Igiene all’Università di Stanford affermano che le statistiche della mortalità da Coronavirus sono falsate da un errore di fondo nella scelta del campione statistico, tale da portare ad errori di più ordini di grandezza (ossia un errore di tre ordini di grandezza significa una differenza di tre zeri, per cui mille diventa un milione). Il dott. Tom Jefferson, epidemiologo della Cochrane Collaboration, afferma che non vi è nulla di straordinario in questa influenza, se non che è gonfiata dai mass media e dai politici.

Numerose altre testimonianze di eminenti scienziati ridicolizzano l’isterismo scatenato da mass media e politici (dietro i quali stanno evidentemente i poteri forti che perseguono fini ben precisi). L’associazione Deutsches Netzwerk für Evidenzbasierte Medizin si chiede: “Covid-19: Wo ist die Evidenz?” (www.ebm-netzwerk.de/de/veroeffentlichung/covid-19, 15/4/2020). L’associazione composta da eminenti scienziati e professionisti in campo medico, nega categoricamente che le misure draconiane imposte alle popolazioni abbiano minimamente ridotto la mortalità. Il dott. Richard Schabas, già Chief Medical Officer della provincia canadese dell’Ontario, ironizza sulle cosiddette “mascherine”, dicendo: “lasciatele ai rapinatori”, e ammonisce che simili rimedi possono essere peggiori del male. Infatti, come già rilevato, le drastiche misure di isolamento non fanno che impedire l’instaurarsi dell’immunità di gregge (“Strictly by the numbers, the Coronavirus does not register as a dire global crisis”, www.torontoism.com/toronto-news, 23/5/2020). Anche il dott. Pasquale Mario Bacco, intervistato da Bruno Volpe, sul Quotidiano di Bari del 5 giugno 2020: attesta i danni della cosiddetta “mascherina”. Si aggiunga che queste misure estremamente protettive, facendo vivere la gente come sotto una campana di vetro, indeboliscono le difese immunitarie, esponendo i soggetti senza difesa di fronte a qualunque tipo di infezione.

La scintilla che, premeditatamente o meno, diede il via all’isteria di massa fu lo studio del prestigioso Imperial College di Londra: una modellizzazione al computer basata su dati limitatissimi, non controllata dalla necessaria peerreview (controllo e revisione indipendente da parte di colleghi), e con molti errori ammessi dagli stessi autori. Un tale studio raffazzonato, che prevedeva milioni di morti, venne dato in pasto al pubblico e ai politici, e diventò la giustificazione per le misure draconiane imposte a tutto il mondo, ma i calcoli relativi sono errati secondo Nicholas Lewis, un ricercatore indipendente (“Imperial College UK Covid-19 numbers do not seem to add up”,  www.judith-curry.com, 1/4/2020). Analoga opinione è espressa da John Timmer, Ph.D. biologia molecolare e cellulare (“Inside the model that may be making US, UK rethink Coronavirus control”, https:/arstechnica.com/science, 17/3/2020): gli “scienziati” dell’Imperial College hanno usato informazioni incomplete e assunti discutibili non basati sui fatti.

Poche settimane dopo la pubblicazione, Neil Ferguson, l’autore principale del rapporto-bomba dell’Imperial College, che prevedeva 2,2 milioni di morti negli Usa e oltre mezzo milione nel Regno Unito, confessò, bontà sua, qualche settimana dopo, che queste previsioni erano massicciamente sovrastimate. Madeline Osburn, su The Federalist, rincarò la dose, notando il panico che portò a sconsigliate quarantene (“Inaccurate virus models are panicking officials into ill-advised lockdowns”, www.thefederalist.com, 25/3/2020). Nel frattempo, negli Usa e nei paesi satelliti dell’impero americano, i governi avevano murato i propri cittadini e le proprie economie. Dopo aver terrorizzato il mondo, Ferguson testimoniò davanti a un comitato parlamentare britannico che i morti nel Regno Unito non sarebbero stati, a suo giudizio, più di ventimila, ossia quelli di una normale influenza. Il fatto straordinario è che, di fronte ad un comportamento tanto incompetente e irresponsabile, non c’è stata nessuna reprimenda ufficiale, nessuno scandalo, nessuna denuncia per abuso della credulità popolare, procurato allarme e diffusione di notizie tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Ciò fa pensare che tutto l’episodio sia tutt’altro che un caso, tant’è vero che, dopo che le previsioni catastrofiche sono state del tutto sgonfiate, le draconiane misure contro la popolazione non sono state affatto allentate.

