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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima (tripla) aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

FRATERNITÀ DELLA SS. VERGINE MARIA (2020) Padre Theodossios Maria della Croce, Siena, Cantagalli

Questo biografia di Padre Theodossios Sgourdelis colma una grande lacuna, permettendo finalmente di conoscere la santità di quest’uomo di Dio che offerse la sua vita per la Verità, e sempre operò per il bene della Chiesa e del prossimo. Quando era ancora di religione ortodossa già si distingueva per Fede e pietà, ma con il maturare della sua conversione al Cattolicesimo raggiunse una profondità mistica eccezionale, che gli permise di diventare maestro di Fede e fondatore di una sana e forte, anche se piccola per numero, congregazione religiosa.

Il volume è corredato di magnifiche, commoventi foto che documentano la vita del grande fondatore della Fraternità della Santa Vergine Maria, Padre Theodossios. Particolarmente toccante il bel disegno del Padre di un veliero che si allontana sul mare. Di famiglia umile e profondamente religiosa, il piccolo Theodossios trascorse serenamente i suoi anni formativi a Patrasso, dei quali scrive: (p. 26) “In questo clima d’infanzia – l’infanzia che ho vissuto non era popolata da pensieri complicati o da paure né da problematiche intellettuali – leggevo il segno nascosto dietro i vivi colori dell’insalata e dei pomodori lucidi e provavo un sentimento di riconoscenza per la bontà del creato. Attraverso qualunque cosa, l’uomo può innalzarsi verso Dio mediante la riconoscenza, e se ciò accade, tutta la natura, tutto quello che tocchiamo diventa eternità, viviamo l’eternità attraverso ciò che passa.”

Il miracolo non era cosa remota e favolosa per questa famiglia profondamente cristiana. Il fratello di Theodossios, Dinos, ricorda un fatto straordinario, che ricorda da vicino la moltiplicazione dei pani operata da Gesù, avvenuto durante le prima guerra mondiale, quando la Grecia era sotto assedio e a Patrasso, dove allora abitava la famiglia, regnava la fame, attenuata soltanto dal (p. 28) “mercato nero, con battelli sul mare. Un giorno il padre Ioannis “riuscì a portare a casa un inatteso sacco di farina. Maria [la madre] si mise subito al lavoro per farne del buon pane da distribuire anche ai vicini. Aggiunse il lievito e lasciò la pasta in un angolo, a riposare. Ma in breve la pasta gonfiò tanto che si dovette prendere un altro recipiente della stessa dimensione del primo; e poco dopo ancora un altro. Continuava crescere, tanto da riempire tutti i recipienti di casa, e ancora non si fermava. Maria non sapeva più cosa fare e chiamò il marito. In realtà aveva paura, cosicché finì con il chiamare un sacerdote il quale benedì la pasta raccomandando di conservare il silenzio sull’accaduto. (…) Ben più di cinquanta pagnotte furono distribuite, quando, all’origine, la quantità di farina sarebbe stata sufficiente sì e no per sette o otto.”

La vita di Theodossios venne sconvolta dalla tragedia che lo colpì il 28 maggio 1946 quando, tornando a casa, trovò la moglie Eleni, che era incinta, morta a causa di una fuga di gas. Nel suo immenso dolore trovò l’unico conforto possibile: la Fede in Dio. Un’eco di questa sua grande prova si ha nelle parole di una sua omelia, pronunciata molti anni più tardi, quando era già sacerdote (p. 43): “Nella mia vita, semplice e complicata, una vita di uomo comune, di non gran valore, Dio mi ha permesso di non chiedermi mai: Perché mi è capitato questo? Perché questo dolore? Perché questa prova? E Dio sa quante prove ho conosciuto nella mia vita! Lo dico per la vostra istruzione. Non domandate mai: Perché…? Dobbiamo prendere la croce, gridare di dolore forse, ma senza mai protestare e mai con durezza, perché Dio è il Signore, l’Organizzatore, il Dispensatore e il Padrone di tutto quello che succede sulla terra.”

Recatosi al monastero benedettino di Saint-Wandrille, in Normandia, (p. 45) scoprì la grande liturgia della Chiesa latina e ne ricevette tutto il messaggio di pace e di vita soprannaturale.” Fu il suo primo passo verso la conversione al cattolicesimo, Un episodio che richiama la conversione del grande scienziato danese luterano Nicolò Stenone (1638-1686), il quale, mentre era in visita in Italia, a Livorno fu profondamente impressionato dalla solenne processione del Corpus Domini: la magnificenza del rito, in potente contrasto con le piatte cerimonie protestanti, lo convinse a convertirsi al Cattolicesimo. Ben difficilmente oggi, dopo le sventate riforme liturgiche, l’effetto sarebbe altrettanto efficace.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i comunisti scatenarono in Grecia una spietata guerra civile. Nella stessa strada della famiglia di Theodossios, ad Atene, abitava Evanghelia Michaelidu, una donna umile, vedova di un funzionario statale, povera ma privilegiata da rivelazioni divine. Theodossios e suo fratello Dinos (che parlò diffusamente di lei nei suoi Ricordi) furono testimoni del ruolo straordinario che costei ebbe nella sconfitta del terrorismo comunista.

