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BASILE, E. (2015) L’Occidente e il nemico permanente, Paper First (ebook).

Recensione:

Il suicidio dell’Europa fu determinato dalla scelta dell’impero britannico di fermare la crescita dell’impero tedesco (prima guerra mondiale). Il bastone di comando passò agli Usa (un impero più giovane seppur travestito da repubblica). Da tale guerra suicida nacque un nuovo nemico: il comunismo. Il brutale maltrattamento della Germania dopo la sconfitta aprì la via all’ascesa di Hitler e alla nuova guerra mondiale.

L’Europa a trazione tedesca scoprì che Urss era un partner commerciale interessante, ma ciò non piaceva agli Usa. La Nato sorse ufficialmente per difendere la “libertà”, ma soprattutto come strumento di affermazione imperialistica Usa per tenere soggetta l’Europa. Da lì si schiuse la vecchia litania: la difesa della libertà a colpi di primavere arabe, bombardamento della Serbia ecc.

Che fare con la Cina, che Kissinger aveva saputo così bene metter contro l’Urss? Mentre Russia e Cina si allineano su posizioni di difesa  contro  l’imperialismo americano, gli Usa stanno scivolando verso l’errore strategico che ha perduto la Germania nazista: la guerra su più fronti, congiunta ad una sopravvalutazione dei propri mezzi.

L’Occidente, ossia gli Usa (con i satelliti al guinzaglio) non ha mai perso il vezzo di fare predicozzi al resto del mondo, tentando al tempo stesso di dominarlo con ogni mezzo, dall’inganno, al terrorismo, agli attacchi “sotto falsa bandiera” come scusa per nuove aggressioni, alla più brutale violenza militarista. L’Occidente ha una visione patologica del mondo ed ha causato il proprio declino, al quale sta reagendo con brutalità militaresca.

In Ucraina le responsabilità dell’Occidente, aggressore strategico, sono di gran lunga maggiori di quelle dell’aggressore tattico, la Russia, spinta ad intervenire per fermare i massacri del regime fantoccio di Kiev contro la propria popolazione di lingua russa. Vergognosa la propaganda occidentale di “attacco non provocato e ingiustificato”. L’intera operazione è in realtà un tentativo di saggiare la resistenza russa, salvo poi ritirarsi, dopo l’inevitabile fallimento, lasciando l’Ucraina in rovina e gravi danni economici e politici all’Europa.

Il conflitto di Gaza è parallelo a quello ucraino: entrambi frutto del disegno americano di violenza espansionistica e involuzione autoritaria: delegittimazione del dissenso, esautoramento dei parlamenti. Per alimentare la sua danza macabra l’Occidente non ha che l’opzione militare, poiché in tutto il resto, a cominciare dall’economia falsa basata sulla speculazione finanziaria a scapito dell’economia reale, più l’anarchia culturale (cancel culture) e morale (gender) che l’affligge, è sull’orlo del fallimento.

Sciolto il patto di Varsavia, avrebbe dovuto sciogliersi anche la Nato, ma gli Usa non hanno mantenute le promesse di non espandere la propria presenza militare, anzi l’hanno provocatoriamente spinta fino ai confini della Russia. Ben prevedibile la reazione della Russia accerchiata. Dietro il travestimento ideologico, i finti ideali etici e il mito della civiltà superiore, tutte menzogne sbandierate dai burattini politici e mediatici, stanno gli interessi delle multinazionali delle armi e dell’energia.

Gli interessi della Germania non coincidono con quelli USA, perché ha una speciale relazione con la Russia e ne dipende sul piano energetico, quindi osò opporsi alle imprese guerresche Usa e alle provocazioni contro la Russia, ma i falchi Usa insistettero e insistono con la connivenza polacca e svedese (paesi che hanno in passato aggredito e cercato di sottomettere la Russia, la Polonia che nel sec. XVII giunse a conquistare per breve tempo Mosca, la Svezia sconfitta a Poltava nel 1719).

Nel tentativo di salvare qualcosa dall’invadenza imperialista Usa, la Germania inaugurò nel 2011 il gasdotto North Stream 1 che portava il gas russo direttamente in Europa senza passare dall’Ucraina: estremo tentativo di salvare un modello che aveva permesso una crescita economica basata sulle forniture di gas a basso prezzo, diminuendo il vassallaggio dalla superpotenza “indispensabile”.

Nel 2014 avviene il colpo di stato pilotato dagli Usa in Ucraina e subito dopo la liberazione della Crimea popolata esclusivamente da russi, e dove la Russia ha l’irrinunciabile base di Sebastopoli. Il satellite tedesco assecondò gli Usa e ottenne il North Stream 2 con una prospettiva di raddoppio delle forniture di gas russo attraverso il Baltico per sostenere la propria industria. Ma gli Usa temono la stretta alleanza Germania-Russia-Cina, basata su rifornimenti energetici che la Russia potrebbe fornire in abbondanza agli altri due, Ne segue la distruzione dei due gasdotti da parte della Cia, goffamente fatta passare per attentato russo dai media occidentali come se parlassero non a gente razionale ma a degli zombi. Così la Germania cadde in recessione, senza neppure il coraggio di denunciare il sopruso americano.

