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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO QUARTO

BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

Quarta puntata

La psiche malata del Gramaglia

Dagli appunti dell’AP: “Questi tentativi di analisi della psiche altrui rivelano piuttosto la psiche malata dell’improvvisato analista. Il paziente attribuisce alla Valtorta l’immedesimarsi in personaggi celesti, ma riesce soltanto a scoprire la propria tendenza ad immedesimarsi con Giuda e naturalmente a difenderlo come difenderebbe se stesso, in quanto, nella sua fabulazione paranoica, sente di essere attaccato lui stesso. Questa è la mia diagnosi preliminare, che ritengo ulteriormente confermata dal brano che segue (pp. 140-141): “Le lunghe descrizioni delle tentazioni sessuali con cui Gesù rivela la sua vita intima, svolgono una funzione psichica molto importante: danno alla Valtorta la possibilità di elevare sullo stesso piano della vita del caro Gesù una morbosità di tipo paranoico che poteva diversamente lasciare strascichi dolorosi e angosciosi nonché suscitare reazioni scrupolose a catena con la poco amabile prospettiva di sentirsi continuamente punta dagli stimoli di Satana, al quale normalmente nelle coscienze mistiche viene riferita la sessualità non integrata in modo equilibrato nel complesso della vita psichica. Ciò può aiutare a comprendere gli amoreggiamenti di Gesù con Giovanni dopo che Giuda è uscito di casa, rifiutando di piegarsi e di dire ‘Signore, salvami’.”

Postilla dell’AP. “Poco vi è da aggiungere alla diagnosi di paranoia, se non che si osserva nel paziente una grave tendenza a percepire la vita sessuale nei termini puramente laicisti di una dicotomia integrazione/disintegrazione, del tutto aliena dalla dicotomia peccato/castità che sarebbe logico attendersi in un vero prete. Ciò conferma l’esistenza di uno scompenso tra scopi esistenziali propri del sacerdozio e totale deviazione verso una Weltanschauung, o visione di vita, totalmente laicista, ossia atea, da cui consegue il crollo delle norme morali, ossia lo stato di anomia che il professor Scognamiglio, col quale sto per laurearmi, così definirebbe, con fine intuito clinico: ‘O guaglione sta incasinato proprio’.”

Nota aggiuntiva dell’aiuto-barbiere. Accusare la Valtorta di miserabili secondi fini da mente malata, che attribuirebbe le spinte sessuali al Maligno è parallela alla “beatificazione” del povero, piccolo, perseguitato Giuda. Anche il diavolo non ha evidentemente nessuna colpa, poverino: sono solo le “anime mistiche”, nelle loro torbide fantasie, ad accusarlo. Commovente questo sforzo del paziente a difesa dei suoi amici: il demonio e Giuda. E infatti il paziente ribadisce, in modo maniacale (pp. 141-142): “Giuda quindi si rivela come un semplice pretesto con il quale la Valtorta scarica sadicamente le ossessioni sessuali nel loro aspetto demoniaco, per poter poi ‘amoreggiare’ morbosamente con Gesù attraverso la figura di Giovanni, con il quale ella si è sempre identificata. (…) Per questo di fronte a Giuda anche l’atteggiamento di Gesù diventa paranoico; passa da scene isteriche a scene lacrimose nelle quali grida: Ti voglio salvare Giuda! Per denunciarne un istante dopo e di continuo l’inesorabile dannazione e ritornare a piangere come uno schizofrenico colpito da dissociazione psichica, consigliando al futuro traditore di non andare a Gerusalemme per la Pasqua con la certezza che a Pasqua Giuda ci sarà per commettere l’orrendo crimine. Nei dettati Gesù continua ad insultarlo come infida serpe; quando lo sogna, la Valtorta commenta: ‘Un bello, che se si scruta bene, ripugna e spaurisce, perché si sente essere cattivo e falso. Un bello satanico’.”

Dagli appunti dell’AP: “Povero Giuda incompreso, che si sarebbe accontentato di un posto di primo ministro, con le tasche gonfie d’oro e circondato da odalische; sarebbe andato così bene come cortigiano di Erode, e invece si è trovato al seguito di un Messia disarmato che offriva solo sacrifici e abnegazione. Può comunque consolarsi con la solidarietà di spiriti affini tra i nuovi farisei di oggi, così severi invece contro lo ‘schizofrenico’ Gesù, e così teneri verso il traditore da scandalizzarsi per il modo con cui viene descritto il suo suicidio.”

Infatti ecco in azione la sadica Valtorta (p. 142): “La stessa descrizione del suicidio è incredibilmente sadica: vi è come una specie di gusto morboso nel parlare di ‘quel capestro che strozzò quella vita chiudendo nel sacco immondo del corpo del traditore il suo sangue impuro venduto a Satana’. Proprio nel capitolo del suicidio si rivelano gli isterismi malati della Valtorta, piena di fobie ossessive che trovano soddisfazione in un vampiresco desiderio di sangue e nel gusto dell’orrido demoniaco. Il racconto, presentato naturalmente come ‘storia vera rivelatale da Gesù’, altro non è che un gioco psichico sulla pena di contrappasso, alle cui diverse concretizzazioni offre aiuto una fantasia fabulatrice allucinata”.

