ALCUNE VIE PER L’INFERNO
INTRODUZIONE
Le vie per l’inferno sono molteplici e tutte comode e pienamente approvate dal mondo e dal principe di questo mondo che, come tutti sanno o dovrebbero sapere, una volta si chiamava Lucifero, mentre oggi si chiama Satana. Questo principe invita tutti caldamente a seguirlo, assicurando ai suoi seguaci lodi e premi in terra e un posto molto caldo nella sua comoda residenza sotterranea.
LIBERALISMO
L’ideologia liberale, come tutte le ideologie che allontanano l’uomo da Dio per spingerlo a cercare la felicità in terra, viene da lontano. C’era una volta la capacità di pensare, basata sul concetto fondamentale di essere, che trova la sua espressione incomparabile nelle opere del sommo pensatore S. Tommaso D’Aquino, la Summa contra gentiles e la Summa theologica. Ricordiamo che la filosofia e la teologia tomistica sono alla base del Sommo Poema di Dante. Poi l’umanesimo cominciò ad erodere la saggezza medievale che poneva Dio al centro del mondo, mentre solleticava l’orgoglio umano con l’idea che l’uomo, e non il Creatore, avrebbe dovuto essere al centro di tutto. Si andò naturalmente per gradi: vi fu dapprima un umanesimo abbastanza cristiano, poi il paganesimo prese gradualmente campo. Seguì il rinascimento paganeggiante, e l’eretica riforma di Lutero e Calvino devastò mezza Europa, per riversarsi poi anche oltremare, nel nuovo mondo dischiuso dal genio di Cristoforo Colombo, che gli eretici predatori inglesi non tardarono ad inquinare.
Il rifiuto dell’idea di essere cominciò con l’infelice idea di Cartesio, Cogito ergo sum. Come se ci fosse bisogno di dimostrare di esistere. Simili farneticazioni si gonfiarono, si moltiplicarono e pullularono nella filosofia dell’Europa eretica inglese e tedesca, fino al ridicolo George Berkeley, uno dei molti vescovi anglicani imposti all’Irlanda cattolica a succhiarne la vita, il quale si spinse ad affermare che Esse est percipi, fino l’assurdità di chiedersi: “Ma una stanza scompare quando ne usciamo?” Da questo pensiero deragliato, fisso ormai sull’uomo come centro autonomo e staccato da una divinità ereticamente ridotta ad un fantasma inconsistente, nacque il liberalesmo, che, si dice, “riconosce all’individuo un valore autonomo”, come se nel Cristianesimo ogni individuo, diverso da tutti gli altri, con la sua dignità di essere creato a immagine e somiglianza di Dio e dotato di anima immortale, non avesse di per sé un altissimo valore autonomo.
Ed ecco, in ambiente intellettuale eretico, sbocciare gli “immortali principi”: nella dichiarazione d’indipendenza degli USA, i “diritti di per sé stessi evidenti”. Quali? “la vita, la libertà e la ricerca della felicità”. La vita? Immediatamente calpestata dall’aborto; infatti, nell’era coloniale e nell’Ottocento, l’aborto era regolato dal diritto comune britannico, ed era generalmente tollerato prima che si manifestassero i “movimenti fetali”. A partire dalla metà dell’Ottocento, è cominciato il tira e molla tra abortisti e antiabortisti, mentre il massacro va avanti. La libertà? Sì, quella di massacrare per farsi brutalmente spazio (esattamente quello che i nazisti chiameranno Lebensraum), e naturalmente libertà di sfruttare (mentre l’unica autentica libertà è la libertà dal peccato). La felicità? Sì, quella di arricchirsi senza scrupolo. Tanti dollari? Tanta felicità e paradiso assicurato. Pochi dollari? Vuol dire che il dio calvinista è corrucciato e si prepara a scaraventare l’infelice all’inferno.
E il carnaio della rivoluzione francese? La solenne dichiarazione dei “diritti dell’uomo” che ne scaturisce inizia con la menzogna: “gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali”, smentendo la realtà dei fatti: ogni essere umano nasce e vive dipendente da genitori e insegnanti che, bene o male, lo formano e lo orientano, ed è unico, e non è uguale a nessun altro. La solenne dichiarazione continua, indicando come “fine di ogni associazione politica” la “conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo”, che sarebbero “libertà” (ossia “poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri”: principio sommamente elastico), e poi “proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione” (parole, parole, parole, regolarmente smentite dai fatti). La dichiarazione procede snocciolando le caratteristiche della “legge”, che dovrebbe essere “l’espressione della volontà generale”, una signora che nessuno ha mai incontrato, mentre nei fatti la legge è plasmata sempre esattamente secondo i comodi del gruppo dominante “democratico”. Inutile esaminare oltre la minuta elencazione delle delizie riservate ai citoyens dalla fatina liberale, se non per un punto di particolare umorismo, l’articolo 10 che concede magnanimamente che “nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose”. Perfino alla disprezzata religione si concede, a parole, di esistere. Nemmeno la storiografia più becera e di parte laicista, atea, massonica e persecutoria, riesce a nascondere le ignobili stragi e persecuzioni sofferte dalla Chiesa cattolica, mentre tutte le altre religioni, specie quella ebraica, erano in auge nel carnaio rivoluzionario.
