Quand le corps humain fut créé, toutes le parties voulait être le chef.
Le cerveau disait: "Puisque je commande tout et que je pense pour tout le monde, je devrai être le chef".
Les pieds disaient: "Puisque nous transportons le corps où il le désire et lui permettons ainsi de faire ce que veut le cerveau, nous devrions être le chef".
Les mains disaient: "Puisque nous faisons tout le travail et gagnons l’argent pour entretenir tout le corps, nous devrions en être le chef".
Et ainsi de suite pour les yeux, les oreilles et les poumons.
Enfin le trou du cul se fait entendre et demande à être élu chef.
Les autres parties du corps éclatèrent de rire à l’idée qu’un trou du cul puisse être chef.
Le trou du cul se mit en colère et décida de faire la révolution, se referma sur lui même et refusa de fonctionner.
Bientôt le cerveau devint fièvreux, les yeux se croisèrent et devinrent vitreux, les pieds trop faibles pour marcher, les mains pendaient sans force et le coeur et les poumons lutteient pour survivre.
Alors tous supplièrent le cerveau de se laisser fléchir et de permettre au trou du cul d’être chef.
Ainsi fut fait …….
Toutes les autres parties du corps faisaient le travail tandis que le trou du cul dirigeait tout et s’occupait principalement de la merde comme tout chef digne de se titre.
Moralité:
1) Il est nullement nécessaire d’être un cerveau pour devenir chef, un trou du cul d’ailleurs a nettement plus de chance;
2) Regardez autour de vous pour être convaincu …….
Categoria: Ridicularia (Pagina 52 di 52)
La prima tesi che espliciterò è (…….) la seguente: la ricerca regionale aumenta in modo sostanziale l’intelligibilità dell’organizzazione umana dello spazio; ciò perché la regione si configura come una formazione geografica che garantisce la realizzazione di obiettivi socialmente più rilevanti di quelli perseguibili a mezzo di formazioni geografiche che dirò genericamente elementari e/o di essi comprensivi .
La territorializzazione progressiva comporta una complessificazione dell’ambiente (…….) Con altre parole un attore sintagmatico (…….) nel mettere a punto strategie sull’uso del territorio (…….) opera in condizioni estremamente opache e, in particolare, non conosce esattamente né il ventaglio né la performatività delle sequenze operative capaci di assicurare congruenza tra le attese che lo inducono ad agire ed i risultati effettivamente conseguibili.
Si colga correttamente l’accezione del termine complessità; esso designa in effetti una differenza tra potenzialità ed attualità nell’agire rendendo l’agire stesso consustanziale ad una ‘cogenza selettiva’.
Nel dire dunque che la complessità è una funzione diretta della massa territoriale, penseremo alla territorializzazione come portatrice di un esito con doppio contenuto: da un lato, lo sganciamento degli attori dai condizionamenti fisico-naturali; dall’altro lato, l’assoggettamento degli attori all’imperativo costante e gravoso di scegliere, di prendere incessantemente decisioni in un ambiente incerto ed impresico. La relazione tra l’attore e l’ambiente non è binaria; essa, piuttosto, è ternaria, operandosi per il tramite di un mediatore la cui funzione essenziale è ridurre la complessità, ossia di respingere il divario tra le potenzialità e l’attualizzazione dell’agire.
Chiameremo tale mediatore genericamente senso e lo intenderemo in termini luhmanniani come la ‘forma delle premesse per la ricezione di informazioni e per l’elaborazione cosciente dell’esperienza vissuta che rende possibile la comprensione e la riduzione cosciente della complessità elevata’.
Il senso del senso (….) coincide assai semplicemente con la plausibilità di una mediazione necessaria tra attori ed ambiente complessificato, come preordinamento convenzionale ed insieme processivo delle strutture implose.
Il fondamento prasseologico legalizza tramite l’autoreferenza tutti quegli accadimenti — e quei comportamenti — che il fondamento normativo non riusciva a legare tramite stipulazioni. Il gioco linguistico trascende la preformazione linguistica della cognizione anche se non ne annulla la cogenza.
È solo il rinvio alla pertinenza come idealità dell’autoriflessione che può dare indicazioni sul ramo del fiume che si è imboccato alla biforcazione: se quello che dopo una serie di rapide conduce alla cascata; oppure quello che scende alla pianura lento e sicuro.