Naturalmente la storiografia laicista si limita a riferire i fatti esteriori, ignorando lo spirito (non dirà mai, ad esempio, che certe catastrofi sono state, “stranamente”, precedute di pochissime ore da riti blasfemi che deridevano Dio e Lo sfidavano appunto a scatenare una catastrofe, come a Bussana in Liguria nel 1887, a Saint-Pierre nella Martinica nel 1902 e a Messina nel 1908). Ma soprattutto la storia di Evanghelia non piacerà ai soavi cattolici liquefatti del “dialogo”, pronti a baciare Corani e scarpe di imam, a gridare “peccataccio!” a proposito delle Crociate, ai penosi preti modernisti che hanno tolto la spada di mano alle statue di San Michele Arcangelo e tradotto “Deus sabaoth” con “Dio dell’universo”, perché la traduzione esatta, “Dio degli eserciti”, disturbava i loro sensibili nervi politicamente e pacifisticamente corretti. Proprio per questo è un episodio particolarmente salutare, che ci ricorda come Dio è Dio, e non l’essere evanescente del delirio buonista postconciliare.

Evanghelia aveva conosciuto “casualmente”, o meglio provvidenzialmente, il generale Thrasibulos Tsakalotos, comandante dell’esercito regolare e, (pp. 51-51) “durante la guerra civile, l’intervento di Evanghelia fu decisivo: nella preghiera combatteva le forze del male invisibilmente e nel concreto, costituiva per l’esercito regolare un preziosissimo aiuto in quanto era in grado di guidare, tramite il generale Tsakalotos, le operazioni militari. Grazie infatti ad un dono datole da Dio poteva vedere le posizioni occupate dai gruppi comunisti nei punti più reconditi delle montagne: dalla sua cameretta (…) ad Atene, curva su una carta topografica militare, Evanghelia indicava giorno dopo giorno i nascondigli dei ribelli e suggeriva il piano strategico per attaccarli. Le notizie venivano subito comunicate, tramite Theodossios, alla moglie del Generale, rifugiata all’Hotel Grande Bretagne in Atene. Immediatamente erano trasmesse al fronte per mezzo di una linea telefonica segreta. Il Generale, spinto da una fiducia totale in Evanghelia, obbediva a quegli ordini. Un giorno, avendo ricevuto da parte del re un comando opposto alle indicazioni fornitegli da Evanghelia, scelse di prestare ascolto a lei, e la battaglia fu vinta.”

(p. 53) “La vittoria decisiva avvenne il 15 agosto 1948, quando Evanghelia convinse il Generale ad attorniare la montagna di Grammos e a prenderla di sorpresa. Molti soldati affermarono in seguito di aver visto, durante i giorni della battaglia, apparire misteriosamente quella data scritta sulla montagna. Il 14 settembre, festa della Santa Croce, la guerra civile era conclusa.” Lo stesso generale Tsakalotos (pp. 53-54), nel libro dei suoi ricordi di guerra, ne riferisce: “Nel mese di agosto 1948, a Grammos, i soldati del primo corpo di armata, di cui io avevo allora il comando, mi chiamarono perché venissi di fronte al riparo del quartier generale dei comunisti. La data del 15 agosto, festa della Santa Vergine, era chiaramente scritta nella pietra delle rocce. I soldati la leggevano e anch’io la lessi. Compresero che quella data indicava il giorno della vittoria. Lo credettero, e lo credetti anch’io.”

Le prediche e conferenze di Padre Theodossios, di cui il volume offre qualche saggio, sarebbe bene fossero pubblicate integralmente, poiché sono vere fonti di saggezza e guida spirituale e rivelano estrema lucidità di analisi. (p. 59) “Convinto che non sarà una sicurezza materiale a porre al sicuro la società dalle ideologie materialiste. Theodossios con la sua parola quasi fotografava i segni della decadenza e della fragilità: parlava del rischio per la società di entrare nel ‘compatto’, perdendo così sempre più la memoria interna dei principi eterni e la sensibilità spirituale e morale.”

