
I preti e i prelati postconciliari vogliono andare incontro al mondo col sorriso propiziatorio sulle labbra, non col cipiglio ammonitore, dispensando la medicina della misericordia, e non imbracciando l’arma della severità. L’uomo di mondo, che ha poca voglia di sentirsi ricordare che un giorno dovrà morire, va assecondato, e infatti preti e prelati si guardano bene dal nominare la morte. Meglio discorrere di argomenti più terra terra come “servizio ai fratelli”, “condivisione”, “sviluppo green e sostenibile”, “cambiamento climatico”. Meglio ancora lisciare il pelo al nemico della Chiesa, inserendo nelle “preghiere dei fedeli” una perla che auspichi “un mondo più giusto e fraterno, secondo il disegno dell’architetto divino” (16/2/2025), con una bella lisciata al “grande architetto” dei massoni, nemici irriducibili della Chiesa e della Verità.






















