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Opera difficile è scrivere quando la trama del racconto è già determinata e notissima. L’autore, tuttavia, è riuscito egregiamente ad animare lo svolgersi della storia, pur mantenendosi rigorosamente aderente al testo dell’Esodo. La forza del poema consiste nell’esplorazione del tormento di Mosè, dei suoi dubbi, delle sue umane paure di fronte al comando divino e alle opposizioni che incontra. Facile e insidiosa è la tentazione della vita comoda, ma Dio sospinge costantemente il Suo profeta che risponde con sofferta obbedienza.

 Narratori e diversi personaggi ben caratterizzati intervengono nell’azione, conferendole varietà e interesse. I versi sono fluidi e classici e il poema si presta ad essere rappresentato come un “mistero” medievale, possibilmente con opportuno commento musicale ed effetti di luce a sottolineare gli snodi drammatici, come le piaghe d’Egitto, magistralmente descritte da un narratore, e il passaggio del Mar Rosso, sottolineato da un drammatico succedersi di voci. Splendido è l’Intermezzo lirico che prospetta, come in un sogno del profeta, la tentazione nel Giardino dell’Eden e quindi il dilemma morale posto da ogni tentazione.

Naturalmente un’opera poetica e teatrale elevata non si adatta bene al disgraziato clima culturale esistente, o meglio il clima culturale non è all’altezza di saper apprezzare opere meritevoli. Comunque, un’opera come questa raggiungerà certamente lo scopo di far riflettere i suoi lettori, pochi o tanti che siano.

EMILIO BIAGINI

 


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