I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Humanae litterae (Pagina 9 di 36)

DARWINISMO: A CHI GIOVA?

A CHI GIOVA IL DARWINISMO?

Perfino gli evoluzionisti dubitano della darwiniana “lotta per la vita”.

Studiando la presunta evoluzione umana, “Wallace notò che lo sviluppo del cervello è avvenuto con largo anticipo rispetto all’impiego della sua facoltà, ma in base alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale non è possibile che una struttura, per di più complessa, venga prodotta migliaia di anni prima dell’impiego che avvantaggerà l’organismo in cui si è manifestata.” (Pennetta 2011, p. 62). Vedi The limits of natural selection as applied to man (I limiti della selezione naturale nella sua applicazione all’uomo), uno scritto di Wallace del 1870. I digrignanti guardiani dell’ortodossia darwiniana hanno fatto in modo che questo scritto avesse meno diffusione possibile. Ma l’obiezione di Wallace è tuttora pienamente valida.

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IL NUMERO DELLA BESTIA

“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero  d’uomo; e il suo numero è 666.”

(Apocalisse 13:16-18).

     Codice ASCII

     (American Standard Code for Information Interchange)

Codice standard adottato nel 1968

(anno d’inizio della 4a ondata della grande rivoluzione diabolica

dopo la falsa Riforma, la rivoluzione francese e quella comunista).

Il codice ASCII viene usato da tutti i computer del mondo.

Comprende ogni simbolo, incluse le lettere dell’alfabeto.

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SPORT ESTREMO

INVITO ALLO SPORT ESTREMO

Visto l’appeal che hanno attualmente i viaggi estremi e gli sport estremi, che danno un’idea di forza e di coraggio, non sarebbe il caso di rivalutare il termine Estrema Unzione? Infatti “Unzione degli infermi” dà un’idea di malaticcio, odore di medicine e di ospedali, ciò che, specie in questo clima di palestre, palestrati e beauty farms, nessuno accetta volentieri. Invece Estrema Unzione richiama un viaggio alquanto estremo, che non può mancare di esercitare un suo fascino per gente affascinata dagli estremi.

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“LA PIOGGIA DI FUOCO”: RECENSIONE DI PIERO VASSALLO

“LA PIOGGIA DI FUOCO”

DI EMILIO E MARIA ANTONIETTA BIAGINI:

UN ROMANZO APOCALITTICO.

CREPUSCOLO E FINE DELLA MONDANITÀ

(Recensione di Piero Vassallo)

Coppia di fedeli cattolici, nutriti da cibi spirituali rari e difficili, ad esempio le opere di Maria Valtorta, e narratori qualificati da notevoli attitudini letterarie, sulle quali vigila il loro forte senso dell’umorismo, Emilio e Maria Antonietta Biagini hanno scritto e pubblicato, per i tipi esclusivi ed esigenti dell’editore veronese Giovanni Zenone, “La pioggia di fuoco”.

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I NUOVI FARISEI E MARIA VALTORTA

C’è ancora chi si ostina a riesumare la grottesca messa all’Indice dell’Opera valtortiana. Sia ben chiara una cosa: i monsignori di curia erano prevenuti e alcuni venali (“datemi 250.000 lire e io approvo”, “datemi 300.000 lire e io approvo”, frasi testuali). Rifiutarono l’approvazione per la pubblicazione, poi sanzionarono il fatto che l’Opera era stata pubblicata da un editore laico senza la loro alta approvazione: quella fu la motivazione ufficiale, e non poteva esservene altra, perché nessuno è mai riuscito a trovare, nel Tesoro valtortiano, una qualche deviazione dalla retta dottrina.

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L’AMERICA E LO SPETTRO DEL FASCISMO

L’AMERICA E LO SPETTRO DEL FASCISMO

 Liberator copia

Dopo i democratici bombardamenti a tappeto per ammorbidire i pupi, gli Usurai Sadici Assassini pensarono che occorreva erudirli sul felice salvataggio dagli orrori della dittatura. Per questo venne fondato Il Mese, la rivista di propaganda per l’Italia “liberata”, che presentava articoli compendiati da varie fonti. Ad oltre settant’anni di distanza, avviati al disastro demografico dal malthusianesimo, della dittatura sanitaria assassina e dall’ambientalismo anglosassone, nonché sprofondati nel mondialismo usuraio di Soros-Sauron e soci annidati in WallStreet-Barad-dûr, siamo in grado di valutare quanta gratitudine dobbiamo ai nostri “liberatori”.

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COME LA MASSONERIA HA INGABBIATO L’ITALIA reloaded

È interessante, nell’ambito dell’indispensabile revisione storica sul “risorgimento”,  considerare l’insieme del volume “La liberazione dell’Italia nell’opera della massoneria” (Mola 1990), che contiene il controverso articolo di Giulio Di Vita sul finanziamento della cosiddetta “impresa dei mille”. Sgorgano da questo volume fiumi di ipocrisia che male nascondono le reali intenzioni massoniche. Alcuni esempi fra i tanti, trovati negli articoli che compongono il suddetto volume.

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QUID DICIT ECCLESIA?

CHE NE DICE LA CHIESA?