In Italia si continua a procedere con le restrizioni adottate in base al primo allarmistico studio dell’Imperial College londinese. Per rafforzare l’allarme, tutti quelli che muoiono in un ospedale dove c’è Coronavirus vengono registrati come morti di Coronavirus. Ecco come vengono gonfiate le statistiche del terrore. Lo attesta il dott. Walter Ricciardi, consulente scientifico del Ministero della Salute italiano, cit. dalla giornalista britannica Sarah Newey del Telegraph, la quale  si domanda: “Perché in Italia sono morti tanti pazienti di Coronavirus?” (www.telegraph.co.uk./global health/science and disease, 25/6/2020).

Ma il New York Times (1° agosto 2020), voce della sinistra mondialista usuraia, elogia il “modello italiano” per la lotta al Covid, cioè il pasticcio combinato dal governo Conte, che ha nominato gli “esperti”, ha secretato le loro raccomandazioni e sembra che non le abbia neppure seguite. Invece di isolare i focolai, come ha fatto Taiwan, che ha saputo davvero combattere efficacemente il Coronavirus, ha dichiarato zona rossa tutta l’Italia per poter governare a colpi di ukase sotto lo sguardo compiaciuto dei poteri forti finanziari e usurai, il cui obiettivo è, come sempre quello di arrecare il maggior danno possibile. È significativo che prima del Covid gli asintomatici ad un agente virale erano detti “portatori sani”; adesso invece vengono chiamati “contagiati”: il disegno terroristico del regime non potrebbe essere più evidente.

Negli Usa l’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington ha sviluppato un modello computerizzato per prevedere il numero dei casi di Covid in relazione ai letti ospedalieri disponibili, sbagliando tutto di circa un ordine di grandezza; in Oklahoma addirittura prevedeva la richiesta di 1000 letti e ne furono necessari 38. (“Covid-19 estimation updates”, www.healthdata.org,covid/updates, 25/6/2020). Risultato: sono state trascurate le altre patologie che richiedevano interventi anche urgenti. Ma, come abbiamo visto, nonostante il disastro, gli “scienziati” delle previsioni catastrofiche non vengono perseguiti, anzi il dott. Chris Murray, responsabile della ricerca, interrogato sui gravissimi errori delle sue proiezioni, ha risposto con indisponente arroganza che era bene fare così per spingere ad agire chi non sembrava abbastanza pronto. In altre parole, Murray giustifica i suoi gravi errori metodologici e l’uso del terrorismo mediatico-sanitario, a scapito dei pazienti colpiti da altre malattie, per insistere che la gente deve fare quel che vuole lui.

Quanto alle museruole (o “mascherine”) imposte alla gente spaventata, la ricerca non è affatto riuscita a dimostrarne l’utilità. Il dott. Petrie Jansen Van Vuuren (“Coronavirus in Africa”, www.africacheck.org, 11/3/2020), passata in rassegna un ampio numero di studi in materia, il dott. Petrie Jansen Van Vuuren ha ottenuto risultati estremamente deludenti per i sostenitori delle museruole: nessuna significativa differenza statistica tra comunità “mascherate” e non, in termini di incidenza delle malattie. L’uso della museruola non è sostenuto da alcuna seria ricerca; la stessa OMS non ne raccomanda l’uso obbligatorio. Ancora una volta i politici (o dovremmo dire i burattini?) hanno scavalcato ogni dubbio e cautela imponendo ai sudditi la museruola, senza badare agli evidenti danni che le museruole provocano: ridotta ossigenazione del sangue, insufficienza respiratoria, ipossia, crollo delle difese immunitarie e situazioni favorevoli all’insorgere di tumori: lo constata il dott. Russell Blalock, neurochirurgo (“Face masks pose serious risks to the healthy”, www.technocracy.news, 11/5/2020), il quale conclude: “Non si deve attaccare e insultare quelli che hanno scelto di non portare la maschera, poiché gli studi compiuti dimostrano che proprio quella era la scelta saggia da fare.” Durissimo il giudizio di Patrick Wood, redattore capo della rivista Technocracy News e studioso di problemi della globalizzazione e della tecnocrazia (“Updated: the miserable pseudo-science behind face masks, social distancing and contact tracing”, www.technocracy.news, 19/6/2020), che parla di “miserabile pseudoscienza dietro le mascherine, il distanziamento sociale e il tracciamento dei contatti”. Lo stesso concetto viene autorevolmente confermato dal Prof. Scott Atlas, già direttore del reparto di Neuroradiologia all’Università di Stanford (“Sloppy thinking: Stanford’s Scott Atlas rips lockdown and mask-wearing proponents for denying science and ignoring data”, www.stanford-scott-atlas-coronavirus.asymptomatic-spread-masks, 8/6/2020); per il prof. Atlas il modo di pensare “scivoloso” dei sostenitori delle misure estreme, come quarantene e “mascherine”, negano la scienza e ignorano i dati.

