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SGONFIAMO LA BUFALA DI GALILEO

Ricordate le farneticazioni di una sessantina di esagitati baroni, baronetti e portaborse dell’università di Roma “La (si fa per dire) Sapienza”, i quali baroni, baronetti e portaborse pretesero e ottennero di tappare la bocca all’ottimo e coltissimo Papa Benedetto XVI, con la scusa che la Chiesa avrebbe “perseguitato” Galileo?

Ricordate la non meno farneticante commedia di Berthold Brecht, i cui si delirava che Galileo avrebbe dimostrato che “nella Bibbia non c’è niente di vero”?

Tutto ciò dimostra l’illimitata estensione dell’imbecillità umana. Galileo non si era mai sognato di negare la Fede cattolica, ma soprattutto la sua statura di scienziato appare alquanto diminuita ad una valutazione obiettiva. Se il suo caso non fosse stato gonfiato e deformato oltremisura dai nemici della Chiesa, anche la sua fama non sarebbe salita così in alto.

Anzitutto Galileo si attribuì l’invenzione del cannocchiale, che era invece stata fatta in Olanda.

La Chiesa non fu l’unica a respingere la tesi della rivoluzione della Terra intorno al Sole. Anche Lutero la respingeva, e ancora a metà del sec. XVII il poeta calvinista inglese Milton ne accennava con dubbio. Ma gli sforzi per sconfiggerla ebbero un effetto limitato e non furono mai molto vigorosi.

“Sfortunatamente questo modesto conflitto è stato trasformato in un evento di enorme portata da coloro che volevano dimostrare a tutti i costi che la religione è un’acerrima nemica della scienza, facendo di Galileo un eroico martire della fede cieca.” (p. 223).

“Il Saggiatore fu prevalentemente un attacco contro Orazio Grassi, matematico gesuita, che aveva pubblicato uno studio in cui descriveva (correttamente) le comete come piccoli corpi celesti. Galileo ridicolizzò questa affermazione, sostenendo erroneamente che le comete erano semplicemente riflessi su vapori emanati dalla Terra.” (p. 226).

PADRE GRASSI: PROMOSSO

GALILEO: BOCCIATO

Il papa e gli altri alti prelati “non avevano (…) intenzione di calcare la mano sugli scienziati; al contrario proponevano scappatoie per evitare conflitti tra scienza e teologia separando i due campi. (…) Gli scienziati più prudenti avevano dunque adottato la tattica di definire le conclusioni scientifiche come ipotetiche o matematiche, evitando così qualsiasi implicazione teologica.”

Del resto, era anche molto più scientifico presentare come semplice ipotesi un’interpretazione scientifica per la quale non esistevano prove sicure. Lo propose a Galileo il grande san Roberto Bellarmino, dimostrandosi così più scienziato di Galileo, il quale affermava la sua ipotesi dei moti terrestri adducendo la ridicola spiegazione che fossero causati dalle maree, confondendo così l’effetto con la causa.

SAN ROBERTO BELARMINO: PROMOSSO

GALILEO: BOCCIATO

“E questo era esattamente quello che il papa chiedeva a Galileo: che, nelle sue pubblicazioni, ammettesse che ‘nella scienza naturale non si possono ottenere conclusioni definitive. Nella sua onnipotenza, Dio poteva causare un fenomeno naturale in svariati modi e pertanto era arrogante per qualsiasi filosofo sostenere di aver identificato l’unica soluzione’. Sembrava un’agevole scappatoia. E vista la propensione di Galileo ad attribuirsi falsamente il merito di invenzioni altrui, come il telescopio, e di verifiche empiriche che probabilmente non aveva mai fatto, come lasciar cadere dei pesi dalla torre di Pisa, non sembra che adeguarsi alle richieste del papa avrebbe violato il suo standard etico. Ma sfidare il papa in un modo piuttosto offensivo era assai più in linea con l’ego di Galileo.” (p. 227).

“Nel 1631 Galileo pubblicò il suo atteso Dialogo dei massimi sistemi. Anche se apparentemente l’obiettivo del libro era offrire una spiegazione del fenomeno delle maree, i due sistemi in questione erano quello tolemaico, in cui il Sole gira attorno alla Terra, e quello copernicano, in cui la Terra gira intorno al Sole. I protagonisti del dialogo sono tre, due filosofi e un profano. Era il profano, Simplicio, a esporre le opinioni tradizionali a sostegno di Tolomeo e già il nome era significativo (…). Galileo inserì la clausola suggerita dal papa, ma la mise in bocca a Simplicio, sconfessandola.” (pp. 227-8).

“(…) gran parte di quello che Galileo descriveva nel suo libro come verità scientifica non lo era affatto; per esempio, la teoria delle maree era assurda, come fece notare Albert Einstein nella prefazione a una traduzione del 1953 del celebre testo di Galileo (…) il processo a Galileo fu parzialmente motivato dal tentativo, da parte delle autorità ecclesiastiche, di contrastare gli astrologi, poiché alcuni teologi erroneamente equiparavano la teoria del moto della Terra con quelle secondo cui il destino è determinato dal moto dei corpi celesti.” (p. 228).

EINSTEIN: PROMOSSO

GALILEO: BOCCIATO


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