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Emilio Biagini

IL MONDO USURPATO:

BREVE STORIA DEGLI INGLESI

 (2a puntata)

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LA “DEMOCRAZIA”

Il Decreto dei Diritti (Bill of Rights) firmato da Guglielmo e Maria nel 1688, appena giunti dall’Olanda, avrebbe stabilito in modo definitivo la democrazia in Inghilterra, o almeno così afferma la volgata politicamente corretta. Del resto, quando si giunse, dopo la seconda guerra mondiale, al suffragio universale esteso anche alle donne, e quindi in apparenza alla totale democrazia, non si ottenne che di dare una vernice esteriore a decisioni prese altrove. Il potere in realtà era, e resta tuttora, in mani potenti e nascoste.

Invano i paladini del politicamente corretto parlano di “dietrologia” e “teoria della cospirazione”. I fatti vengono comunque alla luce. Non c’è nessuna cospirazione, che presupporrebbe il cospirare contro qualcuno o ad un fine ben preciso, ma una costante guida nascosta. Due uomini politici di punta, in momenti di sincerità, hanno sollevato il velo.

Benjamin Disraeli (1804-1881), di origine ebraica, fu primo ministro inglese nel 1868 e dal 1874 al 1880, e condusse una feroce politica colonialista, consolidando il dominio sull’India e impadronendosi del canale di Suez. Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), di padre protestante e madre ebraica, presidente USA dal 1933 alla morte, svolse una politica duramente bellicista: sotto di lui si formularono piani per l’invasione dell’Europa fin dal 1937 e, venne provocato l’attacco a Pearl Harbor per surriscaldare l’opinione pubblica statunitense che era contraria alla guerra. (Il trucchetto riuscì imponendo al Giappone, povero di petrolio e di altre materie prime, uno spaventoso strangolamento economico. Le portaerei, uniche navi utili nel gigantesco spazio del Pacifico, vennero allontanate da Pearl Harbor e la base fu lasciata del tutto imprepreparata, in modo che subisse perdite altissime: più morti più indignazione prevista nel popolo bue, più ferocia nel combattere e distruggere.)

Sia costui che Disraeli era iniziati al livello supremo della massoneria scozzese e coinvolti nei circoli più esclusivi di “pianificazione politica”. In base alle loro personali esperienze, e quindi con cognizione di causa, poterono affermare: “Il mondo è governato da personaggi diversi da quelli che immaginano coloro che non gettano lo sguardo dietro le quinte” (Disraeli nel 1844); e “In politica nulla accade a caso, si può essere certi che esso è stato previsto affinché si svolga così” (Roosevelt, una delle sue massime favorite).

Di questo genere fu certamente la manovra politica che si svolse ai primi del Settecento per unire la più debole Scozia all’Inghilterra, rendendola di fatto un’appendice di quest’ultima. La semplice unione personale, ossia il fatto che i due paesi avessero lo stesso monarca mantenendosi separate in tutto il resto non soddisfaceva più gli imperialisti inglesi, e con il consueto metodo della corruzione indussero il parlamento scozzese a votare l’unione politica con l’Inghilterra, da cui scaturì, nel 1707, il Regno di Gran Bretagna. Una triste ballata scozzese diceva:

We are bought and sold for English gold.

Such a parcel of rogues in a nation!

Ossia: “Comprati e venduti noi siamo dall’oro inglese. Che banda di farabutti in una nazione!” Del medesimo genere fu la manovra che, nel 1800, inglobò anche l’Irlanda nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, oggi divenuto Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dopo la vittoria degli indipendentisti irlandesi nel 1922.

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L’ACCURATA PIANIFICAZIONE DEL SOPRUSO

Con la fondazione della massoneria le opportunità di operazioni segrete all’estero si moltiplicarono, potendo contare sulla collaborazione di massonerie straniere, dato che il massone è costituzionalmente votato al tradimento, in quanto la sua lealtà deve andare alla setta prima che alla patria. La fondazione della massoneria si fa risalire alla nascita della Grande Loggia di Londra nel 1717, che portò alla scomparsa delle più moderate fondazioni precedenti come quella giacobita del 1666.

La massoneria ha numerosi livelli di iniziazione, solitamente trentatre: dall’uno all’altro si passa dopo aver dimostrato provata “fede” e assimilato il “catechismo”. Ogni livello ha un diverso “catechismo”: nel primo si parla solo di benevolenza e amore fraterno, tanto da apparire assolutamente conciliabile coi migliori sentimenti e col Cristianesimo. Man mano che si sale il quadro cambia, finché al vertice la massoneria svela il suo vero volto gnostico e satanico di odio senza limiti. Al trentatreesimo livello si pratica apertamente l’adorazione di satana. Secondo la propaganda destinata ai “profani”, cioè ai non massoni, una propaganda che la fa da padrona nelle paludi universitarie, la massoneria sarebbe “apolitica” e “dedita ad opere di pace”. È vero esattamente il contrario.

