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Per influenzare una società non c’è modo migliore che servirsi di una crisi, o crearne una, come arma per spaventare la gente ed assoggettarla a misure restrittive che rafforzino il dominio delle élites, ostacolando l’interazione libera tra le persone e obbligandole ad usare carte di credito (facilmente controllabili) invece del contante. Tutto ciò è assai facilitato dall’atomizzazione individualistica della società, frutto della crisi della famiglia. È una società malata di ideologia, malata di relativismo, malata di ideologia gender. Il tracciamento dei movimenti grazie agli spostamenti dei telefoni cellulari da una cella all’altra è un altro efficace metodo di controllo, e non è certo un caso se nei cellulari di ultima generazione non è possibile rimuovere la batteria. Il cellulare può essere tracciato anche se spento, e l’unica difesa è lasciarlo a casa. Appositi programmi dei telefonini raccolgono e ritrasmettono in tempo reale al Grande Fratello tutte le informazioni sulla salute e la vita personale. L’isteria vaccinatoria permetterà di andare oltre: inserendo microchip sottopelle che avranno la stessa funzione di spia dei telefonini, con la trascurabile differenza che non sarà possibile lasciare il microchip a casa.

Attraverso queste pervasive violazioni della mitica praivàsi, il Grande Fratello avrà il controllo assoluto sulla vita dei sudditi. La motivazione ufficiale, naturalmente, è ammantata di buonismo: le informazioni vengono raccolte per il nostro bene, in modo da “proteggerci dalla pandemia”. In realtà tutto ciò che non serve a puntellare il dominio del Grande Fratello viene censurato: nessuno valuta i danni psicologici e fisici del lockdown, del distanziamento sociale, dell’imposizione di museruole che garantiscono assorbimento di anidride carbonica e di microrganismi nocivi, oltre a rappresentare visivamente la sottomissione agli ukase delle élites. Come opportunamente sottolinea Sarah McLaughlin, Senior Program Officer della Fondazione per i Diritti Individuali nell’Educazione degli Stati Uniti, la pandemia, gonfiata oltre ogni limite di decenza, è la scusa per reprimere il dissenso scatenando un pandemia di censura contro ogni voce contraria (“Coronavirus started a censorship epidemic”, foreignpolicy.com, 1/4/2020), cosa peraltro non difficile, dal momento che i regimi, comunisti o sedicenti “democratici”, hanno il controllo dei mass media, così che il terrore urlato dal teleschermo raggiunge milioni di persone (pronte ad appecorarsi di fronte al feticcio urlante e ad insultare chi non porta la museruola come loro), mentre i dissenzienti, di norma, riescono a raggiungere al massimo qualche centinaio di persone via internet, quando non sono ridotti al silenzio anche sulla rete. Naturalmente, dicono i governanti, è meglio attenersi agli scenari più sfavorevoli con la scusa di ridurre i danni, e intanto riducono drasticamente le libertà civiche e creano nuovi danni. I mass media contribuiscono ad alimentare la paura e indeboliscono le capacità critiche, portando la gente ad accettare come reali gli scenari più catastrofici. Di più, moltagente si affeziona alla museruola e a quello che rappresenta, ed ecco scaturire innumerevoli ducetti e (specialmente) ducette a cui non pare vero di sfogare le proprie frustrazioni imponendo agli altri la museruola e in che modo vada portata.

Al terrore hanno contribuito le ambulanze a sirene spiegate. Innumerevoli sono le testimonianze sull’uso improprio delle sirene (con relativi lampeggiatori). Giocare con la sirena e le lucette è uno sport ampiamente praticato, e l’emergenza Covid-19 non è stata che un’occasione per farlo in modo ancora di più invadente. Le testimonianze al riguardo sono innumerevoli. Solo qualche esempio. Flavia Bognardi, 4 luglio 2020, sul Corriere di Como, chiedeva: “Per quale motivo le ambulanze viaggiano a sirene spiegate anche se vuote o se trasportano persone non gravi?” (www.com/corrieredicomo/posts). Ilaria Cecchini, il. 5 aprile 2020 domandava: “Ambulanze vuote? Perché?” (duckduckgo.com/?q=ambulanze+vuote+cecchini+5+aprile&t=osx&ia=web). Ma è un vizio antico: Il 30 maggio 2017, Tele Ischia lamentava gli inaccettabili abusi degli autisti delle ambulanze (www.teleischia.com/140757/uso-illegale-delle-sirene-delle-ambulanze-verdi-abusi-inaccettabili). Ma torniamo addirittura indietro al 2010, al 13 dicembre, quando Mario Sorbi, su Il Giornale, nell’articolo “4 sirene su 10 suonano senza motivo” (https.//www.ilgiornale.ityyy/news/ambulanze-4-sirene-su-10-suonano-senza-motivo.html) dava voce alle medesime, giustificate lamentele della gente.