(Occorre) (…….) un contesto della giustificazione in grado di istituire a valle una simmetria di rapporti interdisciplinari squilibrati a monte. Ove ciò non si dia, la disciplina si muove in un quadro di transizione al caos che più chiaro non si potrebbe immaginare: importa problemi la cui soluzione disciplinare è priva dei requisiti di scambiabilità: l’autoreferenza è ridotta alla pura funzione di conservazione e riproduzione biologica della comunità.
Una ragione critica autoreferenziale afferma anzitutto se stessa negando consistenza argomentativa ad asserzioni come “questa non è geografia”. Essa si dota di una teoria riflettendo sulle connessioni che si stabiliscono tra prasseologia ed ideali-referenti esterni, l’obiettivo atteso essendo, beninteso, il successo della fluttuazione disciplinare.
Essa infine intende la tecnica della critica come valutazione dei contesti creativi e giustificativi in quanto pratiche secondarie di legittimazione incaricate di elaborare pertinenza disciplinare.
La dinamica del nostro veicolo segnico trova svolgimento lungo l’asse delle relazioni pragmatiche, (infatti) ……. le relazioni pragmatiche, obbligando a slittare dalla sostanza linguistica del designatore alla sua effettualità, agli imperativi etimologici del prassein, il fare di cui è portatore, ci proietta nel cuore della tematica habermasiana dell’agire comunicativo.
Il mio discorso, tuttavia, va oltre, ed esprime una preoccupazione epistemica che probabilmente Popper riterrebbe alquanto futile, ma che forse Kuhn, Feyerabend e Rorty considererebbero rilevante. In effetti “democrazia” e “marxismo”, parole che allora apparivano così arditamente sinonimiche per un’ingarbugliatissima trama di sentieri disciplinari internalisti ed esternalisti, in che modo avrebbero potuto dissociarsi ed evolvere come categorie singolari e autonome grazie allo sforzo di Geografia Democratica?
Sforzo non solo critico, intendo, ma di presa di carico della descrizione empirica del mondo nella sua territorialità, colta alle diverse scale e tra le diverse scale, quale dovrebbe essere, all’ingrosso, il nostro mestiere. Il deficit di teoria, così tenace, e le “astrazioni povere” che ci vengono di continuo imputate ma che sembrano nondimeno soddisfarci, conducono attraverso uno spento sentiero al centro di una ribollente agora scientifico-sociale nella quale i bisogni tecnologici e politici di geografia, immensi, vengono soddisfatti in misura crescente senza i geografi.
Dopotutto, stiamo parlando della incessante costituzione del mara, come direbbero i saggi del Manden, che non tanto guardano a cosmopolis come nella costruzione dottrinale dominante, secondo una subordinazione di scale se salta la quale non resta, a quanto pare, che il ricorso alla forza, perfino sub specie di violenza organizzata (nei modi della guerra classica o delle nuove asimmetrie belliche), quanto ad una articolazione di scale senza gerarchie che segni infine il passaggio dalla polis che coincide con il cosmos (una seducente pretesa imperialistica di Roma antica) al cosmos che integra una pluralità di poleis.
ALEXANDER — Che magnano li antichi macedoni? Una bella zuppa di fagioli. Fagioli? Ma fate il santo piacere. I fagioli vengono dal Messico e sono arrivati in Europa solo dopo la Scoperta dell’America.
LA TUNICA — La nave antica romana deve salpare da Ostia. “Presto, partite, altrimenti perdete la marea”. Da Ostia? Dove la marea è di pochi centimetri? Hanno scambiato Ostia con Londinium. O con New York.
Il volgere del processo storico
secondo l’illustre professor Rigoberto Ocone,
figlio dell’ancor più illustre professor Sanguinaccio Ocone
LA PREISTORIA
Quando l’uomo, pardon l’umano, pardon la gente, insomma le scimmie nude (perché avevano perso la pelliccia nel corso dell’evoluzione) abbiano cominciato ad accorgersi di esserci, non si sa bene. Fatto sta che ad un certo punto qualcuno disse: “Oh, io sono qua”, e qualcun altro disse: “Io sono là”, e così nacque la coscienza dell’essere.
“Qua” e “là” divennero così i punti di riferimento essenziali nonché esistenziali, dato che “là” sembrava sempre che si stesse meglio che “qua”. E fu così che nacquero le guerre. Prima si combatteva con la clava e le pietre, poi con le spade di bronzo, finché qualcuno si accorse che col ferro le teste si spaccavano meglio e così arrivò l’età del ferro.
ABBIGLIAMENTO. Nuovi arrivi mutande, se le provate non le togliete più. Si vendono impermeabili per bambini di gomma. In questo negozio di quello che c’è non manca niente. Non andate altrove a farvi rubare, venite da noi.