Nel mondo, nel 2018, sono morte 1.800.000 persone di cancro ai polmoni, 3 milioni per alcolismo, 5 milioni per diabete, 600.000 per droga. Nel 2018, negli Usa, secondo dati ufficiali, i morti sono stati 61.000 per influenza, 67.000 per abuso di droga, 50.000 per suicidio, 88.000 per alcolismo, 606.000 per cancro. Pure, nessuno ha scatenato il terrore per le morti di cancro o di alcolismo, mentre i mass media, i burattini politici, i cosiddetti “esperti” di regime hanno dato in escandescenze per i morti di Covid, o ad esso attribuiti con acrobazie statistiche di falsari senza scrupoli. La divisione dell’OMS che si occupa della classificazione delle malattie, la ICD (International Classification of Diseases), il 24 marzo 2020 ha diramato un ukase che imponeva di usare un nuovo codice corrispondente al Covid, e di usarlo sui certificati di morte in tutti i casi dubbi, poiché (corsivo aggiunto) “le regole per codificare e scegliere la causa di morte devono condurre a indicare il più possibile il Covid-19.” Di fronte a queste parole agghiaccianti non si sa se essere più nauseati dalla disonestà o dalla mancanza di qualunque ombra di rigore scientifico, o dal criminale desiderio di terrorizzare la gente per schiavizzarla: quando non sapete cosa scrivere sul certificato, mettete Covid; non sbaglierete e farete contento Bill Gates e gli altri padroni mondialisti.

Ovvio poi il contributo al terrore dato dal sensazionalismo dei mass media. Niente di meglio per far vendere i giornali e ampliare la audience che spaventare la gente, sia con “disastri” medici sia con “catastrofi” ambientali, non importa quanto immaginarie. Quindi enorme spazio  alle previsioni catastrofiche più sballate, censura delle buone notizie per prolungare la quarantena. Quando, negli Usa, al posto delle disastrose previsioni iniziali basate su assunti capricciosi, si cominciò a lavorare su dati reali, apparve evidente la possibilità di rilassare le misure terroristiche e riaprire l’economia in diversi Stati, la notizia fu censurata dalle maggiori testate giornalistiche e televisive del paese. Né va dimenticato che i proprietari di tali testate sono proprio gli smisuratamente ricchi padroni che conducono la danza del mondialismo, ed hanno tutto l’interesse a diffondere il terrore pandemico e ambientalista.

L’isteria sul Coronavirus, oltre ad essere un potente aiuto alle feroci ambizioni di dominio delle élites mondialiste, ossia dai grandi banchieri usurai basati soprattutto negli Usa, ha probabilmente avuto un movente di conflitto geoeconomico, che ancora una volta potrebbe ricondurre ad un’origine statunitense. È un fatto che gli Usa hanno perduto l’egemonia mondiale a causa del massiccio decentramento industriale in Cina, dove gli imprenditori statunitensi hanno spostato la produzione per sfruttare la manodopera irreggimentata e a basso prezzo, e con assoluto trascuratezza delle più elementari norme di igiene. Anche la UE rappresenta una minaccia per la supremazia americana, sebbene abbia problemi analoghi di decentramento nei paesi in via di sviluppo. Identica la politica di deindustrializzazione, sfruttamento della manodopera straniera, impoverimento delle classi lavoratrici europee.