A sedici anni fa (2004) risale questa interessante testimonianza: “Giusto per dovere di cronaca ieri tornando verso casa all’altezza del casello. di Milano (quello alla fine della tangenziale a Sesto S. Giovanni direzione Venezia) mi sono visto sfrecciare una ambulanza (vecchissima) della CRI Biella con sirena e lampi accesi in corsia di emergenza (per saltare la fila). Peccato che superata la coda poi l’ho rincontrata ed a bordo c’era solo l’autista senza nessuno a bordo e non più in emergenza (ha poi ripreso nel tratto della tangenziale est intasata in corsia di emergenza e sirene). Spero che qualcuno dell’associazione legga il post e prenda provvedimenti, È ora di finirla con questi soprusi. (Giuseppe Benaglio, Soccorritore Volontario Croce Verde Pioltello (MI).” (narkive.com). Si aggiungano le innumerevoli lamentele sulla rete per l’uso improprio della sirene, come festeggiare qualche leader politico dopo le elezioni, trasportare spose alla chiesa, ecc. Naturalmente non c’è dubbio che tra i guidatori di ambulanza vi siano persone responsabili che non si abbandonano ad infantilismi del genere (che, occorre ribadirlo, sono solo alcuni dei moltissimi esempi), e lo dimostra anche il fatto che tra i denunciatori degli abusi visti sopra vi sia pure un guidatore di ambulanza.

Ai primi di luglio 2020 su Facebook è apparso un video che mostrava una ambulanza ferma ad un semaforo rosso, avente a bordo tre addetti che discorrevano tranquillamente. Al verde l’ambulanza ripartiva accendendo senza necessità sirena e lampeggianti, pur avendo davanti la strada del tutto libera. Il personale del mezzo, intervistato, ha ammesso di avere l’ordine di girare senza pazienti a bordo azionando la sirena. Il video non è mai stato smentito, ma quasi subito fatto sparire (Facebook, come tutti sanno, è controllata dai poteri forti, e più precisamente da Mark Zuckerberg). Durante la gonfiatissima emergenza del Coronavirus, con strade assolutamente deserte, anche in piena notte, sulle quali potevano affrettarsi senza problemi, le ambulanze andavano a sirene spiegate. Solo gente in malafede o di intelligenza molto limitata può parlare di complottismo, questo è vero terrorismo psicologico.

Per giustificare tutto questo indecoroso allarme, in assenza di dati precisi e di analisi affidabili sulle reali proporzioni del pericolo, si dice che c’è “consenso” fra gli scienziati. A parte il fatto che questo “consenso”, non esiste, perché la maggioranza degli scienziati avanza forti dubbi sull’intera operazione, la scienza non può comunque fondarsi sul consenso, ma sui fatti. Nei metodi scientifici dobbiamo distinguere quelli sperimentali, più affidabili se condotti con onestà e competenza, da quelli osservativi. Se non è possibile operare in laboratorio e ci si deve quindi affidare all’osservazione, come ad esempio nelle previsioni meteorologiche, è impossibile provare alcunché. Tutto ciò che uno scienziato può fare in base alle sue osservazioni è rafforzare la propria fiducia nell’ipotesi di partenza. Nel caso di una pandemia, in assenza di dati certi e verificabili, le decisioni sono prese estrapolando delle stime, col grado di precisione che si può ben immaginare. Vi sono scienziati che rifiutano di pubblicare i loro dati con la scusa della “proprietà intellettuale”. Ad esempio, Phil Jones, già direttore dell’Unità di Ricerca Climatica dell’Università dell’East Anglia (già protagonista dello scandalo Climagate), dichiarò: “Abbiamo investito venticinque anni in questo lavoro. Perché dovremmo fornirvi i nostri dati, quando il vostro scopo è cercare di trovarvi qualcosa di sbagliato?”. Questa è arrogante malascienza della peggior specie. La vera scienza consiste proprio nel mettere pubblicamente alla prova ogni lavoro compiuto e dimostrarne gli errori, se ce ne sono (Andris 2020).