Il degrado intellettuale e morale che ha acceso la miccia di queste atrocità ha un nome: illuminismo, l’ipocrita e becera farneticazione pseudofilosofica che calpestò la civiltà cristiana per imporre l’inganno satanico che finge di elevare la “ragione” a vette mai prima raggiunte. Particolarmente gravida di conseguenze fu la negazione del peccato originale, che si affermò con Jean-Jacques Rousseau, di Ginevra. La città, sulla quale si era pesantemente impressa l’eresia di Calvino, ancora più estrema di quella di Lutero, era il luogo perfetto per sviluppare idee profondamente eterodosse; e Rousseau ne produsse una devastante: l’uomo nasce intrinsecamente buono e perfetto, non esiste una corruzione innata, così che il male non deriva dalla natura umana corrotta, ma solo dalla degenerazione causata dalla vita sociale e dalla proprietà privata (che è invece sancita da ben due dei Dieci Comandamenti: il settimo e il decimo). Questa demonizzazione della proprietà è la radice dell’utopia comunista. Ma c’è di più: mentre la consapevolezza del peccato originale tende ad ispirare compassione reciproca, se il male è provocato dalla vita associata e dalla proprietà, parte necessariamente la “caccia al colpevole”. La sorridente utopia della bontà umana si rivela una diabolica fonte di odio.
Il demonio si spaccia come il “liberatore” più buono di Dio, colui che addita la via della bontà innata e del “progresso”: venite, venite pecoroni dietro a noi, venite verso il roseo avvenire di latte e miele. Per schiacciare questa infamia illuminista, meglio di tanti discorsi filosofici e di tante omelie addomesticate di certi preti preoccupati solo di andare d’accordo col mondo, vale la parola dei poeti, e ad un poeta lascio quindi la parola, il grande Giovanni Meli (1740-1815):
Pri nui stu seculu,
ch’è sedicenti
luminusissimu,
nun luci nenti.
Di voli altissimi
sarrà capaci;
ma unn’è giustizia?
unn’è la paci?
Unni si trovanu
virtù e costumi?
dunca a chi servinu
sti tanti lumi?
Cu l’oru sbuccanu
da un novu munnu
li guai, chi abbundanu
cchiù chi nun sunnu.
La genti a st’idolu
stendi li manu,
e anchi offri vittimi
di sangu umanu.
Virtuti e meriti
sagrificati
sunnu a sta barbara
divinitati.
Da questa “barbara divinitati” nascono le inevitabili conseguenze economiche. Infatti, dal liberalismo, ecco nascere il liberismo, che lascia libera la via agli squali della finanza. Ne abbiamo visto un esempio recente nella svendita dell’economia italiana da parte dei traditori convocati dai padroni dell’alta massoneria ebraico-anglosassone a sottoscrivere la resa sul famigerato yacht regale Britannia.
Ma i poteri forti sono maestri di propaganda: sanno benissimo che se una menzogna è ripetuta un milione di volte finisce per essere scambiata per la verità (si tratta infatti di un’aurea massima di Goebbels). Per loro è facile, poiché si sono assicurati il controllo tirannico dei mass media. Giornalisti comprati e ricattabili con la minaccia del licenziamento scrivono tutto quello che lorsignori vogliono. Ed ecco che si scatena la caccia alle fake news e ai complottisti. La massoneria? Ma è una semplice associazione benefica. L’invasore? Ma è la “risorsa” che ci pagherà le pensioni. L’aggredito diventa aggressore, il patriota è un “fassista”. Chi non accetta la versione “ufficiale” vomitata da teleschermi e stracci giornalistici è un povero complottista, anzi “gomplottista”.
