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L’esperienza di Medjugorje diventa, per l’autore, occasione di profonde riflessioni sul destino umano, sia in senso individuale che universale. Sul piano individuale regna il mistero: moltissimi supplicano per avere miracoli e pochi li ottengono, altri ottengono ciò che non hanno chiesto, o più di quello che hanno chiesto: Dio, nella sua onniscienza, distribuisce i Suoi doni sapendo meglio di noi ciò che è bene per noi. Sul piano universale, ossia riguardante il destino dell’umanità, il mistero non è meno fitto: la fine del mondo è prossima o ci attende una rinascita della Fede e un’epoca migliore di quella spaventosa che sta alle nostre spalle? Il demonio è scatenato come non mai perché ha poco tempo: ma ne ha poco perché il Giudizio finale è alle porte o perché verrà di nuovo incatenato e la storia umana continuerà con una svolta verso il bene?

Il merito di Cammilleri è quello di non limitarsi a trattare il fenomeno Medjugorje in sé, ma di collocarlo nel contesto di una storia quanto mai politicamente scorretta, e quindi veritiera. La chiave è nella rivelazione privata del 1884 a Leone XIII (confermata da altre visioni di Don Bosco), mediante la quale il Santo Padre venne a conoscenza del complotto diabolico per distruggere la Chiesa. Il diavolo aveva chiesto un secolo per compiere la sua opera di distruzione: il Signore glielo aveva concesso: il maligno aveva scelto appunto il Novecento che stava per iniziare. Per parare il colpo, il Papa aveva scritto l’importantissima preghiera a san Michele Arcangelo, il grande nemico dei dèmoni, e ordinato che la si recitasse alla fine di ogni Santa Messa. Ma nel 1964 la maggioranza dei “padri conciliari” pensò bene di abolire questa salutare pratica, con i risultati che sappiamo.

La Santa Vergine è dunque scesa in campo, a Fatima e altrove, a contrastare le mene del maligno. Le apparizioni di Medjugorje sono esplicitamente collegate a quelle di Fatima, di cui rappresentano il compimento, e fanno parte di un sacrosanto disegno di recupero dei valori cristiani e di risanamento dell’umanità, nella speranza certa che alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.

Il libro è una straordinaria antologia di rivelazioni e miracoli che fanno sentire la presenza e l’onnipotenza divina, e offre un salutare contrasto con la paludata “scienza storica” politicamente corretta che imperversa dalle cattedre, tradendo e corrompendo gli studenti, ai quali nessun cattedratico farà sapere del miracolo della gamba ricresciuta a Calanda, in Aragona, nel 1640, così come nessuno, nel parlare di catastrofi ambientali, ricorderà che la spaventosa eruzione esplosiva del vulcano La Pelée, che devastò la Martinica nel 1902 e causò decine di migliaia di morti, fu preceduta di pochissime ore da una blasfema processione, che nessuno tentò di fermare, e alla fine della quale venne gettato nel vulcano un crocifisso: era un’epoca nella quale la Francia, sia metropolitana che oltremare, era in preda all’isterismo massonico-laicista (e lo è tuttora: ad essa dobbiamo l’infame costituzione europea che ignora le radici cristiane).

Parimenti, testi e professori descriveranno minutamente il terremoto di Messina del 1908, parleranno del diastrofismo della crosta terrestre, dell’intensità delle scosse, del numero dei morti, delle conseguenze sociali ed economiche dell’evento, ma non diranno mai che la catastrofe fu preceduta da orrende blasfemie e da un’esplicita sfida a Cristo a causare un terremoto. L’affondamento del Titanic è stato studiato nei minimi dettagli, è stato oggetto di innumerevoli pubblicazioni e film melensi su amori sbocciati a bordo e terminati in romantica tragedia, ma solo Rino Cammilleri ci informa delle scritte blasfeme che ne ricoprivano i fianchi, e dell’esplicita sfida al Creatore perché si provasse ad affondarla.

Questi e simili episodi sono “punizioni” divine? In senso stretto no. Dio è amore e non vuole il male, neppure per punire i peggiori peccatori. È il peccatore a condannarsi da sé: basta che Dio, brutalmente respinto, si ritiri, rispettando la libera scelta dell’uomo, e allora, cessata la protezione divina, hanno corso le cause naturali. Ma anche questo, per il credente, è consolante, perché così si compie la giustizia, e si compie visibilmente. L’altra, e maggiore, consolazione proviene dalla misericordia divina, specie in quei luoghi dove, come a Medjugorje, il cielo tocca la terra e il credente si accorge di non essere solo.

Il diavolo e i suoi accoliti umani si affannano a nascondere queste verità: a far passare le apparizioni come frutto di inganni, allucinazioni, suggestione, o semplicemente a ignorare tutto ciò che contrasta col più squallido materialismo. La Chiesa ha il compito di vigilare, discernendo il grano dalla crusca, perché una delle strategie diaboliche è proprio quella di suscitare false visioni che portino fuori strada. Tuttavia, non sempre i chierici operano al meglio: molti negano per partito preso, e sembra che una rivelazione privata sia per loro un’intrusione nelle loro (peraltro sacrosante) prerogative di unici custodi della verità.

E guai a parlare delle spaventevoli persecuzioni subite da Padre Pio ad opera dei suoi confratelli: a San Giovanni Rotondo i Cappuccini vendevano tutti quei libri sul grande santo dove le persecuzioni erano ipocritamente ignorate o minimizzate, ma non tenevano la veritiera e ottimamente documentata biografia scritta da Rino Cammilleri, “colpevole” di rivelare la politicamente scorretta verità. La consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, richiesta dalla Vergine stessa a Fatima, venne ritardata di molti decenni: molte catastrofi avrebbero potuto essere evitate. Contro Maria Valtorta continuiamo a sentire voci discordanti e poco caritatevoli, da parte di chierici che confessano di aver dato solo “uno sguardo” alle opere di lei. La diocesi stessa su cui sorge Medjugorje si ostina a negare l’autenticità delle apparizioni.

Di fronte alle voci contrarie, Rino Cammilleri dimostra autentico discernimento, applicando il dettato evangelico che prescrive di osservare le conseguenze: se da una presunta manifestazione celeste scaturisca o no del bene. E che il bene fluisca da Medjugorie a fiumi è difficile negare. Di qui la conclusione dell’autore, che faccio mia per intero: “Io ci credo.”

 EMILIO BIAGINI


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