In molti casi, e nei più vari campi scientifici, specie in medicina, i risultati non possono venire riprodotti, per mancanza di dati grezzi o perché i dati sono stati inventati di sana pianta, come ricorda Charles Rotter, Senior Scientist dell’organizzazione DNPK (Drug Metabolism Pharmacokinetics), “No raw data, no science: another possible source of the reproducibility crisis”, whatsupwiththat.com, 23/2/2020). L’ente statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) usa una “scienza” segreta di cui non svela le fonti, per cui qualsiasi abuso è possibile. Si tratta per definizione di scienza falsa usata in modo arbitrario e tirannico; in base ad essa si formulano politiche e si promulgano leggi che limitano la libertà di imprenditori e cittadini negli Stati Uniti e nel resto del mondo, perché le politiche ambientali americane sono ben presto imitate dai numerosi paesi satelliti che fanno corona al Leviatano.

In campo medico, gran parte della letteratura è falsata da campioni troppo piccoli e analisi non valide, flagranti conflitti d’interesse e una tendenza ossessionante a seguire direttrici di “studio” alla moda, mirando al “consenso” invece che all’accertamento dei fatti, come lamenta Carlton Gyles (2015). Nel caso della pandemia di Covid la “scienza” ha dato veramente scandalo, facendo uso di dati sparsi e insufficienti per estrapolare arbitrariamente con risultati allarmistici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è dimostrata, com’era fin dal principio, assolutamente inaffidabile: si tratta di un organismo politico piuttosto che scientifico, dipendente dai fondi messi a disposizione dalle due superpotenze, USA e Cina comunista. Il direttore generale dell’OMS, Thedros Adhanom Ghebreyesus, nominò “ambasciatore della buona volontà” il dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, notorio violatore dei diritti umani, e fu costretto a rimangiarsi la nomina solo davanti all’unanime levata di scudi, come annota Peter Hasson, giornalista investigativo del Daily Caller (“China helped put this man in charge of the World Health Organization. Is it paying off?”, www.nationalinterest.org/blog/buzz, 23/3/2020). L’organizzazione, oltre ad essere eccessivamente politicizzata e burocratizzata, è pure troppo dominata da medici che cercano soltanto soluzioni mediche, trascurando i veri problemi, che sono piuttosto sociali ed economici.

Infatti, misure puramente profilattiche come lockdown, museruola, ecc., applicati in modo totalitario come si è fatto, sono del tutto errati, come precisa il dott. Jeremy Samuel Faust (“Covid-19’s mortality rate isn’t as high as we think”, slate.com/technology/html, 15/3/2020). “Approcci diagnostici sbagliati, cure inappropriate, misure di contenimento del contagio e di sicurezza scriteriate, in vigore ancora oggi: per gli esperti de L’Eretico (circa 2.000 fra medici e giuristi) sono stati calpestati i diritti dei cittadini tutelati dalla Costituzione italiana e in sede internazionale”, scrivono Giulio Tarro, Pasquale Mario Bacco e Angelo Giorgianni (www.inuovivespri.it, 3/7/2020), i quali hanno presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma e ricorso alla Corte Europea di Giustizia Europea. Angelo Giorgianni a Radioradio ha precisato: “Denunciamo per procurato allarme! È una strategia del terrore per metterci in attesa messianica del vaccino” (www.radioradio.it, 12 luglio 2020).

Agghiacciante la testimonianza del dott. Pasquale Mario Bacco, medico legale. Le sue parole le leggiamo su Il Giornale (1° luglio 2020): “Noi abbiamo ucciso le persone anche se in buona fede perché si era dinanzi ad una situazione nuova, ma in terapia intensiva è stata applicata una cura sbagliata. Si diceva di non utilizzare gliantinfiammatori che ora invece sono alla base della nuova terapia, non veniva utilizzata l’eparina ed è stata effettuata la ventilazione profonda. Io ho visto le basi dei polmoni di pazienti Covid, durante le autopsie, ed erano completamente ustionate perché l’ossigeno puro mandato ad una certa pressione ha creato una vera e propria ustione. Poi si creavano le tromboembolie perché l’ossigeno non circolava in quanto i polmoni erano occlusi. I medici hanno seguito le linee guida del Governo utilizzando un protocollo completamente sbagliato. È stato come curare un diabetico con lo zucchero”.