Ai massimi livelli massonici appartengono solitamente i membri del gruppo Bilderberg e delle consimili congreghe (Round Table, Tavistock Institute, Trilaterale, ecc.) impegnate ad opprimere, sfruttare e scristianizzare il mondo. Si tratta di ristretti gruppi ultraricchi e ultrapotenti che mirano a distruggere le nazioni (chi si oppone è bollato come “sovranista” e deve stare “attento al kranio”), e a ridurre drasticamente la popolazione mondiale a un solo miliardo di persone o anche meno, in modo da signoreggiare su un mondo indebolito, impoverito e incapace di difendersi.

Tutto ciò ha salde radici nell’insaziabile avidità inglese, comunicata in seguito ai cugini americani, e risale ben addietro, all’acidamente utilitaristica filosofia inglese. Già sotto Elisabetta I veniva invocato il ruolo dell’Inghilterra come guida dell’Europa e i pirati inglesi si erano dati da fare a saccheggiare il mondo, ma è a partire dal suo successore Giacomo I che comincia a prendere forma un piano sistematico di usurpazione dei territori e dei beni altrui.

Sotto questo monarca, Sir Francis Bacon si dedicò all’elaborazione di un metodo “scientifico”, in un’opera dal titolo Nova Atlantis, che non si rivelò affatto scientificamente produttiva, ma era consona agli obiettivi politici prefissi. Il libro, pubblicato postumo nel 1627 da William Rowley, prefigura la costituzione di un’intera società governata da “illuminati” in base all’autorità della “scienza”. La “Nuova Atlantide” prendeva forma nel contesto di una visione “messianica” dell’Inghilterra, destinata alla guida del mondo.

Ma come doveva essere governata l’Inghilterra, e quindi, in prospettiva, il mondo? La risposta la diede Thomas Hobbes (1588-1679), il quale non si limitò ad affermare l’autonomia dello stato dall’autorità religiosa, come già fatto da Enrico VIII con lo scisma d’Inghilterra, ma giunse a proporre un modello totalitario. Nel Leviathan di Hobbes lo stato dovrebbe avere potere illimitato per impedire il prevalere dell’aggressività umana e della competizione violenta. Al leviatano tocca controllare le opinioni: il sovrano deve nominare censori che giudichino le dottrine e i libri prima che vengano pubblicati, in modo che solo le idee ammesse dallo stato raggiungano il popolo.

Le idee di Bacon vennero promosse dal “Collegio invisibile”: un gruppo di pensatori citato per la prima volta da Robert Boyle nel 1646. Sospese a causa della guerra civile inglese, le riunioni del “Collegio invisibile” ripresero nel 1658, e il 28 novembre 1660 fu fondata la Royal Society. Dodici i soci fondatori, fra i quali Robert Boyle (1627-1691), William Petty (1632-1687) e Christopher Wren (1632-1723). Non si può negare che fossero uomini di valore. Boyle formulò il rapporto matematico tra pressione e volume dei gas e diede il via alla chimica moderna. Petty fu il fondatore della moderna statistica e della sociologia. L’architetto Wren, autore della nuova cattedrale di San Paolo, scrisse il preambolo dell’atto costitutivo della società, facendo proprie le indicazioni di Hobbes. I dodici fondatori appartenevano per metà alla fazione parlamentare e per metà a quella realista nel conflitto civile da poco terminato. Il progetto appariva così importante da giustificare una simile adesione trasversale.

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L’IDEOLOGIA DEL POPOLO ELETTO

Da quel momento la storia inglese si atteggiò a storia del mondo. Diventare guida della Cristianità significava inevitabilmente entrare in competizione con chiunque altro aspirasse allo stesso ruolo, e quindi con la Chiesa di Roma. Anche i letterati contribuirono. Per John Milton (1608-1674) il popolo inglese era paragonabile a quello ebraico: un popolo che doveva guidare l’Europa contro l’anticristo incarnato dal Papa.

Un importante contributo nel plasmare l’ideologia del “popolo eletto” inglese venne dal massone scozzese Adam Smith (1723-1790), che giustificò lo sfruttamento e, insieme a David Ricardo (1772-1823) e a Thomas Robert Malthus (1766-1834) distrusse quanto restava della visione cristiana sostituendovi l’economia illuminista. Questa, unita all’eresia calvinista ossessionata dal successo mondano, spingeva la gente a spendere al di là delle proprie possibilità, da cui nasceva il consumismo basato sul credito e dilagava la speculazione, e tutto ciò inevitabilmente portava a crisi ricorrenti.