Da vero leader, fondò la Lega della Libertà Spirituale. (p. 68) “Nel corso degli anni l’associazione assunse un carattere spirituale sempre più definito e si pose sotto la protezione della Madre di Dio; il 2 febbraio 1956 cambiò il nome in ‘Fraternità della Santissima Vergine Maria’. Si costituì allora una casa di preghiera in una piccola struttura a un piano, messa a disposizione dalla famiglia Fix nella proprietà a Mangufana, non lontano dalla capitale.”

Sotto la direzione di Diane-Maria Wormser, di famiglia ebrea ma convertita al Cattolicesimo, nacque la “Scuola della Fraternità della Santissima Vergine Maria”. (pp. 68-69) “Nella piccola Scuola si curava particolarmente la musica, lo studio del pianoforte e il canto polifonico. Il gregoriano era stato scelto per il canto delle lodi e di vespri secondo il rito benedettino, all’inizio e alla fine delle giornate.”

A Mangufana, accanto alla Scuola si cominciò nell’ottobre 1956 a costruire una cappella, sotto la supervisione di Theodossios. (p. 71) “Egli desiderava che quel tempio esteriore fosse l’espressione visibile del tempio interiore che si stava edificando nelle anime, e su questo concetto si soffermava in una lunga lettera scritta agli amici residenti all’estero (…)”. Altro che chiese-garage costruite per “adattarsi” al mondo moderno. Il mondo bisogna convertirlo, non blandirlo. Chi lo blandisce, chi si appiattisce sull’agenda laicista, mondialista, ambientalista, immigrazionista dei poteri forti, non è che sale insipido.

Nella costruzione della chiesetta, che era dedicata alla Madonna del Rosario, (p. 73) “(…) dopo che erano stati innalzati i muri esteriori e si era posizionata la struttura di cemento armato della futura iconostasi, si dovete constatare un evidentissimo errore di calcolo: in uno dei lati del santuario, nella parte destra, l’arco della porta era decisamente incompleto. Il muratore cominciò tutti i calcoli possibili. Inchiodata una trave di traverso sulla porta, piantato un chiodo al centro, non cessava di calcolare con una corda il giro dell’arco il quale, purtroppo, si interrompeva inesorabilmente di botto, tagliato dal muro. – Le misure, i calcoli, le proposte più diverse continuarono fino a che scese la sera; allora, a malincuore, non rimase altro che allontanarsi. Theodossios ripeteva: ‘Bisogna pregare’. L’indomani, di buon’ora, tutti erano di nuovo sul cantiere e con stupore dovettero riconoscere che il problema era scomparso! L’arco era perfetto! Lo si misurò due, tre, infinite volte… Non si poteva negare che la situazione era interamente mutata. Andreas, il capomastro, si segnò più volte ripetendo: ‘Grande è la sua grazia’.” Parlando con una delle giovani della Scuola (p. 74), Theodossios commentò: “Credi che sia difficile per Dio, il Creatore di tutte le leggi della natura, contrarre la materia?”. Questa sì che è Fede.

Monsignor Marius Makronitis, arcivescovo cattolico di Atene (p. 76) “non nascondeva le speranze che riponeva in Theodossios per un avvicinamento tra le due Chiese. Giunse persino ad affermare che vedeva in lui una somiglianza con J. H. Newman, promotore del Movimento di Oxford in Inghilterra.”

(pp. 78-79) “In questi anni [intorno al 1959], Theodossios scoprì la devozione al Sacro Cuore attraverso gli scritti di Marguerite-Marie Alacocque, devozione sconosciuta alla Chiesa d’Oriente. Spesso egli fu oggetto di critiche che mettevano in dubbio la sua dottrina e, quando le persone a lui vicine, prese dall’indignazione, volevano scrivere a sua difesa appellandosi alle autorità ecclesiastiche a Roma. Egli rispondeva pensosamente. ‘Non è questo che ci chiede il Cuore di Gesù!’.”

Alcuni anni dopo scrisse (p. 79): “Certe devozioni, come quella del Sacro Cuore di Gesù, del Cuore Immacolato di Maria, del Preziosissimo Sangue, del Santo Rosario, della Via Crucis non sono espressioni di pietà locale o geografica. Come il martirio di Santo Stefano riguarda la Chiesa universale, allo stesso modo la devozione al Cuore di Gesù concerne l’insieme della Chiesa, perché concerne il Cuore del Corpo mistico, che è più reale del nostro cuore di carne.”