Si sarebbe dovuto invece proteggere le categorie a rischio (vecchi e persone dalla salute già compromessa), mentre i giovani e sani, non colpiti dal Coronavirus, o che si limitano a subire una semplice malattia da raffreddamento, dovrebbero continuare a mandare avanti il lavoro, onde evitare perdite economiche dalle conseguenze nefaste anche per la salute. Ma in Italia l’ultima cosa che interessa il regime che qualcuno si ostina a chiamare “democratico” è la salute degli anziani. Dopo aver causato l’invecchiamento della popolazione mediante l’aborto, bisogna eliminare i vecchi per far quadrare i conti dell’INPS. Inoltre il lockdown totale serve ad introdurre un controllo orwelliano, a cominciare dalle restrizioni sul contante con la scusa di motivazioni igieniche. Ma se al regime interessasse davvero la salute dei cittadini, la prima misura da adottare non sarebbe quella di chiudere i porti da cui entrano senza controllo, insieme agli stranieri, anche germi d’ogni genere? In realtà quello che interessa ai poteri forti, e ai regimi loro burattini dei vari paesi, è rendere permanente l’emergenza per infliggere ulteriori giri di vite alle popolazioni.

Michael Levitt, professore a Stanford e premio Nobel per la chimica nel 2013, ha dimostrato un rapido appiattimento della curva d’infezione e previsto una rapida ripresa, sottolineando che il maggior problema non è tanto la malattia, quanto il controllo del panico (“Nobel laureate says Covid-19 curve could be naturally self-flattening”, www.stanforddaily.com, 4/3/2020). Ma è proprio quello che i governi non intendono fare, per motivi di controllo sociale: sudditi spaventati si piegano facilmente ai voleri delle élites, e ancor più facilmente si piegano se sono impoveriti, come appunto avviene per i gravi danni economici del lockdown: lo sottolinea il dott. David L. Katz, il quale opportunamente si chiede se i nostri metodi di lotta contro il Coronavirus non siano peggiori del male (“Is our fight against Coronavirus worse than the disease?”, www.nytimes.com/opinion/html, 15/3/2020).

La gestione scandalosamente allarmistica della pandemia ha suscitato reazioni preoccupate in larga parte del mondo scientifico. In qualche caso si sono formati gruppi di opposizione. Dodici esperti hanno contestato, in un comunicato del 24/3/2020, le misure adottate, giudicandole eccessive e controproducenti: “Twelve Experts questioning the Coronavirus panic” (off-guardian.org). Uno degli scienziati, John Kettner, professore di Community Health Sciences and Surgery all’università del Manitoba, direttore medico del Centro Internazionale per le malattie infettive, ha dichiarato di non aver mai visto niente di simile a questo attacco di isterismo collettivo con effetti devastanti sulla società e l’economia. L’influenza è una pandemia che ritorna ogni anno, ma solo nel 2020 si è assistito ad una reazione tanto sproporzionata. Il Prof. Peter Goetzsche, di Ricerca e Analisi Clinica all’Università di Copenaghen e fondatore della Cochrane Medical Collaboration, osserva a sua volta che la pandemia del 2009, molto più grave, è stata superata senza misure draconiane, ma possiamo essere certi che le misure draconiane diventeranno la regola. Il dott. Yoram Lass, già direttore generale del Ministero della Salute di Israele e Decano della Facoltà di medicina dell’Università di Tel Aviv, ha rilevato come l’influenza suina del 2009 fosse peggiore ma non pubblicizzata con isteriche grida di allarme come quelle propalate attraverso Facebook, notando che i morti per coronavirus in Italia non sono che il 10% del numero di morti per influenza nel “Bel Paese” tra il 2016 e il 2019, ed ha ironicamente chiamato il Coronavirus “un virus con pubbliche relazioni”, una ben azzeccata definizione, se si pensa che c’è dietro Bill Gates. Il dott. Pietro Vernazza, medico svizzero dell’Ospedale di San Gallo, ha notato che la chiusura delle scuole impedisce l’acquisizione dell’immunità sia individuale sia di gregge (l’immunità di gregge si instaura quando un numero sufficiente di individui è immunizzato da non permettere all’agente infettante di espandersi). Il Prof. Michael Osterholm, direttore del Centro di Politica e Ricerca sulle Malattie Infettive dell’Università del Minnesota, ritiene che si debbano lasciar lavorare le categorie a basso rischio e proteggere quelle ad alto rischio come gli anziani.

