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La lettera del rettore lo aveva raggiunto, con un lancio di agenzia, nel Granducato di Curlandia, dove si era recato per lasciarsi alle spalle tutte quelle noiose beghe degli accenditori di roghi, ciascuno dei quali voleva bruciare il suo testo universitario per un motivo diverso. In Curlandia, il professore stava constatando di persona quanto fossero soddisfatti quelli che avevano provato il comunismo e se n’erano finalmente liberati.

La rettoral-lettera gli ricordò che, a casa, invece, il comunismo tirava ancora colpi di coda, tenuto in vita con accanimento terapeutico dalla macchina cuore-polmoni dei suoi amici cattocomunisti. La missiva conteneva infatti un’accusa terribile: “uso improprio di materiale didattico”. Il tapino si arrovellava, cercando di comprendere cosa volessero dire quelle sibilline parole.

“Materiale didattico ……. mumble ……. mumble …….” poteva significare quei tre volumi che incautamente aveva scritto con lunghi anni di lavoro, mettendosi sotto i piedi sistematicamente tutti i tabù del dogmatismo relativista.

L’aggettivo “improprio ……. sgrunf ……. sgrunf …….” gli fece balenare “arma impropria”, ma egli non era uso a partecipare a disordini di piazza. Eh sì che, dato il peso, quei tomi sarebbero stati un’arma efficacissima.

Né gli risultava che gli stessi tomi fossero stati fotografati in atteggiamenti compromettenti con veline, escort, travestiti e transessuali, né con uomini politici (i quali peraltro avrebbero potuto trarre vantaggio dalla loro lettura), né con sportivi su spiagge caraibiche; nemmeno erano stati invitati a talk-show con filosofi (barbuti e non), opinionisti, giornalisti di grido, arguti vignettisti e satiristi vari.

Allora cos’era questo “uso improprio”? Ma evidentemente era quello che ne facevano i giornalisti prevenuti, gli inquisitori del minculpop, gli studenti più o meno sobillati, e naturalmente lo stesso Bipede sobillatore che aveva scatenato quel linciaggio. Invece di usare i volumi per imparare qualcosa, tutti questi sfaccendati li usavano per attaccare l’autore che non aveva fatto loro alcun male.

Se da principio avessero chiesto gentilmente qualche modifica al programma, un accordo sarebbe stato possibile, ma il diktat iniziale era stato, in barba alla libertà d’insegnamento, di ritirare il libro, in adozione già da sette anni, vanificando ventitré anni di ricerche. Il tutto condito da urla e minacce di scatenare i giornalisti, cosa puntualmente avvenuta, e nel modo più brutale, rozzo e insensato, dopo che l’inquisizione del minculpop, zeri e teste di legno, avevano accuratamente spulciato i tre volumi del libro alla ricerca di frasi da incriminare. Ora l’unica soluzione possibile era lasciare che sbattessero tutti quanti la testa nel muro da loro stessi eretto. Qualcosa che stesse eretto dovevano pure cercare di averlo da qualche parte.

ORAZIA


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