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Da: IPOTESI: periodico culturale di informazione critica,
Rapallo, Anno 4, N. 10-12, Anno 5, n. 1-8 (1979),
Numero speciale dedicato a “Il mondo fantastico di J.R.R. Tolkien”, pp. 369-371.

Emilio Biagini

ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO E ASSETTO ETNICO IN UNA TERRA IMMAGINARIA

La concezione tolkieniana della Terra di Mezzo, teatro di un’epica lotta tra le forze del bene e quelle del male, sembra emergere e prender forma da un’infinita profondità di tempo.
Di tre ere Tolkien ci dà notizia, oltre all’inizio di una quarta. Ognuna di tali ere è scandita dal progressivo dilagare del male nel mondo. Raggiunto l’apice, si scatena una crisi che sconvolge la Terra di Mezzo. Il male viene abbattuto, ma la liberazione non è mai definitiva. Nell’era successiva l’assalto, sotto nuova forma, si ripeterà.
Il Signore degli anelli tratta della crisi alla fine della Terza Era, quando il demone Sauron, signore di Mordor, tenta la conquista della Terra di Mezzo coi suoi eserciti di mostruosi Orc e Troll e di uomini dei paesi di Harad e Rhûn. Sauron si sforza di recuperare un anello di potere, da lui perduto al termine della Seconda Era e caduto in mano ad un Hobbit: con la sua già formidabile potenza diverrebbe invincibile. Per i popoli liberi suoi avversari l’unica speranza sta nel distruggere l’oggetto, di cui non possono servirsi perché il potere che ne irradia, irrimediabilmente malvagio, li perderebbe comunque. Ma l’anello può essere distrutto solo se gettato nel vulcano Orodruin in cui fu forgiato, nel cuore stesso di Mordor, presso il covo di Sauron. Una spedizione dei popoli liberi parte dalla roccaforte elfica di Rivendell: la costituiscono quattro Hobbit (uno dei quali porta l’Anello), due uomini, un elfo, un nano e il mago Gandalf. Dopo innumerevoli peripezie, quando i popoli liberi stanno per essere sconfitti, l’Anello è distrutto, e con esso la potenza di Sauron.
Principale fonte d’ispirazione di Tolkien nel creare il suo mondo immaginario è la cultura nordeuropea dell’alto medioevo, da cui egli deriva sistemi linguistici, nomi di personaggi, usi funerari, tipologia dei rapporti sociali, il concetto del signore come “datore di anelli” e lo stesso toponimo Terra di Mezzo. Tale prospettiva si manifesta nel limitato controllo umano sull’ambiente, da cui l’incubo dei mostri e i labili confini tra naturale e soprannaturale: ecco quindi il paesaggio e l’organizzazione dello spazio divenire espressione di aspetti spirituali, buoni o malvagi.
La Terra di Mezzo appare interamente ricreata rispetto all’Europa, di cui ritiene posizione astronomica e clima, mentre i contorni poveri di articolazioni ricordano quelli del Galles. Mordor, la terra del male, è una sintesi tra il concetto di regione e quello di fortezza: inaccessibili montagne la circondano e i rari impervi valichi sono irti di fortificazioni. Più aperte le altre terre sotto il profilo fisico.
Lo spazio è organizzato in modo piuttosto debole, come appunto nell’alto medioevo: sparse comunità agricole o allevatrici autosufficienti, nulla quindi l’integrazione economica tra regione e regione, rade le strade, limitato il numero dei centri abitati, i quali sono piccoli e per lo più di tipo rurale. Unico insediamento di carattere urbano è, al tempo della guerra decisiva contro Sauron, la capitale di Gondor, Minas Tirith. Erano tuttavia esistite in precedenza anche altre città, ora distrutte dagli eserciti nemici.
I diversi gruppi etnici sono chiaramente distinguibili nel capolavoro tolkieniano, grazie alla minuziosa cura di filologo con cui l’autore li ha caratterizzati.
I meridionali abitanti di Harad, dediti alla pirateria, appaiono derivati dai Saraceni. Nelle orientali terre di Rhûn vivono numerosi popoli in assetto instabile e in frequente movimento verso occidente, ciò che rispecchia le incerte condizioni dell’Europa centro-orientale in età barbarica. Mordor, tra i nemici dell’Ovest, è quello che presenta più spiccate divergenze da tutte le altre terre: non vi è insediata alcuna popolazione umana dotata di una propria cultura, ma solo schiavi e orridi mostri quali gli Orc e i Troll: inoltre essa non ha il carattere alto-medioevale delle rimanenti aree della Terra di Mezzo, ma è al contrario tecnologica e “moderna” nel senso peggiore, con evidente derivazione dalla bruciata terra di nessuno sul fronte francese nella prima guerra mondiale e dalle Midland inglesi devastate dalla rivoluzione industriale, elementi che fanno parte ambedue dell’esperienza giovanile di Tolkien.
L’Ovest della Terra di Mezzo comprende due regioni principali: Gondor a sud, occupata dall’omonimo regno: Eriador a nord, che ha ospitato il regno di Arnor ma in cui, all’epoca del romanzo, l’unica unità politico-culturale degna di nota è ormai solo il piccolo Shire degli Hobbit. Un terzo paese occidentale è il regno di Rohan, tra le Montagne Nebbiose e le Montagne Bianche, sulla riva destra del fiume Anduin.
