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Emilio Biagini

ROBERTO BENIGNI E HANS WURST: QUANDO VENGONO MOBILITATI I GUITTI A SOSTEGNO DEL REGIME IL CROLLO È ALLE PORTE

Nel teatro comico viennese, il prototipo del buffone è Hans Wurst (come dire “Giovannino Salsicciotto”). Appare nelle commedie del primo Settecento ad opera di Joseph Anton Stranitzky, ancora inserito nella tradizione della Commedia dell’arte. In successive commedie di vari autori (Joseph Felix Kurz, Philip Hafner, Joachim Perinet), il buffone si presenta con nomi diversi ma è sempre riconoscibilmente derivato dal medesimo prototipo “wurstiano” (o “salsiciottesco” che dir si voglia). Sulla scena, egli può tranquillamente deridere i nobili che sono la spina dorsale dell’antico regime. Il regime sorveglia, mugugna un po’, ma praticamente lascia fare, perché pensa di non aver niente da temere.

 

Poi arriva l’età delle rivoluzioni: la Bastiglia, i giacobini, gli “immortali principi”, Napoleone. E d’improvviso Hans diventa un accanito sostenitore del regime. L’unico bersaglio dei suoi attacchi e della sua derisione è l’elemento estraneo al regime stesso, il personaggio ambiguo e malvagio che si trova in contrasto con i sani sostenitori dello status quo. Il buffone serve ad esorcizzare ciò che incute paura.

Premesso che, personalmente, preferisco di gran lunga Vienna imperiale a Parigi giacobina, la tendenza storica, per il bene o per il male, era quella. Per rendersi conto di questo drastico cambiamento, basta confrontare, ad esempio due commedie, rappresentative di un campionario ben più ampio: Der großmuthige Überwinder seiner selbst (Il coraggioso dominatore di se stesso) di Joseph Anton Stranitzky, del 1724, in piena età barocca, sotto lo spensierato regno di Carlo VI (padre di Maria Teresa, che in quell’anno aveva sette anni), e Die Bürger in Wien (I cittadini di Vienna) di Adolf Bäuerle, del 1813, quando la tempesta giacobina era appena passata e quella napoleonica era ancora minacciosa (è l’anno della battaglia di Lipsia), e la rivoluzione continuerà ad incombere per tutto l’Ottocento. Svanita la sicurezza e la spensieratezza, il regime vede la morte in faccia.

Italia contemporanea, se ci sei batti un colpo. Ecco che ci viene sbandierato, con alti squilli di fanfara, Roberto Benigni, strenuo banditore della Costituzione, pilastro del decrepito regime nato dalla guerra civile e fondato sul “lavoro”. Il regime, in passato, non aveva mai sentito il bisogno di ricorrere a simili propagandisti: i comici deridevano il governo, qualunque governo, e naturalmente nessuno sentiva il bisogno che uomini di spettacolo si agitassero per far entusiasmare il popolo bue per le “bellezze” della Costituzione: fra l’altro una Costituzione emotiva, influenzata dagli sconvolgimenti della guerra appena finita, una Costituzione che segue la via più facile, dicendo tutto e il contrario di tutto, e cercando di accontentare tutti, quindi proprio niente di entusiasmante.

Oggi in Italia i comici si scagliano quasi esclusivamente contro Berlusconi, uomo nuovo, estraneo alla casta, con una violenza che può spiegarsi solo con la paura. Ma i segni del crollo si vedono. Può darsi che non sia imminente, e che il regime riesca, col puntello della grande finanza usuraia, a tirare altri colpi di coda e a caricare di tasse i cittadini senza ridurre gli indecenti privilegi della casta e le pachidermiche dimensioni della burocrazia, ma senza dubbio uomini nuovi e idee nuove si stanno facendo strada e ancor più avanzeranno, a dispetto dei poteri forti e schiamazzanti e dei lazzi dei guitti di regime.


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