•  
  •  
  •  
  •  

 

“Nel Vecchio Testamento si possono trovare dozzine di versi simili [a quelli di Geremia che condannano con parole di fuoco i peccati di Israele e annunciano spaventosi castighi], che forniscono un contesto in cui le polemiche neo-testamentarie possono essere considerate come ‘critica profetica dall’interno’.” (p. 27).

“(…) le affermazioni anti-ebraiche, presenti nel Nuovo Testamento, dovrebbero essere interpretate semplicemente come una delle parti di un accesissimo conflitto religioso. Quello che è venuto a mancare è una valida prova dell’altra parte, ovvero delle sprezzanti espressioni anticristiane presenti in fonti ebraiche, come il Talmud.” (p. 29). [E che dire delle bestemmie anticristiane del Toledoth Yeshu?]

Ecco come gli ebrei insultarono Gesù Cristo (dopo aver costretto con violente minacce il debole Ponzio Pilato a condannarlo alla crocifissione):

“- pur essendo sposata con Giuseppe, Maria rimase incinta nel corso di una relazione adulterina con un soldato romano di nome Pandera (forse il nome deriva da un gioco di parole sul termine greco parthenos, ovvero vergine). In base alla legge ebraica, entrambi avrebbero dovuto essere lapidati.

– Gesù era un mamzer (un bastardo) e pertanto avrebbe dovuto essere escluso da qualsiasi forma di partecipazione alla vita religiosa ebraica; in base ad alcune particolari interpretazioni della Legge, anche i mamzer dovevano essere lapidati.

– Gesù fu dichiarato colpevole di stregoneria.

– Gesù non fu crocifisso, ma lapidato dagli ebrei, che poi ne appesero il corpo a un albero.

– Gesù trascorre l’eternità all’inferno, bollendo tra gli escrementi.” (p. 31).

Tutto falso.

Naturalmente la storiografia politicamente corretta si guarda bene dal menzionare le persecuzioni anticristiane scatenate dagli ebrei. Le stesse persecuzioni anticristiane dei pagani nel mondo romano furono spesso istigate dagli ebrei. Perfino nell’Arabia preislamica, dove esistevano fiorenti comunità cristiane, dal 470 al 475, l’usurpatore del trono nel regno himairita (Arabia meridionale) Yussuf (Dhu Nuwas) usurpò il trono himairita ordinò il massacro dei cristiani. Solo l’intervento del re Khaleb di Etiopia, che inviò una spedizione militare in soccorso delle popolazioni perseguitate, eliminò Yussuf e instaurò in Arabia un regno cristiano, che fu protettorato etiope fino alla conquista islamica.]

Le occasionali persecuzioni agli ebrei nel Medioevo furono sempre condannate dalla Chiesa e “quando gli ebrei furono espulsi da (…) paesi, come l’Inghilterra (1290), la Francia (1306) e la Spagna (1492), l’espulsione avvenne per iniziativa delle autorità secolari, non su istigazione della Chiesa.” (p. 40).

Non è che un mito l’“età dell’oro” islamica in Spagna: “Anthony Burgess scrisse che, dopo la caduta di Granada, ‘il magnifico’ emirato di Cordova, dove bellezza, tolleranza, sapere e ordine prevalevano, era soltanto un ricordo’. Anzi, in un’opera, in cui si commemorava il cinquecentesimo anniversario dell’espulsione degli ebrei dalla Spagna cristiana, su faceva notare che ‘l’Età dell’Oro’ della comunità ebraica spagnola (…) è rappresentata soprattutto da Maimonide’.

“È difficile capire come qualcuno, anche il più accanito anticattolico, abbia potuto veramente credere ad affermazioni simili! Di per sé la biografia di Maimonide (1135-1204) costituisce la negazione di tali affermazioni. Nel 1148, la famiglia di Maimonide finse di convertirsi all’islam quando agli ebrei di Cordova fu ordinato di diventare musulmani o andarsene, sotto pena di morte. Si noti come la maggior parte degli storici, quando riferiscono che, nel 1492, Ferdinando e Isabella ordinarono agli ebrei di Spagna di convertirsi al cristianesimo o andarsene, dimentichino di rivelare che i musulmani avevano imposto la stessa alternativa nel XII secolo. E non dicono neppure che molti ebrei, che scelsero di lasciare la Spagna piuttosto che fingere di convertirsi, si stabilirono nelle aree cristiane della Spagna settentrionale.” (p. 42).