Sulla medesima riva, a nord di Rohan, si stende il bosco di Fangorn, in cui vivono gli Ent, i giganteschi pastori degli alberi che Tolkien deriva forse dal poema celtico Câd Goddeu o da Humbaba, il colossale guardiano della foresta di cedri in Gilgamesh. Più a nord ancora è il bosco di Lorien, sede di un regno degli Elfi.
Sono appunto gli Elfi che, oltre ad aver insegnato a parlare agli Ent, hanno introdotto la civiltà nell’Ovest, tramite uomini loro amici, i Numenoreans o Dunedain, con cui talvolta si sono uniti in matrimonio. La lingua comune dell’Occidente, il Westron, è fortemente influenzata dalle lingue degli Elfi, in connessione alle quali Tolkien fa riferimento, nelle appendici del romanzo, tre volte al latino e una al greco. Il concetto di influsso civilizzatore esterno, rappresentato nel Nord Europa alto-medioevale dal retaggio greco-latino, viene quindi trasferito nel romanzo agli Elfi. Principale depositario di tale influsso è, dopo la caduta di Arnor, il meridionale regno di Gondor, in cui nomi di località e di persone sono quasi per intero elfici, mentre una lingua elfica viene ancora parlata da alcuni nella capitale Minas Tirith. Quest’ultima città è paragonata dal Sale (1973) a una decadente Alessandria o Costantinopoli.
In aiuto dei Gondoriani, sul punto d’essere sopraffatti sui campi di Pelennor, giunge appena in tempo l’esercito di Rohan. Gli uomini di Rohan, i Rohirrim, si sono insediati ai confini settentrionali di Gondor in qualità di alleati, a somiglianza di molte tribù germaniche all’epoca del Basso Impero. La lingua che Tolkien fa loro parlare è l’anglosassone, ciò che permette di differenziarli culturalmente dagli altri popoli della Terra di Mezzo. I Rohirrim appaiono sotto ogni aspetto più energici e vitali dei Gondoriani; come pure estremamente vitali e di carattere decisamente anglosassone si mostrano gli Hobbit, i quali danno alla salvezza di Gondor un contributo ancora maggiore di quello dei Rohirrim: due di essi, con l’involontario aiuto del mostruoso ex-Hobbit Gollum, riescono infine a distruggere l’anello di Sauron. L’essenziale differenza tra Rohirrim e Hobbit è il carattere infantile di questi ultimi, testimoniato, oltre che dalle loro piccole dimensioni, dal fatto che, prima della loro comparsa ne Il Signore degli Anelli, essi appaiono in un romanzo per bambini (The Hobbit). Nel mondo dell’Anello, gli anglosassoni appaiono quindi sdoppiati in due gruppi etnici, simboleggianti l’uno i bambini, l’altro gli adulti: ambedue contribuiscono con le loro gesta eroiche a salvare dalle orde barbariche la decadente civiltà meridionale. è infine Aragorn, originario del nordico Eriador e affini in carattere ai Rohirrim, ad essere incoronato, dopo la vittoria, re dell’Ovest (Gondor e il ripristinato regno di Arnor). Rivive così il mito medioevale della restaurazione dell’impero con infusioni di nuovo sangue nordico.
Sulla Terra di Mezzo in ere precedenti le informazioni sono assai più scarse. Sulla base del Silmarillion si può dire ad esempio che l’organizzazione dello spazio durante la prima era appare ancor più debole. Uniche tracce di “antropizzazione” sono infatti alcune fortezze e radi insediamenti degli Elfi, oltre a qualche rarissima strada. Più semplice l’assetto etnico: non ancora apparsi gli Hobbit e poco numerosi gli uomini. Regnano ancora sulla Terra di Mezzo, in modo pressoché assoluto, i paesaggi naturali: immense foreste, alternate a paludi e praterie.
Gli Elfi, che in tale remotissima epoca costituiscono la specie dominante, a causa della loro vita in stretta comunione con la natura, non esercitano alcuna attività capace di alterarne l’equilibrio. La situazione che Tolkien in questo caso ci prospetta ricorda quindi i miti della più remota età barbarica del Nord Europa, antecedente allo stesso alto medioevo e ricollegantesi direttamente alla preistoria nordica.
Gli elementi dell’opera tolkieniana possono, come si vede, ricondursi a ben precise esperienze e cognizioni dell’autore. Ciò tuttavia nulla toglie alla prodigiosa capacità creativa che Tolkien dimostra nell’ordinare tali elementi in una sintesi di eccezionale coerenza.
L’immaginaria Terra di Mezzo rappresenta perciò un sistema complesso e ben ordinato, che ricrea l’ordine cosmico e provvidenziale del mondo reale, in cui anche il male — pur restando tale — ha una sua funzione in un ordinamento superiore. Conseguire tale risultato artistico non sarebbe stato possibile senza una profonda concezione religiosa.

BIBLIOGRAFIA

SALE R. (1973) Modern Heroism: Essays on D.H. Lawrence, William Epsom and J.R.R. Tolkien, Berkeley, Cal., University of California Press


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