L’8 aprile 2020, pochi giorni dopo il gruppo dei dodici, un altro gruppo di scienziati, se possibile ancor più preoccupato per l’isterismo Covid, è sceso in campo “Ten More Experts criticizing the Coronavirus panic” (off-guardian.org Il dott. Kann Mölling, già dell’Istituto di Virologia Medica dell’Università di Zurigo, ricorda che l’influenza del 2018 provocò 25.000 vittime, senza causare particolari reazioni nei mass media, ma questa pandemia è presentata dai medesimi mass media (asserviti, non dimentichiamolo, alla grande finanza usuraia mondialista) come una cosa terribile, ed è proprio questo a renderla terribile. Il dott. Anders Tegnell, Epidemiologo di Stato dell’Agenzia per la Salute della Svezia, afferma che vanno isolati i soggetti a rischio e nient’altro (in pratica quello che si è sempre fatto con l’influenza: mettersi a letto finché non è passata). Il prof. Pablo Goldschmidt, di Farmacologia molecolare all’università Pierre & Marie Curie di Parigi, flagella il panico assolutamente fuori luogo scatenato per il Coronavirus. I dottori Eran Benavid e Jan Batthacharya, professori di Medicina e Igiene all’Università di Stanford affermano che le statistiche della mortalità da Coronavirus sono falsate da un errore di fondo nella scelta del campione statistico, tale da portare ad errori di più ordini di grandezza (ossia un errore di tre ordini di grandezza significa una differenza di tre zeri, per cui mille diventa un milione). Il dott. Tom Jefferson, epidemiologo della Cochrane Collaboration, afferma che non vi è nulla di straordinario in questa influenza, se non che è gonfiata dai mass media e dai politici.

Numerose altre testimonianze di eminenti scienziati ridicolizzano l’isterismo scatenato da mass media e politici (dietro i quali stanno evidentemente i poteri forti che perseguono fini ben precisi). L’associazione Deutsches Netzwerk für Evidenzbasierte Medizin si chiede: “Covid-19: Wo ist die Evidenz?” (www.ebm-netzwerk.de/de/veroeffentlichung/covid-19, 15/4/2020). L’associazione composta da eminenti scienziati e professionisti in campo medico, nega categoricamente che le misure draconiane imposte alle popolazioni abbiano minimamente ridotto la mortalità. Il dott. Richard Schabas, già Chief Medical Officer della provincia canadese dell’Ontario, ironizza sulle cosiddette “mascherine”, dicendo: “lasciatele ai rapinatori”, e ammonisce che simili rimedi possono essere peggiori del male. Infatti, come già rilevato, le drastiche misure di isolamento non fanno che impedire l’instaurarsi dell’immunità di gregge (“Strictly by the numbers, the Coronavirus does not register as a dire global crisis”, www.torontoism.com/toronto-news, 23/5/2020). Anche il dott. Pasquale Mario Bacco, intervistato da Bruno Volpe, sul Quotidiano di Bari del 5 giugno 2020: attesta i danni della cosiddetta “mascherina”. Si aggiunga che queste misure estremamente protettive, facendo vivere la gente come sotto una campana di vetro, indeboliscono le difese immunitarie, esponendo i soggetti senza difesa di fronte a qualunque tipo di infezione.

La scintilla che, premeditatamente o meno, diede il via all’isteria di massa fu lo studio del prestigioso Imperial College di Londra: una modellizzazione al computer basata su dati limitatissimi, non controllata dalla necessaria peerreview (controllo e revisione indipendente da parte di colleghi), e con molti errori ammessi dagli stessi autori. Un tale studio raffazzonato, che prevedeva milioni di morti, venne dato in pasto al pubblico e ai politici, e diventò la giustificazione per le misure draconiane imposte a tutto il mondo, ma i calcoli relativi sono errati secondo Nicholas Lewis, un ricercatore indipendente (“Imperial College UK Covid-19 numbers do not seem to add up”,  www.judith-curry.com, 1/4/2020). Analoga opinione è espressa da John Timmer, Ph.D. biologia molecolare e cellulare (“Inside the model that may be making US, UK rethink Coronavirus control”, https:/arstechnica.com/science, 17/3/2020): gli “scienziati” dell’Imperial College hanno usato informazioni incomplete e assunti discutibili non basati sui fatti.