“(…) allo stesso modo in cui nei paesi cristiani gli ebrei vivevano come una minoranza discriminata, anche nelle società islamiche, e persino durante il periodo ‘tranquillo’, sia gli ebrei che i cristiani erano comunque sottoposti a pesanti restrizioni e fortemente stigmatizzati.” (p. 43).

La pretesa superiorità dell’islam quanto a tolleranza è un’invenzione assurda: “(…) esattamente come l’intolleranza cristiana fu notevolmente accresciuta dai conflitti con l’islam legati alle crociate, questi stessi conflitti causarono analoghe violenze nell’islam. Nella sola Granada migliaia di ebrei furono massacrati verso fine dell’XI secolo, cosa regolarmente taciuta in molte descrizioni storiche della ‘gloriosa’ Granada. Allo stesso modo, i biografi occidentali di Maometto sono restii ad ammettere (o rapidi nel giustificare) che il primo massacro di ebrei da parte di musulmani avvenne a Medina, quando Maometto fece decapitare tutti i maschi ebrei adulti (circa settecento) dopo averli obbligati a scavarsi la fossa.” (p. 44).

Pio XII fece tutto il possibile per salvare gli ebrei durante le persecuzioni nazista e ne salvò molte centinaia di migliaia. “E poi ebbe inizio il revisionismo anticattolico. Dapprima ci fu un’opera teatrale, Il vicario, scritta da un tedesco di estrema sinistra, Rolf Hochuth, in cui papa Pio XII era descritto come un antisemita, del tutto indifferente all’Olocausto. Dopo aver debuttato a Berlino nel 1963 con il favore della critica, verso la fine dello stesso anno andò in scena a Londra e nel febbraio 1964 a Broadway. Fu tradotto in più di venti lingue, nel 2002 divenne un film (titolo Amen) e nel 2006 ebbe un revival a Londra. I critici teatrali dei più importanti quotidiani sia inglesi che americani ne tessero le lodi (…)” (p. 49). Dunque un’evidente, vigliacca operazione comunista di “desinformazia”perfettamente riuscita: occorreva far risaltare le virtù della “svolta” impressa alla Chiesa dal “papa buono”; la fama dell’altro, l’intransigente Pio XII, doveva essere lordata: era il “papa cattivo”. Notevole la piena collaborazione dei mass media del corrotto Occidente al piano criminale comunista.

Messe a tacere momentaneamente le calunnie contro Pio XII dalla pubblicazione di ricerche storiche le quali sbugiardavano in pieno Hochuth e dalle testimonianze di autorevoli testimoni come il diplomatico israeliano Pinchas Lapide, l’assalto riprese verso la fine del secolo con un sfilza di pessimi libri che dimostravano una enorme ignoranza ma ricevettero accoglienze trionfali dai mass media anglosassoni, a riprova del fatto che aver ragione non conta nulla se il demonio controlla tutti i microfoni.

“In questo nuovo assalto la prima bomba fu Hitler’s Pope: The Secret History of Pius XII (1999) (Il papa di Hitler: la storia segreta di Pio XII). La tesi principale era che Pio XII avrebbe negoziato un accordo che aiutò i nazisti a prendere il potere in Germania, condannando così gli ebrei ai campi di sterminio. Fedele a questa tesi, la fotografia riportata sulla sopra-copertina del libro sembrerebbe mostrare il futuro Pio XII in visita al quartier generale nazista. In realtà quello che mostra è il futuro papa mentre si accomiata da un ricevimento in onore del presidente della repubblica di Weimar nel 1927. Il papa non incontrò mai Hitler e lasciò la Germania nel 1929, dunque molto prima che i nazisti andassero al potere. Il resto del libro contiene analoghe distorsioni e false affermazioni.

