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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

Cap. 4 

Diaboli de blasphemia laetantes

 

CAPITOLO QUARTO

BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

Prima puntata

 

Troppo preoccupato per l’eccessivo proliferare della barba, ho ceduto il posto di comando al mio barbitonsore, il quale commenta che, con supremo sprezzo della noia inflitta ai lettori, il PAG-so-tutto riprende ad illustrare il modo mediante il quale, secondo lui, Maria Valtorta avrebbe potuto scrivere quello che ha scritto (p. 109): “Tra l’estate del 1943 e il 1944 Maria Valtorta aveva elaborato e perfezionato l’uso di alcuni meccanismi psichici che le permettevano di entrare rapidamente in trance leggera con relativi fenomeni allucinatori di visione e audizione mentale.” Commento del figaro: “Vecchie fregnacce già dette e ridette, senza uno straccio di prova.”

A sostegno di queste sue assolute certezze, pescate dai soliti testi di spiritismo e negromanzia condannati dalla Chiesa, il PAG continua a sdottorare (p. 109): “Si nota a volte una fenomenologia psichica analoga ai processi di psicometria, di cui si interessa la parapsicologia: alcuni soggetti dotati di speciali doti sensoriali e medianiche riescono a ricostruire episodi del passato o ambienti geografici lontani, sotto lo stimolo di oggetti o di persone con cui vengono a contatto. Maria Valtorta trovava lo stimolo nei testi del Vangelo, sui quali la sua fantasia fabulatrice in stato di trance leggera costruiva veri e propri romanzi che erano tuttavia recepiti come ‘visioni scenografiche’.” PAG-so-tutto dovrebbe spiegarci – osserva l’irriverente figaro, per nulla intimidito dall’alta scienza gramagliesca – come sia stato possibile, da episodi scritti nel disordine più totale, costruire un racconto logico e perfettamente concatenato, verificato da innumerevoli scoperte archeologiche compiute dopo la morte della veggente (vedi le opere del Lavère) e da ricostruzioni cronologiche su base astronomica compiute dal De Caro, per tutti i tre anni di vita pubblica di Nostro Signore, e per la Sua nascita e infanzia. Prendendo a prestito un’espressione di Totò, per sua fortuna non addottorato in evocazione dei defunti, ma forte di sano buon senso, non resta che esclamare: “Ma mi facci il piacere!”

a. Farneticazioni scenografiche

Il mio barbiere si è detto graniticamente convinto che se c’è qualcuno che farnetica è soltanto il PAG, e i miei deboli tentativi di fargli cambiare opinione per rispetto a così grande scienziato e studioso non hanno avuto alcun effetto. Mi ha anche detto di dormire e lasciare a lui i commenti, perché se dormo può darsi che la crescita della mia barba rallenti un po’.

Così dunque dice il figaro: le “immaginarie scenografie” che il PAG attribuisce alla veggente includono questa perla (p. 110): “un panorama aperto; per dare l’impressione visiva di essere in Egitto la visione assume i toni di una cartolina postale con una piramide sullo sfondo”. Solo che non risulta che alla Valtorta siano mai giunte cartoline dall’Egitto, e una visione cartolinesca dall’Egitto mostra invariabilmente tre piramidi. Come poteva la veggente sapere che la Sacra Famiglia si trovava a Matarea, nel ristrettissimo angolo visuale dal quale la piramide di Cheope copre le altre due, per cui soltanto di là si può vedere una sola piramide?

E come spiega l’onnisciente PAG la perfetta descrizione della tomba del saggio rabbino Hillel com’era al tempo di Gesù senza le aggiunte posteriori? E come spiega PAG-so-tutto la perfetta descrizione dell’antica Antiochia, di cui la veggente, priva di cultura archeologica e costretta a letto nelle spaventose condizioni di sfollamento in cui si trovava, non poteva sapere assolutamente nulla.

In una delle solite fluviali note (p. 111), il PAG blatera, fra le altre innumerevoli amenità: “Gesù ha i capelli biondi, ricadenti in lunghe ciocche sulle spalle e terminanti in vero ricciolo (il solito amante vichingo per le brunette italiane) (sic!).” Nella sua frenesia fabulatrice il PAG non arretra neppure davanti alla più oscena blasfemia. E del resto non ha detto che è possibile un’ermeneutica che neghi la divinità di Cristo?

Continuando a farneticare sulla sua presunta comprensione degli stati d’animo della grande veggente il PAG-so-tutto arpeggia di “struttura nervosa nevrotica” (pp. 112 nota), di “visioni allucinatorie”, di “consolazioni affettive al suo stato di perenne orfana” (p. 113), di “bisogni psichici frustrati” (p. 114). “Orfana perenne!? Come se uno potesse essere orfano a puntate, un po’ sì, un po’ no”, commenta il figaro.

Forzature ad ogni pie’ sospinto, per far apparire Maria Valtorta un’isterica stizzosa (p. 115): “Se riceveva qualche lettera sgradevole dal Padre Migliorini, appariva immediatamente la Madonna a calmarle il dolore e soprattutto la stizza.” Un’isterica che si rovinava la salute (parola del PAG improvvisatosi anche medico) a causa di “trance medianica richiamata con ossessione più volte al giorno, spesso per consiglio irresponsabile del Direttore Spirituale, che facilitò il processo di annientamento della personalità psichica dell’ammalata. La successiva scrittura automatica non era affatto segno di vitalità, bensì dell’emergere incontrollato dell’attività fabulatoria del subconscio, che l’ammalata voleva e doveva identificare con Gesù per trovare affetto e tenerezza, negatile in tutta la vita.”

“Fra un po’ chissà che barba crescerà anche a me”, ha commentato il figaro, stanco di questa ripetizione ossessiva sempre della medesima solfa. Inutile far notare al sordo che non vuol sentire, che la scrittura automatica è un procedimento spiritistico che la Valtorta, nemica dello spiritismo, mai e poi mai avrebbe usato. Al contrario, lei scriveva in modo del tutto naturale quello che vedeva e sentiva: erano tutte visioni e dettati non certo evocati da lei, ma che le si presentavano in modo inaspettato.

Da un’altra delle fluviali, mortifere note (p. 121) si può estrarre questa perla: i dettati si fanno più complessi, passando la “piccole intime parole” al dettato vero e proprio, e il PAG non ha dubbi: “Ciò indica che essi furono il risultato di un periodo di apprendimento psichico che rese poi automatici i meccanismi di innesco.” Non si tratterebbe dunque del graduale avvicinarsi del Divino Maestro alla veggente, ma di un apprendimento che rese automatico l’innesco. E poi bum! Con che cosa lo faceva l’innesco? Col fulminato di mercurio? La Valtorta esplosiva! Ci mancava proprio. Ma mi facci il piacere!

(continua)


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