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   Gli artisti medievali erano capaci di produrre fantasiose rappresentazioni di mostri marini, in base a dicerie di marinai (Fig. 1), e la tradizione continuò anche nell’età delle grandi esplorazioni geografiche (Fig. 2), in una sorta di terrorismo mitologico, segno di arretratezza, senza dubbio.

 Fig. 1  Fig. 1 — Mostri marini, simboli del male, dal soffitto della chiesa di San Martino in Zillis, Cantone dei Grigioni seconda metà sec. XII.

  Fig. 2 — Immaginari mostri dei mari glaciali, carta geografica di Antonio Lafreri, 1570.

   I libri d’avventura per ragazzi continuarono, nel progressista e “illuminato” sec. XIX, a riproporre gli spaventi di incontri ravvicinati con mostri marini (Fig. 3), ma nessuno si spaventava più, perché il “progresso” aveva fatto dell’Ottocento un “grande secolo”, e il Novecento sarebbe stato “felice” (parola di quel sognatore di Victor Hugo).

 

 Fig. 3 — Mostro marino in un’illustrazione del sec. XIX.

   Curioso che nessuno dei detrattori razionalisti e progressisti del Medioevo si sia posto alcune essenziali e semplicissime domande:

   1) quali erano le dimensioni delle navi medievali in confronto a quelle dei grandi animali marini (Fig. 4)?

 

 

 Fig. 4 — Velieri e animali marini a confronto alla medesima scala.

   2) quanto numerose erano la popolazioni di grandi animali marini nel Medioevo rispetto ad oggi?

    3) quanto rumorose erano le navi medievali rispetto a quelle di oggi (Fig. 5)?

 

 Fig. 5 — Velocità di propagazione del suono nell’aria a livello del mare e nell’acqua.

    La caracca “Santa Maria” di Cristoforo Colombo, proprio alla fine del Medioevo, era uno dei maggiori tipi di navi dell’epoca. Il “coracle” di San Brendano, con il quale il santo irlandese si spinse probabilmente fino all’Islanda, non doveva essere lungo più di 8 metri. Per contro, molte specie di animali marini, al confronto con i gusci di noce medievali, sono gigantesche. Numerosi cetacei superano i 20 metri; alcuni, come la balenottera, possono addirittura superare i 35 metri. Il calamaro gigante è un mollusco cefalopodo (parente del comune polpo e della seppia): ne sono stati pescati individui lunghi 20 metri, ma le dimensioni di spaventose cicatrici lasciate da terribili ventose sul corpo di taluni cetacei, che evidentemente avevano fatto brutti incontri negli abissi, hanno spinto i biologi a supporre l’esistenza di esemplari del gigantesco mollusco lunghi anche 50 metri.

    Il numero di esemplari degli animali delle specie maggiori dimensioni era certamente di gran lunga maggiore di quanto non sia oggi, data l’accanita caccia del passato; e inoltre le navi odierne, incomparabilmente più grandi e robuste, sono quanto mai rumorose, tenuto anche conto del fatto che il suono si propaga nell’acqua ad una velocità più che tripla rispetto alla velocità che ha invece nell’aria. Le navi contemporanee avanzano perciò a motori spiegati in un deserto lasciato dagli animali marini terrorizzati in fuga in ogni direzione. Ancora a metà dell’Ottocento, lo scrittore americano Herman Melville, in Moby Dick, descrive densissimi raduni di cetacei che coprivano il mare per molti chilometri quadrati (Moby Dick è un romanzo, ma Melville aveva esperienza diretta di caccia ai cetacei). Quando il norvegese Thor Heyerdhal navigò per il Pacifico dal Perù alle isole della Polinesia con una zattera di balsa che naturalmente non faceva alcun rumore, osservò come il mare pullulasse di pesci tutto intorno.

   Con che diritto, dunque, si parla di “oscuro Medioevo”? Nessuna società come quella odierna ha provocato disastri in misura altrettanto massiccia (ideologie omicide e cimiteriali, terrorismo, guerre di spaventevole distruttività, droga, suicidio, aborto, eutanasìa, smarrimento morale ed intellettuale, imposture d’ogni genere a cominciare da quelle artistiche in mezzo alla beota acquiescenza di gente incapace di esprimere un’opinione fuori del coro).

   Risultati: metà dei bambini in Gran Bretagna, tanto per citare un solo esempio, soffre di turbe emotive e psichiche. Altri paesi sviluppati dell’Occidente sono in condizioni analoghe. La figura del padre è scomparsa, i bambini sono pochi, viziati, disobbedienti. Depressione, vendita di psicofarmaci, consultazione di maghi e fattucchiere sono alle stelle, e questi individui realizzano guadagni da favola. Il suicidio era pressoché sconosciuto nel Medioevo e il “serial killer” compare solo nell’“illuminato” Ottocento e, guarda caso, proprio nei paesi anglosassoni duramente secolarizzati, mentre si diffonde negli altri paesi solo nella misura in cui procede in questi la secolarizzazione. Non il “sonno della ragione”, ma la ragione presuntuosa ha generato mostri che si aggirano sulla terra, ben più spaventosi di quelli che gli uomini medievali incontravano in mare.

   Denigrare il Medioevo, che piuttosto meriterebbe il nome di Età della Fede Cristiana, serve agli atei, sempre a caccia di scuse per delegittimare e confutare il Cristianesimo. Non a caso, l’attacco “illuminista” e “razionalista” contro il Cristianesimo è andato di pari passo con la denigrazione del Medioevo. Anche i “mostri” marini rientrano in questo quadro: la gente medievale, inaffidabile e credulona, non faceva che immaginava mostri e miracoli.

   Per non parlare della bestialità della terra piatta, propagandata nell’Ottocento, soprattutto nella Francia reduce dalla macelleria rivoluzionaria: bestialità assoluta perché la nozione di terra rotonda, già accertata in età ellenistica, non andò mai perduta. Lo splendore del Medioevo cristiano creò le università (ora desertificate dai rigurgiti di fogna laicisti e dai pappagalli blateranti dalle mal acquistate cattedre), creò gli ospedali, ed innumerevoli innovazioni tecniche (dall’orologio meccanico alla rivoluzione in agricoltura che trasformò un’Europa devastata e impoverita dalle invasioni barbariche in un giardino). La Fede cristiana medievale popolò il mondo di santi e di opere d’arte senza uguali.

   Dovremmo trattare il Medioevo con più rispetto, e non credere di essere in alcun modo superiori a quei nostri antenati. Vi sarà stata certamente qualche inevitabile esagerazione, e gli artisti, che non avevano visto nulla ma si basavano sui racconti dei marinai, magari intorno a un boccale di vino all’osteria, avranno raffigurato poi delle creature grottesche e poco realistiche, ma non per questo dobbiamo prendere i racconti medievali alla leggera. Non è lecito affermare che si tratta di invenzioni o di sogni, favoriti dall’alcol, dalla nebbia o dalla paura. Come mai, dunque, gli uomini del Medioevo vedevano i “mostri” marini? Semplicemente perché c’erano.

EMILIO BIAGINI


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