E qui è indispensabile sottolineare un principio davvero fondamentale: il complottismo è sempre giustificato. Per sostenere il contrario bisognerebbe credere nell’onestà degli uomini, e in particolare nell’onestà dei potenti. Ma i politici, i legislatori, i tromboni al vertice degli stati, specie di quelli potenti e aggressivi, riuscite a immaginarveli sinceri, aperti? Riuscite a vederli come gente specchiata che dice ciò che realmente pensa? Gente dal cuore tenero, che vi ama e si preoccupa del vostro benessere? Se siete inguaribili sognatori può darsi che ci crediate, ma vi prego di considerare queste poche citazioni significative. Thomas Jefferson vero autore della sullodata dichiarazione d’indipendenza e terzo presidente degli USA, disse: «Se la gente fosse consapevole fino in fondo del modo in cui si crea la moneta, il giorno dopo ci sarebbe la rivoluzione». E Mayer Amschel Rothschild (1744-1822), fondatore dell’impero finanziario più potente del mondo, si vantava: “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa di chi farà le sue leggi.”

Le affermazioni di due personaggi chiave della storia mondiale, e in particolare dell’imperialismo anglosassone, Benjamin Disraeli e Franklin Delano Roosevelt, vanno soppesate con la massima attenzione, specie se si considera che entrambi erano iniziati al livello supremo della massoneria di rito scozzese e coinvolti nei circoli più esclusivi di “pianificazione” politica, ossia dei complotti politici del più feroce sfruttamento.
Il primo ministro britannico Disraeli, un ebreo che perseguì una politica duramente imperialista, nel 1844, certo con cognizione di causa, affermò: “Il mondo è governato da tutt’altri personaggi che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte”. Si può star certi che, dietro l’avanzata delle truppe coloniali di Sua Maestà Britannica, avanzarono con altrettanta energia sfruttamento e speculazioni della finanza.
Roosevelt, di padre protestante e madre ebraica, presidente degli Stati Uniti dal 1933 al 1945, era noto per la sua politica duramente guerrafondaia: sua fu l’idea del blocco dell’esportazione di petrolio al Giappone che costrinse quel paese, ridotto ad avere scorte di carburante per soli sei mesi, ad attaccare Pearl Harbor, da dove le portaerei, ossia le uniche unità veramente efficaci, specie negli immensi spazi del Pacifico, erano state allontanate in previsione dell’inevitabile attacco. E così i giapponesi riuscirono soltanto a distruggere alcune vecchie navi e a scatenare l’opinione pubblica yankee, indignata per il “vile attacco”: proprio quello di cui Roosevelt e i circoli bellicisti di Washington avevano bisogno per smuovere l’opinione pubblica di un popolo che non era troppo ansioso di correre a farsi ammazzare per le ambizioni dei signori della guerra e delle fabbriche di armi.

L’operazione per portare la libertà, la democrazia e la pace al Giappone e all’Asia in generale, culminò con la distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, scegliendo, per puro caso naturalmente, le due città più cattoliche del Giappone. Roosevelt si vantava spesso: “In politica nulla accade a caso. Ogni volta che si verifica un avvenimento, si può essere certi che esso è stato previsto affinché si svolga in quel modo.” A sua moglie Eleanor, la prima first lady ad occuparsi attivamente di politica, è attribuita la frase: “Ci sono persone che fanno accadere le cose, persone che guardano le cose accadere e persone che si chiedono cosa sia successo”. Sembra tuttavia che la frase appartenga all’astronauta Jim Lovell, ciò che comunque non ne sminuisce il significato.
Queste significative affermazioni di ben noti padroni del mondo bastano a ridicolizzare l’idea di una “ineluttabile logica interna della storia”, inventata da tronfi baroni universitari amici del potere. Non si possono che respingere con disprezzo le gratuite e grottesche accuse di complottismo e dietrologia rivolte a chi cerca seriamente di capire quello che è davvero successo e non si accontenta delle bufale dei libri di storia ad usum delphini che hanno il compito esclusivo di formare sudditi obbedienti e capaci di digerire ciecamente le notizie manipolate dei giornali e delle televisioni.
Nel tentativo di tamponare il disastro, dando al tutto una verniciatura “sociale”, ecco svilupparsi nel XX secolo il liberalismo “sociale” (o “progressista”), il quale sostiene che lo Stato debba intervenire per garantire l’uguaglianza delle opportunità, offrendo servizi pubblici essenziali (istruzione, sanità) e protezione sociale. E tutto sempre con rimedi umani, evitando accuratamente di appoggiarsi al Vangelo, dove – se solo si avesse la saggezza di applicarlo – si troverebbe la guida sicura per la migliore legislazione e la più sana politica.