Venne poi la triste epoca del Concilio Vaticano II. (p. 84) “Theodossios metteva in risalto l’entusiasmo e la buona volontà di quanti lavoravano per un autentico rinnovamento ma non taceva i pericoli che si profilavano e neppure la divisione che lui stesso constatava all’interno della Chiesa.” (p. 85) “Fedele ai suoi criteri di conoscenza sacra, Theodossios insisteva sulla necessità di distinguere il bene dal male, di riconoscere l’autentico desiderio di riforma dal semplice desiderio di cambiamento fine a se stesso.” (p. 86) “A tutte le correnti di filosofia e di teologia storicistiche che volevano turbare le coscienze Theodossios contrapponeva i valori sacri, eterni, intoccabili: ‘Il mondo sacro è il mondo del reale, e il reale non può essere sostituito. È il Padre che dona l’essere a tutto il reale. La Verità è, e nulla può sostituirla. La bontà di Dio è, la gioia eterna di fraternità dei Santi è, il mistero di Maria Regina è. Nessuna similitudine può sostituire il reale.’” Altro che lo sbavare di relativismo delle ranocchie infeudate nelle paludi universitarie!

Nel 1962 (pp. 86-87) “la Fraternità della S.S. Vergine Maria dovette prendere una grande decisione. Da un lato, in Grecia, la sua opera era sempre meno compresa dalla gerarchia cattolica locale ed era guardata con diffidenza dalle autorità ortodosse per timore del proselitismo. Dall’altro, a Roma, la voce della Chiesa nella persona di monsignor Paul Philippe – allora segretario della Congregazione dei Religiosi –, ripeteva l’invito di venire e di ricominciare là un nuovo cammino.”

(pp. 88-89) “Ancor prima che il Concilio si concludesse, nel marzo del 1965, Theodossios conobbe il Cardinale Giuseppe Siri. Vescovo ausiliare di Genova dal 1944, e dopo due anni suo arcivescovo, Siri aveva guidato la città nei momenti delicatissimi della guerra e del dopoguerra: Avrebbe poi condotto il suo gregge per lunghi anni, con spirituale lungimiranza tanto sul piano concreto, umano, che su quello dottrinale. Il suo insegnamento però superava i confini della diocesi e diverse lettere pastorali, da lui rivolte periodicamente ai fedeli della città ligure, venivano poi diffuse all’estero. In tal modo Diane-Marie, ancora in Grecia, ebbe modo di leggerne alcune. Ne rimase colpita e intuì che quel coraggioso vescovo avrebbe potuto comprendere l’opera di Theodossios e appoggiarlo. Per i misteriosi disegni di Dio, si scoprì che il parroco di Heraklion, Nicola Vidalis, aveva compiuto gli studi di teologia proprio a Genova e aveva persino ricevuto l’ordinazione diaconale dalle mani dell’Arcivescovo. Theodossios chiese di incontrare il cardinal Siri e partì per Genova con padre Vidalis.” (p. 89) “Erano il cardinal Siri e Theodossios, due personalità diverse sotto tanti aspetti eppure così simili nell’assolutezza dell’amore per la verità e per la Chiesa.”

Il Concilio si concluse l’8 dicembre 1965 e subito dopo la cerimonia di chiusura, il Cardinale venne nella casa della Fraternità per cantare i Vespri nella solennità dell’Immacolata Concezione, e pronunciò queste parole veramente profetiche: (p. 90) “Vedete, oggi si è concluso il Concilio. Sì, è concluso. Ma oggi comincerà la battaglia nella Chiesa. Perché tutto quello che si è tentato di far passare in Concilio, e lo Spirito Santo non ha permesso, si tenterà di farlo passare ora, interpretando male il Concilio. Tutto quello che di sbandamento dei costumi si sperava di avere e non si è avuto dal Concilio, si cercherà di averlo ora, un’altra volta, interpretando male il Concilio.” E in effetti i documenti del Concilio, con il loro linguaggio discorsivo e meno esatto rispetto ai concili precedenti, senza prese di posizione chiare nei confronti degli errori vecchi e nuovi che minacciavano la Chiesa (ad es. il mancato rinnovo delle condanne a comunismo e massoneria), si prestava egregiamente ad interpretazioni diverse.

Col benevolo sostegno del Cardinale Siri, tra la fine dell’anno 1967 e l’inizio del successivo, prese forma il progetto di approfondire l’esperienza maturata creando una nuova comunità, che fu approvata ufficialmente il 27 gennaio 1968 come “Pia Unione” e assunse il nome di “Iesus Sacerdos et Rex”. (p. 105) “Il 21 febbraio il cardinal Siri si trovava nella cappella delle Suore della Fraternità della SS. Vergine Maria. Vi erano riuniti i Fratelli della nuova Comunità e il Cardinale benedisse i crocifissi che avrebbero portato con sé. Li esortò insistendo sul significato del crocifisso. – “(…) Portare il crocifisso è mettere una netta divisione tra noi e il mondo (…) Quando si dice il mondo, si dice il mondo del peccato, della debolezza, dell’odio; ecco il mondo di cui si è detto ‘Totus in maligno depositus est’. Sapete anche molti bene che molti ridono di quello che vi dico. Vorrebbero piuttosto essere alleati del mondo, e in qualche modo rinnegare Gesù Cristo, per essere in pace con il mondo, ma il mondo è il luogo del peccato.” Granitica fede e chiarezza di esposizione erano due delle molte doti del Cardinale Siri.