Poche settimane dopo la pubblicazione, Neil Ferguson, l’autore principale del rapporto-bomba dell’Imperial College, che prevedeva 2,2 milioni di morti negli USA e oltre mezzo milione nel Regno Unito, confessò, bontà sua, qualche settimana dopo, che queste previsioni erano massicciamente sovrastimate. Madeline Osburn, su The Federalist, rincarò la dose, notando il panico che portò a sconsigliati lockdown (“Inaccurate virus models are panicking officials into ill-advised lockdowns”, thefederalist.com, 25/3/2020). Nel frattempo, negli USA e nei paesi satelliti dell’impero americano, i governi avevano murato i propri cittadini e le proprie economie. Dopo aver terrorizzato il mondo, Ferguson testimoniò davanti a un comitato parlamentare britannico che i morti nel Regno Unito non sarebbero stati, a suo giudizio, più di ventimila, ossia quelli di una normale influenza. Il fatto straordinario è che, di fronte ad un comportamento tanto incompetente e irresponsabile, non c’è stata nessuna reprimenda ufficiale, nessuno scandalo, nessuna denuncia per abuso della credulità popolare, procurato allarme e diffusione di notizie tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Ciò fa pensare che tutto l’episodio sia tutt’altro che un caso, tant’è vero che, dopo che le previsioni catastrofiche sono state del tutto sgonfiate, le draconiane misure contro la popolazione non sono state affatto allentate.

In Italia si continua a procedere con le restrizioni adottate in base al primo allarmistico studio dell’Imperial College londinese. Per rafforzare l’allarme, tutti quelli che muoiono in un ospedale dove c’è Coronavirus vengono registrati come morti di Coronavirus. Ecco come vengono gonfiate le statistiche del terrore. Lo attesta il dott. Walter Ricciardi, consulente scientifico del Ministero della Salute italiano, cit. dalla giornalista britannica Sarah Newey del Telegraph, la quale  si domanda: “Perché in Italia sono morti tanti pazienti di Coronavirus?” (telegraph.co.uk./global health/science and disease, 25/6/2020).

Negli USA l’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington ha sviluppato un modello computerizzato per prevedere il numero dei casi di Covid in relazione ai letti ospedalieri disponibili, sbagliando tutto di circa un ordine di grandezza; in Oklahoma addirittura prevedeva la richiesta di 1000 letti e ne furono necessari 38. (“Covid-19 estimation updates”, www.healthdata.org,covid/updates, 25/6/2020). Risultato: sono state trascurate le altre patologie che richiedevano interventi anche urgenti. Ma, come abbiamo visto, nonostante il disastro, gli “scienziati” delle previsioni catastrofiche non vengono perseguiti, anzi il dott. Chris Murray, responsabile della ricerca, interrogato sui gravissimi errori delle sue proiezioni, ha risposto con indisponente arroganza che era bene fare così per spingere ad agire chi non sembrava abbastanza pronto. In altre parole, Murray giustifica i suoi gravi errori metodologici e l’uso del terrorismo psicologico, a scapito dei pazienti colpiti da altre malattie, per insistere che la gente deve fare quel che vuole lui.

Quanto alle museruole (o “mascherine”) imposte alla gente spaventata, la ricerca non è affatto riuscita a dimostrarne l’utilità. Il dott. Petrie Jansen Van Vuuren (“Coronavirus in Africa”, www/africacheck.org, 11/3/2020), passata in rassegna un ampio numero di studi in materia, il dott. Petrie Jansen Van Vuuren ha ottenuto risultati estremamente deludenti per i sostenitori delle museruole: nessuna significativa differenza statistica tra comunità “mascherate” e non, in termini di incidenza delle malattie. L’uso della museruola non è sostenuto da alcuna seria ricerca; la stessa OMS non ne raccomanda l’uso obbligatorio. Ancora una volta i politici (o dovremmo dire i burattini?) hanno scavalcato ogni dubbio e cautela imponendo ai sudditi la museruola, senza badare agli evidenti danni che le museruole provocano: ridotta ossigenazione del sangue, insufficienza respiratoria, ipossia, crollo delle difese immunitarie e situazioni favorevoli all’insorgere di tumori: lo constata il dott. Russell Blalock, neurochirurgo (“Face masks pose serious risks to the healthy”, www.technocracy.news, 11/5/2020), il quale conclude: “Non si deve attaccare e insultare quelli che hanno scelto di non portare la maschera, poiché gli studi compiuti dimostrano che proprio quella era la scelta saggia da fare.” Durissimo il giudizio di Patrick Wood, redattore capo della rivista Technocracy News e studioso di problemi della globalizzazione e della tecnocrazia (“Updated: the miserable pseudo-science behind face masks, social distancing and contact tracing”, www.technocracy.news, 19/6/2020), che parla di “miserabile pseudoscienza dietro le mascherine, il distanziamento sociale e il tracciamento dei contatti”. Lo stesso concetto viene autorevolmente confermato dal Prof. Scott Atlas, già direttore del reparto di Neuroradiologia all’Università di Stanford (“Sloppy thinking: Stanford’s Scott Atlas rips lockdown and mask-wearing proponents for denying science and ignoring data”, www.stanford-scott-atlas-coronavirus.asymptomatic-spread-masks, 8/6/2020); per il prof. Atlas il modo di pensare “scivoloso” dei sostenitori delle misure estreme come lockdown e “mascherine” negano la scienza e ignorano i dati.

