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Lunga la lista degli imbecilli che si affrettarono a sconfessare le Crociate e profondersi in scuse con gli islamici, a partire dal velenoso Illuminismo, da Voltaire a Diderot, a Gibbon.

Profondamente indignati dello sfacelo delle scienze geografiche causato dal “politicamente corretto” di stampo anglosassone, ci permettiamo di dedicare una menzione particolare al miserabile articolo di Nick Megoran, dal titolo “Towards a geography of peace: pacific geopolitics and evangelical Christian Crusade apologies”, ossia: “Verso una geografia della pace: geopolitica pacifica e crociata cristiana evangelica delle scuse”. L’articolo, pubblicato dalle prestigiose (si fa per dire) Transactions dell’Istituto dei Geografi Britannici nel 2010, riferisce su questa brillante iniziativa di un gruppo di “cristiani evangelici”, ossia di protestanti, che si sono sentiti in dovere di andare in giro lungo l’itinerario dei Crociati a chiedere scusa per le Crociate stesse. Questi individui, evidentemente con molti soldi e tempo libero da sprecare, se ne sono andati a spasso chiedendo scusa a destra e a manca a gente che deve averli guardati come marziani. Ovviamente, dietro a tutto questo, non potevano che esserci questioni di portafoglio: le sistematiche aggressioni statunitensi ai popoli dei Medio Oriente per rafforzare la presa colonialistica sulle risorse petrolifere andavano rafforzate da una pesante propaganda per dimostrare che lo Zio Sam, in realtà, non era un orco armato di missili “intelligenti” (guarda dove va a cacciarsi l’intelligenza!), ma un simpatico vecchietto benevolmente anticolonialista.

Secondo la letteratura promozionale di questa “passeggiata delle scuse”, i promotori si illudevano di “dare un contributo importante alla pace tra i popoli della cristianità, dell’islàm e del giudaismo”. Un libello di reclutamento particolarmente importante prodotto nel 1996 sostiene che ‘la radice prima’ della reciproca sfiducia e del conflitto fra questi popoli ‘si trovano in eventi che ebbero luogo quasi 900 anni fa, le Crociate, il cui epitaffio fu “un profondo odio reciproco”. Infatti, com’è noto, gli islamici non avevano mai aggredito nessuno; erano arrivati, in Palestina come altrove, agitando ramoscelli di ulivo, non avevano mai perseguitato cristiani ed ebrei, e senza le crociate sarebbero stati sempre buoni e tranquilli rivolti verso la Mecca.

Il “disinnesco” di questa eredità di odio avrebbe eliminato un ostacolo alla conversione dei musulmani al Cristianesimo, come affermò uno dei capi della pagliacciata, “poiché avrebbe rimosso le barriere tra “il mondo islamico e l’evangelismo”. In realtà le opinioni geopolitiche profondamente radicate dei missionari evangelici americani vennero trasformate attraverso l’atto di chiedere scusa per le Crociate”, così che a un certo punto si parlò più di “convertire”: erano invece gli sfaccendati sprovveduti a farsi “convertire”. Circa 3000 persone da oltre 30 paesi presero parte alla “passeggiata”, tutti protestanti di varie denominazioni. (Fra parentesi, a quando le scuse per i massacri protestanti in Irlanda e nelle Highlands scozzesi? A quando le scuse per l’aggressione laicista al popolo italiano sponsorizzata dalla massoneria anglosassone e spacciata per “risorgimento”? A quando le scuse per i massacri perpetrati nel Sud d’Italia dai “liberatori risorgimentali”, laicisti, garibaldini e massoni, sotto lo sguardo benedicente, e l’enorme flusso di denaro, della massoneria britannica?)

Ed ecco i paludati storici anglosassoni protestanti e laicisti in azione: secondo Geoffrey Barraclough, gli insediamenti crociati furono “centri di sfruttamento coloniale”, per Karen Armstrong, furono “le nostre prime colonie”. (p. 138) .

Tutto falso.

Illustri storici (Alfred J, Andrea, Peter Edbury, Benjamin Z. Kedar, Thomas Fadden, Edward M. Peters, Jean Richard, Jonathan Ridley-Smith, Christopher Tyerman) hanno ribaltato queste banalità politicamente corrette, dimostrando che “le crociate furono scatenate dalle provocazioni islamiche; da secoli di sanguinosi tentativi di colonizzare l’Occidente e infine da nuovi attacchi contro pellegrini cristiani e luoghi santi. Anche se le crociate furono motivate da un appello del papa, questo non aveva nulla a che vedere con le speranze di convertire gli islamici. E non furono affatto organizzate e condotte da figli ‘di troppo’, ma dai capi di grandi casate perfettamente consapevoli del fatto che i costi sarebbero stati di gran lunga superiori ai modestissimi guadagni che ci si poteva aspettare: la maggior parte vi partecipò con costi personali elevatissimi, alcuni arrivarono al punto di rovinarsi consapevolmente per potervi prendere parte. Per giunta, i regni crociati, fondati in Terra Santa e che resistettero per duecento anni, non furono affatto finanziati dalle tasse locali, ma al contrario richiesero immensi finanziamenti dall’Europa. Inoltre, è completamente assurdo attribuire le posizioni moderne in fatto di corretta conduzione delle operazioni militari agli eserciti medievali: sia cristiani che musulmani osservavano norme di guerra del tutto diverse dalle attuali. Infine, l’affermazione secondo cui per un millennio i musulmani avrebbero nutrito un profondo risentimento a causa delle crociate è assurda; l’ostilità islamica derivante dalle crociate non si manifestò fino al 1900 circa, come reazione al declino dell’Impero Ottomano e all’inizio del colonialismo europeo in Medio Oriente.” (p. 139).