MARXISMO
La pretesa di spiegare tutto facendo a meno di Dio arriva al colmo dei colmi con le teutoniche elucubrazioni di Georg Hegel, diretto precursore di Karl Marx. La cosiddetta logica hegeliana non è un semplice modo di ragionare, ma pretende di essere la struttura razionale della realtà: reale e razionale sarebbero la stessa cosa. La ragione sarebbe il principio infinito che anima e ordina la realtà. Ogni realtà particolare si giustificherebbe dal punto di vista della totalità, in cui ogni cosa avrebbe senso, quindi lo sviluppo della storia culminerebbe nella piena comprensione del “senso della storia”, ossia del significato razionale della totalità: quindi non un’interpretazione della realtà, ma la verità unica e assoluta dell’intera realtà (complimenti per la modestia). Tutta la storia della filosofia sarebbe dunque ricompresa e superata dalla filosofia hegeliana (lui solo e nessun altro aveva capito tutto). La Realtà, che è Ragione, arriverebbe alla piena comprensione di sé stessa mediante la Dialettica, un processo e sviluppo di sintesi via via superiori e “più ricche” di significato: “Tesi” (logica, scienza dell’Idea in sé e per sé), a cui si contrappone l’“Antitesi” (filosofia della natura, scienza dell’Idea nel suo estraniarsi a sé, nel suo farsi esteriorità fisica), e l’incontro fra le due darebbe luogo alla “Sintesi” (filosofia dello spirito, scienza dell’idea che nella sua alienazione nell’esteriorità, produce il mondo spirituale). Se tutto ciò significa qualcosa, si può vedervi un tentativo di arroganza senza limiti che, consciamente o meno, si sforza di scimmiottare l’idea della Trinità. Hegel era panenteista, concetto diverso da panteista. Per il panteista Dio e il mondo coincidono. Per il panenteista il mondo è contenuto in Dio, ma Dio è più grande del mondo; penetra tutto, ma resta un’entità superiore dotata di una propria natura spirituale indipendente: in entrambi i casi l’immagine di Dio resta nebulosa e priva della sua essenziale caratteristica: l’amore.
La dialettica hegeliana venne ripresa da Karl Marx e dal suo amico Friedrich Engels che, essendo ricco, poteva permettersi di mantenere l’amico Marx il quale non lavorò mai in vita sua, e alle figlie proibì di lavorare, per i pregiudizi borghesi di cui era pieno, finché le disgraziate si suicidarono, e in compenso aveva una serva che mise incinta e che lo denunciò, dato che il genio Marx, dopo averla messa nei guai, le rifiutava qualsiasi assistenza. Costui avrebbe dovuto essere il benefico genio filosofico da cui sarebbe scaturita la liberazione delle “masse lavoratrici”.
Secondo il materialismo storico di Marx e Engels, successivamente applicato da Lenin, anzitutto Dio non c’è affatto, come non esiste il peccato originale, anzi non esistono affatto né il peccato né alcuna realtà spirituale; e l’evoluzione della società è determinata solamente dai fattori materiali e dai rapporti di produzione. L’economia rappresenta la base della società (struttura), mentre politica, religione e cultura ne dipendono come semplici suoi riflessi (sovrastruttura). Il motore della storia è il conflitto costante tra le classi dominanti (la borghesia) e quelle dominate (il proletariato). Il profitto del capitalista deriverebbe dal valore non pagato del lavoro svolto dall’operaio. Nel sistema capitalistico il lavoratore perde il controllo sul proprio lavoro, estraniandosi da sé stesso e dalla propria natura (alienazione). Il cambiamento sociale, secondo il delirio marxista leninista, si svolgerebbe in tre fasi: (1) rivoluzione (presa coscienza della propria situazione, il proletariato insorge e abbatte il regime borghese), (2) dittatura del proletariato (sarebbe un’ipotetica fase transitoria durante la quale lo stato accentra i mezzi di produzione e reprime la controrivoluzione dei soliti malcontenti reazionari), (3) comunismo (delirio finale: la società “senza classi”, senza stato, senza proprietà privata dei mezzi di produzione). Al di là delle chiacchiere, i falsi profeti si riconoscono dalle loro opere, e l’unica cosa che conti sono i risultati. E quali sono stati, invariabilmente e in ogni caso, i risultati? Massacri insensati seguiti da una dittatura non del proletariato, ma sul proletariato, condita da sfolgoranti promesse di un radioso futuro che si allontanava sempre più. Mai raggiunta la società senza classi, destinata a rimanere sempre una lontanissima utopia. Avrebbe dovuto essere evidente fin dal principio che si trattava di un astuto inganno di delinquenti rivoluzionari di professione: il marxismo prometteva troppo, e quindi non poteva che essere una trappola.
