I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Tag: Austria

IL PRATO ALTO

Terminata la saga storica che rievoca le vicende di una nazione così vicina a noi e così legata alla nostra storia, attraverso le vicende di alcune famiglie nel corso dei secoli.

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Presentazione de IL PRATO ALTO copia 2

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Completata la saga storica di Emilio e Maria Antonietta Biagini

Veramente affascinante (CARLO MARIA GLORI)

Un romanzo pieno di rivelazioni… Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto (RINO CAMMILLERI)

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IL PRATO ALTO

Terminata, col terzo volume, la trilogia IL PRATO ALTO, storia romanzata dell’Austria, di Emilio e Maria Antonietta Biagini, già autori, rispettivamente, dei romanzi LA NUOVA TERRA e NONNA NON RACCONTAVA LE FAVOLE, opere rieditate entrambe dalle Edizioni dell’Isola di Patmos e ottenibili in Amazon.

Dal 7500 a.C., quando la prima banda di cacciatori mesolitici penetra in quella che sarà la valle del Traun (Austria Superiore), in una terra che si sta liberando dall’ultima glaciazione, fino ai tempi nostri, la saga segue alcune famiglie attraverso i tempi: il neolitico, l’età del bronzo, quella del ferro, la cultura celtica, il regno del Norico che si integra pacificamente nell’Impero Romano, la germanizzazione, il Medio Evo, fino all’età moderna e alle vicissitudini che travagliano la piccola comunità arroccata lungo le pendici del Traun. Ma la prospettiva si allarga costantemente, i giovani si spostano e partecipano alla storia più ampia: li ritroviamo in Palestina duemila anni fa, alla battaglia di Ponte Milvio, alle Crociate, agli assedi turchi di Vienna, sui campi di battaglia delle guerre contro Federico il Grande di Prussia e contro Napoleone, ed oltre. Varie vicissitudini portano rami della famiglia Adler (la principale protagonista della saga) a trapiantarsi per varie generazioni in Baviera e a Lubecca, dove i protagonisti partecipano alle vicende dell’Hansa germanica. Non è quindi una storia puramente locale, ma una che apre una finestra sull’Europa e sul mondo, una storia in cui, come in tutte le storie umane, tempesta e speranza lottano costantemente.

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RINO CAMMILLERI – RECENSIONE DEL 2° VOL. DE IL PRATO ALTO

Da: BASTA BUGIE – N. 680, 2 settembre 2020

LA STORIA ROMANZATA DELL’IMPERO D’ASBURGO

Un libro imperdibile dove incontriamo Marco D’Aviano nella battaglia di Vienna che fermò definitivamente i turchi, si ricorda il tradimento della Francia, la divisione dell’Europa voluta dai protestanti, ecc.

di Rino Cammilleri

Cominciata nella preistoria, la saga degli Adler e la formazione dell’Austria continua col secondo volume de Il prato alto. La tempesta. Dal 1246 al 1683, di Emilio e M. A. Biagini (Solfanelli, pp. 343, €. 19). Le vicende della famiglia Adler si intrecciano strettamente con la storia e (per ora) terminano con la liberazione di Vienna dai turchi l’11 settembre 1683.

L’8 settembre il beato Marco d’Aviano aveva detto messa servito dal re polacco Jan Sobieski in persona. Poi il sermone: «aveva parlato in tono del tutto normale, non declamatorio, neppure a voce particolarmente alta, eppure tutti lo avevano sentito perfettamente. Nell’intero l’esercito cristiano multinazionale, formato da polacchi, austriaci, tedeschi, croati, magiari, italiani, e perfino francesi, ognuno aveva sentito l’omelia nella propria lingua». Appena compresero il miracolo, tutti si inginocchiarono commossi: «In quell’istante tutti seppero che avrebbero vinto». Gli ussari alati (il rumore della vibrazione delle loro «ali» terrorizzava i nemici) caricarono al grido di Jezus Maryjo ratujce (Gesù Maria salvateci). Prima di darsi alla fuga i turchi sgozzarono tutte le donne cristiane prigioniere e destinate agli harem. Con differente stile, quando, subito dopo, i cristiani conquistarono l’ungherese Gran, «alla popolazione musulmana della città venne consentito di ritirarsi in pace verso Buda, ancora in mano turca». Invece, la banda di calvinisti ungheresi alleati dei turchi e comandati da Imre Thököli, principe di Transilvania, devastò il santuario austriaco dedicato alla Madonna di Loreto. Alla statua fecero il “processo”, la condannarono e decapitarono.

