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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

Abbiamo il piacere di insignire questa ridicolaggine (BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura) del prestigioso riconoscimento della Vipera di latta.

Segue un commento di Emilio Biagini:

 

 

BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura

 

 

Questo libro, che vorrebbe dimostrare la convergenza della Verità cristiana con gli esperimenti di fisica delle particelle effettuati al CERN di Ginevra, può meglio valutarsi lasciando la parola all’autore, inevitabilmente alquanto sintetizzata, ma fedele agli intendimenti dell’autore stesso.

La terza Persona della Trinità è quella “che sostiene l’interno universo, ma che è anche in grado di ‘beffarne’ l’attrito spazio-temporale, dandoci già ora brevi ‘assaggi’ del Regno”. La seconda Persona della Trinità è invece “una sorta di ‘software’ eterno, divino e misericordioso trasformatosi in Gesù” (p. 7).

“La natura di questa realtà ‘tri-personale’ a cui tutto l’universo è coordinato, è retta da una forza incontrastabile, la misericordia: e per sondarne la consistenza chiederemo aiuto alle teorie di quello che è forse il massimo scienziato vivente, Stephen Hawking, un genio campione di ateismo, ma anche di sofferenza: la sua teoria della radiazione dei buchi neri descrive come sia possibile ‘distruggere’ l’informazione negativa, presupposto per il perdono definitivo ed eterno nel Regno” (p. 9).

“‘In principio era il verbo…’ (dove per ‘verbo’ leggete software, o parola, o informazione, o codice di Dio che è stata trasferita nell’uomo Gesù).” (p. 24). Le parole “tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”, configurerebbero “un vero e proprio principio di simmetria, detto anche principio di invarianza, legge fondamentale della fisica presente sia in relatività che in quantistica. Non lascia spazio a dubbi: senza il Verbo nulla può essere creato di quello che esiste, nell’universo comanda Gesù.” (p. 26).

Il “Codice di Dio” sarebbe dunque: “copyright by Dio Padre (l’ideatore), realizzazione made in Spirito Santo (lo sviluppatore), prodotto vincente di marca eccelsa Gesù (il supersoftware)…” (p. 27).

“Se riusciamo a sintonizzarci con Dio in persona e ci sentiamo realmente un suo infinitesimo ma immenso, esclusivo e meraviglioso riflesso, presente in noi ma pure nella persona che ci sta accanto, i primi due comandamenti e tutto il Vangelo divengono logici e naturali.” (p. 30).

A proposito del diluvio universale. “Scienziati idrogeologici avanzano un’ipotesi che ha buoni fondamenti scientifici [sic!]; spiegano che sia la posizione e conformazione degli strati sedimentari, che quella dei fossili, potrebbero essere spiegabili con uno sconvolgimento globale delle acque; giusto come descrive la Genesi. Reiterate abbondanti alluvioni provocate magari anche da una cometa caduta nell’oceano [sic!], in concomitanza con catastrofiche eruzioni potrebbero spiegare a grandi linee quanto sia realmente successo; si sarebbe potuto trattare di una vera esplosione del reattore termonucleare che è contenuto nel nocciolo della zona più interna della terra [sic!!!].” (p. 59).

Impermeabile al ridicolo, l’autore continua: “Come una Chernobyl globale il cataclisma del diluvio universale ha fatto fuoruscire dalla crosta terrestre potentissimi getti di gas ed acqua bollente provocando l’innalzamento delle acque e della crosta terrestre; incredibili e reiterati maremoti [sic!]. Oltre a devastare la vita sul continente unico (Pangea) preesistente al distacco della deriva dei continenti [sic!], hanno provocato la formazione velocissima, altroché miliardi di anni, dei sedimenti sparsi in tutto il globo… [sic!]” (p. 60).

E ancora. “Lo sconvolgimento globale avvenuto durante l’anno del diluvio universale è stato un’autentica triplice catastrofe: innanzitutto si è dissolta la volta cristallina [sic!!!] che ci difendeva dalle radiazioni dannose e i nostri corpi e cervelli hanno iniziato ad essere ‘erosi’ dall’improvvisa formazione dei radicali liberi … [sic!] lo sconvolgimento avvenuto nel globo durante il diluvio universale provoca il crescente indebolimento del campo geo-magnetico terrestre, ‘disergenizzando’ e indebolendo l’intera natura, a partire dall’acqua. Dai fossili precedenti al diluvio universale si evince che flora e fauna erano consistentemente più grandi e rigogliose, fino a dieci volte le dimensioni attuali [sic!]. Inoltre anche la pressione atmosferica si è andata attenuando a seguito di quei super-cataclismi (il diametro della terra aumentò leggermente e la pressione atmosferica di conseguenza diminuì) rendendoci meno capaci di sintetizzare [sic!!!] l’ossigeno (p. 62).