Nota dell’AP: “Nell’attribuire alla Valtorta ‘isterismi malati’, ‘fobie ossessive’ e ‘vampiresco desiderio di sangue’ il paziente non fa che scoprire i suoi problemi mentali, che lo portano a difendere in modo scomposto il traditore Giuda, col quale si identifica nelle sue disordinate fabulazioni miranti a sovvertire non tanto l’Evangelo valtortiano, quanto i Vangeli veri e propri, facendo di Giuda, nonostante ogni evidenza, un personaggio ‘positivo’ (sic!).

La diagnosi viene confermata dalla maniacale insistenza con cui il soggetto ritorna monotonamente ad inveire, deformando in modo volgare il tragico ma limpido racconto valtortiano (pp. 142-143): “Giuda, dopo il bacio traditore, vestito in giallo chiaro e con il cordone rosso alla vita, vaga per la valle del Cedron; un cane randagio, impossessato da Satana, lo assale e lo morde sulla guancia, nel posto preciso dove egli ha baciato Gesù, provocandogli infezione e crisi demoniaca [Postilla dell’AP: “Sbagliato; la crisi demoniaca era già in atto; il PAG non fa che ricamare in una delle sue consuete fabulazioni.”]. Ritorna poi sui luoghi ove Gesù poche ore prima aveva trascorso la sua agonia; con gli occhi sbarrati e lucidi per il delirio vede una marea di sangue che lo travolge; i capelli sono irti sul capo per il terrore; la guancia che va enfiando, gli torce la bocca in un ghigno; cade a terra e si ferisce, mentre un cerchio sanguigno si forma intorno al collo, capestro rosso tristemente presago. Sempre più delirante (e in questo delirio la Valtorta descrive probabilmente alcune delle sue allucinazioni personali) [Postilla dell’AP: “È lecito domandarsi grazie a quale ‘esperienza della torre’ l’illuminato tuttologo abbia potuto formulare una simile ipotesi.”], vede sangue dappertutto (…). Di tanto in tanto incrocia Gesù che va e viene da Erode; corre al Cenacolo, si siede dove stava Gesù, fissa il calice nel quale vi è ancora un poco di vino rosso e vede di nuovo il sangue che lo soffoca; incontra la Madonna piangente che lo invita nelle lacrime a chiedere perdono; ormai è impazzito, batte la testa ritmicamente contro i muretti di pietra e diventa un idrofobo satanico, perché non appena vede un liquido, si mette a gridare: Sangue! Il suo sangue! Finalmente, maledicendo Cristo, con il volto gonfiato, stralunato, coperto di barba cresciuta più folta in poche ore [Postilla dell’AP: “Forse aveva avuto un presentimento dei libri del Gramaglia, suo futuro difensore e apologeta.”] per lo spettacolo finale, con la bava alla bocca, gli occhi roteanti e fosforescenti, Giuda si impicca [Postilla dell’AP: “Se non altro gli sarebbe stato risparmiato di leggere la prosa gramagliesca.”]. Ma la Valtorta non perde neppure il gusto sadico di soffermarsi a lungo nelle descrizioni (…). Per di più proprio nel momento in cui Cristo risorge ‘il corpo putrido e già verminoso di Giuda crepò e le sue viscere si sparsero per terra a pie’ dell’ulivo, rendendo immondo quel luogo’. In un delirio macabro, identificato con visioni soprannaturali, la Valtorta può così concludere al termine dell’orgasmo [Postilla dell’AP: “Il professor Scognamiglio, che ho consultato su questo punto, ha detto: ‘Ca’ o guaglione s’è sbracato proprio delle pornossessioni sue’.”]. Subito il cadavere viene assalito da avvoltoi e corvi. Anzi la Valtorta gode (sic!) nell’infierire contro il satanico traditore; il suo corpo, ormai putrido, e con ancora la fune al collo, viene trascinato da ignoti nel recinto del Tempio per contaminarlo e il Sinedrio ne decreta il seppellimento ai piedi dell’ulivo dove si è impiccato, come fosse un animale sozzo. Neppure da risorto Gesù riesce a dimenticare Giuda, continua a soffrire al pensiero del traditore [Postilla dell’AP: “Dato che Gesù è Dio, è pure onnisciente e non dimentica nulla, e certo non dimentica l’amico perduto che avrebbe tanto voluto salvare; ma poiché per il PAG non è Dio, come blatera l’ermeneutica laicista, ecc. ecc., secondo il paziente deve trattarsi solo di una ‘fabulazione’ della Valtorta.”]

(continua)


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