Il buon cristiano, di fronte a qualsiasi manifestazione che potrebbe essere soprannaturale si chiede, con commovente ansia: che ne dice la Chiesa?

In sintesi cercherò di tratteggiare cosa ha detto la Chiesa riguardo al Tesoro valtortiano.

Non starò a ricapitolare la vicenda della grande veggente e della sua Opera: cose notissime, e per le quali rimando a MARIA VALTORTA: LA TESTIMONE DELLA VITA DI CRISTO, di un certo Emilio Biagini (Ed. CEV).

Dunque, cosa ha detto la Chiesa in proposito?

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AUSTRIA CATTOLICA

IL TERZO LIBRO SULL’AUSTRIA CATTOLICA Dalle gloriose vittorie cattoliche sugli ottomani di Eugenio di Savoia fino agli orrori della Rivoluzione Francese e delle guerre napoleoniche di Rino Cammilleri

Ed eccoci all’atteso (almeno da me) terzo e ultimo volume de Il prato alto. III. Speranza (Solfanelli, pp. 290, €. 18) di Emilio & Maria Antonietta Biagini, che conclude la storia dell’Austria cattolica narrata nientemeno che a partire dalla preistoria. Con ricchezza di chicche e dettagli anche tecnici (uno degli autori è un geografo accademico) si dipana la vicenda degli Adler (aquila in tedesco), il tutto condito dalla benedetta virtù dell’umorismo che dovrebbe essere dote di ogni cattolico (san Tommaso d’Aquino biasimava chi ne era privo), come Chesterton, Tolkien e Waugh insegnano.
Si tratta di uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. In quest’ultimo ho appreso, per esempio, che il principe Eugenio di Savoia (che si firmava Eugenio von Savoie, usando le tre lingue del Sacro Romano Impero) alla decisiva battaglia di Zenta contro i turchi indossò una corazza in cui sul cuore stava la Magna Mater Austriae venerata nel santuario nazionale di Mariazell. Quel condottiero, ammiratissimo da Napoleone, con un pugno di uomini riuscì a liberare tutta l’Ungheria e pure Sarajevo, tanto che le truppe gli dedicarono il famoso canto Prinz Eugen, il cui testo trovate integrale a p. 29. Grazie a lui l’Impero raggiunse la massima estensione, mai più eguagliata. E a spese degli ottomani.
Ma venne Giuseppe II e abolì ogni forma di culto «puramente esteriore» o «a sfondo superstizioso». A decidere che cosa fosse esteriore e superstizioso, però, «erano i massoni che stavano intorno alla corona». Così, «ne fecero le spese i Passionspiele, quelle innocenti e commoventi rappresentazioni della Passione di Nostro Signore così amate specialmente nel Tirolo». Anticipando i decreti napoleonici quel sovrano «illuminato» ordinò il Begräbninsordnung, cioè la sepoltura in bare riciclabili che avrebbero fatto «la gioia dei moderni ambientalisti, beoti adoratori della natura invece che di Dio»: il fondo della bara si apriva, il morto cadeva nella fossa e la bara poteva essere riusata. Eh, difficilmente i novatori scansano il ridicolo.
E venne Napoleone, e fucilò un libraio di Norimberga reo di aver diffuso un libro contro l’occupazione francese: «Un altro trionfo della “liberté”». Come commenta uno degli Adler costretto a trasformare la sua locanda in un bordello per il ristoro degli occupanti, «non c’è nessun tradimento degli ideali rivoluzionari, perché gli ideali sono proprio quelli: sangue, morte, saccheggio, violenza, stupri. Non vogliono altro. Il resto è solo specchietti per le allodole».
E finalmente arrivò Waterloo. Ma, attenzione. Il fulcro della battaglia fu la fattoria «La Belle Allliance», nel Belgio francofono. Là si incontrarono i due comandanti della coalizione antinapoleonica Wellington, inglese, e Blücher, prussiano. Invece il fatale scontro prese il nome di Waterloo, un villaggio dei paraggi in cui non era successo assolutamente nulla. Solo che «quel nome fiammingo, pronunciato dagli inglesi “uoterluu”, suonava così inglese e oscurava il contributo decisivo dei prussiani. Evidentemente, nell’euforia della vittoria, gli snob britannici non si avvidero che «loo» nella loro lingua sta per «cesso» e «water» acqua. Insomma, lo sciacquone. Contenti loro… Be’ lo spazio ci impedisce di proseguire. Ma leggetelo, il libro dei Biagini, vi assicuro che ne vale la pena.

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IL MISTERO DI GIUDA IN MARIA VALTORTA

PISANI E. (2021) Il mistero di Giuda, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

Questo nuovo volume del benemerito Centro Editoriale Valtortiano è una selezione di brani della grande Opera riguardanti Giuda Iscariota, al fine di illustrarne le vicende ed illuminarne il carattere. Ciò è molto importante, poiché uno degli scopi dichiarati dell’Opera valtortiana è proprio quello di far conoscere il mistero di Giuda. Egli diventa parte del collegio apostolico in modo che sia di esempio per capire i giuda futuri ed imparare ad essere buoni e comprensivi con essi, non cessando mai di tentare di convertirli. È una lezione soprattutto per chi ha cura d’anime: il fratello malvagio non va mai rifiutato anche se turba e fa soffrire.

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