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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

MARCO RESPINTI, Evoluzionismo: dubbi e obiezioni, Milano, I quaderni del Timone, 2019

Segue una recensione di Emilio Biagini.

Questo sintetico libretto sintetizza la storia dell’evoluzionismo ed espone i molti dubbi che questa teoria, o meglio ideologia, suscita. Questa vecchia concezione del mondo vivente era all’inizio solamente una forma di lamarckismo leggermente modificata, basata sull’idea che l’ambiente modificasse gli organismi e che le modifiche si tramettessero ai discendenti, in modo da dare luogo alla nascita di nuove specie.

La scienza della genetica, fondata dal geniale monaco agostiniano Gregor Mendel, mise in crisi questa semplicistica spiegazione, ma i darwiniani, lungi dal demordere, escogitarono il neodarwinismo, secondo cui avverrebbero cambiamenti nel patrimonio genetico tali da dare luogo ad organismi differenti, sui quali si eserciterebbe la “selezione naturale” dell’ambiente. Qualcosa del genere può avvenire all’interno di ciascuna specie, formando nuove varietà, ma ogni specie presenta un cariotipo originale che costituisce una barriera genetica. E infatti nessuno, né in natura né in laboratorio, ha mai assistito alla nascita di una nuova specie.

L’evoluzionismo è pure contraddetto dai fossili. Numerosissime sono le specie animali e vegetali conservatesi identiche per decine o centinaia di milioni di anni, mentre mancano del tutto gli “anelli di congiunzione”. Infatti, se l’evoluzionismo corrispondesse a realtà, dovrebbero esservi numerosi “tentativi” più o meno riusciti e organismi intermedi tra un gruppo e l’altro. Al contrario ogni specie è ben individuata e sé stante. Quanto all’origine della specie umana, si sono inventate le ipotesi più strane partendo da minuti frammenti scheletrici quanto mai problematici, mentre la fede evoluzionistica, nel caso del genere umano, è più che altro affidata a disegni altamente fantasiosi.

Il grande successo dell’evoluzionismo è dovuto al fatto che offriva un ottimo sostegno all’imperialismo britannico. Non solo permetteva di presentare la “razza” (sic!) anglosassone come legittima titolare del dominio mondiale, ma dava anche la possibilità di mettere in scacco il Cristianesimo, che aveva il torto di difendere i nativi. Non a caso Darwin, dopo il primo libro, del 1859, che non si occupava della nostra specie, fu indotto a scriverne un secondo, pubblicato nel 1871, nel quale veniva specificamente trattata la questione dell’origine dell’uomo. A spingere Darwin in questa direzione fu Thomas Huxley, comunemente considerato il “cane da guardia di Darwin”. Più esatto sarebbe dire che era Darwin il “cagnolino da passeggio” di Huxley.

Anche oggi, l’evoluzionismo, entusiasticamente abbracciato dai “cugini” americani del tramontato impero britannico, viene promosso con entusiasmo e grande dispendio di mezzi, insieme all’inseparabile malthusianesimo che era stato per Darwin una fondamentale fonte di ispirazione per le sue idee di “lotta per la vita” e “selezione naturale”, idee sempre utili alle élites mondiali per i loro piani di sopraffazione e dominio. Si aggiunga che il materialismo darwiniano è estremamente gradito a chiunque non gradisca il “fastidio” dei Dieci Comandamenti.

Il testo di Respinti costituisce senza dubbio un’utile presentazione dell’evoluzionismo e della sua inconciliabilità con i fatti reali e con l’onestà. Sarebbe stato anzi utile calcare maggiormente su questo lato del problema, ad esempio sui disegni di Haeckel che vorrebbero forzare una somiglianza di vari animali con l’uomo allo stadio embrionale, sulla falsificazione dell’Archaeopteryx scoperta dal fisico Fred Hoyle, e sul fatto che i vecchi esperimenti sulla Drosophila melanogaster vengano tuttora sbandierati come “dimostrazioni dell’evoluzionismo”, mentre provano esattamente il contrario. Un altro punto che sarebbe stato meritevole di attenzione è che i proponenti degli “equilibri punteggiati”, che pure erano evoluzionisti e atei e non certo “reazionari cristiani”, sono stati violentemente attaccati dall’establishment perché il loro scenario faceva scomparire la “lotta per la vita” che è l’unica cosa che serva agli interessi propagandistici dei poteri forti.

Un altro aspetto che sarebbe stato utile sottolineare è che, in linea puramente teorica, l’evoluzionismo non contrasta con la Fede cristiana, purché non si pretenda di spiegare con esso anche l’anima umana, come fa l’evoluzionismo radicale. Sempre in linea puramente teorica, si può dire che Dio avrebbe anche potuto scegliere di creare attraverso l’evoluzione, e infatti la Chiesa non ha mai condannato il darwinismo e non ne ha mai messo all’indice le opere. In tal modo si disinnesca la classica obiezione avversaria: “Siete contrari a Darwin per bigottismo religioso.”

Invece la religione non c’entra affatto. Le obiezioni contro il darwinismo non sono religiose ma esclusivamente scientifiche. Se i cattolici trovano indigesto Darwin è perché sono abituati a usare il cervello, non perché sono bigotti. Del resto anche moltissimi laicisti e agnostici avanzano forti dubbi sul darwinismo: vedi ad esempio il recente libro del matematico Ronald Meester della Libera Università di Amsterdam (Arrogant. Waarom wetenschappers vaak minder weten dan ze denken, Uitgeverij Ten Have, Utrecht, 2019; traduzione del significativo sottotitolo: “perché gli scienziati sanno molto meno di quanto pensano”). Il darwinismo è sbagliato semplicemente perché è sbagliato.

EMILIO BIAGINI


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