Padre Theodossios (p. 108) “parlava della vita religiosa come l’analogia più alta della vita celeste. Fin dalla prima volta che era entrato in un’abbazia benedettina era stato conquistato dalla realtà monastica, dall’ordine e dall’armonia tra la vita e il pensiero che ne è la base, dai segni sacri che, egli diceva, sono di per sé una lode e, anche nel silenzio, trasmettono la carità della Chiesa. Ammirava la Regola di san Benedetto, la sua saggezza e profondità, e proprio per questo, ispirandosi a quel sacro ordine liturgico, aveva voluto che le Suore salmodiassero l’Ufficio divino in gregoriano secondo il rito benedettino.”

(p. 109) “Un piccolo aneddoto di quegli anni [‘70] è narrato da uno dei Fratelli: un pomeriggio uno di loro riferì con entusiasmo quanto il professore aveva spiegato nella mattinata riguardo alla coscienza. Influenzato dal pensiero materialista, questi aveva spiegato dove si trova nell’uomo la sede della coscienza dato che ormai, affermava, ne è stato individuato il punto specifico all’interno del cervello. ‘Ah, sì!’ – esclamò il Padre – ‘… e. qual è?’ ‘La circonvoluzione posteriore ascendente post Rolandica’ fu la decisa risposta. Al cenno negativo della testa del Padre il giovane insistette: ‘Ma sì, è proprio così!’ e ribadì la sua formula magica. Nuovo cenno di diniego del Padre. Alla domanda sconcertata: ‘Ma allora dove si trova?’ giunse rapida la risposta: ‘Nelle ginocchia, figlio mio!’.”

La scienza lo interessava moltissimo e ritrovava nella natura l’impronta dell’ordine impresso da Dio. Altro segno di ordine divino ritrovava nella musica. (pp. 110-111) “Quello che prima di tutto lo colpiva nella musica era l’ordine delle sue leggi. Si soffermava sulla bellezza degli accordi, degli armonici; trovava nella struttura stessa della musica una prova indiscutibile della-non casualità del mondo. ‘Dio è ordine’ diceva spesso citando J. S. Bach. – Non era raro che i due Conventi risuonassero di canti polifonici e musica strumentale poiché egli aveva a cuore che i suoi figli e figlie si dedicassero allo studio di uno strumento, e poi alla musica d’insieme e al canto corale. Lo scopo era senz’altro liturgico, ma non solo: la musica era una via per innalzare lo spirito e per elevare la vita fraterna, attraverso la disciplina che comporta; era anche una via di apostolato.” Ciò ricorda la fondamentale opera di filosofia e storia dell’arte Verlust der Mitte, di Hans Sedlmayr, che traccia la graduale rovina mortale, l’imbruttimento, la devastazione a cui sono andate incontro le arti, divenute sempre più produttrici di mostri, di donne con tre nasi, di tele tagliate col rasoio, di merda d’artista, di rumori diabolici fatti passare per musica, fino al blasfemo accompagnamento di chitarre al Sacrificio di Cristo da parte di aspiranti al festival di Castrocaro in vena di mettersi in mostra.

Ricorre di frequente nel libro, riguardo al pensiero di Padre Theodossios, la parola “soprannaturale”, indubbiamente non senza motivo. Con gioia soprannaturale, ad esempio, accolse l’effigie del Bambino Gesù di Praga, copia dell’originale conservato nella chiesa dei Carmelitani di Praga. (p. 112) “Era per lui il simbolo attivo ed efficace dell’Infanzia e della Regalità di Cristo Sacerdote, attributi che gli erano particolarmente cari in ragione dell’Innocenza e del sogno d’infanzia, della Regalità divina e del Sacerdozio eterno. Da allora circondò di venerazione il Bambino Gesù di Praga. Gli testimoniava in mille occasioni la sua fiducia, particolarmente per quel che riguarda i problemi economici della due Comunità. Lo chiamava ‘il mio Banchiere’. Per ogni preoccupazione (…) si affidava a lui (…) Innumerevoli sono i miracoli che il Bambino Gesù ottenne attraverso quella statua e di cui furono testimoni i Fratelli e le Sorelle della Comunità.”