“Il papa di Hitler vendette molto bene, arrivando al quattordicesimo posto nella graduatoria dei best-seller non fiction del ‘New York Times’, e godette di un’ampia e favorevole copertura nel programma televisivo 60 Minutes. Che l’autore fosse un seminarista cattolico mancato fu considerato una prova del fatto che non era mosso da sentimenti anticattolici. In compenso non si tenne conto di un altro fatto, ovvero che Cornwell di descriveva come un ‘cattolico apostata’. Si ignorò anche quanto emerse successivamente, ovvero che le pretese di Cornwell di aver esaminato incriminanti documento segreti contenuti nella Biblioteca Vaticana, erano false. Infine, ed è la cosa più importante, come la maggior parte dei tentativi di collegare il papa a Hitler, il libro rientra nel tentativo (p. 51) di cattolici contrari all’istituzione-Chiesa di spingerla in una direzione molto progressista. Come spiegava Rabbi David G. Dalin, ‘l’Olocausto è semplicemente il randello più poderoso che, nel loro tentativo di colpire il papato e di conseguenza distruggere il tradizionale insegnamento cattolico (…) polemiche di cattolici apostati i progressisti arrabbiati sfruttano le tragedie del popolo ebraico durante l’Olocausto per favorire la propria agenda politica.’

“Questa descrizione si applica altrettanto bene a James Carroll, autore di Constantine’s sword: the Church and the Jews. A History (La spada di Costantino: la Chiesa e gli ebrei. Una storia). Carroll è un romanziere e un ex prete e le due identità hanno modellato il suo libro, in cui si sostiene che la storia stessa di Cristo sia la base di un irriducibile antisemitismo cristiano. Per usare le sue parole: ‘Auschwitz è il punto culminante di una storia che inizia sul Golgota (…) Auschwitz, se vista nell’ottica della causalità, rivela che l’odio verso gli ebrei non è stata un’anomalia casuale, ma un’azione centrale della storia cristiana (…) poiché l’odio verso gli ebrei è stato reso santo, è divenuto letale.’ Dopodiché Carroll dedica centinaia di pagine a una distorta analisi di argomenti medievali (…) liquida la Resurrezione come una dannosa assurdità inventata molto tempo dopo i fatti e ipotizza che i cristiani possano superare il loro antisemitismo soltanto respingendo l’idea che Gesù Cristo era divino. Il libro è infarcito delle ossessive riflessioni di Carroll sulla propria vita privata (come sua madre lo fece diventare prete) e sulle sue preferenze (gli piace Bob Dylan). Infine, dopo 495 pagine, il libro affronta il tema dei rapporti tra Pio XII e Hitler, solo per accontentarsi di un banale rimaneggiamento dell’Hitler’s Pope di Cornwell.” (p. 52).

“Anche il libro di Carroll si vendette molto bene, fu recensito molto positivamente sui giornali e fu molto apprezzato da Gary Willis e Karen Armstrong. Fu però snobbato dagli studiosi veri. Così, lo stimatissimo storico protestante Robert Louis Wilken faceva notare come, sebbene nel sottotitolo Carroll sostenesse che il suo libri è un’opera doi storia, in realtà non sia nulla del genere, in quanto ‘spinto da intenti ideologici e basata quali interamente su lavori di altri.’ – In modo analogo i libri di Gary Willis, Daniels Goldhagen, Michael Phayer e Davis Kertzer sono rabbiosi rimaneggiamenti dello stesso materiale nello stesso modo non accademico. Infine c’è Under his Very Windows: The Vatican and the Holocaust in Italy (Sotto le sue finestre: Il Vaticano e l’Olocausto in Italia) (2002) di Susan Zuccotti. L’autrice ammette che, quando i nazisti cercarono di rastrellare e deportare gli ebrei italiani, almeno l’85% sopravvisse, per lo più nascosto in conventi, monasteri, chiese e altri edifici cattolici, dove molti rimasero fino all’arrivo degli Alleati. Tuttavia, secondo la Zuccotti, tutto questo fu fatto senza alcun incoraggiamento da parte di Pio XII, che rimase impassibile di fronte al dramma degli ebrei. Posizione che sostenne contro la testimonianza di moltissimi ecclesiastici, frati e suore che dichiararono di aver agito su suggerimento del papa. Liquidò anche le testimonianze di molti ebrei in favore del pontefice come basate su (p. 53) ‘benevola ignoranza’ e decise persino di ignorare fatti ben noti, per esempio che durante la guerra il papa usò la propria residenza estiva a Castel Gandolfo per dare rifugio a migliaia di ebrei, fornendo loro cibo kosher e trasformando il proprio appartamento privato in un reparto di ostetricia.” (p. 54).

“La Chiesa cattolica ha un lungo e onorevole curriculum di ferma opposizione agli attacchi contro gli ebrei. E papa Pio XII rientra appieno in quella tradizione.” (p. 55).

 


  •  
  •  
  •  
  •