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L’episodio di Abramo a Sodoma – dice la Galantina – va riconsiderato nella sua valenza dogmatica. Non è affatto detto che Sodoma non si sia salvata: nel dubbio, anzi, noi dobbiamo ritenere e sperare che il Signore l’abbia accolta nella sua infinita misericordia.

Perché condannare i kulattoni – argomenta la Galantina – se seguono le loro naturali inclinazioni? Non vogliamo mica confonderci con quel disgraziato Tommaso Indelicato, le cui rigide posizioni omofobe tanto hanno turbato i teneri culetti e le racchie sognatrici saffiche della nobile istituzione accademica rappresentata dall’insulare ateneo di Pratomerdoso?

Questo significa anche – insinua la Galantina – il nostro dovere di opporci alla fiera carismatica che pretende di perfezionare le nostre già perfette spiegazioni dei Vangeli e la nostra oceanica scienza biblica spacciando per autentiche le dubbie blaterazioni di donnàcole esaltate che non hanno nessuna delle nostre preziose lauree summa cum laude nelle varie università pontificie preposte a tramandare la nostra sapienza.

Lo stesso vale anche per Giuda Iscariota – pontifica la Galantina –, che del resto era indispensabile per l’opera di redenzione; non vogliamo pensare che dopo il segnalato servizio da lui reso non siano anche per lui aperte le porte del paradiso.

Ma se il diavolo sarà salvo – sibila la Galantina – allora ecco che cadono tutte le preclusioni di una morale bacchettona e preconciliare. Lieti e festanti andiamo incontro al mondo per celebrare con lui feste, baccanali e gioiosi “ghei praid”.

Liberi tutti, liberi tutti – raglia la Galantina –, fate tutto quello che vi piace. Riscriviamo la Bibbia per il comodo nostro.

EMILIO BIAGINI


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