Nel mondo, nel 2018, sono morte 1.800.000 persone di cancro ai polmoni, 3 milioni per alcolismo, 5 milioni per diabete, 600.000 per droga. Nel 2018, negli USA, secondo dati ufficiali, i morti sono stati 61.000 per influenza, 67.000 per abuso di droga, 50.000 per suicidio, 88.000 per alcolismo, 606.000 per cancro. Pure, nessuno ha scatenato il terrore per le morti di cancro o di alcolismo, mentre i mass media, i burattini politici, i cosiddetti “esperti” di regime hanno dato in escandescenze per i morti di Covid, o ad esso attribuiti con acrobazie statistiche. La divisione dell’OMS che si occupa della classificazione delle malattie, la ICD (International Classification of Diseases), il 24 marzo 2020 ha diramato un ukase che imponeva di usare un nuovo codice corrispondente al Covid, e di usarlo sui certificati di morte in tutti i casi dubbi, poiché “le regole per codificare e scegliere la causa di morte devono condurre a indicare il più possibile il Covid-19.” Di fronte a queste parole agghiaccianti non si sa se essere più nauseati dalla disonestà o dalla mancanza di qualunque ombra di rigore scientifico, o dal criminale desiderio di terrorizzare la gente per schiavizzarla: quando non sapete cosa scrivere sul certificato, mettete Covid; non sbaglierete e farete contento Bill Gates e gli altri padroni mondialisti.

Ovvio poi il contributo al terrore dato dal sensazionalismo dei mass media. Niente di meglio per far vendere i giornali e ampliare la audience che spaventare la gente, sia con “disastri” medici sia con “catastrofi” ambientali, non importa quanto immaginarie. Quindi enorme spazio  alle previsioni catastrofiche più sballate, censura delle buone notizie per prolungare il lockdown. Quando, negli USA, al posto delle disastrose previsioni iniziali basate su assunti capricciosi, si cominciò a lavorare su dati reali, apparve evidente la possibilità di rilassare le misure terroristiche e riaprire l’economia in diversi Stati, la notizia fu censurata dalle maggiori testate giornalistiche e televisive del paese. Né va dimenticato che i proprietari di tali testate sono proprio gli smisuratamente ricchi padroni che conducono la danza del mondialismo, ed hanno tutto l’interesse a diffondere il terrore pandemico e ambientalista.