Oltre a scardinare l’economia cristiana basata sulla prudenza e il risparmio, i pensatori laicisti protestanti fecero strame della stessa morale naturale. Vi contribuì in modo eminente il laido Jeremy Bentham (1748-1832), filosofo utilitarista e difensore del vizio in ogni sua forma. Naturalmente sudditi libertini e imbestiati sono più malleabili e più facili da influenzare e governare, e questo non può che favorire un disegno totalitario.

Poi arrivò Charles Robert Darwin (1809-1882). Nel capitolo quinto de L’origine delle specie, pubblicato nel 1859, egli scrive: “io credo non sia per rimanere il più piccolo dubbio sull’opinione che l’uso rafforza e allarga certe parti dei nostri animali domestici e che il non uso le diminuisce; e che tali modificazioni vengono ereditate”. Sugli individui così trasformati si eserciterebbe la “lotta per la vita” o “selezione naturale” da cui dovrebbe emergere vittorioso il più “adatto”. Tale era l’originaria teoria darwiniana, che Darwin stesso esitava ad applicare alla specie umana, ma vi fu indotto dal giovane biologo Thomas Henry Huxley (1825-1895), al quale premeva che venisse confezionata una teoria materialista della vita.

Cinque anni dopo la pubblicazione de “L’origine delle specie” si formò un “Club X”, al quale Darwin, il quale non era che una pedina in un gioco più grande di lui, non fu neppure invitato. Il Club X si riuniva prima delle riunioni della Royal Society per discutere, fra altre cose, la “guerra alla religione”. I settari del club esercitavano ogni sforzo perché le cattedre universitarie andassero a conformisti di sicura fede evoluzionistica. Nel 1871, sempre su impulso di Huxley, Darwin si decise, piuttosto riluttante, ad applicare la sua teoria anche all’uomo. Egli ignorava gli sviluppi della genetica, poiché questi erano dovuti ad un oscuro frate agostiniano di nome Gregor Mendel, che li aveva presentati nel 1865 alla Società scientifica di Brünn, in Moravia.

Dopo la riscoperta dell’ereditarietà mendeliana, nel 1900, morto ormai Mendel nel 1884, le sue eccezionali scoperte sulla trasmissione dei caratteri ereditari vennero riconosciute, così che gli evoluzionisti dovettero “inventare” il neodarwinismo, affermando che i mutamenti da loro ipotizzati negli esseri viventi sarebbero dovuti ad una “variabilità naturale” portata da mutazioni genetiche “casuali”, ossia a trasformazioni del patrimonio ereditario che avverrebbero “per caso” e sarebbero indipendenti l’una dall’altra. Queste mutazioni darebbero luogo ad una “microevoluzione” cumulativa che porterebbe a formare organismi sempre diversi, sui quali si eserciterebbe poi la “selezione naturale”.

Di fatto, nulla di tutto ciò è mai stato osservato né in natura né in laboratorio. Le mutazioni sono estremamente rare, e soprattutto non portano altro che danni, perché si riducono a perdite di informazioni, mai all’insorgere di un carattere nuovo e utile. Inoltre, se Darwin, in un modo o nell’altro avesse ragione, dovrebbero esservi innumerevoli “tentativi” della natura, ossia moltissimi “anelli di congiunzione”; invece l’unico sbandierato “anello di congiunzione”, l’Archaeopteryx, è stato smascherato: è uno spudorato falso.

Nonostante faccia acqua da tutte le parti, la teoria darwiniana venne difesa con accanimento ed è tuttora dogma assoluto. Il motivo di ciò va ricercato nel concetto di “lotta per la vita”, derivato da Malthus, che ha enormi implicazioni politiche e sociali: trasferisce il “motore” dell’evoluzione da una forza innata, come ipotizzava il precedente evoluzionismo di Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), alla “selezione naturale”, ciò che permetteva di proporre un modello di società necessariamente dominato dalla competizione, in cui gli anglosassoni, più “evoluti” e più bravi a competere, meritavano di dominare e schiacciare gli altri. Ancora oggi darwinismo e competizione fanno comodo agli usurai mondiali che conducono la danza macabra della globalizzazione.

Un ritratto poco lusinghiero di Darwin.

L’Archaeopteryx, il falso “anello di congiunzione fra rettili e uccelli”: un autentico fossile di un piccolo dinosauro Celurosauro, al quale un ignoto falsario, forse Haeckel (l’inventore tedesco della parole “ecologia”), ha aggiunto l’impronta falsa premendo penne e piume di piccione sulla lastra del fossile, preventivamente trattata con un impasto tale da imitare la pietra. L’analisi chimico-fisica ha dimostrato la vera natura delle impronte e quindi il falso. Una bufala da mettere a pari di quella dell’Uomo di Piltdown, fatta da imbroglioni ben dotati di qualifiche accademiche, i quali pretendevano di aver scoperto l'”anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia”.


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