Tuttavia, nonostante il suo carico di retorica e inganni, il marxismo, in modo molto limitato, ha qualcosa di valido. Nel capitalismo occorre distinguere il capitalismo imprenditoriale da quello finanziario. Il capitalismo imprenditoriale agisce nel mondo fisico, investe e produce qualcosa (beni o servizi), e genera posti di lavoro, con relativi salari e stipendi. Il capitalismo finanziario agisce in un mondo fittizio, non produce nulla, si limita a speculare, spostando denaro, ad ogni effetto inesistente, da un investimento all’altro, con un click di computer. Le banche, poi, ingrassano stampando carta moneta, che gli stati potrebbero benissimo stampare in proprio, senza dover pagare il signoraggio alle banche stesse. Ora, il marxismo ha qualcosa da dire sul capitalismo finanziario, non c’è dubbio infatti la finanza sbocchi spesso e volentieri in comportamenti predatori e criminali. Non si può ignorare, inoltre, la complessità del problema, dato che separare nettamente finanza e imprenditoria è impossibile. Se limitiamo il confronto a un’impresa artigianale da una parte e ad una banca dall’altra, la differenza è evidente, sia quanto a dimensioni che quanto a struttura, ma le grandi aziende sono inevitabilmente legate al mercato finanziario, e molte di tali ditte sono tutt’altro che innocenti produttrici di beni o servizi, ma producono morte, come quelle degli armamenti e quelle di Big Pharma, responsabili della tragica pan-demenza che continua a mietere vittime sotto l’ipocrita etichetta di comodo: “Non c’è correlazione”. Nel 2011 il famigerato Bill Gates asseriva che “La soluzione più ecologica per il pianeta è la de-popolazione tramite vaccinazione obbligatoria.”

Appena apparso su internet, è stato fatto scomparire un articolo che descriveva dettagliatamente le varie categorie di vaccini, da quelli “pesanti” destinati alla gente comune a quelli innocui per i vip e loro raccomandati. E non dimentichiamo che i padroni del mondo, a scanso di malori improvvisi che potrebbero compromettere la loro preziose persone, si assicurano che i piloti dei loro aerei ed elicotteri privati non siano vaccinati. Il fact-checking cosiddetto “indipendente” è attivissimo, al servizio dei poteri forti per far scomparire o smentire platealmente ogni indizio che sveli il genocidio, l’aggressione antiumana in corso. Lo scomodo indizio è bollato regolarmente come “complottismo”, secondo il disonesto modo di procedere a cui si è fatto cenno sopra.
Del resto, è particolarmente istruttivo considerare com’è nata Big Pharma. In precedenza vi erano i rimedi tradizionali della secolare farmacopea elaborata nei conventi dai frati, che offriva cure efficaci ed economiche. Il supermiliardario John D. Rockefeller senior, grande magnate petrolifero (e che quindi non dev’essere sospettato di aver voluto indebitamente guadagnare speculando sul petrolio, altrimenti si fa la figura dei “gomplottisti”) portò ad un totale stravolgimento della farmacopea, demonizzando i rimedi tradizionali e lanciando la medicina petrolchimica. Sostanze chimiche “medicinali” derivate del petrolio offrivano l’opportunità di brevettare i prodotti, a differenza delle erbe e dei rimedi naturali noti da secoli, garantendo profitti enormemente superiori rispetto alla medicina basata sui saperi tradizionale. Nel 1910, la Fondazione Rockefeller finanziò l’attuazione delle raccomandazioni contenute nel Rapporto Flexner, che tale fondazione naturalmente aveva promosso, e che ovviamente caldeggiava il nuovo lucrosissimo corso. Questo documento rivoluzionò l’istruzione medica negli Stati Uniti, imponendo standard “scientifici e rigorosi”, basati sul modello tedesco. Il rapporto portò alla chiusura di oltre la metà delle scuole di medicina esistenti, colpendole se insegnavano omeopatia, erboristeria o medicina eclettica.
Venne stabilita una vera e propria egemonia farmaceutica, finanziando solo le istituzioni che adottavano un approccio basato sulla chimica sintetica (solitamente derivata dal petrolio o da suoi derivati) e sulla chirurgia, gettando le basi per l’industria farmaceutica moderna che è nient’altro che una gigantesca speculazione (“Big Pharma”).