Il cit. Peter Wood, rileva che il comune denominatore tra la frenesia ambientalista del cambiamento climatico e l’isterismo per presunte catastrofi mediche è la strategia di far leva sulla paura della gente (“The common roots of climate change and Covid-19 hysteria”, https:/technocracynews.com, 29/3/2020), propalando scenari catastrofici, ottenuti con metodi del tutto simili a quelli del famigerato studio dell’Imperial College sul Covid, o dell’altrettanto famigerato (e massonico) Club di Roma. Dopo i ripetuti falsi allarmi andati a vuoto, il terrorismo ambientalista, smentito dai fatti, stava cadendo nel ridicolo. I talebani dell’ambientalismo sono deliziati dai nuovi sviluppi del terrore pandemico, che sembra scatenato apposta per rimediare al fallimento del terrorismo ambientalista. Andris (cit.) elenca alcuni dei loro cachinni. Uno degli attivisti di punta, Peter Fox-Penner, professore all’Università di Boston, esulta il 19 aprile 2020: “Questa crisi fornisce un’opportunità molto verde. Possiamo accelerate il progresso climatico [sic] per ricostruire la società e l’economia.” Il segretario generale della (massonica) ONU, Antonio Gutierrez (11 giugno), dichiara “(…) la pandemia potrebbe creare un’opportunità per ricostruire l’economia globale su linee più sostenibili”. E il capo della politica ambientale dell’ONU, Inger Andersen (25 marzo) ribadisce: “Non lasciamo disperdere questa occasione. Il Coronavirus offre l’opportunità di gestire il capitalismo in modo diverso. Il governo adesso è in posizione dominante; deve afferrare il momento propizio.” L’editorialista Simon Kuper, sul (massonico) Financial Times (16 aprile), esprime concetti analoghi: “Il Coronavirus ha ottenuto qualcosa che né le politiche governative né il risveglio morale hanno potuto ottenere: sta spingendoci verso il vivere verde (…) guarderemo al dicembre 2019 come il picco più alto di tutti i tempi delle emissioni di anidride carbonica (…) bisogna che i governi facciano buon uso dell’attuale pandemia.” Il sinistrorso giornale Guardian di Manchester (11 aprile), in un editoriale, chiarisce ancor più brutalmente i piani delle élites: “La chiusura di massa in cui ci troviamo a vivere, evidentemente necessaria in una pandemia, potrebbe fornire un modello per imporre dure condizioni per abbattere le emissioni di anidride carbonica che gli attivisti considerano una minaccia uguale o ancora più grave dello stesso virus.”

Ci sarebbero parecchie osservazioni da fare. Anzitutto questa è tutto fuorché scienza: non lo è l’ambientalismo (che altro non è se non un’ideologia al servizio del mondialismo) e tanto meno lo è l’isterismo del Coronavirus. Vi sono pandemie tutti gli anni, molte delle quali peggiori di questa, ma il Covid-19 è stata gonfiata oltre ogni limite dai poteri forti mondialisti. La chiusura di massa, come abbiamo visto, non è affatto necessaria ma piuttosto controproducente. L’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica da parte dell’umanità è semplicemente ridicolo di fronte alle immani emissioni degli oltre 10.000 vulcani, il 96% dei quali sottomarini, emissioni naturali di fronte alle quali le nostre fabbrichette e le nostre macchinette fanno semplicemente ridere. Nessuna delle “autorevoli” esternazioni di potenti personaggi riportate sopra ha il sia pur minimo fondamento scientifico, ciononostante esse vengono riportate come oro colato dai mass media che contano.

Ogni dimostrazione della malafede e falsità di questa malascienza viene sistematicamente ignorata. Se non si può ignorarla si ricorre alla calunnia contro chi osa cantare fuori del coro, come è stato fatto con Michael Moore, regista premio Oscar, che, nel documentario Planet of the humans (del 2019, rilasciato gratuitamente su YouTube il 21/4/2020), ha demolito l’ideologia ambientalista. Il documentario è stato censurato da YouTube il 26/5/2020, e rimesso in rete solo in seguito alle generali proteste. Moore non ha ricevuto smentite di alcun valore scientifico per il documentario, ma è stato semplicemente fatto oggetto di pesanti attacchi personali, secondo il classico stile dei burattini del potere mondialista.

Tutta la falsa scienza scatenata nelle brutali osservazioni dei talebani ambientalisti citati sopra non fanno che rivelare un piano estremamente chiaro: distrutta l’economia e ridotta la popolazione mondiale a una massa informe, impoverita e disperata, il pianeta sarà proprietà assoluta dell’élite formata da Bill Gates, Mark Zuckerberg, George Soros, i Rockefeller, i Rothschild e pochissimi altri. È abbastanza ovvio domandarsi: se questa non è la Bestia apocalittica del potere, che cos’è? E la disgustosa malascienza, protetta dal potere della Bestia, non sembra il blaterare del Dragone apocalittico?

 

BIBLIOGRAFIA

ANDRIS J.C. (2020) Cover your mouth, open your eyes: how pseudoscience weaponized the Covid-19 crisis, e-book pubbl. a cura dell’autore

GYLES C. (2015) “Skeptical of medical science reports?”, Canadian Veterinary Journal/Revue vétérinaire canadienne, Oct. 56 (10), 1011-1012

 

EMILIO BIAGINI

 


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