Padre Theodossios, grazie alla sua enciclopedica cultura, teneva spesso conferenze alle due Comunità e a persone amiche, nelle quali (p. 113) “partiva da qualsiasi tema per giungere a una maggior penetrazione del mistero di Dio e dell’anima umana. Poteva prendere spunto da argomenti di teologia, ma anche dalle leggi del mondo naturale, dalla musica, dalla fisica, dall’astronomia, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Quanti assistevano non potevano dimenticare i cartelloni con la struttura del nucleo atomico e con la tavola di Mendeleev, che uno dei fratelli aveva disegnato a sua richiesta. Se ne serviva per illustrare lo straordinario ordine della Creazione di Dio. Cercava di sondare il mistero della luce, realtà materiale alla base di tutto il creato.”

In ciò Padre Theodossios era in sintonia col grande vescovo di Lincoln Robert Grosseteste (1175-1253), uno dei fondatori della fisica, colui che per primo pose il problema della misurazione in fisica e utilizzò la geometria per comprendere i fenomeni ottici. Poiché Dio aveva creato per prima cosa la luce, Grosseteste postulò la luce come principio originario del movimento e ne dedusse che la base della spiegazione scientifica fosse la scoperta delle leggi che la governano. Il comportamento della luce (propagazione, riflessione e rifrazione) obbedisce a leggi geometriche, e per mezzo della luce i corpi più elevati esercitano la loro influenza su quelli più bassi. Grosseteste ne concludeva che il movimento stesso segue leggi matematiche. Sulla scia del vescovo di Lincoln si posero Ruggero Bacone, Oresme e tanti altri geniali studiosi medievali che aprirono la strada alla scienza moderna che fu sempre impresa cristiana, nonostante i tentativi massonici e illuministici di far passare per “oscuro” lo splendente Medioevo.

Ma per quanto affascinante gli apparisse la scienza, come pure la bellezza della musica, per Padre Theodossios si trattava pur sempre di “introduzioni”, perché percepiva che la distanza tra la parola umana e la maestà della realtà da esprimere era davvero troppo grande. Anche gli spettacolari successi tecnologici gli suscitavano dubbi. Scrive madre Diane-Marie: (p. 114) “Fin dal 1950 il Padre aveva percepito che, con lo sviluppo della tecnologia, sulla terra una nuova era aveva avuto inizio. Sempre più, tutto sarebbe stato sottomesso a questo sviluppo a oltranza e l’umanità si sarebbe immersa in un’esaltazione di se stessa e delle proprie capacità, a discapito dei veri valori. Aveva capito che la Chiesa non deve su questo punto entrare in concorrenza con il mondo e aver timore di rimanere isolata, ma è chiamata a penetrare in una maggiore conoscenza di quella che è la vera scienza.”

Sempre madre Diane-Marie scrive: (pp. 114-115) “Sentiva che lo sviluppo scientifico della nostra epoca, in tutti i campi, può essere un cammino affinché gli uomini siano guidati a una conoscenza dell’universo che non sia più separata e frammentaria. Seguiva le scoperte continue nel campo della fisica e dell’astronomia… e nonostante le nostre conoscenze estremamente rudimentali in queste materie, con una pazienza a tutta prova voleva iniziarci all’universo della fisica atomica e quantistica che svela la sua meravigliosa coerenza e la sua dipendenza dal Creatore.” Era il grande teologo Réginald Garrigou-Lagrange, al quale lo legava una grande amicizia, a spronarlo alla ricerca dei “segni” divini nella natura, fino a suggerirgli di scrivere un libro sull’argomento.

(p. 115, nota 102) “Aveva incaricato una Sorella, che aveva sostenuto solidi studi scientifici, di tenersi al corrente delle ultime scoperte, particolarmente su quanto riguardava la scoperta del ‘gravitone’. Non era raro che padre Theodossios, incontrandola, le domandasse se infine era stato scoperto. Questa particella infinitesimale era stata prevista da Einstein. È legata alle onde gravitazionali e dunque alla legge di gravitazione universale. Questo interesse del padre Theodossios veniva dalla questione che si poneva: Come agisce la forza di gravità nell’universo?”

(p. 115, nota 103) “Insisteva sulla differenza tra gli elementi della chimica che dipendono solamente dal numero dei protoni, perché non si tratta di differenza di sostanza ma del numero dei protoni. Quest’ordine numerico (da 1 a 92) non è frutto del caso ma del decreto di un’Intelligenza Creatrice.” In realtà, col laurenzio, del gruppo degli attinoidi, si giunge a 103 elementi.