Ma chi ha scatenato questa crisi? Ora la UE, unita da molteplici legami economici e culturali con le Americhe, non ha interesse a scatenare alcuna crisi globale. È profondamente divisa e piuttosto intenta a divorare se stessa, con la Germania che mira prevalentemente a far preda dei paesi più deboli del Sud Europa. Infatti, tradendo gli ideali originari di pace e di collaborazione che furono di Adenauer, De Gasperi e Schumann, l’Unione Europea, sotto il Quarto Reich della Merkel, è divenuta una cappa di piombo finanziaria che impone rigide regole di contenimento del disavanzo, a vantaggio del sistema bancario, mentre agli stati membri è vietato emettere moneta propria. La Germania ha imposto un sistema che la avvantaggia in tutti i modi, dato che può tranquillamente adeguare il proprio bilancio statale alle più restrittive regole, mentre le amministrazioni dei singoli Länder non hanno limitazioni di spesa, e fanno quello che ritengono necessario, senza che questo incida sullo spread.

Di conseguenza, se immaginiamo di avere un tavolo triangolare al quale facciamo sedere le tre superpotenze del pianeta: UE, Usa e Cina, e vogliamo capire a chi giovava scatenare il terrore per la pandemia Coronavirus, dobbiamo anzitutto assolvere la UE. Per quanto riguarda il regime comunista cinese, non c’è dubbio che non esiterebbe a compiere operazioni distruttive tipo Covid se lo ritenesse vantaggioso, ma questo vantaggio non sembra esserci. La Cina non ha alcun interesse a sconvolgere l’equilibrio dell’economia mondiale che è a tutto suo favore. Al contrario, le conviene che le cose continuino in modo tranquillo, generando prosperità e prospettive di espansione politica: ha di mira l’Africa, con promettenti progetti di sviluppo, e tiene un atteggiamento molto aggressivo e imperialistico solo nel proprio immediato intorno, verso le acque territoriali dei vicini meridionali, Filippine e Vietnam. In base al fondamentale principio giuridico del cui bono, resterebbe dunque un unico sospetto: gli Usa, paese che ha, fra l’altro una lunghissima esperienza in fatto di malamedicina a scopi di aggressione bellica. Infatti il governo di Washington non ha esitato ad esporre la propria popolazione, la propria gente, intere città, a gravi attacchi batteriologici e chimici, solo per “vedere come la faccenda funzionava”. Inoltre, l’isterismo Covid giova alle élites dell’Occidente per infliggere nuovi giri di vite alle già traballanti libertà civiche, mentre il regime comunista cinese non ha affatto bisogno di simili aiuti, avendo già un controllo assoluto sui propri sudditi.

Secondo l’autorevole e documentato parere del prof. Tritto, il Coronavirus è una chimera, ossia un virus creato in laboratorio. Per inciso, un virus è solo una macromolecola, non è un essere vivente in senso proprio, in quanto non fa è riprodursi per duplicazione, infettando cellule viventi; mentre manca di tutte le altre funzioni vitali, infatti non si nutre, non respira e non elimina rifiuti come gli esseri viventi, anche i più semplici (batteri procarioti), per cui è inesatto, come qualcuno fa, chiamarlo “organismo”. Inoltre, non essendo contenuto in una cellula, l’acido nucleico batterico non ha molecole guardiane che, eliminando gli errori di duplicazione, impediscano le mutazioni genetiche, per cui cambia continuamente vanificando qualsiasi tentativo di vaccinazione.

Il laboratorio di Wuhan ha ricevuto dalla Francia e dagli Stati Uniti aiuti finanziari e scientifici che hanno permesso ai virologi cinesi di compiere esperimenti sempre più azzardati, fra cui l’introduzione di almeno quattro nucleotidi del virus Hiv-1 dell’Aids. Il coinvolgimento francese e americano spiega perché vi sia un così spiccato interesse a far credere che il virus sia di origine naturale. L’ultima cosa che francesi e americani vogliono ammettere è che hanno contribuito a crearlo. Quelli che, come Tarro, fin dall’inizio, ne sostenevano l’origine in laboratorio venivano liquidati come “cospirazionisti”. La responsabilità sembra quindi essere piuttosto condivisa, ma di certo gli Usa, mentre cercano di nascondere la loro parte di responsabilità nella nascita della chimera si servono della pandemia per demonizzare la Cina e far rientrare in patria le produzioni manifatturiere che in passato vi sono state delocalizzate per ovvi interessi di sfruttamento della manodopera cinese, inquadrata, obbediente e disposta a lavorare anche in assenza dei più elementari controlli igienico-ambientali. Sembra che il governo Usa sfrutti la crisi, anche con mezzi sleali come la proiezione in TV di un documentario ripugnante, per la sensibilità occidentale, su un mercato “cinese” di animali vivi. Solo che il mercato in questione era in Indonesia.