Victoria Nuland, funzionario neocon, collaboratrice del vicepresidente Cheney e poi di Obama, nelle vesti di “assistant secretary” decise la composizione del governo di Kiev, instaurato grazie ai neonazisti del battaglione Azov. Quando l’ambasciatore Pyatt espose alla Nuland la linea più prudente di alcuni paesi europei, l’educata, civile e diplomatica risposta della Nuland fu: “Fuck Eu” (“Affanc… la Ue”). Siamo di fronte ad un politica imperialista temeraria e fuori controllo.

La burocrazia della Nato, già specializzata nel nemico Urss, ha il bisogno disperato di sostituirlo con nuovo avversario per giustificare la propria esistenza e i propri lauti guadagni di fronte agli interessi e ai privilegi della casta guerrafondaia che vive per combattere i nemici che essa stessa crea a beneficio delle potentissime lobbies dei fabbricanti d’armi.

In parallelo sanguinoso al colpo di stato del 2014, si moltiplicano le provocazioni occidentali alla Russia. Il governo fantoccio di Kiev è incoraggiato ad adottare atteggiamenti minacciosi nei confronti delle popolazioni russofone del Donbass. Il presidente Poroshenko: “Noi avremo le scuole, loro no, noi avremo le pensioni, loro no”. I bombardamenti sul Donbass russofono causarono 14.000 morti.

Nel 2015 accordi di Minsk stabilirono elementari norme di protezione delle popolazioni russofone del Donbass e per l’autonomia linguistica, con Francia e Germania garanti. Per ammissione dell’ex cancelliere Merkel e dell’ex presidente Hollande, nella visione occidentale gli accordi di Minsk erano un puro diversivo per permettere all’esercito ucraino di armarsi ed essere addestrato. Nel 2022 le delegazioni russa e ucraina avevano raggiunto un accordo di compromesso, per la neutralità dell’Ucraina e l’autonomia regionale e linguistica degli oblasti russofoni, ma Zelensky venne costretto dagli  Usa a rifiutare.

Frattempo continuava lo spiegamento di missili balistici occidentali a ridosso del confine russo, accompagnato da esercitazioni militari sempre più aggressive. L’Occidente ha umiliato una potenza nucleare e spinto Putin ad agire militarmente. Contro Putin (“killer” secondo Biden) sono stati lanciati insulti con un linguaggio che i dirigenti Usa con si erano mai permessi con i loro corrispettivi sovietici. La strategia Nato era basata sulla persuasione che la pressione avrebbe costretto la Russia ad arrendersi. Si tratta di calcoli dei neocon errati, al solito, come Afghanistan, Iraq, Siria e Libia dimostrano.

Ma nonostante i concreti ischi di fallimento gli Usa traggono enormi benefici dalla guerra in Ucraina: più stretto guinzaglio ai satelliti europei, enormi profitti per vendite di armi e gas a prezzo doppio di quello offerto dalla Russia. La Russia resiste e si rafforza, probabilmente Usa si ritireranno lasciando dietro di sé un paese in rovina e i sostenitori filoccidentali che avevano aizzato resteranno esposti alle vendette degli avversari, com’è avvenuto in Afghanistan e in Iraq. Vi è tuttvia un ulteriore vantaggio yankee: in questo caso non sono state impegnate truppe americane in grandi quantità, com’è invece avvenuto in altri casi. La carne da cannone è stata fornita invece dall’Ucraina.

Abbandonata l’idea del libero scambio e traditi così gli ideali liberali di prosperità per tutti, si torna ai brutali metodi dei gruppi di potere e del controllo di spazi strategici. Questa volta, però, non si tratta di maltrattare paesi più deboli, ma di affrontare colossi come Cina e Russia, intorno alle quali si coagulano i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), fondati nel 2010. Con le crescenti adesioni di nuovi Stati poco propensi a sottomettersi, gli Usa si trovano ad affrontare quasi tutto il resto del mondo. Il mondo sfugge al controllo della traballante “unica nazione indispensabile”, ma questa nel frattempo ha devastato l’Ucraina, rovinato una generazione, appesantito il dominio sui satelliti europei impoveriti. La “nazione indispensabile” ha segnato un altro dei suoi successi.

Un altro fronte caldo è quello dello Stato d’Israele, nato inizialmente da vasti acquisti di terra in Palestina fin dal 1917 da parte dei Rothschild. Il sionismo crebbe durante la prima guerra mondiale in vista del prevedibile crollo ottomano. L’insediamento dei coloni sionisti venne imposto con brutale violenza, ad esempio con la cancellazione del villaggio arabo Deir Yassim (massacro di 250 civili, donne e bambini). Il dominio sionista ashkenazita si stabilì riducendo i palestinesi sotto una totale discriminazione, mentre la forza militare sionista, sostenuta dagli Usa, vinceva tutte le guerre contro i Paesi arabi.

