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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO QUARTO

BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

Seconda puntata

Ermeneutica laicista alla gogna

b. Caricature di Gesù e dei discepoli

Con mirabile originalità, la galleria di caricature del PAG esordisce (p. 123): “Credo che la maggior parte delle scene e dei dialoghi nelle cosiddette ‘visioni’ del Vangelo siano l’emergere psichico delle carenze affettive dell’illustre scrittrice.”

E passa ad illustrare da par suo questo punto trito e ritrito (pp. 123-126): “La serie di abbracci, baci, carezze ed altre effusioni tra Gesù e la Madonna è interminabile (…). Poteva evidentemente nascere qualche reazione di censura verso tale libertà lasciata ai desideri del subconscio [sic! tra madre e figlio!], ma la Valtorta trova immediatamente la giustificazione di comodo. A suo avviso i rapporti affettivi con la Madonna, compresi gli sguardi e gli abbracci dei discepoli nei suoi riguardi, erano puri perché Maria, nonostante la sua bellezza fisica, era dotata di una grazia estintoria speciale che spegneva immediatamente il ribollire dei sensi in chi l’avvicinava; ecco perché con la Madonna qualsiasi maschio e qualsiasi femmina può comportarsi da innamorato sublimato e virginizzato.”

“Sarebbe difficile,” commenta a questo punto il figaro, “trovare un brano più laidamente allusivo e blasfemo, tanto più ripugnante perché scritto da un prete.”

Imperterrito, il PAG prosegue (p. 126): “Invece il rapporto di Gesù con le altre donne è quanto mai comico, complessato e represso.”

“Ma certo, per il PAG sarebbe stato molto più normale se l’Uomo-Dio le avesse palpeggiate e portate a letto”, osserva con disgusto il figaro. Ah già, ma l’ermeneutica laica ecc. ecc. Forse non era Dio ma semplice uomo. Erode Antipa, che tentò Gesù alla lussuria facendolo circondare da lascive danzatrici quando gli fu mandato da Pilato durante la Passione (L’Evangelo, Cap. 604), sarebbe senz’altro d’accordo con il PAG nel trovare Gesù comico, complessato e represso.

Ed ecco il Gesù “comico, complessato e represso” in atto di salutare la schiava greca Sintica. Le dice che bacia la sua anima, poi “pallido come uno spirato salta giù dal carro, scappa via come un cervo inseguito e va a nascondersi in una grotta a piangere da solo. Qui, solitario in un buio cunicolo, cerca di risolvere la sua crisi affettiva e chiama con tutta la sua anima la Madre lontana: Mamma, Mamma. E la commedia dura parecchie pagine” (ibid.).

Come una lumaca, il PAG non può che lasciare bava dovunque passa. Passa su una sacra icona e ci lascia la bava, passa sul racconto evangelico e ci lascia la bava. E, con l’intelligenza di una lumaca, non si rende conto che ben altri motivi per piangere aveva il Redentore: sapeva che lo aspettava il tradimento e la Croce, la terribile sofferenza di Sua Madre e l’immensa schiera dei bavosi uomini-lumaca e dei bavosissimi preti-lumaca per i quali il suo Sacrificio sarebbe stato vano.

Sorvolando montagne di spazzatura, arriviamo alla sconcezza con cui il PAG interpreta da par suo l’episodio in cui la Maddalena unge il capo di Gesù (L’Evangelo, Cap. 586). Scrive il PAG (p. 128): “durante un banchetto, compie una autentica commedia, arrivando con profumo e pettine; si mette a ravviare e pettinare i capelli di Gesù, che se ne resta tutto impomatato con la testa luccicante come quella di uno zerbinotto azzimato e galante degli anni 1930”.

E ora (pp. 128-129): “spostiamoci ai maschi. Apriti cielo! Ce n’è per migliaia di pagine! Pertanto, caro lettore, mi limiterò a indicarti i brani più importanti per le carezze, gli abbracci e gli amori di Gesù con i suoi discepoli, e magari anche con qualche discepola.” Segue la solita fluviale, che dico da Diluvio Universale, pappardella di episodi dell’Evangelo distorti in modo disgustoso, con cui il PAG crede di sostanziare il suo ambiguo delirio sessualoide.

Il figaro puntualizza che, a questo punto, il caro lettore, se è riuscito a riprendersi in qualche modo dall’ennesima crisi di vomito causata dalle flatulenze gramagliesche, riprende a trascinarsi nel fango e nel tanfo di queste pagine, sperando di arrivare presto alla fine, a meno che non tagli la testa al toro gettando il volume nella prima fogna che incontra. Dispiace solo per la fogna.

Ahimé, la fine non è ancora in vista. Ecco alcuni frammenti, con relativi illuminati commenti. “Ride anche Gesù che se lo stringe al cuore e lo bacia”; classico atteggiamento di alcuni presidenti dell’Azione Cattolica degli anni 1940-1950” (p. 129). “Gesù abbraccia e bacia Giuda, sussurrandogli piano: ‘Disgraziato!… ammorbi d’inferno più dello stesso Satana!’ Nei confronti di Giuda pare che la Valtorta sfoghi lungo migliaia e migliaia di pagine una sadica forma di tortura biliosa onde renderlo sempre più demoniaco” (p. 130).

Ma povero Giuda, quanto ti tormenta la cattiva Valtorta! Meno male che c’è il tuo fratellino cuneese PAG a difenderti! A proposito: perché Giuda odorava d’inferno? Presto detto: aveva partecipato a una seduta spiritica nella quale, ovviamente, si evocavano i morti (Evangelo, Cap. 334.8). Che volesse studiare parapsicologia? Con intenti scientifici, naturalmente, da egregio precursore dell’illuminato PAG.

Un altro penoso commento gramagliesco: “Pietro ha sbagliato una manovra con la barca. Gesù, dopo averci ricamato sopra con una messinscena da paranoia, carezza il suo apostolo.” E quale sarebbe la messinscena da paranoico? Rileggendo l’intero capitolo, e in particolare Cap. 448.7, non si nota altro che la sapienza e la maestà di Gesù. Ma forse sono proprio queste le cose che il PAG non tollera e considera paranoia? Oppure è lo stare in piedi sulla barca al cuneese PAG sembra una messinscena da paranoia? Forse i cuneesi, impegnati a detta dei soliti maligni a slargare il duomo a spinte, non hanno troppa familiarità con il mare (e i laghi) e non sanno che la postura in piedi è uno dei modi perfettamente normali di stare in barca.

(continua)


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