A Padre Theodossios sarebbe certamente interessato quanto scrive il fisico teorico Gasperini, dell’università di Bari, su un’altra particella, il dilatone, che sembra spinga senza limiti l’espansione dell’universo, facendola sempre più accelerare, ciò che indica come l’universo conosciuto evolve a senso unico, da un principio, nel big bang di 13,7 miliardi d’anni fa, ad una fine per inesorabile aumento dell’entropia. Al fisico austriaco Ludwig Boltzmann (1844-1906) va il merito di aver compreso per primo, già nel 1877, la fine dell’universo come fine di ogni mutamento, e quindi del tempo, in seguito all’esaurimento dell’energia potenziale, cioè al raggiungimento del livello massimo di entropia.

Non solo, ma si prospetta pure la scoperta della fase dell’universo antecedente al big bang, una fase di gestazione che finora può venire descritta solo in termini di fisica teorica, e che attende ancora conferme sperimentali, ma che comunque permette al citato Gasperini di tradurre in termini moderni i primi versetti della Genesi, che sono inevitabilmente simbolici, essendo rivolti, all’inizio, a gente di cultura tecnico-scientifica men che rudimentale; e naturalmente né la lingua ebraica, né alcuna altra lingua antica, possedeva termini per indicare, neppure approssimativamente, i concetti astrofisici: “campi” (in senso cosmologico), “sorgenti” (pure in senso cosmologico), “vuoto perturbativo”, “stringhe”, “grande esplosione”. Il ricorso a termini semplici come “acque”, “abisso”, “luce”, era inevitabile.

Gasperini dunque traduce il racconto della Creazione (“In principio creò Dio il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota, e lo Spirito di Dio si librava sulle acque”, Genesi 1, 1) in questi termini fisici: “In principio Dio creò i campi e le sorgenti. Le sorgenti erano incoerenti e immerse nel vuoto e questa materia aveva interazioni nulle. E il dilatone fluttuava sul vuoto perturbativo di stringa”. Il momento successivo, quando Dio dice “Sia fatta la luce”, corrisponde al big bang. Le stringhe sono forme filamentose che la materia assumerebbe ad altissima energia. Il vuoto perturbativo è un regime molto piatto, vuoto, freddo e instabile assunto dall’universo in un’epoca remota anteriore al big bang. In queste condizioni non valevano le leggi fisiche a noi note. La teoria delle stringhe ci dà equazioni gravitazionali diverse da quelle della relatività generale, ed ecco perché è stata introdotta la nuova forza gravitazionale repulsiva del dilatone. Con la crescita del dilatone aumentava la costante gravitazionale, l’universo tendeva a contrarsi e crescevano perciò sia la curvatura sia lo spazio-tempo. La crescita della curvatura portò l’universo ad addensarsi e a diventare sempre più caldo, finché la radiazione prodotta a livello microscopico divenne dominante, con tutto l’universo concentrato in uno spazio di un centesimo di millimetro cubo. La densità arrivava ad essere 1080 volte più grande di quella di un nucleo atomico: la densità limite planckiana (così detta perché postulata dal fisico Max Planck), al di sopra della quale lo spazio, il tempo e la materia non seguono le leggi della meccanica quantistica (ossia della meccanica basata su particelle elementari), mentre per densità minori cominciano a seguirle. A quel punto avvenne la “grande esplosione” che generò l’universo planckiano che noi conosciamo.

Altra conferma alla ricerca dell’ordine divino nella natura da parte di Padre Theodossios viene pure da quanto scrive Michio Kaku, professore di fisica teorica al City College di New York, il quale ha analizzato il comportamento della materia a scala subatomica mediante un “semi-radio primitivo di tachioni” secondo un nuova tecnologia creata nel 2005, che simula l’effetto del reale tachione. (Il tachione è un’ipotetica particella avente massa immaginaria e velocità superiore a quella della luce, ma peraltro compatibile con la teoria della relatività.) Il professor Michio Kaku ha così ottenuto un piccolo punto nello spazio totalmente libero da ogni influenza dell’universo, il caos assoluto. Una volta che il campo tachionico ha raggiunto il potenziale minimo, cioè ha subito il processo di condensazione, i suoi quanti non sono più tachioni ma bosoni di Higgs, che hanno massa positiva e ne consegue la transizione dal caos all’ordine, una transizione che presuppone necessariamente un’intelligenza. La conclusione di Michio Kaku è che “tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non avrà alcun significato, per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create. (…) Dio è un grande matematico.”

Infatti, se il bosone di Higgs avesse un valore appena lievemente minore, la materia non avrebbe potuto nascere, e l’universo sarebbe costituito esclusivamente di energia, mentre con un valore appena lievemente superiore la materia sarebbe divenuta stabile e indistruttibile. La scoperta di questo bosone, oltre a confermare ulteriormente la nascita e l’evoluzione dell’universo secondo il modello standard basato sul big bang, rappresenta pure un’ulteriore conferma del fatto che l’universo, fatto di materia non stabile, è destinato a finire, e che il suo sviluppo si svolge secondo una sottile logica matematica. Principio e fine, dunque, e perfetto ordine, con tanti saluti alla barzelletta dell’universo “eterno” e “governato dal caso” – barzelletta che non fa nemmeno ridere.

