•  
  •  
  •  
  •  

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO QUARTO

BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

Quinta puntata

Ma quanto era cattiva questa Maria Valtorta!

Ed ecco un’altra prova della malvagità di Maria Valtorta (p. 143): “L’insistenza con cui la Valtorta ripete continuamente e con strana stizza, che Giuda è dannato oppure la rabbia con cui aggredisce chi ipotizza la salvezza finale del traditore, indica qualcosa di morboso e di patologico, così come il suo godere (sic!) nel descrivere le sofferenze delle anime all’inferno.”

Commento dell’’AP: “Tra le molte cose che l’interessante soggetto clinico dimentica o finge di dimenticare, o finge che siano irrilevanti e frutto di epoche meno ‘illuminate’ e ‘illuministiche’ della Chiesa vi sono le innumerevoli visioni dell’inferno concesse da Dio ai santi: Santa Teresa di Avila tanto per fare un esempio, ma forse il paziente direbbe che era isterica e sadica anche lei, e i bambini veggenti di Fatima, sadici isterici pure loro, naturalmente.

Queste visioni rispondono al precetto di misericordia spirituale che impone di ammonire i peccatori. Se vi è un orrendo pericolo incombente, che riguarda il nostro avvenire eterno e irreversibile, non è normale che il Cielo cerchi di metterci in guardia? Ma forse l’inferno non esiste, direbbe il paziente, oppure è vuoto. Lui è tanto buono, lui assolve tutti, anche Giuda. Anzi, quello è l’unico personaggio dell’Evangelo valtortiano (o se è per questo anche dei Vangeli canonici) per il quale sente una calda simpatia, l’unico che difende: San Giuda Iscariota, il suo santo preferito; tutti gli altri, puah! svenevoli, ridicoli, effeminati, e poi quel Gesù: un pagliaccio, isterico, paranoico e morboso, parola di PAG.”

“Giuda Iscariota salvo?” interviene la mia portinaia che passava di lì per caso “Tutti conosciamo che ne dice il Vangelo. Per parte mia, mi ricordo quel che Santa Caterina da Siena si sentì dire dal Padre Eterno: ‘Questo [della disperazione, che lo portò ad impiccarsi] è quello peccato che non è perdonato né di qua né di là, perché il peccatore non ha voluto, spregiando la Mia Misericordia; perciò Mi è più grave questo che tutti gli altri peccati che ha commessi. Unde la disperazione di Giuda Mi spiacque più e fu più grave al Mio Figliolo che non fu il tradimento che Egli Mi fece. Così sono condannati per questo falso giudizio d’aver posto maggiore il peccato loro che la Misericordia Mia; e perciò sono puniti con le dimonia e cruciati eternamente con loro’ (Dialogo della Divina Provvidenza, c. 37). Ai grulli che trovano troppo moderno il linguaggio di Gesù con la Valtorta, voglio far notare la favella trecentesca del brano citato. Il Padre Eterno parla sempre nel linguaggio comune in ogni particolare epoca, perché deve farsi intendere da tutti.” Così la mia portinaia, appassionata lettrice di libri e famosa per la sua ottima memoria.

Chiedo scusa per costei, che non conosce le buone maniere che si devono usare rivolgendosi agli importanti ed illuminati presbiteri e prelati. E poi la povera donna non sa che una rivelazione privata non può persuadere un grande illuminato come Lei, illustre PAG. È chiaro infatti che la povera Caterina da Siena fabulava incontri con Gesù per soddisfare la sua sete di baci e abbracci, vero, PAG?

Più diplomatico, l’AP (apprendista psichiatra che si paga gli studi facendo l’aiuto barbiere, come ella, erudito PAG, ricorderà) sottolinea come, ignorando volutamente i fatti, e cioè che Maria Valtorta scriveva col più totale disordine cronologico, senza aver tempo di organizzare il racconto in alcun modo, perché visioni e dettati si succedevano senza soste, per di più nelle spaventose condizioni dello sfollamento a S. Andrea di Còmpito, il paziente psichiatrico PAG attribuisce alla veggente una capacità di organizzazione e coordinamento del racconto assolutamente sovrumana, che nessun autore, con o senza trance, o con trance leggera, pesante, media, peso piuma, peso welter, peso (don)gallo, potrebbe raggiungere. Ecco invece che Giuda – il chiodo fisso del paziente, secondo l’aspirante psichiatra – assume una funzione da “colonna sonora”, perfettamente inserito nei diversi episodi.

Nella sua dissociazione paranoica e fabulatrice, il paziente si traveste ad un certo punto da critico letterario (pp. 143-144): “Dal punto di vista della funzione del personaggio nell’insieme del racconto visivo, Giuda diventa una specie di colonna sonora che interviene di continuo per i commenti satanici alle parole e alle azioni di Gesù e dei discepoli. Era già morto e impiccato, ma la Valtorta non era ancora soddisfatta [cattivona!]. Dopo averlo descritto per decine di pagine come una bestia delirante, non più padrona di sé, in preda al dominio fisico e psichico di Satana, mette ora in bocca a Gesù queste parole: ‘Ha resistito a tutto. Ha voluto resistere. Come aveva voluto tradire. Come volle maledire. Come si volle suicidare.”

Commento dell’AP: “Ma già, Cristo è un paranoico, parola di PAG’.”

Ma non basta (p. 144): “Per di più Giuda è il simbolo di tutti i sacerdoti maledetti che, oltre a non credere alle straordinarie visioni della Valtorta (…) sono scandalo e putrefazione (…)”.

Commento dell’AP: “Punto sul vivo, eh? Non ci vuole molto a capire il perché di questa furiosa difesa di Giuda Iscariota, il ‘santo’ protettore dei cattivi preti.”

(continua)


  •  
  •  
  •  
  •