Nonostante il ruolo pubblico nella soppressione dei rimedi tradizionali per favorire la medicina petrolchimica, John D. Rockefeller Sr. usò sempre le cure tradizionali. È spesso citato il fatto che, nonostante la sua promozione della medicina industriale, visse fino a quasi novantotto anni seguendo regimi salutistici personali piuttosto che i trattamenti sintetici da lui stesso finanziati e spacciati al pubblico come risultato di mirabolante “progresso” scientifico. Chiarissimo il parallelo con gli odierni sostenitori dei vaccini che si guardano bene dal vaccinarsi loro stessi e, come accennato sopra, se devono viaggiare sui loro aerei personali, esigono che il pilota non sia vaccinato.
Secondo gli sviolinanti politicamente corretti, i Rockefeller introdussero “un modello di finanziamento su larga scala e a lungo termine per la ricerca medica, trasformando il cancro da una malattia quasi incurabile in un obiettivo scientifico concreto, e le loro donazioni gettarono le basi per l’istituzionalizzazione della ricerca sul cancro, influenzando istituzioni e approcci a livello globale”. Il nome Rockefeller sarebbe intrinsecamente legato alla nascita della moderna lotta contro il cancro, grazie a una “filantropia” che avrebbe salvato innumerevoli vite.
In realtà si trattò di una gigantesca speculazione a base di colpi bassi, negando finanziamenti ai non allineati e con massiccia campagna mediante la stampa asservita, per eliminare la concorrenza dei rimedi naturali non brevettabili a favore di farmaci di sintesi chimica, brevettabili e controllabili dal mercato petrolchimico, portando ai Rockefeller stratosferici guadagni che resero loro facilissimo fondare centri “scientifici” ed elargire principesche donazioni “filantropiche” alla “ricerca” e alla “cura” del cancro. I farmaci basati sul petrolio sono cancerogeni, e ciò contribuiva, e contribuisce, ad arricchire i Rockefeller, che offrono cure dirette a trattare i sintomi, guardandosi bene dallo sradicare la malattia. I medici erano naturalmente conniventi, sia perché generosamente foraggiati da Big Pharma, e sia in base al principio: paziente guarito, cliente perduto.

ANARCHISMO
L’anarchismo ripudia l’idea che la società abbia bisogno di un’entità centrale e coercitiva per mantenere l’ordine. Gli individui e le comunità sarebbero in grado di autogestirsi pacificamente attraverso la solidarietà, il mutuo appoggio e il libero accordo. Si avverte l’eco dell’utopia di Rousseau: ecco gli uomini capaci di andare d’accordo e vivere armoniosamente insieme non appena rimosso lo stato. Una simile visione dell’umanità è talmente assurda che non richiede ulteriori commenti.
Nato nella seconda metà dell’Ottocento, il movimento anarchico si articolò in diverse correnti, tra cui: anarco-comunismo (che propone l’abolizione della proprietà privata e una gestione collettiva dei mezzi di produzione e dei beni); anarchismo individualista (che predica l’emancipazione dell’individuo, pone al centro appunto l’individuo e la sua emancipazione da qualsiasi costrizione morale, religiosa o statale); anarchismo insurrezionale (che rifiuta le organizzazioni di massa strutturate, privilegiando l’azione diretta e la ribellione continua contro le istituzioni come mezzo per risvegliare la mitica “coscienza delle masse”). Questa delirante utopia, in ogni sua forma, sbocca inevitabilmente nello spargimento di sangue.
SITUAZIONISMO
Il situazionismo è un movimento politico e artistico europeo d’avanguardia nato nel 1957. Esso si propone di rivoluzionare la società capitalista attraverso una sovversione culturale, superando la separazione fra arte e vita quotidiana, mediante comportamenti bizzarri come: la costruzione di situazioni (creare momenti ed esperienze di vita uniche e intense, capaci di rompere l’alienazione quotidiana imposta dalla società dei consumi), la deriva (vagare senza meta precisa per farsi guidare e influenzare emotivamente dall’ambiente circostante), il diversivo (riutilizzare opere, immagini o testi già esistenti inserendoli in un nuovo contesto per sovvertirne il significato originario e criticare il sistema).
Se il situazionismo appare un frivolo e superficiale gioco di sfaccendati, appena, in ambito psicologico, si cerca di provvederlo di un qualche fondamento pressappoco “scientifico”, esso cade in totale contraddizione: sostiene infatti che il comportamento umano sarebbe determinato principalmente dai fattori esterni e dall’ambiente circostante, piuttosto che dai tratti della personalità innata, che verrebbero così ad essere svalutati e giudicati privi di alcuna efficacia. Ma, senza una struttura psicologica innata, come può l’essere umano orientarsi tra i fattori esterni e l’ambiente circostante? Domanda che i situazionisti non si sono mai preoccupati di affrontare.