Apprendiamo poi della “… somma sapienza e santità di tre capi cristiani come Joseph Ratzinger, Benny Hinn e Bartolomeo Primo… [sic!]” (p. 72). Considerando che Benny Hinn è un discusso predicatore pentecostale, divorziato, autore di profezie sballate (Dio avrebbe distrutto gli omosessuali nel 1995, morte di Fidel Castro, elezione della prima donna presidente degli Stati Uniti, un terremoto avrebbe distrutto la East Coast), sembra un po’ strano vederlo nominato accanto al papa e al patriarca ortodosso.

Le stringhe (una forma particolare assunta dalla materia primordiale nell’“incubazione” dell’universo prima del big bang; e si tratta finora solo di ipotesi teoriche di cui non sono ancora state trovate prove sperimentali) potrebbero essere “la porta attraverso cui l’azione dello Spirito Santo … si diffonde sull’intero universo [sic!]” (p. 80).

“… se ho la possibilità di deformare lo spazio, spiegazzando il tessuto, impresa per la quale, secondo la teoria di Einstein, occorre enorme energia, posso coprire incalcolabili distanze in un attimo: è lo spazio che si muove per noi, è chiaro che lo Spirito Santo usa questo metodo per portarci nel suo Regno o per portarci Gesù e sua Mamma vivi dopo 2000 anni qui tra noi a confortarci [sic!]” (p. 84).

Senza escludere analogie fra il Creatore e il creato, ed anzi sarebbe strano se non ve ne fossero, poiché tutto reca l’impronta di Dio, si tratta pur sempre di mere analogie. Di qui a identificare Dio come un codice software ci corre l’oceano Pacifico. Ad essere caritatevoli, si tratta solo di ardite metafore. Dio è ineffabile. Quando l’autore divaga nel campo della geologia, poi, siamo letteralmente alla “scienza” di Paperoga.

Non è certo così che si fa apologia, anzi in questo modo si riesce solo ad essere controproducenti. Come dovrebbe essere un’apologia efficace che voglia far riferimento alla scienza?

A mio avviso è bene limitarsi a sottolineare i fallimenti scientifici e morali dell’ateismo. Infatti sono stati loro, gli atei, a vantarsi che la scienza avrebbe “spazzato via” la religione, a blaterare che l’universo è “eterno” e non ha quindi bisogno del Creatore. Ebbene, ogni prova scientifica punta in direzione diametralmente opposta.

L’universo non può essere “eterno” perché decade entropicamente: come ha avuto un inizio, così avrà una fine. L’unico modo in cui potremmo pensarlo eterno sarebbe immaginarlo infinito, e quindi dotato di infinita energia, ciò che escluderebbe il decadimento entropico. Ma l’universo non è infinito: se lo fosse non ci sarebbe differenza tra giorno e notte perché vi sarebbe sempre una luce infinita e accecante (paradosso di Olbers), vi sarebbe infinita energia gravitazionale e quindi nessun movimento sarebbe possibile (paradosso di Mach), e infine il livello infinito di radiazioni ionizzanti renderebbe impossibile la vita, se questa non fosse già stata resa impossibile dai paradossi precedenti. Ragionevolmente, il modello cosmologico di Einstein parte dall’idea di un universo limitato a geometria riemanniana, né infinito né eterno, e quindi pienamente compatibile con l’idea di Creazione. E come dimenticare il detto: “Non credo che il buon Dio giochi a dadi con l’universo”, dello stesso Einstein?

Per non parlare, poi, del delirio darwinista e malthusiano: gli altri cascami dell’illuminismo al lumicino. Davanti al fallimento scientista di marca positivista, fallimento intellettuale, morale, e portatore solo di macelleria con milioni e milioni di vittime, ora gli atei si sono comodamente adagiati nella palude relativista. Prima, quando credevano che la loro “scienza” potesse stroncare la religione, allora no, non erano certo relativisti, ma arrogantemente assertivi. Si sentivano i padroni del mondo.

Ma la Fede non ha certo bisogno del sostegno e delle fantasiose “spiegazioni” di questo libro, e del resto non ha neppure del diverso approccio alla scienza in chiave apologetica qui delineato dal sottoscritto, che è solo un modo per sottolineare l’irreparabile fallimento intellettuale e morale dell’ateismo. La Fede è fondata sul Vangelo, sulla Passione e la Resurrezione di Cristo, e a questo proposito va raccomandato il recente, magnifico studio di Marinelli & Fasol, edito anch’esso da Fede & Cultura.

EMILIO BIAGINI


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