Vi sono numerosi ceppi virali responsabili di varie forme di influenza. Le influenze non-Covid hanno i medesimi sintomi di quella Covid, e in qualche caso, specie se trascurate, hanno conseguenze letali. Ma le statistiche sulla morbilità e mortalità influenzale, che si ripete ciclicamente con la brutta stagione, sono quanto mai approssimative, per cui non è facile dire esattamente quanto letale sia realmente il Covid in confronto a qualunque altra influenza.

Il dottor Anthony Fauci, direttore dell’Istituto di Allergia e Malattie Infettive degli Usa ha categoricamente affermato che il Covid è dieci volte più letale di qualunque altra influenza, senza citare alcuna fonte e senza che sia stata compiuta alcuna ricerca in merito. Naturalmente, una simile dichiarazione da fonte così “autorevole” è servita a: (1) spargere il panico, (2) intensificare la stretta autoritaria, (3) aggravare il sentimento ostile ai cinesi.  Attualmente Fauci, tutt’altro che pentito dei suoi eccessi, fiancheggia Bill Gates nell’interessata campagna per lanciare l’inutile e dannoso vaccino. A fianco di George Soros, entrambi sostengono i sinistri democratici pro aborto e combattono contro la rielezione di Trump.

L’amministrazione americana è fortemente inquieta per il caso della Svezia. Cos’ha fatto il paese nordico per turbare i paladini americani della libertà? Semplicemente è uscita dalla crisi Covid in modo rapido e con restrizioni minime, dimostrando quanto fosse facile ottenere un simile risultato, se solo lo si fosse voluto. Nell’insieme, pochi paesi hanno adottato misure restrittive rigide, e sono quelli che hanno avuto la mortalità più elevata: Francia, Belgio, Spagna e Italia, rispettivamente con 19, 16, 16 e 14 morti per 100 contagiati. Germania e Usa, che hanno adottato misure più blande, hanno avuto 4 morti per 100 contagiati (Volpi & Serravalle 2020a, 2020b) Disastroso quindi si è rivelato l’approccio ospedaliero coatto, seguito dall’Italia e da pochi altri paesi.

Nelle epidemie annuali agiscono diversi ceppi, non tutti regolarmente individuati. I vari ceppi di virus influenzali provocano sintomi simili, di varia intensità. Il Covid non sembra abbia una mortalità particolarmente elevata rispetto ad altri ceppi virali, e l’attendibilità di qualunque valutazione resta quanto mai dubbia, considerando le numerose segnalazioni di decessi arbitrariamente attribuiti al Covid, mentre avevano con ogni probabilità tutt’altra causa, e ai congiunti del defunto veniva vietato di vedere il corpo, ed erano pure impedite le autopsie.

Di grande vantaggio propagandistico per l’operazione è la diceria secondo cui il  Covid si trasmetterebbe attraverso i pipistrelli, animali giudicati orribili e che richiamano Dracula. Ecco un punto importante di guerra psicologica, volto a seminare la paura. Grandi sono i vantaggi della paura per le cospirazioni criminali: ha un effetto paralizzante sul pensiero e sulle capacità di resistenza, anche fisica, delle popolazioni, per lo scatenarsi di ben note reazioni ormonali. La paura può efficacemente ridurre l’aspettativa di vita, può paralizzare l’azione e condurre a una morte precoce. È facile innescare la paura in popolazioni come quelle occidentali, che, avendo rigettato il Cristianesimo, sono ormai penosamente secolarizzate e prive di speranza, non sostenute dalle gerarchie ecclesiastiche (genuflesse al mondo, e non di rado di vita scandalosa, che non parlano mai di peccato, di morte e di giudizio); popolazioni quindi moralmente alla deriva e pronte a credere a tutto e a spaventarsi per niente: gente abituata a una cultura dove non si deve nominare la morte, e quindi se ne ha una paura nascosta e delirante.