“Sembra molto strano che quanto attualmente condannano a gran voce le sofferenze e le ingiustizie provocate dagli europei nei loro imperi coloniali, evitino di prendere in considerazione le analoghe conseguenze dell’imperialismo islamico.” (p. 140).

“Nel 1009, su indicazione del califfo fatimita al-Hakim, a Gerusalemme i musulmani distrussero la Chiesa del Santo Sepolcro, la splendida basilica che Costantino aveva fatto erigere sul luogo dove si riteneva fosse situata la tomba in cui Cristo fu deposto prima della Resurrezione.” (p. 141).

“(…) Alessio Comneno, imperatore di Bisanzio, scrisse dalla sua capitale minacciata al conte delle Fiandre chiedendo che lui stesso e i suoi colleghi cristiani in Occidente gli venissero in aiuto. Nella lettera l’imperatore descriveva dettagliatamente le raccapriccianti torture subite dai pellegrini e le ignobili profanazioni di chiese, altari e fonti battesimali. Se Costantinopoli fosse caduta in mano ai turchi, non solo altre migliaia di cristiani sarebbero state massacrate, torturate e stuprate, ma ‘le più sante reliquie del Salvatore’, radunate nel corso di secoli, sarebbero andate perdute.” (p. 143).

“Se ci fosse stata una pressione finanziaria sulla classe dei cavalieri, l’ultima cosa che avrebbero fatto sarebbe stato partire per una crociata in Terra Santa. Come spiegava Peter Edbury, ‘combattere una crociata era costoso, e i costi erano sostenuti interamente dai crociati stessi, dalle loro famiglie, dai loro signori e, sempre più a partire dal XII secolo, dalle tasse imposte dalla Chiesa in Occidente’. Persino i numerosi castelli e presidi crociati, con i quali per duecento anni i cristiani controllarono parti della Terra Santa, non furono costruiti o finanziati (p. 145) con tributi locali, ma con fondi inviati dall’Europa. La grande ricchezza degli ordini cavallereschi non era dovuta a saccheggio: proveniva da donazioni e lasciti in Europa.” (p. 146).

“Se i crociati non fossero stati motivati dalla religione, ma dal desiderio di conquista e di bottino, i cavalieri europei avrebbero risposto già quando, nel 1063, papa Alessandro II aveva proposto una crociata per cacciare dalla Spagna gli infedeli musulmani. A differenza della Terra Santa, la Spagna moresca era ricchissima (…) Invece quasi nessuno rispose alla chiamata del papa.” (p. 150).

“I forti preconcetti di tantissime storie delle crociate stilate da autori occidentali non potrebbero essere più evidenti se si considera che ai massacri compiuti dai musulmani viene dedicata scarsissima attenzione.” (p. 157).

“Si è dato un gran peso al fatto che, quando riconquistò Gerusalemme, il Saladino non massacrò i cristiani. (…) In effetti, Saladino aveva intenzione di massacrare i cavalieri che difendevano Gerusalemme, poi però offrì loro un salvacondotto in cambio della resa senza resistenza (e a differenza di molti altri leader islamici mantenne la parola). Nella maggior parte degli altri casi, Saladino fu tutt’altro che cavalleresco. Dopo la battaglia di Hattin, per esempio, prese parte personalmente al massacro di alcuni cavalieri catturati e si divertì ad assistere all’esecuzione dei restanti.” (p. 158).

“Non solo molti storici occidentali hanno ignorato il vero Saladino, ma si sono occupati poco o nulla di Baybars (o Baibars), sultano d’Egitto, anche se nelle cronache islamiche è molto più osannato di Saladino. Quando, nel 1266, conquistò la fortezza templare di Safad, Baybars fece massacrare tutti gli abitanti, sebbene durante i negoziati avesse promesso di risparmiare loro la vita. Quello stesso anno le sue truppe conquistarono la grande città di Antiochia. Sebbene la città si fosse arresa dopo soli quattro giorni di assedio, Baybars ordinò che tutti gli abitanti, comprese le donne e i bambini, fossero uccisi o venduti come schiavi.” (p. 159).

“Persino quando furono combattute, i cronachisti musulmani dedicarono loro pochissima attenzione, considerandole invasioni di ‘persone rozze (…)’ Per di più, la maggior parte degli arabi liquidavano le crociate come attacchi contro gli odiati turchi (p. 161) e pertanto di scarso interesse. Anzi, in una cronaca scritta da Ibn Zafir alla fine del XII secolo, si diceva che era stato meglio che i franchi avessero occupato il Regno di Gerusalemme, perché questo aveva impedito ‘il diffondersi dell’influenza dei turchi nel territorio dell’Egitto’.” (p. 162).

“Dunque, gli attuali ricordi e risentimenti islamici legati alle crociate sono una creazione del XX secolo, alimentati in parte ‘dall’imperialismo inglese e francese successivo alla prima guerra mondiale e dalla creazione dello Stato di Israele (…)’.” (p. 163).

“Non è vero che le crociate non furono la conseguenza di provocazioni. Non è vero che si trattò della prima mossa del colonialismo europeo. Non è vero che furono combattute per terre, bottino e conversioni. I crociati non furono barbari che infierirono su musulmani raffinati. Le crociate non sono una macchia sulla storia della Chiesa cattolica. Non c’è alcun bisogno di scuse.” (p. 164).


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