MONDIALISMO, AMBIENTALISMO, ANIMALISMO, OMOSESSUALISMO
Ecco una serie di ismi strettamente collegati, perché tutti diretti ad un solo scopo: l’annientamento dell’umanità, corollario immediato dell’ormai imperante ateismo pratico e odio anticristiano, che si manifesta, fra l’altro, nell’isterica russofobia (la Santa Madre Russia conserva la fede, e quindi va odiata, a parte la cupidigia di impadronirsi della sua sconfinata ricchezza di materie prime).
Libertà, democrazia, partecipazione, accoglienza, inclusione, siamo tutti fratelli, eccetera eccetera. Il gradito ospite straniero (che ci pagherà le pensioni) ha assassinato a coltellate gente per la strada? Era confuso, poverino. Ha sfregiato una ragazza? Poverino, non sapeva ancora bene come ci si comporta, ma imparerà. Ma se un uomo onesto, perseguitato, lui e la sua famiglia, da una banda criminale, spara ed elimina qualche delinquente, allora no, lui non era confuso, lui è un assassino, e una magistratura nemica del popolo condanna il poveretto a una pesante pena e addirittura a risarcire le famiglie dei delinquenti, i quali, poveretti, cosa facevano di male? Stavano solo svolgendo il loro normalissimo lavoro di ladri. Le chiacchiere mondialiste, diffuse a reti unificate e a spazzatura giornalistica rampante, coprono e offuscano tutto. Ancora più efficaci i silenzi, la soppressione e la manipolazione di notizie: è tutto normale, tutto come deve andare.
E poi rispetto dell’ambiente: smettiamola di produrre per non aggravare l’inesistente problema dell’anidride carbonica e del mitico effetto serra, che si pretende essere causato dall’uomo. Negato Dio (e con ciò distrutto l’uomo), l’ultima divinità ammessa è Gaia: il pianeta che starebbe morendo per colpa della malvagia umanità. Abbiamo potuto ammirare sopra la caritatevole soluzione proposta da Bill Gates: “de-popolazione tramite vaccinazione obbligatoria.” E poi smettiamola di crederci più importanti degli animali (l’anima umana, chi l’ha mai vista?). I padroni del mondo hanno inventato il termine “specismo”, che si vuole sia parallelo al razzismo, e che sarebbe la nostra fallace credenza (o illusione) di essere qualcosa di più degli animali.
È un mostruoso accecamento di massa, promosso dagli ultra-potenti e ultra-ricchi per distruggerci. Ci vogliono poveri, meglio ancora morti: è un programma preciso diffuso dalla propaganda attraverso i mass media e le organizzazioni delle cosiddette istruzione, educazione e cultura. “Non avrete nulla e sarete felici”, dicono apertamente i padroni del mondo al Forum di Davos, per bocca del loro servo Klaus Schwab: dobbiamo diventare poveri, scoraggiati, incapaci di difenderci. È una lotta di classe, una subdola guerra civile che un pugno di ultraricchi sta vincendo in pieno contro il resto della popolazione, almeno nello sventurato occidente.
Il sistema finanziario sta divorando il patrimonio immobiliare. Per fare un solo esempio, negli USA, il candidato presidenziale democratico Robert F. Kennedy Jr., nipote di John assassinato a Dallas, ha denunciato l’impatto dei fondi di investimento sul mercato immobiliare; colossi come BlackRock, Vanguard e State Street (che insieme controllano un patrimonio di oltre ventimila miliardi di dollari, dieci volte il PIL dell’Italia, superiore al PIL dell’Unione Europea) stanno divorando le case che dovrebbero andare alle famiglie; potenziali acquirenti di abitazioni non sono in grado di ottenere la casa, superate all’ultimo istante da offerte in contanti degli squali bancari. E questo sarebbe il “libero” mercato sbandierato dai liberisti, che abbiamo avuto l’onore di incontrare qualche pagina più in su? Senza casa diventa difficile trovare spazio per la famiglia, e specialmente per i figli, e anche questo serve ad eliminare la gente.
Naturalmente viene energicamente promossa sempre più l’eutanasia di stato. Siamo inutili, le macchine sono in grado di compiere il lavoro molto meglio di noi, specie con l’avanzare continuo della cosiddetta “intelligenza artificiale”. L’aborto è esaltato a diritto universale, e i feti dei bambini assassinati divengono materia prima per Big Pharma e per l’industria dei cosmetici.