Gli Usa appaiono sempre più succubi di Israele: nessun politico americano che prenda distanze da Israele può avere una carriera. Sembra un’assurdità che un paese di pochi milioni di abitanti condizioni una superpotenza di di 330 milioni, ma ciò si spiega considerando che in entrambi domina la medesima lobby ashkenazita super-ricca di banchieri usurai, a cominciare da Rothschild, Rockefeller, Morgan, ecc. Politica, razionalità, diritti umani, umanità svaniscono di fronte al brutale predominio dello “sterco del diavolo”.

I Palestinesi vengono tenuti in condizioni di apartheid persecutorio molto più feroci di quelle sudafricane che tanto furore causavano nelle anime belle e nei salotti buoni dell’Occidente. L’oppressione dei Palestinesi incontra invece la totale indifferenza dei mass media asserviti al capitale finanziario usuraio, e l’opinione pubblica occidentale è assolutamente disinformata. Si giunge, nella primavera del 2024 al genocidio di Gaza, in perfetta continuità con la lunga sequela di atrocità sioniste.

Gli Usa non possono essere leader in un mondo di commercio libero, con istituzioni multilaterali e regole. L’egemonia è possibile solo in un mondo pieno di conflitti, instabile, in economia protezionistica e assoggettato militarmente. Esiste una forte biforcazione tra economia reale ed economia finanziarizzata, aggravata da internet ed algoritmi che trasformano le catene speculative in percorsi tortuosi e difficilmente controllabili. Di bolla in bolla speculativa, il debito crebbe fino al crollo del sistema nel 2008; fu immessa liquidità nel sistema per salvare le banche e rifinanziare il debito, si introdussero politiche monetarie restrittive e austerità a spese dei cittadini. Ne seguì stagnazione economica, mentre si stampava denaro che non veniva investito in attività produttive ma rendeva immensamente ricche le corporazioni finanziarie. Tra il 2010 e il 2021 ricchezza di Elon Musk e Jeff Bezos è salita da meno di 10 miliardi a 200 miliardi di dollari ciascuno. Black Rock gestisce 10.000 miliardi, Vanguard 8.000, State Street 4.000: questi tre colossi investono nel mercato finanziario, senza che venga creato profitto, attività produttive e tanto meno posti di lavoro. Contrariamente alla recessione che colpisce le economie reali, le grandi corporazioni finanziarie ingrassano: diseguaglianze moltiplicate, debito impazzito, guerre continue per alimentare il complesso militare industriale. Bolla dopo bolla, sempre più grande per rimediare a quella precedente, così che l’economia rischia di incepparsi. Di fronte all’ascesa della Cina (alla fine del 2022, 18,4% del Pil mondiale contro il 15,4% degli Usa), che diviene un concorrente sempre più forte, e alla formidabile e crescente presenza dei Brics, l’Occidente risponde con un cieco arroccamento e con la guerra. I conflitti ucraino e israelo-palestinese sono necessari per mantenere ad ogni costo l’egemonia del dollaro. Alle classi dirigenti occidentali non appare conveniente deporre le armi, e puntano sulla supremazia militare come unica carta rimasta per allontanare il più possibile il momento in cui sarà indispensabile condividere potere e meccanismi finanziari in un mondo multipolare dove gli Usa non saranno più “l’unica potenza indispensabile”.

Nessuna autentica informazione trapela in Occidente da parte di televisione e giornali, ma solo favole di buoni e cattivi. Buoni i “nostri”, cattivi o meglio pessimi tutti gli altri. Niente analisi che tengano conto della prospettiva storica ma nemici che gli eroi americani e sionisti combattono per salvare la “libertà”. Assoluta indifferenza verso le numerosissime vittime, ma ululante scandalo mediatico se gli oppressi, difendendosi, causano qualche perdita ai “buoni”. A nessuno che non sia omologato nel pensiero unico è permesso far carriera nei mass media o all’università. Poverini (giustamente commenta l’autrice), poi si sentono opinionisti e professorini proclamare di non aver subito alcuna pressione per raccontare le cose come le raccontano; per forza, sono stati selezionati “a monte”, non occuperebbero i posti che occupano se avessero mostrato un minimo di indipendenza di giudizio e di senso critico.

L’autrice di questo saggio fondamentale è stata insultata, calunniata e perseguitata, e questa è la migliore garanzia dell’aderenza delle sue tesi ai fatti reali, e della falsità della narrazione prevalente fabbricata per comodo dei padroni, o meglio di coloro che si credono “i padroni del mondo” e viaggiano invece, secondo il sottoscritto, verso un’inevitabile sconfitta.

EMILIO BIAGINI


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