Wu Han sarebbe stata scelta per l’operazione Covid dato che ha un mercato di animali vivi includente i pipistrelli, che ospitano il virus, e che i cinesi mangiano, e perché vi si trova un centro di ricerche sui virus, cosa che può far pensare ad una colpevole fuga del virus o ad un attacco militare da parte del “nemico” cinese. Questa tesi della “cospirazione americana”, oltre a basarsi su illazioni piuttosto che su prove, mal si concilia con il sospetto che già almeno dal 2015 in Cina si stesse sperimentando la creazione di virus polmonari da pipistrelli e topi. L’inizio della diffusione planetaria della pandemia si ebbe a partire dai Giochi Militari Mondiali a Wuhan (18-27 ottobre 2019), ma il Covid-19 era già presente in Cina fin dall’estate di quell’anno. La città, una metropoli di undici milioni di abitanti al centro del vasto bacino dello Yang-tse-kiang, ospita diversi laboratori epidemiologici, la cui pericolosità è stata più volte segnalata da diversi scienziati cinesi. Due di questi, Botao Liao e Lei Xiao, del politecnico di Guangzhou, hanno pubblicato sul sito Research Gate uno studio nel quale si leggeva: “Il Coronavirus probabilmente ebbe origine in un laboratorio di Wuhan. I livelli di sicurezza vanno rafforzati nei laboratori di biologia batterica ad alto rischio”. Ma lo studio è stato poi rimosso dagli stessi autori; evidentemente intimiditi dal regime comunista cinese che ha aspramente ammonito parecchi dei propri scienziati che diffondevano informazioni non gradite al regime: alcuni li ha arrestati e ha chiuso i loro laboratori, ordinando la distruzione dei campioni raccolti; alcuni scienziati sono semplicemente scomparsi. Il regime comunista cinese ha cercato in ogni modo di minimizzare i fatti, finché è stato costretto ad ammettere l’esistenza della pandemia. Tutto ciò sembra non deporre a favore di un’aggressione volontaria, né da parte cinese né americana, ma potrebbe trattarsi di un imbarazzante incidente, sul quale si sono imbastite gravi speculazioni politiche.

Dispiace notare che il direttore generale dell’OMS, il comunista Thedros Adhanom Ghebreyesus, ha lodato l’Italia come “pioniera” nella gestione della pandemia, ossia nell’imporre la dittatura mediatico-sanitaria (8 settembre 2020), così incoraggiando gli incapaci che malgovernano il Bel Paese. Il medesimo individuo ha annunciato al mondo in ansiosa attesa (14 settembre 2020) che la pandemia durerà a lungo, ci sarà una recrudescenza a ottobre e novembre 2020 [non difficile a mettere in scena, vista la spregiudicata manipolazione delle statistiche in materia], e che verranno altre pandemie [così il terrorismo mediatico-sanitario non potrà che aggravarsi] (https://www.adnkronos.com).

Le conclusioni si possono riassumere come segue.

Primo: forse l’origine della pandemia è stato un incidente, ma niente di più facile che simulare un incidente per coprire un’aggressione premeditata.

Secondo: la pandemia viene sfruttata dal governo USA per screditare la Cina e riportare a casa le industrie decentrate nel rivale paese asiatico.

Terzo: la realtà non conta nulla, come non contano nulla i richiami alla realtà dei più autorevoli virologi ed epidemiologi i quali, come abbiamo visto, pongono l’emergenza nella corretta prospettiva; quello che conta invece è la fanfara mediatica che costruisce, in puro stile relativista, la realtà virtuale a cui tutti sono tenuti a credere, se non vogliono essere bollati come “complottisti”.

Quarto: già dal 2010 i poteri forti mondialisti (Fondazione Rockefeller, v. sopra) studiavano il modo di sfruttare (se non di scatenare) emergenze sanitarie per aggravare i controlli sulla popolazione, tramite i governi loro burattini, anche rispolverando il terrorismo ambientalista. Perciò appare estremamente probabile che vi saranno presto nuove chimere e nuove pandemie. I poteri forti hanno potuto constatare l’efficacia del terrorismo mediatico-sanitario e le reazioni incomposte di un gran numero di persone, pronte a credere alla propaganda e perfino ad improvvisarsi guardiani della salute pubblica: vittime dell’inganno esse stesse, ma vogliose di trasformarsi in kapò e talebani del bavaglio a danno delle altre vittime. Per cui non c’è dubbio che i poteri forti abbiano ogni motivo per essere soddisfatti e incoraggiati, così che, se nessuno li ferma, screditandoli come meritano, il prossimo attacco sarà ancora più devastante per la salute, la sanità mentale e l’economia.

EMILIO BIAGINI


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