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Stralcio da IL PRATO ALTO, di Emilio e Maria Antonietta Biagini

1176
Il cielo era azzurro. Ulrich lo guardava fisso, riverso sulla schiena,
assorto, e pensava. I pensieri di rincorrevano nella sua testa, a ondate.
«Non sapevo che potesse essere così azzurro. Non era così
quando giacevamo sul prato, Hedwig e io, e ora sembra tutto così
lontano. Quanti anni fa è cominciata questa storia? Ero un bambino,
appena arrivato alla corte del duca. Mi trattava con tanta bontà. Mi
aveva affidato a una dama della corte ducale che non aveva figli, e
stavo così bene con lei. Mi portarono in viaggio in Borgogna, in un
posto famoso, ma non ne ricordo il nome… fu lì che mi portarono,
dopo un viaggio lunghissimo… C’era l’imperatore e tutti i grandi… Ho
la testa così confusa… Se solo non mi facesse così male… D’improvviso,
come si sono arrabbiati i grandi. C’erano due vescovi. Venivano
con un’ambasceria del papa… O Vergine santissima, fa che mi ricordi
tutto, che non mi sfuggano tutti i ricordi… che non resti senza niente…
Ah, sì, era per protestare perché avevano arrestato un arcivescovo…
E ad un tratto erano tutti furiosi, e Otto von Wittelsbach ha alzato la
spada contro gli ambasciatori, contro… come si chiamava?… contro
Rolando Bandinelli di san Marco. Se l’imperatore dalla gran barba
rossa non l’avesse fermato, l’avrebbe tagliato in due… Tanti anni dopo,
il mio maestro Godehard mi ha spiegato cos’era successo. Tutto per
una parola, una dannata parola… Godehard stava per morire e mi ha
voluto vicino a sé… Si è confidato con me… Gli pesava sul cuore da
tanto. “Ulrich,” mi ha detto “Ulrich, è nato tutto da un errore di
traduzione. Io stesso non l’avevo capito. Ora è troppo tardi, troppo
tardi per tutto. ‘Beneficium: non feudum, sed bonum factum’. Il
cancelliere imperiale Ranald von Dassel ha tradotto il latino della
missiva papale in modo offensivo, così che l’impero sembrasse un
feudo largito dal papa, e non quello che veramente era: un beneficio
divino ottenuto dalle preghiere del papa e dei cristiani, per la difesa
della Cristianità. Ah, Ulrich, quanto male ne è venuto… scisma…
guerre… l’aiuto a Gerusalemme minacciata dagli infedeli così a lungo
negato, finché arriveremo troppo tardi… troppo tardi…” E quando ha
detto così quasi piangeva… Quanto aveva ragione… Abbiamo combattuto…
devastato Crema… devastato Milano… devastato noi stessi…
l’esercito divorato dalla pestilenza… una punizione divina… e ora?
Perché sono qui? perché? Che mi avevano fatto di male i milanesi? che
male avevo fatto a loro? Perché cristiani che non si conoscono
neppure devono scannarsi a questo modo? L’imperatore vuole dominare
tutti, ma che c’entriamo noi del ducato d’Austria? Se un nemico
avesse invaso l’Austria, avrei combattuto con tutta l’anima… Il mio
signore è Heinrich Babenberger… Io sono… austriaco…»
Quest’ultima voce, non più solo un pensiero, ma un’invocazione,
gli uscì strozzata dalla gola. Il cielo azzurro era scomparso, dietro
nuvole di corvi che scendevano roteando su quello che era appena
stato il campo di battaglia di Legnano. Ulrich chiuse gli occhi per non
vederli, e non li riaperse mai più. Edwig, figlia del ministerialis
Sigismund, della corte dei Babenberger, avrebbe atteso invano il
ritorno dall’Italia del suo magnifico, del suo adorato, del suo forte
guerriero, che aveva promesso di sposarla appena tornato dalla
campagna d’Italia (e avrebbe mantenuto la promessa, se le spade
milanesi l’avessero risparmiato). Rimase sola col suo bambino di un
anno, sola con la sua vergogna.

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