Oltre alla vera scienza che avvicina a Dio, un’altra preoccupazione di Padre Theodossios era la necessità di rinnovamento spirituale. Nei Quaderni di appunti della Scuola della Fraternità egli scriveva (p. 118): “Per poter pesare sulla bilancia della giustizia eterna e salvare milioni di uomini bisogna essere creature nuove. Amare Dio, amare in Dio, sacrificarsi in questo amore, spazzar via tutte le filosofie, le considerazioni e la piccola morale sociologica e abbracciare con tutto il cuore la grande morale della Croce di Cristo. Non vi è problema, non vi è ambizione superiore a questa, che debba occupare la nostra attenzione: né i libri, né il canto, né l’apostolato, né la sicurezza materiale, tutte queste cose sono degli ornamenti, degli aggiustamenti del mondo naturale che vengono in secondo luogo. La prima cosa deve restare costantemente la libertà interiore, la nuova creatura.”

Padre Theodossios offriva veramente la sua vita per la Verità. (p. 129) “Per questo non esitò a esporsi personalmente in tante circostanze per difendere la dottrina della Chiesa: egli vedeva nei dogmi e nelle direttive del Magistero non verità astratte capaci di soddisfare una semplice curiosità intellettuale né incentivi per alimentare una piccola pietà personale (o ancor peggio un sottile o palese orgoglio), ma risposte la sete profonda di ogni uomo, il rivelarsi della sua missione eterna.” Altro che “Amate Dio, non i dogmi”, come se i dogmi non fossero gli amorevoli insegnamenti divini dati per la nostra salvezza.

Allo scopo di mettere in guardia le anime contro le correnti postconciliari estranee a Cristo, Padre Theodossios, mentre già si avvicinava la fine della sua esistenza terrena, decise (p. 132) “di raccogliere in un testo i criteri della dottrina, che permettessero di ritrovare ‘garanzie della verità’ in un’epoca ‘dove la dottrina era assalita da ogni parte, dalla base fino al vertice’. [e non aveva ancora visto niente]. In questo lavoro che intitolò La regola d’oro della dottrina della Chiesa (…) si servì essenzialmente delle Costituzioni del Concilio Vaticano II per ribadire criteri eterni, vivi e ben radicati nell’insegnamento della Chiesa.”

(p. 134) “Padre Theodossios soffriva profondamente per le negligenze del culto eucaristico. Nelle sue omelie per il Giovedì Santo non si stancava di ricordare la maestà della presenza divina sull’altare.” Parimenti aveva a cuore le gravi deviazioni teologiche postconciliari. Aveva sempre indicato il mistero dell’Annunciazione (p. 139) “come punto di partenza dell’intera Redenzione; trovava in esso l’evidente confutazione alle correnti teologiche che sono penetrate fin nell’interno della Chiesa e hanno trasformato il messaggio del Vangelo, riducendolo troppo spesso a una dottrina sociale.”

Nel libro Affidati a Maria, Padre Theodossios ricordava: (p. 141) “A quanti volevano intraprendere una via di conversione e di approfondimento spirituale, qualunque fosse il loro stato di vita, padre Theodossios consigliava come primo atto da compiere la consacrazione alla Santissima Vergine, in particolare secondo l’insegnamento di san Luigi Maria Grignon de Monfort. È lei infatti il nostro baluardo, è lei che ‘intercede ed è sempre presente nella Chiesa, tra gli uomini, anche se non la vediamo; è sempre con noi, come una benedizione, come un amore supremo’.” Altro che “semplice discepola”, come pretendono di vederla i protestanti e i cripto-protestati (neanche tanto “cripto”) annidati nella Chiesa.

Colpito da tumore ai polmoni con metastasi ossea, Padre Theodossios entrò nell’eternità “che solo amore e luce ha per confine” a Bagnoregio il 19 maggio 1989. Il 2 dello stesso mese si era spento il suo grande amico, l’indimenticabile Arcivescovo di Genova Cardinale Giuseppe Siri.

Concludendo, questo libro è non solo un validissimo documento storico della vita di Padre Theodossios, ma una preziosa testimonianza di fede, che dovrebbe essere letta da tutti: dai cristiani per rafforzare la fede, dai non cristiani per cominciare a vedere la luce attraverso la vita e le opere di un santo.

EMILIO BIAGINI


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