AUTOFFICINA. Venite una volta da noi e non andrete mai più da nessuna parte.
CASERMA DEI CARABINIERI. Attenzione per suonare premere, se non risponde nessuno ripremere.
FERRAMENTA. Sega a due mani e denti stretti, 50 euro.
FIORISTA. Si inviano fiori in tutto il mondo via fax.
LAVANDERIA. Si smacchiano antilopi.
GIRANDOLA POLITICHESE
A 1 L’utenza potenziale A 2 Il bisogno emergente A 3 Il quadro normativo A 4 La valenza epidemiologica A 5 Il nuovo soggetto sociale A 6 L’approccio programmatico A 7 L’assetto politico istituzionale A 8 Il criterio metodologico A 9 Il modello di sviluppo A10 Il metodo partecipativo
B 1 si caratterizza per B 2 privilegia B 3 prefigura B 4 riconduce a sintesi B 5 persegue B 6 estrinseca B 7 si propone B 8 presuppone B 9 porta avanti B10 auspica
C 1 il ribaltamento della logica assistenziale preesistente C 2 il superamento di ogni ostacolo e/o resistenza passiva C 3 un organico collegamento interdisciplinare ed una prassi di lavoro di gruppo C 4 la puntuale corrispondenza fra obiettivi e risorse C 5 la verifica critica degli obiettivi istituzionali e l’individuazione di fini qualificanti C 6 il riorientamento delle linee di tendenza in atto C 7 l’accorpamento delle funzioni e il decentramento decisionale C 8 la ricognizione del bisogno emergente e della domanda non soddisfatta C 9 la riconversione ed articolazione periferica dei servizi C10 un corretto rapporto fra strutture e sovrastrutture
D 1 nel primario interesse della popolazione D 2 senza pregiudicare l’attuale livello delle prestazioni D 3 al di sopra di interessi e pressioni di parte D 4 secondo un modulo di interdipendenza orizzontale D 5 in una visione organica ricondotta a unità D 6 con criteri non dirigistici D 7 al di là delle contraddizioni e difficoltà iniziali D 8 in maniera articolata e non totalizzante D 9 attraverso i meccanismi della partecipazione D10 senza precostituzione delle risposte
E 1 sostanziando e vitalizzando E 2 recuperando ovvvero rivalutando E 3 ipotizzando e perseguendo E 4 non assumendo mai come implicito E 5 fattualizzando e concretizzando E 6 non sottacendo ma anzi puntualizzando E 7 potenziando ed incrementando E 8 non dando certo per scontato E 9 evidenziando ed esplicitando E10 attivando ed implementando
F 1 nei tempi brevi, anzi brevissimi F 2 in un’ottica preventiva e non più curativa F 3 in un ambito territoriale omogeneo, ai diversi livelli F 4 nel rispetto della normativa esistente F 5 nel contesto di un sistema integrato F 6 quale sua premessa indispensabile e condizionante F 7 nella misura in cui ciò sia fattibile F 8 con le dovute e imprescindibili sottolineature F 9 in termini di efficacia e di efficienza F10 a monte e a valle della situazione contingente
G 1 la trasparenza di ogni atto decisionale. G 2 la non sanitarizzazione delle risposte. G 3 un indispensabile salto di qualità. G 4 una congrua flessibiltà delle strutture. G 5 l’annullamento di ogni ghettizzazione. G 6 il coinvolgimento attivo di operatori ed utenti. G 7 l’appianamento delle discrepanze e delle discrasie esistenti. G 8 la ridefinizione di una nuova figura professionale. G 9 l’adozione di una metodologia differenziata. G10 la demedicalizzazione del linguaggio.
ABORTO/1. Discussione in tram. “Hai sentito la televisione? Distruggendo la foresta amazzonica rischiamo di perdere chissà quali piante preziosissime che potrebbero guarire il cancro”. “Nel frattempo hanno abortito il bambino che crescendo sarebbe diventato lo scienziato capace di sconfiggere il cancro”.
ABORTO/2. Lezione alla Facoltà di Medicina. Professore: “Abbiamo il seguente caso: una famiglia con una lunga storia di handicap, il padre è anziano, la madre è anziana, i tre figli già nati soffrono di varie malattie e deficienze dalla nascita. Ora la madre è di nuovo incinta. Che fare?” Coro degli studenti: “Aborto, aborto”. Professore: “Bravi ragazzi, avete appena ammazzato Ludwig van Beethoven”.






