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Era finalmente spuntato il gran giorno, il giorno del giudizio papale per il grande progetto dell’affresco del Giudizio universale nella Cappella Sistina. Clemente VII, al secolo Giulio De’ Medici, rivolse al grande artista uno sguardo stanco, in cui si avvertiva il peso delle innumerevoli delusioni e sconfitte subite, non senza una buona parte di colpa da parte dello stesso Papa. Il sacco di Roma e i sette mesi di prigionia in Castel Sant’Angelo, l’umiliazione della fuga travestito da venditore ambulante, le beffe di Pasquino, non erano ricordi facili da dimenticare. Ma come committente d’arte appariva sicuro di sé, forte del potere delle chiavi, perché a lui competeva guidare l’artista nella difficile impresa di esprimere i misteri della Fede. E così, con grave cipiglio, apostrofò subito Michelangelo Buonarroti:
— O Mihelangelo, il tu’ progetto mi garba assai, ma gli è troppo palese. ‘Un c’è il senso dell’ineffabile presenza divina. Gli è home se tutto fosse lì papale papale, hovvìa, troppo papale per il Papa. Ma, Mihelangelo, Dio ’un gli è miha hosì facile da conoscere, o he ti credi? E tu me ne fai un carrettiere nudo che fa un gestaccio. —
— Ma he gestaccio, Santità? —
— O grullo, e ‘un lo vedi he fa huasi il gesto dell’ombrello? —
— E he ci metto, allora? —
— E tu ci metti un bel punto interrohativo. —
— He ci metto? —
— Un punto interrohativo. —
— E perché? —
— Ma tu se’ proprio grullo. Un hapisci he il punto interrohativo rappresenta l’immensità e l’inhonoscibilità del mistero divino? —
— Boh. —
— Già, boh, gli è che ‘un lo honosciamo. E sopra, a destra e a sinistra, dove sciai messo gli strumenti della Passione, altri du’ punti interrohativi, che hosì si fa un bel triangolo che simboleggia la Trinità. —
— Ma, Santità, o h’ella disce? —
— Sta’ zitto, grullo, che io so’ il Papa, e so. Dunque, al posto dell’angeli tu mi metti de’ punti, perché quelli so’ de’ punti fermi nel paradiso, mentre dove stanno i diavolacci metti de’ punti e virgola. Perché l’eran punti e ‘un so’ più fermi, ma so’ haduti in basso. —
— So’ caduti in basso? I punti e virgola? —
— No, i diavolacci. —
— In basso? —
— E che volevi che hadessero in alto? —
— E che ne so? A me mi gira la testa. E dell’anime he ne faccio? —
— Sta’ ben attento, Mihelangelo. I beati so’ punti ‘sclamativi, perché esclamano “Oh!”, davanti alle meraviglie del paradiso. I dannati invece so’ virgole, perché so’ venuti meno al punto. —
— E la Madonna? —
— O grullo he sei, l’è du’ volte santa, e sci metti du’ punti. E il Giudizio universale l’è bell’e sistemaho. Così l’è più spirituale e teologico. E tu ha hapito? —
— Ho hapito he la santità vostra dev’aver preso un holpo in testa da un lanzihenecco. E he, la hiama Mihelangelo Buonarroti per fare punti e virgole? E la hiami qualche pittore da virgole che sa fare solo quelle. Magari fra qualche secolo, se l’Italia sarà finita nella hacca, verranno di moda i pittori da virgole, ma hodesto l’è il Rinascimento e nella hacca ‘un ci siamo ancora. —
— O Mihelangelo, e l’è hodesto il modo di parlare al Papa? Io ti faccio sbattere nelle segrete di Hastel Sant’Angelo, he tu impari il rispetto per la tiara, le hiavi, la teologia e tutto il resto. —
In quella irruppe una pattuglia di guardie papali, e una cominciò a pungolare il povero Michelangelo con l’alabarda, con tanta energia che il poveretto si svegliò. Dopo aver impiegato un bel po’ per raccapezzarsi, il grande artista sospirò:
— Basta hon quella diavoleria de’ fagioli c’ha portato Holombo dall’Ameriha. La sera so’ troppo pesanti, e si sogna i pittori da virgole. —

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


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