Per gli adulti si propone la sessualità sterile, col peccato contronatura coccolato e protetto. Smettiamola di credere che la sessualità sia un dono di Dio (e chi l’ha mai visto?) per fare figli. Senza il materialismo propugnato dagli evoluzionisti e dai marxisti non avrebbe potuto nascere l’omosessualismo, l’ideologia che presenta l’orrore contro natura come “normale” prodotto della cosiddetta “evoluzione biologica”, presentato mirando alla conquista dell’immaginario collettivo, dei mass media e infine del potere. Non manca un notevole parallelismo con il marxismo-leninismo, e con la teoria gramsciana della conquista delle “casematte della borghesia”. L’“orgoglio gay”, infatti, non è che un progetto politico studiato a tavolino nel febbraio 1988 nella prima “conferenza di guerra” a Warrenton, in Virginia, che vide radunati centosettantacinque invertiti statunitensi.
Un’importante base “culturale” alla propagazione dell’ideologia omosessualista è venuta dal “filosofo” francese Michel Foucault, al quale si deve il contributo decisivo alla visione costruzionista sociale del corpo. Questo vorrebbe dire che ciò “fa” il corpo è il “discorso”, ciò che se ne dice e se ne pensa. La sessualità non sarebbe quindi un fatto “naturale” del corpo stesso, ma “un prodotto di regimi storicamente specificati di potere normalizzativo agenti sul corpo”. Tradotto in lingua umana, ciò significa che il sesso sarebbe un prodotto sociale, non naturale; significa che il corpo è prodotto dalle chiacchiere, e ciascuno può farne quel che più gli aggrada.
Gli scandinavi, da bravi nordici sempre all’avanguardia, ovviamente anche nel santificare la pederastia, stanno aprendo la strada anche all’accettazione della pedofilia. Già nel 2001 un sito Internet danese ha proclamato la “Giornata dell’orgoglio dell’amore per i ragazzi”, con evidente diretto collegamento all’omosessualità. In tale giornata, centinaia di esseri pieni di marciume si sono scambiati immagini oscene di poveri bambini.
Nei Paesi Bassi esiste ufficialmente un “partito dell’amore pedofilo”. Forse non ha molta importanza se oggi la pedofilia viene esecrata quasi da tutti. Anche la sodomia lo era, solo pochi anni orsono era considerata per quello che è: l’immondo peccato contro natura che invece oggi pretende addirittura di imporsi come normalità, insultando chi giustamente aborrisce l’arroganza del male.
Ma va sottolineato con forza che (1) questa infame deriva è esclusiva del deragliato occidente, ed anche all’interno di esso incontra resistenza, orrore e disprezzo, (2) se l’occidente in passato aveva un ruolo prestigioso e dominante oggi, anche grazie alla crescente corruzione e al relativo sfacelo intellettuale e morale, si è ridotto ad essere solo una parte decadente e molto minoritaria del mondo, (3) per queste sue follie l’occidente è diventato lo zimbello del resto del mondo.

SATANISMO
Al culmine, alla cabina di regìa di tutta questa putrescente montagna di idee verminose, di corruzione, idiozia e malvagità, siede il grande regista, il principe che lavora meglio quanto più riesce a far credere di non esistere. Gli artigli si riserva di sfoderarli alla fine, quando i mentecatti che lo servono saranno caduti in suo potere. Ai più mentecatti in assoluto, quelli disposti perfino ad adorarlo, invece non nega di esistere, anzi, e gode di alimentare sette sataniche e messe nere.
Il satanismo è il culmine di tutto ciò che è stato esposto qui sopra, e fornisce una spiegazione onnicomprensiva. Il demonio non si limita a portare le anime alla perdizione, ma gode anche di confonderle, farle impazzire, distruggere in loro ogni logica e capacità di ragionamento, perché aspira alla totale distruzione dell’umanità, alla ridicolizzazione e all’abbrutimento dell’uomo, con la certezza di trovare sempre, specie tra gli intellettuali, gli insegnanti e i baroni universitari, abbastanza imbecilli da abbindolare, gonfiare di presunzione e arroganza, in modo da portarseli poi via all’inferno e, mentre rosolano, ridere di loro.
Ma non può finire così. Satana è lo sconfitto per definizione. Sì, farà bottino di un gran numero di anime, ma finirà con la testa schiacciata da una donna, e non c’è bisogno di dire chi sarà costei. Cristo è il vincitore per antonomasia, colui che ha redento tutti quelli che credono in lui, e vince, regna, impera, per l’eternità.
QUIDAM DE POPULO





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